OSSIA
IL DISSOLUTO PLMTO
MELODRAMMA IN DUE ATTI
DA RAPPRESENTARSI ^
NELL' I. R. TEATRO ALLA SCALA
MILAINi.
PER LUIGI DI GIACOMO PIROLA M.DCCC.XXXVI
Il presente è posto sotto la tutela delle Leggi
PERSONAGGI
3
ATTORI
DON GIOVANNI , Cavaliere estremamente licenzioso. Sig/ MarINI IgnAzio.
DONN'ANNA, promessa sposa
al Duca Ottavio. Sig.* ScHOBERLECHNER SoFIA.
Il GOMxMENDATORE, padre
di Domi' Anna. Sig.'' MiGNANI BARTOLOMEO.
Il duca OTTAVIO. Sig/ Poggi Antonio.
DONNA ELVIRA, Dama di Bur- gos, abbandonata da Don Gio- vanni. Sig.* Puzzi-Toso Giacinta.
ZERLINA5 contadina, promessa sposa a Masetto. Sig.* TadOLINI EugeniA.
LEPORELLO 5 servo di Don
Giovanni. Sig.' MarCOLINI CarLO.
MASETTO, contadino. Sig.'' N0VELLI P1ETRO.
contadini D^AMBO I SESSI. - SERVI. - SUONATORI.
La Scena è in una Città della Spagna.
La Musica è del celebre Maestro MozART.
^Fittoti
signori Cavallotti Baldassarre e Menozzi Domenico.
I
ATTO PRIMO
SCENA I.
ATRIO
corrispondente al Palazzo del Commendatore. (Notte)
LepORELLOj indi DoN GlOVANNI e DoNn' AnNAj ed in ultimo il CoMMENDATOUE.
T.EP. IN otte e giorno faticar
Per chi nulla sa gradir; Pioggia e vento sopportar ^ Mangiar male, e non dormir! Voglio fare il gentiluomo, E non voglio più servir. Oh che caro galantuomo!
Vuol star dentro con la bella.
Ed io far la sentinella!... 1
Voglio fare il gentiluomo,
E non voglio più servir . . .
Ma mi par che venga gente . . .
jNon mi voglio far sentir. C^i ritira)
6 ATTO
Anna Non sperar ^ se non m'uccidi,
Gli' io ti lasci fuggir mai. {trattenendolo) Gio. Donna folle! indarno gridi:
Chi son io tu non saprai. Lep. (Che tumulto!.. Oh Ciel ! che gridi!
Il padron in nuovi guai!..) (^avanzandosi)
Anna Gente!., servi!., al traditore!..
Gio. Taci, o trema al mio furore.
Anna Scellerato! Gio. Sconsigliata!
(Questa furia disperata
Mi vuol far precipitar.) Anna Come furia disperata
Ti saprò perseguitar. Lep. (Sta a veder che il malandrino
Mi farà precipitar.)
COM. Lasciala, indegno! {con spada e lume.
Annttj sentendo la i^oce del padrCj lascia Gio. ed entra in casa)
Battiti meco. Gio. Va : non mi degno
Di pugnar teco. CoM. Così pretendi
Da me fuggir? Lep. (Potessi almeno
Di qua partir!) Gio. Misero! attendi
Se vuoi morir. Oi battono. Il Com. è
CoM. Ah! soccorso ... son tradito... ferito)
L' assassino n^ ha ferito ...
E dal seno ... pai .. pi .. tante ..
Sen..to r a., ni., ma partir... Gio. {Ahi già cade il sciagurato...
Affannosa e agonizzante
Già dal seno palpitante
Veggo r anima partir.) (^il Cotn. muoì-e)
PRIMO 7 Lep. (Qu^l misfatto 5 cjual eccesso!
Entro il sen. dallo spavento, 1^, Palpitare il cor mi sento,
E non so che far, che dir.) Gio. Lepoi^ello, ove sei? (soitouocc) Lep. Son qui, per mia disgrazia. E voi? Gio. " Son qui.
Lep. Chi è morto? voi o il vecchio? Gio. Che domanda da bestia! Il vecchio. Lep. Bravo I
Due imprese leggiadre:
Tentar la figlia, ed ammazzar il padre. Gio. L'ha voluto: suo danno. Lep. Ma Donn' Anna
Gio. Non mi seccar. Vien meco, se non vuoi
Qualche cosa ancor tu. Lep. Non vo' nulla, Signor^ non parlo più. ^partono)
SGENA II.
Duca Ottavio, Donn* Anna, e Servi con lumij
AnnAx^Ii! qùal mai s' olTre, o Dei, i^^ede il cadcn'cn)
Spettacolo funesto agli occhi miei!
Il padre!., padre mio!., mio caro padre!., (cade Ott. Signore ... cfiiasì svenuta sul coìyo del podn )
Anna Ah ! P assassino
Me'l trucido ... Quel sangue ...
Quella piaga ... quel volto 0 Tinto e coperto del color di morte...
Ei non respii'a più... fredde ha le membra.,.
Padre mio!., caro padre!.. io manco... io moio.».
Ott. Ah! soccorrete, amici, il mio tesoro. Cercatemi , recatemi
) ATTO
Qualche odor^ qualche spirto. ..Ah! non tardate,
{partono due Serui)
Donn^ Anna!., sposa!., amica!.. 11 duolo estremo
La meschinella uccide ! Annà Ahi! Ott. Già rinviene 5
Datele nuovi ajuti. (^ritornano i Serwi)
Anna Padre mio!
Ott. Celate 5 allontanate agli occhi suoi
Queir oggetto d' orrore. iyiene portato uìa il
Anima mia^ consolati, fa core! cadwere) Anna Fuggi, crudele, fuggi!
Lascia che mora anch' io
Ora eh' e morto , oh Dio !
Chi a me la vita diè. Ott. Senti, cor mio, deh! senti :
Guardami un solo istante^
Ti parla il caro amante
Che vive sol per te. Ajnna Tu sei!., perdón, mio bene...
L' affanno mio ... le pene ...
Ah! il padre mio dov'è? Ott. Il padre ... lascia, o cara,
La rimembranza amara:
Hai sposo e padre in me. Anna Ah! vendicar, se il puoi,
Giura quel sangue ognor. Ott. Lo giuro agli occhi tuoi.
Lo giuro al nostro amor. (<f£ 2) Che giuramento, oh Dio!
Che barbaro tormento!
Fra cento affetti e cento
Vammi ondeggiando il cor. (^pariono)
PRIMO
SCENA III.
RECINTO D'ANTICO CASTELLO eoa veduta d''una Locanda.
(Alba)
Don Giovanni 5 e Leporello.
jio. Orsù, spicciati presto. Cosa vuoi? IjEp. L'' affar di cui si tratta
E importante, jfio. Lo credo. ^
Lep. e importantissimo.
Gio. Meglio ancora! finiscila. Lep. Giurate
Di non andar in collera. Gio. Lo giuro sul mio onore ,
Purché non parli del Commendatore. Lep. Siamo soli. Gio. Lo vedo.
Lep. Nessun ci sente. Gio. Via. Lep. Vi posso dire
Tutto liberamente ... Gio. Si. Lep. Dunque, quand' è così.
Caro signor padrone,
La vita che menate è da briccone. Gio. Temerario! in tal guisa,. Lep. e il giuramento?
Gio. Non so di giuramento. Taci, o ch'io... Lep. Non parlo più, non fiato, o padron mio. Gio. Cosi sai'cmo amici. Or odi un poco.
IO ATTO
Sai tu perchè son qui? Lep. Non ne so nulla.
Ma 5 essendo Falba chiara , non sarebbe
Qualche nuova conquista?
Io Io devo saper per porla in lista. Gio. Va là, che sei il grand' uom! Sappi ch'io sono
Innamorato d' una bella Dama ,
E son certo che ni' ama.
La vidi 5 le parlai*^ meco al casino
Questa notte verrà... Zitto: mi pare
Sentir odor di femmina ... Lep. Cospetto!
