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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ* CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. LXXVII. IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCLVI.
La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
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A OLOMEI Gio. Battista, Cardina- le Di Pistoia e oriundo sanese, nacque in Gamberaia, feudo di sua famiglia, che fu assai nobile e distinta, imperocché appren- do da Novaes,cheil ramo di essa trapian- tato in Pistoia lo fu da Tolomeo figlio di Beatrice, già convertito da s. Caterina di Siena, e morto santamente nell'ordine do- menicano neh 4o6; contandosi dell'illu- stre prosapia fino a 20 col titolo di beato, e di questi 1 5 furono domenicani. Da due donne Toloraei uscirono i cardiuali Gian- Vincenzo Caraffa e Anselmo Manali. Fatti i primi studi in Firenze, si trasferì a Pisa per applicarsi nell'uuiversità alle scieuze legali. Ivi prese l'uso di passare veglian- do talvolta le intere notti, applicato al- l'orazione e allo studio, costume che poi tenne per tutto il corso distia vita. Quan- tunque tra 'suoi fratelli fosse ili .',non per tanto sentendosi chiamaioa vita religiosa, supplicò il padre a dargliene il permesso, quale però non potè giammai ottenere. Do- po la inni ledi esso subito fu ammesso nel- la compagnia di Gesù, dove libero da qua- lunque molestia, potè applicarsi allo stu-
dio delle lingue orientali, delle quali di- venne pubblico professore, giungendo col lem pò ad a ver pei fetta notizia di 9 diversi idiomi, per lo che fornito di tante cogni- zioni non gli riuscì difficile l'interpretare l'antico Testamento a infinita moltitudi- ne di scolari, che concorrevano a udirlo. Esseudostato improvvisamente destinato alla cattedra di filosofia nel collegio ro- mano, compito il corso, fu obbligato di pubblicar colle stampe le sue lezioni, che poi con aggiunte si ristamparono in Ger- mania, e commendate dall'accademia di Lipsia nel 1608. Eletto rettore del colle- gio romano, non già con severità, ma con mansuetudine, piacevolezza ed esempi di vita edificante, resse e governò i da lui di- pendenti. Accrebbe notabilmente il famo- so museo Kircheriano, e l'insigne e cele- bre biblioteca di quel collegio, il qualear- rtochì d'un indice copiosissimo, in cui non solo i titoli de'libri, ma le materie checou- lengono furono esposte con brevità ed e- rudizioue. Nel capitolo generale del suo ordine, impetrò dal Papa un breve, in Virtù del quale veniva esentato dall'ad-
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dossarsi il corico di generale, in caso che sopra di lui fosse caduta l'elezione; tanto piti die essendo procuratoregenerale non eia molto difficile che avvenisse quanto egli andava prognosticando. Clemeute XI successivamente lo dichiarò consultore de' riti, dell'indice e dell'indulgenze, ed esaminatore de'vescovi,indiin premio di sua integrità, dottrina e fatiche tollerate a vantaggio della santa Sede, a' 3o gen- naio 1 7 1 3 all'improvviso lo creò cardina- le prete di s. Pietro Molitorio. Assisteva il p. Tolomei nel collegio germanico, di cui era rettore, ad una conclusione di teolo- gia, allorquando ricevè la notizia di sua promozione alla porpora, e non volle in modo alcuno che rimanesse interrotta (al- tro simile esempio lo narrai nella bio- grafia del cisterciense cardinal Giambat- tista Gabrielli). Affollato quindi da im- mensa turba di personaggi, venuti a con- gratularsi con lui, si nascose in solitaria cella, tristo e addolorato del suo destino, senza voler ammettere persona alla sua presenza. Scrisse a Clemente XI dotta ed ossequiosa lettera, per indurlo ad accet- tar la rinunzia che faceva della conferi- tagli dignità. Il Papa anziché smontare dalla presa determinazione, per mezzo del cardinal Fabroni suo concittadino l'ob- bligò con preciso comando e precetto d' ubbidienza ad accettarla, e lo ascrisse alle congregazioni del s. uffizio, del con- cilio ede'riti, valendosi dell'opera sua nel- la condanna delle proposizioni diQuesnel- Io. Nella nuova dignità ritenne lo stesso anteriore metodo di vita privata e reli- giosa, contento di due sole stanze nel col- legio romano, dalle quali allorché la ne- cessità o la convenienza lo richiedeva, per mezzo d' un ponte passava nel contiguo palazzo, che avea preso per comodo della famiglia. Contento di mediocre rendita, ne ricusò una maggiore, e colla parsimo- nia del vitto, che avea dello straordina- rio e incredibile, si trovò in istalo di sov- venire i poveri con larghe e frequenti li- mosinc, visitandoli sovente ne' pubblici
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spedali. Per lo spazio di r4 anni in cui fa cardinale, non uscì mai di casa per pas- seggiare o ricrearsi, essendo per l'altra parte diligenlissimo nell'inlervenire alle cappelle, a'eoncistori e alle congregazioni cui apparteneva. Finalmente dopo essersi trovato presente all'elezioni d'Innocenzo XIII e Benedetto XIII, di cui fu princi- pale promotore e persuase accettare, per quanto notai nel voi. LVII, p. 3 i4, sor- preso da grave malattia, in cui fu visitato dal Papa, rese tranquillamente Io spirito al Creatore in Roma sul cominciare del 1726, tra le lagrime de'suoi correligiosi, in età di 73 anni, e fu sepolto nella chiesa di s. Ignazio presso l'altare maggiore, sot- to nitida e marmorea lapide, ornata del suo slemma gentilizio e di magnifico elo- gio. Diluì non abbiamo stampato che il ri- cordato corso di filosofia, nel quale si cono- sce l'uomo grande, e malcontento del ran- cido filosofare peripatetico. La sua gran- de opera d'aggiunte alle Controversie dei gesuita cardinal Bellarmino restò inedita con raro esempio di religiosa umiltà e ub- bidienza, mentre essendo cardinale eragli agevole superar gli ostacoli frapposti alla stampa da'revisori quand'era semplice re- ligioso. L'Eggs crede, che i superiori l'a- vessero in vitatoa continuar g\\ Annali del Baronio, e che lo eseguì arrivando a'suoi tempi. Di lui abbiamo I' Elogio storico che gli feceil gesuita p. Pier M.a Salomo- ni, inserito nel Giornale tVItalia t. 37, par. 1, art. 1, e poi con sue aggiunte del- l'autore fu ripubblicato dal Zaccaria nel- la Biìdioteca Pistoiese.
