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DIZIONARIO GuReGraTIco TIstco sreRzao DELLA TOSCANA
———
DIZIONARIO GEOGRAFICO FISICO STORICO DELLA TOSCANA
conrazata La pascunone DI TUTTI I LUOGHI DEL GRANDUCATO DUCATO DI LUCCA GARFAGNANA E LUNIGIANA COMPILATO Da Cmanzele Repetti toc» paro DELLI. = KR ACCADENIA DEI GEORAGOFILI
v 2 Di VANS ALTRS
sr
VOLUME SECONDO
Aly
FIRENZE PRESSO L'AUTORE E EDITORE cor riDi DI 4. rorant
1835
S7/S Sed - I/3
AVVERTIMENTO
La generosa ed obbligante indulgenza dal Pubblico elargita al primo volume di questo Dizionario GzocRaFICO Fisico Srozico mi sprona a manifestare al benevolo Letto- reingenerale, ed in special modo ai cortesi signori Asso ciati i sentimenti della mia eterna riconoscenza, e a rinnuo- vare la solenne protesta di continuare col solito ed anche maggior zelo le mie cure, perchè il resto dell'Opera rendasi sempre meno indegno di sì gentile favore.
E gentile infatti debbo dirlo, quando penso che contem- poraneamente alla mia impresa facevansi di ragione pubblica quelle di tanti chiari ingegni toscani in andar raccogliendo doviziosa suppellettile di fatti illustranti la storia fisica, eco- nomica e civile di questa classica provincia italiana.
Nè potrei senza taccia d’ingrato nascondere, che di molto conforto mi fu una consimile cooperazione. Inoltre debbo singolari obblighi ai diligenti lavori statistici prepa- rati dal chiar. sig. Gaetano Gasbarri capo dello Stato Civile del Gran-Ducato; agli spogli di documenti degli Archivj pub blici di Siena con tanta solerzia riuniti dal sig. Ettore Roma- gnoli; ed a quanto l’ onorevole sig. dott. Giovanni Battista Magini facea tesoro per quello che concerne il confronto statistico fra le'tre epoche costantemente notate nel mio Dizionario sotto ogni Comunità del Gran-Ducato.
Ma così citando questi soli personaggi non intendo ne- gare il tributo della mia riconoscenza a tanti altri, i quali con generosa cortesia mi favorirono molte importanti no- tizie storiche ed economiche non meno del territorio riunito del Gran-Ducato, che dello Stato Lucchese, della Garfa- gnana e della Lunigiana.
Rispetto poi al numero de’fascicoli di cadaun volume, se mai oltrepassa quello enunciato nel manifesto, i signori Asso- ciati ne troveranno la ragione e l’apologia nel grazioso animo loro, del pari che nel desiderio del mio a far cosa che fosse meno indegna di essi. Io ho dovuto estendermi più di quello che non avrei voluto per fare, il meglio che da ine si potesse, la descrisione del territorio di ciascheduna comunità, e la storia dei loro capoluoghi ; sia perchè quella e questa rimane- van desiderate ; sia perchè in alcune di esse volevansi rettifi- care molti fatti politici, o svisati o taciuti da scrittori poste- riori all’età in cui tali avvenimenti accaddero, e che furono da me non senza lunga e penosa assiduità svolti dalle perga- mene originali, o dagli spogli degli Archivj, e più che altrove dal doviziosissimo R. Diplomatico di Firenze.
Finalmente rinnuovo la preghiera a tutti quelli che amano il suolo natio e le glorie pairie, di volermi prestare il loro favore nella malagevole mia impresa, essendomi cor- tesi di notizie e di correzioni, acciò divenga meno imperfetta quanto feci, e più soddisfacente quanto mi resta a fare.
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Alcune Enzsra essensiali non corrette nel Volume I.
Errata Corrige nn) Pr col ' Dice. di Siena e Comp. 3 14 che termina a piramide che termina a terrazza z n 2 37 S. Donato ia poggio 2 Sovicille di 9 e di Yojano 1 30 Com.e3migl. 2 45 Coreglia 1 22 Bigliolo 1 47) Vettoriai 2 30 del vese. fiorentino. 1 31 nellamaremma di Messa nella Vidia 2 44 siaggiunga Ta Com. de? Fucine mantiene un me- dico e un chirurgo. pel così. di a 50 seggi Doe altre fiere si praticano sogrinse Ambra, nei giorni 94 di giug. e 17 sett. 1 39 perr. già Gliale par. filiale 1 51 di Fcadinoroe di Fosdinovo e del A. Sardo 1 4a copiziodifrati ospizio di frati Certosini 1 51 atre nante a una navata 116 L’Aptifomo dell'Uscian» — L'Antifosso lungo l'Usciana 1 63 alla cateratta della Gu- all: cateratta del Padule di Fucecobio sciana 2 15 8. Marta 8. Matteo 335 esazione delleIpoteche — esszionedel Registro in Fucecchio; la Co- servazione 3 So CASTELLETTO nm CASTELLETTO w VENDASO MONTE PO' 1 31 valloneello d'4ntena valloncello d'Orsanella 2 18 Comp. di Firenze. Comp. di Pisa. Quadro S. Marta, Pieve Non è più perrocchia, 1 54 a maestr. di San-Casciano asett.-grec. di Muotespertoli 2° 9 siegziunga La parr. di Cispiano ha 6g abit. © 21 CITILLE in Val-d'Elsa CITILLE in Val.di-Greve. 1 42 dopo 13 migl dopo 11 migl. In molte eopie del fascicolo I, vol. II, sono da cerreggere 1 21 Due corsidiversidisequa Tre corsi diversi .......} cioè, il torr: im Toscane si sppellano Else che scende dall’Appennino di Ros- (-rednnintia! ta nel fi. Sieve fra Borgo S. Lorenzo e 1 19 in del Purgatorio -—"XYXIII del Paradiso
DIZIONARIO
GEOGRAFICO PISETCUO STORICO
DELLA TOSCANA
Dacu nella Valle superiore del Ser. chio in Garfagnana. Due cs., Dalli di
Sopra e Dalli di Sotto,coa una parr. (SS. Ippolito e Cassiano),esistono nel piviere di Piazza, Com. e 2.jn 3 migl. a sett.-maestr. di Sillano, Gier. di Camporgiano, Dioc. di Massa ducale, già di Lani-Sarzana, Due. di Modena.
Risiedono entrambi i casali sal
fianco merid. dell'Appennino fra l°4lpe di Mommio e l'Alpe Faggiola di Sillano,alla destra del torr. Dalli; il quale dopo es- sersi accoppiate a quello detto Soraggio dà origine al ramo sinistro del 6. Serchio. Fa questo paese signoria di alcuni val-
Sendatarj della contessa Matilde. Erano essi cossorti dei march. Malaspii siccome ap- parisce da due istrumenti isione fendi, sotto gli anni 1231 e 1289, (ra quei marchesi e i nobili di Gragnana, di Castel vecchio e di Dalli in Garfagnana.
Questi ultimi dinasti, sotto il governo di Castruccio, vensero espulsi dai loro feu- di e dalla Garfagnana; dove però ricom- parvero appena estinto quel capitano, ri- tornando ai loro powessi di Dalli, da pri-
(isa che, nel 1369, pe: gli anziani locchesi, Lagi quei nobili cen- Sermata la signoria del castello e roeca di Dalli, com titolo di luogotenenti della Re- pubblica. La quale rocca nel 1396 venne imprevvisamente assalita da una mano di armati condotti da Giovanni da Castiglione, mati istigato dall’Appiani di Pisa. Ricuperata
un
la rocca poco dupo dai Lucchesi, venne per ordine della Rep. bentosto demolita.
La perr. de8S, Ippolito e Cassiano a Delli conta 404 abit., dei quali 335 sono in Delli di Sopra e 169 in Delli di Sotto.
DALMAZIO/S.)nelleMasse di Città pres 0 Siena. Contrada che porta i titolo della sua perrocchiale, nella Vicaria di Cassiano delle Masse, Com. Giur. Dice. Comp. e 3 mig]. a maestr. di Siena.
È posta la sua chiesa salla strada R romena faori di porta Camullia sopra ua alto piano fra Funtebecci e l'osteria del Ceppo, fra la Valle dell’Arbia, di cui è tributario il torrentello ressa che na sce sotto il fanco australe di 8. Dal- mazio, e la Valle saperiore dell’Elsa, dove si getta il torrente Staggia che riccoglie le acque della Carpella sulla pendice settentr. di S. Dalmazio.
Il comunello di $. Dalmazio nei primi secoli della Rep. senese aveva il suo sie daco, abolito prima del 1$00.
Questa chiesa, di cui trovansi memorie sino dal 1349,era cappella dipendente dal
parroco dUopini, situata in luogo solitario prima Pima che fosse aperta (anno 1759) l'at. tuale strada R. romana, abbandonando l'antica ehe passata per Uopioi e le Ba desse sino a Castiglioncello, dove si univa alla strada moderna postale.
La soppressa badia a Quarto de'monaci- Cistercensi, sino dal 1773 alienata ai par Nicolari, è compresa nella cura di 8. Dah.
La per. di $. Dalmazio conta do abiti
2 DANC
DALMAZIO (S.) in Val-di-Ceciva. — Ved. Casrer S. Darzazio.
Pazmazio (S.) nel Val-d'Arno infe- riore. Chiesa che fu a piè del poggio di S. Maria a Monte, nota unicamente nella storia del'a Toscana per un congresso ivi tenuto nell'aprile del 1248 ad oggetto di stabilire una lega fra varie Comunità, centi e altri nobili raccomandati delle città di Pisa, di Lucca, di Volterrae di altre terre della Toscana,
DAMA (S. LORENZO a) nel Val-d' Arno casentinese. Cas. e parr. nel piv. Com. e circa 3 migl. a pon. di Chi sentinese. Giur. di Poppi, Dioc. e Comp. di Arezzo.
È posto sul fianco scit. dei poggi. che stendonsi dall’Alvernia e da Chusi fra il Corsalone e la Ras.ina, sulla destra della strada provinciale che da Bibbiena per 1” Alvernia guida i Val-Tiberina.
La parr. di S. Lorenzo a Dama conta 280 abit.
DAME (S. PIETRO a) io Val.Tibe rina. Cas. e parr. della così detta Willa d' Acquaviva nel piviere di S. Marco a Pog- gioni, Com. Giur. Dioc. e circa g migl. a grec. di Cortona, Comp. di Arezzo.
Risiede in costa sulla pendice orientale dei poggi che stendonsi frail vallonccllo del Nestore, e quello della Minimella, i qua li formano contrafforte al durso del mont: cortonese, denominato l’A/ca di S. Egi dio.
Ebbe il titolo di Dame in 4eguaviva da un rio che percorre un breve canale, detto Valle-Dame, iunanzi di gettarsi nel torr. Minimella, che è uno dei tributarj del famoso Gume di Roma.
La parr. di S. Pietroa Dame comprende la villa di Acquaviva e quella di Ransa, che ha un oratorio (SS. Biagio e Gio. Bat- tista) fondato nel principio del secolo XVI, nel quale esisteva un quadro d'piato dal cav. Pietro Berrettini, prima che fosse trasportato nel secolo decorso nel museo Corazzi a Cortona.
La pamr. di S. Pietro a Dame conta 311 abit.
DAME (VALLE) nei Monti cortonesi. — Ped. Dane (S. Prerso a).
DANCIANO in Val.di-Pierle. Castel luccio nella cura della pieve di S. Donni- no, la cui antica chiesa è situata a piè del poggio omonimo. Danciano costituiva
DECC uno dei Terzi della soppressa Com. di Val-di-Pierle. — ed. Donmsno (S.) in Val-di-Piorle,
PALBIA o DABBIA in Val-di-Magra. Vico compreso nella cura della pieve dei SS. Ippolito e Cassiano, nella Com. Giur. « a migl. circa a scir. di Bagnone, Dioc. di Pontremoli, già di Luni-Sarzana Con.p. di Pisa.
Fu una delle ville dei marchesi Mala spin« di Bagnone, nel 1491 incorporata con quest*altimo castello alla Rep, Loren lina. — Wed. Bacnone.
Non è da dire, se a questo piuttosto che ad eltro luogo della Lunigiana riferire volesse il vico Abbia rammentato nella fondazione della badia dell’Aulla fatta nel- 1°884, allorchè dal march. Adalberto di Toscana furono assegnati beni posti in quella sua villa di Lunigiana; comecchè il nome di Dabbia jù verosimiglian- za che quello della villa di Arlia sopra Fivizzano già da noi a fal uopo segnalata. — Ved. Auus.
DEBEDUSE, a DOBEDUSE iu Val-di- Vara. Vico di poche case nella parr. di S. Giovanni di Borséda, Com. Giur. e circa migl. 1 4 a maestr. di Calice, Dioc. di Pontreme'i, già di Luvi-Sarzana, Comp. di Pisa. —, Wed. Borszoa..
DEBICÒ
È situato in valle alla destra del 6. Ao- saro. e la sua parrocchia conta una popo- lazione di 106 abitanti.
DECCIANO, o DICCIANO (Decia- num) in Vai-Tiberina. Due borgate (Dec- ciano e TiG) nella stessa parr. di S. Ma- ria, già Badia a Decciano, tel piv., Com. e circa 2 migl. a pon. ‘aprese, Giur. della Picve S. Stefano, cro, già Città di Castc'lo, Comp. di 4- rezzo.
Sono due borgate situate alla sinistra della fumana Singerna: Tifi più in alto è a pon., Dicciano più in basso è a lib. del cast. di Caprese.
Furono entrambi casali posseduti si dal secolo XI dai conti di Montauto e di Galbino, poichè nel 1081 era abate del mon. di Dicciano uno di quei patroni (Pietro di Ranieri di Galbino), a favore
DECI del quale duc suoi fratelli rinunziaro- no i loro diritti di giuspadronato, tanto su quella, quanto sopra altre chiese dei di- stretti di Caprese e di Anghiari. — Ved. Babia a Dacciaso e Tiri.
La perr. di S. Maria s Dicciano e Tif conta 179 abit.
DECCIO nella Valle del Serchio. Vico con parro (S. Frediano) nella contrada e piviere di Branooli, delto perciò Yrancoli Deccso, Com. Giur. Dioe. e Duc. di Luo- «a, dalla qual città Decio è 9 migl a sett
La soa chicsa è situata alla sinistra del Serchio, fra il poote a Moriano e quello di Diecimo, lungo la strada maestra che gui- da ai Bagni di Lucca c io Garfagnana. — Ved. Baascori.
La parr. di S. Frediano a Decio conta 191 abit DECCIO = CERRETÒLI in Garfagoa- ma nella Valle superiore del Serchio. Due borgate che danno il nome alla parr. di S. Andrea a Cerretoli, nel piviere e circa 3 migl. a lib. della Pieve-Fosciana, Com. Giur. e un migl. a pon. di Casteluuoro, Diec, di Massa ducale, giù di Lucca, Duc. di Modena.
Le ville di Deccio e Cerretoli sono sì- tuate in collina alla destra del 6. Serchio fra Castelnuovo, Rootaso, Colli e Anti.
sciana. La parr. di Sì Andrea a Cerretoli coo- ta 236 abit. DECIMO (S. CASCIANO 4) in Val-di- Grete. — Ned. Sun-Casciazo ia Valdi
Greve.
DECIMO (S. CECILIA a)(4d Decimum milliare) ia Val-di-Grevc. Cas. coo anti ca pieve matrice della vicina Terra di Sao- Cascisso a Derimo, da cui è un terzo di
d'ippremo alla prima posta da Firenze, che è 8 migl. toscane al suo ostro, pari a 10 migl. romane di otto stadj per miglio.
Se è vero pertanto, che il nome di De- cimo conservato a questa località sia deri» vato dalla decima pietra migliare, a parti- re da Firenze, non ne consegue altresì,che per di là passasse un'antica via militare, o consolare.
DECI 5
Sal qual proposito parve al Borgbini da avvertire, che fra i molti e veri se- gni del proprio e primo sito della cit- tà di Firenze non fosse da dispregiare questo di cotai nomi delle miglia, che io- torno intorno la cingono; perchè emi ci accennano col dito e ci misurano il luogo appunto, dove ella era; avvegoachè non s000 questi i modi di chiamar le miglia, nè i nomi de'tempi bassi de’Longobardi, ma del proprio secolo romano.
Se è vero taltociò, convicne altresì am- meltere per vero,che tali nomi di Quarto, Quinto, Sesto, Settimo, Ottavo, Deci- mo, ci richiamino alla costruzione delle vie vicinali o municipali aperte in vario direzioni nel distretto de'respettivi muoi- cipj sotto il romano impero, dopo però che quest’ullimo variò con le leggi i costumici nomi antichi; quando ciuè ogni capitale di provincia e ogni potente cittè, aprendo muove strade, o restaurando le vecchi; trodussc l'uso di segnare la numerazione delle miglia a cominciare dal capoluogo di quel distretto, e non già dal migliare au- reo di Roma, siccome per il tempo tre- passato erasi praticato per le grandi strade romane, Appia, Flaminia, Aurelia nuova @ vecchio, Emilia, Cussia, ec. Quindi
gno in favore della badia di Nonantola, si direbbe, che la corte di Decimo e la pic- ve di S, Cecilia ivi rammeatate, fossero state donate da quel conquistatore del re-
quo ai monaci Nunaoto- lani. on
All'art. Cmaxri (S. Manta Novazta in) sì accennò un istrumento fatto nel del 1043, nel quale è rammentata la pie- ve di S. Cccilia a Decimo, e la corte di S. Pietro a Decimo, oggi detto S. Pietro di Sopra. La qual chiesa con sua corte apparteneva al conte Landolfo figlio del conte Gottizio dci nobili di Monti di nel Chiaoti, nel tempo stesso che i ve scovi di Firenze tenevano signoria nel ca-
4 DE CI stelle di Decimo e in altre ville e casali dello stesso piviere.
Ipfatti nel secolo X Lottario III imp. e poco dopo Ottone III, per favorire i prela» ti Gorentini, escatarono i popoli del pi- Viere di Decimo dall'imposizione dell’4/- bergaria dovuta ai re d'Italia, o ai loro vicarj nel tempo che essi percorrevano la Toscana. La quale esenzione venne con- fermata ai vescovi di Firenze dai march Corrado e Federigo, mentre rappresenta- vano il sovrano nella Toscana (anno 1120 € 1127).
I diritti dei vescovi sopra Decimo si - stesero sino a quello di nominarvi un giu- sdicente con titolo di rettore o di potestà, aociò giudicasse nelle cause civili con ap- pello inti al potestà di Firenze; dal cui governo quei terrazzarii dipendevano per il politico e per il criminale, nella stessa guisa che allora praticavasi per gli abitanti del Bonco S. Loazuzo, di Casrm:- Fionssrizo,ec. dove pure i suddetti vescori tenevano i loro rettori. Infatti sap- piamo che il vescovo Ardingo Il, quando determinò di dare ai suoi popoli di Deci- mo muovi siatuti civili, essi vennero ap- provati dal Comune di Firenze col consi- glio del potestà, non tanto, credo io col Borgbini, perchè, dovendo ricercare alcu- na fata l'esecuzione del braccio secolare, ci volesse questa cerimonia e consentimen- to, quanto per aver anche la Signoria di Firenze sua generale superiorità e propria ragione in que'luoghi, onde fusse necessa. rio, come in cosa di comune partecipazio- ne, formare alcuna maniera di governo, ove aveme ciaschedunorispettiramente par- te e soddisfazione. (Boncmni, Dei vesc. Firenze.)
La pieve di S. Cecilia a Decimo, nel principio del secolo XV ta e danneggiata dai suoi parrochi,ia gui che il pont. Eugenio IV, con bolla data in Firenze il primo nov. 1460, l’ammensò coi suoi beni al convento dei canonici A- gostiniani di S. Donato a Scopeto presso le mura di Firenze. Tale unione però fu sciolta dal poot. Calisto INI con bolla spe- dita li 26 ottobre del 1655 all’arcivescoro di Firenze S. Antonino, mercè cui furono lasciati ai camonici Scopetini i beni po «o innanzi donati alla pieve a Decimo da Attonia di Pierozzo Stroezi,vedova di Mi- <hele di Lapo da Castellonchio.
DECI
Diminuita ognora più di patrimonio, la parrocchia matrice di Decimo declinava a proporzione che aumentava il concorso al- la vicina chiesa filiale di San Cassiano, si- tuata nel centro del castello omonimo; talchè questa venne innalzata all’onore di collegiata, e finalmente, nel dicembre del 1997, dichiarata pieve in luogo dell’ antica di S. Cecilia a Decimo, stata nomi- mata conteraporaneamente prioria.
La pieve di S. Cecilia a Decimo conta. va 16 parrocchie, attualmente ridotte a die- ci; cioè: 1. Prepositura e insigne collegia- ta de'SS. Ippolito e Cassiano. a Decimo; 2. Prioria di S. Maria a Casavecchia; 3. Prioria di S. Martino detto del Pescovo, o di Argiano; 4. S. Andrea in Percussi- ne; 5. 8. Maria di Argiano; 6. S. Barto lommeo a Feltignano; 7. S. Jacopo di Mucciana; 8. S. Lorenzo di Castel-Bon- si; g- $. Pietro di Sotto; 10. S. Pietro di Sopra. Sono annesse delle sunnominate le quattro cure soppresse di S. Angelo d'Argiano unita a S. Maria d’Argiano; di &. Margherita a Caserotta aggregata a Castel-Bonsi; di S. Stefano in Petriolo, e di S. Donato a Chiesenuova, incorpora. te a S. Bartolommeo a Faltignano.
La parr. di 5. Cecilia a Decimo ha 298 ab.
DECIMO, ona DIECIMO nella Valle del Serchio. Lungo borgo con pieve (S. Maria Assuola) nella Com. Giur. e circa 2 migl. a lib. del Borgo a Mozzano, Dioc. e Duc. di Lucca, da cui è 10 migl. a sett.
È posto sulla destra ripa del Serchio attraversato dalla strada rotabile che per- corre la sponda stessa di quel fiume, quasi di fronte al nuovo ponte di pietra conci
di cheattraversa il Serchio circa due miglia
più basso di quello angustissimo e curva tissimo, denominato della Maddalena.
11 cast. di Decimo sino dall'anno gét fa donato dal march. Oberto figlio del re Ugo a Currado vescovo di Lucca: ai di cui successori lo stesso castello venne confer- mato dalla cont. Matilde nel 1078, da Ot- tone IV nel 1209, e da Carlo IV nel 1355.
Che tali privilegj non bastassero ad esentare i vescovi lucchesi da alcuni tri- buti verso gli eredi degli antichi sigoori di
trada, lo fa conoscere il registro Vaticano di Cencio Camerario, nel quale sono no- tale tutte le corti, mame, castelli, © terre appartenute alla contessa Matilde, della
DETO cui case la Corte di Rome chiemossi erede. Nel quale registro venne segnalata anche la Terra in Decimo e le ville in Roggio, in Convalle © in Tempagnana, luoghi
tutti del piviere di Decimo. La pieve di S. Maria Amonta a Diecimo nel srcolo XIII costava per suffraganee
pievi.
Le antiche Gliali della chiesa matrice di Diecimo erano le seguenti; 1. $. Mi. chele di Corsegna; 2. S. Lorenzo di Sen ra; 3. SS. Giusto e Clemente di Petic- ciano; 4. S. Pietro d'Anchiano; 5. 5. Pietro di Pescaglia; 6. S. Bartolommeo di Piegajo; 7. SS. Simone e Giuda di Convalle; 8. S. Cassiano di Gello; 9. 8.
di Cuma; 13. S. Giusto di Morrone; 14. $. Pietro di Ottavo; 15. 8. Prospero di Te 5 16. S. Giusto di Parti gliatos 17. $. Lorenzo di Domazsano; Ha s Michele di Fandagno.—Era com- preso nello stesso pievanato uno pedale per i pellegriai,sotto il titolo di S. Marti- mo al Greppo. Attualmente sono del piviere di Dieci mo le perr. di Vetriano, de'SS. Michelee Caterina a Colognora in Val-di-Roggio, di S. Stefano a Villa e Roggio, e la cep- pellania curata di $ Elisabetta a Desse.
8. Maria Assunta a Diecimo ba808 abit.
Decimo nel Volterrazo. Cas. perdute, cedi della cui corte e territorio trovo fatta menzione in una pergamena del 1293 ap- portenuta alla città.di Volterra, esistente attualmente nell’Ancu. Dirt. Fios.
DETOLE (S.) o 8. DITALE în Val di-Sieve. Picve antica convertita ia una bella chiesa moderna e semplice parr. con sanesso convento di Francescani della Ri- Sorma, nel piviere di Frascole, Com. Giur. € circa 2 migl. a ostro di Dicomano, Dioe. di Fiesole, Comp. di Fireote.
Risiede alle falde occidentali di una collina, la cui base si estende sino al Gume Siere, che le scorre a pon., mentre a ostro è bognata dal torr. Moscia,poco lungi dalla strada R. che guida per Dicomano e per PAIpe di S. Benedetto in Romagna.
La pià antica memoria di questa chicea bettesimele trovasi in un istramento del
DETO 8 seoslo X, col quale S. Podio vescovo di Firenze concemè in enfiteusi ai fratelli Giovanni e Remberto figli del fa Petrone, certe terre poste ad plebem S. Ditaliz,to. co dicto Mussia. (Lam. Mon. Eccl. Flor. T. Ilepag. 785.)
Nell’anuo 1100 un conte Alberto di Tedicio dei conti Guidi di Modigliana ri- mupziò a favore dell’Eremo di Camaldoli a quanto possedeva nel piviere di $. De- tole, ivi chiamato S. Ditelis de Brilla in Mugello, giurisdizione di Fiesole.
nome di santo ignoto, rammen- tato anche nelle bolle ‘asquale Il e d’ Innocenzo Il ai vese. di Fiesole, non corri- spondente a quello di S. Gio, Baltista, che fa costantemente il titolare della chie sa di S. Detole, non si sà ancora se de rivasse da un dito di S. Biagio, la cui re liquia è fama che pervenisse eò immemo- rabili in detta chiesa, siccome pensò col Lami l’autore della Descrizione del Mu- gello; © piuttosto se lo creò il volo, come Oopinava un altro erudito, da ichi sima immagine del Battista dipio primitiva facciata della pieve 58 Gio vanni a S. Ditale. Emendo che quella figura teneva alzato il braccio col dito in dice disti atto di accennare alle tur- be il divino Messia che accostavasi al | Gion
Dei 1713 dal piemso di quel tempo fa freti Francescani Rilormati, peer rioni Mr srvos me con l'elemosina raccolte da quei reli- Qiosi in breve tempo fu eseguita non solo erezione di un vasto e bene ornato tem- pio, ma sllato sd emo di un comodo con- vento con iosa clausura. in tal guisa la cura e Îl titolo della pieve a S. Detole, fa per decreto del vescovo di Fiesole, nel 1719, trasportate il mo foote battesimale nella chiesa di S. Jacopo a Frascole, e fra le vicine par battesimali suddivise le cure suffraganee della soppressa pieve di 8. Detole.Nel tem- postemsoilsuo popolofu aggregato alla nuore parrocchia eretta nell’oratorio di S. Biagio preso S. Detole, con smegnarie i beni della soppressa pieve, per sino a che nel 1794 dal diocesano fa decretato la riunione dei cuci beni al Seminario ficsolano, ele
6 DIAC
traslazione della
dei PP. Riformati
esemplare carità religiyta, nun tanto adem-
piono a questo sacro ufizio, ma ancora nei
primi rudimenti letterarj istruiscono i i quella contrada.