Che odorato perfetto! Gio. Air aria mi par bella. Lep. (Che occhio 5 dico!) Gio. Ritiriamoci un poco,
E scopriamo terren. Lep. (Già prese foco.) (^^anno in
disparte)
SCENA IV.
Donna Elvira dalla Locanda,
Elv. Ah! chi mi dice mai
Quel barbaro dov' è. Che per mio scorno amai, Che mi mancò di fe? Ah! se ritrovo V empio, E a me non torna ancor, Vo' farne orrendo scempio, Vo' trapassargli il cor. Gio. Udisti? qualche bella (piano a Lep,)
Dal vago abbandonata... Poverina! Cerchiam di consolare il su© tormento, ia^^an^' Lep. (Cosi ne consolò mille e ottocento.) zandosì)
PRIMO 1 1
Gio. Signorina ...
Elv. Chi è là?
Gio. (Stelle! che vedo!)
Lep. (Oh bella! Bonn' Elvira!)
Elv. (Don Giovanni!..)
Sei qui , mostro fellon , nido d' inganni !.. Lep. (Che titoli cruscanti! Manco male
Che lo conosce bene!) Gio. Ah! cara Bonn' Elvira,
Calmate quella collera... sentite...
Lasciatemi parlar... Elv. Cosa puoi dire
Bopo azì'on sì nera ? Gio. Siate più ragionevole ... (Mi pone
A cimento costei.) Se non ci'edete
Al labbro mio, credete
A questo galantuomo. Lep. (Salvo il vero.)
Gio. Via, dille un poco... Lep. isottouoce a Gio.) E cosa devo dirle?
Gio. Sì, sì, dille pur tutto. (parte non uisto da Elt^,)
Elv. Ebben, fa presto.
Lep. Madama... veramente... in questo Mondo...
Conciossiacosaquandofossecliè ,
Il quadro non è tondo ... Elv. Sciagurato!
Così del mio dolor gioco ti prendi?
Ah! voi!..* Stelle! r niiquo ( i^ej^so Gio, che non crede
Fuggì!., misera me !.. Bove? in qual parte? partito') Lep. Eh! lasciate che vada. Egli non merta
Che su. di lui pensiate. Elv. Scellerato!
M'inganno, mi tradì... Lev. Eh! consolatevi;
Non siete voi, non foste e non sarete
ATTO
Nò la prima 5 nè P ultima. Guardate Questa non picciol lista* è tutta piena De^ nomi di sue belle.' Ogni villa 5 ogni borgo, ogni paese ^ testimon di sue donnesche imprese. Madamina 5 il catalago è questo
Delle belle che amò il padron mio :
Un catalogo egli è che ho fattMo:
Osservate, leggete con me. In Italia seicento e quaranta.
In Germania duecento e trentuna,
Cento in Francia, in Turchia novantuna
Ma in Ispagna son già mille e tre. V'han fra queste, contadine,
Cameriere, cittadine,
V^haii contesse, baronesse,
Marchesine, principesse,
E v'han donne d' ogni grado,
D' ogni forma , d' ogni età. Nella bionda egli ha l'usanza
Di lodar la gentilezza^
Nella bruna, la costanza^
Nella bianca, la dolcezza^
Vuol d'inverno la grassetta.
Vuol d'estate la magrotta^
È la grande maestosa.
La piccina ognor vezzosa*^
Delle vecchie fa conquista
Pel piacer di porle in lista^
Ma passion predominante
E la giovin principiante^
Non si picca - se sia ricca,
Se sia brutta, se sia bella^
Parche porti la gonnella.
Ogni donna per lui fa. (paru
PRIMO i3 Elv. si ricorra... si vada... Io sento in petto
Sol vendetta parlar^ rabbia e dispetto, (parte")
SCENA V.
ZerlinAj Masetto j e Coro di contadini d'ambo i sessi^
che cantano^ suonano e ballano,
Zer. Giovinette 5 che fate alF amore. Non lasciate che passi Fetà^ Se nel seno vi brulica il core Dolce amore contente vi fa^ La ra la, la ra la, la ra la. Che piacer! che piacer che sarà!
Coro La ra la, ec.
Mas. Giovinetti, leggeri di testa.
Non andate girando qua e là^ Poco dura de' matti la festa. Ma per me cominciato non ha. La ra la, Ja ra la, la ra la. Che piacer! che piacer che sarà!
Coro La ra la, ec.
SCENA VI.
Don Giovanni , Leporello, e dettL
Gio. Manco male, è partita... Oh guarda, guarda
Che bella gioventù, che belladonne! Lep. (Fra tante, per mia fe,
Vi sarà qualche cosa anche per me.) Gio. Cari amici, buon giorno. Seguitate
A stare allegramente,
Seguitate a suonar, o buona gente.
C è qualche sposalizio ? Zer. Sì, Signore,
i4 ATTO
E la sposa son io. Gio. Me, ne consolo.
Lo sposo? Mas. lOy per servirla.
Gio. Oh bravo! per servirmi^ questo è vero
Parlar da galantuomo. Lep. Ch' eccellente marito! Zer. ^ Oh! il mio Masetto
È un uom ottimo core. Gio. Anch' io 5 vedete!
Voglio che siamo amici. Il vostro nome? Zer. Zevlina. Gio. e il tuo?
Mas. Masetto. Gio. Oh 5 caro il mio Masetto!
Cara la mia Zerlina! ti esibisco .
La mia protezione... Leporello ?..^
Cosa fai lì^ birbone? (a Xe^. che fa de^li scherzi Lep. Anch' io 5 caro padrone , alle altre Contadine')
Esibisco la mia protezione. Gio. Presto^ va con costor: nel mio palazzo Conducili sul fatto ^ ordina che abbiano Cioccolata, caffè , vini, presciutti: Cerca divertir tutti , Mostra loro il giardino. La galleria, le camere: in effetto Fa che resti contento il mio Masetto. Hai capito?
Lep. Ho capito. Andiam. (a' Villani)
Mas. Signore... Gio. Cosa c' è? Mas. La Zerlina
Senza me non può star. Lep. In vostro loco,
Ci sarà sua Eccellenza, e saprà bene
PRIMO i5
Fare le vostre parti. Gio. Oh! la Zerllna
E ìq man d'un Cavalier. Va pur: fra poco
Ella meco verrà. Zer. Va, non temere^
Nelle mani son io d' un Cavaliere. Mas. E per questo... Zer. e per questo
Non c'è da dubitar... Mas. Ed io, cospetto...
Gio. Olà, fiuiam le dispute; se sùbito,
Senz'altro replicar, non te ne vai, {mostrandogli
Masetto, guarda ben, ti pentirai. la spada)
(^Mas, parte con Lep, e i Contadini)
SCENA VII.
Don Giovanni, e Zerlina.
Gio. Altìn siam liberati,
Zerlinetta gentil, da quel scioccone.
Che ne dite, mio ben, so far pulito? Zer. Signore, è mio marito... Gio. Chi! colui?
Vi par che un onest' uomo,
Un nobil Cavaher, com' io mi vanto,
Possa soffrir che quel visetto d' oro ,
Quel viso inzuccherato
Da un bifolcaccio vii sia strapazzato? Zer. Ma, Signore, io gli diedi
Parola di sposarlo. Gio. Tal parola
Non vale un zero. Voi non siete fatta
Per esser paesana*^ un'altra sorte
i6 ATTO
Vi procurai! quegli ocelli bricconcelli. Que^ labbretti sì belli,. Quelle ditucce candide e odorose : Parrai toccar giuncata e fiutar rose. Zer. Ah!., non vorrei ... Gio. Che non vorreste?
Zer. Alfine Ingannata restar. Io so che rado Colle donne voi altri Cavalieri Siete onesti e sinceri. Gio. e un'impostura
Della gente plebea. La nobiltà Ha dipinta negli occhi V onestà. Orsù , non perdiam tempo ^ in questo istante Io vi voglio sposar. Zer. Voi! Gio. Certo, io.