TOLONE oTOULON, Tolonium. Città vescoviledi Francia nella bassa Pro- venza,grande e ben fortificata, con porto, nel dipartimento del Varo, capoluogo di circondario e di due cantoni , in riva al Mediterraneo, in fondo a una doppia ra- da, una delle più sicure di detto mare , disiatile 10 leghe da Marsiglia, 16 da Aix, e 207 da Parigi. L questo il 2.0 porto di Francia per la marineria dello slato, ed il capoluogo del 5° circondario marini-
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roo; residenza d' un prefetto marittimo, d'un commissario generale, di 5 commis- sari ordinari e d'8 sotto-commissari di ma- rineria, e di altre autorità marittime e ter- restri. Sede di tribunali dal' istanza, di marineria e di commercio ; residenza di molli consoli stranieri. Esposta al sud, è al nord coperta dall'alta montagna nu- da e spelata di Pharon, la quale pel ri- verbero del sole contribuisce a rendervi nell'estate il clima d'un calore quasi in- sopportabile. E" cinta d'una muraglia in- stionata, presso la quale estendesi dalla parte nord il recinto murato detto Cam- po trincerato di s. Anna; gran numero d'o- pere di fortificazione isolate stando ripar- tite davanti la sua cinta, in tutta la cir- conferenza, co'fuochi così bene combina- ti, die presentemente considerasi questa piazza come insuperabile; all'est sono i forti Pharon, della Croce di Pharon. d'Ar- tigues, s. Caterina della Malgue, s. Luigi e della Torre Grossa; all'ovest quelli del Grande e del Piccolo s.Antonio, Malbous- quet , del Cairo, dell' Aiguillette, Baia- guier, della Croce de'Segnali e di s. El- mo. Non entrasi in Tolone che per due porte, quella di Francia e quella d'Italia. L'interno assai generalmente ben fabbri- cato e bene insiniciato,è vivacissimo e di- stinguesi in quartieri vecchio e nuovo: il i.° che occupa la parte orientale non ha di notabile che il Corso, lunga via pian- tata di belli alberi e ammattonata , che torma un ameno passeggio, e dove tieusi ogni mattina uu mercato frequentato; il palazzo civico, la cui facciata guarda il por- to mercantile ed è decorato da due ca- riatidi o statue colossali, considerate ca- polavoro di Puget, che ne sostengono il verone; la casa di tal celebre scultore, in via del Palazzo Civico, il cui esterno offre una superba cornice e molti ornamenti; e la pescheria , con vasta tettoia sostenuta dacolonne enormi. Il quartiere nuovo ha le strade tirate a lilo,in generale beue fab- bricale , bellissimi edilìzi tanto pubblici come particolari^ la vasta piazza delCam-
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pò di Battaglia, circondata da belle pian- tagioni d'olmi e platani, decorata da nu- merosi caffè,e sulla quale sorge il bel palaz- zo dell'intendenza della marineria. Spar- se in tutte le parti della città circa ifio fon- tane rinfrescano l'atmosfera e convoglia- no al mare le ini mondizie, attesoché la na- tura del suolo si oppone all'escavo di cloa- che sotterranee: si fauno rimarcare tra le altre quella della piazza del Fieno, quella del Porto decorata da una piramide sor- montata da un busto di Giano; la fontana di Provenza sulla piazza dell'Olio, ornata d'una statua di donna, opera di Fozzati,e l'altra della piazza di s. Rocco. Niente più imponente della vista del porlo di Tolo- ne, sempre zeppo di navi di tutte le gran- dezze: distinguesi in porto vecchio all'est, ed in porto nuovo all'ovest, che tra essi comunicano; ciascuno con un ingresso sul- la rada sì angusto che non può passarvi più d'una nave alla volta; ed i due moli che dal mare li separano, sono stati co- minciati sotto Enrico IV nel i jt) {., e ter- mina li nel i 396. 1 1 porto vecchio, al com- mercio consagrato, è fronteggiato da una larga riviera ed assai bella, che adornano case eleganti, e la quale preseuta un qua- dro animatissimo. 11 porto nuovo devesi a Luigi XI V: quivi intorno sono i fabbri- cati servienti da arsenali, cantieri di co- struzione e magazzini per tuttociò che si rende necessa rio all'armamento e provve- dimento de'legni dello stato;fibbricati ma- gnifici , ben adattati alle destinazioni ri- spettive, che formano l'ammirazione de' viaggiatori; il parco d'artiglieria, la fon- deria di cannoni, sono degni d'attenzione; la sala delle vele è d'una lunghezza straor- dinaria; la corderia, fabbricata in pietra viva sopra disegno di Vauban, fatta a vol- ta, misura 3oo tese o pertichedi lunghez- za; la sala d'armi divenne soprattutto cu- riosa per la bella collezione d'armature antiche che contiene. Nell'arsenale è sta- bilita la scuola degli alunni di marina, sot- to la direzione d'un capitano di vascello e d'un capitano di fregata, nella quale tro-
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vasi una biblioteca e una bella collezio- ne di vascelli d'ogni specie: hav vi pure una scuola d'artiglieria della marineria, ed li- na scuola di navigazione. L'ospedale de' condannati e il bagno stanno sulla parte che divide i due bacini ; e quest' ultimo contiene circa 5ooo condannati, i quali vengono, al pari d'altre 3ooo persone li- bere e più, impiegati nell'arsenale; il laz- zaretto giace situalo in fondo alla rada, ili marcasi nel porto militare il bacino in- terno pel racconciamento de' vascelli, o- pera ingegnosissima diGrognard,edè lun go 3oo piedi e largo 100. Pel complesso di tante cose, il porto di Tolone è unode' migliori del globo, ed il suo arsenale di mare uno de'più belli d'Europa. Possie- de Tolone la cattedrale dedicata alla B. Vergine Assunta, ed a s. Cipriano suo ve- scovo,piccola e tetra, ma decorata da pa- recebie opere di Puget e da una facciala assai notabile; 3 altre cinese pan occhiali, s. Giovanni, 9. Pietro, e s. Luigi, la cui fac- ciala olire un colonnato di gradevole ef- fetto. Vi è il palazzo vescovile, quello della jagione alquanto piccolo,l'aisenaledi ter- ra che occupa l'aulico monastero di s. Or- sola,l'ospedale militare e due ospizi civili, uno de'quali pe'trovatelIi,il vasto spedale della marineria che contiene l'osservato* i io donde si gode di magnifica vista sulla città e dinlorni; un museo di storia na- turale ricchissimo, e una bella biblioteca di medicina, monte di pietà, cassa di ri- sparmio, borsa di commercio, sala pegli spettacoli, parecchi bagni e altri stabili- menti pubblici di piacere e d'utilità che non trovami se non nelle città grandi. Di più sono vi il bel collegio comunale, la bi- blioteca pubblica di circa i o,ooo volumi, la scuola d'artiglieria della marineria, il giardino bolanico.belle caserme,società di lettere, scienze ed arti, un corso di geome- tria e meccanica applica leallearli, la socie- tà di carità materna. L'industria e il com- mercio non sono del lutto in proporzione alla bontà del porto, e vi si trovano alcu- ne fabbriche di sapone, di grosse stoffe di
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lana dette pi achilia t, di marrocchini, di cioccolata, di candele, di vermicelli e di- verse concie di pelli. Vi si attende alla co- struzione della marina mercantile , vi è emporio di sale, vi si traffica di vini par- ticolarmente de'pregiatissimi del poggio delle Malgue, acquavite, olio, fruiti sec- chi, grani e altre produzioni del paese. Vi si tengono due annue fiere d'8 giorni l'u- na. E" patria del cav. Paul che di sempli- ce mozzo divenne vice-ammiraglio, di Mi- let Mureau ministro della guerra e auto- re del viaggio di La Perouse, del pittore Saint-Simon, del lo scultore Vassc, di Lui- giFerrandoavvocatoal parlamento e dot- to nelle lingue greca e orientali, de' due religiosi domenicani Serry e Drouin ce- lebri per le loro opere teologiche, e di al- tri illustri anche per dignità ecclesiasti- che e santità di vita. Fertilissima n'è la campagna, particolarmente ne'luoghi bas si, e vi si coltivano eccellenti legumi, la vite, l'olivo, il cappero e il melarancio. Questa città credesi generalmente fon- dala (\<\ una colonia romana e trae il no- me da Telo Mar li us , generale romano che vi si stabili, secondo l'itinerario d'An- toninOjOwerodal nome d'un tribuno mi litare che vi condusse una colonia roma- na. Fu restaurata da Tolumno goto, do- po i danni recatile da Teodorico re de' goti. Fu pur chiamata Tclo/iiu/n, Tulcu- li/uim, Tuuroetum. ÀI principio del seco- lo V i romani vi aveano una gran fabbri- ca di tintoria in porpora. I saraceni la de- vastarono più volte, nondimeno risorse dalle sue rovine, ma fu nuovamente per- cossa nel il 76 e 1 197 da' pirati africani. Luigi XII per proteggerla contro le incur- sioni de'pirati fece costruire la torre Gros- sa, che terminò Francesco I. Neh 536 il contestabile di Borbone, comandante l'e- sercito di Carlo V, se ne impadronì. Vo- lendo Luigi XIV formarne un baluardo dellaFrancia dalla pai ted'Italia,lafecein- leramente fortificare alla moderna,e fab- bricare l'arsenale sopra i disegui ili Vati- ban. Il duca di Savoia, aiutato dalle (lotte
TOL d'Inghilterra e d'Olanda, ed alla testa di torcuidabile esercito, assediolla indarno per mare e per terra nel 1 707. A' 1 6 ago- sto 179 3 fu abbandonata agl'inglesi eda- gli spaglinoli, che ne furono discacciati 4 mesi dopo, ma i francesi vi perderouo mol- ta gente; ritirandosi i uemici,incendiaruuo i magazzini della marineria, arsero 24 va- scelli di linea, e seco ne menarono tutti i bastimenti che trovavansi nel porto. Fu a quel memorabile assedio che Napoleo- ne Conapartedièper la involta prò ve d'un talento militare che in progresso svihip- possi iu si straordinario modo. Dal porto di questa città salparono le spedizioni del- l'Egitto nel 1 7g8,diMorea nel 1 827, d'Al- geri neh83o, e d'Ancona neh 832, oltre altre più recenti e per la Crimea. Toloue ha di sovente sofferto danui dalla peste, segnatamente ne' secoli XV e XVII; ne subì pure una nel 1720 che fu terribile, ma poi di quel tempo le prese misure sa- nitarie hanno schivato il flagello, senza e- v ita re quello del cholera. Tolone che nel 18 1 5 contava soli 3o,ooo abitanti, pre- sentemente ne ha 80,000. Ora poichegli alfaii politici si raggruppano, per così di- re, sempre più nel Mediterraneo, e che la Francia deve mantenere per un tem- po ancora indeterminato continue relazio- ni nell'acque del Levan te, la città avrà certo in una diecina d'anni una popolazione di i5o,ooo abitanti. Tantoaumento, frutto della concentrazione degli affari maritti- mi e delle nuove idee che informano l'at- tuale governo, forse danneggierà Brest, Rochefurt, Cherbourg e Lorieul, porti sul-
I Atlantico, fra 'quali prima riparti vasi il movimeuto navaledella posseuteFranciu.