Nel secolo XII la pieve di S. Ditale, o di S. Detole, era matrice delle seguenti chiese: 1. S. Maria di Rincine (attual mente picve sotto l’invocazione di $. Elo na); 2. S. Jacopo a Frascole (cretta in pieve nel 1719); 3. S. Martinoal Poggio (soppressa); 4. S. Andrea a Picorata (esistente); 5. S. Michele a Moscia (ro- vinata c annessa a Vicorata); 6.5. Pietro di Valle Piana (soppressa) 7. S. Loren- 20 a Fornace (esistente); 8. S. Lorenzo di Bristallo (sopresa); g. S. Mana d’ Agnano (esistente); 10. S. Stefano a Pe trojo (esistente) ; 11.5. Niccola a Cornia (dirata, e la sua cura annessa a Petrojo); 12. SS. Miniato e Donato a Monte Domu: ni (azzregata a Vicorate, attualmente pubblico oratorio).
La cura di S. Gio. Battista a S. Dctole conta 852 abit.
DETOLE (S. BIAGIO a SAN) in Val di-Siere. — Fed. Derote (S.)
DEZZA nella Valle del Serchio. Cas. con dogana di frontiera di seconda classe dipeodente dal dipartimento doganale di Lucca. Ha una chiesa cappellania (S. Eli- sabetta) nel piviere di Diecimo, Com. Giur. e 2 migl. a poo. del Borgo a Mozza- no, Dioe. e Duc. di Lucca.
Trovasi alla destra del G. Serchio, sulla strada comunitativa che rimonta la ripa sinietra del torr. Padugna per varcare nella vallecola di Camajore o in quella di Turrite Cava, salendo l’Alpe della Pe- trosciana. — Ved. Deeimo,o Disciuo nella Valle del Serchio.
La cappellania di Dezza ba 195 abit.
DIACCETO (Glacetum, o Diaccetum) in Valdi-Sieve. Castellare con pieve anti- ca sotto il titolo di S. Lorenzo, già S. Je rusalem, nella Com. e un migl. a sett. di Pelago, Giur. e 4 migl. a lev.grec. del Pontassieve, Dioc. di Fiesole, Comp. di Firenze.
La pieve trovasi sul fianco meridionale del monte della Consumo, un miglio a Dev. della strada R. casentinese, mentre a ma terzo di miglio più discosto risiede so- (pra un tondeggiante poggio il diruto ca
DICO
stello, ora villa di Diacceto, già signori: di un'estibta prosapia di conti rurali, detti i Cattani da Diacceto, diranata, so- condo alcuni gencalogisti, dai conti sicili;
ni della casata de Aceto. — Non dirò come i Cattani da Diucceto acquistassero e fossero quindi dagl'imperatori delle castella di Diacceto e di riserbando ciò all'art. Pau
Pelago, co castello; solamente è quì da ram-
mentare, che la stirpe Cattani ha fornito molti soggetti distinti, nelle lette» re, nella toga, nella spada e nel pastorale; fra i quali sono noi il platonico Francess0 da Diacccto allievo del Ficino, e i duc vescovi Fiesolani Aogiolo, c Fran- cerco da Diacccto, l'ultimo dei quali fu autore di varie opere ascetiche.
La pieve di S. Jerusalem a Diacceto è rammentata nelle bolle spedite ai vescovi fiesolani dal pont. Pasquale II, agli 11 marzo 1103, e da Innocenzo Il, al 16 nov. 1134. Essa è a due navate di pietre conce, ma ib cattivo stato con angusta canonica mancante perfino di una socristia.
Nel secolo XII il suo piviere abbraccia- va le seguenti g cure: 1. S. Niccolò a Nipozzano, esistente; 2. S. Pietro a Fer- rgno, esistente; 3. S. Maria a Ferramo, siata annessa alla precedente; 4. S. Giu- sto a Fa/gano, esistente; 5. S. Maria a Falgano, annessa a S. Giusto; 6. S. Clo» mente a Pelago, attualmente pieve; z S. Martino a Bibbiano, esistente; 8. $. Bartolommeo a Castelnuovo, distratta; g- S. Salvatore a Licciolo, soppressa.
La parr. della pieve di S. Lorenzo a Diacceto conta 205 abit.
DICCIANO nella Valle Tiberina. — Ved. Dacciazo.
DICOMANO, talvolta COMANO (De cumanum, e Comanum) ia Val-di-Siere. Grusso burgo, che porta il nome della fiu- mana che l’attraversa, con antica pieve (S. Maria), capoluogo di Comunità e residenza di an potestà nel Vicariato R. di Ponta» sieve, Dioc. e Comp. di Firenze.
È situato io pianyra sulla nuova strada R. di Romagna, nel gr. 29° 8' 5” long. e 43° 53° 8" latit., 20 migl. a grec. di Firenze, 10 a settgrec. del Pontassieve, g migl. a scir. del Borgo S. Lorcuzo, 9 a lib, di San-Godenzo, e circa 11 migl. dal varco dell'Alpe di S. Benedetto.
Ni nome di Dicomano (Decumenum) ri-
DICO
montar dovrebbe ai tempi della Repubbli- ca romana, quando costumavasi di nomina» re in cotdl guisa i sentieri o stradelli che Timit da lev. a pon. i terreni delle caloaie: siccome decumani si appellavano gli esatturi delle decime, e decumana pu- re si dieva la porta questoria situata di frun.: a quella del pretorio negli accam- parsenti di quel popolo re.
Una tale etimologia per aliro viene io- firmata da alcune antiche scritture, nelle quali è fatta menzione delle pieve di S. Maria in Comano, iuvece di appellarsi in Dicomano.
Ta tal guisa fra le altre trovasi scritu in una membraaa archetipa del 2° nor. 1136, appartenuta al mon. della Vallom bross, ora nell’Arch. Dipl. Fi: anche è deita ira Comuno nel registro delle chiese finreatine redatto nell'anno 129, epabolicato dal Lami,
Lo chè darcbbe luogo a dubitare che il perse di Dicomano fosse derivato dal se- Raacaso unito al nome cella località di Co- meno, invece Ji rimontare al Decumano dei tempi romani. _
Il documento più antico fra i superstiti, ck* perli ui questo borge,è un enfiteusi dell
dall'imperatore Federigo Il ai figli del C. Grido Guerra, e nel 1248 dallo stesso imperante conferme*o ai di Jul nipoti Guido e Simone CC. di Battifolle @ di Poppi. A questa linea pertanto dei CC. Guidi, nelle divise di quella numerosa fa- miglia magnatizia, restarono di parte i ca- stelli di Colle Cà.Martinocon ‘e sue per- tinenze, la metà del Mercato e del Mercatale di Dicomano, il castolto del Pozso con la sua curia e distretto, le vil le di Fabiano, di Casa-Romana, di Co- rella, di Paterno, di Farneto, di Ortica- je e di tanti altri luoghi compresi nell’ attuale Comonità di Dicomano 0 ia quelle Emitrofe,
Dicomsao fa sempre un'aperta borgate, cui diede origine la comodità della sua si- presso allo sbocco in Sieve di due
DICO 7 Giumane, la Moscia e il Dicomano, ceriv: dall’Appennino della Falterona. Infa nel suo vasto foro si praticavano i mercati sino dal secolo XII, mcatre si parla del Mercatale e non dsl cast. di Dicomano nel privilegio di Federigo Il testè accen- pato.
A difesa però dell’aperta borgata sul porgio alla destra del fiume, e a cavaliere di Diovmano, fu eretto un fortilizio appel. lato il Pozzo, già da qualche tempo caduto
ja rovina. Era quel castello del Pozzo
da Dicomanu che il conte Guido da Porcia. no e da Belforte, nel 1337, alienò a Gual- terotto de'Barli di Fireoze, e che poi î di lui Bigli c consorti spesse fiate ai Bardi contrastarono, non ostante le minacce e le condanne di esilio sentenziate dal potestà di Firenze; sino a che quei conti rimessi ai comandi della Rep. fior., ai 17 genn. del 1354 (stile comune), vengero li- berati dalle precedenti condannagioui.
Nel 1358 il territoric di Dicomano non era stato ancora incorporato al distretto fio- reulino,e conseguentemente non poteva far parte del suo contado; mentre di costà ot- tenne il paso,e in Dicomano per tre giorni la compagaia del C. Lando soggiornò, dopo la mala ventura ad ema accaduta nel sa- lire dalla valle del Lamone per il varco delle Scelerte sul dorso dell’ Appennino di Belforte.
Avvegnachè la Signoria di Firenze a miun petto volle che quei soldati di ven- tara entrassero, neppure di transito, nel suo contado, prescrivendo loro a tal effetto lo stradale soguente: - da Marradi valicare l'Appenzino per il malagevole sentiero di Bel/orte, quindi scendere a Di- comano, poi a Vicorata,a Tsola (cia Lon- da)a San-Leolino,e di là per il varcofra la Falterona e la Coi penetrare nel Ca- sentino. — Fed. Betronta di Mugello.
Ciò noe ostante furono quei ladroui dai contadini di Val-di-Sieve cotanto di male fn cuore accolti, che presto si trovarono in Dicomano assediati e stretti al punto,chein poco d'ora si sarla in questo luogo spento quel morbo politico dell'Italia, se la cura della salvezza di quattro cittadini forenti- ni non fosse stata preferita alla pubbli- ca salute. (Marr. Vintam. Cronic. lib. VIII. cap. 76 079. — Axms. stor. Fior. Mib. XI.)
Emendo probabile, come molti opinano,
Ul) DICO
che il territorio di Dicomano faceme parte della contea di Belforte posta sull'Appenni» no omonimo, si può ragionerolmente ar- guire che questo distretto vi i
tato a quello di Firenze uell’anno 1355, quando appuoto la Rep, accrebbe al suo dominio i castelli di Belforte e di mediante il prezzo di 15000 Gorini d'oro pagati al conte Guido da Battifulle in vi. gore del contratto rozato ai 13 giogno 1374, quiadi nel 31 luglio sasseguente a un mazziere della Repubblica stessa datone il (Amns. De'conti Guidi, e Istor. fior. lib. XIII.)
La chiesa plebana di S. Meria a Dico amano, da lunga età di padronato della men- sa arcivescovile di Firense, risiede sopra un poggetto un quarto di migl. » lev. del borgo. Essa fa ricostroita a tre navate, e consacrata li 3 maggio 1569. Ha un qua- dro all'altare maggiore dipinto dal cav.
Destro il borgo esistono diverse chiese, fra le quali è molto frequentata quella del soppresso ospizio, delta della Madonna dello Spedale da una devota immagine che ivi si venera.
Aqui più grandiosa e ricca di marmi è la chiesa di S. Quofrio con vago disegno edificata e dipinta sulla fine del secolo scorso a spese della famiglia delle Poeze, La bella tavola che adorna V’e'tar mag- giore è pittura di Lorenzo Li
In questa chiesa nei giorni festivi ufizia il pievano, per esere della pio ve amai più comoda al concorso del po-
lo.
1) piviere di Dicomano nel secolo XII avera le segueati 5 succursali: 1. S. Stefano di Ficolagna; 2. 5. i Orticaja; 3. S. Pietro di Fosti mente anpesso a $. Donnino a Celle); 4. 8. Donato a Villa; 5. S. Donnino a Cel le; 5. S. Andrea a Samprognano, o a Riconi (attualmente annesso a S. Jacopo di Orti
Nel 1444 le chiese dipendenti dalla predetta pieve erano aumentate sino al pumero di nove; poichè vennero in quell” anno tassate tutte all’occasione del ba/ze/- lo imposto ai pivieri del contado di Fi renze; vale a dire, la pieve di S. Maria a Dicomano, S.Jacupo di Orticaja, S, An- drea a Semprognano, S. Bartolo a Ce- siello, 8. Stefano a Vicelagna, S. Croce
DICO
al Santo nuovo, 8. Donato a Villa, S. Pietro a Fostia, e S, Donnino a Celle.
Comunità di Dicomano. — Il territo rio di questa Comunità abbraccia una su- perficie di 17474 quadr.; 420 dei quali sono occupati da corsi d’acqua e da pubbliche strade.
Lo sua figura è irregolarissima, asai lun- qa dalib. a sett-grec. angustissima mel fianco e sulla schiena dell’Appennino, più larga alla sua base merid. cirocecritta dal 6. Sieve e dal torr. Moscia.
Esa confina con 5 Comunità. A sett. per una traversa di circa migl, 1 $ ha di fronte la Comunità traosappennina di Marradi, che trova sul dorso del Colle C& Martino a lev. del varco di Belforte pres so le sorgenti del fosso di Costamartoli. Il qual fosso, dopo averlo costeggiato alquan= to, abbandona a maestr. davanti al poggio di Sprugaoli. Costà il territorio comunita. tivo di Dicomano voltando da sett. a pon. trova la Com, di Vicchio, con la quale per sei e più miglia scende di conserva Inazo lo sprone dei colli che fiancheg- giano a lev. il valloncello di Corella, fra il casale di questo nome e la diruta rocca d’Ampinana, rasentando la strada pedonale che guida pel passo delle Scalette nella valle del Lamone, finchè entra nel borro della Capannaccia e con eso nel f. Sie- ve. Allora voltando nella direzione da mar- str. a scir. seconda la corrente del Gume, col quale forma un seno tortuoso prima di maritarsi al torrente Dicomano, che trova davanti al capoluogo, e di là continua lungo l’alveo della Sieve sino a che, dopo duc altre miglia, entra nello stesso fiume il tributario torr. Afoscia.
A quest’ultima conluenza la Com. di Dicomano abbandona a pon. il fiume Sie- ve,dove piegaudo a ostro sucnede alla Com. di Vicchio quella di Pelago,con circa un miglio rimonta il torr. Afoscia. Oîtrepassato il poggio di San-Detole, in- contra la Com. di Londa, cui serve di li- mite per il tragitto di un altro migl. il torr. prenominato: poscia entra pel fosso Cornia che viene dal lato di ler., e con esso le due Comunità attraversano i con- trafforti orientali che diramansi dalla Falte-
DICO roes Sulla cima di poni cena la Comonità di Londa, e su- bentra a confive quella di Sso-Godeozo, con la quale il territorio della Comunità in questione, piegando a grec., scende nella vallecola del Dicomano, il di cui torr. caralea allo sbocco del riodi Aequetorta, due migl. sopra il capoluogo della Coma- sità
Costà voltando faccia a lev. attraversa 1) torr. Corella per dirigersi sullo sprone che fiancheggia dal lato di lev. quel val- loncelto, e di là per i borri di Margalla e della Badiaccia rimonta sul giogo dell” Appennino di Cè-Martino,.al di 13 del quale ritrova la Com. di Marradi.
I maggiori corsi d'acqua di questa Co- muniti sono quelli che bagnano la parte inferiore del suo territurio; cioè il torr. Dicomano, che gli passa in mezzo; il Mo- scia, che ne lambisce i meridiunali confini, e la Sieve che entrambi gli accoglie dal lato di lib. e di pon.
Doe strade provinciali rotabili postano
del Gume, e l’altra che guida io Romagna, mesa esrrozzabile da Leorono E sino alla base del monte di San-Godenzo, e per mu- pificenza di Leosotno II attualmente a-
atraverso della ripida giogana dell’ Alpedi S. Benedetto per scendere sino ai confini della Romagna Granducale lungo il
fume Montone.
La qualità del terreno di questa frazio- ne di Appenaino nom offre eccezioni ri- marchevoli, oltre quelle delle tre rocce consuete che costitpiscono l'esterna e qu si usiversale osstura della catena moo- tuose che serve di spina fra la Toscana e la Romagna Granducale.
Solamente è da avvertire, che l’arenaria schistosa e lo sriisto marnoso sono le due rocce predominanti di cotesta contra da, emendo mevo frequente delle preor- deoti la pietra calcarea compatta, ossia 1’ alberese, e colombina.
In alcuni valloncelli verso sett. e grec. di Dicoesano lo. schisto marnoso presentasi sotto uns tinta variegata di rosso ciliegia, di Bor di pesco e di verdosporro.
I prodotti di suolo più copiosi consisto- mo, nella parte superiore, in foreste di fag-
Van
di quelle dirama gi
DICO
vi soltostanno le selve di castagno pascoli naturali,
gue e di inferiore e a un clima pi me è quello dei contorni di Dicomano e preso il torr. Moscia; nel mentre che i campi più ubertosi sono situati lungo il Sieve, fra S. Detole e S. Jacopo a Orti-
a
Antichissimo, e di un gran concorso grani, di bestisme vaccino e porcino, di pollami e di mercerie, è il mercato di Di- comano, il quale si pratica setlimanalmen- te nel giorno di sabato.
Vi si tengono pure due Gere annue, una delle quali nel primo sabato di maggio, l’altra nel primo mercoledì di ottobre.
Coo il regolamento del 23 maggio 1774 sull'organizzazione delle comunità del con- todo Fiorentino fu costituita questa di Dicomano, aggregando ai 5 popoli dell’an- tica Comunità del suo nome, quelli delle soppresse Comunità del Pozzo e di Corella, intutto 15 parrocchie; cioè 1. Dicomano, pieve; 2. Orticaja; 3. Riconi, 0 Sam prognano ; f. Fostia; 5. Vicolagna; 6. d4gnano; 9. Tissano; 8. Frastolei >
Detole; 15. Corella. La Comunità di Dicomano mantiene un maestro di scuola e un medico-chirurgo. Risiede nel capoluogo un potestà di tera clase dipendente per le cause cri- di polizia dal vicario R.
del Pontassieve.
Non è, ch'io sappia, conosciuta l'epoca precisa dell'erezione di questa potesteria ; ma se io non tecni d’ingancarmi crede rei, che non dovesse risalire più innanzi dell'anno 1500; mentre sino al 31 ottobre 1485 trovo un istramento che rammenta la potesteria di Belforte nelle parti del Mugello, la quale più non csistera nel 1505, giacchè ai 18 giugno di detto aono trovasi nominato il popolo di $. Croce al Santo Nuovo e la potesteria di Dicomaao, cni eno popolo appartenera. (Asca. Dirt. Fion. Carte di S. Domenico di Fiesole.)
L’ufizio di esazione del Registro trovasi al Ponte a Sieve ; la soa cancelleria como- nitativa al Borgo S. Lorenzo, la conserva zione delle Ipoteche e la Ruota in Fi: remo
10 DICO DICO
QUADRO della popolazione della Corsunità di Dicowaso
a tre epoche diverse.
nr
Nome dei luoghi. | Titolo delle chiese. i Dive. cui Ana0 apparten 1833. —_—_—r__—_a_—_—€—<"—"°’° i” Agnano S. Maria, Prioria Fiesole of 15] 18) Casa-Romana $. Lucia, idem ty gu 157 Corella S. Martino, Pieve 651 | 376 6 Detole (S.) S. Gio. Battista, Cura 98 | 160] 852 Dicowazo 8. Maria, Pieve i 544 | 529] 857 Frascole 8. Jacspo, Pieve 230 | 3606f 616 Orticaja e Riconi, cssia| SS. Jacopo e Andrea,
Samprognano Prioria 1793 | ig | 138 Tizzano S. Andrea, Cura 59 69 | 142 Vico-Lagna $. Stefano, idem Firenze | ‘4 | 129 | 289 Vico-Rati S. Andrea, Prioria Ficsole 73] 80] 195
{ 2133 | 2105 Frazione di popolazioni p-ovenienti da altre Comunità.
ome dei luoghi. ? Titolo delle chiese. | Com. delle quali derivano. re |[.—_———6 °—-—_—_—_yY__—“‘2 Londa SS. Concerione Londa 3a Petrojo per l’anpeso
di Cornia 8. Stefano idem 179
‘ DICOMANO fiume, (Decumanus fl.) altrimenti detto di S. Goveszo. Fiumana tributaria del fi. Sieve. Essa narce sul dor- so sett. della Falteroni, a circa 2000 br.
liversi si raccolgono in due fossi 1 il Boccina e il Castagno. Riu. Dili in un qolo alveo acquistano il nome di
Torare. dbitanti N° | 4202.
£. Godenzo dal sottostante castello omoni- 220, alle falde orientali del di cui poggio passa la Gumana per giungere sulla stra» da R. di Romagna al borghetto e albergo che porta il nome del Ponticino. foco appresso la stesa fumana accoglie dal lato di sett. il borro di Petrognono, e tre mi. più sotto il torr. Core./a, quindi pas- sotto il ponte davanti a Tizzano, e poscia sotto quello di Agnano prima di attravere sare it borgo di Dicomano, duve trova l uîtimo ponte uo quarto di miglio innanzi di sboccare in Sieve. La sua confluenza, stando alla livellazione larometrica fatta
DIEV mel 1815 dal cav. Giovanni Bailloa, cor- rispooderebbe a br. 266 4 sopra il livello del mare Mediterranco ; vale a dire, che dalla sorgente al suo sbocco in Sicre il Dicomano ha una pendenza di circa 133 di
lo Gellar le smotte pi sui fianchi di quel vallone, una delle quali mel 15 maggio 1335 fa descritta da Gio- vaoai Villani, (Cronic. lib. XI. c. 26.) e l'altima ai tempi nostri. Tali avvallamen- ti pertanto portarono tale c tante quantità di terra argillo-cretacea, e di uu tal colore rubiginoso, che per molti giorni restarono tinte le acque della Sieve e dell’Arno sino al mare.
I Gume Dicumano è rammentato in un diploma del 26 f-bb. 1191 a favore delle monache di S. Ellero in Alfiano sotto Vallombrosa, alle quali recluse l'imp. Ar- rigo VI, ad imitazione di Federigo I di lui padre, confermò fra le altre cose le pomesioni che avevano intorno ai Gumi Moscia e Decumano. (Lam. Mon. Ecch Flor.)
Dicomano nel Val-d'Arno pisano. Lo. calità che fa nei contorni di Cascina, rammentata in una membrana del 19 maggio 933 relativa alla collazione della pieve dò Cascina, coa cui si amegna al be- nefiziato, (ragli altri beni di suolo, "n pes- zo di terra, quae tenet unum cuput in Decumano. (Munsr. Ant. M. devi.}
DIECINMO nella Valle del Serchio — Ped. Deeso nella Valle del Serchio,
DIE VOLE in Val.d'Arbis. Villa signo- rile nella cara di Vagliagli, Com. Giur. e circa 7 migl. a maestre. di Castelauoro della Berardenga, Dinc.a Comp. di Siena.
Questa bella casa di campagna con an- nesta fattoria della nobile famiglia dePMalsvolti risiede sopra un poggio alla destra del 6. Arbia dirimpetto al csstellare di Vagliagli e sulla strada comunitativa che ds Radda per S. Fedele a Paterno freida a S. Giusto alle Monache e a Siena.
Non è da asserire, se appartenine alla stesa prosapia de'Malevolti, evrero alla stirpe de'Ricassli, o a quella de'Cerreta ni, quel Ciampolo che nel 22 giagso 1298, stando a Dicvole, assegnò questo suo po- dere si frati Domenicani di Siena, dopo
molcsimo, cambiato il 500 nome ia fr. Do-
DOCC it
menico. (Anca. Duc. Fior. Carte di Val- lombrosa.)
DIMEZZANO, cia’ MEZZANO nel Val d'Arno superiore. Villa nel popolo di Lucolena, Com. Giur. e circa 6 migl. a lib. di Figline, Dioc. di Fiesole, Comp, di Firenze.
Trovasi sopra le sorgenti del torr. Cg- sto, presso la cresta dei monti che separa- no la Valle superiore dell’Arno da quelle di Greve e di Pesa
Probabilmente a questa villa di Dimer- sano riferisce il luozo o casale di Mezza- ma del piviere di S. Pietro a Cintoja, di cui si trova fatta menzione in una mem. brana degli 8 ottobre 1069, appartcnata alla badia di AMoote-Scalari.
DOBBIANA in Valdi-Magra, Cas. con parr. (S. Gio. Battista) nella Com. e a migl. circa a sett. di Caprio, Giur. e Dioc. di Pontremoli, Comp. di Pisa.
È situato ia poggio sulla ripa sinistra del torr. Ondola,e comprende pel suo di- stretto varie al sotto i nomignoli © Terasco, che tulte insieme costituiscono con il luogo di Dobbiana una popolazione di 220 abit.
DOCCIA nel ValtArno fiorentino. Tre luoghi presso la capitale della Tosca- na portano lo stesso nome di Doccia; la Doccis che di il titolo alla pieve di SL Andrea, fra Monte Loro e Munte di Croce, 8 migl. a grec. di Firenze; la Doccia nel la deliziosa collina di Fiesole, da cui prendeva il titolo il soppresso convento di £. Michele a Doccia dei Francescani, ri dotto attualmente ad uso di villa; e ta
acquidotto) trassero natural. mente origine da qualche stillicidio nato- rale,oda un artiGiciale acquidoccio, su cui scorrevano incanalate acque perenai, le quali fluivcono da quelle DOCCIA versi FIESOLE.
Gier. Dioc. e circa wa migl, a scin di Fiesole, Comp. di Firenze.
Risiede in costa presso le scatarizini del torrentello Africo sopra la strada di Maja no, di dove si vagheggiano i deliziosi colli
DOCC popolatiesinza valle di Firenze, la cui città è 3 migl. a lib. di Doccia. Fa in origine una casa privala con podere e busco annesso che Niccolò di Robirto Davanzati comprò nel 1611 da Zanobi di Salri Beniutendì, e che tre an- ni dopo assegoò a un penitente romito di quell'età, fr. Francesco detto da Scarlino, sebbene nato a Firenze, e vriundo di Li. mari in Val-d’Elsa. Il quale fr. Francesco per mezzo di elemosine ivi fabbricò uo piccolo eremo con cappella sotto il titolo di S. Michele, dove raccolse alcuni suoi compagni romiti Terziarj Francescani, i quali confermarono il padronato del luogo alla famiglia Davanzai Nello scorrere degli anni una porzione di quei Terziarj passò in altro conventino fuori di porta la Crucr, e soli quattro di essi restarono alla Ducc:a. Ma essendo sta- to ucciso nel 1483 fr. Ciardo da un suo compagno che era ministro ia quel luogo, il convento di Doccia fu offerto dalla fa- miglia Davanzati ai PP. Minori Osser- vanti, che vi entrarono in possesso nel 1486, dopo avere ottenuta l'approvazione e un breve dal pont. Innocenzo VIII. Tanto il convento quanto la chiesa di Doccia furono restaurati e abbelliti nella fine del secolo XVI coa il disegno lasciato, al dir di alcuni, dal divine Buomarruti sotto la direzione di Sapti di Tito ; del
tuttora esiste all’altar maggiore, rappre- sentante la crocifissione.
