GIOVANNA DI GUZM

OPERA IN CINQUE ATTI

DALL' I. R. STABILIMENTO IUZ. PRIV. DI TITO RI <&10. RICORDI

Contrada degli Omenoni, N. 1720 e sotto il portico a fiaaco dell' I. R. Teatro alla Seala

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OPERA IN CI1VQIJE ATTI

Ufficiale della Legion d' Onore

DALL' I. R. STABILIMENTO NAZIONALE PRIVILEGIALO DI TITO RI GEO* RICORDI

Coni, degli Omcnoni, N. 1720 e sotto il portico a fianco dell'I. R. Teatro alla Scala 28430

A V VER TI MENTO.

il presente libretto, essendo di esclusiva proprielàdcWcdi* love Tito di Gio. Ricordi, come venne annunciato nella Gaz- zetta Privilegiata di Milano ed in altri Giornali d'Italia, restano diffidati i signori Tipografi e Libraj di astenersi dalla ristampa dello stesso o dalla introduzione e ven- dita di ristampe non autorizzale dall' editore proprie- tario, dichiarandosi dal medesimo che procederà con tutto il rigore delle Leggi verso chiunque si rendesse colpe- vole di simili infrazioni dei suoi diritti di proprietà a lui derivati per legittimo acquisto, e quindi protetti dalle vi- genti Leggi, e più particolarmente tutelati dalle Sovrane Convenzioni frai diversi Stati italiani.

PEHS&ftAa&I ATTORI

Michele He VascoBicallos,

Condottiero spagnuolo, reggente il Portogallo per Filippo IV di

Spagna Sig. (Primo Baritono)

Don B»e«Ir«^ TT_ . Sig. (Basso)

Ufficiali spagnuoli }n <

Don Diego $ F 5 Slg. (Basso)

Enrico, Ufficiale portoghese. . Sig. (Primo Tenore)

Dongiovanni Dineiro IP ira- to, Capitano portoghese . . Sig. (Primo Basso)

Giovanna De Gruzman, co- gnata del Duca di Braganza. . Sig.a (Prima Donna Sop.)

Vittoria? . A f. . Sig.a (Contralto)

r_ __ > suoi domestici. . . }m ,y v

Tello $ Slg. (Tenore leggero)

Carlo ì cnaffnuoli Slg* (Secondo Ten<^e)

Mendel \ Soldati spagnuoli . gig> (SecoQdo Rasso)

Manfredo, Ufficiale portoghese Sig. (Secondo Tenore) Soldati e Donne Portoghesi e Spagnuole. COMPARSE E CORPO DI BALLO. Soldati spagnuoli, sei giovanette, quattro Paggi, Maestro di cerimonie, Nobili d'ambo i sessi, quattro Ufficiali, due Romiti, Portoghesi. La Scena è in Lisbona verso la fine di novembre del 1640. BALLABILI. Atto II. Danza nazionale portoghese. Atto III. LE QUATTRO STAGIONI BALLO.

IP H BL S © KI ®0o

1/ larderai© Sig.a

La . Primavera Sig.a

L'Estate Sig.a

IMiituniio Sig/1

Due Zeffìri, Najadi, Fauni e Baccanti.

ATTO PRIMO

SGENA PRIMA.

Il teatro rappresenta la gran piazza di Lisbona. In fondo il palazzo del Generale spagnuolo a cui si sale per una gra- dinata. A diritta dello spettatore il palazzo della principessa Giovanna De Guzman, a sinistra V ingresso ad una caserma.

Carlo, llentlez, Soldati spaglinoli , Portoghesi, poi D. JPedro e D. Diego.

(Carlo, Mendez con parecchi soldati spagnuoli hanno recato una tavola dinanzi la porta della caserma, vi s'assiedono in- torno e bevono. Soldati portoghesi con le loro donne e i loro parenti attraversano la piazza, formano de' gruppi qua e là, guardando biecamente i soldati spagnuoli).

Coro

Car., Men., Spagnuoli. Port. (a diritta ed a mezza voce) ÀI cielo natio, La facile gloria-

Sorriso di Wo, D'incerta vittoria

Voliam col pensier Consacran gì' Iberi

Tra i canti e i bicchier. Tra canti e bicchieri... Con fronde d'alloro, Di nuovo cimento

Col vino e coll'oro Fatale momento

Del prò' vinci tur T affretta, e il valor

Si premii il valor. Rinfranca ne' cor.

("alzando il bicchiere) Car. O Evviva, evviva il grande capitano, Men. D'Iberia orgoglio e primo per valor! Car. Fulmine in guerra...

Men. Mai non fere invano,

Ed è de' suoi Y amor! (m questo mentre escono dalla caserma D. Fedro e D. Diego tenendosi in atto famigliare)

Così di queste mura Che chiamano Lisbona, Lo disse il General... mio duce, è ver?... (barcollando alquanto ed indirizzandosi a D. PedroV Giovanna De Guzman.. i

6

Noi siam signorsì / \ np rp *. Ped. (ridendo) Olà! il tuo piè vacilla!

Soldato, ebbro tu sei! Men. Ebbro son io... d'amore!

Ogni beltà mi piace! Ped. (sempre ridendo) È il Lusitano

Geloso, e alter delle sue donne il core ! Men. Cor non v' ha che non ceda (sempre barcoi-

D'un cimiero alla vista! landò)

Vedrai !... (a Carlo)

Car. Ma i lor consorti?

Men. Altero vincitore

Io non sarò per chi mi dona il core. Coro*

Spagnuoli Portoghesi Al ciel natio , ecc. La facile gloria , ecc.

SCENA IL

Giovanna He fìuzman, Vittoria, Tello e detti. Giovanna vestita a lutto, appoggiandosi al braccio di Vitto- ria e seguita da Tello, attraversa la piazza venendo da sinistra e dirigendosi verso il proprio palazzo: ha un libro di preci tra le mani. È salutata con rispetto dai Portoghesi, coi quali famigliarmente si trattiene in colloquio.

Die. Qual s'offre al mio sguardo - del ciel vaga stella ?

Tra noi qual si noma - si rara beltà? (aD. Ped.) Ped. A lutto vestita - del prence sorella,

Cui tronco fu il capo - ostaggio qui sta!

Or mesta deplora - l'amato fratello... Die. Amico al Braganza^- che tanto l'amò, (convi-

Affetto fatale - che il sangue scontò I vacità) Ped. È dolce la prece - d'un labbro amoroso... Die. All'ombra diletta - invoca riposo. Ped. E ultrice su noi - la folgor del ciel ! (sorridendo) Die. E a dritto: la pena - fu troppo crudeli Ped. Ah ! taci : ad un soldato

Mal s'addicon tardetti!... (D. Pedro saluta rispettosamente Giovanna e rien|?a nella caserma con D. Diego)

SCENA IH. Delti, meno D, Diego e D. Pedro.

Tel. 0 fatale,

Giorno di duol, ove il nemico ferro De' migliori suoi figli Il suol materno orbava!

Gio. 0 mio fra tei, Fernando! o nobiì alma! Fior che rio turbin svelse Nel suo primier mattino! Odio eterno a colui che la tua vita Rapiva... E indifferenti a tanto eccidio Stan tuoi guerrier 1... Da me vendetta ornai , 0 mìo frate! ! e sol da me tu avrai.

Men. Assai nappi vuotammo: or la canzone

Ci allegri... il Lusitano (alzandosi da tavola) Canti le nostre glorie 1

Car. Il pensi?

Men. Per mia fèl canto gentile (completamente

Fra queste belle chi sciorrà? ubbriaco) Fior di beìtade, a te s'aspetta! or via...

(avvicinandosi barcollando a Giovanna)

\ìt. Di noi che fia?

Men. Signor mi dell'armi

La sorte, e ai vincìtor mal ti sottraggi! Non più s' indugi! olà !

Vit. Soldato! e tanto ardite!...

(con isdegno e facendo atto di proteggere Giovanna)

GlO. Taci ! (ritenendola)

Men. Tu canterai !... ovver... (minaccioso a Gio.)

GlO. Udite ! (con calma)

(Mendez e Carlo cogli Spagnuoli hanno di nuovo occu- pato il loro posto intorno alla tavola, che trasportarono in mezzo alla scena : poco a poco i Portoghesi s' avvi- cinano ad essi , quasi circondandoli durante P aria se- guente): #

&10. (avanzandosi sul limitare della scena)

In alto mare e battuto d'ai venti ,

Vedi quel pino in sen degli elementi

A naufragar già presso ? - ascolti il pianto

Del marinar dal suo navile infranto? Deh ! tu calma, o Dio possente,

Eoi tuo riso e aielo e mar;

Salga a te la prece ardente,

in te- fida il marinari Iddio risponde in sua giustizia immensa : *A chi lotta col turbo il cielo arride, *E un giusto e santo ardir sempre compensa! * Coraggio, su coraggio,

Del mare audaci figli ;

Si sprezzino i perigli,

Si scacci la viltà ! Non curvisi la testa

Al furiar del nembo r

E Dio dalla tempesta

In porto ci trarrà t (guardando con espressione i soldati portoghesi che la E perchè sol preci ascolto? circondano)

Perchè pallido è ogni volto?

Nel più forte del cimento

Voi tremate di spavento? Su, su> forti! al mugghiare dell'onda

E agli scrosci del tuono risponda,

Si desti il vostro ardor,.

Soldati [ ancor l Coraggio, su coraggio, ecc. Coro di Portoghesi (a parte e a mezza voce) A quel dir - ogni ardor

Si destò - nel mio cor.

Via dal sen - la viltà !

A pugnar - su corriam ,

V armi ancor ~ ritentiam r

E, il valor - vincerà.