Quel casinetto è mio: soli saremo, E là, giojello mio, ci sposeremo. Là ci darem la mano, Là mi dirai di si. Vedi, non è lontano: Partiam, ben mio, di qui. Zer. (Vorrei, e non vorrei...
Mi trema un poco il cor ... Felice, è ver, sarei^ Ma può burlarmi ancor.) Gio. Vieni, mio bel diletto! Zer. (Mi fa pietà Masetto.)
Gio. Io cangerò tua sorte.
Zer. Presto... Non son più forte...
(a 2) Andiamo, andiam, mio bene, A ristorar le pene
D'un innocente amor! (^s'incamminano ^erso
il casino)
PRIMO
^7
SCENA Vili.
Donna Elvira , e dati.
Elv. Fermati 5 scellerato! Il Ciel mi fece
Udir le tue perfidie. Io sono a tempo
Di salvar questa misera innocente
Dal tuo barbaro artiglio. Zer. Meschina! cosa sento! Gio. (Amor^ consiglio.),
Jdol mio, non vedete (piano ad Eh\)
Gli' io voglio divertirmi? Elv. ^ Divertirti!
E vero, divertirti... Io so, crudele,
Qual core in petto accogli. Zer. Ma, signor Cavaliere,
E ver quel eh' ella dice? Gio. La povera infelice (piano a Zer,)
E di me innamorata,
E per pietà degg' io fingere amore,
Ch'io son, per mia disgrazia, uom di buon core.
(El^» conduce i^ia Zer,)
SCENA IX.
Don Giovanni, poi Duca Ottavio,
e Donn'AnnA v^estita a lutto,
GiO. Mi par ch'Oggi il demonio si diverta D' opporsi armici piacevoli progressi^ Vanno mal tutti quanti.
OxT.Ah! ch'ora^ idolo mio, son vani i pianti, Di vendetta si parli... Oh Don Giovanni!
Gio. (Mancava questo in ver!)
Anna Amico! a tempo
i8 ATTO
Vi ritroviam: avete core^ avete
Anima generosa? (jfio. (Sta a vedere,
Che il diavolo gli ha detto qualche cosa.)
Qual domanda! perchè? Ott. Bisogno abbiamo
Della vostra amicizia. Gi(i,(Mi torna il fiato in corpo.) Comandate.
I congiunti, i parenti,
Questa man, questo ferro, i beni, il sangue Spenderò per servirvi. Ma voi, bella Donn'Anna, Perchè così piangete?
II crudele chi fu che osò la calma Turbar del viver vostro....
SCENA X.
Donna Elvira, e detiL
Elv.AIì! ti ritrovo ancor perfido mostro! Non ti fidar, o misera, Di quel ribaldo cor: Me già tradì quel barbaro, Te vuol tradire ancor.
Anna Ott. (Cieli, che aspetto nobile! Che dolce maestà! Il suo dolor, le lacrime 5 M'empiono di pietà.)
Gio. La povera i-agazza
E pazza - amici miei : Lasciatemi con lei'^ Forse si calmerà.
Elv. Ah! non credete al perfido^
PRIMO 19 Restate 5 oh Dei^ restate... i Gio. E pazza, non badate...
Anna Ott. A chi si crederà?
(Certo moto - d'ignoto - tormerito Dentro Palma girare mi sento, Che mi dice - per quella infelice Cento cose che intender non sa.) Eih^\ (Sdegno, rabbia, dispetto, spavento Dentro Palma girare mi sento. Che mi dice di quel traditore Cento cose che intender non sa.) Ott. Io di qua non vado via (,ad Anna)
Se non so com' è P affar. Anna Non ha Paria di pazzia i ad Ott.)
Il suo volto , il suo parlar. Gio. (Se me'n vado, si potria
Qualche cosa sospettar. ) Elv. Ahi dal ceffo si potria (^ad Anna e ad Ott,)
La ner' alma giudicar. Ott. Dunque quella... (,a Gio,)
Gio. e pazzarella...
Anna Dunque quegli... {adElu,)
Elv. e un traditore.
Gio. Infelice !
Elv. Mentitore!
Anna Ott. Incomincio a dubitar, {passano dei Contadini) Gio. Zitto, zitto, che la gente {piano ad El^,)
Si raduna a noi d' intorno :
Siate un poco più prudente ^
Vi farete criticar. Elv. Non sperarlo, o scellerato:
Ho perduto la prudenza.
Le tue colpe ed il mio stato
Voglio a tutti palesar. ANj>iA0TT.( Quegli accenti sì sommessi,
20 ATTO
Quel cangiarsi di colore, ì Son indizj troppo espressi j Che mi fan determinar.) (partono Già
SCENA XI.
Donn'Anna, e Duca Ottavio.
f
AjNNADon Ottavio... son morta!
Ott. Cos' è stato?
ANNAPer pietà^ soccorretemi . . .
Ott. Mio bene^
Fate coraggio. Anna Oh Dei! quegli è il carnefice
Del padre mio... Ott. Che dite?
AnnaNou dubitate più. Gli ultimi accenti ,
Che l'empio proferì^ tutta la voce
Eichiamàr nel cor mio di quelP indegno
Che nel mio appartamento... Ott. Oh Ciel ! possibile
Che sotto il sacro patto d'amicizia...
Ma, come fu^ narratemi ,
Lo strano avvenimento. Anna Era già alquanto
Avanzata la notte,
Quando nelle mie stanze^ ove soletta Mi trovai per sventura , entrar io vidi In un mantello avvolto Un uom che al primo istante Avea preso per voi^ Ma riconobbi poi Che un inganno era il mio... Ott. Stelle ! seguite.
PRIMO 2 1
AwNATacito a me s'appressa
E mi vuole abbracciar: sciogliermi cerco ,
Ei più. mi stringe : grido :
Non viene alcun ^ con una mano tenta
impedirmi la voce^ E coir altra m' afferra Stretta cosi, che già mi credo vinta. Ott. Perfido!., alfin!..
Anna Alfin il duol, l'orrore
Dell'infame attentato Accrebbe sì la lena mia , che a forza Di svincolarmi, torcermi e piegarmi^ Da lui mi sciolsi. Ott. Ohimè! respiro.
Anna Allora Rinforzo i stridi miei, chiamo soccorso. Fugge il fellon, arditamente il seguo Fin nella strada per fermarlo, e sono Assalitrice ed assalita: il padre V'accorre, vuol conoscerlo, e l'iniquo^> Che del povero vecchio era più forte , Compie il misfatto suo col dargli morte. Or sai chi 1' onore Rapire a me volse* , Chi fu il traditore, Che il padre mi tolse: Vendetta ti chieggio. La chiede il tuo cor. Rammenta la piaga Del misero seno : Rimira di sangue Coperto il terreno. Se l' ira in te langue
D' un giusto fulgor. (partono)
22
ATTO
SCEx^A XII. Leporello, poi Don Giovanni.
Lep. Io deggloj ad ogai patto ,
Per sempre abbandonar questo bel matto.. . Eccolo qui: guardate
Con quale indifferenza se ne viene' Gio. Oh Leporello mio! va tutto bene. Lep. Don Giovannino mio! va tutto male. Gio. Come va tutto male? Lep. Vado a casa^
Come voi m'ordinaste^
Con tutta quella gente. Gio. Bravo! Lep. a forza
DI chiacchiere j di vezzi e di bugie,
Che ho imparato sì bene a star con voi.
Cerco di trattenerli . . . Gio. Bravo! Lep. Dico
Mille cose a Masetto, per placarlo.
Per trargli dal pensier la gelosia... Gio. Bravo, in coscienza mia! Lep. Faccio che bevano
E gli uomini e le donne :
Son già mezzo ubbriachi.
Altri canta, altri scherza.
Altri seguita a ber... In sul più bello,
Chi credete che capiti? Gio. Zerlina? Lep. Bravo! e con lei chi venne? Gio. Donn' Elvira ?
