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FLORA PIACENTINA

’ENDNEIZIONE. SISTEMATICA DELLE. PIANTE

PROVINCIA DI PIACENZA

COLL'INDICAZIONE DELLE LORO STAZIONI, DEI CARATTERI PRINCIPALI DI CIASCUNA FAMIGLIA, DEI NOMI ITALIANI, DI QUELLI DEL DIALETTO PIACENTINO, CON OSSERVAZIONI E NOTE ETIMOLOGICHE

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DEL

PROF. ALBERTO BRACCIFORTI Res, no, verba.

PIACENZA Gg; ogtapta IF Slate soa

1877.

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FLORA PIACENTINA

OSSIA

ENDNBRAZIONE SITEMATICA DELLE PIANTE

DELLA PROVINCIA DI PIACENZA

COLL’ INDICAZIONE DELLE LORO STAZIONI, DEI CARATTERI PRINCIPALI DI CIASCUNA FAMIGLIA , DEI NOMI ITALIANI, DI QUELLI DEL DIALETTO PIACENTINO, CON OSSERVAZIONI E NOTE ETIMOLOGICHE

DEL Prof. ALDERTO BRAGGIFORTI

Res, non verba.

PIACENZA TIPOGRAFIA F. SOLARI 1877

LIBRARY NEW YORK BOTANICAL

GARDEN

PROPRIETÀ LETTERARIA.

*

WEJA' CARA E VENERATA MEMORIA DI MIA

IL i 7 1971

MADRE, CHE AL CULTO APPASSIONATO DELLA DIVINA ARTE DI EUTERPE CONGIUNSE TANTO AMORE PER QUELLE IMMOBILI FARFALLE CHE SONO I FIORI, QUESTE POVERE MIE PAGINE DESTINATE A FAR CONOSCERE ED APPREZZARE LE MERAVIGLIE ED I DONI DI FLORA, RAC

COMANDO, CONSACRO.

LIBRARY NEW YORK

DIMNTIS ANTY/C AT

Quando noi veggiamo amaramente dileguarsi ogni. cene speranza, quando svanite le illusioni il mondo ci sembra contras colla purezza de’ nostri sentimenti, quando continuo ci sta dinan: un triste spettacolo d'interessi di nazioni sacrificati a interessi do

A vizi trionfanti su modeste virtù, ‘i superbe arroganze 1 nutili e di squallide miserie negli utili, oh non è meglio ric nel tuo seno, o Natura, e venire a cercarvi una pace, che ali senza viltà. non si potrebbe trovare? SPETTA

P. Lio

DUE PAROLE AL LETTORE SULLO SCOPO ED ORIGINE DEL PRESENTE LIBRO

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Nisi .utile est quod facimus, stulta est gloria. Puaeprus Lib. II. fab. 17.

Mii secondo la Mitologia, era la Dea protettrice dei fiori, e ì naturalisti hanno dato il nome di Flora a tutti 1 lavori destinati a far conoscere le piante pro- prie di un paese (1).

La FLORA PIACENTINA, che offro a’ miei concittadini, non è dunque altro che l’enumerazione e la descrizione delle piante indigene della Povincia di Piacenza, alle quali si sono aggiunte anche quelle che per utile o per diletto vengono più estesamente coltivate.

Favorito da un clima temperato, da un suolo feracissimo al piano e non infecondo e svariato nel- la sua parte montuosa, dovizioso è il regno di Flora nel nostro territorio. E benchè l Appennino che ci appartiene abbia per la massima parte per- duto l’ antico ornamento della selvosa sua chioma , tuttavia l’opera improvvida e devastatrice dell’uomo e la sua ignavia ed incuria non giunsero a tanto da di

(1) Fu Linneo il primo a dare il nome di Flora alle opere de- stinate ad annoverare le piante di un paese, e volle darne egli stesso un modello eccellente nella sua Flora di Lapponia.

6 sertare e distruggere i copiosi ottimi pascoli che co- prono in più luoghi perfino le più alte cime delle no- stre montagne. Le numerose mandre, ivi erranti nei mesi estivi, meriggiavano in altri tempi sotto elevati abeti e pini selvatici i quali formavano selve vaste che estendevansi fino nelle parti più basse delle valli della Trebbia, del Nure, dell’ Arda e degli altri nostri torrenti. Ciò attestano, oltre a memorie storiche, i molti tronchi dissotterrati in varie parti dell’ Appennino e ì numerosi pinocchi che. incontransi nelle marne dei colli di Montezago, Diolo, Castell'Arquato, Bacedasco e in molte altre località.

Ma se quelle maestose selve dell’ Appennino sono scomparse per opera specialmente dell’ uomo, incon- transi ancora frequentemente nel Subappennino ampie boscaglie di faggi, cerri, di roveri, di querce e mol- tissimi castagneti. Di questi ultimi però dispiace di trovarne un numero assai grande di selvatici, indizio non dubbio dell’ignavia ed ignoranza de’ nostri mon+ tanari i quali hanno poca cura di una pianta co- tanto benefica.

Abbondantissime poi sono in tutta la medesima zona montuosa le specie e le varietà di piante ricercate nelle farmacie ed utilmente applicabili alle arti ed al- la domestica economia. Che se dalla parte montuosa

discendiamo nell’ ubertoso piano, ecco che noi ci tro-

viamo innanzi grande e svariata ricchezza di produ- zioni vegetali, vuoi indigene, vuoi coltivate, che sareb-

be troppo lunga cosa il voler solamente accennare in

questo luogo alle più importanti.

Ed ora il lettore avrà pienamente compreso lo scopo del presente libro; scopo destinato a far conoscere, apprezzare e rendere popolari le meraviglie di una

pr

{ tanta e lesgiadra parte della creazione ; di quella che ha così grande importanza nella nostra alimen- tazione, nel nostro vestito, nella nostra salute, nei no- stri piaceri e dolori.

Noto essendo lo scopo del mio libro, mi permetta che accenni ancora all’origine di esso, origine che ri- monta all’epoca dell’Esposizione Provinciale Piacentina avvenuta nell’Agosto del 1874 e che tutti noi con vera compiacenza ricordiamo.

Figurando anch’io tra gli espositori per aver man- dato da Viadana, ove mi trovava, due quadri conte- nenti dei saggi di Entomologia e Malacologia Piacen- tina, aveva, a norma dello Statuto, libero l’accesso in tutte le ore nel vasto locale della Dogana (1), ove e- rasi aperta l’Esposizione. Per la natura delle mie oc—- cupazioni e de’ miei studi, soleva trattenermi a pre- ferenza colà ove figuravano le mostre di Agricoltura » Orticoltura ed Apicoltura, mostre che, ad onta di giu- dizi contrari, soddisfacevano abbastanza per la copia e varietà dei prodotti e per la loro qualità. Trovan- domi pertanto un giorno con parecchi intelligenti a- gricoltori e con alcuni membri della Società Apistica Piacentina (2), cadde il discorso sulla necessità della compilazione di un catalogo ordinato e ragionato del le piante su cui le api fanno bottino, il quale fosse di guida agli apicoltori nella scelta e coltura dei vegetali

(1) Detto anche Palazzo di Madama, perchè nel 1658 fecelo edifi- care Margherita de’ Medici, madre del Duca Ranucio II. ( But. Nuov. G. di Piac. Tip. Taghaf. 1842).

(2) Morta nell’anno appresso per quelle stesse cause che spensero l'antica Progressista, la Società dei buoni amici, la Cooperativa ed altre sorte in Piacenza nel volgere di pochi anni. Auguro di cuore miglior fortuna all’attuale Progressista, alla Costituzionale ed alla Società de- gli Insegnanti.

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a) più opportuni al loro scopo. Uno dei presenti, sapen- do come io mi occupassi da qualche tempo delle «pro-

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duzioni naturali della Provincia, mi invitò con calorose

parole a compilare una Flora Apistica. Questa, oltre ai nomi scientifici ed italiani, ai caratteri delle fami- glie ed alla descrizione delle specie, avrebbe dovuto contenere ancora i nomi del dialetto piacentino, il che l’avrebbe resa assai accetta e popolare. La cosa parendomi bella ed utile accolsi la proposta e posi tosto all’opera. Nell'anno appresso la domandata Flora era pressochè al suo termine, quando venni in cogni- zione che lo stesso argomento era già stato in parte trattato dall’ottimo giornale l’ Apicoltore, e potei sapere ancora che un distinto botanico aveva in animo di occuparsi di una Flora Apistica che potesse servire per tutte le regioni dell’Italia Settentrionale. Posì al- lora in un canto l umile mio lavoro e per qualche tempo non ne feci altro. Ma scontratomi di nuovo con

coloro che m’avevano consigliato di farlo, vollero ve-

derlo, e trovatolo di loro aggradimento mi eccitarono a pubblicarlo. Udite le mie obbiezioni, mi invitarono unanimi ad intraprendere opera più vasta, cioè la compilazione della Flora della Provincia colle stesse norme e basi dell’altra. Accettai per la seconda volta; ed ecco come la Flora Apistica cambiò nella Flora Piacentina che ora presento al pubblico, fidente che possa soddisfare ad un desiderio e riempire almeno in parte una lacuna lamentata da molti .Poichè nulla havvì infatti, almeno ch’io mi sappia, di consimili lavori sulla nostra Provincia, salvo un’ operetta del secolo XVI del medico piacentino Antonio Anguissola che porta per titolo Compendium Simplicium ecc. (1) nella quale (1) Placentiae, Ex Typis Jo: Bazachij 1587.

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9

trovansi descritte le più comuni piante d’uso medico,

che vegetano nel nostro territorio, coi nomi italiani e quelli del dialetto; ma è poca cosa e di un’ epoca tanto lontana che non ha più alcun valore.

Un’opera che avrebbe potuto colmare la lacuna la- mentata, sarebbe la Flora dei contorni di Parma del professore Passerini (1); ed infatti da alcuni mi fil detto, se essa non potesse bastare anche per la nostra Pro-

vincia. Ma quell’opera, quantunque pregevolissima, è

“innanzi tutto incompleta, non contenendo essa che

l’enumerazione delle piante vascolari e perciò difettan- do di tutta la parte crittogamica. Oltre a ciò non ha che i nomi latini e i soli caratteri botanici delle pian— te, senza neppure un cenno di tutto quanto l’avrebbe resa popolare, cioè descrizione , stazioni delle diverse specie, applicazioni più importanti, etimologie dei ge- neri, nomi italiani unitamente a quelli del dialetto, cose

tutte che ho procurato di non ommettere in questa

mia che ora viene alla luce.

Ed ora che il lettore è informato dello scopo e del- l’origine del mio libro, se questo gli riuscirà in qual- che modo utile, se gli potrà tornare un gradito com- pagno nelle escursioni campestri, avrò conseguito ii

miglior premio alle mie fatiche.

(2) Parma, Tipog. Carmignani 1852.

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NOZIONI ELEMENTARI DI BOTANICA. ‘’

$ Della Botanica e delle sue divisioni.

(ihiamasi Botanica (2) o Fitologia (3) la Scienza delle piante, cioè il complesso di tutte le cognizioni che alle piante riferiscono.

| La Botanica distinguesi in pura ed applicati. La prima occupasi della cognizione delle piante in gene- rale, ne esamina i caratteri, ne osserva le differenze e ne fa la classificazione. Perciò naturalmente dividesi in quattro parti principali, dette: 0rgarografia, Fisio- logia, Fitografia e Tassonomia.

L’ Organografia (4) fa conoscere la forma, la strut- tura, la posizione, ì rapporti, le trasformazioni o me- tamorfosi dei diversi organi delle piante. Comprende quindi, |’ Anatomia vegetile, ( microscopica (5) e ma- croscopica (6) ), la Morfologia (7), la Tassologia (8) e la Glossologia (9).

(1) Ho creduto opportuno di premettere alla Flora queste ele- mentari nozioni di Botanica per coloro specialmente che non hanno pratica con questa scienza.

(2) Dal greco botane (erba).

13) Dal gr. fyton ( pianta) e /dgos (discorso ).

) Dal gr. òrganon (organo ) e grafè (descrizione).

(5) Dal gr. mikros (piccolo) e skopéo (vedere). ) Dal gr. makros (grande, lungo) e skopéo (vedere). (7) Dal gr. morfé (forma) e /ògos (discorso). ) Dal. gr. tazis (disposizione), e logos (discorso, trattato). (9) Dal gr. glòssa (lingua) e logos ( discorso, trattato). Trattato sul linguaggio botanico.

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) 12 | RE È > La Fisiologia (1) studia le funzioni dei vari org pani dei vegetali, cioè, espone il meccanismo delle. azioni |

5) diverse, delle quali componesi la vita dei medesimi. È K La Fitografia (2) tratta specialmente della deetri=. CD

zione delle piante, della loro distribuzione in pio si

À generi, specie ecc... Essa insegna le norme per trac- ciare i caratteri dei vegetali dietro la struttura dei cs loro differenti organi. He + La Tussonomia (3) tratta del'a coordinazione me- ; todica o classificazione delle piante. È a questa Fei ca

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della Botarica pura che si rapporta lo studio dei me- bi todi e dei sistemi impiegati per classificare tutti glic. esseri che compongono il regno vegetale.

Alla Botanica pura appartiene anche la Giigrafit* botanica, scienza affatto moderna, la quale indaga ] distribuzione delle specie alla superficie del globo ele leggi che la governano (4). 9 "5

La Botanica applicata occupasi delle applicazioni | È dei vegetali. Ad essa appartengono la Botanica Te-. ig la Econoinica, la Medica, la Farmaceutica » la Forestale, V Agricola, V Apistica ed altre.

20

II. Vegetali e loro organi sempe

od elementari. È. FS

Le piante 0 vegetali sono esseri organizzati e vi- » SEE & (1) Dal gr. fysis (natura) e /ògos (discorso). Scienza delle funzioni degli organi negli esseri viventi. “63 (I Sa (2) Dal gr. fytòn (pianta) e grafè (descrizione). i salle (3) Dal gr. tàsso (metto in ordine) e nòmos (legge). dt È (4) Aggiungasi ancora la Botanica fossile o meglio Paleontolo ni vegetale (da paleos, antico, e /ògos discorso ) che tratta delle ante fcssili, cioè di quelle piante, ora per la maggior parte scom| cui residui ed impronte si trovano nelle viscere della terra. r;

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venti privi di sensibilità e di volontario moviment (1).

Le loro funzioni si riducono quindi esclusivamente a

quelle della vita vegetativa cioè alla nutrizione ed

alla riproduzione. La materia organica vegetale è formata essen—

zialmente dalle moltiformi combinazioni che l’ ossige- no, l'idrogeno, il carbonio e l’ azoto ponno fra di loro incontrare.

A questi elementi si aggiungono lo solfo, il fosfo- ro, la silice, ed alcuni sali inorganici.

Detta materia componesi poi di un aggregato di parti minime aventi forme definite ma distinguibili soltanto coll’ aiuto di mezzi ottici potentissimi ed alle quali dassi il nome di Organi elementari. Essi ridu- consi a tre forme: le cellule 0d otricelli, le fibre ed 1 vasi. Le due ultime forme non essendo che modifi— cazioni della cellula, si può dire che quest’ ultima è l’ elemento organico constitutivo, essenziale del regno vegetale. Infatti non trovansi piante esclusivamente formate di fibre e di vasi, mentre un gran numero di esse sono composte unicamente di cellule e parecchie anzi constano di una sola cellula. Tali sono quei gra-

(1) Questa definizione, che per certo accenna ai più essenziali ca-

ratteri dei vegetali, non può però dirsi in ogni caso esattissima, Ciò

dipende dallo scomparire quasi totalmente negli esseri infimi della serie Zoologica ( Polipi, Infusori ecc.) i caratteri della locomobilità e della sensibilità, mentre invece questi si manifestano (almeno nel

“grado che vengono palesati nei predetti animali), da alcuni vegetali

o dalle loro parti, come una certa locomobilità dalle Orchidee, Val- lisneria ecc., dalle spore di alcune Alghe e da certi corpicelli che

esistono negli anteridii delle Chare; lo che induce un’ estrema dif-

ficoltà nel segnare la linea divisoria tra gli ultimi componenti i due regni, vegetale ed animale. ( Vedi più avanti il paragrafo XIII di

queste nozioni di Botanica e nella Flora ciò che riguarda Ja famiglia

delle Caracee ).

1% nuli organizzati (1) che colorano talvolta in rosso la neve delle montagne e quegli altri, abitatori delle ac- que, che danno al golfo Arabico o mar Rosso quella sua colorazione caratteristica (2). Dalla riunione di questi elementi organici. sono formati tutti i tessuti delle piante.

8 III. Cellule, Fibre e Vasi.

Le Cellule formano delle specie di sacchi, di forme: e di dimensioni variabili, ma sempre troppo piccoli per essere scorti ad occhio: nudo. La loro riunione costituisce un tessuto particolare al quale: fu dato il nome di fes- suto cellulare 04 otricellare, e qualche volta quello di parenchima. (3).

Quando: le cellule non sono serrate le: une contro. le altre, hanno una. forma sensibilmente sferica, forma che sembra. esser loro. naturale. In questo caso lascia- no tra i loro punti di contatto degli intervalli che di- consi meati intercellulari. Quando al contrario sono strette le une contro le altre; perdono la loro figura. rotondata ed ovale ed assumono l’aspetto di cubi, di prismi ecc. cioè prendono una forma più o meno po- liedrica.

Ogni cellula è formata da una membrana esterna, sottile, chiusa per ogni parte e da altre interne con

(1) Protococcas nivalis Brow. (‘al gr. prò:os,. primo e kòkkos, grano). Pianta crittogamica composta di sole ‘cellule globulose: quasi libere.

(2) L’Haematococcus (dal gr. éinatos, sangue e koòkkos, grano) è |’ alga: granulosa,, microscopica che colora in rosso alcune delle plaghe della parte meridionale: del golfo Arabico.

(3) Dal gr. parà (da, oltre) ed enchyma (infusione, abbondanza di: umore). Il tessuto cellulare forma la base delle parti molli, ricche di umori, delle piante.

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centriche, ripiena di un liquido variamente elaborato per opera del quale cresce e si perfeziona e riesce capace pur anche di moltiplicarsi. Gli strati interni

presentano talvolta delle soluzioni di continuità, so-

vente di una regolarità straordinaria. A questa causa, si attribuisce il vedere le cellule segnate o da linee spirali o da una serie di punti o di righe ecc., onde si hanno le così dette cellule spirali, punteggiate, ri- gate, reticolate ecc. Le cellule, nel fiore, racchiudono delle materie coloranti, e nello stesso tempo degli olj essenziali, incessantemente rinnovellati a misura che si evaporano. Questi ol} costituiscono la serie degli svariati e graditi profumi che emanano da quelle gentili produzioni di Flora che formano il culto e l’or- namento più bello del sesso gentile che spesso ad esse confida tanti sentimenti, tanti segreti.

Le Fibre sono cellule più allungate e terminate in punta al due capi.

La loro forma caratteristica quindi è quella di un fuso. Come le cellule presentano anch’ esse delle strie, delle spire, dei punti onde si hanno fibre punteggiate, rigate, reticolate e simili.

Le pareti delle fibre, naturalmente più spesse, s'incrostano internamente d’una sostanza dura, insolu- bile nell’ acqua detta scA/erogena (1). Questa sostanza, Copo un certo tempo, riempie tutta la cavità, ed è così che coll’ andar degli anni le fibre divengono di più in più solide e resistenti. La riunione delle fibre forma Il tessuto fibroso o legnoso, del quale il legno è quasi interamente composto.

I Vasi sono formati da serie o filze di ceilule 0

(1) Dal gr. skleròs (duro) e ghennao (genero, produco).

16 pat di fibre a cavità comunicanti. Le pareti di contatto di esse essendo scomparse, si formarono lunghi canali 0 meati che estendonsi talvolta da un’ estremità all’ al- tra del vegetale. La loro forma è cilindrica o prisma- iica secondo le circostanze, raramente si dividono in rami, si anastomizzano coi vicini, cioè non comu- nicano con questi mediante rami trasversali.

I vasi servono alla circolazione dei fluidi nei ve- cetali e formano il /essuto vascolare. (1)

Gli organi elementari che abbiamo brevemente passati in rivista, come stanno riuniti gli uni agli altri? Varie sono le opinioni su questo argomento. Chi li dice attaccaii immediatamente per coesione, come le mole- cole omogenee in tutti gli altri corpi, chi per adesio— ne, come la stagnuola al vetro degli specchi, le dora- ture alle cornici ecc. adesione contratta nei primordi di loro formazione in grazia della primitiva loro tlui- dità. Secondo Ugo Mohl esisterebbe una materia par- ticolare interposta a questi organi (materia intercel- lulare ) che li unirebbe a guisa di colla 0 di cemento. Il fatto che alcuni reagenti ponno staccare gli uni da- gli altri gli organi elementari, senza intaccarli meno mamente, mentre proverebbe l’esistenza di tale so- stanza intercellulare, ne indicherebbe pure particolare la natura. Secondo le esposte opinioni gli organi sa- rebbero prima isolati e poi riuniti più tardi immedia- tamente o mediatamente.

(1) Trovasi nelle piante un’ altra categorìa di vasi che non sono

mai accidentali, che hanno cioè parete sempre omogenea, e sono di tanto in'anto ora irregolarmente gozzuti, ora soverchiamente ristretti, variamente ramificati ed anastomizzati coi vicini mediante rami tras- versali. Essi traducono il sugo proprio 0 lattice delle piante e furono perciò chiamati vasi proprii o latticiferi.

ì |

104 Non accenneremo per brevità ed altre ipotesi, solo

‘diremo che qualunque sia il mezzo che tenga riuniti

i materiali in discorso, non cessa però di essere sem- pre meraviglioso il piano del loro accozzamento e 1’ e- dificio che ne risulta.

SZV. Organi composti. Organi di vegetazione. La Radice.

Le tre categorie di elementi od organi semplici

che abbiamo brevemente esaminati nel paragrafo pre- cedente, riuniscono e combinano nei vegetali supe- tori (1) in modo da formare le radici, le foglie, i fiori ed i frutti. Queste differenti parti, dette organi com- posti, distinguonsi in organi di Vegetazione ed in or- gani di Riproduzione. 1 primi servono allo sviluppo e conservazione delle piante; i secondi alla propaga zione della specie. «Sono organi della vegetazione la Radice, il Fusto e le Foglie insieme a tutte le loro modificazioni. Sono organi di produzione tutti quelli che vengono com- plessivamente indicati colla espresssione volgare di Fiore. All’ epoca del primo sviluppo la pianta possiede unicamente gli organi della vegetazione ed è da que- sti che prenderemo le mosse incominciando dalla ra- dice.

La radice è quella parte del vegetale che ha una direzione opposta a quella del Zronco. Quando un seme

(1) Chiamansi vegetali superiori o fanerogami tutti quelli che oltre all'essere formati dalle tre specie di tessuti cellulare, fibroso e vasco- lare, presentano ben distinti gli organi di vegetazione e di riprodu- zione.

2

18 viene affidato al suolo, la radice che sviluppasi al mo-

mento della germinazione, segue sempre la direzione della gravità, si affonda sempre più nel terreno, mentre il tronco prende la direzione contraria.

Indipendentemente poi da questa diversità nelle tendenze naturali del tronco e della radice, parecchi dettagli di struttura concorrono a separare nettamente queste due parti essenziali del vegetale.

Ufficio della radice è di tener fermo il vegetale e di succhiare i materiali per la sua nutrizione.

dove termina la radice ed incomincia il fusto, osservasi talvolta uno stringimento che dicesi colletto 0 nodo vitale. Questo stringimento però talvolta manca; tuttavia il punto di congiunzione dei due sistemi cioè, discendente della radice, ed ascendente del caule 0 tronco, riceve sempre questo noms. Il colletto segna la base della radice, l’estremità opposta ne è 1’ apice.

Non portano le radici foglie, gemme rego- larmente disposte e possono essere ramificate o non ramificate. Le ramificazioni sono affatto irregolari e vanno sempre più dividendosi in ramoscelli più sottili, finchè poi terminano in filamenti capillari che diconsi barbe.

Sono queste sempre temporarie rinnovandosi di anno in anno. Ad esse specialmente è affidato l’uffic1o di succhiare i fluidi.

Sulla lunghezza delle ramificazioni, la radice pre- senta talora degli ingrossamenti che diconsi fubercoli radicali e le radici che ne vanno provvedute, chiamansi radici tuberose.

Le radici presentano varie forme, le quali tutte però ponno ridursi a due principali. La semplice cioè (radice a fittone, a pernio) e la composta (radice

È: A x

19 fascicolata, fibrosa). La prima dicesi anche radice per-

| pendicolare e consta di un tronco principale 0 mae-

stro (fittone, pernio, ceppo) generalmente verticale che o porta direttamente le barboline, oppure i rami onde queste nascono. La composta invece è formata o dalle sole barboline riunite a fascio, oppure da vari rami presso a poco uguali partenti tutti da un punto che non è mai un fittone e portanti le barboline. La Cu- rota, la Malva, ecc. e la maggior parte del nostri al- beri hanno radice semplice; il frumento, il grano turco, la cipolla, V aglio, Y hanno composta.

Diconsi poi radici aeree quelle che spuntano an- che nell’ aria a varie altezze sul fusto e sui rami dei

«vegetali, le quali prolungano sino in terra ove si | piantano, ed allora soltanto ingrossano. Ciò avviene

specialmente in parecchie piante delle regioni tropicali.

Moltissime radici sono usate in medicina perchè forniscono sostanze mucilagginose, amare, astringenti, emetiche, purgative, aromatiche. Varie arti ed indu- strie inoltre ne approfittano e segnatamente l’ arte tintoria che ricava da esse sostanze coloranti rosse, gialle, ecc. con tutte le gradazioni corrispondenti. Un gran numero di radici poi sono consumate come ali- menti tanto per l’uomo quanto per gli animali dome-

© stici. Finalmente la conoscenza dell’ organizzazione e

dit Mr ritenta %

delle leggi di accrescimento delle radici torna utilissi- ma all’ agricoltura, e specialmente nella coltivazione degli alberi. |

Oltre alle varie distinzioni organografiche, breve- mente esposte, ponno aggiungersi le seguenti per la maggior intelligenza del linguaggio botanico. Dicesi pertanto la radice :

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RA ML È Pra Pard

20

Per la durata: Annua, bienné, perenne, ecc.

Per la struttura: 7uberosa, bulbifera, filipendola ecc. Per la consistenza: Carnosa, legnosa ecc.

Per la forma: Nodosa, palmata , fusiforme, napi- forme ecc. Per la direzione: Verticale, obliqua, orizzontale.

$ V. Il Tronco 0 Fusto.

Il Tronco 0 Fusto chiamato nel linguaggio tecni- co Caule (1) è quella parte del vegetale che comin- ciando dal colletto della radice segue una direzione diametralmente opposta a quella della radice stessa e porta le foglie e gli organi della riproduzione.

Tutti i vegetali superiori sono muniti di fusto ma esso è talvolta così poco sviluppato in alcune specie che ne furono credute prive e perciò dette acauli ; cioè senza fusto. Il tronco si eleva talvolta perpendi- colarmente, e talora va serpeggiando sopra la terra. L’ estremità inferiore di esso che confina col colletto della radice, dicesi base del fusto, e l'estremità OBpo sta appellasi apice o sommità.

I botanici annoverano quattro specie di fusto, cioè: Il Tronco (Truncus) proprio degli alberi dicotiledoni, che perviene a considerabile altezza e si ramifica spes= se volte nella parte superiore. Il Caudice (Caudex ), fusto alto, cilindrico, di raro ramificato, e portante alla estremità una corona di foglie, spesso gigantesche, e la fruttificazione. È questo proprio delle Palme, e delle

(1) Fu Linneo il primo che denominò coì termine generico di Caule (Caulis) il fusto delle piante.

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21 acotiledoni arboree, come alcune Felci dei tropici. Il 040 (Culmus, forse abbreviato da Calamus), fusto generalmen- te erbaceo , spesso vuoto e diviso di tratto in tratto da tramezze che corrispondono all’ esterno ad altret- tanti nodi, proprio delle piante Graminacee e Cipe- racee. Lo Stelo detto anche più particolarmente Caule (Caulis), fusto di varia grandezza e struttura, proprio delle piante erbacee e degli arboscelli.