Fu questo convento soppresso nel 1808, e alienato nel 1819 a posideute privato, che nel convertirlo ad uso di casa di cam pagna procarò di conservere al fabbricato |” antica forma, tanto nel materiale, quaoto nei suvi annessi. Cosicchè quell’edifizio fa sem- pre da lungi bella comparsa coa la lunga
nell'orto e nel bosco veramente romantico di cipressi, spartito con comodi viali,e ciuto da tutte le parti di mura.
Lo stemma dei Davanzati esiste tuttora nella facciata e nel piccolo chiostro. Un’
arme di marmo sopra un'arca trovavasi nella cappella gentilizia di quella famiglia
I sepolero dl celebre giureconsulto, e vomo di stato cav. Giuliano Davanzati, frrlio del fondatore del convento di Doc- ni
che meotata coll’iuvestire i monaci
DOocc
Poco al di sotto di Doccia risiede l'antica chiesina di S. Maurizio, riedificata dai fondamenti nel 1520 da Francesco Mine:- betti arcivescoro di Sassari, quando vi fece costruire due case di campagoa, in una delle quali abitò S. Luigi, allorchè, nel 1577, Pier Francesco del Turco con- dusse l’Angelico Gonzaga a Firenze.
In seguito con le entrate di quest'ora torio si formò la prebenda di un canonica to ab ezera ercito nella cattedrale di Fiesole, di padrunato della famiglia Mi nerbetti.
DOCCIA (S. ANDREA a) nel Vald* Arno fiur. all’oriente della capitale. Pieve antica e cas. nella Com. Giur. e circa 4 migl. a sctt.-maestr. del Pontassieve, Dioc. e Comp. di Firense. °
Risiede sul Ganco merid. del Monte di Croce alla destra di un canale omonimo tributario del torr. Sieci.
Questa chiesa era di padronato dei ve- scovi fiorentini sino da quando il vesc. Iidebrando, nel 1018, fra gli altri doni che fece al mon. di S. Miniato al Moete, furvi quello del cast. di Moutalto preso Galiga colla chiesa de'SS. Bartolommeo e Miviato del piviere di S. Andrea a Doccia
La qual donazione pel 1024 non solo fu confermata dall’imp. Arrigo VI, e dai ve- scuvi Lamberto e Azzo successori d’Ilde- brando, ma venne da questi ui
niato anche del giuspadronato della pieve di Doccia, siccome apparisce da una bolla del pont. Lucio II, data nel 118$. Ciò nonostante mon sembra che i prelati flor. ribunriaserro ai luro diritti sopra i popo» li e fedeli dcHa pieve di Doccia, siccome lo danno a vedere le prestazioni di vas sallaggio che, pel 19 maggio 1293, gli uo- mini della pi di Doccia fecero davanti al sindaco di Andrea vi di Firenze; € siccome ne fa prova il diritto di li. bera collazione che la mensa arcivescovi. le di Firenze riprese e conserva tutto- ra sopra questa chiesa plebana e altre di lei suffriganoe.
Erano anticemente sue filiali, ol superstiti, le segaenti 5 parrocei presse; 1° _S. Maria e S. And voli; 2. SS. Bartolommeo e Mii Monsalto; 3. S. Stefano a Pitella SS Michele e Pietro a Strada; 5. SS. Miniato e Romolo a Monte di Croce.
DOCC
l'annesso di Pitella; 2. S. Lorenzo a Ge- liga com gli aonessi di S. Margherita d' dceraja, giù del piviere d’Acone, e quello di S. Bartolommeo a Montalto ; 3. la prio» ria di S. Maria al Fornello; 4 S. Marti- no a Sieci.
La perr. della pieve di S. Andrea a Doccia novera 563 abit.
DOCCIA (FABBRICA vers PORCEL- LANE a) nel Val.d’Arno fioreotino, Gran- diosa manifsttora dal march. Ginori stabi lita in prossimità della sua villa di Doccia mel popolo di 5, Romolo a Colonnata, Com. Giur. e appena mezzo migl. a grec. del burgo di Sesto, Dice. e Comp. di Fi- renar, da cui è 6 migl. a maestro.
La Toscana che ba credito di emere stata una delle prime nazioni a fabbrica- re e dipingere vagbe e nobili stoviglie, mote sotto il vorabulo di Vasi Etruschi; la Toscana che forni alle belle arti, mercè due orafi e scultori Gurentini (Luca della Robbie, e Benvenuto Cellini) le prime opere di terra invetriata, ei primi smalti Gisati sulle piastre di oro ; la Toscana vide sache, per le core di un illustre fiorenti» so, stabilire preso la capitale la prima manifattera di porcrllane che sia sorta ed
prosperato in Italia.
Comecchè questo delicato e ricco ge- pere di stoviglie fosse usato nella China e nel Giappope 2000 anni innanzi l'Era volgare; fu solamente pella prima decsde del secolo XVIII che, a forza di prove fat- te dal chimico Tirschenkausen alla nuo va fabbrica di Meissen presso Dresda, si po- %2 ottenere, nel 1710, la prima pasta di mae vera porcellana,
i al fo (918) peo fe gitivo di Meinen comunicò i procemi di
quella masifsttura a uno consimile fabbri. ca, che allora si ereme in Vienna, e che fe de madre di altre molte dell'Alemagna, e fore anche di questa Borentina di Doc-
Lord
Erano già dee seni, dacchè il marchese rnatere Carlo Gineri, meditando di stabi- Hire alla sua villa di Doccia una manifatte- ra di porcellane all'eso di quelle di Sasso= nia, aveva fatto eseguire diverse prove per riuscire mel eno scopo, quando egli
DOCC 43 1737 fa inviato a Vicnna a complimenta. re l’imperatore Francesco I. Fu in tale oc- cssione che il march. prenominato fissò al suo stipendio due artisti tedeschi; ono dei quali (Carto Wandelein) perito nella chimica, e forse a portata di qualche se- greto attioto nella fabbrica di Vienna per stabilire e dirigere a Doccia la manifattura delle porcellane : 0 l’altro,semplicista,’ Ala- rico Prugger) per creare e mantenere un orto o giarilino botanico nella stessa villa Ginori di Doccia.
Dopo molte dispendiose ricerche e pro. cessi tentati, la manifattora del Ginori nel 1740 cominciò a porre in commercio i suoi prodotti. I quali consistevano in porcellane a pasta dara, @ coperta A feldipatica e terrosa; le q: a pasta e coperta duru,assai pi te delle porcellane tenere, 0 d’intonsco wvitreo, avevano subito pella fornace en ca- lore corrispondente, se mon superiore, a 139 gradi del pirometro di Wedgwood.
In totti i paesi, nei quali furono intro- dotte e stabi! ili manifatture eve, © non ebbero lunga durata, o noo si so- stennero senza il patrocinio e munificenta dei respettivi sovrani, che le'eremero e le fecero lavorare per conto propio.
All'incontro la manifattura di porcella- ne di Ducciasi sostenne costantemente dal- la stessa nobile famiglia che la fondò, e che sino dai primordj ottenne dal governo la privativa di emer l'unica in questo genere, senza però escludere la concorrenza delle porcellane e di altre stoviglie provenienti dall'estero.
Mancato si viventi pel 1957 il marche- se Carlo Ginori, il di lui figlio e soccemo. re,senator Lorenzo, ingrandi gli edifizj e le officior, aumentò i comudi e le macchine relative al lavacro, al miscaglioe prepera» zione delle terre e delle paste, e diede al fabbricato la forma esteriore che oggi re conserta. Seguitanio egli i metodi e i processi medesimi di fabbricazione lascia ti dal padre, e impiegando materiali ora toscani, ora esteri, fece costraire statue, qui e altri oggetti di porcellsca dura, delle più grandi dimensioni ; e pervenne a “al consumo interno del Grandoce- ione allora noa inceppata dei limitro6 Stati italiani.
Sino all'anno 1805 la manifattara di
mel Doccia si era unicamente servita della
DOCC
porcellane. Nel 1806 fu costruito un forno cilin-
drino verticale, cume quelli che erano già stabiliti io Francia nella R. fabbrica delle porcellane di Sèvres, e poscia introdotti in Taghilterra in quella di majoliche da w
tal'epoca la manifattora di Doc. cia igiorà roche mella AGcentezza della sca coperta, nella vivacità e ricchezza dei suoi colori: in guisa che si trovò essa ben ire contemporanea»
più numerosa della popolazione.
Rei 1819 l'attuale march. Leopoldo renze. Carlo Ginori immagi costruì un forno circolare a quattro pi: @ lusse 200 l'economia del combustibile efetti assai vantaggiosi. Questa fornace alta braccia 37 richiamò l’attenzione e la lode delle per sone dell'arte e de'scienziati, fra i quali il celebre naturalista Al. Brongnart, che ne pobblicò 13 descrizione e la figora nel pesa Dizionario Universale Tecnolo-
ico compilato in Francia da una società di dott, è quiudi tradotto a Venezia.
Lo stesso march. L. C. Ginori aumentò il fabbricato, costruì una vasta sala do- ve riuni una momerosa collezione di scelti model € rese sempre la parte pittorica con le altre branche nu- merose d’industria che concorrono al buoa soccesso di si complicata fabbricazione.
Etiste nella manifattora un’accademia di musica e una scuola elementare per comodo e sollievo dei lavoranti stessi.
Potrebbe in questo momento, altesi i grandi aumenti operati nelle officine, e- atendersi la fabbricazione di Doccia in guisa da supplire al consumo di buona parte d’ Italia, se i numervsi Stati nei qualiè divi sa mon avessero adottato ua sistema d'iso- lamento pernicioso per tutti gli abitatori della penisola con dazj gravosi e proibizio- pi che impediscono la circolazione medi. terranea dei prodotti nazionali a vantaggio degli esteri.
Se all'Italia sarà concesso (com'è spera bile) di ottenere ad esempio della Ger mania un sistema doganale proprio dei dei soci bisogni economico-indosiriali, anche
DOCC la manifattura di Doccia potrà progredire, € acquistare maggiore estensione ne’tuoi rapporii commerciali; meutre l'attivo ©
igenza nè spesa per accrescere pregio € conservare alla patria e alla sua famig in stato florido questo genere d’industria, che alimenta circa 200 individui domi- ciliati presso Doccia, e che fa ornamen- to alla Toscana e decoro all’illustre prosa- pia che lo creò e lo possiede.
DOCCIA (VILLA GINORI m) nel Val.d'Arno fiorentino. Villa sigaorile con estesa teuuta presso la fabbrica delle por- cellane, nella parr. di S. Romolo a Colon- vata, Com. Giur. e mezzo migl. a grec. del del Borgo di Sesto Dioe. e Comp. di Fi-
Questo palazzo di campagna assai bene spartito e per comoda abitazione signorile modestamente ornato, non offre cina degna d'omervazione, eccetto un fresco della cap- pella fatto dal cel. pittore Sabatelli.
Collocata in una favorevoli alle falde del monte Morello, e circa 220 br. sopra il livello del mare Mediterraneo, questa villa nta ana estesa visuale sopra la deliziosa valle dell'Arno Gorenti- no, e la città soa regina.
La villa di Doccia però è molto rag- guarderole, se si contempla relativamente ai soci annessi.
Il march. Lenpoldo Carlo Ginori attual proprietario, negli sni 1816,e 1819 di carestia deplorabile, per dar sostentamento alla numerosa desolata vicina popolazione, fece recingere da muro per il giro di 5500 braccia uo vastospazio di terreno scosceso e sauioso, che ridusse con grave dispenlio a delizioso parco. Kiuni, e condusse dal vi- cino Munte-Acuto e dalla valle del Rimag. gio multe sorgenti d'acque per adornarlo, mediante acquedotti, ostia doccie murate per il cammino di gfoo br.
La strade che danno accesso alla mani- fattura, alla villa, agli edifizi idraulici e al parco sino alla sommità del monte, là dove trovai il sito romantico e solitario di Carmiznancllo, sono state costruite dallo stesso march. Ginori. Esse presentano uno sviluppo di br. 18000, delle q
Sotto la villa di Duccia, nel 1833 è stato fabbricato wa frantojo, 0 mulino da oliv;
DOFA costruzione tra le più estese e perfette di simil genere che esistono in Toscana. Esso è corredato di varti annessi per distende-e Je olive: in guis. che nel gennajo 1834 potè produrre iu coscervato barili 30 di oliv
per ogni giorno (di ore 24). I cor'orni della villa di Doccia merita
privato,e di godere la veduta della capitale, di tutta la sua valle e delle colune deliziose chela circondano. Domandando il permet- to può ottenersi l’accesso nel parco, e per- correre il monte ser.:a incomodo, a caval. loo ia vettura leggera.
DOFANA in Val-d’Arbia (Duo Fana). Doe chiese che ebbero origine da due an- tichi oratori, uno dei quali fu eretto in ch. parr., e 1 altro in santuario a memoria dell apostolo di Siena S. Ansano, che iri cose le p.Ima del martirio, nel piviere di Pa- cina, Com. Giur. e 5 migl. a lib. di Ca- stelonoro della Berardenga, Dioc. di Arct- zo, Comp. di Siena.
‘Trovansi entrambe le chiese di Dofana nella pianura, o campi Ji Biontaperto, fra la ripe destra del torr. Malena e la sipistra de 6. Aria, anterzo di miglio distanti fra loro, scbbene il santuario di S. Ansa- no sia più prossimo alla confluenza del dis lena, € appena £ migl. a lev. della città di Siena.
Detta cappella di S. Ansano, dove ripo- teva il corpo di questo martire dell: fede, si trova fatta menzione sino dal secolo VII. Emendochè per attestato di un vecchio tacerdote, stato rettore della medesima dal 965 alPanno 715, si seppe che quell’ora- forio compreso nel niviere di Pacina sotto ls diocesi Aretinà era di giuspadronato del loagobardo senese Willerat, dal quale fa restaurato dai focdamenti all’epoca in cui egli vi fece consacrare due vue n maggiore de'quali era il corpo di S. An- sano, mecatre l'altro fa dedicato a $. Maria, 15. Pietro ea S. Giuliano. Nel 750 Gua. tperto h. castaldo di Siena vi fece erigere un euoro altare, che fu dedicato dal ve. scovo di Siena senza l'annuenza del dio- crmamo aretino. Ciò bastò a rinnovare | autica lite sulla giurisdizione. vescovile dei due prelati, lite che fa portata daventi al pont. Stefano 11; il quale nel 20 maggio dell'anno 752 emise sentenza a favore del tescoro di Arezzo.
DOFA 15
A conferma di ciò fu publiicato ua placito, nel 4 marzo del 783, da Carlo Ms- gno, il quale confermò la chiesa, ossia mo- nastero di S. An.auo alla giurisdizione ecclesiastica
II titolo di monastero che soleva appli»
l'età de'Longobardi per denotare una piccola ch., 0 semplice oraturio, piutto- stoche un convento di cenobiti, ba fatto cre dere «d slconi storici essere stato questo di S. Ansano in origine una badiola di Benedettini, comecchè niun documento superstite possa farne prova,
L'antica chiesa, dove fu martirizzato il », fu riedificata nel 1509 da:1- compagnia secolare di S, Ansano della città a, dopo che quel Comune gliene cedè il padronato. Essa è di figura ottagona, rovinosa da ogni lato per i H spacchi prodotti in quelle mura dall’evral lamento del sottostante terreno argilloso, bagnato a pon. dalle scque dell’Arbia, e scalzato a lev. da quelle del torr. Melena.
A un quarto di miglio a grec-lev. esi- ite la chiesa priorale coo fonte battesi- male di S. Ansano a Dofana, riedificata a tre navate nel 1529 insieme con la cano- nics, una parte della quale 10 ridotta ad uso di casa di campagna peruna fo miglia che nel se. XVIII l'ecquistò con gli aonessi poderi dall’univeraità della Se. pienza di Siena, alla quale era stato quel l'eoclesiastico benefizio dalla Repubblica senese con l’annuenza pontificia .mmensato.
8. Ansano a Dofana conte 118 abit.
DOFANA s MONTAPERTI. Cas. con castellare e ch. parr. ($. Moria) nella Valle dell’Arbia, piviere di Pacina, Com. Giur. è 4 migl.a lib. di Castelnuovo della Berardeogs, Dioc. di Arezzo, Comp. di Siena.
Tanto il cas., quanto la chiesa di & Maria a Dofana, sono situati sop1a ls ripa destra del torr. Malena, a contatto del poggio, su cui esisteva il castello di Moo= taperto, e un quarto di migl. a scir.ler, della moderna villa di Montaperti du’si- gnori Brignole di Genova, già de’Gori ne* Braneadori di Siena,
La per. di S. Maria a Dofana fu annes- sa alla cura del distrutto cast. di Moota- perto, entrambe sotto l'invocazione di $. Maria. — Wed. Monramzaro.
La parr. di S. Maria a Dofans e Monte- perti conta 238 abit.
santo apostolo di Si
16 DOGA
DOGAJA (Ducaria) = MEZZO-PIANO nella Valle dell'Arno inferiore. Cas. ch’ ebbe nome dalla sus posizione presso la Dogaja, 0 fosso artefatto, per dare scolo alle acque piovane nella pianora sotto- staate al poggio di Sanminiato, fra la posta della Scala e la bocca d'Elsa.
Era una delle ville del distretto di Sanmipiato, mellibro del balzel lo che la Rep. fior., nel 1444, impose a tatti i popoli e ville del suo contado.
Questo luogo di Dogaja è rammen- tato in una pergamena rogata li 2 febb. 1139 in Sanminiato, e relativa alla vendita fatta da uo ta) Rustico del fa Fe- derigo e da Lamberto del fu Fraolmo ad Oderigo del fu Tignoto, di un pezzo di ter- ra posto nel piano del borgo di S. Genesio, ia Inogo detto Dogafa, pel prezzo di lire 8, soldi 8 e denari 9, moneta pisana. (Ance. Dirt. Fion. Mon. di S. Paolo all Orto di Pisa.)
DOGANE e PRONTIERA pazza TO- SCANA. — Innanzi che sedesse sul trono dell'Arno l’Augusta dinastia felicemente regnaote, il sistema doganale del Grandu- cato era cotanto complicato e intralciato da dogane intermedie, che' i Granduchi Medicei mantennero ia vigore sui confini de’preesistenti contadi, distretti e territo- rj dello Stato antico e muovo, che le re- opettive Comuni di Firenze, di Pisa, di Siena, di Pistoja, ec. coi loro state ti par ziali imponevano gabelle e stabilivano ner la Boro esazione tali e tante cautele . così differenti riscontri, che veniva paralizzata l'industria manifatturiera, agricola e com- merciale della Toscana, come quella che *rovavasi esposta a continui inceppamenti, molestie e vessazioni.
Volendo pertanto il Gran Legislatore Leorotco I con paterne cure preparare mna vita più felice ai suoi sudditi, e attiva re con una ben intesa libertà di commer «0 l'industria nazionale, con suo Moto- proprio del So agosto 1781 soppresse nel Grandacato di Toscana tatte le dogane Interne, che, sotto i nomi di paseggerie
DOGA © di catene, si trovavano sino allora in vis gore nei territorj parziali del pisano, pi- stojese e senese contado, e in varie altre comunità, sostituendo in luczo di quelle una gabella unica per tutto il territorio riunito del Granducato.
Coasiderò quel Legislatore per territo rio staccato del Granducato, ed in con seguenza esentato dalle gabelle e dalle antiche catene varie parti della Toscana; fra le quali quelle più lontane della pro- vi di Lunigiana, dei vicariati di Pie- trasanta, di Barga e di Sestino, la potesteria di Sorbano e il territorio di Valdi.
Pierle.
Coa la legge del 3 settembre 1815, es- cendo i incorporato ai Granducato 1° ex-principato di Piombiao,e l’ex-feudo del Movte S. Maria. restarono abolite le doga- ne limitrofe fra quei due paesi e il Gran- ducato ; e con la notificazione del 23 apri- le 1834 farono incorporati al territorio riunito il vicariato di Sestino e il terri- torio di Val-di-Pierle.
Le Dogane di frontiera del Grandaca to sono divise in cinque dipartimenti doga- nali, dipendenti dall’ ammibistratore ge- nerale delle RR. rendite del Granducato. Essi prendono il nome dalle città, alle cui porte si pega la gabella d’introduzio. ne; cioè, Firenze, Livorno, Siena, Pisa e Pistoja. Ognuno di questi 5 dipartimen- ti doganali è preseduto da un direttore,che abbraccia colsuo distretto uua parte deter. minata del territorio unito del Grandu.
cato,
Tre altri Stati, oltre il Granducale, so- no compresi, oppure s'innoltrano con .le loro dogane nel perimetro della Toscana designata in quest'opera. Sono questi il Ducato di Lucca, il Ducato di Massa e Car. rara, la Garfagnana e la Lunigiana Esten- se, e il Reguo Sardo per la parte della Lu- nigiana che gli spetta: siccome può vedersi qui appresso dai Quadri VI, VII e VIII posti în seguito ai primi cinque relativi ai preaccennati dipartimenti doganali del Granducato; porti
17 N. IL
QUADRO delle Docanzdi Fronrizns dipendenti dal Dirartinsnto Docanare di FinENZE. (1)
NOME ICOMUNITA|CLASSE| STRADE PERMESSE | DIPENDENZE delle Dogane | nelle quali, | della di Froatiera. [son compiese| Dogana.
e OSSERVAZIONI.
$. Andrea Cortona |3. ClassejPer le strade maestre della|Eretta nel 1835.
ia Serbello Dipende d.l dogs laccia. drone idem | idem ‘Perla via mazntradi Città|Dipende dal dogan. | di Castello a Castiglion-| di Castiglion « Fiorentino. Fiorentino. Mazzo Arezzo — |r, ClumefNon ha strade surguate. {Con la legge del
Capanna delle] Palazzuolo
Guardie Tmola a Palazzuolo.
idera [Vie maestre che veoi Carglia |Berberino dij idem {Via maestra che viene da, idem
dal Magello pende dog
Castiglion. | Castiglion
Ceniglioncello! Firenzuola | idsm [Via maestra d'Imola; e via di Firenzucla di Castel del Rio.
Due Termini | Cortona | idem ÎPer la via Pesciajola che viene dal Borghetto sul| nicre di Osseje. Lago Tresimeno,e per la] via di Castiglion del Le- 6°, che pessa dal Bonci- no
(1) Le inaovazioni sulle Digane di Frontiera del Granducato, che avranno darante la stampa di questo Dizionario, saranno riportate al Sorrusmenro 3
a di| Filigare soprin- ramaziune della via Fiam.| tende anche alle minga che dai Tre Pog-| Dogane di Case- gioli, © segnatamente dai| glie, della Fure Sassi Rossi, volge a poa.| e a quella di Pie-
gare. |a. Classa Via maestra che viene da Suprintende anche Civitella attraversando il! alle Dogane di 5. rio Canino. Marina, di $. So fia,ti Veldanieto, di Poggio- Vec- chio e di Massi. Monte |3. Classe Strade di S. Secondo, di Dipende dal doga- S. Maria Lacano e Val-di-Pietrina! niere di Monter- che si riuniscono sulla] chi. strada maestra di Gioje! sE lo. Via del Siguretto. . Anghiari | i [Strade marstre che vengo-|Dipende dal doga= nodaCittà di Castello, dal| niere di San-Se- Pistrino e da Citerna. | pelero. idem |Strada maestra che viene da|Dipende dsl doga- Forli nella ValledelRabbi.. Marradi | idem ÎVia Gamberaldi, e via di Grufieto direttamente. | nieredi Popolame. Verghereto | idem |Vieche vengono da S. Aga- Questa dogana di- ta, e della Mama per il) pende dal doga- Ponte alla Para. Biere di Galeata Mercatale | Cortona | idem |Viadelt'Amita,eviadiRe- Fa eretta con la sichio che mettono ia! legge del 33 apri- quella maestra di Merca! Je 1834; e dipen- tale per quest’altima di-| de dal doganicro rettamente. Vis del Gume| d'Ossee. Nicone che viene da sacinaglia pelGraaducato.|
Giojetlo
pei
NOME |COMUNITA|CLASSE| STRADE PERMESSE | DIPENDENZE delle Dogane | nelle quali | della che conducono e di Frontiera. [son comprese| Dogana. alle Dogane. OSSERVAZIONI.
Modigliana | Modigliana |3. ClamelVie maestre che veagonel da Brisighella, da Fogns-| no e da Faenza. Monte-Casa le |San-Sepolcro]| idem [Perla via maestra che vie- ne da Ancona. Monte - Citaro-|Monte S. Ma-| idem [Via di S. Angiolino che|Ladogana di Mon: sia dal territorio dì Città dil se Cicerone di-
Sestino | idem MV che viene da Belforte Dipende dal doge per il Mulinsocio diret-| giere di Sestino. tamente. Via che viene] * dal Palazzaccio. Mooterchi |2. Classe|Via rotabile di Città di indoganieredi ton Castello direttamente. Via] cerchi soprioten- di Citerna. Via del Mon-| de anche alle Do te S. Maria. Via di Lip-| ganedi Pantane- piano. to, Rovigliano, ' Monte”. -Citerone Giojello. Cortona | idem suda R. che viene da Pe Il dogeiere di Or rugia. saja. sopriatende anche alle Dogane dei Due Termini, del Passaggio, di S. Andrea e di Mercatale. Parszzvoro | Palazzuolo | idem {Via maestra che viene da Il doganiere di Pa-
Ossasa
fn Romagna Imola; via di Gruffieto. | lassuolo soprin- tende alla Dogs» na della Capanne
delle Guardie. Pantaneta | Mooterchi |3. Clame;Via maestra procedente da: Dipende dal dogan.
| Citern di Monterchi.” Petriolo Cortona | idem |Via maestrà che viene da Dipende dal doge- în Val-Tiberina] Città di Castello lungo] niere di Cesti il Game Minimello. | glion- Fiorenti-
no
Passaggio idem idem Strada maestra che viene da Dipende dal doga-
fn Valdi-Pierl Valdi-Pierle. Via delCoo- piere d'Ossaja.
cio che vien da Perugia.
Piancaldoli | Firenzoola | idem |Via maestra d’Imola. Viajl dogan. di Pion dello Spedaletto. caldoli soprintes-
de alla Degsoa fi Costiglioncello sul fi Santerno.
Pietramala | Firenzuola |3. Clase|Per la sola via Fiamminga. Dipende dal dogan.