Car., Men. e Soldati spagnuoli (bevendo senza prestare attenzione a quanto succede intorno ad essi) Di vin colmi bicchieri Rallegrano ogni core \ Raddoppiano A valore ; Beviamo alla beltà ! &IG. Già T antico valore (con forza, e guar-

dando gli Spagnuoli che vèr lei si rivolgono) Ecco si desta al marinaro in core ! GlO., VlT., TEL. (con forza) PORTOG. (con forza)

Coraggio, su coraggio, Coraggio, su coraggio ! Del mare audaci figli : Siamo del mare i figli: Si sprezzino i perigli, Si sprezzino i perigli , Si scacci la viltà ! Iddio ci guiderà.

Pensate l'alta gloria Pensiamo l'alta gloria

Dei Lusitani eroi... Dei Lusitani eroi...

Per quella pia memoria Per-quella pia memoria Chi pugna vincerà. Chi pugna vincerà.

Coro di Spagnuoli (sempre a tavola) Più di cotal frastuono, D'urtati nappi il suon# Gradito a -noi sarà! Col giuoco e il vin , l' amore Scalda al soldato il core, Di maggior lo fa. Gio.5 Yit., Tel., e Coro di Portoghesi (animandosi Già di novel cimento mutuamente)

Giunse il fatai momento : L'acciar risplenda - del forte in mani Corriam, pugniam! j(i Portoghesi traggono le^spade e si gettano contro ai Soldati spagnuoli: un uomo comparisce d'un tratto sulla scalinata del palazzo del Generale -spagnuolo : e solo e senza guardie)

TUTTI Vasconcello! (arrestandosi spaventati)

w

Sito 0 furor!... Che mai vegg'io?

Innanzi a lui paventa ognun... gran Dio !

^Vasconcello getta uno sguardo con calma sulla turba e fa un gesto imperativo: fugge ognuno lasciando de- serta la piazza : non restano in iscena cine Vasconcello? Giovanna, Vittoria e Tello.)

SCENA IV.

Cìiovan uà. Vittoria, Tello e Vasconcello.

Gio. D'ira fremo all'aspetto tremendo, L' alma mia raccapriccia d' orror f 0 fratello ! a te penso gemendo , E vendetta sol spira il mio cor! Vit,, Tel. Tace V ira all' aspetto tremendo,

Il mio seno s'agghiaccia d' orror! Al fratello ella pensa fremendo, E vendetta già spira il suo cor! Yàs. Il terror su quei volti leggendo, (a parte) Di disprezzo sorride il mio cor! Fremin pur, ma divorin tacendo La vergogna e l'imbelle furor!

SCENA V.

Gli stessi, Enrico arrivando dal fondo vede Giovanna e corre a lei senza scorgere Vasconcello , che s' ar- resta all'arrivo d'Enrico ed a lui s'avvicina lentamente.

Enr. Giovanna !

Gjo. 0 cielf chi veggio ?

Enrico!... e il crederò?... tu prigioniero... Enr. Ah! si, tra cari miei, (con vivacità)

Del mio destino incerti, in questo loco

Libero io stommi t Gio. Vii. Oh! che di' tu?

Enr,. Spagnuoli

11

Giudici pronunciare) equa sentenza ! Colanto osar di Vasconcello in onta! Gio. Gioia I e fia ver?

Enr. Sì, appieno assolto io sono !

E fu mera giustizia e non perdono! VAS. (avanzandosi sorridente)

Di sconoscente core

Segno è tuo folle ardir: omaggio a lui Rendi di sua clemenza! Enr. Meglio di' eh' egli è lasso ! al ferro il braccio Or manca ed alle faci, Se non il core: e affine Di colpir meglio, si riposa!

Gio. Ah tacil (con ispavento)

Vit. Non osar!...

Enr. E perchè? - così il recasse

Innanzi a me fortuna

E a mia vendetta! Vas. Il tuo timor rinfranca :

Or lo vedrai! (tranquillamente) Enr. Dov' è?

fAS. Qui stassi!

Enr. Cielo !

Gio. Ahimè! che fia di lui? Vas. Ebben ! non mi rispondi? Enr. Ah! noi poss'ioL. noi vedi?... io non ho brando! Vas. Sgombrate ! QE tu qui resta (**): io lei comando!

(* a Gio., Vit. e Tello) (** ad Enrico)

(Gio., Vit. e Tel. entrano nel palazzo a diritta; Enr. vorrebbe seguirli, ma s'arresta al cenno di Vasconcello.)

SCENA VI. Vasconcello ed Enrico.

Vas. Qual è il tuo nome?

Enr. Enrico !

Vas. Non altro?

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ENR.

Vas. Enr.

Vas. Enr.

Vas.

Enr.

Vas. Enr.

Ti è noto! al mio nemico Ciò basti I

E il genitore?

10 genitor non ho!

So che ramingo ed esule

Traeva i giorni suoi

Lungi dal tetto patrio,

Lontan dai cari suoi...

Or di tua madre narrami !

Ah! non è più colei !

Già dieci lune scorsero,

Che lasso! io la perdei;

Or la ritroverò! (mostrando il ci<

Dagli anni tuoi più teneri

11 duca di Braganza T'accolse in la sua reggia?... Si, m' albergò la stanza

Di quell'eroe!...

Fellone ! Su me vegliò magnanimo Tra le guerriere squadre; I passi miei sorreggere Ei pur degnò qual padre; Gli alti d5 onore esempj Fu gloria mia seguir; Io per lui vissi e intrepido

Per lui voglio morir! Enr. VAS. (guardando Enr.)

Di giovine audace Punisci l'ardir:

In lui queir ardir: Lo credo capace

(Ammiro e mi piace

Mi sento capace D'odiarti e morir!

D'odiarmi e morir! Non cura ritorte,

Non curo ritorte, Disprezzo il dolor;

Disprezza il dolor; In faccia alla morte

Incontro alla morte Va lieto il mio cori

Non trema il suo cor!)

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Vas. Dovrei punirti, incauto,

Ma scuso un folle ardire ! Enr. Pietade in le? Vas. Sì! tacciono

In alma grande l'ire;

E per salvarli io voglio

Offrire al tuo valor Eccelsa meta, o giovane,

Degna d'un nobil cor. Al sol pensier di gloria,

Fremere in sen tu dèil Enr. La gloria! - e dove mercasi? Vas. Sotto i vessilli miei !

Vien tra mie schiere intrepide,

T' affida al mio perdon ; Vieni , per me sei libero ! EJnr. No, no: vii non son !

Enr. Vas.

No, no ! d'un audace (Ammiro e mi piace

Punisci l'ardir: In lui queir ardir:

Mi sento capace Sarebbe capace

D'odiarli e morir! D'odiarmi e morir!

Disprezzo ritorte, Non cura ritorte,

Non curo il dolor; Disprezza il dolor;

Incontro alla morte In faccia alla morte

Va lieto il mio cor! Sta saldo il suo cor!)

Vas. Adunque vanne! e immemore (freddamente) La mia clemenza oblia! Ma, giovinetto, ascoltami : Odi un consiglio in pria! vedi queir ostello ? (indicando il palazzo Enr. Ebben? di Gio.)

Vas. La soglia mai

Non dèi varcar di quello. Enr. E perchè? Vas. Lo saprai!

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Enr. Vas.

Paventa che il tuo core (in tuono misterioso) Arda d'infausto amore!... 0 ciel ! ^ (con sorpresa)

Ei già divampa

Qual fiamma... e t'arderà!

Enr. Vas.

Chi disse a te?... (turbato)

Tu il vedi!

Leggo nel tuo pensiero; Per me non v' ha mistero, Tutto a me noto è già!

Enr. Vas.

Ah fuggi! io tei ripeto! E con qual dritto ?

Incauto !

Il dissi, il voglio! va !

Enr.

Non curo il tuo divieto, Freno il mio cor non ha!

Vas.

Enr.

Temerario ! quale ardire ! Lusitano io son , V ardire Meno altier t'arrendi a me! Di grand'alma è innato in me! Non destarmi in sen quell'ire L'ira tua mi può colpire, Che cadran su voi, su te ! Ma non tremo innanzi a le ! Vas. Freno al tuo folle ardire 1

E quella soglia non varcar giammai! Io tei comando! Enr. Tu? Vas. Sì! la tua sorte

Or ne dipende... Enr. Il cenno tuo disprezzo!

Vas. E morte avrai!

Enr. Per lei disfido io morte!

(sale i gradini del palazzo di Giovanna: balte: la porta s'apre: Enrico vi entra. - Vasconcello lo guarda con com- mozione, ma senza sdegno: - cade il sipario.)

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ATTO SECONDO

SCENA PRIMA.

Il teatro rappresenta una ridente valle presso Lisbona sulla riva del Tago - a diritta colline fiorite e sparse di cedri e d'aranci - a sinistra l'esterno di una chiesetta - in fondo il Tago. - Due uomini arrivano in una scialuppa e guadagnano la rum - il pescatore che la conduce s'allontana.

Giovanni Fiuto solo.

0 patria, o cara patria alfin ti veggo! Ancora io ti saluto Dopo lunga assenza ; Il tuo fiorente suolo Bacio, e ripien d'amore Reco il mio voto a te, col brando e il corei 0 sacra terra, - suolo adorato,

De' miei verdi anni - riso d' amor, Da lunga guerra - tanto straziato, Alla tua gloria - ritorna ancor! Chiesi aita ad estranee regioni, Ramingai per castella e città : Ma insensibili ai fervidi sproni, Rispondeano con vana pietà ! - Lusitania ; il tuo prisco valor Si ridesti a vittoria, all' onor ! (Manfredo e parecchi compagni di Pinto approdano colle barche o discendono dalla collina a diritta e gli fan cerchio) Ai nostri fidi nunzio (a Manfredo)

Vola di mia venuta E della speme che in lor cor ripongo. Tu va in traccia d'Enrico: e lui previeni (ad un altro)

E di Guzman la suora,

Che qui entrambi li attendo e tralbrev' ora!