La struttura del fusto varia in ciascuna delle tre grandi sezioni dei vegetali, le Dicotiledoni, le Monoco- tiledoni e le Acotiledoni (1). Prenderemo partitamente in esame il fusto delle piante appartenenti a ciascuna sezione, cominciando dalle Dicotiledoni.

Il fusto delle piante Dicotiledoni è ordinariamente conico, cioè più largo alla base che all’ apice, e si divide e suddivide in rami ed in ramoscelli. Esso con- sta di quattro parti: Il Midollo, il Legno, l’ Alburno, la Corteccia.

Il midollo è situato nel centro in una specie di canale o astuccio detto Astuccio midollare, formato di

una zona di vasi spirali che conducono il succo o la

(1) Notiamo fin d'ora che i botanici dividono i vegetali in tre grandi classi o categorie secondo la diversa struttura e disposizione dei loro organi riproduttori. Infatti alcune piante si riproducono per mezzo di semi muniti di certe masse cellulari, dette cotiledoni ed in nu- mero ora di uno, ora di due o più; tali piante ricevono il nome di piante cotiledonee, distinte in monocotiledoni se hanno un cotiledone solo, e dicotiledoni se ne hanno un maggior numero. Altre piante all'incontro si riproducono per mezzo di organi disposti diversamente, ossia mancano di semi e conseguentemente di cotiledoni, per cui si chiamano acotiledoni. Ora questa differenza nella struttura, e nella forma degli apparati riproduttori corrispondono a differenze ugual- pene importanti nell’ organizzazione dei fusti, delle radici e delle oglie.

29

linfa dal basso all’alto. Dal midollo partono dei tubi Ù

raggianti, che vanno cioè dal centro del fusto alla corteccia e che si chiamano raggi midollari. Attorno al canale midollare trovasi il legno circondato alla sua volta dall’ alburno o legno giovine. Intorno all’ Alburno trovasi la parte più esterna del tronco cioè la Cor- teccia, la quale consta del Libro, dello Strato Erba-

ceo, dello Strato Sugheroso e dell’ Epiderinide. Il Libro

è la parte più interna della corteccia consistente in fascetti di fibre e vasi latticiferi i quali formano gene- ralmente vari strati sovrapposti gli uni agli altri a foggia dei fogli di un Hbro.

Lo Strato Erbaceo è formato di sole cellule ripiene di una sostanza di color verde (1) che al giovine tronco la tinta verde che gli è propria. Addossato al- l’inviluppo erbaceo trovasi un altro inviluppo che fu ‘con quello confuso, ma che devesi distinguere a motivo delle cellule diversamente conformate, sempre scolo- rate, e non mai contenenti Clorofilla. Questo fu detto Inviluppo Soveroso il quale spesso resta circoscritto ad un semplice strato di cellule, ma talvolta prende uno

(1) Questa sostanza è la Clorofilla (dal gr. chloròs, verde e fyllon fo-

glia)la quale consta di granellini verdi che variano di mole da 1 fino a_

5 millesimi di millimetro. Questi granellini sono fatti dal principio azotato detto clorofilla, da principî grassi solidi, cristallizzabili, e da una certa quantità di sostanze azotate, albuminoidi. La clorofilla con- tiene ossigeno, idrogeno, azoto, carbonio e ferro. Scomposta chimi- camente, si è trovata contenere due principî coloranti uno giallo e

l’atro turchino, i quali pel loro miscuglio formano il colore verde.

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Fremy diede il nome di fillesantina alla materia gialla solubile nel-

l'etere e di fillocianina alla materia turchina che si scioglie in un:

liquido acido. Le foglie che in autunno ingialliscono non hanno più {traccia di quest’ ultima sostanza. La prima è molto più stabile, ed appare primiera in tutte le gemme delle piante.

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sviluppo enorme come nella Quercus Suber. Fi- nalmente all’ esterno dell’ inviluppo soveroso trovasi | Epidermide che limita la periferia della pianta o del ramo.

Egli è da notarsi che l’epidermide non trovasi che sui giovani fusti e rami, perciocchè coll’ ingrossarsi degli uni e degli altri essa dapprima si distende e poscia si squarcia. Allora uno strato del sottoposto tessuto cellulare si indura e forma una specie di mem- brana che sostituisce Vl Epidermide, e si denomina Periderma (1).

Il caso eguale avviene pel Periderma, sotto del quale se ne forma un nuovo strato che sostituisce il primo, facendo staccare tutti gli strati esterni di cor- teccia, come avviene nel Platano. Il Periderma anche talora si muta ad ogni anno (Lagerstroemia indica ) e mostra alla sua superficie delle picciole lenticelle che sembrano destinate ad eseguire l’ufficio degli stomi (2) della vera epidermide.

Nelle monocotiledoni all’ incontro il fusto talvolta consta di un ammasso di tessuto cellulare in cui sono sparsi i fasci fibro-vascolari, più copiosi verso la peri-

ferla che al centro, come nel grano turco. Altre volte il fusto presenta una zona legnosa periferica, e nel centro è cavo per la scomparsa quasi totale del tes- suto cellulare, come nelle canne; la corteccia d’ ordi— nario è formata dalla sola epidermide; il tronco è quasi cilindrico, raramente e scarsamente ramificato. Le piante acotiledoni mancano frequentemente di

(1) Dal gr. perì (intorno) e dérma (pelle). (2) Dal gr. stoma (bocca). Microscopiche aperture per le quali l’a- ria si introduce nelle piante.

24 vero fusto od hanno un fusto tutto cellulare. Solo le felci ci offrono una specie di tronco avente qualche analogia coi precedenti, giacchè è per la minima parte costituito di tessuto cellulare con fasci fibro-vascolari aggruppati verso la periferia ove formano come un cerchio interrotto.

Lo studio della struttura del fusto, segnatamente delle dicotiledoni, alle quali appartengono tutti gli al- beri dei nostri climi, è di una estrema importanza in agricoltura, fondandosi sopra di esso specialmente la teoria degli innesti, e di tutti gli altri modi di propa- gazione che usansi, oltre della seminagione, special- mente in orticoltura per ottenere e mantenere costanti delle ricercate varietà di piante da fiore e da frutto. Le arti meccaniche si servono dei tronchi di vari al- beri pei diversi lavori, e la distinzione del legno dal- l’ alburno è essenziale nella scelta di parecchi legnami per le svariate costruzioni. Inoltre molti tronchi di alberi impiegansi nell’ arte tintoria, somministrando diverse materie coloranti. L’ arte coriaria impiega al-

cune cortecce nella concia delle pelli. Anche la medi-.

cina adopera dei tronchi e delle cortecce, siccome a- mari, astringenti, aromatici, purgativi. Possono aggiungersi le seguenti distinzioni orga- nografiche. Per la consistenza il fusto dicesi: erbaceo, legnoso.

Per la forma: conico, cilindrico, ancipite , angolosa ,

articolato.

Per la composizione : semplice, ramoso.

Per la direzione : diritto, obbliguo, ascendente, pro- strato, serpeggiante, flessuoso, scandente 0 rampicante.

Pegli organi che sostiene: foglioso , afillo , spinoso ,

eculeato,

25 . Per la superficie: liscio, glabro, punteggiato, verru- coso, aspro, solcato. Per l' indumento: pudescente, peloso, villoso, lanato, sericeo, tomentoso, ispido, squamoso, ramentaceo.

S VI. Le Foglie.

Le foglie sono quegli organi appendicolari delle piante, aventi forma di Iamine od espansioni per lo più membranose, generalmente di color verde, che na- scono sul fusto e sui rami.

Esse prendono il nome dal luogo in cui si trovano e diconsi: foglie prònordiali, foglie radicali, foglie ra- meali, foglie florali, o bratteali. Le foglie si compon- gono di tre sorta di tessuti: 1.° l'epidermide, provvi- sto di stomi più numerosi sulla faccia inferiore che non sulla superiore, manca nelle foglie che vivono sommerse, ricopre la superficie delle foglie; 2.° lo scheletro o trama fatta di nervature che si continuano col picciuolo di cui sono le suddivisioni: sono paral- lele, non ramificate nella maggior parte delle monoco— tiledoni, ramificate e anastomosate nelle dicotiledoni, ramificate con forme speciali nelle crittogame vasco- lari; nelle piante cotiledonate si veggono nervature verso la faccia superiore, clostri (1) sotto, poi latticiferi

e clostri verso la faccia inferiore; le trachee mancano in

alcune orchidee parassite, e sono sostituite da vene

| scalariformi nelle felci; 3.° di un parenchima fatto di

tessuto otricolare con meati che fanno capo agli sto- mati, e che riempie gli intervalli delle nervature: e- siste solo nelle piante cellulari.

. La clorofilla, che riempie queste cellule nelle foglie

(1) Clostro, fu detto in Botanica di cellule fusiformi che entrano nella composizione del legno e degli strati corticali.

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26 esa digiti verdi, è sostituita da altri liquidi nelle foglie varia= mente colorite. Una foglia intera offre il picciuolo e il lembo (caso più comune), talora un lembo senza picciuolo (nelle foglie sessili), talora pure un picciuolo fogliaceo senza lembo, o una semplice fogliolina di una foglia composta, o anche infine uno stelo. appiattito e in forma di foglia, come quella di certi cactus. Le fo- glie sono sovente provvedute di piccole espansioni fogliacee attaccate da ambo i lati alla base del pic- ciuolo, dette sfipole. Una foglia è semplice, quando non ha che un lembo con un picciuolo (pioppo); composta, quando ha parecchi lembi (fogliole ), inseriti sopra picciuoli (cicuta); pennata, se le foglioline sono dispo+ ste come le barbe di una penna (acacia); digitata, se si dividono in raggi sulla cima di un picciuolo comu- ne (castagno d’ India ); pelata, se è disposta come uno scudo sul picciuolo (cappuccina). Secondo la loro forma. le foglie si dividono in rotonde, ovali, cordate, palmate, lanceolate, sagittate, astate, lineari, spatulate, e simili. Riguardo poi alla loro posizione sul fusto, dicono ra- dicali, inguainanti, opposte, alterne, verticillate, ecc. Le foglie appartengono, come si è detto, agli organi della nu- trizione, e concorrono colle radici al mantenimanto del- la pianta. Di giorno tutte le parti verdi, specialmente le. foglie, assorbono il gas acido carbonico sparso nel-. l'atmosfera, e sotto l’azione della luce lo scompongono, trattengono il carbonio che si fissa sul parenchima vegetale e restituiscono l’ ossigeno all’ atmosfera. Per uso della medicina si raccolgono moltissime foglie di «piante. Se si usano solo le foglie, allora si raccolgono. quando la pianta è giovane, ma se partecipano coi fiori il principio aromatico, di cui ha bisogno, è me- glio aspettare che la pianta sia prossima alla fioritu=

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| ra. Le foglie debbono essere colte in un tempo asciutto, due o tre ore dopo il levar del sole, e seccate subito con cura. Le foglie delle erbe e delle piante sono cibo principale del bestiame.

La chimica trae grande partito dei principî con- tenuti nelle foglie delle piante, e li volge all’uso della medicina, della tintorla e dell’ economia domestica.

$S VII. Organi secondari ossia appendici degli organi di vegetazione.

Gli organi di vegetazione od organi nutritivi dei | vegetali presentano talvolta altre parti, le quali im- porta conoscere.

Queste sono: i dulbi, specie di grosse gemme che si formano sul fusto delle piante monocotiledoni, spe- cialmente quando esso sia in parte sotterrato, come nell’ aglio e nella cipolla; le griandole 0 glandole , or- gani cellulari contenenti liquidi particolari prodotti nell’ interno di esse; 1 peli glandolari, che sono pro- lungamenti dell’epidermide portanti al loro apice delle piccole ghiandole; i vilicci 0 cirri, rami modificati in filamenti flessibili e ravvolti attorno ai corpi circo- stanti; li vediamo nella vite; i rami fasciati od appia- | nati, rami schiacciati e piani a modo quasi di grosse oglie; ne abbiamo un esempio in parecchie delle così dette piante grasse; le spine, che spesso sono rami trasformati in filamenti di varia forma, corti, duri, rigidi ed acuti, come nella robinìia; i pungiglioni 04 aculei, d’° ordinario analoghi alle spine nella forma, ma | sparsi disordinatamente sui fusti, suu rami o sulle fo- . glie, debolmente aderenti alla corteccia da cui si di-

staceano facilmente e formati da tessuto cellulare od €@pidermoideo. Sono a tutti noti i pungiglioni delle

28 rose. Queste diverse parti del vegetabile cooperano talvolta indirettamente alle funzioni nutritive, serven— do, alcune di esse almeno, ad eliminare dal vegetabile certi principi eterogenei, od a preparare certe s0- stanze particolari.

$ VIII. Nutrizione delle piante. Assorbimento.

Le piante prendono il loro alimento dal suolo e dall’ aria. Questa funzione, detta nutrizione, è molto complessa, e comprende le operazioni seguenti:

1.° L’ assorbimento o introduzione dei principî nu- tritivi nella pianta.

2.° La circolazione dei succhi nutritivi attraverso il corpo del vegetale.

3.° La respirazione, ossia l’ assorbimento e ) elimi- nazione di alcuni principî gasosi.

4.° La secrezione, e l’ escrezione di parecchie SO= stanze utili o di superflue.

5.° L’ assimilazione delle sostanze nutritive.

Le piante essendo prive della locomobilità, deg+ giono necessariamente, come s’è detto, prendere i loro alimenti dal suolo in cui si trovano e dell’ ambiente che le circonda e per le piante parassite dai corpi or- ganici su cui vivono. Se non che tali principî nutritivi, affinchè possano penetrare nell’ organismo vegetale, deggiono trovarsi allo stato gasoso o liquido.

Il terreno principalmente fornisce alle piante gli alimenti liquidi, costituiti da sostanze inorganiche sciolte nell’ acqua e delle quali il terreno ha per- ciò continuo bisogno. Tali sostanze penetrano nel ve- getale attraverso le pareti delle cellule che forma- no l’estremità delle più sottili radichette (barde ).

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Le quali però non assorbono indistintamente, tutte le diverse sostanze con cui vengono a contatto, ma quelle soltante che specialmente occorrono ai singoli vegetabili. L’assorbimento dei liquidi nutritizii avviene per mezzo d’endosmosi (1), per la quale i liquidi me- no densi, che sono nel terreno, penetrano attraverso al pori della membrana cellulare, si mescolano coi liquidi più densi che sono nelle cellule o scorrono così per effetto della diversa intensità dall’una all’altra cellula, finchè penetrano nei vasi.

Le sostanze minerali che i vegetabili assorbono dal terreno variano secondo le diverse specie di es- sì, per cui può dire che ciascuna specie di pian- te si nutre di certe sostanze ed in determinate pro- porzioni. Quindi alcuni vegetabili, come i legumi, crescono assai bene nel gesso: altri come i cereali, abbisognano di silicati di potassa e di altri sali alca- lino-terrosì; le piante marine hanno d’uopo di cloruro di sodio e così di seguito. I vegetabili trovano questi principii nutritivi nel terreno vegetale, ove abbondano di preferenza nel così detto ferriccio od humus, che è il prodotto della scomposizione dei vegetabili, e che serve principalmente a render fertile un terreno. Quan- tunque nel terreno vegetale mediante la continua de- composizione e combînazione degli elementi che lo formano, si generino sempre nuove quantità di prin- cipii nutritizii, pure a poco a poco i vegetabili ne spo- gliano il terreno stesso e lo depauperano per cui dopo un certo periodo di tempo esso perde assai dalla pri- mitiva sua feracità.

(1) Dal gr. éndon ( entro) e osmòs (impulsione ). Corrente che si forma da un liquido verso un altro liquido più denso, da cui lo di- vide una parete a pori capillari.

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Noi possiamo migliorare le condizioni del terreno vegetale in tre modi: 4) cogli ammendamenti , ossia aggiungendo al terreno quei materiali di cui manca na- turalmente; 8) coi concimi, cioè introducendo nel ter- reno certe sostanze che, o venendo direttamente as- sorbite oppure decomponendosi, servono alla nutrizione delle piante ; c) cogli avvicendamenti agrarit 0 rota- zione agraria, quando alternativamente si cambiano i vegetabili da coltivarsi in un terreno, di guisa che quelli che si coltivano in un anno piglino dal suolo sostanze diverse da quelle necessarie per le piante dell’anno antecedente; d) col soverscio, che consiste nel coltivare certi vegetabili, poi, raggiunto che abbiano un determinato sviluppo, seppellirli nel terreno stesso al quale restituiscono 1 principit che ne assorbirono, dopo averli convenientemente elaborati (1).

SIX. Circolazione der succhi nutritivi attraverso < corpo del vegetale.

Il liquido assorbito dalle radici, che tiene disciolti

i materiali nutritivi alle piante, e che deve circolare per tutto l'organismo allo scopo di distribuirvi il nu- trimento e la vita, chiamasi linfa (2). Questo liquido delle piante corrisponde per il suo ufficio in esse al sangue degli animali. È un liquido scolorato, formato in gran parte di acqua e dotato di tre movimenti nell’ interno delle piante, cioè di un moto ascendente , di un moto laterale e di un moto discendente.

La linfa ascendente dalle parti più basse monta alle più elevate della pianta, attraverso i vari tessuti

(1) Regazzoni. Elem. di Se. Nat. Como 1877.

(2) Dal lat. linfa, affine al gr. lemfos (muco umore).

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9 del fusto e per i loro meati. Il pianto della Vite, che ha luogo in primavera, dimostra chiaramente l’ascen- sione della linfa, la quale è quel liquido appunto che scola dal tronco o dai rami di fresco potati. La linfa ascende a preferenza entro a quei vasi spirali che for- mano l’ astuecio snidollare, situato immediatamiente a ridosso del midollo. Questo moto ascendente della linfa è molto celere e per esso il liquido nutritizio sale fino alle parti più elevate delle piante e penetra nelle’ fo- glie. La linfa consta dapprima di un liquido poco denso, ma a misura che ascende, si condensa sempre più per i diversi principii organici che incontra nel vegetale , e che scioglie, ed anche perchè perde dell’ acqua che evapora. La %nfa discendente ha un movimento inverso che avviene fra la corteccia ed il corpo legnoso, ed è | assai più densa, giacchè per la evaporazione più attiva perdette una considerevole quantità di acqua. Altri chiamano la linfa discendente, linfa elaborata 0 cambio. La linfa dotata di movimento laterale è quella che | passa, per mezzo dei raggi midollari, dalle parti cen- trali del vegetale alle periferiche, ed alcuni le attri- buiscono la più alta importanza nelle funzioni nutritive. In un gran numero di piante, per non dire in tutte, oltre alla linfa, si ha ancora un altro liquido che chiamasi /altice dal suo colore bianchiccio, oppure sugo proprio, il quale circola in vasi appositi, detti rasi latticiferi. Questi vasi occupano parti determinate del | vegetale, come ad esempio il libro della corteccia.

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L'ufficio di questo liquido non è ancora ben conosciu- È to, e i Botanici dissentono sulla sua provenienza, sula «sua natura e sul suo ufficio.

«Il lattice è quasi sempre colorato, ora in bianco ,

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32 ora iu giallognolo, ed è abbondante in certe specie, le quali tagliate o rotte, lo lasciano scolare in certa. quantità. A La circolazione del /attice è irregolare. Certe cor- renti ascendono, certe discendono, e certe corrono la- teralmente. Il movimento per altro complessivo di esso è discendente. Al moto del lattice il nome di ciclosi (1).

S X. Respirazione delle piante.

Le piante respirano. Quest’ atto vitale dell’ orga- rismo vegetale consiste nel ricambio che esso fa col . l’aria atmosferica, di certi principii inutili per esso con altri, che sono necessarii alla sua vita.

L'esistenza di questa funzione delle piante si di- mostra con esperimenti semplici. Per essa i vegetali assorbono dall’ aria quelle sostanze gasose di cui ab- bisognano per la loro nutrizione.

La respirazione ha luogo di preferenza in tutte le parti verdi delle piante, ma singolarmente per c- pera delle foglie che sono i veri organi respiratori dei vegetali e che per questo ufficio vennero paragonate ai polmoni degli animali.

Il passaggio delle sostanze gasose sl ritiene che avvenga attraverso a quegli stomi tanto abbondanti nell’ epidermide delle foglie. Il risultato della respira- zione varia secondo le diverse parti dei vegetabili, e secondo che la funzione sia o meno influenzata dalla luce. Infatti le foglie e le altre parti verdi di giorno assorbono acido carbonico ed emanano ossigeno; di notte.

(1) Dal gr. Kik/òs (circolo).

33 invece emettono acido carbonico e prendono dall’ aria l'ossigeno, la qual cosa accade anche in certe parti non verdi dei vegetabili che pur respirano, come nelle radici e nei fiori. Si usa quindi di distinguere la re—-

spirazione delle piante in diurna e notturna e luna che l’altra si giudica essenzialmente necessaria alla vita del vegetabile.

Le sostanze gasose che l’aria cede al vegetabile si mescolano colla linfa, dalla quale pure emanano le altre che il vegetabile emette. Così I acido carbonico e l’os- sigeno assorbiti dal vegetabile vengono a contatto coi principii nutritivi contenuti nella linfa e concorrono ad accrescerne la importanza nella funzione di nutrizione.

Nello stesso tempo dagli organi respiratori si com- pie l’ evaporazione d’una notevole quantità di acqua, di cui due terze parti circa vengono regolarmente e- liminate, anche per mezzo d’ una insensibile esalazione che fa da tutta la superficie della pianta.

$S XI. Secrezioni ed escrezioni delle piante.

Per Secrezione delle piante si intende il prepara- re che esse fanno nel loro interno coi materiali rice- vuti dall’ esterno, in virtù particolarmente delle forze Vitali, certe sostanze, delle quali le une sono necessa- rie alla formazione dei tessuti, ed alla composizione dei materiali, che essi contengono, per lo incremento e pel sostentamento dell’ individuo, e vengono perciò conservate nella pianta; le altre sono inutili all’econo- mia vegetale, o per loro natura, o perchè prese in troppa quantità, e come tali sono espulse fuori.

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34

Per la qual cosa il corpo della pianta, come quello degli animali, puossi paragonare al laboratorio di un chimico in piena e continua attività, nel quale i ma- teriali nutritivi arrivati dal di fuori sono elaborati convenientemente, assoggettati a composizioni, ed a scomposizioni, e sono separati in quelli utili, ed in quelli inutili.

Molte sono le sostanze utili che si preparano dalle piante : fra queste le principali sono le seguenti:

La cellulosa, o sostanza che forma le pareti degli organi elementari; la fecola od amido, che trovasi particolarmente nel seme di molte piante; diverse qua- lità di zuccheri, che si possono estrarre da varie parti della pianta, come dal caule, dalla radice ecc.; la ligne na, vale a dire la sostanza che costituisce la base del tessuto legnoso ; diverse gomme; varie resine; varii olii essenziali, volatili, 0 fissi.

Tra le sostanze elaborate dalla pianta, che ne vengono espulse, occorre di fare una triplice distin- zione.

Primieramente si hanno quelle sostanze, che si stendono alla superficie esterna di varie parti delle piante, come sarebbe, ad esempio, la polvere che rico- pre le Susine, 1’ Uva, detta volgarmente fiore, e che non sono inutili, hanno anzi qualche uffizio particolare, come sarebbe quello di proteggere dall’ umidità le parti che ricoprono.

In secondo luogo si contano quei materiali che sono versati al di fuori, non già perchè siano inutili per stessi all’ organismo, bensì perchè trovansi in esso in quantità maggiore di quella che si richiede; tali sono le gomme, le resine ecc.

35 Finalmente si hanno quelle sostanze, che sono e- spulse dalla pianta, perchè realmente improprie per stesse alla nutrizione dell’ individuo. Questo riversare, che fa la pianta all’ esterno co- tali materiali, chiamasi propriamente escrezione.

$ XII. Assimilazione delle sostanze nutritive.

L’ Assimilazione è quell’atto vitale che trasforma ì materiali nutritivi nella sostanza stessa della pianta.

Per opera di essa si formano di continuo nuove porzioni di materia vegetale che aumenta la già esi- stente, e surroga quella che mano mano va consu- mando nell’esercizio della vita. Infatti le piante cre- scono d’ anno in anno in due direzioni, cioè in altezza ed in diametro. I rami ed il tronco progressivamente allungano e il loro diametro aumenta per la for- mazione di nuovi strati che si aggiungono ai primi.

Questi nuovi strati si formano fra il corpo legno- so e la corteccia per l’organizzarsi che fa il cambio 0 linfa discendente. Le foglie, le gemme (1), i fiori, i frutti, i semi, son tutte parti che si formano nel ve-

(1) In Botanica chiamansi gemme quei corpi di forma rotondata od ovoide che spontano da diverse parti delle piante e che durante l’in- verno racchiudono il germe delle nuove foglie, o del fiore o del ra- mo in cui si devono svolgere. Le gemme portano diversi nomi se- condo le loro età differenti. Quando appaiono diconsi occhi, poi boc- ciuoli, poi gemme propriamente dette, e, quando hanno terminato il periodo di riposo, diconsi germogli. Colla osservazione delle gemme si può sapere prima se il ramo produrrà fiori o frutti o solo foglie , . distinzione molto importante nella potatura degli alberì fruttiferi. Le gemme fruttifere sono grosse, rigonfie, ovoidi, più o meno ottuse, mentre le gemme foglifere sono strette ed aguzze.

36 getabile per l’ opera dell’ assimilazione, la quale forni-

sce la materia onde esse compongono. e prepara i.

diversi tessuti che le costituiscono. Ciascun organo infatti mediante l'assimilazione piglia dalla linfa ì prin cipii nutritivi che gli occorrono, e questi poi nell’ in- terno dell’ organo stesso si combinano per guisa da formare le varie sostanze che lo compongono.

L’ assimilazione, il cui ultimo risultato consiste nel fornire alle varie parti del vegetabile tutte le sostanze occorrenti sia a costituirle come a compiere i diversi atti vitali a ciascuna affidati, si compie in tutti gli organi ma con attività differente e per lo più in rap- porto colla diversa energia vitale dei medesimi, e colle condizioni generali e speciali in cui il vegetabile si trova. Così nel giovane vegetale l'assimilazione è più attiva, come lo è del pari nell’ epoca della fioritura o quando sulla pianta si formano le nuove foglie ed i

nuovi rami. $ XIII. Il fiore, ossia degli organi di riproduzione.

Le delizie dell'amore non sono escluse dai vegetali.

P. Lioy.

Il fiore è quella parte dei vegetabili superiori 0 fanerogami (1) che comprende gli organi generatori. Gli antichi colpiti unicamente dalla loro bellezza, chiamavano i fiori sorriso ed ornamento di Flora (Pli- nio ) (2) e scorgevano in essi soltanto un dono geniale (1) Dal gr. faneròs (palese) e gamòs (unione sessuale). Epiteto dato da Linneo alle piante fornite di organi sessuali apparenti e che si riproducono per via della fecondazione degli ovoli. (2) Plinio detto il vecchio o il naturalista, nacque a Como secondo alcuni, a Verona secondo altri, durante il regno di Tiberio, nell’anno 23 dell'era volgare. Morì sotio il regno di Tito nell’anno 79. Ci lasciò

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mediante il quale gli Dei avevano abbellita la creazione terrestre. Erano ben lungi dal sospettare che dentro a quei mirabili e profumati invogli che formano le va- riopinte corolle, trovassero gli organi riproduttori

del vegetale.

L’ esistenza dei sessi nelle piante fu perciò dal- l’ antichità indubbiamente ignorata; e sebbene i Babi- lonesi, al dire di Erodoto (1), sapessero spandere il polline dei datteri maschi sui datteri che portano fiori femminei allo scopo di renderli fecondi, non si rileva che possedessero cognizioni intorno alla sessualità delle

piante. , Il celebre Cesalpino (2), naturalista italiano del secolo XVI.°, fu il primo che scrisse qualche cosa di esatto su questo argomento nella sua opera De plantis stampata a Firenze nel 1589. Tuttavia non fu che nel

una Storia Naturale in 37 libri, immensa compilazione, sunto di un numero stragrande di opere, la quale abbraccia l’astronomìa, la fi- sica, l'agricoltura, la medicina, le arti e la Storia Naturale propria- mente detta. Plinio morì vittima del suo amore per la scienza an- dando ad osservare troppo da vicino la grande eruzione del Vesuvio che seppelì Ercolano e Pompei.