II sistema di navigazione pare che subi- rà presto cambiamenti di qualche impor- tanza: tutti i vascelli della marina fran- cese vennero nel decorso inverno a subi- re uè' 3 arsenali trasformazioni e miglio- ramenti di rilievo. Senza la forza del va- pore ^è orinai cosa nota e accettata) sa- rebbe sluto impossibile muover guerra al- la Russia, colosso del nord, e vincerlo. A
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proposizione dell'ammiraglio Bouel-Wil- laumez, nella della stagione furono man- dati a Tolone tutti i navigli a vela di alcu- ne squadre, acciò si potesse applicar loro il sistema misto; reudendoli cioè suscet- tibili di solcare le onde, secondo il tem- po e le occasioni, sia colle vele, sia col va- pore, per la guerra che arde in oriente. La sede vescovile appartenne alia 2. "pro- vincia ecclesiastica di Vienna neh' esar- cato de'Gauli, suffragane^ della metropo- litana d'Arles, eretta al dire di Comman- ville circa 1) 430. Nella Gallio. Christia- na, Tolonenses Episcopi et Domini, per- chè un tempo la signoreggiarono, è regi- strato peri." vescovo s. Pietro de Alma- narra; nel 43 is. Onoralo, di cui fece men- zione s. Leone I nella lettera scritta in ita- liano a' vescovi delle Gallie. Gli successe s. Cipriano costituito vescovo di Tolone das. Cesario d'Arles verso il 5i6,beneme- rito anche contro 1' arianesimo introdot- to nella Provenza da'goti, e per quanto operò ue'coucilii: scrisse la vita di s. Cesa- rio,di cui ni discepolo, morì nella metà del VI secolo, ed è 2.0 patrono di Tolone. Ver- so il 472 fiorì s. Graziano martire, nella persecuzioue de' goti ariani , secondo uu mss. di poca autorità della chiesa di To- loue. Palladio assistèal concilio d'Orleans del 54q,ed a quello d'Arles del 5 J4; De- siderio trovossi al concilio di Parigi nel 573, e per un deputato all'altro di Macon. del 585; a Meuua nel 601 scrisse s. Gre- gorio I. Per le vicende de'tempi ignoransi i nomi degli altri vescovi fluo al secolo IX, a molivoprincipalinentedeH'irruzioiiide' saraceni sulle coste di Provenza , per la quale probabilmente restò a luogo la se- de vacante. Leone trovasi che l'occupava nell'804. Eustorgio sottoscrisse nell'879 al concilio di Mantala. Deodato nel 1040, con tutti i vescovi del' Alpi .Marittime, a' 1 5 ottobre intervenne alla solenne cou- s «grazione della chiesa dell'abbazia di s. Vittore di Marsiglia: e v'intervenne an- cora il Papa Benedetto IX, probabilmen- te per la stima che godeva l'abbate s. I
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sarno. Tra'principi secolari che vi furono a ossequiare il Papa , vanno nominali i conti di Provenza e i visconti di Marsi- glia. Ricorderò fra gli altri vescovi, Ay- luino che parti per la crociata di Palesti- na, con Goffredo di Buglione e con Rai- mondo conte di s.Egidio,al cui testamento sottoscrisse nel i io5uel monte Pellegri- no in Siria. Pietro Isnardi o Aynardi nel i 179 intervenne al concilio generale di La ter ano III. Galterio Gaufrido del 1 2G3 che meglio stabilì il capitolo, distribuen- do le prebende a 12 canonici, creando le dignità dell'arciprete e dell'arcidiacono, oltre il sagrista e il preceutore, facendo il tutto approvare nel 1270 dal suo capi- tolo e dall'arcivescovo d Arles. Giovanni consagrò l'altare maggiore della cattedra- le, ove nel 1 1 83 collocò le reliquie del pre- decessore s. Cipriano, e fondò le cappel- Janie di s. Gio. Ballista e di s. Maria Mad- dalena. Giacomo religioso intervenne nel i337 al concilio provinciale d'Avignone, tenuto nel monastero di s. Rufo. Gio. Sil- vestro spagnuolo deli 371, al cui tempo Giovanna 1 signora di Provenza eresse in Tolone il convento de'domenicani;ed eb- be a successore nel 1 3go fr. Pietro de Ma- ra villa domenicano. Vitale francese fu al concilio di Costanza. Dionisio Brissonnet figlio del cardinal Guglielmo donò ma- gnifici ornamenti per 1' altare maggiore della cattedrale, in questa edificò la cap- pella della ss. Trinità, restaurò l'episco- pio neh 5o4, e intervenne al conciliabolo di Pisa, e poi al concilio generale di Lu- terano V. Nel 1 5 1 8 il cardinal Nicola Fie- schi, cui successe neh 524 '' cardinal A- goslino Trhndzi, al cui nipote Antonio 2Yivulzine\ 1 528 fu data la sede in com- menda e amministrazione, poi cardinale. Neh 564 Girolamo della Rovere, elevato al cardinalato da Sisto V. Fr. Tommaso Giacobelli piemontese domenicano, au- tore d'opere. Egidio de Septres d'Avigno- ne nobilitò l'altare maggiore e nella cap- pella di s. Cipriano trasportò le sue reli- quie, introducendo in Tolone nel 1 60G i
TOL cappuccini e neh 609 i minimi, restau- rando la chiesa di s. Paolo de Arcis. Au- gusto de Fourbin edificò il monastero di s. Orsola e vi stabilì le religiose , e nel i634 ammise in Tolone le sorelle della B. Vergine. Giacomo Danes di Parigi e- resse nella diocesi due collegiate, fece sta- bilire la congregazione dell' oratorio in Tolone, e fu zelante pastore. 1 successori sono riportati nella Gallio, Christiana, in uno alla serie de'preposti della chiesa di Tolone, cominciando da Ristagno del 1 2 1 7. Gli ultimi vescovi diTolone furono: neh 738 Lodovico Alberto Joly deChoin liouese; nel i75cj Alessandro Lascaris di Venlimiglia; neh 786 Eileone de Ca- stellaue-Mozangues della diocesi di Mar- siglia. Pel concordato deh 801 di Pio VII colla Francia fu soppressa la sede vesco- vile diTolone, riunendosi la diocesi a quel- la di Frejus (P^.)- Il capitolo della catte- drale si componeva delle nominate due di- gnità, non che di duecauonici maggiori e di 8 altri canonici minori o sacerdoti di coro. I pp. dell'oratorio vi aveano un col- legio, ed i gesuiti il seminario. Eranvi nel- la città altre 7 case religiose di uomini, e 4 di donne. La diocesi conteneva 20 par- rocchie, con varie chiese collegiate a Hiè- res, Cuers e Sixfoura. Il vescovo godeva per mensa i5,ooo lire di rendita, e paga- va 4°o fiorini per le sue bolle. Riporta il n.°238 del Giornale di Roma del 1 85 3, che mg.' Alessio Casimiro Giuseppe Wi- cart, diMeteren arcidiocesi di Cambray, i.° vicario generale di essa e professore di quel seminario, da Gregorio XVI fatto vescovo nel concistoro de'24 aprile 1 845, era stato autorizzato ad aggiungere al suo titolo di vescovo di Frejus, quello di ve- scovo di Tolone, e a'6 ottobre 1 853 prese possesso del palazzo episcopale a lui pre- parato dalla città di Tolone. Il suo ingres- so ebbe luogo con grande applauso, al suo- no delle campane, e fu il vescovo ricevuto dal clero, dalle autorità , e da immeuso popolo accorso ad incontrarlo. Nel conci- storo de'28 settembre 1 855 i\ prelato fu
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trasferito alla nuova sede vescovile eli La- vai, dichiarata suffraganea di Toursj ed in sua vece il Papa Pio IX nel concisto- ro de'20 dicembre 1 855 dichiarò vesco- vo di Frejus mg.r Antonio Giuseppe En- rico Jordany di Digne, presidente di quel seminario e canonico della cattedrale pa- tria.