Peo | 8.2: de Perla via che viene da Ser. sE pria Poggio-Veo- | 8. Piero | i er la via che vi - Dipende dell doge
chio in Bagno sina lungo il Savio. mere di Galeata. Pororaro ‘3. Claase|Per le vie di 8, Adriano e'1l doganiere di Po.
di Campora. Via che dall polano sopriotea- molino vaal ponte di Ma-| de anche alla Do- rgn:n:, ed ll tronco dil gana di Marradi. strada prov. dal pente di
Marecchia] scio per il & Marecchia] soprintende anche alla Dogana delle Bolse. Bovigliano Monte |3. Clase/Perla strada di Città dilDipende dal dogan. i Castello, di Monterchi.
$. Sepoccno | S. Sepolcro | idem {Per la strada maestra che!Soprintende anche viene direttsmeote dal alla dogana di S.
Città di Castello. Leo.
3. Classe Per la strada maestra che)
8. Sofia
" $ subborgo Sbarco del Ca-|Mentepolcia-| idem |Provenienze dallo. Stato!Dipende del doga- so Pontificio per mezso dell niere di alieno. Chisro © Lago di Moote.
priciane. Sestino idem |Per la via che vien da Car- Questo doganiere pegna per le serre diret-' sopriatende an tamente e per la via chel che alla Dogana viene dal Palazzaccio. di Monterone. [Terra delSo- 1. Classe Per la strada mocstra che) le | vien da Porti pel G. D. 5. Piero |3. Clame:Per la via del Borello che La doga: iu Bagno vien da Ranchio per Rab danieto dipende lato direttamente, e por, del dogsuiere di quella che viene da Mer-' Galeata. cato Sarscino per Careste direttamente. I
IMontepukcis-!3. Cleme!Per la vis Lauretana ; via 1 doganiere di Pe- no di Petrignano; via della Ziano soprintende. Foote; via de’Paduli,e via anche alla Dogana d'acqua per la Chiana. | dello Sbarco del
Capennone.
Vasa
N. IL
QUADRO delle Docans di FronziERA dipendenti dal Dipartimento Docamatre di Lipormo.
Baraiti(Porto)] Piombino |3. Clame|Scalo di Mare. Ndoganiere di Por-
di toBaratti soprin- tende alle Dogane diBibbone, di Ce stegneto, .. Ca- stiglioncelloe di
N. III.
QUADRO delle Docane di Fronrieza dipendenti dal DirantimENTO Docanate di Siena.
NOME |COMUNITA|CLASSE| STRADE PERMESSE DIPENDENZE
e OSSERVAZIONI.
asi;e per
le pale, bi dro alla Querce, stiola. Per le strade del Sughere-|Dipende dal doga- to.FomodelChiarone,Mon-| nieredi Pitiglio- talto, Ponte della Badia. | no. $. Casciano |$. Cusciaco | idem |PerleviediCittidellaPiere,
i [TrevinanoePonte sCentino.
San Giovenn Per la via di Proceno, e per|Dipende dal dogan. delle Contee quella di Onano. di Radicofani. Piam-Casta- [Pip - Casta-| idem |Perke vie che vengono da Bnajo PonteCentino edaProceno. |
Per lestrade di Onano, Va- lentano, Farnesa, Mon.
Poer'Escotz | Orbetello
Posro8.Srarsno| — idem Aupicorami | Radicofani Per la strada R. romena, e|Soprintende alla per la strada maestra che| dogana di $. Gio. Viene da Proceno. delle Contee.
3. ClassejPer le strade di Onano, di
Gradule, di Grotte e La
tera, passando dalle Croci.
2. ‘Clase; Scalo di Mare.
|> Classe! Imboccatura del fiume Al-
Torre idem idem |Scalo di Mare. [Dipende dal dogen.
î di PortErcole. Trappola Grometo | idem {Perla bocca d'Ombrone;e|Dipende dal dogan. Scalo in detto fiume. diCastiglionedel- la Pescoja.
Torre delle Se-| idem dine
N. IV.
QUADRO delle Docanz di Fnoxrizna dipendenti dal DipantIMENTO DocanALE di Pisa.
NOME |COMUNITA|CLASSE| STRADE PERMESSE | DIPENDENZE
Strada maestra da Pisa a doge Castelmaggiore, a Campo| niere de’ Sagnidi di Croce, e alla testa dell S. Giuliano. Poste grande : stroda al- pestre del Castagno scende tra Asciano e i Ba.
pi . Filettole idem [Per la strada del Monte di Dipende dal doge : Quiesa, Via d'acqua deli niere di £ipe- Rellino derivante dal lago| frasta.
di Mamecincculi.
sel Padule di Biea-,Jl doganiese diPio- tina. . nora sopri
sochealla Dogana di Fajano. _ Pistre a Pa idem Strada maestra di Quiesa; “ "dala via d'acqua pel fosso del Rellino. Tutte lestradesi-| no al 6. Serchio esclusive.
|®. Classe |Per le strade RA.diViareg-|
gio € di Pietrasanta. Per
la via del Padole che vie-
me dal lago di Mssucino
coli € imbocca nellastra-
da suddetta.
Vejano Biestina |3. Clase:Scalo sul Padale di Bicn-|Dipeode dal doga- | tina, 0 Lago di Sesto. | niere di Pianore.
s4 N. V.
QUADRO delle Docane di FroxriERA4 dipendenti dal DipantiMEnTO DocamaLe di Pisrosa.
R] NOME [COMUNITA |CLASSE | STRADE PERMESSE | DIPENDENZE delle Dogane | uelle quali | della che conducono e di Frontiera. [son comprese| Dogana. alle Dogane. OSSERVAZIONI. —__[
«rrorscio |Monte-Carlo|2. ClasselPer la strada Francesca jI doganiere dell’ che viene da Locca pas-| Altopascio s0- sando per il Turchetto. | printeode anche Per la perte d’acqua la; alle dorane di foma navareccic del Ps-| Punte del Gru- dule di Bientina, cioè, lo gra 0 di Barron Scalo.
Boscoroxeo | Catigl'iano | idem [Perla strada R. modenese. n deransre di Bb scolungo sopria- tende anche alle dog. d' Cutiglie- no,di Pupiglio e di Vixsaneta.
Botronchio Contelfasoe 3. Classe cao sel Padale di Bien-|Dipende dal dog--
di Sotto nic di diego
Caapiro Pescia |2. Classe/Strada R. postale che vie-|N do doganiere da
Castelvecchio | Venlano |3. Clase [Strada muestra che scien di dg dal Lucchese per Stiappa e S. Quiri. Peel co a Vellanc, © strada] detta del Bercio.
Carersano Vernio | idem [Via del giogo dell’Appen-|Dipende del doge nino proreniente dal Ba.| miere di Monre quo alia Porretta, Bargi,| piano.
Baviguo, e Bremenone. Cutigliano | Catigliano | idem [Perla via dell’AlpeatlaCro-|Dipende del doga- 06; via dell'Acqua niere di Bosco-
NOME |cOMUNITA|CLASSE| STRADE PERMESSE | DIPENDENZE delle Dogane | nelle quali | della che conducono e
alle Dogane. OSSERVAZIONI
—_@—€&
di Frontiera. [son comprese; Dogana.
Lentulo, già | Cantagallo |3. Classe/Per la strada maestra che) Dipende dal dogs. Treppio Viene da Bargi e Stagno] niere del Pontea del bolognese, e per quel:| Taviano. la che proviene da Badi.
Mente-Chiari [Monte Carlo| idem |Per ls atrada maestra che| Dipende dal doga- viene da S. Martino in| niere di Squar. Colle, e passa dalla Tor-| ciabocconi. re del Seravallino.
Monte-Piano | Veraio idem |Per la via bologuese deljIstituita con legge Giogo,e via dell'Abadia,| de'25 ott. 1816. © del Busco, provenienti] Questo doganiere dal Bagao alla Porrette,| soprintendeanche da Bargi, da Bavigno, e da| alla dogana di Ca- Brescipone. varsano.
Pietrebuona | Vellano | idem |Per la strada maestra d')Dipende del dogs- Aramo; per quelledi Fib-| niero del Cardi- bialla e di Medicina, chef no. craducono direttamente
alla dogans. Ponte a Pupi-| Piteglio | idem (Strada muestra che viene|Dipende dal doge | glio da Locchio. Strada dell’| niere di Bosco erta Abetina che viene] /ungo. da Pontito, Posre a T.f Sambuca |a. Classe|Per la strada maestra del. Il doganiere del riano Reno che viene dal Baguo| Ponte a Tuviano
alla Torretta. Strade che| soprintende sa- vengono da Moscacchia e| che alle dogane
dal Pontaccio. di Lentala, e
Pracchia, Pracchia Porta alBor-'3. Classe [Per la strada maestra che! La dogana di Prec so vieue da Montauto, e| chia dipende dal
dal Vizzero nel Bologne-| doganier.del Pon- se. Via dell'Orsigna. Vial te a Taviano. di Maresca che si divide!
per Ponte Petri, e $. Mar-|
ecllo. Via di Portafranca.
Penta S. Maria | idem |Scalo del padule di Bien-:Dipende dal doge- del Grugno | aMoote tina. | niere dell'Alto» pascio. Squerciaboc- Pescia n. Classe|Per la strada provinciale Questo doganiere coni che viene da Lucca pres-! soprintende an so la R. postale. che alla dogana di Montechiari.
Viszaneta |S. Marcello 13. Classe/Per la strada maestra che Dipende dal dogaa vienedall'AlpealaCive | di Boscolungo.
ta 4
26 N. VI.
QUADRO delle Docane di FrowriERA comprese nel Docaro di Lucca.
NOME |COMUNITA|CLASSE STRADE PERMESSE delle Dogane | pelle queli | della che conducono di Froutiera. lson comprese | Dugana. alle Dogane
ln 2__1—][
Aramo —[Villa-Basilica]3. Classe|Per le vie di Vellano, Pietrabuona e Sorana.
Camasone Camajore (a. Classe/Perlastrada maestra di Pietrasanta, e per quel-
le alpestri di Farnocchia e di Val-di-Castello.
Carezzazo idem ©. Clase|Per la strada R. postale di Genova, e per quella di Val-di-Castello.
Casoli di Lima|Bagnodi Luc-|3. ClamelPer rada maestra che viene dal Ponte a
PI Pupiglio. Per quella di Lanciole e di Piteglio.
Cusrex di Co-| Coreglia |a. ClaselPer le strade del Burghigiano, e dell’Appeo-
aroria nino Modenese. Casrer-Vsc- | Capaonori | idem |Perla strada maestra che viene da Tiglio, è caio dallo scalo del Padule di Bientina.
3 Criasonma Lucca |1. Classe[Per la streda R. postale di Pisa. Conwro (S. Gr-| Capannori | idem |Perle vic alpestri del Monte Pisano venendo nese di) da Castel-Maggiore e dalla Verruca. Dezrza [Borgo a Mot-/a. Classe|Per le strade alpestri di Turrite-Cava, e della rano Petrosciana. Gazticano | Gallicano | idem |PerleviedellsCarfagnansEstenseeGranducale. S. Manta del | Lucca idem |Per le strade del Monte Pisano, che vengono Giovice dai Bagni di S. Giuliano e da Asciano. S. Martino Capannori |3. Clase/Per la strada maestra che viene da Monicchis- in Colle ri per la torre del Seravallino. Morsone Camajore |2. ClawelPer Ja via R. di Pietrasanta; escalo di Mare. Nozzaio Lucca idem |Per la via maestra di Filettole, e per il Serchio. P Pescaglia idem 3. Classe) Perle vie alpestri di Trassilico e Pietrasantino. na
1. Classe/Per le strade che vengono dalla Garfagnana. idem |Per la strada R. Pesciatina. Quirsa Viareggio |2. Classe /Per le vie di Migliarino e di Filettole. Sovasciszoc: | Collodi | idetm Perla strada Prsciatina che viene dagli Alber- com ghi e da Monte-Carlo. Taaxerso Coreglia | idem Perla nuova strada R. che viene dall’Appen- nino modenese per Monte Rondinsja. Forme del Laso| Viareggio | idem [Per lo scalo del Lago Massaciuccoli, e per la strada maestra di Migliarino. Toscurrro | Capannori |1. Classe/Per la strada Francesca dell’ Altopasci lo scalo del Lago di Sesto, ossia Tuasrra Cara Gallicano |a. Classe/Per la strada alpestre della Petrosciana, e per le vie del Barghigiano mediante il Serchio. VIAREGGIO | Viareggio | Dogana [Scalo di Mare e del Porto. Vie del Litorale,
27 N. VII.
QUADRO delle Docanz di Fronrizr4 del Ducaro di Massa e Cannara e della GanracnanA nella porzio- ne spettante alli Srari EsrENSI.
DIPENDENZE e \OSSERVAZIONI.
Ditezione Poganale di Alodena,
Avenza Per la strada R. postale di'Il ricevitore di Avene bi Genova direttamente; e via| a soprintende an- dota Silcia che viene dal che alla dogana del
la pieni di Aven
Marina di Avenza Scalo di Mare; e viaSilcia che] [Dipende dal ricevito»
viene dalla Marina di Luni.| re di Avenza. Cassiss È Parmignola Per la strada R. pootale dij idem Genova direttamente. Castel poggio Per la strada maestra dell Spolverina e per quella di} re di Carrare. Castelamoro di Magra. Tecchia nel Monte!Per la strada alpestre che idem Sagro viene da Vinca. Perpoli [Per la strada provinciale che! Dipende dal ricevito» viene da Gallicano e perl re di Castelnuovo Casrsazzoro scqua mediante il Serchio.| di Garfagnana. di GASPA-A Trassilico [Per la via di Turrite-Cava. idem quana Varco dell'Alpe di Per le vie alpestri che ven] ii $. Pellegrino | gono dall’Alpe di Barga re di Mana. Mussa Buca- ] Ferne,o Rocca Fri-|Per le vie alpestri di Vinca) idem PÒ © della Tambura.
Marina di Masa |Scalo di Mare. Strada del lit- idem
Capannascia Per la strada R. postale di Dipende dal ricevito= Genova. toraleche viene dal Cinquale.
N. VIN.’
QUADRO delle Docayz di FrontiERA comprese nella parte della Lunicrana spettante al ReGno Sanpo.
NOME NOME STRADE delle Dogane | delle Dogane] che principali. | subalterne. | | rimettono alle Dogsoe.
OSSERVAZIONI.
Direzione Doganale di Genova. — Ispezione delle Spezia, Bollano {Perle viedi Albiano, di Podea-|Vi risiede un ricevitore zana, e di Gioragallo. particolare. Cosseinuovo|Per le vie che vengono da Ca idem di Magra | stelpoggio e da Fosdinoro. Cepara
ma [Per lericche rengonodaAlbiano, idem e da Cali Marinella |Sealo dalla parte di Mare, e perl idem di Luni | Bocca di Magra, Ortanavo |Per le vie di Moneta, di Fonti, idem e di Sorgnano del Carrarese. Padivarma ie di Calice, di Suvero idem
Santana ( sulla Vara | e Rocchetta, e per il fi. Vara. Parmignola | Per la strada R. di Genova, c|Oltre il ricevitore parti- per quelle che vengono da Care| colare vi risiede un ve- . rara, o dalla Marina di Aventa.| ditore. Prans |Per le vie che vengono da Albia-|Vi è di Trrrew4| no mediante il Game Vara, S. Michele \Per .le vie che vengono dall’/Vi di Crovara | exfeudo di Giovagallo e da Ca-| particulure. lice mediante il Gume Vara. S. Stefano [Per le vie che vengono da Ca-|Oltre i
di Magra Sanzara ssegnate. [Dogana principale. Fessano nel|Scato dei Porti pel Golfo della|Besidenza di un ricevito» Golfo della | Spezia. re particolare. Spezia Las saretto idea idem del Vari- grano Sessa Lerici idem tre il ricevitore part. . vi si trova un veditore. Porto-Vene. idem 'Ricevitoria particolare. ve
Srezia | idem,e perle vie interne. [Capoluogodi Divisione, e residenza diun ispettore.
| Brugnato [Perle vie che vengono dall'ex-|Vi risiede un ricevitore Lavaaro feado di Suvero, e da Calioe. | particolare. idem idem
da Licoai Y Boramote
DOLC
Deer, 0 Dootr4 in Val-di-Fine. Vico perduto, da cui ebbe nome la parr. di $. Doesto a Doglia nel piv. di Pomaja, Com. della Castellina marittima, Gior. di Rosi» fuaso, Dioc. e Comp. di Pisa.
N docamento più antico che io conosca relativo a questo casale distrutto è una membrana dei 15 maggio 1053 fatta cas. di Doglia (Dogla) per la quale un tal Ciullone del fa Rollando donò al mon. di $. Felice a Vada la sua porzione di caselino com terreni pesti presso la chiesa di S. Lorenzo (cioè di Col-Meztano) nel territorio di Rosignano. (Ascn. Dirt. Fior. Carte della Primasziale di Piva.)
la seguito acquistarono diritti tanto sella corte di Doglis, quanto sulla chiesa di $. Lorenzo a Col-Meszano i monaci di 8, Salvatore a Mozi, siccome Li da una bolla del pont. Pasquale I spedi- ta da Firenze li 19 sett. 1106 a Benedet- to abate di quella balia. — Wed. Dux Ba- me (La) della Carvatuma Manrrima.
DOGLIA im Vol-d'Elsa. Cas. che già diede il titolo a una chiesa parr. (8. Jaco- po a Doglia) nel piv. di S. Appiano, Com. una volta di Cepperello, omia di Mostesanto, attoalmente di Barberino di Vald'Elee, Dioc. e Comp. di Firesse.
N cas. di Doglia trovasi situato sulla vallecola del torr. Drove, a lev. della strada R. postale di Siena.
Nel 1286 il rettore della cura di S.Ja- copo a Doglia intervenne al sinodo tenu- te in Firenze nell'aprile di detto ammo per stabilire e classare l'imposizione da peger- si dal clero della diocesi fiorentina.
$. Jacopo a Doglia continuava a esere cara non solo mel sec. XV, essendo che ilsuo popolo fa inscritte nel balzello imposto nel 1444 dalla Rep. forentins, ma ancora lo era alla metà del secolo XVI, mentre la = di Dogliaè designata nella statistica
dello Stato vecchio, ordinata da Cosimo I tetto Fanno 1551. A quest'ultima epoca la perr.di $. Jacopo a Doglia contava 33 abit.
DOGLIO (MONTE) in Val-Tiberina. — Fed. Mostrnocuo.
DOLCIANO ia Valdi.Chiana. Villa e © Pattoria com chicsa curata Leopol. do) soberbana di Chiusi, dalla qual città è Sppena 2 migl. a sett. Com. Giur. e Dico. medesima, Comp. di Arezzo.
È situata alla base sett. della collina di Chinsi presso il lago di questo nome.
DOME 29
La R. tenata di Dolciano è attraversata dalla nuova strada /ongitudinale, solle tracce dell’antica via Camia, nella già pa- lustre, sterile e malsana bandita del Pa- glieto, convertita in um fruttifero suolo creato dalle colmate, presso dove, quasi contemporaneamente, fu eretta la chiesa parr. sotto l'invocazione di quel to, il eni nome è cotanto caro ai Toscani. — Ved. Curom Città.
S. Leopoldo a Dolciano ha 300 abit.
DOMAZZANO nella Valle del Serchin. Cas. con parr. (SS. Lorenzo e Donato)nel piv. d'Ottavo, già di Decimo, Com. Giar. € circa 4 migl. a lib. del Borgo a Mozzano, Dioc. e Duc. di Lucca,
Trovasi alla destra del fi. Serchio nella vallecola percorsa dal torr. Ottavo.
La parr. di Domazzano conta 229 abit.
Dowzwico (Mowrs-) — Ved. Monre- Domznico.
DOMENICO (8.) n CAMPIGNO. — Ved. Cammoso nella Valle del Lamone.
DOMENICO (S.) sorro FIESOLE. Con- vento che fu de’frati Domenicani dell” Osservanza, ossia Gavotti,nella cui chiesa è una delle care suburbane di Fiesole, un miglio a cetro.lib. di detta città, Com. e Giar. medesima, Comp. di Firenze, da cui è migi. 1 $ a maestr.
In fondo ai magniBco stradone della grandiosa villa Guadagui,detta della Lune, fondata da Bartolommeo Scala storiografo e segretario della Rep. for., davanti a ua vasto piazzale e a mezza costa del deliziono poggio di Fiesole sorge la chiesa e il sop- presso convento di $. Domenicodi Fiesole.
Fu fondato dal B. Gio. di Domenico Ban- chini Gor. dell'ordine de'Prelicatori, poi cardinale e arcivescovo di Ragusa; il qua le pel nov. dell'anno 1405 ottenne da fr. Jacopo Altoriti vescovo iesole e dei canonici di quel capitolo uno spazio di terreno lavorativo e vignato in luogo chie- mato Camerata per costroirvi per i frati del suo ordine un lo convento ; che tre anni dopo consegnò ai religiosi Do- menicani di Firenze, con l'annuenza dd pont. Gregorio XII, il quale, con bolla spedita da Luoca li 14 giugno 1408, confermò al frati di $. Naria Novella la prescoennata cessione fatta da Giovanni Preto cardinale di S. Sisto, mentre ivi si erigeva la chiesa e convento di & Domenico di Fiesole.
so DOME
Nel 1418 i frati donarono il pedronato di quell'incipiente convento ai i Barnaba degli Agli di Firenze, il di cui pedre aveva disposto per testamento, che a spese di sua eredità si dasse compimen- to al Cabbricato e vi si ponesse l’arme sua, siccome tattoriò dagli eredi fa eseguito
i 6000.
pri
costà una più rigida osservanza vennero dal convento di S. Maria Novella di Firenze, quando se era superiore e maestro dei no- vizi il prenominato B. Giovaani Baschini; quello stesso che pochi anni prima avera dell'abito di S. Domenico vestito S. Anto- nino primo arcivescovo di Firenze.
Divene pie persone fiorentine concor- sero con elemosine ad aumentare il cl stro, e al maggiore adoruamento dell’an- messa e vaza 552 chiesa, la quale venne ar- riccbita di fini marmi edi egregie pitture.
Ema fa eretta in parrocchia nel 1796, epoca della soppressione della viciaa badia Fiesolana. Nel 1808 fu tolta di là quella femiglia religiosa e reso inamovibile il parroco, che attualmente è congruato e di collazione del Sovrano.
La parr. di S. Domenico a Flesole con. ta 43) abit.
DOMENICO (8.) a MURCI. — Ped. Monc: nella Valle dell’Albegna.
DOMENICO (BORGO S.) a Cortona in Val.di-Chisoa. Porta questo nome il subborgo orientale di Cortona, fuori della Pai già detta Pecci-Verandi, poscia di
Domenico per ragione della chiesa e convento omonimo, che è situato presso alle mura della città.
i l'epoca precisa e il fondatore della chiesa che diede il nome a questo borgo, sebbene i PP. Predicatori esistesse. ro ia Cortona sino dal principio del seco- lo XIV. Ciò deducesi da alcune perge- mene cortonesi, e ialmente da un bre- ve nel 1334 spedito da Guido Tarlati ve- scovo di Arezzo alle monache di S. Mi- chele del borgo S. Viucenzio di Corto na, cui concedeva facoltà di vestire l'abito de’frati Domenicani, e di osservare la loro regola. AI quale effetto costitui i religiosi di quell'ordine in suoi vicarj per la di- rezione spirituale di quelle reclase.
La pci di S. Domenico fu demolita du gran perte nel 1552, allorchè Cosimo I de’Medici ordinò che si abbattemero i tre
quando giunse il (avarevole rescritto, coavento e il tempio di S. Domenico erano già stati demoliti per metà.
Dopo un lasso di soni i frati Dome nicani, rifogiatisi in altro più angusto locs- le ottennero dal G. D. Ferdinando I di poter riattare l’antica chiesa e convento, dove emi ritormarono nel 1594, e quivi stettero sino alla loro soppressione ac- cadata pel 1808.
XI quadro dell'altar maggiore di questo tempio diviso in più tabermacoli è opera del B. Gio. Angelico da Fiesole ; dello della Madonna del Rossrio è del’ cav. Ja copo Cardi da Cigoli. — Ped. Cosrona.
Poori di questo borgo trovasi l'antico, ora s0p| monastero di monache Bene- dettine che portavano il titolo delle Con- tesse, veoute costà da Moatemaggio. — Ped. Mosrzzaccro.
DOMENICO (8S.) = GIUSTINO a 8. PELLEGRINO. — Ved. Pettacmno (S.) tu Santerno.
DOMINI (MONTE-) — Ved. Monte Down.
DOMO VECCHIO presso Arezzo. — Ved. Duoso Veccar.
DONATO (S.) nel pian di Luoca. Con trada che ha preso il nome da un'antica chiesa, già ospizio con canonica, siccome lo diede a ana delle porte della città di Lucca, detta anche porta a Pisa; attusl- mente semplice cura pel piviere di Moo- tuolo, Com, Giur. Dice. e Duc. di Lucca.
5. Donato net pian di Lucca ha 908 abit.
Donaro ($.) ad Asso. — Ped. Asso
(5: Don aro ad). DONATO ®) tn AVANE nel Val-d’ Arno superiore. Cas. con parr. nel piv. di
G
. Giur. e 4 migl. a ostre ine, Dive. di Fiesole, Comp. di Firenze.
Risiede sul Ganco sett. dei monti che separano il Val-d'Arno uperiore dal Chianti presso la rooca di Monte Domini fra Gaville e Meleto in una piaggia ore- tosa, che cuopre ua esteso banco di £i. gnite.
È chiesa prioria di giespadroato de'conti Capponi di. Firenze, e dei
DONA priacipi Borghesi per Peredità avate dii duchi Salviati. La per. di S. Donato in Avane conta 240 abit f
coli, Dioc. Lucchese, già Pitana, Com. Giar. e Due. di Luoca, da cui S. Donato a Balbaoo è circa 5 migl. a lev. Trovasi alla destra del 8. Serchio fra Mozzano e Massaciuccoli, circa un mig). a
1780 staccate dalla Dioc. di Pisa con bolla del pont. Pio VI, e data in compenso di più altre alla diocesi Lucchese;al cui go- verno Balbanogià apparteneva nel politico.
La perr. di S. Donato a Balbano conta $19 abit
DONATO (5) a BANZENA. — Ved. Baszzna pel Val-d’Arno casentinese.
—— ar BORGO atta COLLINA. — Wed. Bosco alla Coruna.
—— 4 BRENDA. — Ped. Bazmpa mel Val-d’Arno casentipese.
—— a CALENZANO. — Ped. Ca- teszapo,
—— in CARRAJA, — Wed. Cannara sel pian di Lucca Le
—— a CASALE pi PARI. — Ped. Ca- nate di Pad
—— a CASTELNUOVO p’AVANE. — Fed. Avaya (Casrezzuovo d').