(1) Erodoto, celebre storico greco, nacque in Alicarnasso nell’anno 484 av. G. C. e morì, come credesi, a Turio in Italia. Le lunghe di- gressioni su vari popoli da lui visitati, guidano alla cognizione di © fatti importantissimi nella Storia antica, ed a buona ragione gli ven- ne dato il nome di Padre della Storia.

(2) Cesalpino Andrea, nato in Arezzo nel 1519, fu medico e filn- sofo distinto, Primo scoprì la circolazione del sangue. Egli diede inoltre il primo metodo di Botanica, fondato sui caratteri tratti dalla considerazione della forma del fiore e del frutto e del numero dei grani; il che gli presentò affinità ed approssimanze naturali. Morì in Roma nel 1604. Il suo erbario si conserva in Firenze dagli eredi del Senatore Pandolfini; è ricco di 768 specie di piante incollate su, 226, fogli di carta.

38

1694 e per opera di Giacomo Camerario (1), che la scienza cominciò ad occuparsi con proposito della ses- sualità delle piante. Nella stessa epoca Ray (2) com- parò il poZline al liquido fecondante degli animali, e nel 1717 Sebastiano Vaillant (8) in una lezione ri- marchevole mostrò le strette analogie che sussistono tra la fecondazione dei vegetali e quella degli anima- li. Considerò il calice e la corolla come semplici invi- luppi protettori formanti il letto nuziale.

Queste idee penetrarono rapidamente nel campo della scienza, e qualche anno dopo Linneo basò la sua classificazione delle piante sulla disposizione dei loro organi sessuali.

Ciò premesso, occupiamoci dettagliatamente del nt re e delle sue parti.

(1) Camerario Giacomo distinto botanico, nato a Tubinga nel 1616, pubblicò una lettera De seru plantarum (1694) che fu guida al celebre Linneo per la sua classificazione.

(2) Ray Giovanni, nato nella contea di Essex in Inghilterra nel secolo XVII, fu valente matematico e poscia distintissimo naturalista. Nel 1660 pubblicò un catalogo delle piante che crescono nei din- torni di Cambridge. Egli si era creato un metodo per conoscere quelle piante, ed aveva saputo evitare l’aridità di siffatta opera corredandola di note curiose, non solo intorno alle piante, ma anche su altre parti della Storia Naturale, massime quella degli insetti. Visitò l'Inghilterra, la Francia, la Germania e l’Italia, e scrisse molte altre opere di Storia Naturale che lo levarono in bella fama. Morì nel 1705.

(3) Vaillant Sebastiano, celebre botanico, nacque presso Pontoise l’anno 1669 e morì a Parigi nel 1722. Fu discepolo di Tournefort professore al giardino delle piante e membro dell’Accademia delle scien- ze. Non approvando affatto il metodo di Tournefort ed avendo indo- vinato quello che Linneo seppe dappoi sviluppare con tanto frutto, diede alcuni esempi della sua nuova dottrina in un discorso pronun- ziato nell’ apertura del Giardino reale delle piante nel 1717 e nelle memorie lette in varie tornate all’ Accademia. La morte venne ad in- terrompergli il suo glorioso progetto. Indebolito per eccessi di lavoro, soccombette nel 1722, lamentando di non poter dare l’ultima mano ai suo Botanicon parisiense per cui lavorava da 38 anni.

39

Il fiore è variamente disposto sul vegetabile, dal che hanno origine le distinzioni di infiorescenza defi nita ed indefinita, ed inoltre è conformato in mille dif- ferentissimi modi. Quando però sia completo vi sl discernono due involucri, che sono il Calice e la Co- rolla e due organi sessuali ben distinti, Androceo (1) cioè e Gineceo (2).

Gli involucri del fiore possono anche mancare ed esso compirà egualmente le sue funzioni, per cui questi ne sono parti accessorie. Nel fiore completo il Calice sta all’ esterno, consta di foglioline per lo più verdeg- gianti ed in numero diverso, dette sepali, ora saldate ed ora disgiunte, e variamente confoggiate; talvolta poi il calice è Zibero, cioè non immedesimato colle al- tre parti del fiore, e tal altra è aderente, ossia inti- mamente unito alle altre parti del fiore. La Corolla succede immediatamente al calice; è il secondo invo- lucro fiorale, e si distingue per la varietà e vivacità di colorito delle sue foglioline, aventi il nome di pe- tali. Anche le foglioline della corolla, spesso odorifere, sono variamente conformate e numerose, potendo es- sere congiunte in un corpo solo, formando la corolla monopetala, oppure separate l’una dall’altra, formando invece la corolla polipetala.

L’ Androceo e il Gineceo sono le parti essenziali del fiore e non mancano mai senza che esso perda le proprie facoltà generatrici, e quindi devonsi conside- rare come parti essenziali del fiore completo.

L’Androceo, che sta entro la corolla, ci presenta gli organi maschili, ciascuno de’ quali porta il nome di

(1) Dal gr. andròs (uomo, fig. stame) e cikia (casa). Insieme degli stami od organi maschili. (2) Dal gr. gyné (donna, fig. pistillo). Insieme degli organi femminili.

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40

Stame e si compone di due parti: il lamento, specie

di gambo alla cui estremità trovasi l’ anfera (1), bor- setta con una o più cavità contenenti il polline, che è la polvere fecondante. Il Gineceo che occupa la parte più centrale e più riposta del fiore, risulta degli organi femminili, ognuno de’ quali chiamasi Pist/lo e consta di tre parti, ossia: lo stima (2) che è l’estremità su- periore, di solito cellulare, voluminosa e viscida; lo stilo che è un gambo cavo che sostiene lo stimma al di sopra dell’ ovario, specie di sacco con una o più cavità in cui stanno de’ corpicciuoli tondeggianti ap- pellati ovuli (3).

Tutte queste diverse parti del fiore sono disposte ed organizzate in modi infinitamente variabili, e ne derivano quindi innumerevoli varietà di fiori spesso descritte dai botanici come preziosi caratteri differen- ziali. Tra tutte queste varietà giova specialmente ri-

(1) Vocabolo derivato dal ‘gr. anthos, fiore, essendo l’ antera una parte essenziale del medesimo. i;

(2) Stimma o Stigna viene dal gr. stizo {macchio, punteggio). Lo stim- ma è generalmente coperto di punti 0 cicatrici destinate a ricevere i grani del polline.

(3) Linneo nella sua bella dissertazione Sponsalia plantarum, scrive quanto segue sugli organi sessuali delle piante: Calix ergo est tha- lamus vel si mavis cunnus seu labia eiusdem intra quae organa ge- nitalia masculina et faemina. Corolla est auleum vel potius Nim-

phae. Filamenta sunt vasa spermatica, quibus, succus ex planta se- |.

cretus in anthera transfertur, Atherae sunt testiculi qui lactibus pi- scium haud incommode assimilantur. Pollen geniturae et vermiculis seminalibus respondet , sicca licet sit, ut transferatur ab aere, humo- rem vero ad attactum stigmatis acquirit. Stigma est vulva. Stylus est vagina vel potius pars illa, quae tubaee Falloppianae respondet.—E più avanti nella stessa opera aggiunge: - Ea tamen ab animalium diffe— rentia, quod genitalia horum obscaena existimemus, quorum adspectus mos pudet, quare etiam eadem apud animalia sepius abdidit natura ; contra autem in regno vegetabili. (Linnzo Spons. plant.).

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MI

Be: 41 cordare che talvolta i fiori contengono simultaneamente gli organi sessuali maschili ed i femminili, e diconsi ermafroditi (1); e più di rado presentano un solo or- dine di organi sessuali e si chiamano wnzsessuali.

La fecondazione si effettua nelle piante esatta- mente come negli animali. Nelle prime come nei se- condi, l'elemento del maschio e l’elemento della fem-

mina devono esser posti in contatto (2).

Si ignorava un tempo il modo col quale i grani del polline (3) si mettono in contatto cogli ovoli. Gli uni supponevano che il polline, dopo essere caduto sullo stima, traversasse lo st/o e arrivasse nell’ in- terno dell’ ovario ove incontrava l’ovolo. Gli altri am- mettevano che i grani del polline scoppiassero, e che il loro contenuto soltanto giungesse nell’ ovario. Non è che una quarantina d’anni all’ incirca che si è. sco- perto che i grani del polline non abbandonano mai lo stimma. Quando trovansi a contatto con esso, un punto della loro superficie si sviluppa e formasi un piccolo filamento che si introduce nello stilo e cresce fino a che sia pervenuto nell’ ovario. Raggiunto l’ ovolo vi

(4) Dal gr. Ermès (Mercurio) ed Afrodite (Venere). Dicesi di ogni essere, animale o vegetale, che possiede doppie parti genitali, cioè quelle del maschio e della femmina.

(2) Per tutto ciò ehe riguarda la fecondazione delle piante, vanno consultate le due dissertazioni di Linneo intitolate: Sponsalia plantarum de Sexu plantarum. Veggansi inoltre Delacroix Connubia florum, Vogel De generatione plantarum e Vaillant Discours sur la structure des fleurs. Si consultino inoltre le belle opere di Ciro Pollini, di Savi, di Targioni-Tozzetti, di Bertoloni e di Parlatore.

_ (3) Il polline è costituito da una serie di granellini di forme sva-

riatissime e generalmente di colore giallo. ll polline di alcune piante però è di diverso colore. Così è di color violetto nel tulipano ed in altre piante ha nn colore rossastro.

42 penetra per un orifizio della membrana dello stesso ed

1 corpuscoli che vi adduce esercitano la loro azione

fecondante sul sacco embrionale.

L’ovolo fecondato origine all’ embrione, costi-

tuente il grano o seme che resterà qualche tempo an- cora nell’ ovario. Allorchè quest’ ultimo ha raggiunto la completa maturità, prende il nome di frutto.

La natura impiega dei mezzi ingegnosissimi per recare il polline sugli organi femminei delle piante. Nei vegetali in cui i rispettivi sessi sono sullo stesso fiore, gli organi maschili sono generalmente collocati più in alto degli organi femminei; l’azione della gra- vità basta per far cadere il polline sullo stimma. Al- cune volte le differenti parti delle piante eseguiscono dei movimenti per avvicinarsi. Gli stami del Geranéo cur- vansi per portarsi vicino allo stimma. Gli stami della Ruta comune (1) che ordinariamente sono discosti dal pistillo e piegati verso la corolla, si raddrizzano al momento della fecondazione e vengono l’un dopo l’al- tro a deporre il polline sullo stimma; poscia ripren- dono la loro posizione ordinaria. In alcuni vegetali gli stami diventano così irritabili all’ epoca della fioritu- ra, che il minimo tocco provoca in essi delle energi- che contrazioni.

Nei vegetali nei quali i sessi sono collocati su piedi differenti, il vento s’ incarica di trasportare il polline sugli organi femminili. Il color giallo dei corpuscoli che lo compongono fece credere al volgo, all’ esistenza di piogge di solfo. Gli insetti trasportandosi di pianta in

pianta, recano del polline con essi e divengono per tal

modo attivi agenti di fecondazione.

(1) Ruta graveolens L. Vedi più avanti nella Flora la famiglia delle Rutacee.

È 43

Per mettere in contatto gli elementi fecondanti dei due sessi, la natura impiega qualche volta dei mezzi più complicati e sorprendenti. Ciò accade spe- cialmente in alcune piante acquatiche (1). Daremo qui come saggio ai nostri lettori la storia delle nozze della Vallisneria e dell’ Otricolaria.

La Vallisneria spirale (2) ( Vallisneria spiralis) è veramente una pianta delle più considerevoli, a ca- gione dei fenomeni singolari che presenta la sua fe- condazione. Essa è completamente immersa nell’acqua ed è dioica (3), di maniera che i fiori maschi crescono sopra piedi separati da quelli che portano i fiori fem- minei. Questi, attaccati a lunghi peduncoli foggiati a spira, vengono ad aprirsi alla superficie dell’ acqua, di cui seguono i movimenti.

(1) Diconsi acquatiche le piante le quali non ponno vegetare che nell'acqua. Tali sono la Ainfea 0 Giglio d'acqua ( Nymphea alba), il Tribolo acquatico (Trapa natans), il Ranuncolo acquatico ( fununculus aquatilis) ed altre. (Vedi più avanti nella Flora la descrizione di queste piante). Le piante acquatiche diconsi sommerse se crescono sotto l’a- cqua come la Vallisneria; sono dette demerse (plantes qui nagent entre deux eaux) qualora nuotino fra due acque, come il Ceratophyllum de- mersum; finalmente chiamansi nuotanti se nuotano nell’ acqua come la Trapa o Castagna d’acqua, l’Alisma ed altre. Tutte le piante fane- rogame sommerse all’epoca della fioritura vengono a cercar l'aria ed il sole alla superficie dell’acqua ove si aprono ben tosto i loro fiori. Avvenuta la fecondazione il frutto va a maturare nel fondo. E da no- tare ancora che le piante acquatiche appartengono per la massima

rte alla sezione della monocotiledoni, ultima divisione delle vascolari,

e le altre alla famiglia delle Alghe, ultimo anello del regno vegetale. . Il medesimo processo si osserva nel regno animale. I pesciî, ultimo gruppo dei vertebrati, ed i molluschi, i raggiati ed i zoofiti, ultimo anello della serie animale, abitano tuttti nelle acque. E questo un nuovo punto di rapporto fra i due regni organici.

(2) Questa curiosa pianta, la quale deve it suo nome al eelebre naturalista Antonio Vallisnieri che ne scoprì i singolari fenomeni di

fecondazione, manca neila nostra Provincia.

(3) Da dis (due) ed oikia (casa, abitazione). Così chiamano i bota- nici quelle piante nelle quali i fiori maschi e femminei della me- desima specie sono portati sopra piedi od individui separati.

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44 Si

Simile ad una molla la loro spira si allunga quando l acqua sale e si raccorcia quando scende. I maschi privi di questo apparato elastico, stanno. attaccati al fondo dell’ acqua, al piede della pianta. Come adunque si riuniscono gli sposi? La natura ha provvisto a tutto. Giunto il momento opportuno, il peduncolo dei fiori maschi si rompe, e. que- sti salgono alla superficie dell’acqua, vi si allargano per spandere il loro polline e formano un corteggio numeroso, natante intorno alle femmine. In tal guisa compiono le nozze della Va/lisneria. E questa scena, curiosa ha uno scopo tanto nettamente distinto, che appena compiuto l’atto, i fiori fecondati accorciano le. loro spire e scendono a maturare il frutto sott’acqua. I fiori maschi vanno perduti e muoiono.

I fenomeni curiosi che presenta la fioritura di questa pianta, meritavano di essere adornati delle grazie della poesia; quindi l’ inglese Darwin (1), il poeta degli Amori delle piante, non omise la Vallisne- ria; il Castel ha egualmente consacrato alcuni versi a questo vegetabile, nel quale la fecondazione si com- pie in modo così ammirabile ; il Dee, nei suoi Tre Regni della Natura, ha pur cantato gli amori della. | Vallisneria. Finalmente anche il celebre Antonio Lo-- renzo De-Jussieu (2) con molta grazia e poesia. e colla.

(1) Darwin Erasmo nacque ad Elton presso Newark in Inghilterra nel1731. Fu medico, fisiologo e distinto poeta. Versatissimo nelle scienze fisiche aveva un ‘altitudine singolare per afferrare e illustrare le ana- logìe naturali, e sopra tutto sentiva profondamente le importanti ve— rità dell’ universale semplicità e armonìa di disegno che prodouzane i: in tutto l’universo.

(2) Antonio Lorenzo De-Jussieu, insigne botanico francese, nacque . a Lione nel 1748 è morì a Parigi nel 1836. Nel 1789 pubblicò quel- l’opera che lo ha fatto immortale, Genera plantarum secundum ordines. naturales disposita, libro ammirabile che, al dire di Cuvier, nelle scien-

ze di osservazione fa epoca non meno notevole forse che la chimica di Lavoisier nelle scienze sperimentali.

uti 45 latinìità, descrisse i fenomeni curiosi che questa pianta presenta all’ epoca della fecondazione.

L’ Otricolaria volgare (Utricularia vulgaris) (1) comune in molte acque stagnanti, è pure una pianta curiosissima tanto pel suo singolare aspetto, quanto pei fenomeni veramente straordinari che presenta al- l’epoca della fioritura. Con tutto ciò non è tanto cele- bre quanto la Vallisneria, perchè non fu come quella cantata da alcun poeta.

Nel fondo dell’acqua l'Otricolaria rassomiglia ad una capigliatura arruffata. Quando si trae fuori e si esamina, si vede che le sue ramificazioni capillari of frono, di tratto in tratto, alcune fogliette vescicolari, che rappresentano tanti otricelli in miniatura, di cui l’apertura spalancata, sembra esser coperta da due fi- lamenti sporgenti. Finchè l’Otricolaria non si occupa che di viver per stessa, le sue vescichette si tro+ vano piene di un fluido vischioso di cui il peso l’ab- «batte, e l'erba aggravata rimane appoggiata al fondo della palude o dello stagno, al quale tuttavia non a- derisce per nulla (2). | |

Ma in seguito, quando giunge il tempo della fio- ritura, le vescichette assorbono il succo che le riem- piva e lo sostituiscono con un fluido aeriforme. Al- lora la pianta, diventata ad un tratto più leggera dell’acqua, sale dal fondo e viene a galleggiare alla superficie, ove si allargano e si fecondano i suoi bei fiori color giallo dorato.

Infine per un mutamento inaspettato, quando le

(1) Vedi più avanti nella Flora la famiglia delle Lentibulariee. (2) F. A. Ponchet. Storia della natura, trad. da M. Lessona. Mila- no, Treves 1869.

ti, CER 0 AA Me yi SAAPIRENO PIO GO DR

h6?

48 faci dell’imeneo sono appena spente, le vescichette mandan fuori il gas che contenevano e riempiono di muco pesante. In questo punto supremo, l’Otricola- ria ricade in fondo allo stagno, ove gli sposi vanno a perire maturando i loro frutti.

$S XIV. Frutto e Seme.

15

Il frutto non è altro che l’ovario fecondato (1) e giunto al suo pieno sviluppo. È pure per estensione il complesso degli ovari fecondati, portati e riavvicinati sopra uno stesso peduncolo. Da ciò la distinzione dei frutti semplici, che vengono da un solo ovario, come la ciliegia ; fruiti multipli , o formati da parecchi ovari che appartengono ad uno stesso fiore, come il lampone; frutti aggregati o composti, risultanti da parecchi 0- vari che appartenevano in origine a parecchi fiori, come la mora. Nel frutto si distinguono il pericarpio e il seme. Il primo determina la forma del frutto. Per la sua forma e la sua natura, i frutti si dividono in sec- chi, con pericarpio (2) sottile e fatto di una sostanza. generalmente poco fornita di sughi; e in carnosi, che hanno pericarpio spesso e suecolento , e di cui il sax- cocarpo (3) è sviluppatissimo. Si distinguono pure in fruiti deiscenti, vale a dire che s’aprono in un numero più o meno grande di pezzi detti valve, e fiori indei— scenti. Secondo il numero dei semi che contengono, i frutti dicono polispermi (4), quando contengono un |

(1) Pericarpium (fruito) ovarium fecundatum; semen est ovum. {Lin- neo, Spons. Plant.) 3

(2) Dal gr. per: (intorno) e Karpòs (frutto). E propriamente l’insie= | me degli ovoli o semi fecondati delle piante. I

(3) Dal gr. sarkòs (carne) e Karpòs (frutto). Parte media, carnosa | del frutto. 3

(4) Dal gr. polys (molto) e spérma (seme). 9

Micca. See

4T numero troppo grande di semi, perchè possano de- terminare; e oligospermi (1), quando non ne conten— gono che un piccolo numero. Si dicono pseudosper- mi (2) quelli di cui il pericarpio è poco spesso, e si salda intimamente col seme, al. punto di far credere che questo è nudo. Il pericarpio di un frutto con- tiene in generale da 75 a 90 per 100 di acqua; la parte solida consta di parti solubili, quelle che fanno sugo coll’acqua naturale del frutto; e di parti insolu- bili, che costituiscono le membrane azotate e non a- zotate delle cellule. Maturando crescono le parti solu— bili e diminuiscono le insolubili; quelle che divengono solubili sono l’amzdo, la pectosa (3), ed un principio particolare detto g0mmosa, perchè in date condizioni converte in gomma. Certi frutti non maturano se non attaccati all’albero; altri possono maturare dopo che furono staccati. Un frutto già maturo non resta inalterato per sempre. Ad un dato punto s'îmbruna, si ammollisce di troppo, diventa disgustoso e si guasta affatto. Ciò è prodotto dall’ossigeno stesso dell’aria, il quale comincia a penetrare nelle cellule del pericar— pio, a trasformarne in fermenti alcoolici le sostanze azotate, ed a distruggere le cellule stesse. Incomin- ciata una volta la distruzione, procede poi rapidamente

(1) Dal gr. oligos (poco) e sperma (seme).

(2) Dal gr. pseudés (falsu) e sperma (seme).

(3) Nei frutti carnosi acerbi, nelle radici bulbose ed in altre parti delle piante trovasi un corpo insolubile nell'acqua, detto pectosa, che non si conosce ancora allo stato libero. Coll’azione degli acidi allun— gati o del fermento contenuto nella pianta stessa, la pectosa si tras- forma in altri corpi, parte solubili nell’acqua e parte insolubili, che furono chiamati materie pectiniche (da pektis, sost. gelat.), perchè col- l’acqua formano una gelatina. La pectina si trova già formata nei frutti maturi, e si può ottenere dal succo delle pere.

48 | e non v’ ha modo di contenerla. Certi frutti, come le nespole, non si mangiano se non divenuti flacidi.

Il seme, sempre racchiuso nel frutto, presenta al- l'esterno una membrana involgente, detta episperma (1) o buccia del seme, ed entro a questa una massa per lo più tondeggiante od ovoidea, detta einbrione e rap- presentante gli Organi fondamentali. Questi constano di due parti distinte : i cofiledoni, cioè, che sono una, due o più masse di tessuto cellulare, ricche spesso di sostanze amidacee, zuccherine, feculente od oleose; e l’eibrione propriamente detto, nel quale vedonsi ab- bozzate in istato rudimentale le parti essenziali del futuro vegetabile, la radichetta, il fusticino e la piu- metta. Oltre ai cotiledoni ed all’embrione parecchi se- mi possiedono eziandio il perisperma (2), detto da Ga- ertner AMume, perchè rassomigliato ne’ suoi uffici al- l’albume dell’uovo. Questo consta di una massa di so— stanza cellulare, ora farinosa come nei cereali, ora carnosa ed oleaginosa, come nel ricino, ed ora cornea, come nel dattero e nel caffé. Il perisperma concorre coi cotiledoni al nutrimento dell’embrione.

$ XV. Disseminazione e Germogliamento.

Come il frutto dalla pianta, così il seme maturo

stacca dal frutto per impiantare le sue radici nella terra ed espandere all’aria i rami e le foglie. Disse—- muinazione fu chiamato appunto quest’ atto per cui il. seme si stacca dall’organo , sul quale si è formato, per

correre le fasi vitali cui è destinato. Nei frutti deiscenti è facile l’uscita dei semi: ne—

(1) Dal gr. epì (sopra) e sperma (seme). (2) Dal gr. perì (intorno) e sperma (seme).

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49 eli indeiscenti il seme non si fa libero che dietro la putrefazione del pericarpio, la quale riesce favorevole al germogliamento di quello e per le materie nutrienti e pel calore che ne risultano.

La natura ha disposto che i semi cadano, in ge- nerale, a distanza dalla pianta madre, onde prevenire forse i danni che mutuamente si arrecherebbero pa- recchie piante della stessa specie vegetanti in troppa vicinanza.

Perciò ora ha munito i semi di ali membranose, di peli, pappi ecc. che danno presa ai venti; ora fece la loro superficie esterna rugosa, aculeata e tale da at— taccarsi alle vesti, ai peli degli animali, ecc.... che quindi li traslocano senz’addarsene. Alcuni animali han l'istinto di seppellirli ed accumularli nelle escavazioni del suolo come provvigioni di cibo per la cattiva sta- gione; altri cibandosi direttamente di questi, vengono a mettere in libertà ed a disperdere i semi che in essi contengonsi. Le correnti stesse dei fiumi e degli 0- ceani servono talvolta a tale scopo della dissemina- zione, per cui arrivano alla foce dei fiumi e sulle spon- de dei mari i frutti ed i semi di piante la cui patria od origine e molto lontana. Alcuni frutti (detti @npa- stenti) lanciano spontaneamente, od appena tocchi, i se- mi che maturarono (1). Mediante questi ed altri simili

accorgimenti, la natura assicurò la disseminazione dei semi, quindi anche la moltiplicazione delle piante, delle quali fece tanto più numerosi i semi, quanto maggio- Ti sono i pericoli che questi possono correre.

Caduto il seme nel terreno adatto avviene ll ger—

mogliainento del medesimo, cioé quel complesso di cam-

(1) Vedi nella Flora la famiglia delle Balsaminee.

Ja

50

biamenti per cui il seme stesso svolge in una no- vella pianta. È

Si è cercato in varii modi e tempi, scrive il Travel- la (1),esi cerca indefessamente ancora, di rendere ragione di un curioso fenomeno, ma fin qui non è ancora dato nel segno, giacchè, nell’interpretazione dei misteri dellavita, le difficoltà spostano bensi, ma non tolgono. Sappiamo che all’epoca del germogliamento, preso nel senso più ampio, si sviluppa nell’organo germogliante un reagente particolare, la diastasi (2), per cui la fe-

cula insolubile si fa destrina, zucchero solubile e tras-

portabile ; sappiamo che i semi germoglianti assorbo— no ossigeno, togliendolo forse anche dall’ acqua che scompongono, ed emettono acido carbonico; sappiamo che in essi produconsi alcuni altri acidi, come il lat- tico, l’acetico, od altri; sappiamo quali sieno le condi- zioni volute pel loro germogliamento, ed ecco tutto ; ma la spiegazione limpida ed esatta del fenomeno ri- mane, fin qui, un desiderio. Lasciandola quindi a parte, studiamo brevemente le condizioni necessarie a produrre detto fenomeno. Di queste alcune sono inerenti al seme, come ad es., che esso sia fecondo e maturo (cioè che contenga un em- brione ben isvolto), che sia ben conservato e non trop- po vecchio, giacchè col tempo perde la facoltà di ger- mogliare, specialmente quando contenga olii fissi, che irrancidiscono, ed altre simili. Un grande studio quin- di è posto sempre nella scelta e nella conservazione dei semi, medicandoli anche all’ uopo con opportune sostanze. Ed a questo accenna appunto Virgilio quan- do dice : (1) Regno Vegetale. Milano, Treves 1869. (2) Dal gr. diistemi (separo); per allusione agli effetti che produce.

ol _ Semina vidi equidem multos medicare serentes.

e. più sotto :

Vidi lecta diu et multo spectata labore Degenerare tamen, ni vis humana quotannis Maxima quaeque manu legeret......

Georg., lib. LL

Altre condizioni sono estrinseche ai semi, e ri guardano l’aria, l’acqua, il calore e gli altri agenti che più o meno influiscono sul germogliamento dei semi stessi.

L’aria, ad es., è indispensabile per questo, quindi i semi, collocati a troppa profondità nel suolo, non ger- mogliano, appunto perchè sottratti al contatto di essa. Questo fatto rende ragione della pratica usata in al- cune regioni per conservare i semi, e consistente nel seppellirli in iscavazioni del suolo (dette si) chiuse ermeticamente (1). Esso spiega pure l apparire in al- cuni luoghi di specie insolite pel solo rimescolamento del suolo, onde ne vennero portati alla superficie e messì in contatto coll’aria i semi dapprima troppo ap- profondati.

Una certa quantità d’acqua, ossia di umido, è pu- re necessaria al germogliamento dei semi, che per una eccessiva si putrefarebbero. Essa penetra nel seme 0 per Endosmosi attraverso gli invogli , o per capillarità attraverso le aperture naturali di questi, lo fa gonfia-

(1) Che con questo mezzo possano i semi a lungo conservarsi, lo mostrerebbe anche il fatto di que’ grani di frumento trovati a’ no- stri giorni negli ipogei dell'antica Tebe in Egitto, i quali, aflidati al terreno, prontamente germogliarono.