TOLOS.Vo TOULOUSE ( Tolosan). Città con residenza arcivescovile di Fi an- cia, antica. grande e celebre capitale della Liuguadoca, ed al presente capoluogo del- l'Alta Carotina, di circondario e di 4 can- toni, a 5olegheda Bordeaux. 4 "da Mont- pellier ei5o da Parigi. Giace in vasta e bella pianura, sulla sponda destra della Garonna, chela divide in due parti ine- guali e vi forma una lieve incurvatura e parecchie isole, una delle quali, quella di Tounis, è coperta di case, alquantosupe- riormentealla locedelgran canalediMez- zod'i o Midi o di Liuguadoca o de' due Mari, mentre il canaleBrienne,Iuugoi53o metri, unisce all'uscire della città la Ga- ronua col detto canale deiMezzotli.E' inol- tre capoluogo e quartiere generale della io.' divisione militare, e centro della 1 2/ conservazione boschi va; ha uua corte im- periale, la cui giurisdizione si estende sui dipartimenti de ll'Ariège,deH'Alta Garon- na, del Tarn e di Tarn e Garonna; cor- te d'assise, ti ibunaledi 1. 'istanza e di com- mercio, direzione de'demani e delle con- tribuzioni dirette e indirette; conservazio- ne dell'ipoteche, zecca lettera M, accade- mia universitaria, la cui giurisdizione di- stendesi sopra i dipartimenti delFAriège, dell'Alta Garonna, del Tai u e di Tarn e Garonna. Tolosa, posta tra il canale di Mezzodì e la Garonna, occupa una vera penisola:! sobborghi diBazaele,d'Aruaud- Beroard, di Matabiau e di s. Stefano, co- me pure giardini e bei passeggi composti d'un ampio circolo contornato da 4 hle d'alberi, ed a cui mettono capo 4 belli via- li, la separano al sud-est dal canale; all'est di là dal canale giace il sobborgo Guille- iuery, ed al sud trovasi quello di ». .Miche-
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le; all'ovest è disgiunta dal sobborgo s. Cipriano per mezzo della Garonna. Que- sta città, senza i sobborghi , è di figura pressoché ovale, e misura circa una lega e 1/4 di circuito; i bastioui che sino dal i345 la cingevano, ed i quali da lungo tempo non erano che muri di cinta, a po- co a poco che si andarono abbattendo, fu- rono sostituiti da fabbricati nuovi e di buon gusto. Da' primi del corrente se- colo la città si è progressivamente mol- to abbellita, sia nelle abitazioni, sia nelle strade, ed anche le piazze sono più nu- merose, le nuove belle e regolari, le an- tiche grandemente migliorate. Questa cit- tà mancava di fontane pubbliche, e tutte le piazze ne sono attualmente adorne, e più di 100 pilastrini a fontana, non privi di eleganza, lavano giorno e notte le stra- de. Tra le piazze pubbliche distinguesi quella d'Angoulème, che forma uno dei begl'ingressi della città e venne ornata di bella fontana di marmo bianco de'Pirenei, la cui statua principale rappresenta la Francia io atto di calpestare l'idra delle rivoluzioni. Da questa piazza una via lar- ga e bella mena alla piazza quadrata del Campidoglio, della quale solo due lati an- ni addietro erano bene edificati, onde sarà stata perfezionata; ed i 4 angoli sono de- corati da fontane monumentali. La pisci- na che alimenta tutte le fontaneè un bel monumento di architettura, situato nel sobborgo s. Cipriano. Vie assai bel nu- mero di palazzi, parecchi antichissimi, ed i più degni d' essere citati sono quelli di Le\y, di Mac-Charty, d'Anguin,e di Mal- ta: quello de'conti di Tolosa fu assegna- to ■'tribunali. Il teatro vasto e graziosa- mente adorno. 11 magnifico ponte sullaGa- rollini, terminalo da un aico trionfale, è disegno del famoso Mansard. L'edifìzio pubblico più notabile è il Campidoglio, o palazzo civico, monumento antichissimo, poiché se ne fa risalire la fondazione al tempo de'romani, sotto l'imperatore Gal- ba; ma la facciata é stata riedificata nel XVill secolo, e decorala com'è da b» co-
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lonne ioniche di marmo riesce d'aspetto imponente, quantunque di stile mediocre; fu terminala nel 1 769, sopra i disegni del- l'architetto Ri valz. Nella 1 /corte di questo Campidoglio fu decapitato a' 3o ottobre 1 632, il duca di Montmorency, a pie del- la statua d'Enrico IV; in una delle sale, detta degl'illustri, osservatisi circa 4° bu- sti d'uomini celebri nati nella città, mo- dellali in terra cotta, e ciascuno con pom- posa iscrizione latina a lettere d'oro; os- servasi pure in alti a sala la statua in mar- ino bianco di Clemenza Isaura, fondatri- ce de'Giuochi Floreali; e questo slesso e- difÌ7Ìo contiene la sala pegli spettacoli, be- nissituoornata. I magistrati della città an- ticamente chiamavausi capitonls in fran- cese, ovvero capilularìi , eapitulares, o domìni de capitulo in latino, dal vocabo- lo capitolimi, capitolo, assemblea, riunio- ne, e che espritnevasi colla parola capital Iteli' antico linguaggio del paese. Questi magistrati acquistavano la nobiltà colla loro carica, e la trasmettevano a'Ioro di- scendenti. Erano in numero di 8, confor- memente agli 8 quartieri, alle 8 parroc- chie e alle 8 porle della città, di cui cu- stodivano essi le chiavi. Dislirtguonsi poi il palazzo della prefettura, i nuovi palaz- zi della corte regia e del tribunale dit.'' istanza, i nuovi e be'fabbricati della scuo- la veterinaria e de'macelli. La cattedrale è sotto l'invocazione di s. Stefano proto - martire.di gotica struttura del secoloXl 1 1, una delle più magnitichedi Francia. Ani miratisi in essa particolarmente l'altare maggiore, il coro e l'organo, opera vera- mente ardita, il pnlpiloè rimarcabile per la sua vetustà, e non venne mai cambiato per rispetto agl'illustri predicatori chesa- luono su di esso, quali furono il b. Rober- to d'Arbrisselles istitutore della congre- gaz\oneà\Font-Evrault, s. Bernardo dot- tore della Chiesa, s. Domenico fondatore dell'ordine de' Predicatori, s. Antonio di J'adova e s. Vincenzo Ferreri. Nella tor- re campanaria era la famosa campana dell'arcivescovo Cnrdaillac, del peso di
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5o,ooo libbre. Vi è il fonie battesimale, colla cura d'anime amministrata da un canonico onorario e da un vicario. Il ca- pitolo si compone dir 2 canonici titolari, fii'quali il preposto e l'arcidiacono, le pre- bende teologale e penitenziale, di diversi canonici onorari, depueri de choro inser- vienti alle sagre ceremonie, oltre altri pre- li e chierici. L'antico capitolo fu per lun- go tempo regolare , sotto la regola di s. Agostino, e fu secolarizzato neh 524 da ClementeVII.Era composto del preposto, di 5 arcidiaconi, di 24 canonici, uno dei quali era cancelliere della chiesa e dell'u- niversità , e di molli altri benefiziati. Il preposto, scelto sempre dal grembo dei canonici, veniva eletto a pluralità di voti. Avea giurisdizione immediata su tulio il capitolo, il quale era esente dall'ordina- rio. Quando ufficiava portava il bastone pastorale, ed era assistilo all'altare da 4 canonici. Quando andava in processione dovea avere presso di se due elemosinie- ri e uno scudiere. I preposti che venivano nominati vescovi, non lasciavano la loro 1/ dignità. ISammartani ne pubblicaro- no la serie nel ti della Gallia Christia- na, p. 71 1. Il palazzo arcivescovile è al- quanto distante dalla metropolitana, ed è magnifico, rifabbricato a spese dell'arci- vescovo Colbert. Nella città vi sono altre 8 chiese parrocchiali munite del battiste- rio, e secondo l'ultima proposizione con- cistoriale eranvi 6 comunità di religiosi-, diversi sodalizi, due ospedali, due semi- nari, uno grande e l'altro piccolo con mol- ti alunni. Leggo nel n.°i4' de\\' Osserva- tore Romano deli 852.» Il 3i maggio la città sì eminentemente cattolica di Tolo- sa, avea la sorte di vedere riaperta l'au- lica chiesa de'minimi, il giornodella chiu- sura del mese Mariano. I tolosani sperano che si farà altrettanto dell'antiche chiese de'franeescaniede'domenicani". Aggiun- gerò, che infatti i domenicani ripristinali in Francia dal benemerito p. La Cordai- re, aprirono anche in Tolosa un conven- to ed una chiesa, che ambedue sono co-