Lep. Bravo! e disse di voi?..
PRIMO 23 Gio. Tutto quel mal che in bocca le venia? Lep. Bravo , in coscienza miai Gio. E tu cosa facesti? Lep. Tacqui. .
Gio. Ed ella?
Lep. Segui a gridar. Gio. e tu?
Lep. Quando mi parve
Che già fosse sfogata, dolcemente Fuor delTorto la trassi, e con belParte, Chiusa la porta a chiave. Io di là mi cavai, E sulla via soletta la lasciai. Gio. Bravo! bravo! arcibravo!
L'afTar non può andar meglio. Incominciasti, Io saprò terminar^ troppo mi premono Queste contadinotte : Le voglio divertir finché vien notte. Finche dal vino
Calda han la testa , Una gran festa Fa preparar. Se trovi in piazza Qualche ragazza, Teco ancor quella Cerca menar. Senza alcun ordine La danza sia : Chi '1 minuetto, Chi la follia. Chi r alemanna Farai ballar. Ed io frattanto Dall'altro canto Con questa e quella Vo' amoreggiar. ^
^4
ATTO Ah! la mia lista Domali mattina D'una decina Devi aumentar.
SCENA XIII.
ipaftono)
GIARDINO, E CASINO DI DON GIOVANNI.
ZerlinAj Masetto, e Contadini.
Zer. Masetto ... senti un po\.. Masetto, dico...
Mas. Non mi toccar.
Zer. Perchè?
Mas. Perchè, mi chiedi?
Perfida ! il tutto sopportar dovrei
Da una mano infedele? Zer. Ahi no: taci, crudele!
10 non merto da te tal trattamento. Mas. Come! ed hai l'ardimento di scusarti?
Star sola con un uom! abbandonarmi
11 dì delle mie nozze ! porre in fronte Ad un villan d'onore
Questa marca d'infamia!.. Ah! se non fosse. Se non fosse lo scandalo, vorrei... Zer. Ma se colpa io non ho : ma se da lui Ingannata rimasi^ e poi, che temi? Tranquillati, mia vita: Non mi toccò la punta delle dita. Non me lo credi?.. Ingrato! Vien qui, sfogati, ammazzami, fa tutto Di me quel che ti piace, Ma poi, Masetto mio, ma poi fa pace.
PRIMO a5 Batti, batti, o bel Masetto ^
La tua povera Zerlina:
Starò qui come agnellina
Le tue botte ad aspettar. Lascerò straziarmi il crine ,
Lascerò cavarmi gli occhi 5
E le care tue manine
Lieta poi saprò baciar. Ah! lo vedo, non hai core"^
Pace, pace, o vita mia!
In contenti, ed allegria
Notte e dì Yogliam passar. i parte)
SCENA XIV.
Masetto, poi Don Giovanni dì dentro^
e di nuouo ZerLINA.
Mas. Guarda un po' come seppe
Questa strega sedurmi ! Siamo pure I deboli di testa !
Gio. Sia preparato il tutto a una gran festa.
Zer. Ah! Masetto , Masetto, odi la voce Del monsù Cavaliero!..
Mas. Ebben, che c'è?
Zer. Verrà. ..
Mas. Lascia che venga.
Zer. Ah! se vi fosse
Un buco da fuggir... Mas. Di cosa temi?
Perchè diventi pallida?.. Ah! capisco:
Capisco, bricconcella.
Hai timor eh** io comprenda
I torti miei, e di furor m'accenda. Presto, presto... pria che venga, Por mi vo' da questo lato...
il6 atto
C'è una nicchia... qui celato
Cheto, cheto mi vo' star. Zer. Senti, senti... elove vai?
Non t'ascondere, Masetto.
Se ti trova, poveretto!
Tu non sai quel che può far. Mas. Faccia, dica quel che vuole. Zer. Ah! non giovan le parole... (sottoi^oce)
Mas. Parla forte, e qui ti arresta.
Zer. Che capriccio hai nella testai
Mas. (Capirò se m' è fedele,
E in qual modo andò PafTar.) (51 «a- Zer. (Quell'ingrato, quel crudele scende)
Oggi vuol precipitar. )
SCENA XV.
Don Giovanni, Contadini, e Servi» Zerlina, e Masetto nascosto.
Gio. Su, svegliatevi: da bravi!
Su, coraggio, o buona gente. Vogliam stare allegramente, Vogliam ridere e scherzar.
Coro Su, svegliatevi, ec.
Gio. x\lla stanza - della danza
Conducete tutti quanti , Ca Senù)
Ed a tutti in abbondanza Gran rinfreschi fate dar.
Coro Su svegliamoci, ec. {partendo coi Send)
SCENA XVÌ.
Don Giovanni, Zerlina, e Masetto nascosto,
Zer. Tra questi alberi celata
Si può dar che non mi veda. {,uuol
nascondersi)
PRIMO
Gio. Zerliaetta mia garbata ,
Ti ho già visto^ non scappar. Qa prende) Zer* Ab! lasciatemi andar via... Gio. No 5 no, resta 5 gioja mia!..
Zer. Se pietade avete in core!..
Gio. Idol mio! son tutto amore...
Vieni un poco - in questo loco
Fortunata io ti vo' far. Zer. (Ab! se il vede il sposo mio,
So ben io - quel cbe può far.) Gio. Masetto! (G/o. scuopre Mas^ )
Mas. ^ Sì, Masetto.
Gio. e ascoso là, percbè?
La bella tua Zerlina
Non puole, poverina!
Più star senza di te. Mas. Capisco, si signore. (.ironico) Gio. Adesso fate core.
I suonatori udite:
Venite omai con me. Mas. Zer. Sì, sì, facciamo core,
Ed a ballar cogli altri
Andiamo tutti tre. i partono)
SCENA XVIL
(Si va facendo notte.)
Duca Ottavio, Donn'Anna e Donna Elvira in bauttaj poi Leporello e Don Giovanni alla finestra,
Elv. Bisogna aver coraggio, O cari amici miei, E i suoi misfatti rei Scoprir potremo allor.
28 ATTO Ott. L'amica dice bene:
Coraggio aver conviene.
Discaccia, o vita mia, (^ad Anna)
L'affanno ed il timor. Anna II passo è periglioso,
Può nascer qualche imbroglio:
Temo pel caro sposo,
E per voi temo ancor. {ad Eh,)
Lep. Signor, guardate un poco
Che maschere galanti! Gio. Falle passare avanti.
Dì che ci fanno onor.
Anna Ott. Elv.
(Al volto ed alla voce Si scopre il traditor. ) Lep. Psi, psi, signore maschere: Psi psi...
Anna Elv. Via rispondete. {ad Ott.)
Lep. Psi psi...
Ott. Cosa chiedete?
Lep. Al ballo, se vi piace.
V'invita il mio Signore. Ott, Grazie di tant' onore.
Andiam, compagne belle. Lep. (L'amico anche su quelle
Prova farà d'amor.) {entra e chiude la
AnnaOtt. Protegga il giusto Cielo finestra)
Il zelo - del mio cor. Elv. Vendichi il giusto Cielo
Il mio tradito amor. {entrano)
4
PRIMO
29
SCENA XVIII.
SALA NEL CASINO DI DON GIOVANNI.
Don Giovanni 5 Leporello^ Zerlina^ Masetto Villani e Villane.
Gio. Riposate, vezzose ragazze. Lep. Rinfrescatevi 5 bei giovinotti. Gio. Lep. Tornerete a far presto le pazze.
Tornerete a scherzare, a ballar. Gio. Ehi! caffè. Lep. Cioccolata. Gio. Sorbetti. Mas. Ah! Zerlina, giudizio. (pianoaZer.) Lep. Confetti. Mas. Zer. (Troppo dolce comincia la scena,
In amaro potria terminar.) (wengono por-
tati e distribuiti i rinfreschi)
Gio. Sei pur vaga e brillante, Zerlina ! (prcrv
Zer. Sua bontà. dendola per mano)
Mas. (La briccona fa festa.)