972 re, onde se ne rompono gli invogli stessi, e l'embrione viene a trovarsi liberamente in contatto col suolo. Es- sa discioglie inoltre la destrina e lo zucchero forma- tisi per la diastasi, come pure le materie nutrienti e- sistenti nel suolo e li trasporta nell’ Embrione che se ne giova e cresce, restandone però forse anche essa scomposta, siccome si è detto più sopra.

Anche un determinato grado di calore è necessa- rio al germogliamento. Infatti alle basse temperature i semi non germogliano.

La luce e l’elettricità prendono pure qualche parte non ancora ben determinata, ma, probabilmente, favo- revole al fenomeno di cui si tratta.

Alcune sostanze sono note per essere capaci di accelerare il germogliamento, come ad es., i Ze/ti così detti caldi, usati dai giardinieri, e formati di terra d’e- rica, di vallonea, ecc., e si sa in che consista il noto giuoco di far crescere alcune piante, in pochissimo tempo, che si fa dai giocolieri.

Allorquando il germogliamento è pienamente av- viato, si svolgonu le foglioline della piumetta per co- stituire le foglie primordiali, si allunga il caulicolo ed esce dal suolo portando sempre seco le foglioline pri- mordiali già dette, e i cotiledoni talvolta (essi diconsi allora epigei) (1), come ad es., nel fagiuolo, ecc., ove costituiscono le foglie così dette seminali, evidente pro- va della loro natura fogliacea. La radichetta si allun- ga essa pure e si ramifica indefinitamente nei semi dicotili ; si allunga per un certo tratto, poi si arresta nei monocotili, emettendo dal suo interno altre radi- chette periferiche, le quali la rimpiazzano per essere

(1) Dal gr. epi (sopra) e géa (terra).

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53

i poi più tardi rimpiazzate anch’esse da altre più peri-

feriche ancora. Indi la ragione della frequenza delle radici fibrose o fascicolate nelle piante monocotili , ed il perchè queste furono dette coleorize, cioè, a radici nascoste o foderate. Svolta la. pianticella a spese dei materiali contenuti dapprima ne’ cotiledoni e nel pe- risperma, essa trae poi direttamente dall’aria, dall’ a- cqua e dalla terra il proprio alimento e percorre così il cielo completo delle sue fasì (1).

$S AVI. Colori delle piante.

Le piante presentano in complesso quasi tutte le gradazioni di tinte; quelle dello spettro (2) però sono le più comuni, e fra di esse la verde, che è la più ge- nerale nelle foglie, nei giovani rami, nei sepali, nei giovani frutti, ecc. Egli è nei fiori che si osserva la maggior varietà di colori, sia che se ne considerino i vari organi separatamente, sia che si guardino com- parativamente.

Dette tinte, oltre al variare da organo a organo, cambiano pure col tempo nello stesso organo; così ve- diamo le foglie, invecchiando, prendere ora la tinta detta di foglia morta, ora altre più appariscenti; i giovani frutti, maturando, scambiare il verde in colori più vivi;

(1) Affinchè il lettore non creda ch'io voglia farmi bello delle altrui penne, dichiaro francamente che questo paragrafo XV e gli altri tre che seguono, furono da me tolti quasi per intero dal Re- gno Vegetale di S. Travella, aureo libro che dovrebbe essere, più di quello che non sia, raccomandato e diffuso nelle nostre scuole. E ciò ho fatto nell'interesse stesso del lettore, perchè credo fermamente che non sarebbe stata impresa facile l’esporre con maggior chiarezza, precisione ed eleganza gli interessanti argomenti svolti nei sopra citati paragrafi.

(2) I colori dello spettro solare sono, come ognun sa, i seguenti rosso, aranciato, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto.

54 rta: qui uniformi, lo variamente chiazzati. Anche nelle corolle avvengono talvolta col tempo simili variazioni, come ce lo proverebbe lesempio della notissima pol monaria (1), la cui corolla, rossa dapprima, sl fa più tardi violetta, pol azzurra.

La luce ha certo una grande influenza sulla co- lorazione in verde nei vegetali; sappiamo che le parti verdi di questi sottratte alla luce si fanno pallide e clorotiche; e la pratica dei giardinieri, consistente ora nel sotterrare, (come nel cardo, nei sedani, ecc.) ora nel legare in cesti (come nelle lattughe, ecc.) le parti che si vogliono imbiancare; non che il fatto, che le radici, sottratte per loro natura all’azione della luce, non pre- sentano mai il color verde, ma bensi il bianco, il giallo, il rosso ecc., ricevono dall’ azione or detta della luce . una soddisfacente spiegazione.

È questione intorno al numero e natura delle ma- terie coloranti nei vegetali. È innegabile che il verde dipende dalla clorofilla; ma gli altri colori saranno ef- fetti di materie coloranti speciali, oppure delle modi- ficazioni varie che subisca una sola e medesima sostanza, la clorofilla ad esempio? Alcuni parteggiano in mas- sima per quest’ultima idea, quantunque poi non sieno perfettamente d’accordo nello svolgimento della mede- sima (2). E teoricamente parlando essa parrebbe molto

(1) Pulmonaria officinalis L. Vedi la famiglia delle Borraginee.

{2) Schiibler e Funk ad es., considerano tutti i colori vegetali co- me dipendenti dalla ossidazione, oppure dalla deossidazione varia della materia colorante verde. Appartengono, secondo essi, alla serie dei colori prodotti dalla ossidazione varia del verde (Serie zantica di De Candolle), il giallo-verde, il giallo, l’arancio- giallo, l’arancio, l’arancio— rosso ed il rosso; alla serie formata dalla deossidazione del verde (Serie cianica di D. C.} l’azzurro-verde, l’ azzurro, l’azzurro—violetto, il violetto, il violetto-rosso, il rosso. Il signor Marquart invece de-

riverebbe le serie dei colori vegetali dalle diverse quantità d'acqua aggiunte o sottratte alla clorofilla.

Mr 55

| verosimile, quando si pensi alla instabilità ed alle mol- teplici trasformazioni di cui può essere capace una so- stanza organica sotto l’influsso della vita, sia per cam- biata composizione chimica, sia per semplice variata disposizione molecolare. La fisica, a questo riguardo, ci insegna come basti il semplice variato accozzamento delle molecole per cambiare le principali proprietà fi- siche, e quindi anche il colore dei corpi; così il minio, il ioduro di mercurio, il toduro d’amido, ecc., hanno un colore a freddo ed un altro a caldo. E chi sa che, come nei minerali, così pur nelle piante, non cambi collo stato della superficie anche il colore ? Chi sa che non influisca sulla colorazione loro la stessa epidermi- de, o direttamente per la sua sottigliezza, od indiret- tamente per i sottilissimi spazii liberi, pieni d’aria o d’altro o vuoti, che essa lasci sotto di sè, staccandosi leggermente dagli strati profondi, spazil ì quali, non meno delle sottilissime lamine, godono della proprietà di modificare e decomporre la luce ?

Fuò darsi che col tempo l'applicazione ben intesa delle dottrine fisiche e chimiche relative giunga a sta- bilire, in modo preciso, la teoria della colorazione ve- getale; ma infino a questo momento nulla si può dire | ancora di positivo.

S XVII. Temperatura.

Le piante, anzichè godere di una temperatura propria ed indipendente, partecipano invece di quella dell'ambiente in cui stanno immerse. Cattive condut— trici del calorico, esse si scaldano e si raffreddano molto lentamente, e ricavano specialmente la loro tem- peratura dall’atmosfera, dal terreno, dal sole, dalla linfa

»

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che le attraversa, non che dalle combinazioni chimiche.

le quali avvengono in esse, forse in tutta la loro com- page, per effetto della nutrizione e delle varie funzioni che a questa concorrono. Si è alla combustione. del carbonio, fatta a spese dell’ossigeno atmosferico, e molto attiva, particolarmente nelle parti che respirano come gli animali, che si attribuisce la temperatura, sovente superiore di parecchi gradi a quella dell'ambiente, 0s- servata, ad es., nei fiori di alcune aroidee (1).

Più o meno in relazione con questa lenta combu- stione, sarebbe pure forse il fenomeno della /osfore= scenza, notato, forse per la prima volta, dalla figlia di Linneo, nel fiore della capuccina (2), ed osservabile, talvolta, nei fiori di color giallo o giallo-ranciato a vive tinte, nelle sere che fan seguito a giornate calde, sec- che e procellose. Oppure, questa fosforescenza, potreb- be forse paragonarsi a quella che presentano il dia- mante ed altri corpi, per lunga insolazione ; ad ogni modo, potrebbesi sempre applicare alla spiegazione di questo fenomeno la elettricità, che non manca mai di svolgersi nei corpi, vuoi per azioni chimiche, vuoi per movimenti molecolari intimi, causati o da azioni mec- caniche o da variazioni di temperatura, ecc.

Forse potrà pure aggiungere a questo un qualche lume, la proprietà di assorbire la luce, per rimetterla più tardi, scoperta in alcuni corpi, come p. es., nel- l’azotato di uranio, proprietà che lo faceva, anni sono, proporre ad alcune utili applicazioni nella fotografia , e che corrisponderebbe a quella, che hanno il carbone e il platano spugnoso, di assorbire le materie aeri- formi.

(1) Vedi nella Flora la famiglia delle Aroidee. (2) Vedi nella Flora la famiglia delle Tropeolee.

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io SAVIII. Durata delle piante.

Alcune piante nascono, fioriscono, fruttificano e muoiono in uno stesso anno agrario, come il frumento, il grano turco, i fagiuoli ecc. (piante annue), e si in- dicano col segno astronomico del sole ®; altre nel pri- mo anno emettono le foglie radicali che rappresentano come una rosa di foglie distesa sul terreno, e nell’an-

‘no seguente cacciano fuori, dal centro di detta rosa o ciuffo, il caule che fiorisce e fruttifica per cessar di e- sistere subito dopo, come nel cardo, nel carciofo, ecc. (piante dienni), e si rappresentano col segno di Mar- te $, ovvero con un due in un circolo ©; altre vi- vono più di due anni, cioè, impiegano più di due an- ni per correre tutte le loro fasi (piante perenni). Però in queste, ora è la parte sotterranea che conserva soltanto oltre i due anni, mentre la parte aerea muo- re ogni anno (piante perenni, semplicemente dette, rappresentate col segno astronomico di Giove 2;, 0s- sia con una specie di quattro), come l’asparago, l’aglio, l’erba medica, e sono tutte erbacee ; ora si mantiene anche la parte aerea e si suddividono in: a/beri (piop- po, olmo, noce), se intieramente legnosi e con un pe- dale distinto ed i rami inferiori molto distanti da ter- ra: arbusti 0 frutici (leandro, camellia, biancospino, ecc.), se intieramente legnosi, bensi, ma piccoli, senza pe- dale e coi rami inferiori poco distanti dal suolo: suf- frutici, se legnosi alla base, erbacei verso le punte dei rami, come la vite, il rovo, il sambuco, il lampone, l’ u- Va spina, il ribes, ecc. Le piante appartenenti a que- sta seconda sezione delle perenni si indicano col segno di Saturno (una specie di #) e si contraddistinguono col numero dei tagli che porta la gamba o l’asta di quel-

58 lo, numero che è massimo negli alberi ©, minore negli arbusti #, minimo nei suffrutici %. ;

Il clima, la fruttificazione, la coltura influiscono potentemente sulla durata delle piante. Le nostre pian- te bienni, ad es., portate in climi più felici, si fànno talvolta perenni, come si osserva nel radicchio (cicho- rium intybus), nella salvia sclarea, ecc.; il ricino, pe- renne altrove, è annuo da noi. Le annue, quando non possono o non si lascino ad arte fruttificare, vivono talora oltre l’anno, come la cappuccina, perchè, sic- come la fruttificazione esaurisce le piante, queste pos- sono reggere più lungo tempo, se quella venga im- pedita.

La durata delle piante arboree è generalmente molto lunga ; sa, ad es., che i peri ed i meli vivono più di 300 anni; le quercie ed i castagni più di 600 ; i cedri del Libano più di 1000; il baobab (Adansoria digitata) più di 5000. Si citano in varii luoghi alberi di origine antichissima, che videro più volte rinnovarsi le generazioni degli uomini, e furono testimonii delle rivoluzioni compite nel seguito di più secoli; sventu- ratamente da noì il malvezzo di troncare disadattamen- te e frequentemente le piante arboree, praticato ora per malizia, ora per malintesa economia, è una delle cause più comuni del deperimento delle specie arbo- ree, e la maggior parte dei viali comunali è guasta da mal provvido governo.

59

ui pa XIX. Classificazione dei vegetabili.

Linneo illustre botanico svedese (1), fa il primo che propose una razionale e sistematica classificazione de’ vegetabili e la scientifica loro denominazione. Esso divise tutte le piante in due grandi sezioni, le Fane- rogame, aventi organi riproduttivi manifesti e le Crit- togame (2), i cui organi riproduttivi sono invisibili, e le distribuì in 24 classi, distinte l’una dall’ altra per il differente modo d’organizzazione o di disposizione de- gli organi sessuali, e specialmente dei maschili, ossia. degli stami (3).

(1) Linneo (Carlo) nacque a Raeshut nella Svezia l’anno 1707 e morì ad Upsala nel 1778. Fu uno dei più grandi naturalisti. Giova- nissimo ancora, dopo lette le opere di Tournefort, concepì l’ idea della sua classificazione dei vegetali. A 25 anni la Società Reale di Upsala lo mandò a descrivere le piante della Lapponia. Costretto per l’invidia del Prof. Rosen a lasciare la patria andò in Dalecarlia, quindi ad Amburgo poi a Leida dove studiò medicina. Quivi pubblicò le sue prime opere (1735 - 38) poi passò in Inghilterra ed a Parigi dove strinse amicizia con B. di Jussieu. Al suo ritorno in Svezia, ebbe cariche ed onori e finalmente la cattedra di Botanica ad Upsala (1741) da lui tenuta con fama europea per 37 anni. La Botanica special- mente, e generalmente tutte le parti delle scienze naturali, deggiono ‘a questo grand'uomo la maggior parte dei loro progressi. Un merito raro si è che la sua dottrina botanica si aggiusta perfettamente al regno animale, comecchè sia debito il dire, che non così felice egli riuscì negli altri due regni siccome in quello delle piante. Le sue «opere principali sono: Systema naturae, Fundamenta botanica, Biblio- ‘theca botanica, Genera plantarum e Philosophia botanica.

(2) Dal gr. kryptos (nascosto) e gàmos (nozze). Così dette perchè il Joro modo di fecondazione e riproduzione è ignoto 0 poeo noto.

(3) Ecco i nomi delle 24 Classi formanti il sistema sessuale di Linneo: 1. Monandria (Salicornio, Ippuris). 2. Diundria (Olivo, Gel- somino, Salvia). 3. Triandria (Iride, Zafferano, Frumento). 4. Tetran- dria (Corniolo, Piantaggine, Kobbia). 5. Pentandria (Boragine, Pri- mavera, Olmo). 6. Esandria (Giglio, Narciso, Aglio). 7. (Ettandria ( Castagno d'India). 8. Ottandria (Tropeolo, Erica , Poligono ecc.) 9. Enneandria (Lauro, Rabarbaro ecc.) 10. Decandria ( Garofano, Sapo- naria, Corbezzolo). 11. Dodecandria ( Reseda, Semprevivo, Euforbia). 12. /cosandria (Rosa, Pero, Pesca). 13. Poliandria (Papavero, Ranun- «olo, Tiglio ecc.) 14. Didinamia (Basilico, Menta ecc.) 15. etradin a-

mi. 60 i Ù Ma tale sistema di divisione, detto sessuale 0 am-. tificiale, trovasi appoggiato ad un carattere unico e non sempre ben determinato ed in rapporto cogli altri ca- ratteri; per ciò presenta molti difetti, accostando o se- parando piante che per altri caratteri più importanti differenziano o rassomigliansi maggiormente. Il fran- cese De-Jussieu (1) quindi ideò un nuovo metodo, che chiamò naturale, e per esso divise i vegetabili in tre grandi classi: Acoziledoni, cioè, Monocotiledoni, e Di- cotiledoni. Le classi vennero suddivise in 15 ordini 0 famiglie, e queste in generi ed in specie che com- prendono le varietà e gli individui. Infine De-Candolle (2) propose una nuova divisione

mia (Cavolo, Senape, Rafano ecc.) 16. Monadelfia (Malva, Geranio , Altea ecc). 17. Diadelfia ( Fagiolo, Lupino, Ginestra ). 18. Poliadelfia (Arancio, Iperico, Cacao). 19. Singenesia (Camomilla, Cardo, Dalia) 20. Ginandria (Orchidee, Passiflore, Aroidee). 21. Monecia (Granturco, Ortica, Gelso, Noce ecc.) 22. Diecia (Salice, Canapa, Luppolo ecc.). 23. Poligamia (Parietaria, Frassino, Fico). 24. Crittogamia (Alghe, Fanghi, Licheni, Muschi ecc.)

(1) Ant. Lorenzo De-Jussieu. Vedi pagina 44.

(2) De-Candolle (Agostino, Piramn) nacque a Ginevra il 4 Febbraio del 1778. Una delle sue opere, che più contribuì a promuovere lo studio della Botanica, è la Flore Francaise. La Théorie elementaire de la botanique, che scrisse di poi, è uno dei suoi scritti di minor volume; ma di quelli che più fanno prova d’ ingegno inventivo ed ardito. L’Organographie végétale, Ja Phisiologie vegetale, e parecchie memorie e monografie intorno a varie famiglie di piante compiono la serie delle opere, che quantunque per lui secondarie, per altri sarebbero stati lavori di primo ordine. Ma avanzatosi a poco a poco ad una più va- sta generalità di cognizioni, concepì il gigantesco disegno di pub- blicare una descrizione particolareggiata di tutti i vegetali noti, di. esaminare partitamente tutte le specie, classandole secondo il metodo. naturale da lui modificato. A tale effetto eragli forza visitare le prin- cipali collezioni d’ Europa, a fine di determinare le specie dubbiose,, e di stabilirne le sinonimie. Imprese quest'opera colossale, e la con— dusse fin oltre il secondo volume; ma vedendo che a terminarla st

61

deì vegetabili, cui distinse in vascolari e cellulari, se-

condo la struttura loro; e questi suddivise tutti in classi, ordini, generi, specie, ecc.

——Ogni specie poi ebbe da Linneo due nomi presi nella lingua latina, la più universalmente conosciuta dai dotti. L'uno di questi due nomi indica il genere cui il vegetabile appartiene, l’altro è proprio a quella data specie. Così: pistacia lentiscus, pistacia atlantica, pistacia terebinthus, pistacia vera sono quattro specie di pistacchi; sicotiana tabacum, mnicotiana rustica e nicotiana persica sono tre distinte specie del genere Nicoziana (1).

$S XX. Erbario e sua confezione.

Al Botanico occorre un Erbario, vale a dire una raccolta di piante con tutti i lori organi, ben conser- vate, ed essiccate, che possa consultare ad ogni mo- mento, e che gli serva come oggetto di studio, di pa- ragone, e di rimembranza (2).

La migliore descrizione, che si possa dare delle piante, come la migliore iconografia, che se ne possa avere, non equivalgono certamente all’esame della pian- ta stessa, abbenchè questa, essiccandosi, per quante cure possono avere, perda alcuni suoi caratteri, e parti- colarmente il portamento , ed i colori, che l arte non ha finora saputo conservare.

richiedevano non meno di 120 anni ne ristrinse il disegno, e pose mano al Prodromus systematis regni vegetalis, lavoro immenso, giac- chè abbisognarono 16 anni d’incessante fatica a pubblicarne sette volumi, nei quali è descritta circa una metà dei vegetali del globo finora conosciuti, e che formano il più vasto manuale che oggi esista. Morì il 9 Settembre del 1841.

(1) Regazzoni. Opera citata.

(2) Herbarium praestat omni Icone, necessarium omni Botanico Linneo Phil. Bot. p. 7.

62

Per formarsi l’erbario, il Botanico deve erborizzare;

cioè fare lunghe e frequenti peregrinazioni nelle cam- pagne allo scopo di raccogliervi tutte le specie, che vi crescono spontanee, vale a dire senza l’aiuto della ma- no dell’uomo; lo studio delle piante coltivate essendo riserbato al Botanico agricolo, od industriale.

Nella formazione dell’erbario bisogna conoscere :

I. Gli utensili che occorrono ; II. Come si devono preparare le piante ; III. Come possono conservare.

Diversi sono gli utensili, dei quali deve essere provveduto il Botanico nelle sue erborizzazioni; gli uni gli devono servire per procacciarsi compiute ed integre le piante, che vuol raccogliere, gli altri gli occorrono per conservare durante l’erborizzazione le piante rac- colte.

I principali di questi utensili sono i seguenti :

1. Una cazzuola a manico breve, dritto e forte, ro-

busta nel mezzo, tagliente ai margini, ed incurvata leggiermente nel verso della sua lunghezza; con questo strumento si schiantano facilmente dal suolo le piante, che non hanno radici troppo voluminose, o troppo pro- fondamente impiantate.

2. Una forchetta a due, o tre denti, brevi ma forti: questo utensile si adopera negli stessi usi del pre— cedente.

5. Una piccola vanga, che si possa fissare all’estre- mità di una canna; essa varrà per estrarre intiere le piante, che sono provvedute di radici lunghe e robuste.

4. Un coltello ordinario: col coltello si taghano 1 rami di quelle piante, che per essere troppo volumi- nose, non si possono esportare e mettere nell’ erbario intiere, e delle quali perciò deve il Botanico procurarsi

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60

| solamente quelle parti, che presentano per la loro na+

tura un maggiore interesse; o le radici di troppo grosse e profonde.

5. Una canna con estremità ferrea, alla quale possono fissare pezzi mobili, come la vanga già citata, un uncino di ferro, un falcetto : coll’uncino si attrag- gono alla portata della mano i rami troppo alti, o le piante acquatiche, cne vegetano ad una certa profon- dità, ovvero ad una certa distanza dalle sponde ; col falcetto si tagliano i rami elevati.

6. L’occorrente per scrivere; quando il Botanico fa lunghe escursioni, e che nella stessa giornata visit a località diverse, e fa buona messe di piante, corre ris- chio di non ricordarsi più al suo ritorno la precisa località d’ogni specie; per il che deve prudentemente esser provveduto dell’occorrente per scrivere, allo sco- po di poter munire ogni pianta di un’apposita scheda sul luogo stesso, in cui la raccoglie , indicante la lo— calità ed anche quelle altre particolarità, che avrà po- tuto osservare, e che crederà utili per la storia della pianta. Su queste schede dovrà medesimamente prender ‘nota di quei caratteri, che presentano alcune piante allo stato fresco, e che più non si possono osservare » quando la pianta è essiccata.

7. Una scatola di latta: tutti conoscono la scatola del Botanico; essa è di forma cilindrica un po’ com- pressa; le sue dimensioni variano secondo che è de—- stinata a servire per brevi escursioni, od a lunghe erborizzazioni; si porta a tracollo mediante un cordou- .cino fissato alle due estremità, senza fatica, e senza incommodo; e si apre per una porzione mediana, mobile, a cerniera: quando deve servire per lunghe peregri- nazioni avrà nel suo interno alcuni scompartimenti

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destinati a ricevere quegli oggetti, che possono oecor=

rere al Botanico in simili viaggi, e le provviste cibarie: in questa scatola si collocano le piante appena raccolte, e liberate per quanto possibile dalla terra ,che attornia le loro radici, e vi si distendono in maniera che non si guastino fra loro, ed occupino il minore spazio po- sibile; qualora la pianta sia più lunga della scatola piega una o più volte secondo il bisogno, procurando di non toglierle il suo naturale portamento.

Devesi mantenere nella scatola una convenient®

umidità mediante la presenza di qualche corpo inzup+- pato di acqua, allo scopo di impedire, che il calore facendo evaporare l’umidità delle piante durante l’es- cursione, non le essichi prima del tempo, e ne impe- disca la preparazione. Si ovvia anche in parte a questo

inconveniente facendo rivestire esternamente la scatola

di una vernice chiara, la quale rimandi in gran parte i raggi caloriferi del sole, e impedisca il diretto con- tatto di questi colla sostanza metallica, di cui è fatta ja scatola.

8. Un portafoglio di convenienti dimensioni, ripieno di fogli isolati e doppi di carta greggia, ossia senza colla: questo oggetto è destinato a ricevere sul luogo stesso della raccolta le piante troppo delicate per es- sere collocate nella scatola alla rinfusa colle altre, o

per la natura dei loro organi facilmente alterabili , 0.

per la caducità di alcune loro parti: le piante si col- locano in un foglio isolato con quella maggior cura, che è possibile, e presso a poco in quella positura , che devono conservare nell’erbario; per tal maniera si al-

legerisce la fatica della preparazione al ritorno dal- |

l’erborizzazione. 9. Vasi di vetro o di altra sostanza di differenti

| ivi ne 65 | capacità: in questi recipienti, che riempiono d’acqua, si \conservano le piante acquatiche, che si sciupereb- bero, ove si frammischiassero alle altre.

L’erbario, come si è detto, deve servire al Botanico come oggetto di studio e di paragone, perciò le piante che lo costituiscono, devono presentare tutti i loro ca- ratteri, vale a dire devono avere tutti i loro organi : ond’ è che il Botanico non si può accontentare , co- me fanno gli amatori, di frammenti di piante, ma deve raccogliere le piante nella loro integrità dalle radici all’estremità del fusto, ponendo mente, che sia-

_mo provvedute delle diverse qualità di foglie, dei fiori bene svolti, e dei frutti, ogni qualvolta le dimensioni e la natura della pianta glielo permettono.

In molte piante la maturazione dei frutti succede tosto alla fioritura, ed ambedue queste funzioni ten— gono dietro allo svolgimento delle foglie, per maniera che non di rado si trovano presenti sullo stesso indi- viduo tutte le varie parti della pianta: in certe al contrario tutti gli organi essenziali non si possono in- contrare contemporaneamente nello stesso individuo, o perchè, ad esempio, la pianta ha un solo fiore, o perchè i fiori compaiono e cadono prima dello svolgi- mento delle foglie, o perchè i frutti non sono maturi, iche a tempo lontano dalla fioritura, o perchè infine la pianta è dioica: in tutte queste circostanze deve il Botanico procacciarsi molti individui della stessa spe- cie, per modo che abbia rappresentate tutte le fasi della sua esistenza, e possa così studiarne compiuta— mente la storia. Deve medesimamente raccogliere più individui della stessa specie, sia per avere le princi— pali sue varietà di statura e di aspetto, sia perchè mon raramente accade, che pel trasporto o per la pre-

d

66 parazione le piante guastano e divengono inservi- bili, sia per potere rimpiazzare. quegli individui, che sono assaliti dagli insetti o dalla muffa nell’erbario, o sia finalmente per offrirli ai suoi corrispondenti in cambio di specie, che ancora non possiede. A tal fine fa d’uopo che conosca quali sono le piante le più ri- cercate fra quelle che vivono nel paese percorso ; e

perciò tornano più gradite ai suoi colleghi, i quali gli

invieranno in ricambio un maggior numero di piante nuove pel suo erbario.

Quando le piante hanno dimensioni incompatibili | con quelle dell’ erbario o per la lunghezza del loro

fusto, o per la grossezza del loro tronco, o pel volume delle radici e dei frutti, allora nel primo caso si piega la pianta una, due, o tre volte, procurando di conser- varle la fisonomia propria, o si staccano rami e por- zioni di radici, i quali ne presentino i caratteri pro- prii; nel secondo caso si tagliano a metà il tronco e le radici nella loro lunghezza; ovvero si conservano in disparte questi organi ed i frutti troppo grossi, ad evitare che il gran volume di queste parti rechi danno a quelle piante dell’ erbario, colle quali devono essere collocate per affinità dei loro caratteri giusta la clas- sificazione adottata.

Per quante prove abbia fatte il Botanico, non riescì finora a conservare alle piante la loro freschezza ed i loro colori: le piante perdono gli umori, dai quali sono penetrate durante la loro vita , e, col loro essiccarsi, scompaiono quasi sempre i colori delle foglie e dei fiori. Se però il Botanico, appena raccolte le piante, le abbandona, e non le assoggetta ad alcune semplici operazioni, esse anneriscono, e si fanno inservibili affatto per lo studio.