—— a CERTIGNANO. — Wed. Cr resssa do
at CISTIO. — Ped. ‘Cumo
valore.
—— 4 CITILLE. — Ped. Crue.
— 4 COFFIA.'— Ped. Corni (8. Dosaro a).
—— n COLLINA. — Wed. Coruna (S- Dosaro in).
Donare (S.) a Cirrano in Vald'Ar- bia. Pieve e villa distrutta, nella Com. € Giur. di Bonconvento, Dioc. di Arezzo,
di Siena. :
Fa usa delle chiese battesimali contro- verse nella lunga e farsosa lite giurisdi- zionale fra i vescovi lena e quelli di Arezzo; si quali ollimi fa specialmente confermata dal poot. Onorio IlI con bolla del 29 maggio 1220, -
DONATO (8.) a DOMAZZANO. — Pod. Donazzazo,
DO Na st
DONATO (8.) a FILETTO. — Ped. Fusrio di Pom. © — « GALLIANO. — Ped. Gu Luano.
—— 4 GINESTRETO. — Ved. Gr RBSTRRTO.
— n GRETI. — Ped. Gm.
— a GUISTRIGONA. — Wed. Gun-
staicona.
DONATO (8.) ac’ISOLA nel Val-d* Arno inferiore. Vill. e chiesa perr., nella Com. Giur. Dioc. e circa a migl. a Jev. della città di Sanminiato, Comp. di Fi- renze.
Giace salla ripa sinistra dell’Arno pres- s0 la confluenza dell’Elsa, dove probabil- mente un doppio ramo di quest'ultimo fiume, circondando una porzione di terre- no intorno alle rive dell'Arno; formava un'isoletta, dalla quale prese il titolo la contrada 6 la chiesa parr. di S. Donato all’Isole.
Era essa una delle parrocchie suffraganee della pieve di S. Genesio, siccome appa risce dalla bolla del pont. Celestino III del 1194, e dal registro delle chiese della diocesi lucchese del 1260. Dacchè fa eretta fn cattedrale la pieve snonominata, la parr. di S. Donato all’Zso/a divenne ana delle delle chiesa maggiore di Seami
Biferisce a questo villaggio d'Isola va privilegio deio in Ssnministo pel 1164, col quale il conte Everardo legato impe riale di Federigo I, diede al vescovo di Luoca alcune possessioni della pieve di $. Genesio poste in villa dell'Isola esso di- stretto.
$. Donato all'Isola conta 322 abit.
DONATO (S.) a LAMOLE. — Ped
Lanotz in Val.di-Greve.
—— 4 LIVIZZANO. — Ped. Lina sano in Val-di-Pesa.
—— a LUCARDO. — Fed. Lucanvo.
—— 4 LUCIANO. — Ped. Lucuso in Valdi-Greve. i
—— 4_ NARCIANO. — Ved. Mur raro nel Val.d’Arno casentinese.
=— a MENZANO. — Fed. Merzazo del Pran di Scò.
—— a MOMIGNO. — Wed. Momioso.
—— a MUGNANA. — Ped. Muona- ma in Valdi-Greve.
—— 41 PARI. — Fed, Pan dell'A DaneamcA.
39 DONA
DONATO (S.) a PATERNO. — Fed. Parzazo di Vicento in Mugello.
DONATO (S.) a PERGOGNANO. — Ped. Pescorzano.
DONATO (S.) im POGGIO, (già in Poci) nella Val.di-Pesa. Borgo cinto di mura «on satica pieve. Fu capoluogo di Com. e di Giur. ora nella Com. Potesteria e 3 migl. circa a lev. di Barberino di Val-d
Siena nel crine quelli occidentali sepa rano la Val-di-Pesa da quella dell’Elsa, 18 aigl. a ostro di Firenze.
La memoria più antica che si conosca relativa a questo luogo è una membrana scritta in Pasigoano nel gennajo dell’ anno 989, per la quale Teudegrimo figlio del fa Sichelmo, chiamato Sighizio, donò al mon. di S. Michele a Passignano la por- zione dei beni che teneva tello, situati in E/ceto e a Sparpagi puta nel piviere di S. Donsto in loco Pocie. (Auca. Dirt. Fion. Badia di Passi- gnano.)
Fu pure in loco Pocie, territorio flo-
$. Pietro a Ema a tenore della disposizio- ne lasciata dai di lei patroni e fondatori. (Fionenmini. Memorie della C. Matilda.)
La prima volta che io abbia visto nomi. mato il borgo di $. Donato ia Puggio, mi sembra che sia in un istramento della stessa provenienza scritto nel marzo 1090, inburgo apud ecelesiam S. Donati in Po- cis. Comecchè un secolo dopo (anno 1191) dall’imp. Arrigo VII fosse stato assegnato a titolo di benefizio al C. Guido di Modi- gliana la metà del borgo di S. Donato in Poggio, pure un tal feudo a precaria non venne confermato al pari di tanti altri conorsi ai Gigli ed eredi di quel conte sei diplomi che essi ottennero da Federigo IL
ll borgo di S. Donato in Poggio è se- gualato nella storia patria perchè costà, nel 1196, e di nuovo nel Po rasbosi conchia- se un trattato di pare fra le Rep. di Fi- renze e di Siena je perchè fu da $. Donato in Poci quel militare, da cui Semifonte ri- etere può le sua distruzione, per avere gli nel 1202 introdotto proditoriamente
DONA tumamano di Fiorentini armati nella torte dai Semifontesi affidata alla sua difesa.
Finalmepte furono di S. Donato in Poggio quei sei soldati pennonieri, alla testa dei quali era ser Panza di Tunso da Stignano gonfaloniere della Lega di S. Do- mato in Poggio, allorchè io un tal giorno di aprile del 1309, nella piazza del Comu- ne di Firenze, e in altri luoghi della stessa città, mossero, di rivoluzione contro il li popolo e la Signoria di Firenze accla- mando: evviva i Magnati.
Per il quale movimento di ribellione, con sentenza dei 22 aprile dell'anno’ me. desimo, furono essi condannati a morte in cootamacia da mess. Albertino Musatto de’ Mussi da Padova, allora Esecutore degli ordinamenti della giustizia del Co- woane di Firenze; da quell’aumo medesimo, che poco dopo troviamo acerrimo ghibelli- no, capitano e sturiografo di Arrigo VII al l'assedio di Brescia e di Firenze, (Ance. Dirt. Fios. Badia di Passignano.)
Della comunità di S. Donato ia Poggio sì trova fatta menzione sino dal 1263,
quando il pierano della stessa chiesa sta. Sil alcuni patti con gli vomini di S. Do-
di nato in Poggio.
Era già questo borgo fortificato di mura e di ana rocca, quando fu preso nel 1313 dall'esercito di Arrigo VII, nel mentre che era accampato fra San-Casciano © Barberino di Vald'Elta.
già signori di mol te ville © castelletti di Val-di-Greve, Val di-Pesa e Val.d’Elsa,
Questa pieve era matrice di 12 succur- sali, attualmente riunite ia cioque S. Lorenzo a Cortine,(Prio- a. $. Maria a Cerbeja, (20- cessa alla pieve); 3. S. Martino a qoni (ora ia S. Maria del Morocco); {. S. Mi- chele a Montecorboli, (Prioria annesa alla seguente); 5. S. Miniato a Sicelle; 6, S. Pietro d’Olena, (esistente); 1. SL Polo di Tierre, (annessa alla pieve); 8 S. Silvestro al Ponte di Argenna, (annes- sa alla pieve); 9. S. Giusto a Aicavo, (esi stente); 10. S. Giorgio a Rosa, ossia a Strada, (annessa ad Olena); 11. S. Gio- vanni alla Zi/lo, (annessa alla pieve); 12. S. Bartolommeo a Piumiano, (annessa anch'essa alla pieve).
DONA
Erafleast.di $.Donatoin Poggio residen- 12 di va potestà i i
Vald'Etsa, eni muse con il regolamento organico del 23 parrio 1774. — Wed. Banreatzo di Var d'Eua.
Nel paese di S. Donato in Poggio ogni auso ha luogo twna grossa fiera di bestiami € meiri, che dura tre giorni dopo la terza domenica di setterabre.
La perr. plebana di S, Donato in Pog- fio conta 910 abit.
DONATO (S.) a POLCANTO. — Ped. Porcasto.
—— 1 POLVEROSA. — sed. Po trasi nel suborbin occid. di Firense.
—— 4 PORRONA. — Ned. Ponsosa.
-—— a RENDOLA. — Wed. Renpor:.
—— a RONTANO. — Ped. Ronrano.
— tn SAMBUCHETA. — Wed. Sam acrarta in Val-di-Sieve.
DONATO (S.) a SANGIMIGNANO, già detto extra scuro di detta Terra in Vald'Elsa, Cas. che porta il nome della sui chiesa perr. nel piv. Com. Giar. e 2 miglia circa a lib. di Seo-Gimignano, Dice. di Colle, già di Volterra, Comp. di Siena.
Risiede sal Gi..nco sett. del monte di Ca- melvecchio alla destra del fosso Libaja, fra i canali di Castelvecchio e di Ranza.
La chiesa di £. Donato eztra muros fa confermata al preposto della colleziata di Sau-Gimignano dal pont. Onorio III cea bolla del 3 agosto 1220. — Ema Goeta una rione di 151 abit.
DONATO (S.) a SCOJANO. — Ved. Sconso in Val-Tiberina.
Dosaro (S.) a Scorrro presso le mura di Firense. Moosstero che fu de’canonici
porta Romana appena reciti da Firenze.
Era in origine una chiesa perrocchiale renze.
dai monsci Cistercensi della Badia a Settimo, quando il pont. Martino V l’amegaò ai canonici Regolari di S. Sal- vatore di Bologna. I quali bea presto, meroè leoblazioni private,i sussidj dellaRep.fioren- tina e il favore del pont. Eugenio IV, che tmmensò al convento di S. Donato a Scopeto il priorato di S. Andrea a Moscis- no e la pieve di S. Cecilia a Decimo coi lm beni, edificare sulla più
DONA 35 Firenze una decente chiesa e una comoda abitazione claustrale.
Fa uno dei monasteri per ordine del governo pell’anno 1529 atterr: geito d'impedire ai nemici venuti all’ dio di Firenze un puoto di appoggio sile loro opere militari. (Vancmi. Jator. Fior.) DONATO (S-) a SERAZZANO. — Ved. Ssnazzano in Vabdi-Cecina.
—— 4 SERELLI. — Ved. Senezti nel Val.d’Arno cascotinese.
DONATO (S.) a SESTINO nella Valle della Foglie. Cas. con ch. parr. nel piv. Com. Giar. e circa migl. 1 è a maestr. di Sestino, Dino. di Sansepolcro, già Mullius. di Sestino, Comp. di Arezzo,
La ch. di S. Donato a Sestino risiede in costa fra i primi rivi che tribu'ano le acque al fiume Foglia, il quale scorre a catro della chiesa medesima.
“ —— a STABIANO. — Ved. Sr.
—— 4 STRABATENZA. — Wed Srassarzaza nella Valle del Bidente.
—— a TERRICCIUOLA. — Ped. Tsamicervora in Val.d’Era.
—— 4 TORRI. — Wed. Ton alle Fatte nel Val.d'Arnn Gorentino. + —— a TUBBIANO. — Wed. Tossiaro.
—— in VAL-M-BOTTE. — Wed. Borra (S. Dosro in Valdi).
—— « VERZETO. — Ved. Ventero.
DONATO (S.) pressoS. MARIA « MON- TE, o SS. GIUSEPPE s MARIA a S. DONATO nel Vald'Arno inferiore. Cas. che cambiò l'untico nome di Pompiuno 0 Poppiano, e il titolare della sua chiesa corata ($. Donato in Pompiano) con quello della chiesa moslerna dedicata a $. Giuseppe e a $. Maria, nel piv. Com, e quasi 2 migl. a ostro di S. Maria a Moo- i Castelfranco di Sotto, Dice. niato, già di Lucca, Comp. di Fi-
È situato sulla riva destra dell’Arno în mezzo a ubertosi campi colmati dalle tor- be del vicino fiume formanie costà una irimpetto ai borghetti di Antta e di Filetto i nell'altra riva del tiume. parrocchia di S. Donato di Pompiano una bolla concistoriale del pont. Eagenio III spedita nel 16 genn. 1150 a Gottifredo pievano di S. Maria in Monte, colla quale conferma ai rettori di quella pieve tatti i privilegi conceni dal pont.
sa DONN lanccenzo Il suo predecrsore, con latte Ve cappelle o chiese succansali; fra le quali eravi quella di S. Donato de Pompiano. - Aggiungasi a tatto ciò un giodicato inziato in Lucca nell’anno 857 dal ito dai vasi
vescoro di quella città, a fenperiali, dai scabinie da altri giudici, die- tro l'istanza fatta da Anualdo pievano di 8. Maria a Moote. Peroochè redlameva dal prete Ghisiprando le possessioni lasciate alla sua pieve dal fu Rachisiado, le quali
ioni erano state acquistate in com. pra ds Gumperto de loco Poppiano.
Anche attualmente li spaziosi poderi di $. Donato a Poppiano fanno perte del patri» monio della piete di S. Maria a Moote.
+ La parr. de’SS. Giuseppe e Maria a S. Donato conta 503 abit.
DONICILIO (S. MARTINO 4) nella Valle del Savio in Romagna. Cs. e chiesa perr. nel piviere una volta di S. Maria di Bagno, attualmente di S. Andrea di 40/e- ro, Com. e circa 9 wigl. a sett.-gree. di Verghereto, Giur. e altrettaute migl. a gice-ler. di Bagno, Dioc. di Sansepolcro, già Nullius di Bagno, Comp. di Firenze.
Risiede salla ripa sicistra della fumana Paro, frs Selvapisna e Corneto, negli ao- tichi predj della badia del Trivio, perre- muli in seguito io potere dei nobili Fag. giuolani della discendenza dci famoso Uguecione Bglio di Ranieri da Coroeto, al di cui Giglio Neri, alla pace del 1353, fra le 72 bicocche coafermate a quell'appeni nigeno dinesta, trovasi asseguato anche il castrum Donicilii.
11 giuspadronato della parr. di S. Marti. mo a Donicilio fu lungamente contrastato e preteso dagli arcipreti di Bagno contro l’abate ei monaci Camaldolemi del Trivio. Fra i quali pretendenti favvi Innga cootro- versia anche per altre chiese di quella con.
trada, ciocome apparisce dalle bolle pontif- i
cie spedite agli aroipreti di S. Maria in Ba- quo sotto gli anpi 1136, 1156, 1181, 1193 0 1226. — Wed. Avazia di Bacwo,e Baono.
S. Martino a Dupicilio conta go abit.
DONNINI nel Val-d’Arno sopra Fi renze. Villa e contrada nel pop. di S. Pie. tro a Pitiana, Com. Giur. a maestre. di Reggello, Dioc. di Fiesole, Comp. di Firenze.
Giaoe questa villa nell’imenatura di un valloncello percorso dal torr. Vicano di #- Eliero, alla bass occid. del monte di
DONN
Vallombrosa, fra Pitiana, la tenuta di Pa terno e quella di S. Ellern.
Ignorasi se il luogo di Vonsini acquistò il nome da qualche cappella dedicata a quel martire, o piuttosto dall'antica fami» glia Dounini, che diede due gonfalonieri giustizia alla città di Firenze; cioè Vanni Doonini, nell’anno 1314, e Dume- nico Donniai, nel 1356.
DONNINO (S.) a BROZZI. — Wed. Bosso S. Donno sotto Firenze.
DONNINO (S.) a CASTEL-MARTINI in Val-di-Nierole, Villa con ch. perr., già ospizio, in mezzo a una tenuta che fu del- le RR. possessioni, nella C. 3 migl. a pen. di Lampurecchio, Giur. e 6 quigl. a ostro di Seravalle, Dioc. di Saominiato, una volta di Luoca, Comp. di Firenze.
posta presso la gronda orient. del pa- dole di Fucecchio alle falde delle colline che stendonsi dal Monte-Albano.
Nom mi è noto, come questa pren» desse il nome di Castel-Martini; posso solamente dire, che la sua chiesa esisteva tino dal secolo XII!, sotto il titolo di S. Donnino a Cerbaja, lango la strada che guida dl Ponte di Nievole a Fucecchio. Eravi allura a contatto nno spedale di pa- dronato della badia di Buggiano, compreso però nel pievanato della chiesa battesisnalo di S. Lorenzo a Vajano, da lunga mano traslatata col suo titolo nella chiesa di S, Michele a Moote-Vettolini, che fa una delle sue filiali. — Wed. Wasano.
Avregnachè. nel 1298, il pievano di S, Lorenzo a Vajano mandò un mogitorio al prete rettore dello spedale di £. Donni- no di Cerbaja per obbligario nel sabato
onde
pure nelle altre soleonità fra presa quella del titolare della pieve.
prot
VIN e a Pazunello vese. di Lucca, addo» cenilo per ragione: che lo spedale © chie- sa di S. Donnino a Cerbaja dipendevano, tanto nello spirituale come nel temporale, dall'abate e monaci di Buggiano. (Ascom. Din. Fior Cattedrale di Pistoja»)
Però poco lesmpo iunanzi l'ospedale di 8. Dvonino a Cerbaja apparteneva si CC. Guidi; un ramo dei quali, nel maggio del 1355, vendà alla Rep. Gor. la sua quarta parte del cost. di Cerzeto con i padronati
. DONN
di varie chiese, fra le quali fa compresa aoche la macsiune del cempio di Cerbeja, € il bosco di Cerbaja nella giurisdizione di Cerreto. (P.Inoeronso. Opera cit. T. VIII.)
Comecchè la chiesa di S. Donnino a Ce- steb-Nartiui, già a Cerbaja, si trovi regi- strata sino dal 1360 gf pina delle parrocchie, momasteri e oratorj della dio- cri lurchese; e che in quell'epuca fosse compresa sel piviere di Vajsno; con la seguente indicazione, Ecel. S. Donnini ia territorio Pistoriensi, ciò nom ostante non sipeò dirc, che simo d'allora essa fome cu- ta d'anine, siccosse tale la si trova nel se- colo XVI, e segnatamente nella statisti- < dell'iaso 1551, quando il popolo di Custel-Mertini era composto di sette fa nigliecon 52 iudividai.LSstessa parrocchia dopo Perezione della cattedrale di Sanmi- niato fa noita alla chiesa prioria di S. Nic- colò a Cecina. Ritornò ad esser cura nell’ sove 1,82, dopo che la B. tenuta di Ca uicl-Martni venne alienata alla casa Ban- chieri di Pistoja, autorizzata 000 sovrano rescritto dei 3 nov. 1981 alla dotazione della per. di $, Donnino a Castel-Martini.
Nel 1833 la parrocchia di £. Donnino 4 Casirl.Martini noverava 695 abit.
DONNINO (S.) a CELLE. — Fed. Ca 2)
mo (S.) a Casraz-Mantist.
DONNINO (S.) sor I AFONE, DI MAJANO in Val-Tiberina, Cas. con aa- tica pieve, sella Com. Giur. Dioc. e Comp. di Arezzo, dalla qual città è 7 in $ migl. aletoscir,
Risiede alla destra del terr. Cerfone tribetario del Tevere, sal dorso dei poggi che dividono il Valul’Arno aretino dalla VabTiberina; lungo la nuova streda R., deta dell'Adriatico, presso la villa deno- mineta il Palasto al Pero.
Nella copia del diploma di Carlo IV, teeceiso nei 1356 alla città di Arezzo, leg- fui n castello E. Domenico del territorio € distretto Aretino, comecchè di esse non cista, che io sappia, alcuna commemora. tiene nri documenti coevi. Ciò se induce = debitare, che quel castrum S. Dominici del diploma sudd. riferir debba al cast.di S, Fou Majano sul Cerfone, che fino
a dipendera ed era compreso nel Verriterio eomunitativo di Arezzo.
DONN 55
La pieve di 5. Donnino a Majano su- ticamente aveva oma sola succursale ; cioè. S. Egidio a Usciano tattora esistente. At- tualmente ha per suffraganea, oltre quella di Usciano, anche la retturia di S. Biagio 2 Rassinata.
8. Donnino a Majano conta $07 abit.
DONNINO (S.) razsso EMPOLI nel Val. d'Arno iuferiore. Piccolo cas. ch'ebbé nome da una piocola chiesa dedicata al martire S. Dosoino, nell'antico piviere, Com. e di Empoli, da cai trovasi luogi u quarto di migl. a poo., Divc. e Comp. di Firense.
Esiste tottora l'antica chiesa ridotta per metà a cappella privata, e per metà
oa
vecchio cemposantodi Empoli, fra Cipe nietra dell’Arno e la strada detta Lucchese.
È quella stessa chiesa che fa riedificata dal suo rettore nell'anno 1273, siccome lo attesta una lapida, che è tuttora mu- tata sulla esterna parete meridionale.
Trovssi 8, Donnino la prima fra le 30 chiese succursali della picve d'Empoli no- tainata nelle bolle spedite dal pontefice Celestino III (anno 1192) e da Alesan- deo IV (anno 1258) al capitolo e pievano di Empoli. (Law. Mon. Eccl. Plor. T.IV.)
La perr. di S. Duonino preso Empoli era già copprema pel 145f, giacchè in quell’anno più non comparisce tra i popo- li del piviere d'Empoli registrati nel date sello imposto dalla Rep. Goreatina.
£. Dooaino fa sin d'allora aggregato al
beneplacito del pont. Giulio Il, Spedito da Ostia li 14 maggio 1509, fa accordato di
Garfagnana cittadini lucchesi, allora di- moranti ia Empoli, per Fanno canone di-47 siaja di grano, di g0 lire di mone- ta Gor,, di cento ova, e di tre paja di cap. poni, da pagarsi nel giorno di $. Dunaino, (n Ricerche storiche della Garfe-
Frizioni Pirani Ade Berzano, Duc. di Modena.
36 DONN
Risiede sopra le rupi di macigno alte- rato dalle rocce pirogeniche, il borgo sulla strada macstra castellare e la chiesa fra due rupi coniche, sctto le quali passa 1 0. Serchio poco dopo ere rinaito in en solo alveo i due Serchj, quello cioè dell'Appennino di So- raggio e.il ramo del Serchio che viene dalla Pania di Minucciano.
La prospettiva di S. Donnino di Ger fagnana offre una remantica e sommamen- bio te pittorica veduta al viandante, sia che egli rimonti il 6. Serchio, sia che scenda in Garfagnana dal monto Tea, e dall’Alpe Minaccianese e di Fivizzano. — Ned. Cau 0ac1ano Comunità, Piazza e Sara.
Nl popolo di 5. Doasine confina a lev. con il cas. di Petrognano ; a sett. con Orza- @ Caprignana; a pon. con Piazza e +Sela; a cstro com Casciana e Cascianella modianta il 4. Serchio.
5. Domnino si trova nominato
in una carta lucchese del 1179 citata dal Psochi nelle sue Ricerche istoriche della Garfagnana, dove pure tiene avvertito, che, mel 33 meggio 1390, il popolo di S. Doo» mino tornò all'obbedienza della Repabbli- ca di Lucca, della quale ottrone delle ribellioni fatte a istigazione degli Antelminelli allora signori di Castiglione di Garfagazza. Anobe il cast. di S. Donaino ebbe i suoi nobili di contado, fra i quali è noto va Ugolino Sandonnisi seguace di Arrigo VII ® di Giovanni re di Boemia, e un Andrea Sandonzini che ottenne dall'imp. Carlo IV ma diploma di nobiltà, e di cui fa nipote Nicolao di Bartolommee Sandoenini sc- gretario del pont. Paolo li, pei vese. di Modena, traslatato nel 1499 alla cattedra- le di Luoca.
A costui devesi la riedificazione dell’at- tual chiesa parrecchiale di S. Donsiso, dove si conserva una lapida colla seguente iserizione : Micolaus de S. Donnino civie et cpiscopus Lucensis hanc ecclesiam pro salute sue, et suorum a fundamentis erezit. Anno a Nativ. Dom. 1590.
Eno fa che sel 1489 citenme del duca Ercole Î per sè e per i suai nipoti l'investi- tera de frade di S. Denaino con titolo di
vontes, confermato in seguito agli eredi da Aliceso I (1518) e da Ercole Îl (1535) duchi di Modena.
Un ramo di questa famiglia nella per-
guida in Lanigiana, il Rep.
DONN sona di Mattia Sandonsiai nel 1499 « riparò in Empoli sotto la protezione della
Boresitina, dalla quale ebbe stipendio ed esenzione dalle pubbliche gravezze; e fa custà dove la sua discendenza si estinse mel secolo XVII
Ls parr. di S. Donnino di Garfagnana nel 1832 noverara 154 abit.
DONNINO (6.) premo Pisa. Conres- to de già priorato, nel enbor-
his mcrilioaie di Pia compra ei pepe: le di $. Giusto in Cannicoio.
Fa in-erigine un piocelo monastrro edificato circa il 1240 fuori di Pisa dalla parte di Kinzica nella Carreja del Ponte Fecchie, luoge chiamato lc 4 vie, in va terreno di proprietà della badia di S. Paolo a Ripa d'Arno. — Venne riunito alle due badie della Castellina in Val-di- Fine per bolla del pont. Urbano VI dei 13 agosto 1384. — Pod. Banis (La Dex).
Caduto ia bassa fortuna, dalle guerre devsatato e di mosaci rimasto vuote, fu il mon. di S. Donsino assegnate con le suc sostanze si PP. Certosini dell’isola di
mediante an breve spedito dall” arciv. di Pisa Gialiano Ricci sotto li 31 lug. 1425. (sil. pia.)
Ma tale unione sorti il seo effetto, mentre i Benedettini di Firenze ad istanza dei Pisani inviarono costà alcuni dei loro mo- paci a rinverdire l’omervanza e ripopolare l'abbandoneto monastero, nel tempo che la maggior del superstite patrimonio di & odiino era a bosco de'prieri commendatarj, Fa l’ultimo benefiziato, il carfinale Ferdinando Medici, poi terso Granduca dì Toscana, quello che nel 1569, con l’asouenza di Cosimo I di lui padre, assegnò la badia di 5, Donnino si religiosi Cappuccini, per l’uso de'quali fa rinnova- to il convente.e la chiesa di S. Donniso, dove essi tuttora convivono.
DONNINO (S.) w SOGLIO nella Valle del Montone in Romagna. Cus che chbe nome dalla sua perr. nella Com. Giur. e circa 6 migl. a pon-meestr. di Galcata, Dioc. di Bertinoro, Comp. di Firenze.