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■e nuove, quantunque gli abbiano dato il nome vecchio, chiamandolo convento e chiesa di s. Romano. Di più trovo nel Giornale Romano del 1 853 a p. 858, di chefeoi parola a Sorella.» Un nuovo sta- bilimento viene fondato in questa nostra città di Tolosa, già assai ricca in tal ge- nere di opere di beneficenza. Le piccole sorelline de* poveri, il di cui solo nome è una vera e bella raccomandazione pres- so tutte le anime caritatevoli, edellequa- li si ammira in molte città della Francia li pietàe la sublimedivozione,hannocrea- lo in Tolosa una casa del loro istituto. O- gnun sa che queste sante figliuole si sono date il carico di sostenere, nutrire ed as- sistere le povere vecchie, col prodotto del- l'elemosine che esse ricavano dalla que- stua che giornalmente fanno da una casa all'altra onde ali meri tare queste in felici lo- ro protette". Inoltre si dice a p. 874-' Il provinciale de' cappuccini ha comprato uu vasto terreno nel sobborgo s. Cipria- no, per stabilirvi un convento del suo or- dine. In Tolosa si prepara un couvenlo anche pe'padri domenicani". Anticamen- te in Tolosa eiauvi 26 comunità religio- se di uomini e circa 1 6 di religiose. Mar- ra Cancellieri ne' Possessi, che il guardia- no de'conventuali di Tolosa, appena sep- pe la morte di Clemente XIV, scrisse di voler mandare a Roma della terra del ci- ìniterio del suo convento, atta a conser- vare i cadaveri. La collegiata di s. Ser- nin (o s. Saturnino martire e i. "vescovo di Tolosa), avea un abbate secolare, ed era la più distinta della metropoli, composta di 24 canonici, senza il basso coro. La sua chiesa celebre, antica e parrocchiale, ia più distinta dopo la metropolitana, è una delle più belle di Francia. Sebbene piut- tosto tetra, è grandissima e maestosa: in essa si collocarono moltissime reliquie, ol- tre quelle del santo titolare in una ricchis- sima cassa d'argento, non che quelle di s. Tommaso d'Aquino nel secolo passato. L'abbate era immediatamente soggetto alla s. Sede, in uno al suo capitolo, che
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essendo regolare di s. Agostinofu nel 1 526 secolarizzato da Clemente VII. Avea il diritto d'usare tutti gli ornamenti vesco- vili,e benediceva il popolo nella sua chie- sa. Era conigliere a) parlamento di To- losa, e conservatore de'diritti dell'univer- sità. Li chiesa parrocchiale della Madon- na della Daurade, Deauratae, fabbricata da s.Esnperio sopra un antico lempiod'A- pollo o di Minerva, apparteneva al mo- nastero riformato di Clugny, ch'era sta- to unito alla congregazione di s. Mauro nel secolo XVII. Altra chiesa degna di speciale menzione è quella già degli ago- stiniani, e del pari il chiostro che contie- ne il museo. L'antico convento di s. Pro- mano de' domenicani era assai rimarca- bile, come il più antico e i.° dell'ordine (pel narrato a Predicatori), e per esser- vi slato deposto in una bellissima cappel- la della chiesa di s. Sernin il corpo del dottores. Tommaso d' Aquino {V!), den- ti o a un superbo mausoleo a 4 faccie,meu- tre la sua testa fu posta nella sagrestia in busto d'argento dorato, esponendosi alla venerazionede'fedeli nel dì della sua festa. Questionatoli s. Corpo, per sentenza d'Ur- inino V neh 368 fu aggiudicato a questo convento, ricevuto dalla città colla più gran solennità e immenso concorso di per- sone, oltre il duca d'Angiò fratello del re Carlo V, gli arcivescovi di Tolosa e di Narbona, molli vescovi, abbati e signori. Ora mi occorre qui fare una breve di- gressione sopra le reliquie di s Tomma- so d'Aquino, splendore dell'inclito ordi- ne domenicano, e da s. Pio V dichiara- to 5.° dottori' della chiesa latina, colla bolla Mirabilis DeiiSjdeW 1 1 aprile 1 367. Questa gloria immortale dell'encomiato ordine, mentre da Napoli si portava al concilio generale di Lione, morìa'7 raar- zoi 274 nel monastero cisterciensedi/^Q^- sanuo\'a(T .) nella diocesi di Tcrracina. Usuo corpo fu trasferitoda Ouoratoconte di Fondi nel convento domenicano di tal città, e Papa Giovanni XXII colla bolla Redemptio:u.'iii jnisit, de' 18 luglio 1 3 20,
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Bull. Rom. t. 3, par. 2, p. 1 88, locano* uizzò in Avignone. Indi i domenicani di Fondi furono accusati da'cislerciensi per essersi preso il corpo del satito, ed Urba- no V terminò la gran vertenza, con ag- giudicarlo in Monte Fiascone, contro le pretensioni de'cisterciensi di Kossanuova, nel maggioi368 in fivore de'domenica- ni di Tolosa, ove nell'istesso anno fu tra- sferito, come affermano ancora i Bollan- disti , Aeta ss. Mariti , 1. 1, p. 720. La chiesa de'domenicani di Tolosa fu prefe- rita a quelle delle altre città e della stessa Parigi, perchè in quel convento fu fon- dato l'ordine da s. Domenico, e perchè Urbano V, prevedendo le molte solleci- tazioni che i frati predicatori avrebbero avute da varie parli, scelse egli la chie- sa di Tolosa, dicendo al p. generale del- l'ordine nella corrispondente bolla queste parole. Ut le eripiam de iinportunitate Itine inde sollicitantiuni ipsemet eligo in locwn prò dicto saneto eorpore Eeele- siani vestii conventus Tolosani... quia ibi est universitas nova in theologia quarti volo /andari in solida et firma doc tri- na illius Saneti. Si può vedere il dome- nicano p. Antouio Touron (biografo pu- re di s. Domenico e degli uomini illustri innumerabili dell'ordine), Pie des. Tho- mas, Paris 1737, a p. 344* uoa c^ie ''a'* tro domenicano p. Guglielmo de Tocco, Vita d. Thomae de Aquino, presso i ci- tati Bollandisti; ove vi è del correligioso p. Raimondo Ugone, De Translat. cor- por, b. Thomae de Aquino, bulla Urb. V data x kal. jul. pont, an. ri, Copio- susin misericordia Domini. Il corpo del- l'angelico s. Tommaso si venera nella chiesa parrocchiale di s. Sernin di Tolo- sa, di cui già feci parola, ma quanto alla testa vi sono diverse opinioni. In Tolosa si sostiene possederla; però si venera pu- re in Pipenio, trasportata da Fossanuo- va con due ampolle del suo sangue, co- me notai ne' voi. XXVI, p. 19, LUI, p. 240 e 2475 dicendo quando venerò l' li- na e le altre Gregorio XVI, ed io di vota-
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mente feci altrettanto. Tuttavolta, quan- to al corpo, vi ha chi dice , essere stato bruciato da'furibondi eretici Ugonotti in Tolosa nel secolo XVI. Il sin qui accen- nato venne di recente ex professo trat- tato, colla storia della sepoltura e trasla- zione del corpo e reliquie di s. Tomma- so d'Aquino (essendovene in Italia, Fran- cia e Spagna), iuclusivamente a quella se- guita nel 1 794 irt Tolosa stessa dalla sua chiesa de'domenicani a quella di s. Ser- nin,dall'interessantissimo opuscolodi cui mi duole non dare un sunto, dovendo os- servare la brevità, e intitolato: Histoire des Reliques des. Thomas d' 'Aquin par E. Cartier, Parisi 854- I francescani e i dottrinari aveano in Tolosa pubbliche bi- blioteche, ed i gesuiti 6 case. Era vi una u- ni versila eretta da Papa Gregorio IX, per l'istanze del re s. Luigi IX: i suoi profes- sori venivano tumulati coli' anello, coi gnauli, la spada e gli speroni dorati. Un tempo vi fu uncollegioper la missione di- pendente dalla congregazione di propa- ganda fide, fondato da un cappuccino i- beruese, che col fine d'averne ecclesiasti- ci ne avea istituito altro a Bordeaux: fu dotato dal magistrato di Tolosa, ammi- nistrando le rendite il rettore e i provve- ditori. 1 16 alunni aveano l'obbligo di f ir- si sacerdoti, e studiavano nell'università l'alte scienze. Nelle biografie de' seguenti cardinali notai i collegi fondati nella loro pia munificenza in Tolosa. Elia Pcrigurd Talleyrand eresse il eollegioPerigord per istruire nella legge i giovani , poi perfe- zionato da Papa Gregorio XI. Andoiuo $ Albert nipote d' Innocenzo VI, ordinò che dopo la sua morte, con buone reudi- te fosse fondalo un collegio, e chiamato Magalonense dal nome del suo vescova- to di Maguclone. Pietro di Fuxo o Foix il seniore, celebre legatod' Avignone, fon- dando il collegio per alimentarvi 2D gio- vani applicati allo studio delle leggi, lo chiamò Fuxiense, gli assegnò ricca dote e gli donò scella e copiosa biblioteca. In- oltre Papa Innocenzo VI, già dottore e