Le operazioni, che il Botanico fa subire alle pian-

67 te per conservarle, hanno per oggetto di procurarne la pronta essiccazione, e di disporre le loro parti in ma- niera, che si possano facilmente studiare. Le principali Sono le seguenti:

Primieramente la pianta va collocata in un foglio di carta senza gomma, e le sue parti vanno disposte in modo che la pianta non perda la sua fisionomia, e che tutte le sue parti siano visibili e facilmente di- scernibili: si devono cioè distendere ed isolare le foglie, e disporre convenientemente i fiori, che spesso convie- ne di spaccare, perchè siano appariscenti le loro parti interne : ciò fatto si chiude il foglio, e si colloca fra due pacchi fatti da cinque o sei fogli della stessa car- ta, al quali si sovrappongono altri fogli con piante, ed altri pacchi fino a formarne una serie di una conve- niente altezza, la quale si assoggetterà ad una me- diocre pressione determinata o da pesi, o con torchio apposito. Nei primi giorni conviene cambiare spesso , ogni quindici o venti ore, la carta a ciascuna pianta; in seguito va via ripetendo questa operazione ad intervalli più distanti, finchè la pianta sia perfetta- mente essiccata, abbia cioè perduta tutta la sua umi- dità assorbita dalla carta; contemporaneamente la pres- sione sarà accresciuta : la. pressione, cui assoggetta- no le piante durante la loro disseccazione ha per 0g- getto di far conservare alle varie parti della pianta quella positura, che venne loro data, e di far si, che occupino il minor spazio possibile nell’erbario : la pres- sione deve crescere, come si è detto, gradatamente, e progredire coll’essiccazione, affinchè per essa non ven- sano sformate le piante, quando sono fresche, e perciò più suscettibili di rompersi e di schiacciarsi. Non oc- corre il dire, che la carta umida, la quale ha servito

68 a queste operazioni, fa essiccare, e nuovamente im- piegasi in seguito.

Il tempo necessario, perchè la pianta essicchi bene, varia per la differente natura delle specie, secondechè il loro corpo è peneirato da pochi, o da abbondanti umori, e secondo la natura dell’ atmosfera, se secca e calda, ovvero se umida e fredda, se tranquilla od in moto.

La pianta così preparata e bene essiccata si col- loca in foglio apposito, indipendente, affinchè possa estrarre dall’ erbario colla massima facilità ogni qual volta occorre di studiarla.

Alcuni Botanici usano fissare la pianta al foglio di carta mediante gomma o colla; questo modo non devesi seguire, perchè non permette all’ occorrenza di prendere in mano la pianta e di esaminarla su tutte le sue faccie: si deve fissare o con uno spillo, o meglio con bende di carta attaccate al foglio o con spille 0 con gomma, per maniera che la pianta si possa facil- mente ritrarre isolata.

Ad ogni pianta va aggiunta una scheda, nella quale sta scritto 11 nome del genere, della specie, e dell’ autore, l’ epoca, in cui fu raccolta, e la località, nella quale venne incontrata.

I fogli contenenti le piante si raccolgono tra. loro sovrapposti regolarmente, e uniscono per modo che siano ravvicinate tutte le specie dello stesso genere, e che i pacchi, contenenti i varli generi della stessa famiglia, si succedano nell’ordine naturale secondo la classificazione adottata. Gli uni collocano questi pac- chi, chiusi ordinariamente fra due assiti delle stesse dimensioni dei fogli di carta per proteggere le piante dagli urti e dalla pressione, in armadii divisi in tanti

è nr » SE

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convenienti scompartimenti, e li sovrappongono fra loro: gli altri li dispongono verticalmente in scaffali chiusi in cartoni consimili a quelli degli uffizii, sul dor- so dei quali scrivono l’indicazione delle famiglie, dei generi, e delle specie contenute, perchè riesca facile la ricerca delle piante.

Alle raccolte del Botanico, come a quelle del Zoo logo, e particolarmente dell’ Entomologo fanno guerra il tarlo, e la muffa.

A preservare per quanto possibile erbario da cotali nemici, e ad arrestarne i guasti, quando per caso già vi introdussero, conviene primieramente , che le piante siano perfettamente secche; che l’erbario non sia collocato in luogo umido; e che di tanto in tanto nelle giornate secche siano aereati 1 pacchi: così non comparirà la muffa, che svolge solamente, quan- do le piante sono impregnate di umidità ; in secondo luogo, che le piante siano attorniate di sostanze forte- mente odorose, come sarebbe la canfora, od immerse , come praticano taluni, in soluzioni. particolari, ad e- sempio, quella di sublimato corrosivo nell’ alcool; per tal maniera si tengono lontane le larve degli insetti, le quali non raramente fanno negli erbarii guasti considerevolissimi.

Visiti spesso il Botanico le sue piante, e se ne irova assalite o dalla muffa, o dal tarlo, vi provveda tosto; così non saranno mai di gravi conseguenze 1 danni, che ne potranno derivare (1).

(1) Bellardi. Elem. di Botanica applicata. Torino 1856. Coloro poi che desiderassero avere più ampie notizie sul modo di confezionare convenientemente un Erbario, ponno ricorrere all’operetta di A. E- loffe che ha per titolo: L'art de préparer les Plantes terrestres, d'eau douce et marines. Paris Albessard et Berard, 1862. Veggansi ancora: T. Carruel, Guida del Botanico principiante (Firenze, Cellini e C. 1866), e L. Eger, /l raccoglitore naturalista (Torino, Loescher, 1877).

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FLORA PIACENTINA

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PIANTE TASCOLARI

CLASSE PRIMA. DICOTILEDONI TALAMIFLORE (1)

Caratteri delle Talam. Calice polisepalo ; corolla polipetala , di petali liberi, inseriti sul ricettacolo.

Fam. I. RANUNCULACEE (è).

Car. gen. Piante erbacee o suffruticose contenenti generalmente un principio, acre talvolta perfino velenoso, che però fortunatamente scompare nella essiccazione o nella cottura. Hanno foglie per lo più alterne e radicali, di rado opposte, con picciuolo dilatato alla base a foggia di guaina. I fiori sono ermafroditi e variano assai nella loro disposizione. Il calice è composto di 3 5 se- pali e la corolla, i cui petali sono in numero uguale o multiplo di quello dei sepali, racchiude numerosi stami. - Le Ranuncu- lacee abbondano nelle regioni temperate dell’ emisfero boreale. Nell’Italia superiore sono largamente rappresentate, poichè com- prendono non meno di 60 specie.

Gen. I. Clematis L.

Etim. Dal greco klèma, klèmat-os , sarmento, perchè le Clematidee sono piante sarmentose, arrampicanti.

1. Clematis recta L. (3) - Abit. Nei cespugli, negli alvei dei torrenti e sulle colline aride di tutta la provincia.

(1) Etim. Vocab. ibr. formato dalla parola greca thàla-mos, talamo, e dalla latina flos, floris, fiore; ep. delle piante dic. che hanno i petali e gli stami inseriti sul tàlamo o ricettacolo.

(2) Etim. Dal latino Rana, perchè la maggior parte delle. piante che formano il genere tipo (Ranunculus) di questa famiglia abita i luoghi paludosi ove soggiornano le rane.

(3) N. It. Fiammola, Vitalbino.

72 ; 2. Clematis Viticella L. (1) - Nelle siepi, frai cespugli, nel campi. | fe 3. C. Vitalba L. (2) - Nelle siepi e nei cespugli, co- piosamente.

4. C. Flammula L. - Nei luoghi arenosi della parte bassa della provincia.

Gen. II. Thalictrum L.

Etim. Dal greco thal-èo, verdeggio. Così dette dal bel verde dei loro germogli.

5. Thalictrum angustifolium Jacq. (3) - Abit. Nelle sie- pi, nei cespugli, lungo i fossati di tutta la pro- vincia, comunemente.

6. T. flavum L. (4) - Nei prati, presso i muri vecchi, comunemente.

7. T. minus L. (5) - Nei cespugli e nei prati, special- mente in collina.

8. T. aquilegifolium L. (6) - Nei luoghi umidi, selva- tici e alle sponde dei fossati.

Gen. III. Anemone L.

Etim. Dal greco ànemos, vento, perchè le piante di questo genere, essendo tutte di montagna, si sono considerate nascere nei luoghi molto espostiai venti; oppure, secondo Plinio, perchè i loro fiori non s'aprono che allo spirare di certi venti (primaverili). O meglio an- cora, scrive il Canini ( Diz. Etim.), perchè hanno un lungo stelo in cima al quale è il fiore con un involucro di tre fogliette semplici e una corolla di cinque o sei petali, che la brezza più leggiera a- gita e facilmente abbatte (. . male haerentem et nimia levitate cadu- cum - Excutiunt . . . venti. Ovidio),

. It. Vitalba pavonazza, Viticella.

- It. Viorna, Fior di Minuè, Vitalba. Piac. Viderbola.

. It. Erba cipressina, Ruta selvatica.

. It. Erba pina, Pigamo, Ruta di prato, Verde marco. . It. Erba scopaja.

. It. Talittro colombino.

SEDE 222Z242

Nn n n oc)

SRO

9. Anemone Hepatica L. (1) - Abit. Nei prati e pa- scoli magri delle colline.

10. A. coronaria L. (2) - Nei giardini, ove coltivasi per ornamento.

11. A. ranuncoloides L. (3) - Nei luoghi erbosi o sel- vatici specialmente delle colline.

12. A. trifolia L. (4) - Nei boschi e presso le siepi om- brose delle colline.

13. A. nemorosa L. (5) - Nelle siepi e nei boschi di tutta la provincia, ma più specialmente sui colli.

14. A. pulsatilla L. (6) - Nei prati e pascoli magri, e sui muri antichi di tutta la provincia.

Gen. IV. Adonis L.

Etim. Dal greco Adonis, Adone, in causa del colore de’ suoi fiori rossi, tinti, secondo la Mitologia, col sangue di Adone ferito.

15. Adonis aestivalis L. (7) - Fra le biade in tutta la provincia, comune. 16. A. autumnalis L. (8) - Nei campi.

Gen. V. Ceratocephalus Moench.

Etim. Dal greco héras corno e kefalè, testa, perchè i carpelli di que- ste Ranunculacee sono gonfi alla base a guisa di testa e terminano in un lungo stilo persistente che ha forma di corno.

17. Ceratocephalus falcatus Pers. - Nella parte bassa della provincia e segnatamente intorno alle rive

del Po.

(1) N. It. Erba Trinita, Fegatella.

(2) Anemone, Anemolo, Anemolo degli orti, Fagattino. Piac. anémò!. (3) N. It. Anemolo dei boschi.

(4) N. It. Anemolo trifogliato.

(8) N. It. Fior d’Adone.

74

Gen. VI. Ranunculus L.

Etim. Vedi quanto è detto intorno all’ Etimologìa della parola Ra- nunculacee.

13.

19

Ranunculus aquatilis L. (1) - Abit. Nelle acque sta- gnanti di tutta la provincia.

R. divaricatus Schak. (2) - Nelle acque di lento COrSOo.

. R. pantothrix DC. (3) Nelle acque stagnanti. . R. Lingua L. (4) - Nelle paludi e luoghi acquosi

della provincia.

2. R. Ficaria L. (5) - Nei prati, lungo le siepi in

tutta la provincia, comune.

. R. repens L. (6) - Lungo i rivi, i canali, nei cam-

pi umidi di tutta la provincia, in gran copia.

. R. bulbosus L. (7) - Nei prati, pascoli e campi di

tutta la provincia, comune.

25. R. auricomus L. (8) - Nei prati e luoghi selvatici

delle colline.

. R. acris L. (9) - Nei prati e luoghi erbosi di tutta

la provincia, abbondantemente.

27. R. lanuginosus L. (10) - Nelle valli e luoghi ombrosi

della parte montana della provincia.

. R. velutinus Ten. (11) - Nei prati della parte bassa

della provincia.

N. It. Ranuncolo Soldinello, Ranuncolo acquatico. N. It. Ranuncolo a cerchiello.

N. It. Finocchio da acqua.

N. It. Ranuncolo delle canne.

N. It. Favagello, Chelidonia minore, Favuccello.

N. It. Crescione selvatico. Piac. d'oca.

N. It. Sedano selvatico. Piac. Silron.

N. It. Piè d’oca, Piè corvino, Batrachio. Piac. d'oca.

) ) ) di N. It. Bottoncini d’oro. 0 1

75

‘29. Ranunculus nemorosus DC. (1) - Nei prati e pa-

._ scoli selvatici della provincia.

30. R. arvensis L. (2) - Comunissimo nei campi fra le biade e nei luoghi incolti della provincia.

81. R. parviflorus L. (3) - Nei campi umidi.

32. R. Philonotis Retz. (4) - Agli orli delle strade e dei fossati in tutta la provincia.

33. R. sceleratus L. (5) - Comunissimo nei campi e prati umidi, presso i rivi e gli stagni in tutta la provincia.

34. R. asiaticus L. (6) - Coltivato nei giardini per ornamento.

Gen. VII. Caltha L.

Etim. Dal greco calathos, paniere, per la somiglianza del fiore ad un cesto o paniere.

35. Caltha palustris L. (7) - Abit. Nei fossati e nelle pa- ludi della provincia, comune.

Gen. VIII. Erànthis Salisb.

Etim. Dal greco er, grazia, ed anthos, fiore, perchè queste piante hanno fiori molto eleganti.

36. Eranthis hyemalis Salisb. (8) - Abit. Nei luoghi umidi, selvatici specialmente delle colline.

Gen. IX. Helleborus L.

Etim. Dal greco eleon, togliere, uccidere, e bora, cibo; quindi signi- fica alimento mortale.

(1) N. It. Ranuncolo dei boschi. (2) N. It. Signorine selvatiche.

(3) N. It. Ranuncolo pargoletto.

(4) N. It. Stroscione.

(5) N. It. Erba sardonica, Appio riso, Ranuncolo di palude. (6) N. Il Ranuncolo rosso, Giganti, Piac. Roseutt d’Olan (7) N. It. Farferugio, Margheritine gialle, Calta palustre. (8) N. It. Piè di gallo.

76 | I 37. Helleborus viridis L. (1) - Abit. Presso le siepi e nei luoghi selvatici della zona collina e montana della provincia. 38. H. foetidus L. (2) - Nei luoghi aridi, petrosi delle colline, poco comune.

Gen. X. Nigella L.

Etim. Dal latino niger negro; nome allusivo al colore dei semi di varie specie di questo genere.

39. Nigella arvensis L. (3) Abit. Fra le biade, nei campi.

40. N. damascena L. (4) - Coltivasi per ornamento, ma

trovasi anche inselvatichita in parecchie località.

41. N. sativa L. (5) Coltivasi per ornamento nei giardini.

Gen. XI, Aquilegia L.

Etim. Aquilegia è atterazione di Aquilina, suo nome nell’antica bo- tanica. Esso è derivato da aquila, e lo si applicò a questo genere, perchè i nettarii de’ fiori delle sue specie sono adunchi come l’'arti- glio di un'aquila.

42. Aquilegia vulgaris L. (6) - Abit. Nei boschetti delle colline e nei giardini dove coltivasi per ornamento.

Gen. XII. Delphinium L. Etim. Dal greco delfis, delfinos, delfino, per la lontana somiglianza che hanno i suoi fiori, prima di sbucciare, colla coda di un delfino. 43. Delphinium Consolida L. (7) - Abit. Nei campi, fra le biade, nei luoghi ghiaiosi.

44, D. Ajacîs L. (8) Nei campi e luoghi incolti in parec- chi punti della provincia, sfuggita probabilmente dai giardini, ove coltivasi per ornamento.

(1) N. It. Gavolo di lupo femmina, Erba nocca. Parm. Erba del lantcheur.

) N. It. Cominella, Erba spezie, Melanzio domestico.

) N. It. Amor nascosto, Perfetto amore. Piac. Pérfett amòr. ) N. It. Consolida reale, Fior cappuccio selvatico. ,

) N. It. Fior cappuccio, Sprone di cavaliere. Piac. spronella.

Gen. XIII. Aconitum L.

Etim. Diverse sono le opinioni sull’etimologia di questa parola. Si vuole derivara da Acona, città della Bitinia, nelle cui vicinanze è fa- ma che crescesse in abbondanza una specie di Aconito. Altri la vo— gliono derivare da acone roccia. Altri da acone pietra; perchè in ge- nerale le specie di questo genere crescono sulle alte montagne. Il Canini invece (Op. cit.) la fa derivare dal greco è (part. int.) e koné uccisione e verrebbe quindi a significare violento veleno.

45. Aconitum Napellus L. (1) - Abit. Nei boschi umidi dell’alta montagna. 46. A. Cammarum Bert. (2) - In alcuni punti dell’ A-

pennino Piacentino.

Gen. XIV. Paeonîa L.

Etim. Dal greco péonios, salutifero, per le maravigliose proprietà medicinali che a queste piante si attribuirono anticamente

47. Paeonia Mautar Sims. (3) - Abit. Coltivata per ornamento nei giardini.

48. P. corallina Retz. (4) Coltivata nei giardini.

49. P. officinalis L. (5) - Nella parte montuosa della, provincia, rara.

Fam. II. BERBERIDEE.

Car. gen. Piante perenni legnose od erbacee. Foglie alterne, sempli- ci 0 composte, dentato-spinose. Fiori a grappolo. Frutto bacci- forme o capsulare. Semi con albume. Embrione minuto. Abitano le regioni temperate d'Europa, Asfa ed America. Hanno in ge- nerale poca importanza.

Gen. I. Berberis L.

Etim. Da berbèrys, nome arabo del frutto di alcune specie di que- sto genere. |

50. Berberis vulgaris L. (6) - Abit. Nelle siepi, nei ce-

(1) N. It. Aconito, Malapelle, Aconito Napello.

(2) N. It. Cammaro.

(3) N. It. Peonia.

(4) N. It. Peonia maschia.

(5) N. It. Peonia femmina. (6) N. It. Berbero, Crespino, Spina acida. Piac. Cràspein.

78 spugli, negli alvei dei torrenti della provincia, ma. più specialmente nella zona collina.

Fam. III. NINFEACEE.

*

Car. gen. Piante acquatiche perenni. Foglie lungamente picciuolate,

cordate alla base. Fiori grandi nuotanti, portati da lunghi pe- dunculi ascellari. Petali e stami indefiniti i quali passano insen- sibilmente gli uni negli altri. - Di queste piante alcune delle quali erano e sono sacre a diversi popoli dell'Oriente, si man- giano in molti luoghi i semi ed i giovani rizomi ricchi di fecola.

Gen. I. Nymphea Sm.

Etim. Dal greco nymfe, ninfa, (affine al latino [ympha, linfa), perchè

queste piante crescono nelle acque stagnanti o lentamente scorrenti.

51. Nymphaea alba L. (1) - Abit. Nelle acque stagnanti o lentamente fluenti di tutta la parte bassa della provincia.

Gen. II. Nuphar Sm.

Etim. Formato dalla voce araba linoufar, che pur si scrive nilou-

far, ninoufar, nilofar, e ninofar, e che esprime una specie di ninfea che cresce nell’Egitto.

52. Nuphar luteum Sm. (2) Abit. Nelle acque sta-

gnanti o lentamente fluenti, spesso in compagnia della N. alba.

Fam. IV. PAPAVERACEE.

Car. gen. Piante erbacee aventi spesso un odore viroso e contenenti un succo lattiginoso or bianco, or giallo, or rossastro , narcotico od acre. Foglie alterne. Fiori ermafroditi. Corolla formata da quattro a dodici petali. Stami liberi, indefiniti. Frutto capsulare, globoso o siliquiforme con semi numerosi.

(1) N. It. Carfano femmina, Nannunfaro, Ninfea. Erculea bianca , Giglio d’acqua. Piac. Tajer d'acqua, Capplàzz. Le Ninfee sono le re- gine degli stagni , le più belle tra le nostre piante acquatiche. Esse dovrebbero formare, come in Francia, Germania, Inghilterra, il più cospicuo e gradito ornamento delle grandi vasche e dei laghetti ar- tifiriali dei parchi e giardini di piacere.

(2) N. It. Carfano maschio, Erculea gialla, Ninfea gialla.

79 Gen. I. Papaver L.

Etim. Dalla parola celtica papa, pappa, nutrimento dei fanciulli.

Mettevasi una volta del succo di papavero nella pappa dei fanciulli , per farli addormentare.

53. Papaver Argemone L. (1) Abit. Fra le biade, spe- cialmente alla collina.

54. P. sonniferum L. (2) Nei luoghi coltivati, lungo le vie, sfuggito dai giardini ove coltivasi per orna- mento.

55. P. Rhoeus L. (3) - Fra le biade e nei luoghi ste- rili di tutta la provincia, comunissimo.

56. P. dubium L.- Nei luoghi coltivati, fra le biade.

Gen. II. Chelidonium L.

Etim. Dal greco Chelidòn, rondinella. Così detta dagli antichi, per- chè credevano che la rondinella guarisse col succo di queste piante gli occhi malati de’ suoi pulcini. Ma forse è più verosimile che que- sto nome sia derivato dal vento Chelidonio che spira in primavera quando tornano le rondinelle.

57. C. majus. L. (4) - Abit. Nei luoghi incolti, sopra i muri vecchi, comunemente.

Fam. V. FUMARIACEE.

Car. gen. Piante annue o perenni, esili, contenenti spesso un succo amaro. Foglie alterne ripetutamente divise. Fiori bianchi, rossi- gialli in grappoli terminali od opposti alle foglie. Frutto deiscer- te od indeiscente, con semi albuminosi, lucenti, crestati, oriz— zontali. Embrione piccolo. Alcune piante di questa famiglia sono raccomandate come diaforetiche od aperitive.

(1) N. It. Papavero bianco. Piac. Papav?r biàne.

(2) N. It. Papavero domestico, Papavero doppio, Papavero d’ orto. Piac. Popavér da ort.

(3) N. It. Papavero selvatico, Rosolaccio. Piac. Papavér salvadag , Confanòn.

(4) N. It. Celidonia, Chelidonia maggiore, Cinerognola, Erba nocca.

80 Gen. I. Corydalis DC.

Etim. Dal greco korydalos, elmo, perchè i fiori delle piante di que- sto genere hanno forma d’elmo.

58. Corydalis tuberosa DC. (1) - Abit. Nei luoghi sel- vatici e presso le siepi nella zona collina.

Gen. II. HF'umarta L.

Etim. Dal latino fumus fumo. Il succo di questa pianta , scrive Plinio (Mist. Nat.), introdotto negliocchiproduce gli stessi effetti del fumo. Questa asserzione, a dir vero, manca di esattezza, poichè il succo di moltissimi altri vegetali messo nell’occhio vi produrrebbe lo stesso effetto. E quindi più naturale di ripetere il di lei nome dal cattivo odore di fumo, o di fuliggine che essa tramanda.

59. Fumaria officinalis L. (2) - Abit. Nei campi, negli orti e nei luoghi incolti di tutta la provincia.

Fam. VI. CRUCIFERE.

Car. gen. Le Crucifere, così dette per l’apparenza di croce dei loro, fiori, sono piante erbacee aventi talvolta un sapore pungente. Le loro foglie sono alterne, o radicali senza stipole. I fiori varianti dal bianco al giallo, al rosso, formano dei racemi che si allungano per lo più dopo la fioritura. Il frutto è una siliqua od una siliquetta con semi. er pochi, or molti, sempre senza albume. Il maggior numero delle piante di questa ricchissima famiglia spettano alla zona temperata settentrionale, particolar- mente dell’ antico Continente. Nell’ emisfero meridionale sono molto più scarse, nelle regioni tropicali poi molto rare. For- mano una delle famiglie più naturali, e sono generalmente ricche di azoto e di zolfo; onde da una parte la loro facoltà nutriente, dall’altra l’odore fetido ed ammoniacale che svolgono nella putrefazione.

Gen. I. Matthiola R. Br.

Etim. Il nome di Matthiola fu dato da Rob. Brown a queste Crucifere in memoria e ad onore di Andrea Mattioli celebre medico e bota- nico nato a Siena nel 1500 e morto a Trento nel 1577.

60. Matthiola incana R. Br. (3) - Abit. Sui muri anti-

(1) N. It. Fumaria cava. ) N. It. Erba acetina. Feccia. Fumosterna. Piè di gallina.

(2 (3) N. It. Mattiola. Fior bianco. Violacciocche bianche.

81 chi, presso le case in molti luoghi della provincia, sfuggita dagli orti ove coltivasi.

61. Matthiola annua Sweet. (1) - Nei giardini.

Gen. II. Chetranthus L.

Etim. Dal greco chew, chir, mano, e anthos, fiore; i cui fiori arieg- giano ad una mano.

62. Cheiranthus Cheiri L. (2) - Abit. Nelle fessure delle vecchie muraglie e delle rupi, nei luoghi aridi e sassosi delle colline, nonchè nei giardini ove col- tivasì per ornamento.

Gen. III. Nasturtium R. Br.

Etim. Dal latino masi torsio, torcimento del naso, e ciò a cagione del movimento che qualche specie di esso eccita nel naso.

63. Nasturtium officinalis R. Br. (38) - Abit. Nei rivoli e nei luoghi acquosi della provincia.

64. N. palustre DC. (4) - Nei luoghi paludosi , presso gli stagni e le acque di lento corso.

65. N. sylvestre R. Br. (5) Nei campi, lungo le vie e nei luoghi incolti di tutta la provincia, comune.

66. N. amphibivm R. Br. (6) - Nei fossati, negli sta- gni e nei luoghi paludosi della provincia.

67. N. austriacum Crtz. Nei campi.

Gen. IV. Barbarea R. Br.

Etim. Da Barbara (Santa Barbara) a cui fu consacrata la specie principale,

68. Barbarea vulgaris R. Br. (7) - Abit. Nei campi, presso i fossaii e le siepi.

(1) N. It. Viola quarantana. Piac. Vieula Padévana.

(2) N. It. Violacciocca gialla, Leucojo giallo. Piac. Vieula giada. (3) N. It. Crescione, Erba da scorbuto. Piac. Carsòn.

4) N. It. Crescione di palude.

) N. It. Crescione selvatico, Senapaccia selvatica.

) N. It. Nasturzio acquatico, Sisembro acquatico. .

)

N. It. Erba S. Barbara. Piac. Erba d’ Santa Barbéra. 6

Gen. V. Turritis L. Etim. Dal latino turris, torre. La disposìzione delle foglie di que- ste Crucifere allo stelo una forma diritta, piramidale. 69. Turritis glabra L. Abit. - Nei luoghi selvatici, sas- sosi dei colli e monti della provincia.

Gen. VI. Arabis L.

Etim. Da Arabides, venti sollevanti le sabbie, come i venti d’Ara— bia, per allusione alle località abitate dalle principali specie di questo genere.

70. Arabis Turrita L. (1) Abit. Sulle rupi e sui mu- ri antichi nella zona collina e montana.

71. A. hirsuta Scop. (2) - Nei prati, tra i muri vecchi e sui colli di tutta ia provincia.

72. A. muralis Bert. - Sulle rupi, fra le ruine nella zona collina.

73. A. Halleri L. - Nei luoghi erbosi montani.

Gen. VII. Cardamine L.

Etim. dal greco cardi, cuore, e amynter, che aiuta; per la virtù attri- buita a queste piante di fortificare lo stomaco ed eccitare l'appetito 74. Cardamine inpatiens L. (3) - Abit. Nei luoghi umidi, ombrosi e selvatici di tutta la provincia.

75. C. Rhirsuta L. (4) - Nei campi, nei prati, nei luo- ghi incolti, abbondantemente.

6. C. thalictroides All. Zona montana.

T. C. amara L. (5) - Presso le fonti, lungo ì rivoli e nel prati acquitrinosi.

78. C. Matthioli Moretti. - Nei prati cdi , nelle pa- ludi, intorno agli stagni.

19. C. pratensis L. (6) Nei prati umidi, acquitrinosi.

(1) N. It. Gavolesse selvatiche. (2) N. It. Erba baccellina.

(3) N. Ii. Billeri.

(4) N. It. Billeri primaticcio. (3) N. It. Billeri amaro..

(6) Vioa da pesci.

iii bo

83 . Gen. VIII. Dentaria L.

Etim. Dalla forma del rizoma, che presenta alcune irregolarità a- caminate a foggia di denti.