(i due pariono - gli altri si fanno intorno a Pinto) Guerrier di Lusitania, Stringiamci al suo vessillo; Si piombi <al primo squillo Sul crudo vincitor. Tu seconda, eterno Iddio, De' magnanimi il desio ; Dopo tanto e tanto duolo, Lieta un' alba alfln spuntò 1 Di vittoria un giorno solo, Poi contento io morirò! Coro Guerrier di Lusilania , (a mezza voce) Stringiamci al suo vessillo; Si piombi al primo squillo Sul crudo vincitor. Pin. Partite - silenzio,

Prudenza ed ardiri Coro Partiamo - silenzio ,

Prudenza ed ardir J (partono) Pin. AIQq, diletti amici (scorgendo Giovanna ed Enr.) Io vi riveggo!

SCENA II.

Piato , Giovanna ed Enrico venendo dalla chiesetta a sinistra.

Pin. (andando loro incontro) Principessa !... Enrico !... Gio. È lui !

Enr. PintoJ... l'amico!-..

Pin. Il vostro servo!...

Gio. Nostra sola speranza !

Pin. Tutta Europa trascorsi,

Chiedendo ovunque aita! Gio. Or dimmi... d' Inghilterra è nostro il voto? (con Enr. Francia è per noi? ansietà)

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Gio. 6he ti promise ?

Fin. Nulla Ancor! Y accorto Richelieu promette Di schiere e d'or soccorso, Quando fia presta Lusilania intera 1 A tal prezzo è per noi. - Le nostre schiere^ Dite, son pronte f che sperate ornai ?

Enr. Ahi ! poco : han forte il core ; Ma la prima: sconfitta Ha la incertezza nel lor sen confitta!

Pin. È giunto il giorno alfine

Che a combatter ci chiama : Opriam t

Enr. Già lo tentai!' scarso di forze

Esita il Portoghese i Pin. Ebben, dovremo

Suo malgrado tentare

Un mezzo audace, estremo!

A guerresco cimento

Lo chiami il fero Ispano,

E provocalo accorra il Lusitano! Enr. E presso fia tal giorno ! Gio. Le fidanzate coppie,

Che a piè dell'ara con solenne rito

La cittade congiunge,

Pretesto fìanL. Enr. Ivi guerrieri Ispani...

Pin. E guerrier Portoghesi

A fronte stan. Facile il labbro corre

Alfa rampogna, ed all' acciar la- mano,

Fremon l'ire, e la pugna arde e divampa...

Allora un cor che il mio desir coroni

E un braccio io vo' !

Enr. Ma quale?

Pin. lituo!

Enr, Disponi!

(Finto parte a diritta)

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SCENA III.

Enrico e Giovanna.

GlO. (ad Enr. dopo un istanle di silenzio)

Quale, o prode, al tuo coraggio,

Potrò rendere mercè ? Enr. Il mio premio è nell'omaggio

Che depongo al vostro piè! Gio. Dell'Ispano minaccioso

L'ira in te nulla potè? Enr. Con lui tutto... io sì... tutt' oso ,

E sol tremo innanzi a te! Ma le tue luci angeliche

Fuggon lo sguardo mio !

Ah no ! perdona al misero,

Cui tu riveli un dio!

T' amo, Giovanna ! sappilo :

Altra non vo' mercè, Che il dritto di combattere

E di morir per te. Gio. Presso alla tomba eh' apresi,

In preda al mio tormento,

Non so frenare il palpito,

Che nel mio petto io sento !

Tu, dalle sedi eteree,

Che vedi il mio dolor, Fratello, deh ! perdonami

S' apro agli affetti il cor! Enr. Io ben inlesi ? tu non mi disprezzi ?

L'ardito voto del mio cor perdoni?

Tu d'un soldato umile

Non isdegni la fede

E l'oscura miseria? Gio. Il mio fratel deh! vendica,

E tu sarai per me

Grande siccome un re!

19

Enr. Su questa terra, misero,

Solo e deserto stol Gto. Il mio fratello vendica,

Enrico, e tua saròl Enr. Sì, lo vendicherò! Gio. Il giuri?

Enr. Il giuro!

O donna, io tei prometto:

Lo giuro sull' onor ! , Gio. Il giuramento accetto,

Riposo sul tuo cor!

SCENA IV.

Giovanna, Enrico, D. Pcdro con seguito di parecchi Soldati.

Ped. Cavalier, questo foglio , (ad Enr. porgendogli

Il viceré v' invia ! una lettera)

Enr. Un invito alla danza ! (leggendo con istupore) Ped. Eccelso onore

Egli vi rende affé! « Enr. Ch' io non accetto!

Ped. Si gran favor, signore,

Delitto è ricusar! Enr. Pur lo ricuso!

Ped. Ed in suo nome allora io vel comando !

Via! ci seguite e tosto! (con alterigia)

Enr. Ah ! no : Y oltraggio

Non soffrirò! (sguainando la spada)

Ped. Soldati!... (facendo un gesto ai

Soldati che assalgono Enr. e lo disarmano) Gio. Che feste, o ciel ! (a D. Pedro)

Ped. Compito ho il mio messaggio,

(le mostra Enrico che i Soldati trascinan via - quindi s'allontana).

20

SCENA V.

Clio vaniia , poi Finto»

Gio. Accoppiare il dileggio

A tanto insulto è infame ! Enrico....

PfN. turbata? (entrando in fretta ed accor-

gendosi del suo turbamento) Gio. A forza tratto

Viene alla reggia !... Pin. (con dolore) Ahimè 1 nuovo ritardo

Alla battaglia! In lui,

Nel valente suo cor fidammo: or certo

Egli è perduto! Gio. Ah ! no : libero ei fia, (con riso-

L' onore il vuol ! lutezza) Pin. Silenzio !

Lisbona, il vedi , verso qui s' avvia.

SGENA VI.

Giovanna, Pinto, Giovani d'ambo i sessi discendono dalle colline in abiti festivi al seguito delle dodici fidan- zate. - Vittoria è fra queste. - D'altra parte s'avanza Tello alla lesta degli sposi. - Manfredo ed alcuni amici di Pinto a lui s'avvicinano. - Vittoria e Tel- lo piegano il ginocchio davanti Giovanna, chieden- dole la benedizione. - Qui hanno principio le danze, che vengono interrotte da Mendez e da Carlo che arri- vano attraversando la scena alla testa di numerosi soldati Spagnuoli. - Mende» accenna ai danzatori di continuare ejl ordina ai soldati di rompere le file e di riposarsi. - Questi prendono parte alle danze , che si fanno più vive e più animate. - llendez, situato alla sinistra dello spet- tatore vicino a Pinto, contempla questo spettacolo con una curiosa emozione : - il dialogo seguente ha luogo du- rante la danza.

Men. Le voghe spose affò! son pur gentili!

Pin. Ed a voi care! (a Men. guardando le danzatrici)

Men. Assai !

Pin. Lessi nel pensier vostro! (sorridendo)

21

Men. E chi sei tu?

Pin. Vostro amico sincer.

Car. Chi tu sia... ben t'apponi!

Men. Mira - son pur graziose ! (riguardando le spose)

Car. Quali beltà divine!..

Men. Festose a nozze van !

Pin. Che importa? (alzando le spalle)

Car. E i loro sposi?

Pin. Al vino ed all' amor... (a mezza voce e con interi-

Men. Ebben ? zione marcata)

Pin. Tutto è concesso ! (a mezza voce)

Car. Mendez, rammenti tu la tela...

Men. Ah! il ratto

Delle donne Sabine!...

Pin. Eran Romani!

Men. Non cede al mondo intero (in tuono allegro) Per imprese galanti il prode Ibero!

(La danza va sempre più animandosi. - Mendez e Carlo van- no a riunirsi ai loro compagni. - Questi raddoppiano le loro galanti premure presso le giovani Portoghesi. Ad un tratto e ad un segnale di Mendez ciascuno di essi rapisce la propria ballerina - i soldati che non ballavano, trascinano seco le altre giovani donzelle. - Mendez s5 è impadronito di Vittoria. - Tello ed i giovani si muovono per riprendere le loro donne: ma gli Spagnuoli mettono mano alle spade. - Tello ed i suoi compagni retrocedono spaventati e tremanti. - Manfredo porta la propria mano all'elsa delia spada, ma Finto lo arresta e gli fa segno di vegliare con lui alla di- fesa di Giovanna che è collocata fra loro all' estrema di- ritta del teatro).

Men. Car. Soldati. Portoghesi d'ambo i sessi.

Confortan la guerra Su inermi tu stendi ,

Il vino e l'amor! Su donne l'imper!

Per noi dalla terra L' azione che imprendi

Bandito è il dolor. È indegna a' guerrieri

-Or già tu sei mia,

(alle donne) - E fero , spietato È vano il rigor ; Chi irride al dolor ;

Sarebbe follia un vile esecrato

Sottrarti al mio cor! Chi insulta all'onor!

Giovanna de Guzman %

I

22

Men. Calmati, gentil bruna ! (a Vit. che tenta sfug$irgl$ Vit. Ahi mi lascia!

Men. Il timor discaccia ornai :

Il tuo guerrier presto adorar saprai ! (a diritta parecchi soldati si sono avvicinati a Giov. - Pinta e Man. hanno messo mano alla spada per difen- derla: la zuffa sta per accendersi) Men. Si rispetti costei ! (ai soldati loro additando A lui si serbi, amici , Gio. e Piato)

Che consigli ci diè tanto felici, (i Soldati si ritirano, ed il Coro riprende con maggior forza) Men., Car. Soldati Portoghesi. Confortan la guerra Su inermi tu stendi

11 vino e l'amori Su donne l'imper!

Per noi dalla terra L'azione che imprendi

Bandito è il dolori ^ È indegna a guerrieri

Or già tu sei mia. (alle donne) È fero, spietato È vano il rigor; Chi irride al dolor;

Sarebbe follia È un vile esecrato

Sottrarti al mio cor! Chi insulta all'onori

(Gli Spagnuoli si ritirano conducendo seco loro le donne)

SCENA VII.