Lep. Sei pur cara Giannotta, Sandrina! («m*-
tando il padrone)
Mas. (Tocca pur, che ti cada la testa.) Cguar^
dando Gio,)
Zer. (Quel Masetto mi par stralunato, Brutto brutto si fa quest' affar. )
Gio. Lep. (Quel Masetto mi par straliuiato, Qui bisogna cervello adoprar.)
3o
«Il
ATTO
SCENA XIX.
Duca Ottavio, Donn*^ Anna, Donna Elvira, e detti.
Lep.
Gio. Tutti
Gio.
Lep. Elv. Anna Ott.
Lep. Mas.
Gio.
Lep.
Mas.
Lep.
Anna
Ott. Elv
Gio.
Zer.
Mas.
Lep.
Venite pur avanti, Vezzose masclierette. E aperto a tutti quanti. Viva la società! Anna Ott. Elv. Siam grati a tanti segni
Di generosità. Ricominciate il suono. Tu accoppia i ballerini. Meco tu dei ballare, Zerlina, vien pur qua. Da bravi, via ballate.
(a Lep.)
(^ballano) (ad Anna) iad Otl,)
Quella è la contadina. Io moro!
Simulate.
Va bene in verità! (con ironia)
A bada tieii Masetto. (a Lep.)
Non balli, poveretto? Vien qua, Masetto caro, Facciam quel eli' altri fa. (fa ballare No, no, ballar non voglio, a forza Mas,) Eh! balla, amico mio. Resister non possMo I (ad Ott.)
. Fingete , per pietà. (ad Anna)
Vieni con me, mia vita... (ballando conduce Oh Numi! son tradita!... via Zer,) Lasciami ... Ah! ... no ... Zerlina! (entra
sciogliendosi da Lep, )
(Qui nasce una ruina...) (entra)
PRIMO 3i Anna, Elv. 5 (L' iniquo da se stesso
ed Ott. (Nel laccio se ne va. {fra loro)
Zer. Gente!... ajuto ! . . . ajuto! gente! An.Elv.Ott. Soccorriamo V innocente ... {i suona- Mas. Ali! Zerlina... tori partono)
Zer. Scellerato! idi dentro)
An.Ott.Elv. Ora grida da quel lato...
Ah ! gettiamo giù la porta . . . Zer. Soccorretemi 5 o son morta!...
Anna Ott. Elv. e Mas.
Siam qui noi per tua difesa.
GlO. cresce colla spada in maiiOj conducendo pei' un braccio Lep» j e finge di non poterla sguainare per J e r irlo)
Ecco il birbo che ha offesa, Ma da me la pena avrà. Mori iniquo ! . . . Lp. Ah! cosa fate...
Gio. Mori dico ...
Ott. (cau andò una pistola) No '1 Sperate...
An.Elv.Ott. (L' empio crede con tal frode
Di nasconder T empietà.) (si caimano la Gio. Donn' E1 vira I maschera)
Elv. Sì 5 malvagio!
Gio. Don Ottavio !
Ott. Sì, signore!
Gio. Ah ! credete ... (^ad Anna )
Anna Traditore !
Zer. Mas. Tutto , tutto già si sa. ^
Tutti 5 fuorché Gio. e Lep.
Trema, trema, o scellerato, Saprà tosto il Mondo intero Il misfatto orrendo e nero. La tua fiera crudeltà.
32 ATTO PRIMO
Odi il tuoii della vendetta
Che ti fischia intorno intorno : Sul tuo capo in questo giorno Il suo fulmine cadrà.
Gio. Lep. Non più quel cV faccia ,
sa ^ ^ ei SI ^
È confusa la ^^^^ testa, sua ^
E un'orribile tempesta
Minacciando eià va !
^ lo
Ma non manca m j^. coraggio^
mi perdo mi confondo: JXon . ^ j o . r j ' SI perde si conionde^
Se cadesse ancora il Mondo ^ Nulla mai temer fa.
FINE DELL^ATTO PRIMO,
ATTO SECONDO
SCENA I.
RECINTO DANTICO CASTELLO come neir Atto primo.
Don Giovanni con un mandolino in manoj e LepORELLO.
Gio. Leporello.
Lep. Signore. ^
Gio. Vien qui, facciamo pace. Prendi...
Lep, Cosa?
Gio. Quattro doppie. (gZi dà del denaro)
Lep. Oh ! sentite :
Per questa volta ancora
La cerimonia accetto ^
Ma non vi ci avvezzate : non credeste
Di sedurre i miei pari
A forza di regali e di denari. Gio. Non parliam più di ciò. Ti basta Y animo
Di far quel eh' io ti dico ?
3
34 ATTO 1
Lep. Purcliè lasciarli le donne.
Gio. Lasciar le donne? Sai eh' elle per me
Son necessarie più del pan che mangio ^
Più deir aria che spillo? Lev. e avete core
D'ingannarle poi tutte ?^ Gio. E tutto amore.
Chi a una sola e fedele ^
Verso r altre è crudele. Io che in me sento
Si esteso sentimento ^
Vo' bene a tutte quante.
Le donne poi , che calcolar non sanno ,
Il mio buon naturai chiamano inganno. Lep. Non ho veduto mai
Naturale più vasto e più benigno.
Orsù, cosa vorreste? | Gio. Odi. Vedesti tu la cameriera |
Di Donn' Elvira? ( Lep. Io no. !
Gio. Non hai veduto |
Qualche cosa di bello ,
Caro il mio Leporello! Ora io con lei
Vo' tentar la mia sorte , ed ho pensato ,
Giacché siam verso sera^
Per aguzzarle meglio V appetito ,
Di presentarmi a lei col tuo vestito. Lep. e perchè non potreste
Presentarvi col vostro? Gio. Han poco credito
Con gente di tal rango
Gli abiti signorili. si cai^ a il mantello)
Sbrigati via. Lep. Signor, per più ragioni...
Gio. Finiscila ^ non soffro opposizioni. (fanno
cambio del mantello e del cappello)
SECONDO
35
SCENA II.
Don Giovanni 5 Leporello^
e Donna Elvira alla finestra della Locanda,
Elv.
Lep. Gio.
Elv. Gio.
Elv.
Lep.
Gio.
Elv. Gio. Lep. Gio. Elv.
Ali
taci 5 ingiusto core ^
Non palpitarmi in seno. E un empio 5 un traditore : E colpa aver pietà. Zitto . . , di Donn' Elvira ,
la voce io sento.
(^sottoi^oce') (^come sopra)
Signor
Cogliere io vo' il momento.
Tu férmati un po' là. Elvira j idolo mio ! . . .
Non è costui r ingrato ?
Si, vita mia, SOn io, (G/o. si mette dietro
E chieggo carità. a Lep. ^ e parla ad Eli^.) (Numi , che strano affetto
Mi si insveglia in petto ! )
(State a veder la pazza.
Che ancor gli crederà!) Discendi , gioja bella !
Vedrai che tu sei quella
Che adora V alma mia:
Pentito io sono già. No , non ti credo , o barbaro.
O credimi , o m' uccido.
Se seguitate , io rido. (,sottoi^oce)
Idolo mio ! vien qua. (Dei, che cimento è questo!
Non so s'io vado o resto...
Ah ! proteggete , o Numi ,
La mia credulità.) {entra)
36 ATTO Clio. (Spero che cada presto.
Che bel colpetto è questo ! ; Più fertile talento ì Del mio, no, non si dà.) Lep. ( Già quel mendace labbro Torna a sedur costei. Deh, proteggete, o Deij La sua credulità! ) Gio. Amico , che ti par ? Lep. Mi par che abbiate
Un^ anima di bronzo. Gio. Va là, che se' il gran gonzo. - Ascolta bene: Quando costei se 'n viene ^ Tu corri ad essa incontro , Falle quattro carezze , Fingi la voce mia^ P^i 5 belParte^ Cerca teco condurla in altra parte. Lep. Ma, signor . . . GiOi Non più repliche.