80. Dentaria bulbiferaL. (1) - Abit. Nei luoghi selvatici,

umidi delle colline. 81. D. enneaphyUos L. (2) - Nei luoghi selvatici, om- brosi delle colline.

Gen. IX. Hesperis L.

Etim. Dal greco espéra, sera. Piante i cui fiori olezzano più verso sera, e la notte che di giorno. 82. Hesperis matronalis L. (3) -— Abit. Presso 1 fossati e le siepi spontanea, o coltivata nei giardini.

Gen. X. Malcolmia R. Br.

Etim. Genere dedicato da Rob. Brown alla memoria di Giov. Malcolm, generale e scrittore inglese, nato a Burnfoot presso Lan- gham nel 1769 e morto nel 1833.

83. Malcolmia maritima R. Br. - Abit. Coltivata nei giardini per ornamento.

Gen. XI. Sisymbrium L.

Etim. Dal greco sion, sio (affine al turco, su, acqua) e ombros, piog- gia, umore, perchè alcuni Sisymbrium prosperano nei luoghi umidi e in tempi piovosi.

84. Sisymbrium polyceratium L. + Abit. Sulle colline.

85. S. Sophia L. - Nei campi e luoghi incolti delle colline, parcamente.

86. S. officinale Scop. (4) - Nei luoghi incolti, presso

i muri, tra 1 calcinacci, in tutta la provincia.

(1) N. It. Dentaria baccifera.

) N. It. Dentaria seconda.

) N. It. Esperide. ) N. It. Erba cornacchia, Erba crociona.

si

84 87. Sisymbrium Irio L. - AI margine dei campi e nei luoghi incolti. 88. S. Alliara Scop. (1) Nei luoghi incolti e selvatici di tutta la provincia, comune. 89. S. Thalianum Gaud. - Nei campi, negli orti e nei luoghi incolti di tutta la provincia.

Gen. XII. Erysimum L.

Etim. Dal greco eryo, sano, salvo. Così dette per i pretesi salutari effetti in medicina di alcune specie di questo genere.

90. Erysimum orientale R. Br. (2) - Abit. Ne’ campi.

91. E. cheiranthoides L. (3) - Nel campi arenosi, tra le rupi, nella zona collina e montana.

92. E. lanceolatum R. Br. (4) Sulle colline.

Gen. XIII. Brassica L.

Etim. Da Bresic, nome celtico del Cavolo.

a

93. Brassica oleracea L. (5) - Abit. Coltivasi copiosa- mente in tutta la provincia colle sue varietà.

94. B. nigra Koch (6) - Coltivasi negli orti e nei campi, e nasce talora spontanea tra le biade.

95. B. Rapa L. (7) - Coltivasi e cresce qua e spon- tanea.

(1) N. It. Ruchetta salvatica. Erba alliara. (2) N. It. Erisimo orientale. (3) N. It. Violaciocche selvatiche.

(4) N. It. Crespinaccio giallo.

(5) N. It. Cavolo. Piac. verza. Questa specie comprende parec- chie varietà; le principali sono 6: Var. 1. Br. Oler. fruticosa. Var. 2. Br. Oler. acephala: n. it. cavolo cavaliere, gran cavolo verde, ca- volo capra ecc. Var. 3. Br. Oler. bullata: n. it. Verza, Piac. verza. Var. 4 Br. Oler. capitata: n. it. Cappuccio. Piac. gabus. Var. 5. Br. Oler. caulo-rapa. n. it. cavolo rapa. Var. 6. Br. Oler. botrytis. n. it. cavolo fiore. Piac. cavòl-fiòr.

(6) N. It. Senape. Piac. snavra.

(7) N. It. Rapa. Piac. Rava. Questa specie ha due varietà ; Var. 1. Rapa oleifera (Ravetta, o rapa selvatica): Var. 2. Rapa escu- lenta (Rapa domestica).

85

96. Brassica Napus L. (1) - Nei campi, lungo le vie montuose, spontanea ed estesamente coltivata. 97. B. campestris L. (2) - Nei campi, lungo le vie ed i fossati, spontanea e coltivata estesamente.

Gen. XIV. Stinapis L.

Etim. Dal greco sino, io offendo, e ops, occhio, perchè i semi di questa pianta col loro principio irritante offendono gli occhi.

98. Sinapis arvensis L. (3) - Abit. Nei campi, nei prati, in molte località della provincia.

99, S. alba L. (4) - Fra le macerìe nei luoghi incolti, probabilmente sfuggita dagli orti dove coltivasi.

Gen. XV. Diplotaxis D C. Etim. Dal greco diploos, doppio, e tazis, ordine, (doppio ordine) forse pei semi disposti nella siliqua in due ordini. 100. Diplotaxis tenvifolia DC. - Abit. Nelle vie ghiaiose, presso i muri e negli alvei dei torrenti di tutta la

provincia. 101. D. muralis DC. - Nei luoghi coltivati, pingui, nel

vigneti specialmente alla collina.

Gen. XVI. Erucastrum Schimp.

Etim. Da Eruca, poichè questa pianta in molte cose rassomiglia all’ Eruca che forma il genere che segue.

102. Erucastrum obtusangulum Rchb. - Abit. Presso i muri e lungo le vie.

(1) N. It. Navone selvatico, Rapaccione, Ravizzone. Piac. avùs, Ravizzon. Ha due varietà: B. MNapus esculenta ( Navone domestico ) e B. Napus oleifera (Navone selvaggio).

(2) N. It. Rapa selvatica, Rapaccini, Colza o colsat.

(3) N. It. Erba falcona, Senape, Senapini.

(4) N. It. Ruchettone, Senape bianca.

86

Gen. XVII. Eruca DG.

Etim. Dal latino erodere, perchè questa pianta contiene un succo | acre e pungente. Del resto il nome d'Eruca è antichissimo e trovasi in Plinio. : 103. Eruca sativa Lam. (1) - Abit. Si coltiva negli

orti e nei campi, ma incontrasi qualche volta in-

selvatichita sul margine delle vie e dei campi.

Gen. XVIII. Raphanus L.

Etim. Secondo il Meninski dal persiano rafe che indica se non il nostro rafano almeno una pianta ad esso assomigliante. Altri lo trae dal greco rha per apocope invece di rhadios, facilmente, e da pheno, io apparisco. Alcuni altri pensano derivi dell’ ebraico rafa, medicare, guarire, per le molte proprietà terapeutiche attribuite al rafano.

104. Raphanus sativus L. (2) - Abit. Coltivasi comune- mente negli orti pegli usi domestici.

105. R. Raphanistrum L. (3) - Nei campi, fra le bia- de in molti luoghi della provincia.

106. -R. Landra Moretti (4) - Nelle alluvioni recenti e nelle vicinanze del Po.

Gen. XIX. Alyssum L.

Etim. Dal greco à (part. priv.) e lyssa, rabbia, perchè gli anl'chi attribuivano a queste Crucifere Ja proprietà di guarire la rabbia. 107. Alyssum calycinum L. - Abit. Nei campi, sui muri antichi e tra le macerie, specialmente in collina.

108. A. montanum L. - Nella zona montana, sugli strati calcarei.

109. A. campestre L. - Nei luoghi ghiaiosi, al mar- gine del campi.

(1) N. It. Rucchetta domestica.

(2) N. It. Ravanelli, Ramolacci. Piac. Ravanell. Romlazz, Romla- zein. Ha due varietà cioe: R. sativus oleiferus, e R. satvus esculentus.

(3) Ramolaccio selvatico, Radichetta selvatica. (4) N. It. Landra.

87 Gen. XX. Lunaria L.

Etim, Dal latino Luna, Luna. Ebbero queste Crucifere un tal nome per la forma orbicelare delle loro siligue, di colore argentino, giusta- mente paragonabili al disco della Luna.

110. Lunaria biennis Moen ch (1) - Abit. Nei giardini, ove coltivasi per ornamento.

Gen. XXI. Clypèola L.

Etim. Dal latino elypeus, scudo. La siliqua di questa Crucifera, or- bicolare e stiacciata, rassomiglia molto bene ad un piccolo scudo.

111. Clypèola Jonthlaspi L.- Abit. Nei luoghi arenosi, nelle vicinanze del Po.

Gen. XXII. Draba L.

Etim. Dal greco dràbe, erba ?

112. Draba verna L. (2) Abit. Nei muri vecchi, nei campi, nelle ghiaie.

113. D. muralis L. - Fra le macerie, tra i muri vec- chi, nelle ghiaie, sui monti e colli della provincia.

Gen. XXILI. Cochlearia L.

Etim. Dal latino cochlear, cucchiaio; nome allusivo alla forma delle foglie di qualche specie di questo genere.

114. Cochlearia officinalis L. (3) - Abit. Nei luoghi u- midi, fuggiasca probabilmente dagli orti ove coltiva.

115. C. Armoracia L. (4) - Coltivasi negli orti e tro- vasi talvolta selvatica lungo i fossati e luoghi umidi.

(1) N. It. Erba argentina, Erba Luna.

(2) N. It. Pelosella.

(3) N. It. Coclearia.

(4) N. It. Armoracia, Barba forte, Cren, Crenno, Erba forte, Piz- zicalingua. Piac. Crein.

88 Gen. XXIV. Cametlina Crtz.

Etim. Dal greco chamé, basso, e linon, lino, cioè piccolo lino, perchè il fusto di questa Crucifera si macera e si fila insieme al lino. 116. Camelina sativa Criz. (1) - Abit. Nei campi fra le

biade e negli orti ove coltivasi.

Gen. XXV. Thlaspi L.

Etim. dal greco thlao, io pesto, in causa dei frutti schiacciati e

simili alle lenti, per cui sembrano pestati.

117. Thlaspi montanum L. - Abit. Sui colli e monti della provincia.

118. 7. alpestre L. - Nei luoghi aridi e petrosi delle montagne.

119. 7. alliaceum L. (2) - Nei campi.

120. 7. perfoliatum L. (3) Nei campi, fra le biade.

121. 7. arvense L. (4) - Nei luoghi coltivati ed incolti di tutta la provincia.

Gen. XXVI. Iberis L.

Etim. Da Iberia, antico nome della Spagna, ove come negli altri paesi caldi, cresce la maggior parte delle specie di questo genere.

122. Iberis umbellata L. (5) Abit. Coltivata e natu- ralizzata negli orti. | 123. I. semperflorens L. (6) - Negli orti, ove coltivasi.

124. I sempervirens L. (7) Negli orti.

N. It. Camelina, Miagro falso. Piac. Gialdeina. N. It. Agliata o Aglina. . It. Erba montanella. N. It, Erba storna.

N. It. Tlaspi a mazzetti.

N. It. Tlaspi, Traspi, Porcellana maggiore.

) N. It. Porcellana minore.

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89 Gen. XXVII. Biscutella L.

Etim. Dal latino biscutum per la silicula divisa in due loggie or- bicolate che si staccano a maturità, offrendo l’aspetto di un doppio scudo.

125. Biscutella levigata L. - Abit. Nei pascoli e prati della zona montana.

Gen. XXVIII. Lepidium L.

Etim. Dal greco lepis, lepidos, scorza, perchè gli antichi usavano in medicina ia scorza della radice di qualcuna delle specie di questo genere.

126. Lepidium campestre R. Br. (1) - Abit. Nei luoghi coltivati, nei campi argillosi, comune.

127. L. Draba L. (2) Lungo le vie e presso i muri in molte località della provincia.

128. L. graminifolium L. (3) - Presso i muri vecchi, lungo le vie, nei campi ghiaiosi, comune.

129. L. sativum L. (4) Negli orti, ove coltivasi.

130. L. ruderale L. (5) - Lungo le vie, presso i muri, nei luoghi incolti di tutta la provincia.

Gen. XXIX. Capsella DC.

Etim. Diminutivo del nome latino Capsa, cassa o cesta, per la forma del frutto.

131. Capsella bursa pastoris Moench. (6) - Abit. Nei luoghi incolti, sterili, negli orti, nei campi, ovunque.

(1) N. It. Erba storna.

(2) N. It. Erba selvatica S. Maria.

(3) N. It. Erba da sciatica.

(4) N. It. Crescione ortense.

(5) N. It. Erba da cimici. Dicesi che l’ odore sparso da questa specie abbia la proprietà di scacciare le cimici dagli appartamenti.

(6) N. It. Borsa di pastore, Sacco montagnolo. (Raccomandata nel- l'ematuria 0 pisciasangne dei bovini).

90 Gen. XXX. Senebiera Pers.

Etim. Genere dedicato da De Candolle al celebre Giovanni De Se- nebier ginevrino, del quale abbiamo una Fisiologìa vegetale, stam- pata nel 1791.

132. Senebiera Coronopus. - Abit. Nei luoghi incolti e pingui, negli orti, parcamente.

Gen: NXXI: Isatist

Etim. Dalla parola greca /satis, che signifia erba tintoria.

133. Isatis tintoria L.(1) - Abit. Nei colli aprici ed in alcuni luoghi coltivata pegli usi tintoril.

Gen. XXXII. Myagrum L.

Etim. Dal greco myia, mosca, e agra, presa. Così denominate dal loro glutine, cui restano attaccate le mosche.

134. Myagrum perfoliatum L. (2) - Abit. Fra le biade. Gen. XXXIII. Neslia Desv.

Etim. Genere d’etimologia dubbia, formato da Desvauz e corrispon— dente al Myagrum paniculatum di Linneo ed al genere Vogelia del Medicus, più anticamente stabilito.

135. Neslia paniculata Desv. - Abit. Fra le biade, nei campi e lungo le vie.

Gen. XXXIV. Calepina Desv.

Etim. Secondo alcuni è nome fabbricato a caso dall’ Adanson e secondo altri intitolato al nome di Ambrogio Calepino compilatore del famoso Lessico poliglotto.

156. Calepina Corvini Desv. (3) - Abit. Nei luoghi er- bosi, incolti.

(1) N. It. Erba guado, Glasto, Pastello. Pianta tintoria che forni— sce il pastello col quale si coloriscono in bleu le lane e le tele.

(2) N. It. Miagro.

(3) N. It. Miagro rostellato.

9] Gen. XXXV. Bunias L.

Etim. Dal greco bunos, colle, perchè alcune piante di questo ge- nere incontransi nei colli.

137. Bunias Erucago L. (1) - Abit. Nei luoghi sassosi, incolti, non comune.

Gen. XXXVI. Rapistrum DC.

Etim. Da rapa per la somiglianza delle sue foglie con quelle della rapa. I

138. Rapistrum rugosum All. (2) -— Abit. Nei luoghi incolti, ghialosi, comune.

Fam. VII. CAPPARIDEE.

Car. gen. Piante erbacee, o legnose, a foglie alterne, semplici o digitate, munite, piuttosto che di vere stipule, di aculei stipu- lari. Calice e corolla di quattro pezzi. Stami quando sei, quan- do in numero considerevole. Frutto, or secco, siliquiforme, bi valve; or polposo, bacciforme, per lo più monospermo. La maggior parte di queste piante , particolarmente quelle a frutto secco, sono ristrette alle regioni più calde del globo.

Gen. I. Capparis L.

Etim. Dal greco kapros, cinghiale (armato di zanne, irsuto); 0 secondo altri dall'arabo kabar o kafara, esser villoso (idea comune : cosa lunga, sporgente) , perchè le piante di questo genere hanno i filamenti staminali di una lunghezza straordinaria e la specie tipo è irta di spine.

139. Capparis spinosa L. (3) - Abit. Nelle fessure delle rupi, e delle vecchie muraglie in collina.

(1) Questa specie presenta una varietà che è la B. ZErucago a- spersa Retz.

(2) Trovansi da noi colla specie anche le sue varietà hispidum e indivisum.

(3) N. It. Capparo, Cappero. Piac. Cappar. Trovasi da noi anche la sua varietà C. @nermis.

Fam. VIII. CISTINEE.

Car. gen. Erbe lignescenti talvolta alla base, o suffrutici; foglie semplici, fiori a racemi. Frutto capsulare, polivalvo con semi e logge in numero vario. Embrione or spirale, or curvo, avvolto da albume farinoso o corneo.-Abitano particolarmente il bacino del M editerra- neo. Si coltivano parecchie specie siccome piante d’ornamento.

Gen. I. Cistus L.

Etim. Dal greco kistos, capsula. Le specie di questo genere hanno i semi rinchiusi in piccole capsule.

140. Cistus salvifolius L. (1) - Abit. In tutta la zona collina.

Gen. II. Heliànthemum Tournef.

Etim. Dal gr. elios, Sole, e ànthos, fiore. Così denominate perchè pro- duconu gran copia di fiori gialli.

141. Heliànthemum Fumana Mill. (2) - Abit. Nei luo- ghi petrosi e ghiaiosi della regione piana, collina e montana della provincia, e coltivata per orna- mento nei giardini.

142. H. polifolium Hooh. - Sulle colline apriche , cal-

.caree. 143. H. vulgare Pers. (3) - Nei campi e luoghi aprici.

(1) N. It. Cistio, Cisto, Cisto femmina. (2) N. It. Eliantemo. (3) N. It. Eliantemo, Panace chironio.

93 Fam. IX. VIOLARIEE.

Car. gen. Erbe o frutici a foglie semplici, stipulate, per lo più al- terne , talvolta opposte. Fiori ermafroditi, rare volte regolari , solitari od in variate infiorescenze. Calice a 3 sepali. Petali 5, uguali od ineguali, uno dei quali d’ ordinario speronato. Frutto capsulare. Semi generalmente numerosi, rotondi ed alati. E noto come queste piante sono gradite e coltivate perla bellezza e per l’olezzo dei loro fiori. Molte sono anche di uso medici- nale. La tintura di viole costituisce pel chimico un criterio onde distinguere gli acidi (che la arrossano) dalle basi (che la inver-

discono). Gen. I. Viola L.

Etim. Il nome greco della viola è Jon, ed è venuto dalla ninfa Jo. I poeti hanno cantato che dopo la di lei metamorfosi in giovenca , sia comparsa la viola per servirle di pascolo.

144. Viola odorata L. (1) - Abit. Nei luoghi ombrosi, lungo le siepi, nei prati di tutta la provincia. 145. V. hirta L. (2) - Nei pascoli delle pianure e dei

monti. 146. V. tricolor L. (3) - Nei campi e prati della re-

gione montana. 147. V. mirabilis L. - Nei boschi montani e nelle col-

line della provincia. 148. V. canina L. (4) - Presso le siepi, nei cespugli in

tutta la provincia. 149. V. montana L. (5) - Nei boschi montani e nelle

colline.

_(1) N. It. Viola mammola, Mammoletta, Viola maura, Violetta , Viola. Piac. Vieula. Trovasi frequente colla specie anche la gra- ziosa varietà V. odorata alba Rchb.

(2) Anche l’ hirta, presenta una varietà di colore bianco.

(3) N. It. Erba della Trinità, Socera, Scricchi, Viola di tre colori. Presenta due varietà, coltivate nei giardini, cioè l’ arvensis e la grandiflora.

(4) Anche questa specie offre una varieta che è la V. Ruppii. AI

(5) N. It. Viola dei monti, Montanina,

94 Fam. X. RESEDACEE.

Car. gen. Erbe, rare volte arbustiformi. Foglie disperse, con stipule piccole in forma di ghiandole. Fiori per lo più ermafroditi, irregolari in spiche od in racemi. Per frutto una cassulatuni- loculare, polisperma, deiscente per l'apice aperto ; oppure carpelli distinti, monospermi verticillati, deiscenti dal lato interno. Em- brione curvo. Le piante che formano questa picciola famiglia crescono quasi tutte intorno alle coste del Mediterraneo. Alcune specie sono diffusamenie coltivale pel grato odore dei loro fiori.

Gen. I. Reseda L.

Etim Dal latino resedo, calmo. Gli antichi servivansi d’una specie

di questo genere per calmare : dolori prodotti da infiammazioni.

150. Reseda luteola L. (1) Abit. Nei muri antichi, lungo le vie, forse sfuggita dai luoghi ove colti» vasi.

151. R. phyteuma L. Nei campi, nei vigneti, negli orti.

152. R. odorata L. (2) - Nei giardini ove coltivasi pel grato odore dei suoi fiori.

153. R. lutea L. (38) Nei campi, nei luoghi incolti ghialosi della provincia, comunemente.

Fam. XI. POLIGALEE.

Car. gen. Piante erbacee o suffraticose, contenenti talvolta un succo amaro. Foglie alierne, di raro opposte. Fiori ermafroditi, irrego- lari a bocciamento imbricato e disposti a racemo. Frutto per lo più valvato e deiscente, sia coriaceo, sia polposo. Semi ‘nudi oppure circondati di peli, albuminati. Questa famiglia è rappresentata in pressochè tutte le parti del globo.

n) N. It. Bietolina, Erba gialla, Erba guada, Gualdella, Pancella.

2) N. It. Amorino, Amorino d'Egitto. Piac. Lasadà. (3) N. It. Guadona, Luteola spontanea.

95 Gen. I. Polygala. L.

Etim. Dal greco polys, molto, e gala, latte, essendo le piante di questo genere riputate buone a produrre la secrezione di molto latte.

154. Polygala vulgaris L. (1) Abit. Nei prati e pa- scoli di tutta la provincia.

155. P. amara L: (2) Nei prati umidi e nelle sabbie ed alluvioni dei torrenti.

Fam. XII. CARIOFILLEE.

Cur. gen. Erbe o suffrutici, rarissime volte arbusti bassi, con foglie per lo più opposte. Fiori per lo più ermafroditi, di rado unis- sessuali (per aborto o trasformazione) regolari in cima. Per frutto un otricello @monospermo , oppure una casella deiscente per mezzo di valve o di denti. Le Carsofillee si trovano diffuse su tutta la terra in un grande numero di generi e di specie, ma tra il 30.° ed il 60.° di latitudine boreale esse si presentano nel massimo numero, e per lo contrario assai rare s' incontrano fra i tropici.

Gen. I. Gypsophila L.

Etim. Dal greco gypsos, gesso, e filéo, amo; piante che amano i terreni gessosi.

156. Gypsophila muralis L. (3) Abit. Nei luoghi er- bosi, umidicci ed anche sui muri antichi.

Gen. II. Tunica Scop.

Etim. Questo nome antico (poichè trovasi in Cesalpino), è d’ 0- rigine oscura ed incerta.

157. Tunica saxifraga Scop. L. (4) - Abit. Sui muri an- tichi, sulle rupi, nei luoghi incolti, aridi della pro- vincia.

(1) N. It. Erba da latte, Vecciolina.

(2) Qua e colla specie trovasi la varietà. P. uliginosa Rehb. (3) N. It. Radicetta, Struzio.

(4) N. It. Viola garofanata.

96

Gen. III. Dianthus L.

Etim. Dal greco Dios, di Giove, e anthos, fiore, fiore di Giove, nome che gli fu dato a motivo della bellezza di parecchie specie, singolarmente del garofano da giardino.

158. Dianthus prolifer L. (1) - Abit. Nei campi argillosi, nei luoghi ghiaiosi di tutta la provincia.

159. D. armeria L. (2) - Nei pascoli e prati magri, nei luoghi erbosi selvatici, in collina specialmente. 160. D. barbatus L. (3) Nei boschi e luoghi selvatici

montani e coltivata per ornamento nei giardini.

161. D. deltoides L. - Nei prati e pascoli aridi e secchi.

162. D. Seguieri Vill. - Nei colli e monti erbosi.

163. D. Carthusianorum L. (4) - Nei prati magri, e luoghi erbosi sterili delle colline.

164. D. atrorubens All. (5) - Nei pascoli collini e mon- tani.

165. D. chinensis L. (6) - Coltivata nei giardini per ornamento.

166. D. sylvestris Wulf. - Nei luoghi petrosi e ghia— iosì sterili, sui muri antichi, nelle colline.

167. D. Caryophyllus L. (7) - Si coltiva in tutti i giar- dini, e incontrasi spontaneo sui muri vecchi qua età.

168. D. plumarius L. (8) - Coltivata nei giardini.

) N. It. Strigoli, Stritoli.

N. It. Violina a mazzetti, Viola di lepre.

N. It. Violina di Spagna. c N. It. Garofanini di prato, Garofano salvatico, Garofano dei

(5) N. It. Violina a mazzetti.

(6) N. It. Garofano della China.

(7) N. It. Garofano domestico, Garofolo, Garofano scempio.

(8) N. It. Pennini. Tutte queste specie portano da noi i nomi Igari di Garòfi e Garéflei, e presentano molte varietà.

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Gen. IV. Saponaria L.

«Etim. Così detta perchè tutte le parti della pianta, e specialmente la radice, bollite neil’acqua, comunicano ad essa, agitandola, ia pro- prietà di far schiuma analoga a quella delie acque saponate.

169. Saponaria Vaccaria L. (1) - Abit. Nei campi, fra

le biade in tutta la provincia.

170. S. officinalis L. (2) Presso le siepi ed i fossati. sui muri antichi e sulle rupi in molte località della provincia.

171. S. ocymoides L. (3) - Nei colli e campi arenosi.

Gen. V. Cucubalus L.

Etim. Alterato di Cacobolus, (kakòs, cattivo, e bolbòs, bulbo, getto), onde significa cattivo geito, cattiva pianta perchè infesta i luoghi colti. 172. Cucubalus bacciferus L. (4) Abit. Nelle siepi,

nei campi, fra i cespugli e presso ì fossati in tutta la provincia.

Gen. VI. Stilene L.

Etim. Dal greco, Sialon, saliva; così detto per l'umore vischioso tramandato da alcune specie. 173. Silene inflata L. (5) Abit. Nei prati secchi, al margine delle vie e sui muri antichi della provincia. 174. S. cretica L. (6) - Fra le biade in collina. 175 S. Armerìa L. - Nei luoghi rupestri delia zona montana. 176. S. gallica L. (7) Fra le biade e nei prati della zona collina. (1) N. It. Saponaria delle vacche, Cetino, Mezzetlino. (2) N. It. Saponaria, Saponella. Piac. Sapònaria. (3) Questa specie si distingue per l’eleganza de’ suoi fiori. N. It. Bubbolini, Mazzancollo, Mezzettone. It. Erba del cucco.

) 3) N. 6) N. It. Linastro stellato. 7) N. It. Mazzettino.

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cam. Silene Otites Sm. ( ve Nei. campi. | muri antichi e sulle rupi nella zona collina. e mon- tana. DIR iu rasa C 178. S. italica L. (2) - Nei luoghi Rito aprici d delle. colline. ni pai 179. S. nutans L. - Nei prati e nei luoghi SPIRI delle colline. 180. S. paradoxa L. - Nella zona montana.

Gen. VII. Lychnis L.

Etim. Dal greco lychnis, lucerna. Gli antichi servivansi desi stel di alcune specie di questo genere per formare degli stoppiai. all lucerne.

181. Lo dioica L. (3) Abit. Nei pati e campi. | st 182. L. Flos cuculiL. (4)- Nei prati fertili e nei i Loghi A selvatici della provincia. 17 AG 183. LZ. Flos Jovis Lmk. (5) - Nei monti e nei fe ove coltivasi per ornamento. 184. L. coronaria Lam. - Da giardini ove coltivas . per ornamento. put 185. L. Viscaria L. - Nei luoghi collini erbosi e nei giardini ove coltivasi. oa 186. L. chalcedonica L. - Coltivata nei ip pi o.

\ N. It. Otite.

} N. It. Silene delle selve.

) N. It. Violina di macchia.

) N. It. Fior del cuculo, Margheritina rossa. ) N. It. Fiore di Giove.

N99 Gen. VIII. Agrostemma L.

—_Etim. Dal greco agros, campo, e stémma, corona, perchè i suoi

fiori crescenti nei campi si adoperavano a far corone.

187. Agrostemma Githago L. (1) - Abit. Fra le biade in tutta Ia provincia, comune. Gen. IN. Sagina L.

Etim. Dal latino saginare, ingrassare, perchè si ritenne che qual- che sua specie ingrassasse i bovini.

188. Sagina subulata Wimm. (2) - Abit. Nei pascoli collini

e montani.

189. S. apetala L. Fra le pietre, sui muri, nei luo- ghi incolti di tutta la provincia.

190. S. procumbens L. Nei luoghi erbosi o muscosi, umidi, selvatici ed urbani della provincia.

Gen. X. Spergula L.

Etim. Spergula da spargo, io semino, perchè i semi giunti a ma-.

furità sono slanciati a varie distanze e si compie per tal modo la disseminazione spontanea.