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professore famoso nel diritto legale, e giu- dice maggiore della siniscalchia di Tolo- sa, quivi fabbricò il collegio de' Poveri. Tutti questi e altri vantaggi, li riportò To- losa nell'epoca in cui i l'api risiederono in Avignone, dopo la strana risoluzione di Clemente V. Sono al presente rimar- cabili in Tolosa i vasti spedali dell'Hótel- Dieu, e di s. Gioseffo de-la-Grave; le bel- le riviere cbe corrono lungo la Garonua, ed il famoso mulino del Basacle, situato all'uscita del fiume e rifabbricato nel 1 8 14 sopra disegno bellissimo, e sopra a questo mulino appunto operasi la congiunzione, del canale di Brienne colla Garonna; al- la riunione dello stesso canale di Brienne con quello del Mezzodì, in qualche distan- za dalla città, trovasi un ponte doppio, chiamato Jumeau ossia Gemello, sul qua- le vedesi rappresentata in basso rilievo lungo 5o piedi, la congiunzione de' due mari, con figure di grandezza colossale; e la magnificenza del viale d'alberi che fiancheggia i due canali, il doppio e su- perbo sostegno pel quale spandonsi le lo- ro acque; questo basso rilievo e il ponte meritano l'ammirazione di tulli i viaggia- tori. Gli altri passeggi pubblici souo la spianata, nel centro ornata d'un bel get- to d'acqua; il grande giardino pubblico, il giardino delle piante, uno de'più vasti e più belli di Francia, ricco soprattutto di piante esotiche meridionali, e di pian- te indigene de'Pirenei, e nel qualesi fan- no corsi di botanica. All'estremità meri- dionale dell'isola di Tounis, sono le rui- ne del castello Naibonese, antica citta- della de'ie di Francia e de'conti di To- losa, e colà presso sorge un altro bel mu> lino, rivale di quello dei Basacle; alquan- to inferiormente alla della i^.la è il pon- te sulla Garonna , che fa comunicare la città col sobborgo di s. Cipriano, ponte di beila esecuzione e costruito «sotto Luigi KW , sopra disegno di Soulbon, con 7 archi di varie grandezze, largoia tese o pertiche e 1 35 lungo, e che dalla parte del sobborgo termina con una porta ad arco
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trionfale, disegno di F. Mansard. Il qua- le sobborgo, il più bello e considerabile di tutti, è fabbricato e distribuito rego- larmente; la via di Chercydon, larga e di- ritta, che principia allo sbocco del ponte, conduce alla piazza quadrata dello stesso nome, circondata da facciate regolari, e che precede la porta di Tarbes, formata da bel cancello di ferro, a destra e a si- nistra del quale veggonsi le statue colos- sali rappresentanti la città di Tolosa e la provincia di Linguadoca, scolpite da F. Lucas. Di là da detta partecontinua una bella via che termina in una gran piaz- za ollagona, alla quale mettono capo due altre vie e tre bei viali, e famosa nella cit- tà sotto il nome di Zampa d'Oca. Ed e- ziandio nellostessosobborgo trovasi il bel passeggio detto il Corso Dillon, che pro- lungai a terrazzo sulla sponda della Ga- ronna, dal ponte sino alla porta di Mu- ret, chiusa da bel cancello di ferro. 11 por- to di questa città sul canale del Mezzodì, giace uel sobborgo s. Stefano. Possiede Tolosa un'infinità di stabilimenti d'istru- zione pubblica, ed il numero di coloro che li frequentano ed allo studiosi danno,di- mostra che questa città mai sempre con- serva l'antico suo amore per le scienze, le lettere e le arti. Vi si compila buon nu- mero d'opere periodiche, e le società dot- te distribuiscono premi: il più antico di tali istilliti è l'accademia rinomata dei Giuochi Floreali o della Dea Flora, che conta più di 5 secoli d'esistenza, e la cui fondazione si attribuisce a quella celebre Clemenza Isaura che l'avrebbe riccamen- te dotata , ma dispiace che non si vada d'accordo sul tempo in cui abbia vissuto, alcuni riportaudoue al 1 220. l'istituzione accademica, altri la ritardanoal 1 323; co- munque sia, l'accademia distribuisce i se- guenti premi: pel 1 .° una viola d'ora, pel 2.0 una rosa selvatica pur d'oro, pel 3." un fiore-arancio dello stesso metallo. Tutti i poeti francesi hanno diritto di concorrer- vi , e parecchi fra' più celebri vi furono coronati. Vi sono inoli re, l'accademia del-
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le scienze, iscrizioni e belle lettere; l'acca- demia di pittura, scultura e architettura; il collegio regio, la scuola secondaria di medicina echirurgia, la scuola d'ai ti e me- slieri, quella speciale di disegno , scuole regie d'equitazione, di musica e di canto, un eorso di geometria e meccanica appli- cale alle arti, altre di fisica sperimentale, di chimica e d'ostetricia all'Ilòtel-Dieu ; società di medicina, delle belle arti, d'a- gricoltura e di carità materna; una socie- tà biblica ausiliaria protestante, ed una di prestito gratuito sopra pegno; e due hi bliolechepubb!iche,unadi piùche3o,ooo volumi, e l'altra supera i 24,000: quella del collegioconlenendo, tra altri mss. pre- ziosi, le Ore di Carlo Magno, quelle del- la regina di Bretagna, un' Apocalisse tra- dotta in versi francesi, ed un Eschilo coi margini sopraccaricati di note per mano di Racine. Possiede ancora questa città un osservatorio, dove si fanno corsi d'a- stronomia; museo di pittura ed'anlichità, cresciuto colle ricche scoperte fatte nel 1827 presso la città di Martres, e tra le altre cose, 60 busti d'imperatori e impe- ratrici in marmo, d'un Giove Serapicle, ec. Vi è la scuola dell'artiglieria con ar- senale poligono, polveriera, fucine, e fon- deria di cannoni, ed un semenzaio dipar- timentale. Anche l'industria quivi conta parecchi stabilimenti importanti: tali so- no precipuamente un laminatoio, che ri- duce in lastre circa i5o,ooo chilogram- mi di rame all'anno, ed una fabbrica d'og- getti d'acciaio, falci e lime, la più ragguar- devole che esista in Francia, ed il cui pro- dotto ad annocomuneascentlead8oo,ooo chilogrammi d'acciaio, 80,000 di lime, e circa 120,000 falci; hawi inoltre fucine alla catalana, magli da ferro, altri lami- natoi per ferro e rame, fonderie di rame per campane e altri oggetti, fabbriche di cera e di candele dell'* slessa materia, ac- qua vile, olio, paste italiane, carte dipin- te, tele incerate, corde da strumenti, ma- terie resinose, marocchini, indiane, coper- te di lana e di coione, cappelli di paglia
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all'ospizio, maiolica, porcellana, terra da pipe, manifattura regia di tabacchi, fila toi, concie di pelli, birrerie, corderie, fab- briche di misure ee.Numerose sono le tipo- grafie e i fondachi de'librai: il già proprie- tario d'uno di essi, il eh. Agostino Mana- vit tolosauOjio lo chiamerò l'^Zf/o^i To- /o.srule'nostri giorni. Saggio, eruditissimo e pio scrittore, gli dichiarai la mia am- mirazione e riconoscenza nel voi. LXIV, p. 32 1, per la traduzione delle mie Cap* pelle Pontificie^ per quantoeg regiamen- te scrisse d'un Gregorio XVI e d'uu car- dinal Mezzofanti, e qui solennemente gli rinnovo i miei omaggi,con particolare sod- disfazione dell'ani mo, sebhene egli sia pas- sato a miglior vita nel declinar deli 855, e fu una perdita giustamente deplorala dall'illustre patria, e da chi ne conosceva le virtù ed i pregi. Ogni due anni dal 1 5 giugno ali 5 luglio si fa pubblica esposi- zione ili prodotti dell'industria diparti- mentale. Il commercio, senza essere mol- to attivissimo, non vi è perciò meno di assai grande importanza, principalmente colla Spagna; ma quello di emporio coi porli di Marsiglia e Bordeaux e coll'in- terno della Francia non è tanto quanto potrebbe credersi animato; è questo pu- re l'emporiode ferri del dipartimento del- l'Ariège, non che de' due mari. Esporla questa città principalmente molto grano e farina , prodotto più essenziale del suo territorio; manda essa nell' interno della Francia pasticci di fegato d'anitra che so- no rinomali. Vi si tengono due grandi mercati all'anno, pe'fiori e pel porco sa- lato, ed 8 fiere, fra le quali è importan- te quella de'i5 giugno per le lane e panni. Il suo canale di Mezzodì è della maggior importanza pel commercio della Fran- cia meridionale. Progettata sotto France- sco I, la comunicazione della Carolina col Mediterraneo, questo grande monumen- to non fu eseguito che sotto Luigi XIV, pegli ordini di Colberl e mercè il genio di iliquet. Si cominciò nel 1667, e nel 1681 la uavigazione fu in attività su tulta la li-