È posto sul dorso dei monti che separa- no la Valle del Rabbi da quella del Non tone, nell'antico dominio dei signori di Calboli; l’ultimo dei quali, Franorsco di Paoluocio, nel 1380, lasciò erede la Ro- pabblica fior. di ogni suo bene, e dei 13
DONN
easielletti che pomedeva fra il Rabbi e il Mestuse; nel numero dei quali ere il est. di S. Donnino ia Soglia. — Ped. Secuein
DONNINO (S.) in. VAL-a-PIERLE nella Valle del Tevere. che porta il nomignolo di un piccolo det to il Zero di Vel-di-Pierke, nel secolo decoro riunito alla Cum. e Giur. di Cor- ose, da cui 5. Duanino cirea 10 miglia a lev. Dic. perimente di Cortona, nas volta di Arezzo, al di cui Comp. sp-
partiene. isiede nella vallecola perocrsa
dal tore.
Picena tributario del Tevere, fra i) poggio Montanere, che ha a poe., e il marchesato di Sorbello, che è posto al sno lev.
La pieve di S. Donzino in Val-di-Pier Ne fu ssergaata con i susi tre poderi alla
conil battistero e la canonica nella gras disaa vicina chiesa e. laicale della Nalcasa della Croce. La quale. ultima nel arcole XV era stata ereita dalla pietà deledeti in cocre di una divota immagine di Nostra Donna che ivi si adora. >
La par. di S. Donnino sella Madonna delle Croce in Valdi-Pierle \cebta 830 abit.
DONNINO (S.) a VILLAMAGNA. — Fed Varanceza nel Vald'Arno fies-
"Sommo (PIEVE vi $) già di 5.
DONO 37
3. $. Maria a Begneno; 4 S. Maria a Lancialberti (anito al spent); $ £ Margherita a Scieno; 6. S. Martino a Liffoli (unito al predetto); 7.5. Ippolito a Mecognano (annemo alla pieve).
La pieve di & Donnino, o di $. Gio. Battista a $. Jerosalem conta 320 abit;
DONORATICHINO nella Maremma pisana. Villa e tenuta nella Com. della Gherardesca, parr. Giur. e cirra 3 migl a estro di Castagneto, Dioc. di Mama marit- tima, Comp. di Pisa.
Risicde sopra un’amilo collina alla de- stra del borro di S. Biagio tribatario del terr. viva, cirea un miglio a meestr.
della Torre £. Vincenzio e del litorale.
Donoratichino faceva parte della contea di Donoratico dei conti della Gherardesca inzamzi che, nel secolo XV, vi acquistasse boscaglie e poderi mess. Niccolò di Loren- no Soderini, uomo animoso, assai potente
Juvsazn « Semironre in Val-d'Ela. (uttora
todo, di Begnano e Vice di Vad'Eka. - Vod. Saurronrz.
Dl vero titolo della pieve di $. Donnino era quello di S. Jerusalem, detto suche 5 Gia, Battista in Jeruselem — Il suo piriere i cette i seo Quenti, attoalmente riuniti ia r 5. Michele a Semifonte distratto); 28 Sielano n Bognano (ansesmo al seguoate);
più perti fra ii fosso della Torre S. Vin- cenzio e Deneratiso. — Wed. Canmoria di Maremma DONORATICO sella Maremana pisana. Casa torrita ch'ebbe nome di cost. nella Com. delta Gherardesca, parr. è Giur. di
bi) DORN
di Doneratichino e le abbattute resche di Biserno e di Segalari; pomemi tatti che diedero il titolo a diversi remi dell’illa- stre prosapia Gherardesca, attualmente concentrati e riuniti nell'attuale conte Gui 'o Alberto, unico discendente masco lino dei coati di Donoratico e di Carta gneto; di quel ramo, cioè, che più degli altri divenne celebre negli sanali della storia pisana. Essesdochè fra i signori diDo- noratico figura aci fasti storici quel Gh rardo del conte Tedice, che nel 111$ sì condusse da erve alla conquista delle Ba- Jeari, siccume celebre divenne quel conte Booifazio signore e capitano della Rep. di Pisa nelle prime decadi del secolo XIV. Per altro rapporto occupano ua posto di- stinto pei tristi della storia pisana il con- te Gherardo di Tedice giuniore decapi- tato in Napoli insieme con il re Corradi- no, e il di lui anche più infelice conte Ugolino, che morì coi Ggli e i nipo- ti nella Z'orre della Fame.
Finalmente fu della linea stema dei con- ti di Donoratico il B. Guido eremita, mur- to in odore di santità, verso il 1115. Il suo corpo restò sepolto nell’oratorio di 8 Maria de Gloria premo Dosuritico sino all'anno 1212, epoca della sua traslazione nella chiesa di S. Lorenzo a Castagneto. — Wed. Guzzsnvesca.
Nel 1406 Donoratico con tutti gli altri castelli della Gherardesca si sottopose alla Rep. di Firenze, dalla quale quei popoli ottennero particolari statuti, governati pe- rò dai conti della Gherardesca, come vi- carj del Comune di Firenze.
Nell'agosto del 1449 alla discesa ia Maremma dell'esercito del re Alfonso d' Aragona, Doooratico al peri degli altri luoghi della Gherardesca, fa devasiato da quell'oste venuto in Toscana a danno de’ Fiorentini. — ed Caumotu di Ma- aura.
Attualmente non resta dell’antico Do- moratico che una torre e una porta semi- diruta, detta la torre del conte Ugolino, dove nel 1290 Paganello di Ranone conte di Castagneto dettava il suo testamento nelle camere dei conti Guelfo e Lotte di Donoratico. (Asca. Dire. Fios. Carte del- da città di Massa).
DORNA (Durna) fn Val.di-Chiana.. Cas. e tenute, dore fa nes ch, perr. (SS. Vito e Niscolò) nel piv. del Toppo, da
DOVA
eran tempo annessa a S. Bartolomeo al Piso, sella Con. Giur. e 3 L ascir. di Civitelta, Dioc. e Comp. di Arezzo, da cui il ces. di Doraa è circa G migl. a lib.
Forse is tenuta di Dorne fa compresa mella donazione fatta ncl 939 dai re Ugo € Lotario ai canonici del duo vecchio di Areszo, quando cioè fa lore esseguata la selva di diberoro, come quella che confi- nave, da wa lato 00m l'acqua della Chia na, $ da un altro Lato ca la piscina Cor: usque in via Durnensi, et usque tn Vitionem. Cumecchè sia trattavasi senza dubbio del lcago di Dorna ia un'al- tra donazione a favore della canonica e chiesa aretina, fatta nel febbrajo del 118% da un certo Rolandino di Mambilis, che he
ò quanto egli possedera pel cast. di sun distretto, in cestro Durna et in tota curte ejusdem castri, esceptis duobus hominibus in Malfiano, quorum unus vocatur Micinellus, alter vero Via liolus, guos relinguo Abbatiae de Agna-
animas mese remedio, etc. (Aron. de’Casome: di Anszzo.)
Infatti l'attuale possessore della tenata di Dorna paga sempre a tal'effetto uo an- nu canone al capitolo della cattedrale aretina.
Anche ta badia Camaldolemse di $. Qui- rico delle Rose, altrimenti appellata di Nasciano ia Val-di-Chiana, possedeva co- atà un pezzo di selva, detta la Fratte di Durne, di cui si fa menzione in un intra» mento del 1229. (Anna. Cawato.)
DOSSO p’ARCIONE nella Maremma Grometena. — Wed. Anciosa (S. Ma sua ia).
DOVADOALA (Dosdola) in Romagna nella Valle del Montone. Borgo con rocca, già contea di un ramo dei conti Guidi, ora capoluogo di Com. nella Giar. di Terra del Sole, sal confine delle diocesi di Forlè edi Bertinoro, Comp. di Firense.
a destra del 6. Monto-
il quale attraversava la valle innaszi che le acque fluenti del Montone si fossero fatta strada fra esso, rompendo li sireti orizzontali di quel suolo; strati che sono corrispondenti sulle due ripe del Gume
tino sd un'altezza di cento e più brac- “il borgo di Doradola era difeso dal leto
DOVA del peggio da un'altissima torre quadrata tattura esistente, e le cui cortine abbrac- Ciavaso la parte più esposta e più facil. mente accessibile del paese.
Dovadola presenta col suo fabbricato la figera di np triangolo; la di cui parte in- Seriore, giù appellata Badignano, è attre- verista dalla nuova strada R. forlivese, la quale cavalca il 6. Montone sopra due pon- ti, nuo a lib, e l’altro a sett., sopra e sotto allo stesso borgo; meotre la perte supe- riore silnal costa fiancheggia lu strada che guida in Val.di-Rabbi.
Quest'ultima porzione di Dovadola di. pende nell’ecclesiastico dal vescovo di Bertinoro, nel tempo che Paltra è sotto la diocesi di Forlì.
Domdola è pel gr. 39° 33' long. e 44° 9 latit., 360 br. sopra il livello del mare Adriatico, 6 migl. a sett-grec. della Rocca 8. Casciano, altrettante migl. a scir -lev. di Modigliana, il simile a cstro-lib. di Terra del Sole, e 10 migl. da Forlì
Non si conoscono memorie relative al esst. di Dovadola che possino dirsi ante» rioti alla dinastia dei couti G e dei conti, o dacbi Traversari loro consorti.
Fu per gran tempo Dovadola sede dei di scendenti di quattro fratelli, i CC. Ruggie- ri, Marcovaldo, Guido e Aghibolfo, nati dal C. Guido Guerra di Modigliana e da una torclia di Pietro Traversari; a favore dei quali nipoti il conte Pietro Traversari,
rogato nel 1195, ri ogni diritto che egli aveva so0- pra i castelli di Dovadola, di Monte-Acuto è di Gello in Romagna: rinonzia che fa rianovate, pel 1235, da Paolo figlio di Pie-
con dee figli ed ered, i CC. Ruggeri © Guido Guerra secondo.
1 conti di Dotadola sì distinsero fra tatti gli altri nella storia forcatiaa; sia per il partito Guelfo che da epsi quasi co. stantrmente fu professato ; sia per le lu minose cariche di eapitavi e di potestà
preso le repubbliche di Firveze e di Sie segnalato
ma con decoro le; sia per il valore mi litare che teloni di loro dimostrarono.
Mon sarà discaro, io spero, di rammentare potesi
tette: questo articole i personaggi, e le
DOVA so azioni più rilevanti la atoria civile e po- litica spettante ai conti di Dovadole.
Sino dal 25 marzo 1254 il conte Gui- do Guerra Il figlio di Marcovaldo firmò l'istrumento che trattava la vendita al Comune di Firenze del cestello di Monte- murlo, ceduto per la soa parte insieme coa un mulino situato nel luogo detto al bosco de'Conti sol Gume Agna con la selva anpessa: presenti al contratto, fra gli altri testimoni, la contessa Beatrice di lui madre e il cel. Brunetto di Bonaccorso Latini. La qual vendita di Montemarlo e sue pertinente fa ratificata nel 19 aprile dell’ anno stesso dal di lui fratello (il C. Ruggieri) nella chies della pieve di & Maria di Bagno ia Romagna, e dalla cio- tessa Lena di lui sposa, nel tempo che es sa abitava nel cast. di Dovadola.
Nel 1255, di maggio, i medesimi due fratelli alienarono per lire 9700 la quarta parte dei castelli, territor] e giurisdizioni che avevanoin Empoli, a Cerreto, nella man» sione di Cerbaja, a Vinci e in Collegonzi.
Nel 1263 segui in Dovadola un atto di divisione e permuta fra i prenominati due fratelli conti Ruggeri e Guido Guerra da una parte, e il conte Guido del fa Aghi. nolfu di Romena loro cugino dall’alira, circa i respettivi diritti, feudi e vassalli di Romagna, .
Mancato ai vivi il conte Raggieri, nel 3291 furono stipalati alcuni petti fra il Comune di Tredozio, il conte Guido di Remena, e il conte Guido Salvatico, figlio del fa conte Ruggeri di Duradola. Il que le conte Salvatico, nell'anno 1393, resti. tal al Comune di Firenze le cestella che {1 C. Ruggeri dopo la gicranta di Monte aperto e pelle rivoluzioni di Firenze
vennero dielu, se le aveva usurpe» Ve; quell’istesso conte Selvatico che, nell ottobre del 1278, fece fine e quietan za di certo debito che la Rep. fiorentina aveva contratto con i fratelli conti Rugge- ri e Guido Guerra, pedre e zio. -
Dl credito del C. Salvatico sali a tal grido, che nel 1283, mentre era potestà di Siena, venne eletto in capitano della Taglia Guelfa in Toscana; nel 1386 in comandante dell'esercito fio. reatino contro i Pisani, o naovamente ri- chiamato nel 1288 a cuoprire la cerica-di tà nella stema città di Siena.
Nel 1289, medizota un atto rogato nel
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piano di $. Ruflitlo presso Dovadola si
ultimo dei quali toccò di parte il castello e distretto di Dovadola con tutti i diritti baronali, che egli poi, nel 1301, ced al C. Roggeri di lai Aglio emascipato. (Pan. Icseromio. Delizie degli Erudici. T. VII.)
Non fa minore la ripotazione che pres- en il partito Guelfo si arquistò il C. Rog- geri figlio del C. Guido Salvatica, poichè nel 1304 la Rep. Gorentina lo nominò al- l'importante ufizio di potestà, quello me- desimo che nel 1322 dalla Rep. senese fu eletto in ino del popolo.
Neli lo stesso conte Ruggeri di
Guido Salvatico fu investito dal re Rober. bri
to di Sicilia di tutte le ragioni e diritti che il conte Manfredi d'Ampinana figlié del fu conte Guido Novello di Modigliana pretendeva sopra il cast. e distretto di Tredozio, per essersi Manfredi posto dalla parte Ghibellina, e a tale effetto dichi» rato ribelle della chiesa e della Repubbli- ca fiorentina. . Diveramente dai sunì maggiori, dirim- petto alla Signoria di Firenze, si comportò il conte Marcovaldo di Dovadola figlio del prenominato C. Ranieri. Emendochè nel 1340 macchinava,d'intelligenza con i Bardi e i Fresc baldi, di sovvertire l'ordine di quella Stato; sicchè restò rimunerato del suo atlentato in maniera tale, che fu posta su di lui una grossa taglia. Se non che, cercando egli ogni strada per tornare io erazia della Repubblica, ‘finalmente, al dire dello storico Ammirato, in considera. zione dei servigj prestati dal C. Roggieri “e da'suoi antecessori stati sempre devoti sl popolo Borentino, gli riesci di ottenere IPassolozione dal bando della testa e da ogni altra pens, come pure di riacquistare al cuni castelli stati messi ai libri della come- ra del Comane, come cosa della Repubbli- ea. La quale elargità fa sccompagnata dell’oferta annuale, per la . Giovanni, di un pelio di seta în seguo di ossequio, ma nom già di soggetio» mne verso il Comune di Firenze. Nel 1349, quando il conte Marcovaldo TI di Dovadola non era più tra i viventi, 4a di lui vedova donne Fiesca figlia del marchese Morcello Malaspina di Valdi: Magra e di Alagia Fieschi, si 24 maggio 1349, trovandosi nel cost. di S. Giovanni
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fn Val-d’Arno coòtrasse muovo ma'rimonie con it vobile Niccolò del fa Bertoldo No vello della casa Cavalieri del Pecora di Montepniciano, nell'atto che ema stessa a titolo di dote sborsò al nuovo marito 1500 fioriai d'uro di peso c conio fiorentino, previa una donazione di fiorini cento che il prenominato Niccolò fece alla sposs. (Bacn. Dirt. Fion. Carte dei Crociferi di Firenze.) — Ved. Mosrepot-iano. Alla morte del C. Marciwald» II, snoce- dè nelta signoria di Dovadola il C. Fran cerco di lui fratello, nato pur esso dal coo- te Raggieri. Il quale, vendo mosso questio i domina contro i figli del di Monte-Grsnelli, e sem ii favoreg= i preferenza dalla Signoria di Fires- iovò degli amici che teneva pel cast. di Portico per distaccare quegli womioi dalla dipendenza della Repubblica fo rentina. E, quasi che ciò non gli bi staue, andava fanendo grandi scorre- rie in Romagna in tempo che egli tenera in Portico Giovaoni d’Azzo degli Ubaldisi suo cugino con un buon numero di lance dell'esercito del Legato pontificio. Onde è che il Com. di Firenze ordinò, che r'in- viassero costà 300 lance capitanate da mess. i di Buondelmonte. Il qual duce,
storiografo Gorentiao Marchionne i Cop- po Stefani, che con molta modestia rest cnato dell'esito della sua impresa in Bo magna, alla rubrica 586 delle sue istorie. sentire lo stesso Autore. « E per lodare me mi tacerò della » teria, salvo che ne dirò, che in »° mesi fu il conte Francesco di Dovadola » sì stretto nel son castello, che di com » ch'egli avesse al di fuori, di niuna 008 » gli fu possibile a metter dentro, se non quello che vi si era; e la brigata Yi » vette di quello di fuori continuo del lo- » ro... . Insei mesi ch' etti com » perdei oltre a 15 uomini, e de'sooi 8° » vemmo 123 prigioni, e tollemmo Bet- » cova (così) per forza, ed vegli ridone » lotte le sne foriczze e sè dentro de 4» muri; e giammai non si potò mettet » oste ‘per le grandi nevi che farono is
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a quest'anno, e sempre sono în quel pae- » se grandissime. Tornai compiuti | wi » torsi a Firenze,a di 10 giugno 1397, ed » andovri Buono di Taddro Strada, altro » cittadino fiorentino, il quale vi stette fino a settembre ; tanto che la pace » Chiesa fo fatta. »
CI - - la san patria, e intese tali doglianze a Fi- renze, il governo commise ai suoi amba- sciatori di dire al pontefice: che il cast. di Duvadola era stato donato e non comprato dal conte Malstesta suo legittimo signore. Merto questo conte, nel 1409, i suoi quattro figli, Giovanni, Carlo, Francesco e Guelfo, pregarono la Signoria di Firenze nd accettarli in accoma ja coni loro costelli di Monte-Vecchio, Tredozio, Par- ticeto, ec. La qual cosa infatti fu loro con- cema con l'obbligo di dare il tributo annuo del palio, e con dover dichiarare, chela zione del cast. e pertinenze di Tredozia, già opeltante al conte Niccolò del conte Ban dino di Monte Granelli, rimanesse in pote re della Rep. fiorentina, come quella che
Senoa che uno dei figli del C. Malatesta (1 C. Guelfo) seostrei dai Fiorentini per seguitare il partito deilloro nemici, associ dosi agli OrdrlafGi di Forlì cal duca na. Talchè nella guerra del 1440 Gaello, trovavasi con l'esercito di Niccolò Piccinino, quando fu bandito della testa irenze, che fece dipinge» palazzo del governo la sea figura appesa per i piedi in compagnia di quella del Piccinino.
Uno degli ultimi avvenimenti di guer- n relativo al cast. di Dovadola segul
parte
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nel 1469, allorchè, fallito il disegno ai conginrati fiorentini contro Piero di Cosi mo de’Medici, due di
sistiti da Gio. Francesco di Palla Strozzi, con ogni diligenza e con insinuanti
talmente commomsero il senato di Venezia contro il partito Mediceo, che nel 1467
ne fecero tosto ii tino nelle parti di Romagna; e nel primo assalto (non essendo ancora i Finrentioi ia ordine) arsero il borgo di Dovadola, e fe cero altri guasti nel paese all’intorno. (Ma- cava. Istor. fior. lib. VII.)
Alla pace, pubblicata li 27 aprile del 1468, il cast. di Dovadola col suo territo. rio fa reso alla Rep. Borentina, al di cui dominio d'allora in poi quel popolo sì è costantemente mantenuto fedele.
Comunità di Dovadola. — La Com. di Dovadola occupa una superficie di 11363 quadr., dei quali 363 sono presi da consi d’acqua e da strade, — Vi si conta una popolazione di 1975 al ragi di 141 individui per ogni migl. quadr. saolo imponibile.
La sua figura irregolarmente ovale è contornata da tre comunità dl Grandu- cato e da una dello Stato pontificio. Dal lati di scir.-lev., di cstro e di lib. ba di froate la Com. della Roona $. Casciano, e partire dalla sommità del poggio di S. Martino in Avello, e traversando il var co per ii quale passa la strada pedonale che da Dovadola porta nella Valle del Rabbi. Discende quindi in cotest’ultima valle formando un angolo rientrante, da primo per termioi artificiali, poscia lungo il rio di Calboli, che presto lascia fuori per rimontare il poggio sino al ter- mine delle Gazze. Costi, voltando faccia
ir. a stro, e poco appresso verso lib., costa che acquapende nel fi. sino presso allo shorco del fosso, detto del Campo-mosso. Al quale punto attraversa il fiume e quiodi la nuova strada R. per innoltrarsi sul Ganco occid. della stesa valle per il poggio del Prati- cino. Costà forma un angolo retto per dirigersi da ostro a pon. sul monte della Serra, valla di cui sommità ripiega nella direzione di grec., onde ritornare per ter mini artiBciali sino presso al fume Mon- tone. Dalla quale vicioanza bentosto ti ri-
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42 DOVA piega nella direzione da greo. a maestr. per aadare incontro al torr. della #ille-Reno- sa, e poscia al fosso di Castel-vecchio. Poco avanti d’entrare nel fuso suscees- mato, soltentra a contatto la Com. di Mo- digliana, con la quale del fosso predetto passa in un suo tributario, che porta il no- mme di Canoverto. Lungo esso la Comuni- tà di Dovadola volta faccia da lib. a maesir., © per termini artiGiciali arriva alla strada provinciale rotabile di Modi. gliana jal di là della quale entra nell'alveo del Samoggia, che forma confine alle due Corounità sino al fosso detto dell’Aequa salata. A questo punto la Com. di Dova. dola lascia il torr. Samoggiaela Com. di ligliana, e piegando da marstr. a greo. trovasi di fronte alla Com. di Terra del Sole: da primo mediante il fosso predetto, quindi per termini artificiali ritorna a varcare il 6. Montone sopra il rio della Croce. A poca distanza dal fiume, piegan- do a lev. tocca, langa il rio di Casina, Com. di Bertinoro dello Stato pontificio, con la quale,mediante quello ed altri borri suoi tributari. sale sol monte di S. Mar- tino in Avello, dove ritorna a confine la Com. della Rocca £. Cascisno.
Due strade rotabili pamano per questa Comunità; quella regia che mercè la ma- nificenza sovrava stà presso al termine di sua costruzione, a partire dal 6. Dicomano solto S. Godenzo sino a Terra del Sole. La seconda via, aperta essa pure da pochi an- mi,è provinciale.Questa staccasi daModiglia» na, e imbocea nella R. forlivese fra la Rocca S. Casciano e Dovadola. Tatte le altre sono vie pedonali, fra le quali contasi quella che gnida per Val.di.Rabbi a Galeata.
Il fiume Montone che attraversa da lib, a prec. la Comunità di Dovadola è il più copiosa corso di acque, nel quale fluiscono quasi che tutti i mioori ri e torrenti dello steso territorio. Fra i poggi ele vali avei quello di Castel- Ruggiero, il quale s’innalza 628 br. al di sopra del livello del mare Adriatico, mentre la som- mità della torre di Dovadola fa segnalata dallo stesso astronomo Pad. Inghirami a un'altezza di 303 br. sopra il livello dello stesso mare.
In quento alla strottura e qualità del suola dei contorni di Dovadola, giova qui richiamare ciò che fu brevemente aceen. pato allreve) e precisamente agli artico
DOVA li Arvsuziso Toscano, e Bscso, Comu. nità.
Si disse nel prismo luogo (pag. 97, rol.1.) che, l'esterna ossatara dei contra i che spinge l'Appennino dal lato dell’Adris. tico, è formata, a preferenza delle altre rocce sedimentarie, di argilla Gusile e di grés calcareumicaceo a strati inclicatisi. mi, di rado gli uni e gli altri interrotti dal calcareo-sppenninion. Le quali rocce vanoo gradatamente modificandosi in marna e in argilla cerulea a proporzione che i monti si abbassano € si accostano alla pismara.
Fa poi avvertito all’artic. Baoso (pag. 238, v. 1.) che nella ira costa dell’Ap pennino che acquapende verso l'Adriatico, © segnatamente fra le valli del Savio edel Lamone, l'argilla schistora può diri la roccia predominante. La quale, allorchè trovasi esposta all’azione delle meteore ba sì debole grado di durezza, che alla super Scie si sfoglia, si stritola, diviene pulvero- lenta. del colore delle marne cerulee, e consimile, in quanto all'aspetto, a quelle che ricuoprono le colline subappeonine dal lato del Mediterraneo.
Che se si aggiunga a tutto ciò la ciroo stanza di riscontrare molti frammenti fos- sili in quelle rocce racchiusi, e la disposi zione @ giacitura dei loro strati quasi sera» pre orizzontale o ad angolo ottusissimo, tuttociò porta a giudicare: che il terreno costituente l'esterna ossatura del fianco dell'Appennino voltato vers il mare A- driatico, se non è di una più recente for mazione di quella del lato che guarda il mare Mediterraneo, è al certo assai diver so nella proporzione degli clementi essen- ziali, dai quali quelle rocce rudimentarie vennero costituite. Un esempio luminoso che serve di conferma a cotesto fenomeno geologico apparisce chiaramente nel terri. torio di Dovadola; sia che si rimonti la valle del Montone, a partire dalle colline di Terra del Sole che si attraversi la
Avvegnachè i colli a pop..macstr. di Terra del Sole (che possono dirsi l'estremo
lembo ocridentale della valle del Monto- ne) è specialmente quelli dal Falcone al pregio Sina, trovansi coperti di un tufo calcaren.siliceo poroso, di tinta ora grigia, ora gialla, pieno zeppo di mollaschi bival-
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vi, del genere ostriche, veneri, pettini, e alte specie di spoglie di conchiglie mari- ne deponta per famiglie, da fr conce
il cemento in cui sono impasta- d0. TI quali too in molti pu riposa so- pra usa marna losa di tinta cerules, persa di straterelli di lignite, o di fran» menti di altri corpi organici; mentre dallo stemo terreno quasi a Gor di terra, o se si
Una le polverslenta, sottostante al sabbione calcareo conchigliare, contiaua a trovarsi camminando cuatr'acqua sui fiaschi dei colli che fianchieggiano il Gume Montone e il torr. Semoggia; con questa diferenza, che a proporzione che uno si avvicina verso li sproni più alti dell'Appennino, la reecia diviene sempre meno friabile, finchè si consolida in una scissile arenario- caicare-argiliosa molto sozioga a) grés schi- stoso dell’opposto Appennino. Allorchè
de Ma perti vere macigno adoprato per stipiti, scalini
carchitravi nell'arte edificatoria, se poi prevale la caloe, si usa come l’alberese per fare calcina. Il suo tessuto però è sem- pre feliaceo, più terreo e meno com della pietra serena e della calcareaappeo- misica. Gli esempi di tale conversione della marna molle in roccia solida, prima Logni altro, vennero segnalati dal ch. geo- logo Brocchi nel Frignano modanese, sei contorni di Bologna, di Urbino, di S. Les e a Cingoli nell'Appennino del Furlo sella sua Conckiolegia Subappennina.