19L Spergula arvensis L. (3) Abit. Nei campi e luo- ghi coltivati.

(1) N. It. Gettone. Piac. Guòttòon (Il seme nero che produce, chia- masi Gut).

(2) N. It. Saggina.

(3) N. It. Erba renajuola, Spergola. (Pianta utile per sovescio. Woght ha provato con ripetute esperienze che, dopo averla sove- sciata per tre volte di seguito, si raccoglie una quantità stracrdinaria di grano e moltissime patate. Colla sua farina si può far del pane medivere negli anni di carestia ).

PI SCAPPARE 100 Gen. XI. Lepigonum Wahlb.

Etim. Dal greco lepis, scaglia e gonia, angolo; perchè hanno il fusto angolare e sugli angoli portano delle stipole simili a squame.

192. Lepigonum rubrum Wahlb. - Abit. Nei luoghi a +4

renosi, collini e piani.

Gen. XII. Alsine Wahlb.

Etim. Dal greco dalsos, bosco. Qualche specie di questo genere cresce ne’ boschi e luoghi coperti.

193: Alsine tenuifolia Wahlb. - Abit. Presso i muri, nei campi e nei luoghi incolti. 194. A. laricifolia Wahlb. - Nei pascoli aridi, montani.

Gen. XIII. Mochringia L.

Etim. Genere intitolato a Paolo Enrico Gerardo Moehring, il quale nel 1731 pubblicò un’ Anatomia vegetale, e parecchie Memorie su diverse piante.

195. Moehringia trinervia Clairv. - Abit. Presso le siepi nei luoghi selvatici di tutta la provincia.

Gen. XIV. Arenarta L.

Etim. Dal latino arena, sabbia. Parecchie specie di questo genere ,

erescono nei luoghi sabbionosi.

196. Arenaria serpyllifolia L. Abit. Nei luoghi in- colti e coltivati, sui muri antichi in tutta la pro- vincia, copiosamente. |

Gen. XV. Holosteum L.

Etim. Dal greco élos, tutto e ostéon, osso. Secondo Plinio i Greci chiamavano così per ironìa questa pianta che è fragile e mullissima.

197. Holosteum umbellatum L. - Abit. Nei campi e nei luoghi coltivati ed incolti della provincia.

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10I Gen. XVI. Stellaria L.

Etim. Dalla disposizione dei petali nei fiori a modo di stella.

198. Stellaria inedia Vill. (1) - Abit. Nei campi, nelle ortaglie, nei luoghi incolti di tutta la provincia, copiosissima.

199. S. graminea L. (2) Nei boschi, nelle siepi om- brose della collina, nei campi e nei prati.

200. S. Holostea L. (3) Nei luoghi erbosi, umidi dei boschi e dei siti selvatici, specialmente nella zona

collina.

201. S. saxifraga Sprengel. - Nell’ Apennino Piacen-

tino. Gen. XVII. Moenchùa Ebrh. Etim. Genere dedicato dal Roth e da Ebrardt al botanico Moench.

202. Moenchia mantica Bartl. - Abit. Nei prati e luo- ghi ‘erbosi.

Gen. XVIII. Cerastium L.

Etim. Dal greco ceras, corno, per la cassula somigliante ad un piccolo corno. 203. Cerastium vulgatum L. (4) - Abit. Nei campi, nei pascoli.

204. C. viscosum L. (5) Nei campi e prati.

(1) N. It. Centocchio, Centone, Gallinella, Pizza gallina, Erba pi-

rina, Orecchio di topo, Pucinella. Piac. Erba pavareina. ( Erba succulenta e tenera, appetita da tutti i bestiami e fino dagli uccelli cortile)

(2) E un ottimo foraggio.

(3) Gradita ai bestiami; i suoi fiori sono ricercati dalle Api.

(4) N. It. Cencio molle, Orecchio di topo.

(5) N. It. Muschio di prato.

102 205. Cerastium brachypetalum Pers. - Abit. Nei luo- ghi erbosi della provincia, ma più comune. nella regione collina. 206. C. arvense L. Nei campi e luoghi argillosi; col- lini e montani. ie 207. C. repens L. - Nelle rupi e luoghi scoscesi della zona collina e montana.

208. C. campanulatum L.- Nei campi e luoghi coltivati.

Fam. XIIH. ELATINEE.

Car. gen. Piante erbacce, annue o perenni. Foglie opposte o verticil- late, intere, senza stipole. Fiori ascellari, ermafroditi, regolari, Sepali saldati insieme più o meno alla base. Petali 3-4-5, li beri, caduchi. Stami in numero pari o doppio dei petali, liberi, ipogini. Frutto cassulare. Piccola famiglia di piante, affine alle Zpericinee ed in parte alle Carsofillee. Sono diffuse quasi per tutta la terra, con eccezione delle contrade le più fredde.

Gen. I. Elatine L.

Etim. Dal greco elàte, abete. Le fogiie minute di alcune specie di questo genere sono stale paragonate per la loro forma e disposizione a quelle dell’ abete.

209. Elatine Alsinastrum L. Abit. Nelle risaie e luo- ghi acquitrinosi e paludosi.

Fam. X1V. LINEE.

Car. gen. Piante erbacee, talvolta lignescenti alla base, annue o pe- renni. Foglie sparse, di raro opposte, semplici, senza stipole. . Fiori ermafroditi, regolari, terminali. Frutto capsulare che si a- pre con parecchie valve dall’ apice, con semi solitari. in ogni loggia. Embrione senza albume. Vivono nelle regioni tempe- rate di tutte il mondo.

Gen. I. Linum L.

Etim. Nome di origine oscura e molto antica. Secondo il De Theis deriva da una parola celtica, che è il nome di un uccello, il quale nutresi principalmente del seme di questa pianta.

103

“RIO. Linum villini L. 1) Abit. Nei luoghi aspri e sassosi delle colline.

211. L. strictum L. Nei colli erbosi della provincia.

212. L. catharticum L. (2) - Nei prati e pascoli di tut- ta la provincia.

213. L. tenvifolium L. - Nelle ghiaie e luoghi incolti, aridissimi della provincia.

214. L. viscosum L. - Nei prati e luoghi erbosi del piano.

215. L. usitatissimum L. (3) - Coltivasi abbastanza e-

stesamente al piano ed al colle, ma trovasi anche

inselvatichito sulle vie e presso i murì in parec—

chie località della provincia.

Fam. XV. MALVACEE.

cer. gen. Piante erbacee, fruticose, od arboree, contenenti un succo mucilagginoso. Foglie alterne, palminervi e stipolate. Fiori erma- froditi, regolari, solitari o fascicolati, ascellari o terminali. Frutto formato da capsule o follicoli mono o polispermi a dei- scenza setticida o loculicida, sovente mueronati. Semi talvolta coperti di peli cotonosi, senza albume. Vegetano in grande quantità nelle regioni tropicali e spariscono a poco a poco verso il circolo polare. L’ emisfero settentrionale ed il nuovo mondo sono in generale più ricchi di Malvacee che non l'emisfero me- ridionale ed il mondo antico. Molte sono piante officinali, ed altre poi si prestano ancora per altri utili impieghi ed appar- tengono quindi alle piante tecniche della maggiore importanza.

Gen. I. Malva L.

Etim. Alterato dal greco matlatto, io rammollisco, per le proprietà. mollienti di molte specie di questo genere.

216. Malva Alcea L. Abit. Nei colli aprici.

(1) N. It. Lino salvatico, |

(2) N. It. Lino catartico. (Cattivo foraggin di sapore amaro e nauseoso ).

13) N. It. Lino, Lino domestico, Lino coltivato. Piac. Lein. (Il Lino coltivato offre due varietà, cioè: Lino vernìo , vernino, Ravagno , { detto da noi Lein ravagn o invérnéimg) che si semina innanzi l’ in- verno, ed il Lino marzuolo, o estivo o statereccio 0 linetto, Piac.. Lein monghein, che si semina in primavera).

104 217. Malva moschata L. - Abit. Nei colli petrosi, incolti. 218. M. crispa L. (1) Negli orti ove coltivasi. 219. M. rotundifolia L. (2) - Nei luoghi incolti, presso

i muri e le siepi in tutta la provincia.

220. M. mauritiana L. Nei giardini, coltivata per ornamento.

221. M. sylvestris L. (3) - Nei luoghi incolti, nei cal- cinacci, presso le siepi in ‘tutta la provincia. Gen. II. Althaea L.

Etim. Dal greco altheo, io medico, io guarisco, in causa delle sue

virtù officinali.

222. Althea roscea Cav.{4)- Abit. Coltivata nei giardini per ornamento, e qua e presso i muri e lungo le vie, affatto naturalizzata.

223. A. officinalis L. (5) - Nei prati umidi, alle sponde

dei fossati in tutta la provincia.

24. A. narbonensis DCO. - Nei prati e campi.

. A. taurinensis DC. - Nella zona collina.

6. A. hirsuta L. - Nei campi e nei vigneti.

27. A. cannabina L. (6) Presso le siepi e nei luoghi

incolti. Gen. III. Hibiscus L.

Etim. Da ib, arboscello, e iròs, glutine; quindi significa arbusto 0 arboscello glutinoso e flessibile.

228. Hibiscus syriacus L. (7) Abit. Nei giardini, ove coltivasi per ornamento.

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(1) N. It. Malva crespa. (2) N. It. Malva. Piac. Malva. (3) N. It. Malva salvatica. (4) N. It. Malvone, Malva rosa, Rosone. Piac. Malvòn. ( Questa specie presenta numerose varietà cioè: la Malva rosa carnicina, la rossa, da bianca, la pavonazza ecc.). 15) N It. Altea, Alcea, Bismalva, Buonvisco, Malvavisco. (6) N. It. Altea cannabina, Canape selvatico. (7) N. It. Chermia, Ibisco.

a 105 «229. Mibiscus palustris L. = Nei giardini, come pianta d’ornamento. 230. H. Trionum L. Nei campi, fra le biade in molte località della provincia.

. Gen. IV. Abutilon Tournef.

Etim. Nome di origine oscura.

«231. Abutilon Avicenna Gaertn. - Abit. AI margine dei campi, in riva ai fossi, presso i muri umidi.

Fam. XVI. TIGLIACEE.

Car. gen. Piante arboree a foglie alterne, cuoriformi, rugose e stipo- late. I fiori ermafroditi, regolari ed odorosi sono accompagnati da una brattea molto appariscente, gialliccia. Essi hanno 5 se- pali e 9 petali tutti dello stesso colore gialliccio, numerosi stami ed un gineceo supero. Il frutto è casellare, drupaceo o noci- forme. Per la massima parte le igliacee sono piante tropi- cali: nelle parti più temperate di ambedue gli emisferi ne al- lignano soltanto poche specie. Il legno bianco, tenero e leggiero degli alberi del genere Tia, comunemente piantati lungo i viali e nei giardini, è ricercato dagli intagliatori in legno, dai tornitori e dai falegnami in genere; il carbone si rende appro- priato pel disegno e per la fabbricazione della polvere pirica.

«Anche la corteccia si presta a parecchi impieghi ed i fiori 0- dorosi, assai ricercati dalle Api, servono per uso di thè e di profumerie.

Gen. I. Tilia L.

Etim. Dal greco tilòn, ala, penna, per le brattee che aiutano il suo seme a volare, e ad essere sostenuto dal vento. Secondo altri Tilia viene da Telum, freccia, perchè il legno di Tiglio è proprio per fare delle frecce.

232. Tilia grandifolia Ehrh. (1) Abit. Coltivata nei viali e nei giardini. 233. 7. parvifolia Ehrh. - Coltivata come la precedente.

(1) N. It. Tiglio. Piac. ili.

106 Fam. XVII. EspPERIDEE.

Car. gen. Alberi o frutici a foglie alterne composte, ridotte d’ ordi- nario alla sola fogliolina terminale, articolata alla sommità det piccinolo spesso alato. Fiori ermafroditi, regolari, solitari. e_ra- cemosi. Frutto moltiloculare a logge ripiene di un tessuto suc- colento circondante i semi. Embrione dritto, albume nullo. Corteccia, foglie, fiori e seorza del frutto muniti di vescichette ripiene di olio volatile.

Gen. I. Citrus ‘E.

Etim. Dal greco Kitron, limone, cedro. Secondo alcuni Citrus viene da Citron città della Giudea. ;

234. Citrus Aurantium L. (1) - Abit. Coltivato comu- nemente per usi economici. | 235. C. Limonium Risso (2) Coltivato nei giardini.

236. C. vulgaris Risso (3) - Coltivato nei giardini per

usi economici. | 237. C. Medica Risso (4) - Coltivato nei giardini.

Fam. XVIII. IPERICINEE.

Car. gen. Piante erbacee o legnose a foglie opposte © verticillate , talvolta alterne, generalmente sparse di punti pellucidi. Fiori di vario colore, per lo più gialti, composti di 4 in 5 sepali, liberi o saldati alla base ove notasi talvolta una scaglia pol- posa oppure una incavatura, e di altrettanti petali ad estiva- zione contorto-spirale. Stami indefiniti per lo più adelfici, quan- tunque non sempre. Frutto capsulare e bacciforme, comune- mente moltiloculare, con piccioli semi senza albume. Sono sparse su tutta quasi la superficie del globo, quantunque le:

specie legnose non si allontanino: dala: zona torrida. Conten-.

gono tutte, nei ricettacoli vescicolari, un olio volatile ed un succo balsamico resinoso che cola abbondantemente dalle le- gnose. In grazia di questi principii, alcune (le esotiche) agiscono come purganti a similitudine della gomma gutta. Le nostre specie, eccetto l’Zperico perforato, non hanno impiego di sorta.

(1) N. It. Arancio, Melarancio, Melangelo. Piac. Naranz. (Questa. specie offre un gran numero di varietà che portano diversi nomi a seconda specialmente degli usi a cui sono destinate, delta forma e sapore del frutto e delle località da cui provengano). at (2) N. It. Limone. Piac. Limòn. (3) N. It. Limone.

(4) N. It. Cedro, Cedrato. Piac. Sédar.

107

Gen. I. Androsaemum All.

. Etim. Dal greco andros, uomo, ed éma, sangue, / sangue d'uomo ),

per allusione al colore rossiccio del succo delle foglie di questa

pianta.

238. Androsemum officinale A. (1) - Abit. Nei boschi di collina.

239. A. anglicum Bert. - Nelle rive del Po e nei bo- schi umidi del piano.

Gen. II. Hypericum L. Etim. Dal greco yper, troppo, per la grandissima copia di stami e

di seme.

240. Hypericum hirsutum L. (2) - Abit. Nel boschi e nei luoghi selvatici della collina.

241. H. montanum L. - Nei luoghi erbosi, e fra i ce- spugli dei colli e dei monti.

242. H. humifusum L. - Nei pascoli e luoghi erbosi di collina.

245. H. tetrapterum Fries. - Presso le siepi e nei fos- sati di tutta la provincia.

244. H. perforatum L. (3) - Nei prati, al margine delle vie, presso le siepi in tutta la provincia.

Fam. XIX. ACERINEE.

Car. gen. Alberi con foglie opposte, talvolta pennate, senza stipole. Fiori poligami, ermafroditi od unisessuali per aborto. Calice diviso in 5-4 o 9 lobi ad estivazione embriciata, a volte anche intiero. Petali uguali in numero ‘ai lobi calicinali, alterni con essi, talvolta mancanti. Stami 5-12, generalmente però 8. Ovario bilobo. Frutto composto di 2 samare, con uno o due semi senza albume e con cotiledoni fogliacei variamente ripiegati. Man- canti nell'Africa ed in generale nell'Emisfero Sud, le Acerinee abitano l’ Europa, il Nord delle Americhe e delle Indie e le parti temperate dell'Asia,

(1) Il Prof. Papa (Bromatologìa veterinaria) classifica questa pianta tra le nocive al bestiame.

(2) N. It. Iperico.

(3) Il Prof. Grognier ha giudicata questa specie come un veleno mortale per la pecora. Sui grossi erbivori però, ed in ispecie sul cavallo, non agisce colla stessa violenza.

108 Gen. I. Acer L.

Etim. Dal latino acer, rigido, duro, per la rigidezza e durezza del legno di alcune specie di questo genere. Secondo altri deriva da acus, punta, per allusione all’uso del legno che serviva presso i La- tini a far delle picche e delle lancie.

245, Acer Pseudo-platanus L. (1) Abit. Nei boschi collini e montani, e coltivato in parecchi luoghi della provincia.

246. A. campestre L. (2) - Nei boschi, nelle siepi e nei campi in tutta la provincia.

247. A. Platanoides L. (3) - Nel boschi collini e mon- tani.

Gen. II. Negundo Moench.

Etim. Garcias, Clusio e G. Bauhino parlano d’un albero di que— sto nome che cresce nei paesi di Balaguata e del Malabar. Linneo diede questo stesso nome all’Acero a foglia di frassino della Virginia. Moench ne fece un genere a parte.

248. Negundo fraxinifolium Nutt. - Abit. Coltivato co- munemente nei viali, nei boschetti e nei campi.

Fam. XX. IPPOCASTANEE.

Car. gen. Alberi a foglie opposte digitate senza stipole. Fiori erma— froditi od unisessuali (per aborto), irregolari ed a pannocchia. Frutto capsulare, deiscente, subgloboso con 3 loculi. Abitano l'America settentrionale, eccetto il Castagno d'India che proviene dall'Asia.

(1) N. It. Acerodi montagna. Acero tiglio, Platano falso.

(2) N. It. Acero, Chioppo, Loppio, Oppio, Testucchio. Piac. Oppi.

(3) N. It. Acero platanoide, Acero riccio, Platanaria, Oppio riccio. {Dalle foglie di questa specie in estate trasuda un umore zuccherino assai ricercato dalle Api).

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| 109 Gen. I. Aesculus L.

Etim. Aesculus, secondo alcuni, deriva da esca, cibo. Questo nome veniva dato dagli antichi ad una specie di quercia la di cui ghianda poteva servir di cibo. I moderni lo applicano al Castagno d'India albero ignoto agli antichi. Il suo nome volgare di /ppocastano poi significa Castagna di cavallo, ed è allusivo all’uso che vien fatto del suo frutto nella Turchia pei cavalli bolsi.

249. Aesculus Hippocastanum L. (1) Abit. Coltivasi comunemente nei viali e nei boschetti.

Fam. XXI. AMPELIDEE.

Car. gen. Piante rampicanti a foglie alterne e palminervie, e coi peduncoli dei fiori opposti alle foglie, spesso sterili e mutati in corri. Fiori ermafroditi, piccioli, verdastri, rianiti a guisa di ra- cemi, mazzetti, pannocchie, e costituiti da un calice gamosepalo e piccolissimo con 4-5 petali, talvolta congiunti all’ àpice. Il frutto è una bacca rotonda, sovente monoloculare per aborto , polposa, con 4 0 3 semi o meno (per abortc). - La vite comune è originaria dell'Asia, donde passò in Grecia ed in Italia, per opera, credesì, dei Fenicii. Nei paesi freddi la vite non trova bastevole calore per maturare i suoi frutti; sotto i tropici in- vece questi si disseccano prima di maturare.

Gen. I. Vitis L.

Etim. Derivato, secondo alcuni, da una parola celtica che significa ulbero, arbusto, cioè il migliore degli alberi. Secondo altri deriverebbe dal persiano vetenk che vale grappolo d' uva.

250. Vitis vinifera L. (2) - Abit. Coltivata su vasta scala in tutta la provincia colle sue molte varietà. 251. V. laciniosa L. - Nei boschi e nelle siepi.

Gen. II. Ampelopsis Michx. Etim. Dal greco àmpelos, vite, e òpsis, vista, aspetto. Questa pianta rassomiglia alla vite pel portamento e pella fruttificazione. 252. Ampelopsis hederacea Michx (3) - Abit. Coltivasi per ornamento, ma si è resa spontanea in molti luoghi della provincia.

(1) N. It. Castagno d’ India. (2) N. It. Vite. Piac. Vida. (3) N. It. Vite del Canada.

110 Fam. XXII. GERIANACEE.

Car. gen. Piante erbacee a caule articolato. Foglie inferiori, opposte, le superiori alterne. Fiori ermafroditi; costituiti di sepali persi- stenti, liberi o saldati, uguali 0 disuguali e talvolta ridotti a 4 o 2, uno dei quali talvolta speronato. Petali 5, raramente.4 , unguicolati, uguali o meno, liberi o leg germente riuniti alla base , ad estivazione contorta. Frutto consistente in. capsule membranose terminanti in lungo stilo che si stacca dalla base, si arriccia e le solleva in alto. Semi senza albume con cotile- doni fogliacei. Trovansi in tutte le regioni temperate della terra, ma abbondano soprattutto al Capo di Buona Speranza. Sono per la massima parte piante ornamentali, ma alcune non mancano di utili applicazioni.

Gen. IL. Geranium L.

Etim. Dal greco gerànos, grue, a motivo della conformità del frutto col lungo becco della Grue.

253. Geranium sanguineum L. (1) Abit. Nei pascoli.

collini e nelle siepi della provincia, ma più comune nella regione montana.

204. G. Iobertianum L. (2) —- Nei luoghi incolti om-

brosi, nel boschi, nelle siepi delle colline. 250. G. lucidum L. - Nei boschi delle colline.

256. G. rotundifolium L. (3) Nei luoghi incolti, nei

vigneti, ma non dovunque. 257. G. columbinum L. (4) - Nelle siepi, nei cespugli e nel luoghi selvatici di tutta la provincia.

208. G. dissectum L.- Nei campi e lungo le vie in tutta

la provincia. | 259. G. mole L. (5) - Al margine delle vie, nei prati e luoghi erbosi della provincia. 260. G. pusillum L. Al margine delle vie e DEESO i muri vecchi. 201. G. nodosum L. - Nei luoghi selvatici e sassosi. (4) ) N. It. Geranio sanguino, Sanguinaria. (2) N. It. Erba Roberta. Geranio i\obertiano. (3) N. It. Grisellina salvatica. (4) N. It. Piè di colombo, Colombina.

(5) N. It. Piè di gallo. (Tutte queste specie vengono nel Paeaga tino chiamate Geràni salvàdag ).

111 Gen. II. Herodium Herit.

Etim. Dal greco erodios, airone, traente anch’ esso il suo nome dalla forma del frutto somigliante al becco di un airone.

262. Herodium moschatum Herit. (1) - Abit. Nei campi e lungo le vie, e coltivato nei giardini.

263. H. cicutarium Herit. - Nei campi e luoghi incolti della provincia.

Fam. XXIII. TROPEOLEE.

Car. gen. Piaute erbacee, glabre, striscianti o volubili, di gusto aci- detto, senza stipole. Fiori composti di 3 a 5 sepali e di 1 a 5 petali uguali o meno. Stami 6 a 10, distinti. - Sono originarie delle regioni temperate delle due Americhe e si coltivano per ornamento.

Gen. I. Tropaeolum. L.

Etim. Diminutivo del latino Tropheum, piccolo trofeo. Le foglie di questa pianta hanno la forma d’uno scudo, ed i suoi fiori somiglianp perfettamente per la loro forma a quegli elmi vuoti, che ornano i trufei delle arme.

264. Tropeolum majus L. (2) - Abit. Coltivata nei giar- dini pei suoi bei fiori odorosi.

Fam. XXIV. BALSAMINEE.

Car. gen. Piante annue con foglie alterne od opposte, senza stipole. Sepali 5, irregolari, dei quali uno speronato. Petali 5, distinti, alterni coi sepali, oppure variamente riuniti in 2 0 3 pezzi. Stami in numero uguale , alterni coi petali. Frutto capsulare. Semi numerosi o solitari senza albume. Originarie dei luoghi umidi delle Indie orientali: alcune specie sono coltivate da lungo tempo in tutta Europa come piante ornamentali.

(1) N. It. Erba moscata, Geranio Muschiato, Piac. Musc salvadas, Erba muscina.

(2) N. It. Astuzie, Cappuccina, Fior chiodi, Fior d’astuzia, Fratini Nasturzio d’India.

112 Gen. I. Balsamina Ric.

Etim. Dal greco balsamon, balsamo. Così chiamata per l'odore forte ed aromatico de’ suoi fiori eleganti.

265. Balsamina hortensis Desp. (1) Abit. Coltiyata come pianta d’ornamento nei giardini.

Fam. XXV. OSSALIDEE.

Car. gen. Piante erbacee contenenti un succo acido, a foglie alterne ternate. Fiori ermafroditi, ascellari, regolari. Sepali 5, liberi od appena saldati alla base. Petali in egual numero. Stami 10, più

o meno monadelfici, gli interni più lunghi. Frutto capsulare, |

deiscente. Trovansi in tutti i paesi caldi e temperati del globo,

Gen. I. Oxalis L.

Etim. Dal greco 0rys, acuto, onde ozos, aceto, per l'acidità di queste piante.

266. Oxalis corniculata L. (@) - Abit. Tra le fessure

dei muri vecchi, tra i sassi e negli orti in tutta

la provincia.

267. O. stricta Jacq. (3) Nei campi, presso le siepi e nei boschetti in tutta la provincia.

268. O. acetosella L. (4) - Nei luoghi umidi dei boschi collini e montani.

Fam. XXVI. ZIGoFILEE.

Car. gen. Piante erbacee od arboree a foglie opposte stipolate. Fiori ascellari, ermafroditi, regolari. Calice diviso in 4 0 5 pezzi. Co- rolla di 5 petali inseriti sul ricettacolo. Stami 10 liberi. Ovario semplice, a 4 o 5 logge notate esternamente da solchi. Frutto per lo più capsulare. La maggior parte di queste piante abita le regioni tropicali e le finitime; pochissime estendonsi alle re- gioni temperate.

(1) N. It. Begliuomini, Balsamino, Nolî me tangere. In alcuni luo- ghi della nostra provincia si mescolano all'insalata i fiori di questa pianta.

(2) N. It, Acetosella, Alleluja, Pancuculo, Trifoglio acetoso, Carpigna.

(3) N. It. Lojula maggiore.

(4) N. It. Acetosella, Alleluja, Pancuculio.

113 Gen. I Tribulus L.

Etm. Dal greco Tris, tre, e bòlos, punta. Il frutto di queste piante è armato di tre punte o spine.

269. Tribulus terrestris L. (1) - Abit. Nei luoghi in- colti, lungo le vie campestri nelle colline.

Fam. XXVII. RUTACEE.

Car. gen. Piante erbacee o legnose alla base, a foglie alterne, spesso glandulose, senza stipole. Fiori ermafroditi, regolari, in racemi,co- rimbi o cime. Calice con 4 o 5 divisioni. Corolla di petali unguicolati, più lunghi ed alterni coi segmenti del. calice, a preflorazione imbriciata. Frutto per lo più capsulare. Semi quando compressi e scabrosi, quando ovali e lisci con poco albume. Embrione verde. - Sono proprie dell’antico conti- nente e segnatamente comuni nelle regioni del Mediterraneo e nella Russia Asiatica meridionale. Alcune sono dotate di virtù aromatica e medicinale.

Gen. I. Ruta L.

Etim. Alcuni fanno derivare questo nome dal greco ‘tuo, serbo, conservo, perchè questa pianta avea, secondo gli antichi, grande po- tere di conservare la sanità. Del resto questo nome è presso a poco lo stesso in' tutte le lingue. Una tale identità indica una antichità , che rende di difficile ritrovamento qualunque origine.

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270. Ruta graveolens L. (2) - Abit. Coltivata ovunque negli orti per usi domestici.

Gen. II. Dictamnus L.

Etim. Dal nome del monte Dicta nell’ isola di Creta, ove cresce questa pianta che venne tanto esaltata dai poeti per le sue virtù sa- lutari. ]l Dictamnus de’ moderni non ha alcuna analogia con quello degli antichi, ma gli si die questo nome, già da lungo tempo , per | le sue qualità medicinali. Chiamasi volgarmente frassinella per la perfetta rassomiglianza del suo fogliame con quello del frassino.

271. Dictamnus Fraxinella Pers. (3) Abit. Nei luoghi selvatici, scoscesi dei colli e dei monti.

I) N. It. Basapiè, Ceciarello, Tribolo terrestre.

2)

( (2) N. It. Ruta. Piac. £éta. (3) N. It. Dittamo, Frassinella, Frassinello.