Lep. Ma se poi mi conosce ? Gio. Non ti conoscerà, se tu non vuoi.
Zitto: elPapre^ giudizio. {uà in disparte)
SCENA III.
Donna Elvira, e detti,
Elv. Eccomi a voi.
Gio. (Veggiamo che farà.)
Lep. (Che belP imbroglio ! )
Elv. Dunque creder potrò che i pianti miei Abbiau vinto quel cor? Dunque pentito j L' amato Don Giovanni al suo dovere E alP amor mio ritorna?
Lep. iallerando sempre la ^cce^ Sì, Carina!
SECONDO 37 Elv. Crudele ! se sapeste
Quante lacrime e quanti
Sospir' voi mi costaste! Lep. Io ? vita mia !
Elv. Voi.
Lep. Poverina, quanto mi dispiace!
Elv. Mi fuggirete più ?
Lep. No , muso bello !
Elv. Sarete sempre mio?
Lepì Sempre.
Elv. Carissimo !
Lep. Carissima ! (La burla mi dà gusto.)
Elv. Mio tesoro!
Lep. Mia Venere!
Elv, Son per voi tutta foco.
Lep. Io tutto cenere.
Gio. (Il birbo si riscalda. )
Elv. e non ingannerete ?
Lep. No 5 sicuro.
Elv. Giuratelo.
Lep. Lo giuro a questa mano.
Che bacio con trasporto, a que' bei lumi ...
Gio. ( fingendo di uccidere qualcheduno)
Ah ! eh ! ih ! ha ! hi ! ha ! sei morto . . .
Elv. i fuggendo con Lep.) Oh Numi!
Gio. Ih ! ah ! Par che la sorte Mi secondi. Veggiamo : Le finestre son queste. Ora cantiamo.
( canta j accompagnandosi col mandolino)
Deh ! vieni alla finestra , o mio tesoro , Deh ! vieni a consolar il pianto mio. Se neghi a me di dar qualche ristoro. Davanti agli occhi tuoi morir vogP io.
Tu che hai la bocca dolce piii del miele, Tu che il zucchero porti in mezzo al core.
38 ATTO
Non esser, gioja mia, con me crudele, Lasciati almen veder, mio belP amore! V è gente alla finestra. Forse è dessa ... Psi , Psi . . .
SCENA IV.
Masetto, e Contadini armati di fucili e bastom. Dopi Giovanni.
Mas. Non ci stanchiamo. Il cor mi dice
Che trovarlo dobbiam. Gio. (Qualcuno parla.)
Mas. Fermatevi : mi pare (^ai Contadini)
Che alcuno qui si muova. Gio. (Se non fallo, è Masetto.) Mas. Chi va là?... Non risponde. (a^ suoi)
Animo , schioppo al muso :
Chi va là ? Gio. (Non è solo:
Ci vuol giudizio.) Amico, {cerca d'^ imitare la i^oce
(Non mi voglio scoprir.) Sei tu Masetto? diLep.) Mas. Appunto quello. E tu? in collera)
Gio. Non mi conosci? Il servo
Son io di Don Giovanni. Mas. Leporello !
Servo di quelP indegno Cavaliere ! Gio. Certo , di quel briccone.
Mas. Di quelF uom senza onore! Ah! dimmi un poco
Dove possiam trovarlo ?
Lo cerco con costor per trucidarlo. (}io. (Bagattelle!) Bravissimo Masetto!
Anch'io con voi m"* unisco. Attenzione,
Se ritrovar volete il mio padrone ...
Metà di qua, metà di là se 'n vada^
SECONDO 39 E se mai sulla piazza Amoreggiano un uomo e una ragazza j Sparate addirittura. Ha un gran mantello ^ La spada al fianco , e sopra del cappello Due candidi pennacchi. Andate presto. Tu vieni qua^ (a Mas,) faremo insieme il resto.
(^partono i Contadini da opposte vie^
SCENA V.
Don Giovanni j e Masetto. Gio. Zitto... Lascia ch'io senta... Ottimamente.
( essendosi assicurato che i Contadini sono già lontani")
Dunque dobbiam ucciderlo ? Mas. Sicuro. Gio. e non ti basteria rompergli V ossa^
Fracassargli le spalle? Mas. No, no*^ voglio ammazzarlo,
Vo' farlo in cento brani. Gio. Hai buon' arme? Mas. Cospetto !
Ho pria questo moschetto 5
E poi questa pistola.
Gio. idis armando lo) E poi?
Mas. Non basta?
Gio. Oh! basta, certo. Or prendi: (^bastonandolo)
Questa, per la pistòla^
Questa, per il moschetto... Mas. Ahi! ahi!.. La testa miai!.. Gio. Taci, o t'uccido...
Questa, per ammazzarlo*^
Questa , per farlo in brani.
Villano! mascalzoni ceffo da cani! (,Mas, cade^
e Gio, parte)
ATTO SCENA VI.
MasettOj indi ZerLINA con lanterna.
Mas. Ahi! ahi! la testa mia!
Ahi! ahi! le spalle e il petto! Zer. Mi par sentir la voce di Masetto. Mas. Oh Dio! Zerlina... oh Dio!
Zerlina mia^ soccorso. Zer. Cosa e stato?
Mas. L' iniquo 5 il scellerato
Mi ruppe r ossa e i nervi. Zer. Oh poveretta me! chi? Mas. Leporelloj
O qualche diavol che somiglia a lui. Zer. Crudel! non te'l diss'io,
Che con questa tua pazza gelosia
Ti ridurresti a qualche brutto passo?
Dove ti duole?
Mas. Qui. Zer. e poi?
Mas. Qui ancora.
Zer. E poi non ti duol altro? Mas. Duolml un poco
Questo plèj questo braccio ^ e questa mano. Zer. Via^ via^ non è gran mal^ se il resto è sano. Vientene meco a casa: Purché tu mi prometta D' essere men geloso Io, io 5 ti guarirò j caro il mio sposo. Vedrai, carino. Se sei buonino, Che bel rimedio Ti voglio dar.
SECONDO 4k
5? E naturale 5
>5Non dà disgusto,
jjE lo Speziale
jjNou lo sa far. È un certo balsamo.
Che porto addosso.
Dare te '1 posso
Se'l vuoi provar. Saper vorresti
Dove mi sta:
Sentilo battere,
Toccami qua. (§li/a toccare il cuore j poi partono)
SCENA VII.
ATRIO come neiratto primo. Donna Elvira, e Leporello. Lep. Di molte faci il lume
(sempre Jlngendo la voce del padrone)
S'avvicina, o mio ben^ stiamo qui un poco. Finché da noi si scosta. Elv. Ma che tem^.
Adorato mio sposo? Lep. Nulla, nulla...
Certi riguardi ... Io vo' veder se il lume E già lontano. (Come Da costei liberarmi?) Rimanti, anima mia... Elv. Ah! non lasciarmi.
Sola, sola, in bujo loco, Palpitare il cor mi sento, E m' assale un tal spavento Che mi sembra di morir!
3*
42 ATTO
Lep. (Più che cerco, meii ritrovo iandandoa Questa porta sciagurata ... temone) Piano, piano, P ho trovata: Ecco il tempo di fuggir.) {sbaglia V uscita)
SCENA Vili.
Donn' Anna. Duca Ottavio. Servi con lumij e detti
(^Elif»jal uenir de' lumi j si ritira in un angolo j e Lep. in un altro')
Ott. Tergi il ciglio , o vita mia !
E dà calma al tuo dolore.
L'ombra omai del genitore
Più non vuole il tuo martir. Anna Lascia almen alla mia pena
Questo piccolo ristoro.
Sol la morte, o mio tesoro.
Il mio pianto può finir!
Elv. (Ah! dov'è lo sposo mio?) {senza esser
Lep. (Se mi trovan son perduto.) i^ista)
Elv, Lep. Ma la porta là vegg' io.