Accade un'altra particoletità nello schi- sta marnoso impieirito di Dovadola, e dei suoi contorni; ed è, che per la sola azione delle meteore egli si sfalda e si disgrega in guisa da lasciare slcune parti prominenti sottr forma di grossi nuclei eliltici meno friabili del restante di quell’aggrogato. Il quale fenomeno va a grado a grado dimi- auendo a proporzione che si rimonta ver- to i costrafforti superiori dell'Appennino setto l’Alpe di S. Benedetto, dove la roc- cia stratiforme si mostra di tessuto unifor- me e totalmente pietroso. — Wed. Rocca £ Casciano, Comunità.
Oitre le polle di acqua salsa che contà
DOVA 435 ritrevansi sotto la marna argillosa, avvi rasente l'alvoo del Montone, poco sopre Bernicia, acqua acidula leggermente la prima volta dal medi. dottor Pietro Barboni ; per cui dal prof: Giuseppe nella soa Sto- rie delta Acque Minerali di Toscane,
‘omo V. p. 185) fu denominata, dogua del dott. Barboni a Dovedole.
Per ciò che riguarda la coltura agre- riae qualità di prodotii, il suolo spettante al grés e allo schisto marcoso testà descrit- tiè generalmente destinato ai pascoli, al bosco e alle selve di castagni. Quest’alti me somministrano il maggior prodotto a questa, al pari che a tante altre comunità situate soi due fianchi dell’Appenniro.
Lo schisto-marnoso, allorchè è divenuto polverulento e fendibile dalla vaugi tiva a poderi e a vi; }
Di
sono disposti a ripiani, e cisscuno di casi è fornito di una piccola torre quadrata termioante in una colombaja. Per modo che le vigne formano uo vago anfiteatro, non solo intorno a Dovadola, ma anorra
prevalgono, si forma on quelle
Finalmente sul tufo conebigliare dei colli fra la Semoggia e il Montone prospe- rano gli ulivi e i gelsi; emendochè Vedu- cazione dei Glugelli costituisce in Dorado»
jpatto la un oggetto importante di risorsa, sicoo-
me lo è il frumento e il grano siciliano (mais) che si semina a preferenza di ogni altra granaglia nelle insenatare dei borri © dei torrenti, come pure luogo il Gume stesso del Montone.
È oggimai un'omervazione confermata dall'esperienza, che la vegetazione dri ce- reali riece prosperamente nei lerreni ar Gillosi, massime quando essi contengono sostanze fossili e saline.
Noa si trascora nei luoghi medesimi la coltura della canapa e del lino, così quella dello piante legnminose e dei bulbi di patate.
La circostanza di trovarsi riunite nella Comunità di Dovadola, e qualche volta nel perimetro di un piccolo valloncello, le due diverse qualità di suolo poco sopra ac- cennate, e queste in una disposizione lo- cale assai favorevole, fa si che costà appli» care si potrebbe con successo la marnazio * ne della creta argillosa mescolandola col to fo siliceo-calcareo marino, mercè l'istruzione prstica sulle Colmate di Monte con tanta
44 DOVA precisionee chiarezza descritta,e conil fatto laminotamente dimostrata nella Val-d'Elsa dall’illustre proprietario e direttore del Podere modello di Meleto. — Ved. Gioa- mate Acnanzo Toscaxo, Annata I, e Il.
Fra gli animali domesici’ da frutto, oltre quelli spettanti alla pecuaria, for- mano ua articulo di qualche lucro i polli d'ladia che a branchetti si alimentano dai coloni e dai powidenti, mentre noa vi ba forse casa di pigionale, «love son
grassi più d'un porco; siccome son vi è vigoa che non sbbia il suo nido di colombi. La Com. di Dovadols, con la legge del 23 sett. dell’anno 1775, fu riunita a quella della Rooca S. Casciano, dalla quale lo stesso Legislatore la separò con regola. mento speciale de'18 agosto 1998. Sotto il governo della Rep. Bor. e dei
QUADRO della popolazione della Comunità di Dor4nor4 a tre epoche diverse.
DOVA grandachi Medicri, Dovadola fscera comua nità e potesteria distinta, la quale era for- mata dei popoli di Dovadola, di Gello, Ba- lia di sopra e Balia di sotto, Montacato, | Castel-Reggieri, Montepolo e Mizuola.
La Cumunità mantiene uo medico, na chirurgo e um maestro di scuola.
Nell'inverno, nel giorno di lunedì, pratica costà un mercato per gli ani: porcini, e 3 fiere. Le quali Gere sogliono cadere sotto i gi 5, e 36 del mese di agosto, e nel 9 di settembre.
Il tribunale civile di prima istanza Doradola è a Terta del Sole, dipendente per il criminale dal vicario della Rocca $,
dove ha la cancelleria comuni» tativa e l’esazione del Registro. La con- servazione delle Ipoteche e l'ingegnere di Circondario risiedono in Modigliana. La Ruota è a Firenze.
Nome dei luoghi| Titolo delle chiese. lDioc. cui ap-) Anno | Anno | Anno partengono. 1765 | 1833 PT, }«—— —- *Arello S. Martino, Pieve Bertinoro | tor ta0 Badia di S. Ab-| 5. Andres, Rettoria Fodi | 328 392 S. Stefano, idem Bertinoro 201 9 $. Maria, idem Forlì 133 158 palo Dovavota di sotto | SS. Annunziata, Pieve idera sa 879 Dovanora di sopra | $. Rufillo, idem Bertinoro 139 Abitanti, N° | 1606 | 1133 Frazione di popolazioni provenienti da altre Comunità. Nome dei luoghi| Titolo delle chiese. |Comunità dalle quali proven gono. nr | co—r_T—_— _—— _—_—_ Calboli S. Michele Rocca S. Casciano a Cerreto 8 in Vineulis Terra del Sole 84 Limisso 5. Maria Rocca S. Casciano 1a Valle S. Maria Estera 10 Villa Renosa | S. Mercuriale Rocca $. Casciano 80 Torus. Abitanti, N°! 1975
N. B. Una perte della popolazione della parrocchia contrassegnata con l'aste»
riseo* spetta ad altra Comunità.
DUDD
DOZZANO in Val-di-Magra. Cas. de qui ebbe il nomignolo la ch. parrocchiale (S. Lorenzo a Dossano) nell'antico piv. di Vignola, Cor. Giur. e circa migl. 2 a pos. di Pontremoli, Dioc. medesima, già di Laai-Sarzana, Comp. di Pisa.
Trovi costa alla sinistra del torr. Gordana, sulla via alpestre che rimonta }a Gordana da Pontremoli per Zeri, e di là timo alla vetta del monte Gottaro.
La chiesa r. di Dozzano della metà del secolo XVIII era upita a quella di S. Felicita a Codolo, ta sotto il regno del G. D. Leopoldo Î, che la fece e- figere nuovamente in parrocchiale.
La parr. di S. Lorenzo a Dozzano nel 1833 noverava 189 abit.
Ducanra. — Ped. Docaz.
DUCATO vi LUCCA. — Ped. Luoca. chiesa
DUCATO pi MASSA pi CARRARA. — Wed. Mussa di Cannana.
Dvcanra, o Dvcawrora nel Piano orientale Lucca. Vico perduto che diede il titolo alla parr. di S. Martino « Ducentola nel piviere di Marlia, Com. Giur. Dice. Dac. e circa 4 migl. a leva gres. di Lucca.
DUDDA (S. MICHELE a) ne) Val-d Arno superiore. Cas. e perr. nel piv. di Cistoja, Com. Giur. e 4 migl. a grec.-lev. di Greve, Dioc. di Fiesole, Comp. di Pi- resse.
È posto in presso la cresta dei mooti che separano la Valle dell'Arno so- periore da quella di Val-di-Greve, lango la muova strala provinciale che guida da Figline a Greve, sulla sinistra ripa del Rorr. Cestio.
Trovasi Dadda registrato nei diplomi di imperiali tra gli antichi feudi dei coti Gridi insieme con il castello di Torsoli (he è situsto sullo stesso dorso di monte.
La parr. di S. Michele a Dudda conta 356 abit.
DUDDOVA ia Val.dAmbra. Cas. e per. sotto l'invocazione di $, Michele, mel piv. di Capannole, Com. Giar. e 4 circa a ostro-lib. del Bacine, Dioc. @ Comp. di Arezzo.
Risiede in costa sul lato sinistro del 8. Ambra, «a miglio e pon. del castello stesso di Ambra.
La chiesa di S. Michele Arcangelo di Duddova mel sesolo XIli fa di pedronato degli Ubertini, prima che emi ne investis-
DUOM 4 sero l'abate e i monsci Camaldolensi della badia di S. Pietro a Ruoti.
La parr. di $. Michele a Duddora eon- ta 216 abito
Doovzcrmo in Val-di-Chisna. La pieve di S. Ansaoo in vico Duodecim presso Ris fomagoo, sebbene si trovi citata in poche membrane, pure una di esse della cattedrale di Arezzo, seritta nel luglio del 1053, non la- scia alcun dubbio sulla di lei ubicazione.
Trattosi di on istrumento stipulato in Arezzo, col quale la contessa Ermengar da figlia del fu conte Alberto, lasciata ve- dova dal conte Ranieri di Walfredo di Asciano, cedè in proprietà alla cattedrale, all’episcopio ed ai canonici aretini, la sua parte di padronato, pervenutacli per Mor- gincep, (ossia dono mettutinale) della lesa e canonica dci SS. Martino, Nic- colò e Egidio, che dice situata nel conta- do aretino, e precisamente infra plebe 97 Amsani in vico Duedecim, in loco et vocabulo Rigomagno.
La stessa donazione fu preceduta, e ped Tiguardarsi come conferma di altra offerta stata fatta nel sett. del 1036 dalla stessa C.. Ermengardae dal C. Ranierisuo marito, al lorchè quei coniugirinunziarono ai canooi= ci di Arezzo la loro porzione della ch. di & Maris, S. Martino, e S. Egidio, posta in Rigomagno preso il castello. (Came. Dei march. di Toscana.)
DUOMO VECCHIO fuori di Arezzo (SS. Stefano e Donato) l'attoale camposanto dei canonici di Arezzo, che giace sopra un’umile collina sui fondamen- ti della vecchia cattedrale, nel suburbio quabdeotale di Arezzo, € appena va terso
fuori della porta S. Spirito, fra la strada R. perugina e quella della Chiusa de’ Monaci in Val.di-Chiana
Era invalse la consuetudine nei primi sevoli del Cristianesimo di costruire le chiese matrici. e quindi anche le sottome- trici alquanto lungi dall'abitato. Noa fa pertanto Arezzo fra le antiche città ve- scorvili la sola che tenesse la sua cattedra- le faori delle mura urbane; mentre i citta- dini di Fiesole, di Firenze, di Pisa, dl Lucca e di Chiusi, innalzarone i lore Duomi extra moenia, 0 assi d'appresso a unadelle porte della loro città.
Era forse il Duosro vecchio di Arezzo la cattedrale più vetmta che contame la Tossana dopoil risorgimento delle arti,qua-
46 DUOM Bora si eccetui per anzianità iS, Giovanni mia l’antico Duomo di Firenze.
Imperocchè l'edifizio del duomo aretino fa incominciato nell'anno 1014 sal mo- dello della più bella della cristia- nità, voglio dire, del S. Vitale di Ravenna.
Fu ordinato dal vescoro Elemberto, che inviò a tal effetto colà a levare il disegno del tempio del re Teodorico l'abile ar- chitetto bear il quale presedi esecuzione dell'opera, rimadta com nel 1022 n piena soddisfaziane di Teo- baldo, allora vescovo di Arezzo. — Wed. Acazz.
Nell'anno tuto il popolo di Arezzo, anelando di avere la cattedrale dentro la città, venne in contesa col clero non seo- sa recare qualche guasto al Daomo vec- chio, Per la qual violenza l'imp. Arrigo V, nel suo passaggio da Arezzo per Roma (anno millerentoundici) comandò, che a castigo degli Aretini si atterrassero le torri e le mura antiche di quella città. — Ved. Anzzzo.
Non cessò per altro il capitolo maggio re di ufiziare e far pontificale nei giorni solenni nel Duomo vecchio, benchè si trovi contemporaneamente uo altro capi. tolo, un nnovo episcopio, e altra cattedra nella chiesa del popolo, cicè nella pieve di S. Maria di Arezzo, la quale fu sempre dentro le mura della città, a diff‘renza dell’altra pieve di S. Maria in Gradiz, 0 in Graticiata, con la quale da molti renne confusa la pieve magziore. E fa forse in quel lungo trambusto fra il popolo e il clero aretino che le ceneri dell'apostolo 8. Donsto si trasportarono dal Duomo vec chio nella chiesa del popolo.
Onde meglio provvedere alle bisogne dei cittadini di Arezzo, dietro le ripe tute istanze del clero, e le favorevoli infor-
mssioni date alla S. Sede dal vescovo di Fi-
remze e dall’abate di Vallombrosa, ad sedandam discordiam et inveteratum odinm eztinguendum. il pont. Tonoccozo TH, con bolla dei 26 aprile 1203, uni il Duomo vecchio di S. Donato alla chiesa dì 8, Pietro, giù detta in Castello, ossia $. Pier maggiore, convertita poi in cat- tedrale. La quale ultima fu riedificafa nella forma che vede sul declinare dello stesso sec. XIII con il disegno di Lapo Tedeeo,esegnitoda Margaritone di Arezzo.
Gli edifizj del Duomo vecchio, della
DUOM
tua canonica e dell’episcopio, vennero ra. i sino ai fondamenti per fatale rescritto di Cosimo I, dato li ottobre 1561; sul riflesso che da quell'amile collina po tesse, nei casi di guerra, dall’oste recai danno alle nuove mura e bastioni stati innalzati da quel sovrano mella parte me- ridionale e più bassa della città di Arezzo.
Della struttora, magoifoenza e pregio del Duomo veochio mancò di darne
n e biografo Gio gio Vasari, tanto nelle vite di Spinello aretino c di Gaddo Gaddi, quant’ache nel proemio di quell'opera.
« Conciofussechè (egli diceva nel proe mio della seconda edizione) il detto tempio, come si è potulo vedere a'tempi mostri, a oltofacce, è fabbricato delle apoglie del iee- tro, colosseo ed altri cdiézj, ch’eramo stati im Arezzo innanzi che fosse convertita alla fede di Cristo; fu fatto senza risparmio, e on graadiunma ape. di colonne di grani.
o, di porfido e di mischj, ch'erano stati dee dette fabbriche antiche, adornato. »
Lo stesso autore,.nella vita di Spinello aretino della prima edizione del Toleati. no (Firenze 1550) aggiunge: « che questo pittore dipinse al Duomo vecchio fuori della città di Arezzo la cappelli chie sa di S. Stefano, nella quale i colori suoi, per enere lavorati risolutamente e a buoa fresco, sono ancora finissimi e accesi che pe- jono dipinti al presente. E in detta chiesa fece di pittura una Nostra Donna, la que- le è tenuta dagli Aresini iu divozione .
Nella vita di Gudo Gaddi Gor. dello atesso biagrafo si legge: « che quel pittore lavorò nel Duomo vecchio fuor della città di Arezzo, per i Tarlati signori di Pietre mala, alcune cose di musaico in usa volta, la quale era tutta di spugne, e cuopriva la parte di mezzo di quel tempio; il quale emendo troppo aggravato dalla volta aptica di pietre, inò al tempo del vescoro Gentile Urbinate (sulla Gne del sec. XV) che la fece poi rifare tutta di mattoni. »
Le rovine del Duomo vecchio furono fin seguito ridotte a camposanto pei cano- nici della nuova cattedrale; e, nel 1610, il vescoro Pietro Usimbardi volle erigeri una cappellina con apposita iscrizione: « ne vetusti Templi olim diruti memo ria, cultuque temporis injuria penitus interiret. ele n
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E
En FIZJ pi FOLLONICA. — Wed. For- noeica nella Maremma massetana.
EGIDIO (S.) a CAMPRIANO. — Fed. Canzuaso nel Val-d'Arno aretino.
—— soma CORTONA. — Fed. Arta di S. Ecipro.
—— a CROCEDEVOLL — Wed. Cno-
casevoni. — a GIUNCARICO. — Ped. Giox-
Camco
— pi GRACCIANO VECCHIO. — Ped. Graccssro in Val-di-Chiana.
a FRASSINETA. — Ped. Fuur sera nel Val d'Arno casentinese.
— « RISTONCHI. — Yed.' Risros» cai in Val.di-Sieve,
— — a SAN-PANCRAZIO. — Ped. San-Pascaazio in Vald'Ambre.
—— (SS) = MARTINO 4 SALEC- CHIO. — Ved. Surzocmo.
EGLIO ni GARFAGNANA (Eglium) mella Valle superiore del Serchio. Vico che fece parte del popolo di Sami innan- zi che avesse ceppellania curata (S. Maria e S. Rocco a Eglioj diprodente dal par- roco di Sassi, nel pievanato della Pieve Fosciana, Com. e 2 migl. a pon. di Mo-
e migl. 3 a sett.-maestr. di di Massa ducale, già di Lucca, Duc. di Modena.
È situato in monte nel vallone della \Torrite di Costelnuovo, fra Brucciano,
Molassana, Mont’ Altistimo e Sassi.
\La prima ch. parrocchiale di Eglio fu fabtricata nel 1495 per comodo di una porzione del popolo di Sassi, al quale sino allora il vico d’Eglio appartenne.
“La parr di Eglio con la sezione delle Alpi di Sassi e Eglia conta 604 abit: dei quali £12 sono della sezione di Eglio.
ELBA (ISOLA bi) —Ved. lora diEtsa,
ELCI (Iicie, o Hoti Castrum) in Vab &-Cecina. Villa, giù casi. che diede il titolo a una contea e a un'illustre prosapia, ora capoluogo di Com. cou pieve (8. Niccolò) già filiale della distratta matrice di Sor- ciano, nella Giur. e circa 6 migl. a_cstro di Radicopdoli, Dioc. di Volterra, Comp. fi Siena
Risiede sopra una rupe che precipita sulla ripa sinistra del fi. Cecina alla base sett. delle Cornate di Gerfalco, sul fianco dei poggi che separano la vallecola del torr. Pavone da quella della Cecina stessa, 8° 40' 2” long. e 43° 12'8"latit,,
1. a Jey. di Castelnuovo di Val- di-Cecina; 6 migl. a sett. di Montieri; 16
igl. a sett.-grec. di Massa-marittima; 18 a scir. di Volterra, e 22 migl. a lib. di Siena,
Non vi è da dubitare sull’etimologia semplicissima del nome che porta questa villa o castelletto sorto in mezzo alle fore- ste de’ Lecci. -
N cast. di Ekci fu signoreggiato da diver si dinasti; esendochè, nel 989 di agosto, vi risedeva col ricchissimo conte Idebran- do degli Aldobrandeschi
fo principe di Benevento e di Capua, ve dova lasciata dal conte Rodolfo di altro Rodolfo. E fu costà dove la suddetta si- guora col consenso del figlio © suo mon» dualdo, per atto pubblico alienara alcuni beni situati in Pisignano di Val-di» Pesa, piviere di S. Stefano a Campoli. (Axcn. Dir. Fros. Badia di Passignano.)
I quali personaggi si trutarano nella vicinanza di Eli, allorchè, nel di $ otto. bre del 1007, stabilirono una petmuta di terreni, case e giospadrunati di chiese con Benedetto vescovo di Volterra. Il qual contratto venne rogato e 6rmato dalle porti contraenti, da più giudici e notari, e dai periti stimatori, in loco Papiana (0 Papiena) prope ecclesiam S. Felicia tere ritorio Volaterrense.
La qual chiesa di Popiena, da luoga età distrutta,trovavasi compresa nel piviere di Sorciano, di cui era filiale anche la par- rocchia di Elci. — Ved. Sonciano (Piz- radi) ©
Dai conti Aldobrandeschi il cast. d’Elci (ignoro il Federigo!, 3 agosto 1164, confermò al giovinetto conle Alber to i castelli e luoghi appartenuti al conte
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Alberto di lai avo. Mediante l'atto delle divise tra i Agli del C, Alberto giuniore il cast, d'Elci, e varj i-Ceci. na e di Va'.di-Cornia toccarono di parte al conte Rainaldo signore « di Monteroton- do, uno dei di lui Gigliuoli.
Quest'ultimo dinasta, nel 1213, vendè al Comune di Volterra i suoi diritti, forti» lizj e powesioni che avevi Castelono: vo di Cecina e in Elci; per cui gl wamalli di questi due castelli, sotto il di M maggio 1213,prestarono giuramento di fe- deltà al sindaco inviato da Volterra.
Non corse però gran tempo che il cast. d'Elci pauò in feudo a un ramo della po- tente famiglia Pannoochieschi, cui appar teneva quel conte Ranieri d'Elci figlio di Manovello di Ranieri signor di Travalle; il quale,con atto dei 6 aprile 1256, acquistò da Ranieri del fa Castiglione di Castelnuo- vo una casa e podere, situati nel cast. di Buriano, con tutta la giurisdizione,e gli uo» ini che appartenevano al venditore nel distretto di quel castello. (Asca. Dirt. Fios. Carte della Com. di Volterra.)
Da! conte Manovello di Ranieri di Travalle nacque altro conte Ranieri, che troviamo nel 1295 potestà in Volterra. Di uo conte anonimo, detto il Conticino d' Elci, fanno pure menzione gli storici in- torno a quest'epoca, e se; mo 1288, come amico dei Pisani; in soste- gno de'quali accorreva 200 soldati di cavalle stato raggiunto per via dall'esercito fio- rentino staccato da Sanminiato di Val.d' Elta, che quel drappello assali e disperse, e il Conticino d’Elci fece prigioniero.
Fratello forse dello stesso Conticino emere doveva quel signore di Elci, che un istramento segnala col nome antonoma- stico di Conte. Imperocchè di lui erano figli Manovello II, Guglielmo e Gaddo, tre fratelli che stavano, nel dì 26 marzo del 1327, nel palazzo pubblico di Colle per assistere a un rogito, mediante il quale essi venderono, per il prezzo di lire 2000, cinque delle 7 parti del cast. e di- stretto di Bruciano (Castrum Bruscia- ni) jn Val-di-Cecina a farore di un loro consorte, chiamato Andronico del fu Cantino de’conti d'Elci.
Con altro contratto rogato nel cassero di Fosini lo stesso Andronaco del fu Cao- tino rivendè per lire 3000 a don Albizo
ELCI del fa Scolajo de'Tancredi da Colle co pitano di detta Terra cinque delle sette parti dell’intiero distretto e cast. di Bru- ciano, suoi fortilizj, giurisdizione, e servigj li.
11 quale atto di vendita, portando la data del 2 maggio dell’aono 1331, starebbe a contradire l'epoca della morte violenta da- ta dai Colligiani al loro arciprete capita- no Albizo di Scol:
i 10 marzo 1330, (Cro- ib. X. 6. 173) se non si dicesse, che lo strumento del 34 maggio 1331 fa ro- gato da uri notaro di Sanminiato, che di. chiarò, ivi, i logico della sua città, simile a quello pi. sano, vale a dire, che iva di un anno le date croniche dell’antico stile Gorentino. — Ped. Cortez di Val-d'Elsa.
Se poi quella vendita sveme il suo pio no effetto, e per qual modo Bruciano ri- tornasse con l'andare del tempo iu potere de’conti d'Elci, lo decifri chi lo può. Es- sendochè nel 28 sett. 1422 il conte Nic- colò del fu conte Andronico di Aldobran- do de'conti d'Elci vendè per sè e per il fratello suo Aldobrando per fioriai 840 di conio fior. tutti i diritti di Bruciano al Com. di Volterra. (Asem. Dirt. Fiona. Carte della Com. di l'olterra.) — Ved. Baucramo in Val-di-Cecina.
Asgiongasi che alcuni storici senesi, im occasione di parlare del cast, di Fosini quando si sottopose alla loro Rep. com atto del 18 apr. 1332, vien detto già signoria . di mess. Albizo de’Tancredi capitano di Colle. Il quale Albizo aveva edificato il castello di Fosini, ornandolo di palazzi e circondando di mura quel cast., che oggi altro noo è che una casa da fattore. (Gro- cuara Tommasi. Fstor. di Siena. lib. IX. — Ance. Dim. di Sizzs. Kaleffo veo- chio.)
Ma presentandosi dipoi, Ciongono essi) il conte Gaddo d'Elci, e ch il cast. di Fosini si aspettava ad "eso di conservarlo per il Comune di Siena, i Signori Nove glielo accordarono a titolo di feudo con 1” obbligo di un annuo tributo, e di altre condizioni onerose.
Anche gli uomini del Comune di Mon talbano, poco innanzi vassalli dei figli di Cione de'Malavolti di Siena, con atto pub- blico del 3 giugno 1331,sottoposero i lore
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meri. e lutto il distretto del cast. di Montalbano alla Rep. sencse. (Axcu. dell’ Ouan. di Siena.)
I conti d'Elci ;° passaggio dell'imp. Car- I IV da Siena ottennero vu amplissimo e onorifico dipluma, che li dichiarava con- ti palativi; talchè mediante una tal prote. zio > essi pervenner | a ricuperare l'asso- lata padronanza del loro fcudo, come più ampiamente si narra nella relazione gel 1569 dall'assessore du.la Pratica segreta di Fireoze, l'auditore Lelio Tu reti. A.
A tenore della qua‘e relazione’ T conti d'Elci v-oncero dal G. D. Cusimo 1 cor. fermati in tatti i loro privilegi, e dichia rati esenti da ogni sorta di sugrerione ed omaggio per la contra d'Elci, che roitò a tal effetto .eparata dallo Stato senese. ritti feudali cessarono dupo com.
L M”ab. licione dei feudi ; per par il ertiiorio di Elci fa riunito allo Stato senese, e i suoi abitanti fatti part - cipi del benefici» di una legislazione che seo'ava emanando il Solune della Torcana. Il quale legislatore, con motupropri. spe- ciale del 9% maggio 1779, costitui la nuo» va Comun'tà di Elci, con rdarle 1° amministrazione delle sue tutte le altre,
Comunità di Elci. — ll territorio di
Comunità conserrasi press a poco Lo stesso di quello che era all'epoca del 179 testè accennala. Esso occupa una mperficie di 19278 qu: Ir., dai quali sono da detrarre 999 quadr. per corsi d’acqua e strade
Vi si trovava, nel 1833, una popolazio ne di 1269 individr:, a ragione di it. per ogni migl. quadr di suoli
trafforti sett. del poggio di Montieri e del. le Cornate di Gerfalco, presenta una figu- ra iconograsca di un romboide irregolare, la di cui diagonale è dirctia da grec-a lib.