ì*itt$o, Giovanna, Manfredo, Tello, i soldati Portoghesi e i fidanzati. Al rumore succede il silenzio e P avvilimento. Tello e tutti i I*oi°$©gi*esi collo- cati in cerchio nel mezzo del teatro cantano a voce bassa il coro seguente, nel mentre che PI sito, Giovanna e Manfredo osservano in silenzio ed accompagnano i sen- timenti che successivamente agitano i Portoghesi.

Tel., Cono Il rossor - mi coprì - il terror - ho nel sen - Zitto ancor! - l'onta ria - divorar - mi convien - Pur mi par - sentir già - ribollir - nel mio cor - D'un lion - che piagò - ferreo strai - il furor. - Gio. Per lui non ebbi oltraggio ! (ai fidanzati mo- 1 in. Rispetto in lor parlò 1 strando Pinto)

Iel., Coro È ver!

Gio, Onore al suo coraggio! (ai fidanzati mostrando

Pin. 1^ vili ognun sprezzò ! Piato)

Tel., Coro È veri

Gio. Tu, alma timorosa..* (a Tello)

Pin. E colma di terror,

Gio. Lasci rapir la sposa... Pin. uccidi il rapitori

(guardando Tello e gli altri con disprezzo) Frenar si ponno... e timidi Divorar l'onta e il duoli... Gio. Ben ai tremanti e ai deboli Insulta lo Spagnuoll

Tello, Portoghesi (crescendo fino all'ultimo grado di furore) Troppo già - favellò - il dolor - nel mio sen. - Ben è ver! - l'onta ria - vendicar - ci convien - Taccia ornai - la viltà ! - Sento già - nel mio cor - D'un lion - più fatai - ribollir - il furor. - Pin., Gio., Man. Troppo già - favellò - il dolor - nel lor sen - L'onta ria - che patir - vendicar - or convien ! - Taccia ormai - la viltà! - Già potè - nel lor cor - D'un lion - più fatai - ribollir - il furor !

SCENA Vili.

in mezzo alle grida che s> innalzano, una musica graziosa ed allegra si fa sentire. Tutti corrono sulla sponda del fiume e veggono avanzarsi una barca splendidamente adorna che costeggia la riva. B. Oie&o, Ufficiasi Spagnuoii e nobili Dame Spagnuole e Portoghesi, elegantemente abbi- gliate, siedono in essa. I battellieri indossano ricche livree : e delle Dame adagiate su molli cuscini, alcune tengono alle mani chitarre, altre pigliali rinfreschi, ecc.

Coro Del piacer s' avanza l' ora !

Colle Grazie dal tuo cielo, Dio d'amor, deh! scendi ancora A far lieti i nostri ! Gaia in viso e senza velo,

24

Qua! la vaga Citerea, Vieni a me, verace dea. Fresco è il vento e imbruna il f Pin. Portati in sen di cosi ricca prora,

Ove si recan? Gio. Alla reggia, a festa !

Pin. Si voli adunque, amici,

Sull'orme loro! Gio. E come?

Pin. Sotto larva fedele

Ignoto io mi terrò: qual folgor ratto Piomberò sull'Ispano, Tra le festose genti Che voto al mio furore! Tel, E spade avran ! (a mezza voce e tremante)

Pin. E noi l'ardire e il core! (a mez-

CORO allegro e brillante sulla barca. zavoce) Del piacer s'avanza l'ora! Colle Grazie dal tuo cielo y Dio d'amor, deh! scendi ancora A far lieti i nostri dì! Gaia in viso e senza velo, Qual la vaga Citerea, Vieni a me, verace Dea, Fresco è il vento e imbruna il dì! Tello, Portoghesi (a voce bassa) Troppo ornai - favellò - il dolor - nel mio sen ! - Su corriam ! - l'onta ria - vendicar - ci convien, - Agli acciar - va la man; - sento già - nel mio cor - D'un lion - più fatai - ribollir - il furor. - Pin., Gio., Man. Troppo ornai - favellò - il dolor - nel lor sen ! - L'onta ria - che patir - vendicar - ci convien ! - Agli acciar -corron già; - potè ornai - nel lor cor - D'un lion - più fatai - ribollir - il furor. - (La barca continua la sua marcia, mentre che Pinto, Gio- vanna, Manfredo, Tello, i Soldati Portoghesi e i fidanzati stanno in gruppi a sinistra del teatro. - Cade la tela).

gjf

ATTO TERZO

SCENA PRIMA.

Gabinetto nel Palazzo di Vasconcella.

\ ascosiceli® seduto ad un tavolo.

Si, m' abborriva ed a ragion ! cotanto

Ver lei fai reo, che giunsi un a rapirla!

E me odiava e fuggiva!... e per tre lustri

All' amplesso paterno il figlio ascose...

E lo nudriva nell' orror del padre !...

E me crudel poi chiami!...

Foglio, che presso a morte

Vergò la fatai donna, (toglie dal seno un foglio)

Quanti affetti diversi in me richiami !

*0 tu, cui nulla è sacro! se la scure (legge)

«Sanguinosa minaccia

»I1 prode Enrico, onor del patrio suolo,

» Risparmia almen quell'innocente capo!

»È quel del figlio tuo! »

Mio figlio!

SCENA II. ©. Fedro e Detto.

Ped. Il cavaliero

Ricusava protervo qui venirne,

E qui fu tratto a forza! Vas. Sta ben!

Ped. Qual pena inflitta

A lui sarà? Vas. Non cale;

Ei si rispetti e in alto onor si tenga.

Or va, Don Pedro, e al mio cospetto ei venga !

(D. Pedro parte)

SCENA ni.

Vaseoncello solo.

In braccio alle dovizie,

In seno degli onor,

Un vuoto immenso, orribile

Regnava nel mio cor. Ma un avvenir bealo

Or s'apre innanzi a me,

Se viver mi fia dato,

Figlio, vicino a te f L'odio invan da me i\ separa ,

Invan l'agita il furor! * Vincerò quel!' alma ignara

La pietà del genitor! In braccio alle dovizie,

In seno degli onor,

Un vuoto immenso, orribile

Regnava nel mio cor. Ma un avvenir beato

Or s'apre innanzi a me,

Se viver mi fra dato,

Figlio* vicino a te!

SCENA IV.

V»sc©jieeltf> ed illirico, preceduto da due Paggi che si inchinano» e si ritirano.

Emi Sogno, o son desto f umile E sollecito accorre

Ognuno ai miei desiri, e d'un mìo cenno Lieto si mostra!

Novel giuoco è questa

(indirizzandosi a Vasconceilo>

Inver di strana sorte, Se da te non m'aspetto altro che morte ì Vas. La speri invan ! senza timore ornai Libero in queste soglie

n

Tu puoi chiamarmi ingiusto,

E vane insidie contro me tramare !

Enr. Difendere i suoi lari è nobil scopo : Io combatto un nemico !

Vas. In campo aperto

Colla spada io ferisco, e tu da tergo Nell'ombra vibri! oseresti, audace, Fissarmi in volto! Q Or mira! a te dinanzi

(* guardandolo fissamente)

Senza difesa io sto ! Enr. Per mia sventura!

Vas. 0 stolto, cui salvò la mia clemenza, A si dura mercè m' hai tu serbato? Ti credi generoso e hai core ingrato! Quando al mio sen«> per te parlava Pietà sincera d' un cieco error, Quando un fellone - in le salvava, Enrico!... nulla ti disse il cor? Enr. (Alla sua voce rabbrividisco , (a parte)

Invan bandisco - il mio terrori) Vas. E al duol intenso che m'ange intanto, La giovin alma non palpitò? E pur tu il vedi!... stilla di pianto Sul mesto ciglio per te spuntò! Em. (A qual tormento nuovo, spietato, {a £arte)

Il crudo fato - mi condannò ! ) Vas. Ebben, Enrico! se il mio tormento L' ingrato core non ti colpì , Or di tua madre leggi l'accento... Enr. Che? di mia madre?...

Vas. Sì, ingrato, sì!...

Mentre contemplo quel volto amato, Benché velato - d'atro dolor, L'alma è commossa - io son beato, Tutto ho ripieno - di gaudio il cor! Enr. Gioia! e fla vero? sogno o son desto?

(leggendo il foglio)

Cifre materne!., qui sul mio cor!.. 0 ciel! che scopro?... arcan funesto (gettando

Mi si rivela... fremo d'orror! un grido) VAS. (appressandosi ad Enr., cheriaiase immobile e come an- Ma che? fuggi il mio sguardo, nichilito)

0 figlio?

Enr. Inorridisco ! (trasalendo)

Vas. Non sai tu dunque qual mi son ?

Enr. (Giovanna!

Io t'ho perduta!) (con dolore)

Vas. Il mio potere, Enrico,

Sconosciuto t' è dunque?

Io, Vasconcel! Enr. (Giovanna, io t'ho perduta! )

Vas. Sol che tu accenni, a te concesso fia

Dal mio poter quanto domandi e speri. Titoli, onor, dovizie,

Quanto ambizion desia,

Io tutto a te darò! Enr. Al mio destin mi lascia,

E pago allor sarò ! Vas. Ma non sai tu che splendida

Fama suonò di me? È il nome mio glorioso... Enr. Nome esecrato egli è! Vas. Parola fatale!

Insulto mortale!

La gioia è svanita

Che l'alma sperò! Giustizia suprema!

Tremendo anatema

Che un barbaro figlio

Sul padre scagliò ! £nr. Al padre è fatale

L'insulto mortale !

La gioia è svanita

jChe l'alma sperò !

29

Giustizia suprema ì

Tremendo anatema

Che un figlio percuote,

Che al padre imprecò f Vas. T'arresta, Enrico I plachisi (cercando di tfaue-

Quell'ostinalo core! nerlo) Emr. Lasciami, o crudo, lasciami,

la preda al mio dolore 1 Vas. Invano, o figlio, crudel mi chiami,

Del padre vincati la prece e il duci! Enr. Fuggir mi lascia, se è ver che m' ami ,

Ad altro lido, ad altro suoli Ah ! volare al tuo sen io pur vorrei ,

Ma noi poss'ìo! Vas. Chi telo vieta, ingrato?