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114 CALICIFLORE

Car. delle Calis.-Calice gamosepalo; ricettacolo più o meno disteso sul fon- do del calice; corolla diali 0 gamdpetala; petali e stami inseriti sulla porzione del disco distesa sul calice; ovario libero od aderente.

Fam. XXVIII. CELASTRINEE.

Car. gen. Piante legnose, a foglie stipolate per lo più opposte. Fiori ascellari, ermafroditi, od unisessuali per aborto. Calice diviso in 4 0 5 pezzi. Corolla regolare coi petali in numero pari ai pezzi del calice. Stami in numero uguale ai petali ed alterni con essi. Ovario libero con 2, 4 o 6 logge. Frutto comunemente secco , deiscente. Le Celastrinee sono variamente sparse in tutte quasi

le regioni calde del globo; più abbondantemente però altrove che fra i tropici.

Gen. I. Staphylea L.

Etim. Abbreviato di staphylodendron, suo nome nell’antica botanica, chè viene dal greco stafyléo, grappolo, e dendron, albero, cioè albero a grappoli. La fruttificazione di questa pianta è disposta in piccoli grappoli. 272. Staphylea pinnata L. (1) - Abit. Nei boschi e nei

luoghi selvatici di collina.

Gen. II. Evonymus L.

Etim. Da éu, bene, e onyim-a, nome. Così dette per antifrasi, per- chè sono perniciose al bestiame.

273, Evonymus europeus L. (2) - Abit. Nei boschi, nelle siepi, e nei cespugli in tutta la provincia.

(1) N. It. Lacrime di Giobbe, Naso mozzo, Pistacchio falso, Pi- stacchio salvatico. RO DO (2) N. It. Berretta da prete, Evonimo, Fusaggine, Fusano, Fusaria , Silio, Ruistico salvatico. Piac. Fusàn.

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115 Fam. XXIX. RAMNEE.

Car. gen. Piante legnose con foglie per lo più alterne, e provvedute di stipole. Fiori ermafroditi od unisessuali, regolari, piccoli, ver- dastri, in varie infiorescenze. Calice 4-5 fido colle lacinie deci- due, ed il tubo persistente, più o meno aderente all’ ovario. Petali spesso squamiformi, alterni col calice. Stami opposti ai petali, e pari ad essi nel numero. Ovario per lo più triloculare con loggie uniovolate. Stili 1-3. Frutto per lo più drapaceo contenente 1-4 noccioli. - Molte di tali piante possedono so- stanze amare ed acri, come pure coloranti. I frutti di alcune sono commestibili, quelli di altre si mostrano nocivi.

Gen. I. Zizyphus L.

Etim. Formato, secondo alcuni, dalla parola indiana zizi, giuggiola detta anche Zizola), e dal greco féro, porto.

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274. Zizyphus vulgaris L. (1) Abit. Si coltiva e tro- vasi qua e naturalizzato in molte località della provincia.

Gen. II Palturus Juss.

Etim. Nome d’ ignota origine ed antichissimo. Plinio, Columella e Virgilio parlano di questo arboscello. Virgilio fa dire ad uno dei pastori, che dopo la morte di Dafni la terra invece di grate mam- molette e purpurei narcisi, altro non produce che cardoni e Paliuri armati di acute spine :

Pro molli viola, pro purpureo narcisso Carduus, et spinis surqit paliurus acutis. Eglog. V. 38.

275. Paliurus aculeatus Lam. (2) Abit. Nelle siepi e nei cespugli in molti luoghi della provincia.

Gen. III. Rhamnus L.

Etim. Questo nome dato dagli antichi a piante differentissime, deriva, secondo il signor Théis, da una parola celtica che significa ramo.

270. Rhunnus cathartica L. (3) - Abit. Nei boschi, nei cespugli e nelle siepi.

I) N. It. Giuggiolo, Zizzolo. Piao. Zinzavrein. 2) N. It Paliùro. 3) N. It. Ramno catartico, Spin cervino, Spin Merlo, Spin quercino.

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116

Fam. XXX. TEREBINTACEE.

4

Car. gen. Alberi od arbusti contenenti un succo resinoso, odorifero, gommoso o lattiginoso, talvolta caustico o venefico. Foglie alterne senza stipole, semplici, o composte. Fiori piccoli ermafroditi od unisessuali. Calice persistente o no, formato di 2-3 o di 5-7 sepali, talvolta riuniti alla base. Corolla regolare, di petali in numero uguale ai sepali, talvolta mancante. Stami uguali o meno, tutti od in parte fertili nello stesso numero dei petali, ed allora alterni con essi, oppure in numero doppio o quadruplo ed allora in parte opposti. Ovario contenente un solo ovolo. Frutto dru- paceo o cassulare indeiscente. Questa famiglia è divisa in pa- recchie tribù, e comprende un gran numero di piante esotiche, tropicali, molte delle quali coltivansi nei giardini. Poche sol- tanto abitano le regioni mediterranee d' Furopa.

Gen. I. Rhus L.

Etim. Questo termine, derivato da un vocabolo celtico che significa rosso, Sapplicò a queste piante pel colore dei loro frutti.

278. Rhus Coòtinus L. (2) - Abit. Nei colli aprici, sassosi, 279. R. Coriaria L. (3) - Nei giardini, ove coltivasi. 280. R. typhina L. (4) Coltivata come la precedente.

Fam. XXXI, LEGUMINOSE.

Car. gen. Questa famiglia, una delle più numerose del regno vegetale, comprende delle piante di ogni dimensione, e del più svariato aspetto, dagli alberi più elevati alle umili erbe: e pel gran nu- mero di sostanze che fornisce all'economia domestica, alla me- dicina, alle arti ecc. è forse fra tutte la più importante. lo è meno per l’industre apicultore, poichè essa fornisce molte piante avidamente cercate dalle Api. Le leguminose hanno foglie alterne, stipolate, generalmente composte talvolta sensibili (sensitiva). 1 fiori sono ermafroditi, di raro unisessuali per aborto. Il calice è 5-3 dentato o bilobiato, decido o marcescente. La corolla re- golare papilionacea o subrosacea è inserita sul fondo del calice. }

) N. It. Alno nero, Frangola, Pùtine.

(2) N. It. Cotino, Ruoso, Scotano.

(3) N. It. Sommacco, Rhu, Sorbo salvatico? (4) N. It. Sommacco peloso, Sorbo salvatico.

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277. Rhamnus Frangula L. (1) Abit. Nei boschi, nei i cespugli e nelle siepi ombrose. I

117

petali sono o meno, liberi o di raro saldati fra loro e cogli

stamii, due inferiori spesso saldati pei margini contigui. I stami

sono monadelfi, o diadelfi, di raro affatto liberi, inseriti presso

. ai petali. L’ovario è libero più o meno pedicellato, semplice terminato da un unico stilo o da uno stimma non diviso. Il frutto è un legume, qualche volta conformato a drupa mono- sperma e indeiscente; più spesso allungato, bivalve, con semi tissati ad un trofospermo posto lungo la sutura esterna; l’em- brione manca di endospermo ed è munito di una radichetta di- ritta o ricurva. Molte leguminose esotiche servono come piante d’ ornamento nei giardini.

Gen. ‘I 'Ulex L.

Etim. Dal greco hulé, selva, per le località che abita. Secondo altri questa parola ha per radicale un vocabolo celtico che significa punta, poichè le foglie di questo arbusto sono pungenti e dure come spine. 281. Ulex europeus L. (1) - Abit. Nei campi arenosi

delle colline.

Gen. II. Spartium L.

Etim. Dal greco sparton, legame; così detto dall'uso che si fa de’ suoi rami pieghevoli e tenaci.

282. Spartium junceum L. (2) - Abit. Nei luoghi collini, sassosi e coltivata in qualche località.

Gen. III. Sarothamnus Wimm.

Etim. Dal greco saros, scopa e thamnos, cespuglio, per allusione agli usi delle specie principali. 283. Sarothammus scoparius Koch (3) - Abit. Lungo il Po, presso la foce della Trebbia e nei boschi mon- tuosi.

Gen. IV. Genista L.

Etim. Dalla parola celtica gen, che significa piccolo cespuglio, o da gonu, ginocchio, per allusione agli angoli del caule.

284. Genista germanica L. (4) - Abit. Nei boschi e nei pascoli secchi di tutta la provincia.

N. It. Ginestra, Ginestra di Spagna, Fiori di fiorita. Piac. Znéstar. 3) N. It. Ginestra da granata, G. da carbonai, Scornabecco.

o N. It. Ginestra spinosa, Ginestrone. (4) N. It. Bulimacola di bosco.

118 285 Genista pilosa L. (1) Abit. Nei luoghi montani selvatici della provincia. 286. G. genuensis Pers. (2) - Nella zona montana. 287. G. tinctoria L. (3) Nei prati, nei cespugli e nei boschi di tutta la provincia. 288. G. diffusa W. = Neil pascoli aprici montani.

Gen. V. Cytisus L.

Etim. Secondo Plinio avrebbe ricevuto il nome dell’ isola Cino nell’ Arcipelago Greco, dove fu trovata una pianta di questo genere

( Cytisus Laturnum ) e donde venne trasportata nelle diverse parti della Grecia.

289. Cytisus prostratus Scop. (4) Abit. Nei luoghi selvatici, collini e montani.

290 C. capitatus Jacq. (5) Nei boschi aprici, special- mente collini, di tutta la provincia.

291. C. sessilifolius L. (6) Nei luoghi selvatici, al.

colle e al piano.

292. C. nigricans L. (7) - Nei luoghi selvatici, collini e montani.

299. C. Laburnum L. (8) - Nei boschi montani.

Gen. VI. Lupinus L.

Etim. Dal latino lupus, lupo, perchè queste piante hanno delle ra- dici vivaci che estenuano le specie che loro crescono vicine. .

294. Lupinus albus L. (9) - Abit. Coltivasi, ma è ora completamente naturalizzato nella provincia.

) N. It. Ginestra tubercolosa. ) N. It. Ginestra cartilaginosa. ) N. It. Baccellina, Braglia, Cerretta, Ginestrella, G. dei tintori, gio. (Questa pianta da sola tinge in giallo, col Guado in verde; per questo si coltiva in qualche località nei terreni argillosi ). ) N. It. Citiso sanguigno. ) N. It. Citiso ombrellato. )) N. It. Citiso ginestrino, Majella. N. It. Maggio. i

N. It. Avorno, Avorniello, Brendoli, Liburno, Ciondolino, Majo. uesta specie è il Citiso di Virgilio, coltivato in Puglia come pianta foraggio). (9) N. It. Lupino. Piac. Lévein.

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Se CIA 119 Gene VII. Onònis L.

Etim. Dal greco onos, asino, e onemi, esser utile, avuto riguardo che qualche specie di questo genere è ricercata dagli asini.

295. Onònis spinosa L. (1) Abit. Nei prati e campi.

296. 0. repens L. (2) Nel pascoli e campi sterili.

297. O. Cherleri Bert. (3) Nei luoghi arenosi special- mente in collina.

298. O. natrix L. (4) Nei luoghi incolti, aridi e sab- biosi della provincia.

Gen. VIII. Anthyllis L.

Etim. Dal greco anthos, fiore, e joulos, lanuggine, perchè ib calice è coperto di fitta peluria.

299. Anthyllis culneraria L. (5) -— Abit. Nei prati sec- chi.

300. A. montana L. (6) Nell’alta montagna.

Gen. IX. Medicago L.

Etm. Da Media, paese dei Medii, per l’ origine della specie più comune.

301. Medicago Gerardi W. (7) - Abit. Fra i cereali e

nei pascoli di collina, volgare. 302. M. minima L. (8) - Nei luoghi incolti, sterili e sui

muri vecchi.

1) N. It. Anonide, Bulimacula, Fermabue, Erba dell’asino.

2) N. It. Gli stessi nomi della specie precedente con cui spessa è confusa. Piac. Bardònadag.

3) N. It. Bulimacola montana.

(4) N. It. Erba bacaja.

(5) N. It. Vulneraria.

(6) N. It. Vulneraria montana.

(7) N. It. Medica pelosetta.

(8) N. It. Trifogliolino lappoloso.

120

della provincia.

504. M. denticulata W. (2) - Nei luoghi sterili, are- nOSÌ.

305. M. lupulina L. (3) - Nei prati e luoghi erbosi e incolti di tutta la provincia.

306. M. orbicularis All. (4) - Nei luoghi coltivati, lun- g0 le callaie e vie campestri.

307. M. falcata L. (5) Nei prati secchi, sui muri vecchi di tutta la provincia.

308. M. sativa L. (6) - Nei prati e luoghi erbosi. É coltivata estesamente in tutta la provincia come eccellente pianta da foraggio.

Gen. X. Trigonella L.

Etim. Diminutivo di trigono (dal greco treîs. tre, e gonia, angolo), così detto per la forma triangolare del fiore.

309. Trigonella Fonum gracum L. (7) - Abit. Colti- vata estesamente in molte località della provincia.

310. 7. monspeliaca L. (8) Nelle fessure dei muri vecchi e nei luoghi sterili , sassosi.

) N. It. Trafoglio pratense, Trafogliolo di prato.

) N. It. Medica uncinata.

) N. It. Trifogliolino selvatico.

) N. It. Trifoglio cecleato, Fondello.

) N. It. Erba medica di fior giallo. Piac. Erba medga salvadga.

) N. It Medicagine, Erba medica, Erba Spagna, Cedrangola , Fieno d’Ungherìa, Piac. Erba medga.

7) N. It. Fieno greco. Piac. Fein gréch.

8) N. It. Sertola stellata.

803. Medicago inaculata W. (1) Abit. Nei luoghi col+ tivati e lungo le vie campestri nella parte bassa

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121 Gen. XI. Melilotus Lam.

Etim. Dal greco meli, miele, e Zotos, dolce. Questa pianta attrae singolarmente le Api, alle quali procura miele in abbondanza.

311. Melilotus officinalis Desr (1) - Abit. Nei campi, presso le siepi ed 1 fossati in tutta la provincia.

312. M. alba Desr (2) —- Nei luoghi incolti e lungo i fossati e le vie dei campi.

313. M. macrorhiza Pers (3) Nei prati, alle rive dei fossati e nei luoghi umidi erbosi.

Gen. XII. Trifolium L.

Etim. Dal latino tres, tria, tre, e folium, foglia, per allusione alle 3 foglioline componenti ciascuna foglia.

314. Trifolium subterraneum L. (4) - Abit. Lungo 1 torrenti in collina.

315. 7. fragiferum L. (5) Nei luoghi erbosi umidi.

516. 7. resupinatum L. (6) Nei luoghi erbosi.

317. 7. glomeratum L. (7) Nei luoghi erbosi in collina.

318. 7. repens L. (8) - Nei luoghi erbosi, lungo il mar- gine delle vie e dei fossati in tutta la provincia.

519. 7. Aybridum L. (9) - Nei prati umidi.

320. T. elegans Savi (10) - Nei siti erbosi della zona collina. |

It. Erba vetturina, Erba solfina, Meliloto odoroso.

It. Meliloto bianco, Tribolo bianco, Meliloto di Silesia. It. Meliloto gigantesco.

It. Trifoglio sotterraneo.

It. Trifoglio fragolino.

. Trifoglio trafoglino.

It. Trifoglio pallottino.

It. Trifoglio bianco, Trifoglino, Trifoglio d’ Olanda. It. Trifoglio fistoloso.

It. Trifoglio grazioso.

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324. T. montanum L. (3) Nel prati e pascoli dell 325. T. lappaceum L. (4) - Nei luoghi aprici arenos: | 326. T. pratense L. (5) - Nei prati e luoghi erbos.

327. T. medium L. (6) - Nei pascoli collini e montani.

122 ; |

321. Trifolivum caspitosum Reiner (1) - Abit. Nei pae

scoli collini e montani.

522. T. strictum W. K. - Nei luoghi erbosi di collina. 3. T. ochroleucum L. (2) - Nei pascoli selvatici, sec-

chi di tutta la provincia. colline e det monti. del piano.

della provincia, ove pure coltivasi estesamente.

528. T. alpestre L. (7) - Nei pascoli collini e montani,

329. T. rubens L. (8) - Nei luoghi erbosi, secchi, colli-.

350. T. arvense L. (9) - Nei campi e prati sterili. Co-

donde discende talora alla pianura colle terre tra-

sportate dai numerosi torrenti che solcano la parte meridionale della nostra: provincia.

ni e montani della provincia.

munissimo.

331. T. incarnatum L. (10) - Nei pascoli e prati d

392. 7. angustifolium L. (11)i- Nei luoghi incolti, arid . |

7

tutta la provincia, ove coltivasi anche estesamente della provincia.

(1) N. It. Trifoglio rupino.

(2) N. It. Trifoglio giallognolo. N. It. Trifoglio montano. N. It. Trifoglio lappolo.

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N. It. Trifoglio serpentino.

N. It. Trifoglio alpestre.

N. It. Trifoglio rosso.

N. It. Erba lepre, Piè di lepre. Piac. Main. Vi l

) N. It. Trifoglio Pesarone, Trifoglio doppio. Piac. Tarfeuj ladein, arfeu) Arzan.

(11) N. It. Coda di volpe.

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N. It. Trifoglio dei prati, Trifoglio rosso. Piac. Tarfeu), Barsan |

SE 123 333. Zrifolium scabrum L. (1) - Abit. Nei luoghi incolti | aridissimi. 394. 7. striatumn L. (2) - Nei luoghi ghiaiosi, aprici della provincia, ma specialmente in collina. 335. 7. agrariwim L. (3) - Nei prati e luoghi erbosi della provincia, segnatamente nella zona collina. 336. 7. procumbens L. (4) - Nei campi, nei prati e luo- ghi erbosi. 3837. T. patens Sihreb (5) - Nei luoghi erbosi in tutta la provincia. 338. T. minus Sm. (6) Nei pascoli di collina. 3839. 7. stellatum L. (7) - Nei prati secchi selvatici, in alcune località della provincia. 340. 7. filiforme L. (8) - Nei prati umidi nella zona collina. Gen. XIII. Dorychium Tournet. Etim. Nome greco di origine oscura. 341. Dorychium suffruticosun Vill. (9) - Abit. Nei pa- scoli montani.

Gen. XIV. Bonjeania Rchb.

Etim. Genere dedicato al Botanico Bonjean Farmacista di Cham- bery che ha illustrata la Flora del Monte Genisio.

342. Bonjeania hirsuta Rchb. (10) - Abit. Nei luoghi sterili ed incolti e in riva ai torrenti.

1) N. It. Trifoglio dei muri.

2) N. It. Trifoglio volpino.

3) N. It. Trifoglio luppolino Trifoglio selvatico.

(4) N. It. Trifoglio a palloncini, Cecerello selvatico dei prati.

. Trifoglio dorato.

It. Trifoglio minuto.

It. Trifogliv stellato.

It. Trifogliolino capillare.

) N. It. Trafogliolo senza lappola.

0) N. It. Erba velia, Stringi amore. (E pianta tenera e nutriente si potrebbe con vantaggio coltivare ).

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Gen. XV. Lotus L.

Etim. Nome d’origine dubbia, ma probabilmente, secondo alcuni, d'origine Egiziana.

343. Lotus corniculatus L. (1) - Abit. Nei prati e luo- ghi erbosi di tutta la provincia. 14. L. tenuis W. K. (2) - Nei prati e luoghi umidi di preferenza.

Gen. XVI. Tetragonòlobus Scop.

Etim. Dal greco tetras quattro, gonia, angolo, e lobos legume, per la forma quadrangolare di esso.

345. Tetragonòlobus purpureus Moench. - Abit. Colti- vata nei giardini per ornamento.

346. T. siligquosus Roth (3) - Nei pascoli umidi e alle sponde dei fossati in molti luoghi della provincia.

Gen. XVII. Glycyrriza L.

Etim. Dal greco glykys, dolce, e riza, radice. È noto il sapore dolce della radice di questa pianta.

547. Glycyrriza glabra L. (4) - Abit. Cresce spontanea presso il Castello di Montecanino nel Comune di Pomaro.

(4) N. It. Ginestrino, Trifoglio giallo, Mulaghera. ( Questa pianta fornisce una grande quantità “di foraggio , alto ed eccellente, tanto per essere trasformato in fieno, quanto per farlo pascolare. Potrebbe quindi formare oggetto d'una cultura speciale ). 3

(2) N. It. Loto ‘Sottile.

(3) N. It. Loto dei prati, Scandalida. il

4) N. It. Glicirizza, Legno dolce, Liquirizia, Regolizia, Uguiziay “i Piac. tagliata Lègn ‘dic. 3

125 Gen. XVIII. Galega L. Etim. Secondo Ruellio il nome Galega, sarebbe una derivazione dal Glaua dei latini e dal Glaucion dei Greci, perchè la Galega officinalis a- vrebbe qualche somiglianza colla descrizione del G/avcson di Dioscoride.

Altri lo fanno derivare da gala, latte, e a, aîg0s, capra, perchè riputata ottima pel latte delle capre, donde il nome volgare di Capraggine.

348. Galega officinalis L. (1) - Abit. Nei prati palustri, presso le siepi e nei luoghi incolti di tutta la pro- vincia.

Gen. XIX. Robinia L. Etim. Genere intitolato alla memoria di Giovanni Robin francese, custode ,dell’ orto regio di Parigi sotto Enrico IV e Luigi XIII. -

Vespasiano Robin suo figlio sotto-dimostratore delle piante al giar-

dino del Re, fu il primo a coltivare la robinia pseudoacacia , della quale aveva avuti i semi dall'America.

349. Robinia pseudocacia L. (2) - Abit. Si coltiva nelle siepi e nei boschetti, ed ora nasce affatto sponta— nea in più luoghi della provincia.

Gen. XX. Colùtea L.

Etim. Dal greco Koloao, far rumore, perchè i frutti vescicosi di quest’ arbusto fanno un rumore di scoppio, quando si schiacciano, il che diverte assai i fanciulli. Di qui il nome francese di Baguénandier che serve a baguénander o a divertire.

350. Colktea arborescens L. (3) Abit. Nei colli e monti

della provincia. Coltivata anche nei giardini. Gen. XXI. Astragàlus L.

Etim. Da Astragalos nome dato da Plinio ad una pianta leguminosa.

B5l. Astragàlus hamosus L. (4) - Abit. Nelle muraglie della città e dei vecchi edifizii.

(1) N. It. Capraggine, Erba capraia, Ruta caprarià, Lavanese.

(2) N. It. Acacia, Falsa acacia, Falsa gagia, Pseudacacia, Robinia, Piac. Rubinia.

(5) N. It. Colutea, Erba vescicaria, Senna falsa.

(4) N. It. Meliloto falso, Seme di Meliloto ?

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126 | | 352. Astragalus glycyphyMos L. - Abit. Nei luoghi sel- vatici, presso le siepi e nei luoghi incolti della provincia. 353. A. Cicer L. (1) Nei prati e pascoli montani. 354. A. monspessulanus L. - Nei pascoli montani. 355. A. Onobrychis L. - Nei pascoli aridi e nei luoghi ghialosi di tutta la provincia. 356. A. austriacus Jacq. - Nei pascoli della zona cal

lina. Gen. XXII. Scorpiurus L.

:tim.Dal greco skorpios, ssorpione, coùra,coda, perla forma del frutto.

357. Scorpiurus subvillosa L. (2) - Abit. Nei luoghi elevati.

Gen. XXIII: Corona TE

Ev. Dal latino corona, corona, per la disposizione dei fiori.

Coronilla Emerus L.(3)- Abit. Nei luoghi selvatici

del piano e del colle. i 359. C. minima L. (4) - Nei luoghi collini e montani. 369. C. varia L. (5) Al margine dei campi e dei

fossati, presso le siepi in tutta la provincia.

Gen. XXIV. Artrolobium Desv..

Etim. Dalle paro!e greche anthron, articolazione, e lobas, legume, pel legume articolato.

361. Artrolobium scorpioides Desv. (6) - Abit. Nei campi fra le biade.

) N. It. Coce selvatico. Piac. Zizar salvàdag.

2) N. It. Erba brusca, Erba lombrica,

N. It.Emero, Erba cornetta, Ginestra selvatica, Ginestra di bosco.

N. N. Ît. Scor pioide minuta. ) N. It. Erba ginestrina, Vecciarini.

n © Gen. XXV. Hippocrepis IL.

124

Etim. Dal greco higpos, cavallo, e krepis, pantofola, calzatura, atte- sochè il frutto si presenta arcuato e frastagliato in uno dei suoi lati a smarginature profonde, simulanti un ferro da cavallo. Tournefort fu il primo a chiamare questo genere Ferrum equinum.

362. Hippocrepis comosa L. (1) - Abit. Nei pascoli magri della provincia, più frequente però nella regione collina.

Gen. XXVI. Onobrychis Tournet.

Etim. Dal greco Onos, asitto, e brycho, io raglio, perchè gli asini, come tutti i bestiami, la cercano con avidità.

363. Onobrychys sativa Lam. (2) - Abit. Nei prati

secchi e nei luoghi ghiaiosi di tutta la provincia. 364. O. saxatilis D. C. (3) - Nei luoghi erbosi di collina. 365. 0. Caput-galli Lam. (4) - Nei prati e luoghi erbosi.

Gen. XXKRIE.:Cicer: E:

Etim. Secondo molti deriva dal greco kikos, o da cicys, forza, robu- stezza, perchè i ceci si credettero sempre alimenti proprii soltanto degli stomachi robusti.

300. Cicer arietintm L. (5) - Abit. Fra le biade spon-

taneo, e coltivato nella maggior parte della pro- vincia.

(1) N. It. Sferra Cavallo. (2) N. It. Lupinella, Fienosano, Fieno santo, Cedrangola, Erba spagna selvatica. (Samfoin commun e Esparcette dei Francesi ). Piac.

Lbveina. ( Leguminosa benefica che trasformò e che deve ancora

trasformare delle desolate steppe in fertili terreni ). (3) N. It. Lupinella assottigliata. (4) N. It. Lappoli. (5) N. It. Cece, Cece giallo, Cece bianco. Piac. Zizàr biane.

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Gen. XX VILI. Vicra Ea

Etim. Dal greco Bicion (cangiato come per solito il B in ”, 0 se ? condo alcuni “dal latino vincia, legato, cioè attaccato, per gli ste li che

si attortigliano fra loro o alle piante vicine. à

367. Vicia Faba L. (1) - Abit. Coltivata su vasta scala

nei campi e negli orti in tutta la provincia.

368. V. bithynica L. (2) - Nei luoghi erbosi della zona

montana, &

369. V. dasycarpa Ten. (3) - Nei campi tra le biade.

370. V. cassubica L. (4) - Nei boschi collini e montani.

371. V. Gerardi D. C. (5) - Nei luoghi incolti, ‘selvatici

della zona collina. | n 372. V. hirta Pers. (6) Nei campi fra le biade. È 373. V. grandiflora Scop. (7) - Nei luoghi erbosi sec=

chi delle colline. o

374. V. lathyroides L. (8) - Nei pascoli e prati sec- |

chi di collina. dr

375. V. sativa L. (9)- Nei prati e fra le biade di tutta

la provincia, comunemente.

376. V. angustifolia Roth (10) - Nei campi fra le biade. | 77. V. sepium L. (11) - Nei boschi e nelle siepi om- (ai brose in tutta la zona collina. »

378. V. narbonensis L. (12) - Nei campi fra le biade.

9) lu

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(1) N. It. Fava, Fava comune, Fava nostrale. Piac. Fàva. (Presenta 3 Varietà principali dette: Piccola Fava, Grossa Fava e Fava da orto. It. Cicerchia dentellata. lt. Zizania. it. Veccia lentichina. It. Veccia montanina. i. Veccia irsuta. It. Farfallona. It. Veccia serena. . It. Veccia, Veccia nostrale. Piac. Veuzza. SANTE Veccia sottile. ) N. It. Veccia silvana. 2) N. It. Veccia selvatica.

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129

Gen. XXIX. Ervum L.

Etim. Deriva dal nome celtico Erv che vale lente o lenticchia.

379. Ervum Lens L. (1) - Abit. Coltivasi estesamente, ma rinviensi inselvatichita lungo le strade e al margine dei campi in molte località della provincia.

380. E. Wirsutum L. (2) Nei campi fra le biade.

381. E. Ervilia L. (3) Nei campi fra le biade.

382. E. tetraspernum L. (4) - Nei campi e luoghi col- tivati di collina.

Gen. XXX. Pisum L.

Etim. Dal celtico pis,