Chet^, chet^ io vo' partir.
(jielV uscire s'incontra con Mas, e Zer,)
SCENA IX.
Masetto con bastone^ Zerlina, e detti. Mas. Zer. Ferma, briccone! Dove te'n vai? (,Lep.
Ecco il fellone ... s'ascónde la faccia)
Anna Ott* Com' era qua !
Ah ! mora il perfido che m' ha tradito. Elv. è mio marito ... Pietà ! pietà!..
SECONDO 43
Anna Zer. Ott. Mas. È Dona' Elvira quella ch'io vedo? Appena il credo ... No^ no, morrà. Lep. Perdón, perdóno - Sigaori miei:
Quello non sono - sbaglia costei... Viver lasciatemi, per carità! Gli ALTRI Del! Leporello!.. Che inganno è questo?
Stupid^ resto! - Che mai sarà? ^ a
Lep. (Mille torbidi pensieri
Mi s' aggiran per la testa...
Se mi salvo in tal tempesta,
E un prodigio in verità.) Gli altri (Mille torbidi pensieri
Mi s' aggiran per la testa ...
Che giornata, oh Cielo, è questa.
Che impensata novità!) (Lep.juggf^. Anna
SCENA X.
Duca Ottavio, Donna Elvira, Zerlina, e Masetto.
Elt. Ferma, perfido! ferma...
Mas. Il birbo ha V ali a^ piedi ...
Zer. Con qual arte
Si sottrasse l'iniquo! Ott. Amici miei!
Dopo eccessi sì enormi,
Dubitar non possiam che Don Giovanni
Non sia V empio uccisore
Del padre di Donn'Anna. In questa casa
Per poche ore fermatevi: un ricorso
Vo' far a chi si deve, e in pochi istanti
Vendicarvi prometto^
Così vuole il dover, pietade e afTclto.
44 ATTO
Il mio tesoro intanto Andate a consolar^ E dal bel ciglio il pianto Cercate d' asciugar.
Ditele che i suoi torti A vendicar io vado 3 Che sol di stragi e morti Nunzio VOgF io tornar. (partono^
SCENA XI.
RECINTO
con Statua equestre del Commendatore.
Don Giovanni^ poi Lkporello.
Gio. Ah! ah! ah! questa è buona! {ridendo) Or lasciala cercar. Che bella notte! È più chiara del giorno^ sembra fatta Per gire a zonzo a caccia di ragazze. E tardi, c*) Oh! ancor non sono i^^iguardcil'* orologio') Due della notte. Avrei Voglia un po' di saper com' è finito L'afFar tra Leporello e Donn' Elvira. S'egli ha avuto giudizio...
Lep. Alfin vuole eh' io faccia un precipizio.
Gio. (E desso.) Leporello.,.
Lep. Chi mi chiama?
(jio. Non conosci il padrone l
Lep. Cosi no '1 conoscessi!
Gio. ComCj birbo?
Lep. Ah! siete voi? scusate.
Giù. Cos'è stato?
Lep. Per cagion vostra io fui quasi accoppato.
Gio. Ebben ^ non era questo
SECONDO 45
Un onore per te? Lep. Signor, ve '1 dono.
Gio. Via j via , vien qua. Che belle
Cose ti deggio dire! Lep. Ma^ cosa fate qui ? Gio. Vieni 5 e il saprai.
Di tante storielle ,
Che accadute mi son da che partisti, Ti dirò un'altra volta 5 or la più bella Ti vo' solo narrar. Lep. Donnesca al certo, (.rende il
cappello ed il mantello al padrone^ e riprenda quelli che awe^^a seco cambiato^
Gio. C è dubbio ? una fanciulla Bella, glovin, galante
Per la strada incontrai^ le vado appresso.
La prendo per la man : fuggir mi vuoici^
Dico poche parole : ella mi piglia
Sai per chi? Lep. Non.lo so.
Gio. Per Leporello.
Lep. Per me? Gio. Per te.
Lep. Va bene.
Gio. Per la mano
Essa allora mi prende. Lep. Ancora meglio.
Gio. accarezza , m' abbraccia ,
Caro il mio Leporello!
Leporello mio caro!.. Allor m'accorsi
Ch' era qualche tua bella. Lep. (Oh maledetto!)
Gio. Deir inganno approfitto • non so come
Mi riconosce: grida ^ sento gente,
A fuggire mi metto, e, pronto pronto,
46 ATTO
Per quel muretto in questo loco io monto. Lep. e mi (lite la cosa
Con tale indifferenza?, Gio. Perchè no? Lep. Ma se fosse
Costei stata mia moglie? Gio. {ridendo foi'te) Meglio ancora!
CoM. Di rider finirai pria dell' aurora. Gio. Chi ha parlato? (a Lep,)
Lep. (.estremamente impaurito) Ah! qualche anima
Sarà deir altro Mondo , Che vi conosce a fondo. Gio. Taci sciocco!
Chi va là? chi va là? {mette mano alla spada) CoM. Ribaldo! audace!
Lascia a' morti la pace. -
Lep. {tremando) Ve P ho dcttO?...
Gio. Sarà qualcun di fuori ^
Che si burla di noi . . .
Ehi? del Commendatore
Non è questa la statua? Leggi un poco
Quella iscrizion. Lep. Scusate...
Non ho imparato a leggere
A' raggi della Luna. Gio. Leggi 5 dico.
Lep. {leggendo) DeW empio ^ che mi trasse
Al duro passo estremo
Qui attendo la vendetta.,. Udiste?., io tremo!.. Gio. Oh, vecchio buffonissinio !
Digli che questa sera
L' attendo a cena meco. Lep. Che pazzia! Ma vi par... Oh, Dei! mirate
Che terribili occhiate - egli ci dà...
Par vivo... par che senta...
SECONDO 47 E che voglia parlar... Gio. Orsù 5 va là,
O qui t'ammazzo, e poi ti seppellisco. Lep. Piano... piano... signore... ora ubbidisco. O statua gentilissima
Del gran Commendatore... Padron.,. mi trema il core... Non pos... so... ter.. . mi... nar... Gio. Finiscila j o nel petto
Ti metto - quest' acciar. (Che gusto! che spassetto I Lo voglio far tremar.) Lep. Che impiccio !- Che capriccio! Io sentomi gelar! O statua gentilissima 5
Benché di marmo siate... Ah! padron mio ... mirate .. . Che seguita... a... guardar... Gio. Mori...
Lep. No, no. .. attendete . ..
Signor, il padron mio...
Badate ben... non io...
Vorria con voi cenar... Ahi! ahi!., che scena è questa!..
Oh Ciel!.. chino la testa... Gio. Va là, che se' un buffone. Lep. Guardate ancor, padrone... Gio. e che degg' io guardar? Lep. Colla marmorea testa
Ei fa.. . così . . . cosi ... Gio. (Colla marmorea testa
Ei fa cosi cosi!) Parlate, se potete: (.i^erso la statua)
Verrete a cena? Co^f. Si.
ATTO
Mover ... mi . . . posso appena . . . Mi manca, oh Dio!., la lena... Per carità. . . partiamo ... Andiamo - via di qua. Bizzarra è inver la scenai
Verrà il buon vecchio a cenai A prepararla andiamo : Partiamo - via di qua. (partono^)
SCENA XII.
APPARTAMENTI IN CASA DI BONN' ANNA. Duca Ottavio , e Donn'Anna.
Ott. Calmatevi 5 idol mio*, di quel ribaldo
Vedrem puniti in breve i grandi eccessi:
Vendicati sarem. Anna Ma il padre , oh Dio ! . .
Ott. Convien. chinare il ciglio
A' voleri del Ciel. Respira 5 o cara!
Di tua perdita amara
Fia domani j se vuoi, dolce compenso
Questo cor, questa mano,
Che il mio tenero amor . . . Amx Oh Dei! che dite?