Enr. Lo speltro di mia madre>

Che tra di noi si pone. Vas. 0 figlio mio! (eonsom-

Eisr. Suocarneflce fosti: e l'alma è rea uro dolore)

Se vacillar fra voi tanto potea! Ombra diletta, che in ciel riposi,

La forza rendimi che il cor perdei

Su me i tuoi sguardi veglili pietosi,

E prega, o madre, prega per me! Vas. L'ardente prego del genitore

È nulla, Enrico, nulla per le?

Apri il tuo seno, eh' io t' apro il core,

T'arrendi alfine, o figlio, a mei

(Enrico si toglie con impeto dalle braccia di Vasconcelìo che tenta ritenerlo, e fugge a sinistra. Vasconcello lo se- gue collo sguardo e con atto di dolore si allontana. La scena cambia e rappresenta una magnifica sala disposta per ima festa da ballo).

SCENA V.

(Gentiluomini e Dame Spagnuoli e Portoghesi, con maschere e senza» che vanno e vengono. Entra Vasconcello, preceduto dai suoi Paggi e dagli Ufficiali dei palazzo. Egli si colloca

ùìovmma de Guzman 5

so

sopra un saggia elevato , e fa segno a ciascuno di sedersi. Il maestro di cerimonie viene a prendere i suoi opdini e il segnale per cominciare la festa).

MM A Mj £f #.

Si mppresenta davanti alla Corte di Lisbona il balk) delle Quattro Stagioni. - Un canestro sorge terra ; è formato d'arbusti verdi e di piante che non crescono chp d'inverno; le loro foglie sono coperte di ghiaccio e di neve. Dal seno del canestro esce una giovinetta che rappresenta P inverno, e che, respingendo col piede il braciere che le sue compa- gne avevano acceso, danza per riscaldarsi. I ghiacci si sciol- gono tosto al tiepido soffio dei zeffìri che fendono Tarla. L' Inverno è scomparso. La Primavera sorge da un canestro di fiori, cedendo poco dopo ii luogo all'Estate, giovinetta che esce da un canestro circondato da manipoli di spighe dorate. Il caldo la opprime , e domanda alle Najadi la fre- schezza delle loro sorgenti. Le Bagnanti sono messe in fuga da un Fauno che salta fuori, precedendo l'Autunno. I suoni del sìstro e dei timballi annunziano i Satiri e le Baccanti , le cui danze animate terminano il Ballo.

Cmo 0 splendide feste 1

0 notti feconde

Di danze gioconde,

Di rare beltà! Son raggio celeste

Quei vivi splendori

Che infondon nei cori

Amor, voluttà 1 (ha folla si disperde negli appartamenti del palazzo e nei giardini, la scena resta vuota per un istante)

SCENA VI.

£££feHeo viene da diritta; è seguito da £li©v»2&i&» e da Visito, ambedue mascherati.

PlKF. (a bassa voce ad Enrico)

«Su te veglia l'amistade! » (Cielo! il cor non m'ingannò?) Già. «Su te veglia V amistade!»

Eim Ah 1 qual voce al sen vibrò !

(Finto e Giovanna si tolgono ki kwva)

0 Giovanna! oh! qual sorpresa!

Per voi gelo di spavento !

Qui perchè vi siete resa? GK). Per salvarli!

Pitv. E il Lusitano

Vendicar!...

Enr. Parla sommesso! (con incertezza)

Per me nulla ornai pavento ;

Sono libero... ma voi...

L'ira sua temer dovete

E fuggir gli sdegni suoi. Pin. Sii tranquillo... il traditor.,.

Em. Zitto! ci odono!... (oh terrori)

(mostrando loro alcuni Spagnuoli che entrano nella sala) a 3 0 splendide feste! (allegramente e sul motivo della danza che echeggia nell'interno)

0 notti feconde

Di danze gioconde,

Di rare beltà! Son raggio celeste

Quei vivi splendori

Che infondon nei cori

Amor, voluttà! {le Dame ed i Cavalieri entrano dal fondo. Enrico, Finto e Giovanna restano ancor soli per un istante sul davanti della scena; ma si ode sempre dai vicini appartamenti il suono della musica della clanga)

GlO. (ad Enrico ed a mezza voce;

In fra gli allegri vortici Delle intrecciate danze, PiN. Sotto le larve ascondono («ome sopra)

1 fidi le sembianze...

GlO. ((incendo ad Enrico una ciarpa cilestre)

A tale ciarpa serica

Ciascun di noi fia noto! Pia. Nostri guerrieri intrepidi

Non colpiranno a vuoto! Gio. E in brevi istanti vindice

Qui brilli il nostro acciaro; Fin. Dalle ridenti imagini

Allo svegliarsi amaro

Qui Vasconcel cadrà ! Enr. Gran Dio! (Di lui pietà) (spaventata)

Pin. Impallidisci? (sorpreso) Em. Intenderti (c. s>)

Alcun potrebbe! Gio. * E chi?

PlN. (vedendo entrare Vasv e rimettendosi la larva)

Ei stesso!

Enr. (0 giorno infausto!) (a parte &

tremante)

Fin. Tra pochi istanti qui! (ad Enr.)

(comparisce Vasc. in mezzo a Dame Spagnuole e Portoghesi) Tutti 0 splendide feste!

0 notli feconde Di danze gioconde y Di rare beltà! Son raggio celeste Quei vivi splendori, Che infondon nei cori Amor, voluttà t (Giovanna e Finto s'allontanano perdendosi nella Mia: mentre le coppie danzanti passeggiano nelle sale ed i rinfreschi sono d'intorno serviti, Vaseoncello s'avvicina ad Enrico, che si trova solo sul davanti della scena.)

SCENA VIL ^ascoaieeilo, Enrico, poi tutti.

Vas. Di tai piacer, per te novelli, pago (ad Enrico) Sei tu?

Enr. (a mezza voce) Per te fatale aura qui spira, Va!

Vas. Che temer degg' io

Nelle mie stanze? En^ Io dir noi posso!.,, eppurp L.

Ancor ti prego! vanne 1 Pavento pe'.tuoi giorni 1 Vas. E a mia salvezza or vegli e per me tremi ? Ah! s' apre alfin queir anima (con gioia) Al mio paterno affetto! Gli errori tuoi dimentico, Vien che ti siringa al petto ! Enr. T'arretrai

Vas. Io resto allori (freddamente)

"Enr. Incauto ! e tu cadrai (con calore)

Segno a vendetta lor! Vas. Non 1' oseran giammai ! E&R. (portando la mano al petto)

Su questa ciarpa... mirala!...

10 pur giurava,.. Vas. Invano!

Segno del disonor i (gli strappa la ciarpa) Io te lo strappo, insano! (gesto di sdegno d'Enrico) Fremi? - dei tradimenti Tutto T orror tu senti ;

11 veggo! ibero sangue Nel sen ti ferve ancor !

Em. No, no, non son colpevole ; (con calore) Fedel resto air onori Ma tu, deh! m'odi; involati; Ai voli miei deh! cedi; Vanne!

Vas. Sperarlo è inutile 1

Enr. (scorgendo parecchi gruppi di Portoghesi che vanno

Già a te s' appressan... vedi ! avvicinandosi)

Già ti circondari... eccoli!

Brillan gli acciar su te! PlN. ed i suoi (circondando Vas. ed a voce bassa) Guerra all'Ispano! L'ultimo

Di pe' Spagnuoli egli è !

Feriam! su Lusitania!.. Enr. Fermate ! Vas, Iberia a mei

(Giovanna die ha preceduto Pinto , si è lanciata ia pri- ma per ferir Vasconeello. Enrico si getta innanzi a lui , facendogli scudo del suo petto. A tal vista Giovanna s'ar- retra e con spavento lascia cadere il pugnale. Gli Spa- glinoli sono accorsi alla voce del proprio capo, traendo le spade e facendogli corona)

^AS. (a Don Fedro e D. Diego)

Tra ceppi, olà, si adduca ognun che fregio Orna simil. (mostrando la ciarpa di Pinto) La morte a lor! Costui (additan- Sia salvo ! io pregio in lui do Ear.)

Lealtà di nemico f Fin. (a parte) (0 tradimento!)

Vas. Ei protesse i miei 1 svelò le trame,

Che varranno a costor supplizio infame ! P1N..G10., Tello edi Soldati Portoghesi (mostrando E«r.) Colpo orrendo, inaspettato? Ei perfido, ingrato ! Gli sia pena il suo rossori Onta al vile, al traditori

(con entusiasmo e sommo sdegno)

0 terra adorata,

Mio primo sospiro,

Ti lascio prostrata

Nel grave tuo duol ì il santo tuo spiro

Più bello s'accenda, E fosca a lui renda (mostrando Enr.)

La luce del soli A voi F infamia,

La gloria a me. Enr. Nel mio petto esterrefatto

Cessò il battito del cor!

L'onla rea di tal misfatto

Fa palese il mio rossor t Per colpa del fato

In preda al deliro,

Di sangue bagnato

ilo il caro mio suol !

55

0 speme! il tao spiro Nel seno è già spento ; Non veggo , non sento Che lutto, che duol ! A lor la gloria , L' infamia a me. Vas..Spag.Dìo possente! a te la lode Salga amil dai nostri cor! Che salvasti il sen del prode

Dall' acciar de' traditori Rivolgi ora grato (ad Bter.)

A Iberia il sospiro! Dell'Eden beato È specchio il suo suol ! Più nobil desiro Il petto t'accenda, E viva a te splenda La luce del sol ! A voi l' infamia , La gloria a me ! ENR , (avvicinandosi a Gio.., a Pinto ed agli altri Portoghesi) Pietà!... Giovanna!... amici! Yi muova il mio dolor! Pin., Portoghesi (respingendolo)

No, no ; mente l' iniquo - Indietro, il traditori Vas. Io ti saprò difendere... (adEnr.)