Esso confina con quattro Comunità. A sett. ha di fronte il territorio di Monte-! stelli della Com. di Castelnuovo di Vi di-Cecina, col quale resta a contatto dal la conffuenza del fosso Borrone nel torr. Pavone, e di là rimontando l'alveo di quel fesso sino allo sbocco in esso del borro che scened dalla chiesa di Movtalbano. Giunto sulla cresta del poggio attraversa la strada
von
ELCI 49 di Monte-Castelli, quindi scende rel burro Ricavolo nel vrr. Fodera, e cuo esso nel fi. Cecina. A tale sbucco trova sulla ri
li, con la quale suo influcate Lucignano, che dopo breve tragitto lascia fuori; quindi per termini iali, attraversando i borri Riverdello € Serraja, ziuuge sulla strada rotabile chi guida da Montingegnuli in Maremma. to, voltando faccia da sett a Quartino, di dor sale sul poggio je, nella di cui opposta pea- incontra con la Con. di Montieri. Costà ripassa la strada maremmana, e per il fosso delle Gulleraje ritorna nel 6. Ce. ciua, che cavalca allo sbocco del fosso di Rio-alto. Di lè, incammicandosi alle sor genti del Riostes.o, varca il poggio di Ser- ra, dove trora la via che scende da Ger. falco 1 Elci sul fianco delle Cornote sinv 21 burro di Sambucheta. Indi piegando da lev. a ostro passa sul puggio Mutti, dopo aver tagliato la via che distaccasi dalla Massa per cvodurre a Fosini, e ritornare nell'alveo del Pavone, che ri» trova ss:aì d'aupresto alle suc scaturigioi.
Sul Pavone ivcontra la Com. delle Pome- sance, con la quale front tutto, mediante il borro del ine, po- scia, piegando a pon e quindi a maestro, per termici artiBciali rientra nel torr, Pavone. Pocu innanzi di arrivorvi lascia 1, Com. delle Pomarance e ritorna a conf nec quella di Castelnuovo nella sezione del suo capoluogo. Con quest'ultima fron- teggia per breve spazio mediate il Pavone medesimo «ino al così detto Botrello, dove abbandona a pon. il torrente per correre lungo i puggi de’ Tre.colli, dai quali pie- gando a maestr. riscsnde nel Pavone davau- fattoria di Sessa. A cotesto punto il torr. medesimo torra a esscr limite fra la Com. di Elci e quella delle Pomarance si- n0 alla confluenza del fosso Botrone; lun- 80 il quale, a partire dall’imboocatora, la ima entra di nuovo a confine con la se- zione di Monte-Castelli spettante alla Co- munità di Castelnuovo al luogo di dove sj partì.
La Cecina è il maggior como d'acqua fra quelli che attraversano da ostro a sett. questa Com. Nella qual direzione corre por re il torr.. Pavone, che è il secondo per
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lev. rimunta
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ia d'seque, e che scorre lungo il lembo occideutale dello stesso terrilorio.
Noa vi sono strade maestre rotabili, me. no qualche breve tronco, uno de'quali ataccasi dalla villa d'Anqua per Montinge- suoli dove truva la strada provinciale ‘maremmana.
La maggior parte della superficie di questa contrada è coperta di ondulazioni montuose e di gibbosità provenienti dalle diramazioni spettanti ai poggi di Montieri e di Gerfalco.
La qualità del suolo appartiene nella tnassima parte alla calcarea stratiforme di vrigine secondaria, in multi luoghi conchi Glifera, e quasi sempre retata da filoni di Spato calcareo, che quella roccia in tutte Re direzioni attraversa, scompagina e la massa stratiforme in minuti frammenti stritola e divi
Donde consegue, che i Ganchi inferiori dei poggi di Elci si trovano coperti da una quaotità prodigiosa di sassolini appena
La causa di cotanti filoni sratici, penetrati «fra gli «pacchi della preesistente calcarea carbonala, non è misteriosa per chi si dà a contemplare lo stato Gsico di cotesta con- la copia e varietà dei gas che abuca- no dalla sua superficie, o che latenti ser, giano nei contorni del territorio di Elci; quando si osserva, che la stessa Comunità ttruvasi collocata tra i /agoni, ossia fumac- chi di Travalle, quelli di Castelouoro e di Monte Cerboli; quante volte si esamina, che dal suolo medesimo di Elci emanano i gas acidu idroselforico e acido carbonico, liberi o associati ad altre “sostanze miveralizzanti; quando si veggo» no fra mezzo a quel terrenustratiforme le masse di gabbro, di serpentino e di dis. epro; l'ultimo de'quali abbunda nel pog- «gio Muti, fra Fosini e il torr. Pavone. Aggiungasi a tutto ciò il bagno sulfureo delle Galleraje, il quale, sebbene fuori di confine della Com. Ici, tramanda al- ‘cone sue ramificazioni nella riva manca del £. Cecina spettante a questa Comunità. Ne fece parola il Targioni, prima del “Santi, che disse esservi in riva della Ceci ne presso un mulino due sorgenti d'acqua ocidula sulfurea termale. Ultimamente il
puof. G. Giulj diede la descrizione di quel.
Je sorgenti, che' egli csam tre; due delle quali sgorgano dalla parte sinistra della Cecina, e di sotto a un terre no calcarro.
Una di esse polle, appellata Aequa for te delle Galleraje, è fredda, scidala da germente ferruginosa.
L'altra, che guesi col nume di 4. equa rosa delle Galleraje, è deva pure fredda ed scidala, e più ferruginosa della precedente, ma cou minore duse di gas acidu carbonico. — La magnesia, la calce € la soda formano la base dci sali che trw vansi ia csse discielti. (G. Giors. Storia delle Acque minerali, eo. Vot. III.)
ll suolo circostante a quelle acque aci. dule è stato ricoperto da banchi di calca rea concrezionala (eravertino) con le qual pietra nel secolo XVII il cav. Marcello de’ conti d'Elci fece costruire la magnifica sur villa in Anqua. — Ved. Auqua.
La villa di Anqua che è posta sui colli, la cui base australe è baguata dal Aimag- gio, mentre nell’opposto fianco vi scorre sotto il torr. Fodera, ha intorno, o assai d’appresso,un burghetto di case, fra le quali quella comanitativa, ‘slchè Anqua può dirsi il capoluogo d'El
1 prodotti più rilevanti della Comuaîtà di Elci ritraggonsi dai pascoli, dalla pa- storizia e dalle selve di castagno, pianta che gigantrezia in colesto terreno, per cai sembra essere la risorsa principale del pio- se, dove pure non mancano siti favorevoli, nei quali si coltivano con qualche successo gli olivi, le viti ed altri alberi Ja quanto alla sementa di civi la segale, l'orzo e il frumento sogliono sfrut- tare debolmente agni due o tre anni lo stesso terreno, che al certo sarebbe suscet- tivo di assai maggiori prodotti, se vi fose- ru più braccia, più strade rotabili, e ue' aria più salubre nella calda stagione.
Non vi sono fiere nè mercati, se si co. cettui una buona fiera di bestiame che si tiene nel 6 di settembre nel luogo, detto i! Palazzone.
Alla Com. di Elci soprarvede il potestà di Radicondoli dipendente per gli atti di polizia e per il criminale dal Vicario regio di Casole.
Ha la sua cancelleria in Chiusdino, 1° ufizio del Registro, e l'ingegnere di Cir- coudario in Radicondoli. La conservazione dell'Ipoteche e la Ruota sono a Siena,
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QUADRO della popelazione della Comunità di Erer
Nome dei Puoghi.
@ dus epoche diverse. (1)
_—o—
partenzono.| 1965
Titolo delle chiese. Dive. cai ap-| dano | dinno
1833
inn? tan unt in)
(1 88. Rufo e Bartolommeo, | Veltetta | 344 | 362 Pieve >
Bua 8. Niccolò, idem idem 179 | 194
Fossi SS. Niorolò, Pietro e Do- idem | 1283 } 258 nato, .
Mentalbeno 8. Lorenzo, Cura idem 2929 | 2%
* Mostingegnoli $ Sisto, Pieve idem tia | 206
Torazs. Abitanti, N° | 1145
Pieve; 2. $. Maria Assonta a Scieva, Ret- toria; 3. S. Leria a Montigiano, idem; 4. SS. Jacopo e Andrea a Massarosa, idem; 5. S. Nicolao a Gualdo, idem; 6. 8. Martino a Walpromajo, Cappella cura- ta; 7. S. Antonio a Viareggio, Cura sm- amnisirata daì PP. Francescani della Ri- Forma.
La parr. della pieve di S. Pantaicone a Elici conta 433 abit.
ELCINE. — Ped. Era ia ValTibe rina.
Etena (S.) in Burano vella Valle del l'Orcia. Vico com due cappelle (S. Salvato. ree Sì Elena) da molti secoli distrutto. E rammentato in alcuse membrane appare alla badia di S. Salvatore sul Mon- tamiata; fra le quali una dell'anno 821 verita nel rese di giugno in Balano. È un istrumento relativo alla rinnovazione e conferma di un contratto livellario di ana
Waleari rettore dell'oratorio di S. Salva tore posto in Balane aveva comprato in Citiglinno, territorio senese.
L'altro documento, del maggio 828, fu rogalo a S. Elena in Balano, vico che di- chiarasi situato nel territorio senese. È «a giudicato provunziato da Pietro diacono figlio del fa Berbolano Sculda- scio di Arezzo, delegato da Lamberto ve- scovo Aretino, per terutinare una coatro- versia insorta tra fl monastero del Monte- Arista da una, e Aliperto prete e rettore di S. Donato di Citiglieno, per conto della sua chiesa, dall'altra parte, a motivo di due pezzi di terra con vigna posti nel casale denominato Balano. (Bsussrti. Cod. Dipl Voc. Il. p. 1.) — Ped. diro (S. Donato ed).
ELENA (8.) a RINCINE. — Fed Runciva in Valdi.Sieve.
ELEUTERIO (8) a SALUTIO. — Ved. Saxorro (8. Esxureno a).
Etrneo (ice) nel pieno orientale di Lueca. Vico che fe nei contorni della R. villa di Marlia, il quale è rammeotato spe- cialmente in una carta locchese dell": 608, relativa alla chiesa di S. Terenzio del vico Elingo nel piviere di Marlia. (Menoa. Losca. T. IV.)
ELMO
ELLERO (S.) a COLOGNOLE. — Fed. Cororsore in Val.di-Siere.
ELLERO (S.) a GALEATA. — Ped Avazia di S. Ecuzao.
ELLERO (S. MARIA a S.) — Wed. Arriuro (S, Ettzso di).
ELMO in Val-d'Elsa. — Fed. Aperwo, © Exo badia.
ELMO (MONTE sett’) nella Valle della Fiora. È usa montansità solla riva sinistra del fiume Fiora, che può rizuar= darsi come parte, se non è il corpo mag- giore del monte Vitozzo, cui questo del- Elmo si congiuage dal lato meridionale, Va di cui sommità trovasi 1591 br. al di sopra del mare Mediterraneo, mentre le sue radici si distendono a lib. sotto la de- serta città di Sovana . simo al popo- lato castello di Sorano.
È incerta qual sia la derivazione del fuo nome, per quasto a prima vista si da- rebbe a un qualche antico eremo, situato sul selvoso doro del monte, da cui forse derivò l'eremo di S. Benedetto di Calvel- lo, convertito più tarli in una badia di Vallombro-ani.
Se mon che i raderi della prima abazia di Calvello sono stati riscontrati presso la base meridionale del monte dell’Elmo ein piccola distanza dal villaggio dov'è presen- temente la «hiesa parrocchiale di S. Gio. battista dell’Elmo; lungo nmido assai, perchè oltre all’essere alla radice del maon- te, vi passa accosto uu'abbondanie vena di aequa potabile, chiamata tuttora il fosso del Romitorio, e che serve a dar moto alle mecioe di un mulino. — Fed. Bunia di Carvasto.
Potrebbe entrare nel numero bpreti=si re sull’etimolozia del monte dell’] Lister tes che diede origine alla ba- dia di Elmo, perchè fa fondata da uno chiamato Adelmo, se non si sapeme che mei contorni di questo moote fa prima e dopo il mille un\vico denominate Ulma; € che di eso trovasi spense volte fatta men. gione nelle pergamene della badia Amia- tina, e segnatamente sotto gli sani 991,
800, 804 e 884.
Nè è daopo qui rammentare, che gli scrittori dei secoli bassi solevano per lo più terminare le Gnali, fei per dire che Ulma fa im0,0 di O/mo.Arroge a di Ulme, ovia Olmo esisteva anche nella
ELSA Gue del sec. XVI. Essendo che, sotto il 24 maggio 1598, l'abate di S. Salvi eleme in rà o badia di Calvello a Sovana il monsco D. Verdisno profemo Vellom brossno, del east. di Olmo. (Asca. Dire. Fon. Certe delle Badia Amatina e di i)
ELMO (VILLA per’) snella Val le della Fiora. È us piccolo villaggio con chiesa battesimale (Decollazione di S. Gio. Baitista) nella Com. Giar. e circa 2 migl. asett. marstr. di Sorano, Dioc. di Sovana, Comp. di Groserto.
Trovasi alla radice del Monte dell’E& mo, di cui porta il nome, a poca distanza dal fono del Anmitorio e dai ruderi della Bulia di Calvello. — Ped. Esso (Moste
“Di 18 ir ut Elmo conta 365 abit
ELSA Gume (Elsa fl.) Due corsi diver ti di acqua in Toscana si appellano col so- me medesimo di Elsa; uno nella Valle dell’Albegna, di cui è tribatario il torr. Elia; l'altro, che ha un maggior corpo acque e un più tango corso, dà il nome sì- la Valle dell’Elea.
N primo ha la sea origine sulla pen- dice occidentale dei poggi che stendon- ti lengo la ripa destra del Game Fio ra, tre migl. è sci. di Manciano, e che sbocca nell’Albegna alla base sett. della collina della Marsi dopo un tortuoso ire da lev. a lib-poo. di circa 14 miglia.
L'alte*Ztso che ha l'onore di eserr chis mela Game, sebbene tributario dell'Arno, di il soo nome a una fertile e lunga valle, fmportante tanto rapporto alla storia na- terale, quanto alla storia patria. — Ped. Vatte dell'Eusa, 0 Vacnetaa.
NG. Elsa ha le sue più remote fonti col fianco occid. della Montaguuola di Siena preno la pieve a Molli,fra Siena e Radicoa- deli, nel gr. 35° 3' long. e 43° 17° latit. Costà porta il.nome di Elsa morte forse gta iizione che non alimentano pol le vive, siccom’è quella copicsimima che asorza dal suolo al luogo di Onci, detta P Else viva; la quale si accoppia sll'Edse morte, dopo che quest'ultima ha percorso ne tragitto di 8 migl. e poco jonanzi di sare setto il seccado ponte all'antica fiere Elia. — Wed. Conts, Comunità.
Trova il terzo poste davanti al borgo di Spagna,sotto la città di Colle,e il quar-
«chè a ragione
ELSA 33 to presso le mara occidentali di P. si; al di sotto del quale dhe n alla Steggio.
porgi di Ssn-Gimigneno, di Gem bassi, di Montajone, di Castelauoro, di Mcleto, di Canneto e di Sen-Miniato, men- tre dal lato destro rasenta quelli di Ces taldo, di CastelGorentino, di di Gransjolo e di Mosterappoli. Passa ia questo tragitto sotto 4 ponti di pietra e rino di legno, cioè davanti a Certaldo, a Castelfiorentino, 2 Gronajolo, al Mu- lin nuovo e al Ponte d'Elsa:sino a che fre Empoli e Sanminiato, giunto nel gr. 38° 32° long. e 43° 43' 5” lati, a Zocca d Elsa si scarica nell’Arno, dopo un cammi- no di quasi 4o migl. attraverso di una valle coperta di grandiose case di campa. gua, di popolosi villaggi, di terre e di ca- stelli; di una valleche ba circa 12 migl. di larghezza, e che può dirsi la più centrale della Toscana, nella stessa guisa che si diese caser tale rapporto all’Italia, quella della Chiana.
Non dirò della natora del terreno per- corso dall’Elsa, nè della qualità e copia dei sooi prodotti, per non ripetere quanto fa pubblicato, o quanto serò per dire mel seguite dell’opera agli articoli speciali del le respettive Comunità della Val-d'Eles,e al generale della stessa valle. So lamente qui aggiangerò alcunchè a quanto fa accennato intorno alla proprietà incro- stante dell’acqua dell’ Elsa l'art. Cotun, Consunità.
Alla qual deposizione delle soque d' Ela viva devonsi ripetere quei tantiope quoni 0 travertini che rivestono le colline e le pendici dei poggi che da Onci ‘a Spugna fanno spalliera al 6. Elan; cio
Fazio degli Uberti nel suo Dittamoado (lib. INI c. 8) cantò:
viva sotto
Mon è da trepamare, e starsi muto, Dell'Elue che da Colle a Spugna corre Che senza prova non l’arei creduto.
Io dico ch'io vi feci un legno porre Lungoe sottile;e pria che fose unmere Grosse era, e peetra, quando 'l venni
(6 torre.
La proprietà dell’soqua d'Elaa, d'incro» stare è impietrire i corpi che vi immer
s4 EMA
Ciò fa com somma avvedutezza osservato dal gran prosstore di Certaldo, allorchè nella soa opera de fluminibue, etc. così scrisse dell'Elca: et circa ejus initiza, quidquid in ejus aquas profeceris, infra breve dierum opatium lapideo cortice cir- e quod post. modum in processu sui cursus non facile facit. Hic suis tantum undii tuo cursu in ezitum usque claristima effuit
Profonda e non meno degna del sommo vate fa la similitodine ch'egli fece al canto XXXIII del Pergatorio, allorchè disse:
E se stati non fosser acqua d' Elsa Li pensier vani intorno alla cua mente
Ma perch i° veggio te nell'intelletto
Fatto di pietra ed in peccato tinto, Sicchd'abbaglia il cuore del inio detto,
(co. ELVELLA, terr. nella Valle della Poe glia. Ha la sea origine sal poggio di San- Casciano de'Bagui,e dopo un miglio in cir- ca di discesa da sett. a cstro, volge il corso @ lib. Da questa voltata appunto inco- minoia l’Elvella a servire di linea di de maressione fra lo Stato pootificio e il Granducato sino al Ponte Centino che lo cavalca presso la sua confluenza nel fiu- me Paglia, dove l'Elvella si perde dopo un breve cammino di circa sei miglia. EMA (Jma). Torrente volgarmente chiamato fiume, che dà il nome a una vale Iecola del Val-d'Arno Borentino a ostro- scir. e a breve distanza dalla capitale. Fn cotesta vallecola ebbe signoria la ce- sa Besadekmonte; contro la quale Dente per le bocca di Caocisguida esclamò : Molti sarebber liti, che son tristi, Se Dio t'avene conseduto ad’ Ema La volta ch' a città venisti. Si aprecal Banco sett. del Monte-Scala. ri, nel gr. 39° 3' long. e 43° 39' Intit. Di costassà l’Ema discende per 2 migl. verso mmerstr. quindi per altre due migl. totoe a pon, là deve ancor povere di acque pena
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sotto al-primo ponte. A breve distanza dì là piega a sett. e continue nella stesa di- rezione per circa 6 migl. secrescendesi per via col tributo ehe vi spingono i torr. minori, fra i quali, a sinistre il Graasina,ca destra i torr. dell'Anselta e del RBimesse no: per sino a che presso la confiuenta del Rimezzane passa sotto il secondo ponte- Di là volgendo muoremente il sue corso a pon. l’Zssa lambisce la base sustrale del poggio di MontesRipaldi, © poi di quello di S. Pclice a Ema, dove trura il terzo ponte, al quale è sseei vicino il quarto nuovamente ampliato sulla strada R. ro- maca alla seconda thigliare da Fi- renze, non più che 10 migl. fungi della soa sorgente, e poco innanzi che l'Ema entri pel G.Greve,fra il Gellazzoeil poggio di Certosa.
EMA (S. FELICE 4). Chiesa assai do- cente e vasta,una delle antiche parrocchie
prepositere due migl. a ostr. di Firense, nella Com. Giur. e un querto di migl. a lev. del Galluzzo, Dice. e Comp. di Firense. Risiede alla radice enstrale del poggio detto Imperiale, sulla ripa destra e quasi di fronte al penultimo ponte dell’Eme. I priori di 8. Felice a Ema sono nomi. nati belle carta della chirea Gorentina si- no dal secolo X. Sal declinare del secolo ieri ne cedè il
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La quale donazione fa dal veso. Ambrogio,e,nel 1151 e 1192, dei poot. Eugenio è Celestino II.
1 perrochi di $, Felice a Ema, sino dal sec. XI, erano tributarii della mensa ve:
scovile, cui ogni annodae denari d'argento, pari a 2 denari di moneta asuale; è ciò per cagione di due pezzi di terra concemi .alla chiesa di S. Felice a Ema del vesc.Gottifredo de’CC.di Capraja. Più tardi, in grazia della vistosa soa rendite, questa chiesa fa data in commenda dal pont. Leone X a Pietro de Lana. Presso S, Felice a Ema fu trovata uo’ iscrizione in distici greci, spettante al s> polcro eretto a un cane dal suo padrone; esempio, che fu poi imitato dentro Firen- ne etesse, nel 1530, dall'ambasciatore di Venezia per memoria di un sao cavallo.
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S. Pelice a Ema conta 1072 abit.
EMA (S. GIUSTO 4) ossia a MEZZA- NA in Val-d'Ema. Chiesa parr. e cas. nel pir. dellImpruseta con l'annesso di S. Maria a Carpineta, Com. Giur. e = migl. a lev. del Galluzzo, Dioc. e Comp. di Fi-
penze.
Risiede in collina alla sinistra dell'Ema, fra Mezzo Moote, ossia S. Giorsulé, e il poggio di Monte-Ripaldi.
La chiesa di S. Giusto a Ema è indi. cala col titolo di Afessana tra le cure taffraganee dell'Impruoeta descritte nelle bolle coscistoriali dai pont. Adriano e Nic- colò IV spedite a quei pievani.
Pe in origine padronato degli Amidei, cai succederono per eredità i marchesi Niccolini di Firenze, ché toltora lo con-
verrano. La parr. di S. Giusto a Ema conta 393
EMA (8. PAOLO a). Cas. che porta il titolo della sua chiesa parr. nella valleco- la omonima, spettante al piviere di Val-di. Bubbiana, Com. Giur. e circa 7 migl. a sett-grec. di Greve, Dioc. di Fiesole, Comp. di Firenze,
È situato alla base sett, del Monte-Sca- lari nell’insenatura del monte, dove sca- tarisce il torr. Ema che gli scorre a ostro, «ia mezzo agli antichi possessi dell’estinta prompia Buondelmonti.
La perr. della prioria di S. Paolo a Ema coota 196 abit.
EMA (S. PIETRO a) cessa tm CAM- PIGLIANO. Chiesa prioria e borgata omo» nima, nel piviere dell'Autella, Com. Giur. ib. del Bagno a Ripoli, Dioc € Comp. di Firenze. .
Fa chiesa manuale dej monaci Clunia- censi, poi Olivetani di S. Miniato al Mon- te, sino da quando limp. Corrado I cun diploma degli 10 marzo 1038 minacciò pre a coloro che avessero recato molestia si beni della chiesa di S. Pietro a Ema, eee iaia cilena uo secolo prima nel
di Campigliono o Campignano.
Tafstti, nel nov. del 1066, il conte Ber nerdo del fa conte Adimaro, per il bastone che trmeva in mano, rinunziò alla chiesa di $. Pietro a Ema, le terre cheesso alla medesima contrastava, le quali erano po- Me a Hipa, nell'Isola d'Ema,a Fontanel- le e a Fornace. (Acu. Dirt. Fios. Carte della Badia a Settimo.)
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Non è da decidere, se trattavasi delle stesse terre ritolte dagli eredi del C, Ber- nardo,quando unodi essi,il C. Guido Bor gnone di Capraja, con atto pubblico del 18 marzo 1184, stando în Cortenuova, rinuoziò al mun. di S. Miniato al Monte, un pezzo di terra posta a Campigliane nel popolo di S. Pietro a Ema. — Ped. Conrz-nvova nel Val-d'Arno inferiore.
La chiesa di S. Pietro a Ema ritornò sotto la libera disposizione della mensa vescovile di Firenze per rinunzia fatta, nei 31 agosto 1373, dei monaci Olivetani di $. Miaiato al Monte; i quali però si ri- tennero una parte de’suoi beni.
Fu dichiarata prioria con decreto dell* arciv. Martini dei 13 lagl. 1998; e nell anno 1819 è stata restaurata e ampliata del priore Luigi Villa suo zelaute pastore,
La parr. priorale di S. Pietro a Ema ha 919 abit.
EMPOLI (Impolum, Empulue, Em poriur:) nel Val-d’Arno inferiore. Terra la pià popolata della Toscana, di forma regolare e ben fabbricata, che da ogni parte trabocca dal secondo cerchio delle torrite sue mura, capoluogo di Vicariato R. e di Comunità cou pieve e insigne collegiata (S.Andrea) nella Dicc.e Comp. di Firenza,
Giace in uo'aperta pianura che porta il nomedellastessa Terra, presso la ripa manca dell'Arno sallastrada A. pisana che gli passa in merzo, quasi nel centro del Val-d’Arno di sotto a Firenze, dalla di cui capitale è migl. 18 4 a pon. passando per la via pos stale, e 16 migl. per l'antica strada maestra che attraversa il poggio di Malmantile; So migl. a lev. di Pisa; £ mi Bocce d* Ela, e 6 da Ssnminiate nella stessa dire zione; 18 migl. a ostro di Pistoja per il giogo di Mout'Albano, e 15 migl. a lib. dalla città di Prato.
Questa popolatissima terra, che le sto- rico Guicciardini chiamava il gransjo del- la Rep. fiorentina, nel secolo XI nom era che una piccola borgata eol foro davanti alla sua
Non Pistto memore di Empoli che possano dirsi più antiche del seo. VIII. Il luogo di una delle sue chiese (S. Michele a Empoli vecchio) è il primo che si legga fra le carte superstiti del me- dio evo. Intendo dire della fondazione della badia di S. Savino a Ceresiolo preme Pisa, dove tre fratelli di origine longobara
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da. sino dal 780.sì riunirono per condurre vita monastica, dupo aver assegnato a quel c.Lebio il vasto luro jatrimomo, situato nella Valle dell'Arno pisano, e in quella di sotto a Firenze. — Erano fra i luoghi di quest'ultiua valle alcune corti e chiese, fra le quali contavansi quelle di Petro o, € di Empoli con La chiesa di $. Micie. Pu ituata; e ciò poco innanzi, che le Pontorme, di Cortenuova, c di Fibbiana con varie altre chiese del Val!” Arso inferiore dipeudessero dai conti Ca- dolingi, poi Upezzioghi di Pisa. — Ved. Asazia di S. Savino.
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