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nea. Per questo complesso di pregi, e di altri che sarebbe lungo il rilevare, Tolo- sa è una delle più belle e più grandi cit- tà della floridissima e possente Francia. Essa inoltre vanta una moltitudine di uo- mini celebri in tutti i generi, e tra gli al- tri il giurecousultoCujacio5al quale giusta- mentela patria P8 dicembre 1 85o innalzò a suo onore una statua, e sul piedistallo fu incisa questa iscrizione: Jacofro Cuia- rio Tolosano. E' patria dei poeti e autori drammatici Guy Oufaure signore di Pi- brac, Goudouly, Maynard, Cailhava, Pa- laprat, Campistron, Nicolò Ptchantté; del poeta e matematico Fermat, del fisico e dotto minimo Maignan, degli storici Ca- seneuve e Guglielmo Caldi ; de* ultori Francesco e Gio. Francesco de Trov: dei pittori, scultori e architetti N. Bachelier, F. Lucas, Antonio Rivale; di Bertrand di Mollevilie ministro della marineria tolto Luigi X\ I, e autore d' una storia della mutazione; del bravo general Dupuy morto alCairo, e del marescialloPeriguon. Colle loro opere poetiche si tesero chiara Elisabetta Dreuillet, Desparre e Monte- gnt. E pur la patria di Riquel, che s'im- mortalò col celebralo canale di Lingua- duca o Mezzodì. Vi ebbe pure i natali il d. 'Giovanni Esquirol. benemerito degl'in- felici dementi. I fasti ecclesiastici si glo- riano di molli cardinali,aici vescovi, vesco- vi e altri prelati. Tolosauo fu il b. e Papa Benedetto A"// del Fornoo Fournier, ua- to in Saverdun territorio di Tolosa, da un molinaio, secondo alcuni, già inquisitore della provincia di Tolosa, ove estirpò gli eretici che l'inondavano, e nipote di Gio- vanni XX11, che pure diversi dicono di bassa origine, e perciò tanto più gloriosi, e ben lo si mostrò il b. Benedetto XI I col- la \ ir luosa moderazione, nel mai itare con mediocre dote la nipote a un mercante di Tolosa, rifiutando ragguardevoli perso- naggi. Tolosano si fa pure Urbano f Gri- moardi, veramente di Linguadoca, e pare oriundo di Limogese nato in Grissac nella contea di Gevaudan.già professore insigne
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de'canoui in Tolosa. Tolosano fu il cardi- nal Raimondo.l/c>/i/ò/7, la cui famiglia un tempo signoreggiò Tolosa. L'ultimo san- to tolosano a cui la s. Sede ha decretato il pubblico culto è la b. Germaua Cousin di Pibrac, villaggio poco lontano da To- losa , nata da poveri parenti e destinata duDioadareal mondo il maggioi esempio dell'umiltà. Introdotta la causa di sua ca- nonizzazione nel i845 avanti Gregorio X\ I, e continuata con molta alacrità, il legnante Pio IX nedecrelòlasolennebea- tificazione, celebrata nella basilica \ ali- cana a'7 maggio 1 854, con quella pompa descritta nel n.°io5del Giuntale di Ro- ma > insieme alle notizie sulla serva di Dio. Gli abitanti sommano a circa 65,ooo, i quali partecipano del linguaggio, del ca- rattere e dell'abitudini de'guascoui, per- chè ilsud-ovestdeli'Alta Garonua ne com- pi endemia parie, onde alcuni geografi per qualche riguardo considerarono Tolosa come eapitaledel paese Guascone. LaGua- scogna, divisa in Alta e Cassa, rinchiude- va quasi tutta la contrada compresa fra la Garonua, i Pireui e l'Atlantico, in tuo- doche corrispondeva pi esso a poco uìì'A- quitaìda^iua delle3 parli dell'auticaGfl/- //<7;ossiaGallia Armorica o Marittima, di- visa poi in Aquitauia i/,in Aquitania 2.*, ed in Novempopulania. La Guascogna prese il suo nomeda'guasconi o vasconi, popoli della Spagna Tarragonese, che vi s'introdussero da'viciuiPireuci dopo aver- ne caccialo i visigoti. Si dicono i tofOMtaj più istruiti ordinariamente degii abitanti dell'antica provincia di Guascogna. Lo studio delle leggi, l'applicazione alle scien- ze, alh lettere e alle arti de'tolosani, il lo- ro gusto per la musica e la dauza, li ren- dono più riflessivi , di più mite società, senza per altro diminuir quella vivacità di spirilo così generale in questa parte di Frauda. Il tolosano senza istruzione, lau- to per conto religioso che politico, talvol- ta si abbandonò ad eccessi ch'ebbe poi a pentirsi, per la variabilità del partito che prese, s' è realmente vero quanto su ciò
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osserva taluno. Amono è il clima di To- losa in ogni tempo, ti amie l'estate, e sano vi si perviene a età avanzatissima; buoni sono i viveri, svariati e a buon mercato. La danza, il teatro e soprattutto il canto formano i principali diletti; la disposizio- ne al canto vi è straordinaria, e di soven- te vi fioriscono belle voci. La pianura di Tolosa, feracissima di grano, è immensa, ma monotona, essendo spoglia d'alberi. JNon offre la città die pochissimi avanzi de'montimenti di sua antichità e impor- tanza a tempo de'romani, come i ruderi d'un anfiteatro e d'un acquedotto; ma si sono trovati nel letto della Garouna fon- damenti di edilìzi, medaglie, statue e altri monumenti. Si presume che i visigoti ab- bianodistrutto interamente l'anfiteatro, i templi e altri bei monumenti che possede- va.La Linguadoca, Occitaniae Septima- iiia, antica ed eslesa provincia della Fran- cia, compresa fra il Rodano e laGaronna e formante la Gallio, Bracata, avea qua- si 4° leghe nella sua maggior larghezza, e circa 90 dalla sua porzione più setten- trionale si no alla più meridionale,di viden- dosi in 3 parti: i.° l'Alta Linguadoca, che rinchiudeva il Tolosano, l'Albigese, il Lo- raghese, ed i paesi di Mirepoix e Carcas- sona;2.°la Bassa Linguadoca checompo- uevasi de'paesi di Narbona, di Beziers, di Nimesedi Uzès; 3.° le Cevenne, che con- tenevano il Vivarese, il Velay, il Gevau- dan, ed il paese di Alais. La 1. "rinchiude- va 9 diocesi vescovili, la 2." 1 i,e 3 la 3." Tolosa era la capitale della provincia, e in particolare dell'Alta Linguadoca, e Montpellier lo era della Bassa. Vi sono pochi paesi in Francia ove si trovino mag- giori monumenti di antichità quanto nel- la Linguadoca. Alcuni autori dissero che al momento della conquista de'goti,questo paese prese il nome di Linguadoca, come si direbbe lingua di goto, 0 landt-goth, cioè a dire terra 0 paese di goto. Altri e forse in maggior numero pretendono, che soltanto nel secolo XIII s'incominciasse a disegnare questa provincia col nome di
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Linguadoca, sotto al quale si comprese- ro prima tutti i paesi in cui parlavasi la lingua tolosana o la lingua d'Oc, parola che corrisponde all'Otti," verisimilmemte da questo termine venne anche la deno- minazione d'Occitania, che alcune volte si applicò a questa contrada, una porzio- ne della quale portòanche il nome di con- tea di s. Gilles o s. Egidio, patria di Cle- mente I V. Verso la decadenza dell'impe- ro d'occidente poi, la Linguadoca portò il nome di Septimania, secondo l'opinione de'più a cagione delle 7 diocesi sulfraga- nee di Tolosa, e ne riparlerò: altri voglio- no die il nome di Settimania le derivò dalla settima legione romana che vi stan- ziava, e secondo altri dalla città di s. Gil- les o Saint-Gilles anticamente così appel- lata; o meglio si attribuisce alla divisio- ne delle 7 provincie, cioè le 5 stabilite da Augusto nella Gallia Narbonese, distinte co'vocaboli dii.'é 2. "Narbonese, Vienne- se, Alpi Marittime, Alpi Graie 0 perniine, cui Adriano aggiunse le due di Marsiglia e dell' Alpi Cozie.