Lieto con me vivrai! EriR. No ! lasciami !... giammai! (con accento disperato) Pin. Or che il nemico - è scudo a te, (con -sprezzo)

Di doppia infamia - segno sarai. A noi la gloria - la morte a me! (verso i eom- Pin., Gio., Tel., Portoghesi pagai) 0 terra adorata, Mio primo sospiro, Ti lascio prostrata Nel grave tuo duol!

36

Il santo tuo spiro

Più bello s'accenda,

E fosca a lui splenda

La luce del sol! A voi F infamia,

La gloria a me! Em. Per colpa del fato

In preda al deliro,

Di sangue bagnato

Ho il caro mio suol ! 0 speme ! il tuo spiro

Nel seno è già spento ;

Non veggo , non sento

Che lutto, che duol ! À lor la gloria,

L' infamia a me !

Tas., Spagnuoli Rivolgi ora grato A Iberia il sospiro! Dell'Eden beato È specchio il suo suol! Più nobil desiro Il petto t' accenda , E riva a te splenda La luce del sol! A toì V infamia, La gloria a me ! (a un gesto di Vasconcello, vengon trascinati via Pinto , Giovanna ed i Portoghesi. Enrico vuol correre dietro loro. Yasc. il trattiene. Pinto e Gio. lo respingono con di- sprezzo, nel mentre eh' egli loro tende le mani in atto di supplicare. Oppresso, annichilito, Enrico vacilla e eade nelle braccia di Vasc Cala il sipario).

ATTO QUARTO

SCENA PRIMA.

Cortile d'una fortezza. A sinistra una stanza che Gùndme aM' alloggio dei prigionieri. A dritta, cancello che comunica coli' interno della fortezza. Nel fondo cresta merlata d'una parte delle mura e porta d} ingresso custodita da soldati.

Eiirie© presentandosi alla porta d'ingresso.

Eira. Di Vasconcello è il cenno, (i soldati lo lasciano Per suo voler supremo entrare) M' è concesso il vederli... a me li adduci ! (un Ufficiale, ai quale Enrico avrà mostrato un ordine , ^ allontana dalla porta a sinistra dello spettatore) Così voi qui gemete

(guardando dal lato delle prigioni) In orrida prigion, diletti amici! Ed io, cagion de* mali vostri , in ceppi Fra voi non sonol e vittima del fato, Mal sottrarmi poteva al don fatale Che m' avvilisce ! ingiurioso dono I Vergognoso favore! Più della vita è caro a me l'onore! D'un indegno sospetto Io vengo a discolparmi... ma vorranno Essi vedermi?... udir le mie difese? Son spregiato da lei

E in odio a tutti... io che per lor morfei! Giorno di pianto, di fier dolore! Mentre l'amore Sorrise a me, B ciel dirada quel sogno aurato, Il cor piagato Tutto perdèl Sovra il mio capo - il folgor scoppia

E in me raddoppia L'atro dolor! Nel tuo disprezzo - vivere, o cara, È pena amara,

È morte al cor! (ascoltando) Chi vien?... io tremo !... appena ahimè! respiro ! È dessa!... a maledirmi ella si appresta ! A maledirmi!... oh ! d' orrore io fremo ! Non mi lasciare alla mia cruda sorte ! Grazia s grazia... perdono ! Men del tuo sprezzo a me fatale è morte !

SCENA II.

CU^wsH&iaa , uscendo dalia prigione a sinistra, corrotta dall' Ufficiale, che le mostra 92nrieo e si ritira.

GlO. (avanzandosi e riconoscendo Enrico getta un grido) 0 sdegni miei tacete * fremer mi sento il ecce... Forse a novel tormento - mi serba il traditore ! Enr. Volgi il guardo a me sereno (supplichevole) Per pietà del mio pregar ; Mi perdona! o lascia almeno Che al tuo piè poss'io spirar! Gio. Del fallir mercede avrai (tesamente) Nei rimorsi del tuo cor! Il perdono... a te?... giammai! Non lo speri un traditori Enr. Non son reo ! tremendo fato Su me scaglia il disonor; Non son reo, ma sventurato, E innocente io sono in cor! Gio. Mal, fellone, accusi il fato, Se ti copre il disonor; L'anatema è già scagliato t Sul tuo capo, o traditor! Non fu tua mano, o indegno, (con sdegno) Che disarmò il mio braccio, allor che il ferro Vibrava in lui... nell'empio Ispan?

59

E#R. (con accento di disperazione) Mio padre !

Gio.^ Tuo padre!

E$r. Ahi! nodo orribile.

Fa lai legame è questo !

Mortale, orrendo vincolo

Per sempre a me funesto !

Eternamente a perdermi

Mei rivelava il ciel. Che far dovea, me misero!

In bivio crudel? Tu del fratello ai lemuri

Te stessa offrivi invano;

10 di piti feci: al barbaro Sacrificai Y onor !

Gio. 0 rio, funesto arcano! (commossa)

0 doppio mio dolor! Se sincero è quell'accento,

Compatisci al suo dolor,

Tu, che vedi il suo tormento,

Tu . che leggi in fondo al cor ! Ma gli aborriti vincoli ? Ehr. Già li distrusse amore!

La vita eh' egli diedemi

Ho resa al genitore;

Ornai di me son libero;

Riprendo l'odio antico! Gio. Ma il nome, le dovizie...

Enr. Tutto disprezza Enrico!

Da lui vogi' io sol chiedere

Del mio soffrir mercè , Il don di poter vivere,

0 di morir per te. Gio. Enrico ! ah ! parli a un core (coti crescente

Già pronto al perdonare; emozione)

11 mio più gran dolore Era doverti odiare! Un' aura di contento

Or calma il mio martir;

Io t'amol e quest'accento

Fa lieto il mio morir! Gli odj ci fur fatali Della ria gente ibera: Di sangue i tuoi natali Poser tra noi barriera ! Addio ! ne attende il cielo ! Addio! mi serba : Io moro ! e il mortai velo Spoglio , pensando a te. Enr. Pensando a me! Em. È dolce raggio, Gio. Or dolce all' anima Celeste dono Voce risuona,

Il tuo perdono Che il ciel perdona

ÀI mio pentir. Al tuo pentir.

Sfido le folgori Sfido le folgori

Del rio destino, Del rio destino,

Se a te vicino Se a te vicino

Potrò morir! Potrò morir!

SCENA Ili ;

B»lnt&, Enrico, Ci io va ima. - Pinto, scortato dai Sol- dati, sJavvicina a Giovanna e s'avanza verso di lei, mentre Enrico s'allontana e mostrando l'ordine di cai è munito, accenna ai Soldati di partire.

PBf. (a voce bassa a Giovanna, e senza vedere Enr.) Àrnica man , sollievo al mar tir nostro,

Questo foglio recò d' oltre le mura

Della prigioni GlO. (prende il foglio, lo apre e lo legge a mezza vwe)

«Solca inglese navile

»Del Tago Tonde, ed è già presso al porto

> Carco d' armati e d' oro !... » Pfff. Ed io stommi tra ferri 1 (con accento disperato)

Ah! del mio sangue a prezzo

Potessi escirneL. un giorno solo... un'ora !...

41

Nella pugna trovarmi e poi si mora!

(volgendosi e riconoscendo ^Entóco) Ma chi vegg' io ? - costui Perchè miro al tuo fianco ? (ko. Il pentimmo

Quivi lo addusse! Pìn. Un nuovo tradimento f

Il suo complice vedi! (mostrandole Vasconcello, che entra seguito da D. Fe- dro ed altri Uffìziali) .

SCENA IV.

Gii slessi, ^aseoneeBlo, W. Pedro ed altri t&ftflfe&i.

Ped. (interrogando Vasconcello e mostrandogli Gio. e Piato)

I tuoi cenni, o signor! Vas. II lor supplizio

Tosto si appresti ! Ped. E pronto fia. - Null'allw

Brami?... Vas. Le schiere in armi

Nei destinati lochi

Pronte a' miei cenni. - Se battaglia brama L'ardito Lusitan, s'abbia battaglia! Intendesti ?

PED. T' intesi 1 (s'inchina e parte)

SCENA V.

Detti f meno D, Pedro,

Eìsr. Perchè tai cenni ? (vivamente a Vàs.)

Vas. Brevi istanti ancora,

E giunta l'ultim'ora

Per lor sarà! ETO. Di morte!

Pm. (Morir ! mentre io sperava (con (Jotoe)

' Guidar mie schiere alla vittoria ancora t) Em. Perdono ! io ten scongiuro.,. (a Vas.)

Grazia per loro, o me con essi uccidi

42

Gio. L intendi tu? (a Pinto con gioia)

Pin. Colui che ci tradia

Morta perir!... ma non pei lari suoi;

Vanne! di tanto onore (ad Em\)

Io ti proclamo indegno! Enr. Ah !... (con un grido di «legno)

Vas. Da lor tanto oltraggio a te spettava,

Enrico!... a te mio sangue!... Fin. Che?

Gio. Suo figlio!... (amezaavoce) Vas. A te, che scegli ingrato

Piuttosto morie che con me la gloria! Pin. Lui!... suo figlio L.ocrudel legge del fato! 0 Lusitania, che ho tanto amato, Ad altra sfera m' innalzo a voi ! Ma il tuo guerriero muor disperato D' abbandonarti fra tanto duol ! Vas. Si9 al loro ardire sarà troncato

Dalla mia mano per sempre il voi; E da tant' odj - sarà purgato 0 Lusitania - il tuo bel suol ! Enr. Nella tua tomba, - o sventurata,

Per me cangiossi - il patrio suol ! Ma non morrai, - donna adorata, 0 teco, il giuro , - morrò di duol ! Gio. Addio, mia terra amata, Addio, fiorente suol ! Io sciolgo sconsolata Ad altra sfera il voi! Coro Dal profondo del mio cor (interno) Grido a te: Pietà, Signor! Fin. A terra, a terra, o figlia, ; (a Giovanna) Prostriamci innanzi a Dio ! Già veggo il ciel sorridere... Gio. M'attende il fratel mio!