In sì ti'isti momenti... Ott. e che! vorresti,
Con indugi novelli,
Accrescer le mie pene?
Ah! crudele... Anna Crudele?
Ah no! giammai, mio ben! troppo mi spiace
Allontanarti un ben che lungamente
La nostr'alma desia... Ma il Mondo, oh Dio!..
48 Lep.
Gio.
SECONDO 49 Non sedur la costanza Del sensibil mio core : Abbastanza per te mi parla amore. Non mi dir, belP idol mio , Che son io crudel con te: Tu ben sai - quant' io t'amai. Tu conosci la mia fe. Calma, calma il tuo tormento,
Se di duol non vuoi eli' io muora : Forse un giorno il Cielo ancora Sentirà pietà di me. ^partono)
SCENA XIII-
SALA IN CASA DI DON GIOVANNI.
Don GlOVANìSI, LepORELLO, Servi, alcuni Suonatori^ una mensa imbandita,
Gio. Già la mensa è preparata: Voi suonate, amici cari^ Giacché spendo i miei denari, Io mi voglio divertir. {siede a mensa)
Leporello, presto, in tavola. Lep. Son prontissimo a servir. (si suona")
Bravi ! bravi ! Cosa rara. ( alludendo ad un
pezzo di musica dell' opera La Cosa rara ) Gio. Che ti par del bel concerto?
Lep. è conforme al vostro merto.
Gio. Oh che piatto saporito!
Lep. (Oh che barbaro appetito! {mancia di
Che bocconi da gigante! nascosto)
Mi par proprio di svenir.) Gio. Piatto.
Lep. Servo. (.muta il piatto)
Gio. Versa il vino. ( * Suonatori
cangiano musica)
So ATTO
Lep. Fra li due litiganti. ^alludendo ad altro"
pera di questo titolo')
(Eccellente marzimino! (^bevendo e maug. Questo pezzo di fagiano di nascosto) Piano 5 piano - vo' inghiottir.) Gio. (Sta mangiando quel marrano^
Fingerò di non capir.) Lep. Questa poi ben la conosco, iai Suonatori^,
Gio. Leporello. che di nuouo cangiano motii^o)
Lep. Padron mio. icol boccone in gola)
Gio. Parla schietto , mascalzone.
Lep. Non mi lascia una flussione
Le parole proferir. Gio. Mentre io mangio, fischia un poco. Lep. Non so far.
Gio. Cos'è?
Lep. Scusate. {mangiando)
Si eccellente è il vostro cuoco, Che lo volli anch' io provar,
Gio. (Sì eccellente è il cuoco mio. Che lo volle anch' ei provar.)
SCENA XIV.
Donna. Elvira, e detti,
Elv. L'ultima prova
Dell' amor mio Ancor vogF io Fare con te. Più non rammento GÌ' inganni tuoi ^
Pietade io sento... is* inginocchia) Gio. Lep. Cos' è? cos' è ?
Elv.
Gio.
Elv. Lep. Gio.
Elv. Gio. Elv. Gio.
Elv.
Lep.
Gio.
SECONDO 5i Da te non chiede Quest' alma oppressa Della sua fede Qualche mercè. Mi meraviglio!
Cosa volete? (^pcr beffarla anch' egli
Ah!
Se non sorgete. Non resto in pie.
s' inginocchia)
non deridere
Elv. Ah! Gio.Lep.
Gli affanni miei. ( Quasi da piangere Mi fa costei. )
Io te deridere ! ( alzandosi)
Cielo! e perchè?
Che vuoi 5 mio bene? icon affettata
Che vita cangi. tenerezza) Brava! {beffandola)
Cor perfido! Lascia eh' io mangi ^ E 5 se ti piace , Mangia con me. Eestati 5 barbaro !
Nel lezzo immondo 5 Esempio orribile
D' iniquità. (.parte) (Se non si muove
Al suo dolore.
Di sasso ha il core ,
O cor non ha,) Vivan le femmine!
Viva il buon vino!
Sostegno e gloria
D'umanità. (di dentro: poi trauejrsando la scena fuggendo j esce Che grido è questo mai! da un altra parte)
52 ATTO
Gio. Va a veder che cos'è stato.
Lep. Ah! idi ò mtrOj e tornando impaurito')
Gio. Che grido indiavolato!
Leporello, che cos'è? qui partono i Suona-'
Lep. Ah!.. Signor... per carità... tori in fretta)
Non an... da... te... fuor... di qua...
L'uom... di... sasso... Puomo... bianco.
Ah padron... io gelo... io... manco...
Se vedeste... che... figura...
Se... sentiste... come... fa...
Ta ta ta ta ta ta ta. (.imitando ì passi del Gio. Non capisco niente affatto: Com.)
Tu sei matto - in verità, {si batte alla porta) Lep. Ah! sentite?.. Gio. Qualcun batte.
Apri.
Lep. Io tremo...
Gio. -^P^^ dico.
Lep. Ah!..
Gio. Per togliermi d' intrico
Ad aprire io stesso andrò, {prende il lume e la spada sguainata^ e i^a ad aprire) Lep. (Non vo' più veder l'amico:
Pian pianin m** asconderò, {si cela sotto la
tavola )
SCENA ULTIMA.
Il Commendatore j e detti,
CoM. Don Giovanni 5 a cenar teco
M'invitasti, e son venuto. Gio. Non l'avrei giammai creduto^
Ma farò quel che potrò.
SECONDO 53 Leporelloj un' altra cena Fa che subito si porti. Lep. Ah! padron... siam tutti morti... Sfacendo
capolino di sotto alla tavola^ GlO. VannCj dico. (^tirandolo fuori)
CoM. Ferma un po\ (a Lep. eli è in
Non si pasce di cibo mortale atto di partire) Chi si pasce di cibo celeste^ Altre cure più gravi di queste. Altra brama quaggiù mi guidò. Lep. (La terzana d'avere mi sembra...
E le membra - fermar più non so.) Gio. Parla dunque: che chiedi? che vuoi? CoM. Parlo 5 ascolta: più tempo non ho. Gio, Parla, parla: ascoltando ti sto. CoM. Tu m' invitasti a cena :
Il tuo dovere or sai. Rispondimi : verrai Tu a cenar meco? Lep. Olbò!
Tempo non ha... scusate. i da lontano, Gio. A torto di vlltade sempre tremando)
Tacciato mai sarò. CoM. Risolvi. Gio. Ho già risolto,
CoM. Verrai ?
Lep. Dite di no.
Gio. Ho fermo il core in petto:
Non ho timor, verrò. CoM. Dammi la mano in pegno.
Gio. Eccola.,. Ohimè!..
CoM. Cos'hai? Gio. Che gelo è questo mai!..
CoM. Pentiti, cangia vita:
E l'ultimo momento.
54 ATTO SECONDO
Gio. N05 11O5 eli' io non mi pento...
(^uuole sciogliersi j ma invano)
Vanne lontan da me.
CoM. Péntiti^ scellerato.
Gio. No , vecchio infatuato !
CoM. Pentiti.
Gio. No.
Coivi. Lep. Si.
Gio. No.
CoM. Ah! tempo più non è. ifuoco da
diverse parti j il Coni, sparisce^ e s' apre una voragine )
Gio. Da qual tremore insolito...
Sento... assalir... gli spiriti!..
D' onde escono que' vortici
Di foco... Ohimè! che orrori. . Coro Tutto a tue colpe è poco:
Vieni* c'è un mal peggior. (^sotto terra) Gio. Chi l'anima mi lacera!..
Chi m' agita le viscere ! . .
Che strazio! ohimè! che smania!..
Che inferno! che terror!.. Lep. (Che ceffo disperato!..
Che gesti da dannato!..
Che grida! che lamenti!..
Come mi fa terror!.. Coro Tutto a lue colpe è poco:
Vieni c'è un mal peggior.
( Cresce il fuoco j compariscono diverse Furie j * impossessano di Gio,j e seco lui sprofondano,)
FINE.
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