Elftt (a Vas. mostrandogli Giov. e Pinto inginocchiati) Pietà, pietà di loro, % Sospendi il cenno, o qui con essi io moro!

45

Vis. Tu reo, tu pur colpevole, (con isdegno)

Audace assunto imprendi !

E con qual dritto ai complici

Intercessor ti rendi?

Ma, benché ingrato, al figlio (con tenerezza)

Tutto concedo e dono :

Padre mi chiama, Enrico,

E ad essi e a te perdono! Enr. 0 ciel !

Vas. Indarno il mondo supplice

Or mi cadrebbe al piè! Ah! dimmi alilo «mio padre!» E grazia avran da me! Gio. Ah! non lo dir e lasciami morire! (ad Enr.) Enr. Giovanna !... (con accento di disperazione) Gio. Il tuo pentire

Deh ! sia costante almen ! Vis, Chiamami padre,

E grazia avran da me ! (con foraa)

Gio. Ah non lo dir! disprezza il suo perdono ! Enr. Che far? chi mi consiglia?

(il cancello a dritta s' apre : si vede la gran sala di giu- stizia, alla quale s' ascende per parecchi gradini ed in cui si vedono quattro romiti e dei soldati con torce in mano. Sul primo gradino sta il loro ufficiale appoggiato alla sua spada)

ENR. Ma che vegg' io ? (gettando un grido)

Vas. La scorta-

Del supplizio è già presta E attende il cenno mio ! (con freddezza)

Enr. Cenno credei, ingiusto, iniquo cenno!

(due romiti discendono i gradini e vengono a pren- dere , P uno Pinto e P altro Giovanna) « l 'm. Noi vi seguiam...(ai romiti) - A morte vieni ! (a Gio.) Gio. A gloria!

Enr. Giovanna ì... o mio terrori Coro di donne Ah I grazia, grazia !

Coro interno. Dal profondo del mio cor...

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(la folla che è nel cortile della cittadella e dietro i Sol- dati s'inginocchia e prega. - Pinto e Giovanna prece- duti dai due romiti si dirigono verso la gradinata. - Enrico si slancia verso Giovanna e vuol seguirla, ma è, trattenuto da Tasconcello che si colloca tra loro) Pin.,Gio. 0 Lusilania, addio I

(i soldati s' impadroniscono di Giovanna: appena ella tocca la soglia della sala di giustizia y Enrico getta un grido) Enr. 0 padre! o padre!

Vas. 0 gioia! e fìa pur ver?

Olà, di morte il cenno (aU'Uffiziaèe) Sospendi! a lor perdono! ( grido unanime di gioia. Pinto e Giovanna circondati dai romiti e dai Soldati discendono la gradinata e sono condotti vicino a Vasconcello) Vas. basti a mia clemenza ! . Qua! d'amistà suggello Tra eserciti rivali

D'Enrico e di Giovanna io sacro il nodo! Gio. No! (con voce soffocata)

Pm. Lo dèi! Lusilania ed il fratello

Il vogliono,Giovanna : io tei consiglio! (come sopra) Vas. Pace e a tutti perdono!. .vio ritrovai mio figlio! (voi- Gio. 0 mia sorpresa ! o giubilo gendosl ^ popolo)

Maggior d' ogni contento t

È muto il labbro, e accento

A esprimerlo non ha. Ornai rapito in estasi

Da tanta gioja il core,

S'apre al più dolce amore,

È pegno d' amistà. Enr. 0 mia sorpresa! o giubilo

Maggior d' ogni contento !

È muto il labbro, e accento

A esprimerlo non ha. Ornai rapito in estasi

Da tanta gioja il core,

S'apre al più dolce amore,

È pegno d'amistà.

45

Vas., Spagnuolt Risponda ogni alma al fremito

D' universal contento;

Di pace ornai 1' accento

Ovunque eccheggierà. Lieti pensieri all' estasi

Rapiscono ogni core;

Il serto dell' amore

Coroni l'amistà.

Pinto, Soldati Portoghesi (Di quelle gioje al fremito,

Al general contento,

Di guerra il fiero accento

Fra poco eccheggerà. Allor vedremo il giubilo

Cangiarsi nel dolore,

Dai veli dell'amore

La guerra scoppierà.) Enr. Deh ! colma il nostro gaudio (a Vas.)

Cotanto in sen represso ;

E il sacro imen si celebri

Domani

Vas. Quest' oggi stesso !

Allorché il sole temperi La vespertina brezza, Quando all' occaso ei volgasi !... Enr. 0 cara, o diva ebbrezza!

Pin. Fra poco ! o cielo, indomila

Tu forza a me darai 1 Enr. E il crederò, Giovanna? (con tenerezza)

Sei mia I Gio. Son tua!

Pin. (Giammai!) Gio. 0 mia sorpresa I o giubilo , ecc., ecc.

(si recano dal corpo di guardia dei bicchieri e dei boccali: i soldati Spagnuoli bevono coi soldati Portoghesi. - Va- sconcello s'incammina tenendo per mano Gio, ed Enr. - Pinto rimane circondato dai propri amici. - Gala la tela),

46

ATTO QUINTO

SCENA PRIMA.

Ricchi giardini nel palazzo di Vasconcello in Lisbona. In fondo gradinate, per le quali si arriva alla cappella, di ad si vede la cupola elevarsi al disopra degli alberi. * A diritta V in- gresso al palazzo.

Coro di Cavalieri tra le quinte.

Si celebri alfine

Tra i canti, tra i fior

L' unione e la fine

Di tanti dolor. È Tiri di pace,

È pegno d'amor,

Evviva la face

Che accese quel cor! Evviva la gloria,

Evviva l'amor!

Coro di giovinette

I>i fulgida stella

Hai tutto il splendor!

Sei pura, sei bella

Qual candido fior. Di pace sei l' iri,

Sei pegno d'amor,

V affetto che inspiri

Seduce ogni cor! È serto di gloria

Il serto d'amor!

SCENA IL

Le stesse. Giovanna in veste da sposa scende dalla gra- dinata del palazzo a dritta. Le giovinette le muovono in- contro, offrendole dei fiori, indi Enrico.

Gio. II don m' è grato e pregio

Di quei leggiadri fior;

Delle vostr' alme ingenue

Riflettono il candori

Oh! fortunato il vincolo

Che mi prepara amor,

Se voi recate pronube

Felici augurj al cori Sogno beato, caro deliro,

Per voi del fato Tira cessò!

L'aura soave che qui respiro

Già tutti i sensi m' inebbriò. Ritorni, o Lusitania,

Di pace il di sereno;

Assai vendette orribili

Ti laceraro il seno !

Colma di speme e immemore

Di quanto il cor soffrì,

Io ti vedrò rifulgere

Come ai primieri dì. Sogno beato, caro deliro, ecc., ecc. Coro 0 sogno beato , ecc., ecc.

(Giovanna congeda le donne, che s? allontanano: in que- sto frattempo Enrico discende pensieroso dalla gradi- nata in fondo)

Em. Scendono i zefflretti - a carezzarmi il viso, E di profumi eletti - inondano il mio €or. L'acque in tenor gentile - il dolce mormorio Sposano al gaudio mio - col riso dell'amor. Tutto il creato giubila - la terra è un paradiso, Ora che tu sei mia - ora che tuo sarò!

Gio. Io sarò tua per sempre - per sempre t'amerò !

Em. Tu m'ami! o caro accento 1... in estasi rapita Esulta, anima miai colmò tuoi voti il cieli

48

Ah! di novel splendore s' abbella la mia vita, Pare che a te di fiori vesta natura un vel. Mio dolce amor, Giovanna I Iddio per me trfè; Celeste angiol tu sei. raggio di sol per me! (alcuni Gentiluomini si presentano alla porta del palazzo a diritta e vengono a cercare Enrico , che ad un gesto di Giovanna si decide a seguirli) Or deh ! per poco lasciami Volare al padre mio; Sarò qui tosto reduce I Gio. Ah ! presto riedi ! - addio !

(Enrico entra nel palazzo a diritta)

SCENA III.

Pinto che discende dalla gradinata in fondo, e Giovanna.

Pin. Al tuo cor generoso

Lieto annunzio qui reco io di speranza! Gio. E qual?

Pin, Senza difesa (con gioia e voce sommessa)

Il nemico abbandona,

Tutto fidente in noi, torri e bastile.

Vestito a pompa e in braccio

A gioia folle, ognuno

Si in preda al piacer, lieto e festante. Gio. Qual ci sovrasta fato? (con inquietudine)

PlN. Nulla ti sia celalo ! (con voce bassa)

Non appena tu avrai

Mosso 1' ardente ,

Quando, a festa suonando, i sacri bronzi Dato T annunzio dell' Imene avranno , All'istante in Lisbona arda la pugna E a battaglia si corra !

Gio. Dell'ara al piede!... qui... dinanzi al cielo !.. E la giurata fede?...

Pus. Più sacra ella ti fia di nostra gloria? Tutto darei!..

Gio. Anche l'onore?

Pin. Anch' esso !

49

Gio. Ah ! mai !

Pin. ' Ma sul tuo core,

Ove già 1' odio è spento.

Cotanto d' un Ispan potè 1' amore ?

Di Vasconcello è figlio

Quest' amante... Gio. Ei m' è sposo !

Pin. E tu il difendi ? Grò. Sii Pin. Tan t'osi?

Gio. Io l'oso!

Eccolo! ei vien ! (vedendo Enr. che esce dal palazzo a Pin. 0 donna, che ti arresta? diritta)

Va, corri, mi denuncia!

Il prezzo è la mia lesta! Gio. (Io gli amici tradire?

No, no... ma pur... dovrei Uccidere lo sposo?... Ah! noi potrei!) (con \ orrore) SGENA IV.

E.NR. (appressandosi a Giovanna, che abbassa il capo) Veggo agitarsi all'aure II castiglian vessillo ; Ripete in suon di giubilo L' eco il guerriero squillo ! Gio. «Non appena tu avrai

(a parte, con riflessione e senza rispondergli) » Mosso F ardente Enr. ? Suonò l'ora cara...

L'imen ci chiama all'ara!... Gio. » Quando, a festa suonando, i sacri bronzi (c. s.) »Dato l'annunzio dell'Imene avranno, » A battaglia si corra » . (con sommo dolore) 0 cielo! a qual partito M'appiglierò? Enr. Ella trema! (guardandola)

È pallido il suo fronte! Di tal terror quali ha motivi ascosi? Ah! parla, o cieli Pus. Si, parla ! se tu l'osi !

(a bassa voce a Giovala) ©io. (Sorte fatale! nel fier cimento

L' alma vien meno, vacilla il cor ! Pietà, o fratello, del mio tormento, Reggi il mio spirto, calma il dolor!) Pin. Di Lusitania in tal cimento

A te favelli , donna , l' amor ! Pensa al fratello! col divo accento Egli ti addita la via d' onor ! Enr. Ah ! parla, ah ! cedi ! - al mio tormento, Pietà, pietade del mio dolor; Un sol tuo sguardo, un solo accento Salvar mi ponno da tanto orrori GlO. (dopo aver guardato un istante Pinto ed Enrico in silei - zio, s'avanza verso questi con commozione) Infra di noi si oppone Una barriera eterna!

Del fratel l'ombra fiera a me comparve... La veggo!... innanzi sta!... grazia, perdono, Enrico!... ah!... tua non sono! Enr. Che dicesti? Pin. (Gran Dio!)

Gio. Quest' imeneo

Giammai si compirà! Enr. 0 mio deluso amore t (con dispecazion t)

Pin. (0 tradita vendetta!) (con furor <t)

Gio. Va! t'invola all'aitar!... speranze, addio!

(Morrò ! ma il tolgo a crudo fato e rio ! ) Enr. M'ingannasti, o traditrice, Sulla de' tuoi sospir ; Or non resta a me infelice Che poterti maledir! Tu spergiura, disleale, JVT immergesti nel dolor !

51

Questo istante a me fatale E la morie del mio cor! Gio. No, non sono traditrice, mentirono i sospiri (Or non resta a me infelice Che salvarlo e poi morir ! Non morrà quel cor leale, Io T involo a reo furor ! Non dirò quel fatale, Nunzio rio di strage e orror ! ) PfN. Tu fìngevi, o traditrice,

Di voler con noi morir, Ma volgesti, o ingannatrice, A rea fiamma i tuoi sospir ! Onta eterna al disleale, Che tradì la fè, l'onor; La mia voce ornai fatale Su lui chiami il disonor ! GlO. (scorgendo la disperazione d'Enr. che vuole allontanarsi) Più a lungo il tuo disdegno (adEnr.) lo sopportar non posso! Tutto saprai!... per te disfido e sprezzo... Pm. E l'infamia e il disprezzo! (basso a Giovanna

che rimane interdetta) Enr. Ebben prosegui ! il vo' saper ! Pin. Prosegui ! (forte)

A chi il fratello ti rapiva or vendi (a bassa voce) Lusitania e gli amici ! Gio. Ah ! no, noi posso !

Ma non mentiva il labbro (correndo presso Enr.)

Quando amor ti giurò!

Io t'amo, ed esser tua giammai potrò! 0

f con sfogo di tenerezza) Enr. M' ingannasti, o traditrice , ecc., ecc.

SCENA ULTIMA. Detti, Vaseoraeell© con tutti i Cavalieri Spagnuoli e U Dam-e che escono dal palazzo a diritta.

Em. Deh ! vieni; il mio mortale (correndo a Yas.)

52

Dolor ti mova, o padre : il caro nodo Che io cotanto ambia, Del fratello al pensier, Giovanna infrange! Yas. Errore! invan ritrosa

Pugni contro il tuo core : ei m'è palese, (basso Lo credi!... l'ami!... egli ti adora; ed io, a Gio.) Che nomaste crudel , voglio per voi (sorridente) Esserlo ancora! a me le destre, o figli!

(unendo le loro destre)

V'unisco, o nobil coppia !

E in solenne dì, bronzi, echeggiate! Gio. No, no! impossibil fia! Vas. Del cielo in nome ai voti suoi ti arrendi!

Giura!...

Gio. No! mai!... noi posso !... ah! lassi voi !

(si* sente suono di campana a festa che indica il mo- mento dello nozze) T allontana! va! fuggi !

Vas. E perchè mai?

Gio. Non odi tu le grida?...

Vas, La folla è che ci aspetta.

Gio. È il bronzo annunciator...

Enr. Di gioja !

Pin. Di battaglia! (con forza)

(dall'alto della gradinata, e da ogni parte accorrono i Soldati Portoghesi e le lor donne, i primi con torce e spade) Coro A nuovo cimento,

Spagnuol, ti sfidiamo; Intrepidi siamo, Pugniam per Y onori Di guerra Y accento È il grido del cor ! (Pinto ed i Portoghesi si scagliano su Vasconcello e sugli Spaglinoli. - Cala la tela.)

FINE.

ELENCO

dd libretti d' Opere teatrali di esclusiva proprietà di

TITO DI G-IO. RICORDI

NB. Quelli segnali con

Alary. Le tre Nozze p Altavilla. 1 Pirati di Baratteria pApoiloni. L'Ebreo p Uria di Granata (L'Ebreo) pAspa. Un Travestimento pAubcr. La Muta di Portici pBalfe Pittore e Duca pBaroni. Ricciarda

Battista. Eleonora Dori

Emo

Irene

Rosvina de la Forest Bauer. Chi più guarda meno vede Bona. Don Carlo. Boniforli. Giovanna di Fiandra Butcra. Angelica Vcniero

p Elena Casti iotta

pBuzzi. Aroldo il Sassone

p Ermcngarda

p— Saul

pBuzzolla. Amleto

pCagnoni. Amori e trappole

/>— Don Bucefalo

p La Fioraja

p—~ Il Testamento di Figaro

pCampiani. Taldo

Capecelalro. Mortedo

Carlini. Ildegonda

Cariota. Rita pChiar ornante. Caterina di Cleves.

Coccia. Giovanna li Regina di Napoli

La Solitaria deilc Asturie pCoppola. Fingal

p L'Orfana Guelfa

Il Postiglione di Longjumeau Corbi. Argia

p Dalla Baratta. 11 Cuoco di Parigi

Bianca

pDonizctti. Caterina Cornaro p Don Pasquale

p sono già publicali. pDonizctti. Don Sebastiano p Elisabetta

p La Figlia del Reggimento p Linda di Cbamounix p Maria Padilla p Paolina e Poliuto (I Martiri)

Elia. L' Orfana di Smolensko pFcrrari. Gli Ultimi giorni di Stili p Fioravanti ed altri. Don Procopio p Fioravanti. La figlia del fabbro p— Il Notajo d'Ùbeda p I Zingari pFlolow. Alessandro S tradetta p li Boseajuolo o L'anima delb tradita (L'àmc cn peinej

Fontana. I Baccanti pForoni. Cristina Regina di Svezia p Gabrielli. Il Gemello p Giulia di Tolosa pGalli. Giovanna dei Cortuso pGambini. Cristoforo Colombo pHalcvy. L' Ebrea pMaillarl. Gastilbelza

Malipiero. Ildegonda di Borgo- gna (Aitila) pMcrcadante. Orazj e Curiazj p La Schiava Saracena p Il Vascello di Gama pMeyerbeer. I Guelfi e i Ghibellini

(Gli Ugonotti) p Gli Ugonotti (nuova tradtjz.)

Il Profeta pMuzio. Giovanna la Pazza p Claudia

Nini, Odslisa

Paci ni. L'Ebrea p La Fidanzata Corsa p Malvina di Scozia p Mcrope p La Regina di Cipro p Stella di Napoli Segue

Pappalardo. Il Corsaro pPedrolti. Fiorimi o la Fanciulla

di Gìaris. p II Parrucchiere della reggenza p Romea di Monforl

Porcili . Galeotto. Manfredi

Osti e non Osti- pPttrocini. La duchessa de fa Val-

l i'è re

pPislìlli. Rodolfo da Rrienza pPlatania. Matilde Bentivoglio p Poti iato iv s . Bo n i f a z 1 o d e ' G e re m e i

Puzonc. il Figlio dello Schiavo pRicci F. Estolla p Il Marito e V amante

; Un Duello sotto Richelieu

Vali ombra pRicci(fratèélP) .Crispino e la Comare

Riotte. Selcile

Rossi Lauro. Azema di Granata p— - Il Domino Nero p La Figlia di Figaro pRossini. Roberto Bruco

Sanelli. Ermengarda p 11 F ornare* lo p Gennaro Annese p Luisa Strozzi p Piero di Vasco p La Tradita

Schoherlechncr. Rossane

Speranza. Java

Tauro ed altri, II ritratto di Don Liborio

pTorriani. Carlo Magno Torrigiani. La Sirena di Nor- mandia

pVaccaj. Virginia

Vera. Anelda di Messina pVerdi. Alzira

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Il Trovatore

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Violetta (la Traviata)

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Viscardelio (Rigoletto)

Battista. Anna la Prie Bellini. Beatrice di Tenda

Norma

I Puritani e i Cavalieri

La Sonnambula Donizelti. Il Campanello

Dello, con prosa

L' Elisir d' amore

Gemma di Vergy

Lucia di Lammermoor

Lucrezia Borgia

Maria di Róhan

Marino Faliero

Roberto Devereux

dal sucldeUo Editore»

Mercadante. Il Bravo

Il Giuramento

La Vestale Meyerbeer. Roberto il Diavolo Pacini. Saffo

Ricci F. Corrado d' Alta mura

Le prigioni di Edimburgo Ricci L. I Due Sergenti

Un'Avventura di Scaramuccia Rossini. Il Barbiere di Siviglia

L' Italiana in Algeri

Mose

Guglielmo Teli

Otello

Verdi. Il Finto Stanislao