Ila la rinomatissima Tolosa la fama d'una delle più antiche città delle Gallie, ma se ne ignora l'origine: questa si preten- deanleriorea quella di Roma,esi attribui- sce a Tolo o Talosso troiano, con raccon- to favoloso. Pare che fosse abitata da' te- ctosagi allorquando, secondo Ausonio che la pose tra le metropoli illustri, i roma- ni sotto Servilio Cepione la presero l'an- nodi Roma 648, pel qual console soggiac- que alla depredazione d'immense somme del denaro sagro, onde n'ebbe infamia per testimonianza diStrabonee diTrogo. Fu anche colonia romana, e G. Cesare la chia- mò Tolosaj Tolomeo, Tolosa Colonia, e Sidonio Apollinare, Urbs Tolosatium: altri Palladia,Roma Garunmae, Tecto- sagum.Pevò la conquista della contrada tli Linguadoca è anteriore, e si attribuisce sotto il consolato di Fabio Massimo nel- l'anno di Roma 636, abitala essendo dai volci, teclosagi, volci arecomici, gaba- li, velauni, ruteni, umbiatici e cadurci.
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Sebbene Tolosa fu inipot tantissima al tempo de' romani, ed avesse il Campido- glio, il tempio d' Apollo e più altri belli monumenti, non fu mai sotto que'couqui- statori capitale della provincia. Nel prin- cipio del V secolo i vandali, gli svevi e gli alani cagionarono orribili guasti nelleGal- lie, e Tolosa fu preservata da' vandali per le virtù e pregbiere del vescovo s. Esu- perio. Ma nel 4'9 ' S°t* invasero la Lin- guadoca, abbandonata loro dall'impera- tore Onorio, e vennero distinti col nome di / isigoti que' goti cbe in questa parte delle Gallie fissarono il principale stabi- limento e la eressero in mona rchia, dichia- rali Jone capitale Tolosa, e vi fecero la lo- ro residenza per 88 anni. Dierouo essi al- la regione il nome di Gothia o Gozia, con- servando pur anco quello di Septimauia, e presero il titolo di re di Tolosa. Alari- co 1 fu il i .°re a dominare la regione e par- te della Spagna, cui successero nel 412 Ataulfo, nel 413 Sigerico,e Vallia il qua- le distrusse gli alani, uel 4 '9 Teodorico
I, nel 45 1 Torrismondo, nel 453 Teodo- rico 11. nel 4^6 Enrico, nel 484 Alarico
II. Questi uel 007 fu viuto uella battaglia di Youillé o Poitiers da Clodoveo I re dei franchi, onde la possanza di questi ebbe grande incremento, e decadde quella dei visigoti. Nel segueuteannoClodoveoIs'im- padroiù di Tolosa capitale del regno dei visigoti, e spense con ciò la loro monarchia iu Francia. Tolosa e i pae?i conquistati sui goti, furono per circa 128 anni diretti da duchi e da conti iu nome de' re francesi successori di Clodoveo I, sino e inclusive a Clotario II. 11 suo figlio Cariberto non avendo avuto alcuna parte alla successio- ne paterna, contro l'uso di quel tempo, ottenne dal fratello primogenito Dago- berto I con trattato degli ultimi d'aprile 63o, che altri anticipano al 628, il Tolo- sano, il Quercy (che poi cede), l'Agenese, il Poitou, il Perigord, e la Noverapopu- lania ossia Guascogna. Pochi giorni dopo Cariberto si recò ad Orleans per tenere al fonte battesimale suo nipote Sigeber-
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to II. Di là continuando il suo cammino, si portò a prender possesso de'suoi nuo- vi stati a Tolosa, ove fissò la sua residen- za, e fece rivivere nella sua persona l'an- tico titolode'redi Tolosa cheda circa 1 23 anni erasi spento colla monarchia visigo- ta in Francia. Nella primavera 63 1 mar- ciò a domar i guasconi ribellati alloro du- ca Amand suo suocero, ma tornato vitto- rioso a Tolosa mori nell'istessoanno, la- sciando 3 figli della regiua Gisele , cioè Childerico, Boggis e Bertrand. Childe- rico fanciullo poco dopo mori per opera di Dagoberto I, al dire di alcuni, il quale riunì a'suoi stati il reguo di Tolosa. Ma Amand in favore de'uipoti Boggis e Ber- trand aizzò i popoli del suo ducato, e uel 636 estese le sue escursioni iu tutto l'an- tico regno di Cariberto. Nel qual anno Da- goberto I assediata Poitiers, in pena del- la ribellione la fece smantellare, cosi ab- battendo la fierezza de' guasconi. Questi poi portatisi col duca Amand a Clichi da Dagoberto I, lo piegarono a forza di som- missioni; ed il duca fece col re un tratta- to,che assicurò l'Aquitauia a Boggis a ti- tolo di ducalo ereditario, riservandosi il re la sovranità e un annuo tributo. Nel 63t dunque Boggis e Bertrand quali du- chi ereditari di Tolosa e d'Aquitania en- trarouo al possesso degli slati paterui,e ne godettero col titolo di duchi di Tolo- sa e d'Aquitania, a coudizione di fedeltà e omaggio alla corona di Francia, e del pagamento d'anuuale tributo. Questo fu il i.°esempio dell'eredità de' feudi nella monarchia francese, o piuttosto d'un ap- pannaggio assegnato a'prineipi della fa- miglia regia. 11 ducato d'Aquitania fuau- mentato da molte altre terre considerabi- li, e dal ducato di Guascogna ereditato da'duchi dall'avo. Morì Boggis nel 688, e gli successe il figlio Eude, al quale Li- berto nato da Bertrand gli cede i propri diritti per consagrarsi a Dio, morto dipoi santamente vescovo di Liegi. Eudediven- ne celebre per le guerre fatte a' maestri di palazzo ed a' saraceni, e regnò da so-
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vrano su tuttala Linguadoca francese, ri- conosciuto dal re Chilperico 11. Assedia- ta 4a saraceni nel 721 Tolosa, Eude lo fece levare e li tagliò a pezzi; tua nel 73 1 soggiacque col paese alle loro terribili stra- gi, arrestate dal soccorso di Carlo Martello che li disfece. Nel j35 Unaldo successe al padre Eude, non lenza opposizione di Car* lo Martello, che poi gli permise di tener l'Aquitania con titolo di duca, in fede e omaggio di lui e de'fìgli Carloinano e Pi- pinoci quali poi Unnldo combattè. Aven- do questi fatto cavar gli occhi al proprio fratello Ballon, lacerato da'rioiorsi abdi- cò la corona ducale, e si fece religioso nel monastero dell'isola Re fondalo dal pa- dre, lasciandoli ducato di Tolosa e Aqui- tauia al figlio Wafria nel 7 45. Questi re- gnò su tutta l'Aquitania e la Guascogna, die asilo nel j5o a Grippone fratello di Pipino, il quale nel 752 divenne re de' francesi, e poi nel 760 gli mosse guerra, indi perdonandolo per aver chiesto pace e promesso giuramento di fedeltà. Lun- gi di tener la parola, Wafria scorse l'Au- tunnese col ferro e col fuoco. Il re per ven- dicarsi fece 3 anni di desolante guerra , vincendo due volte il duca, che perì as- sassinalo ai giugno 768 nelPerigord. Co- sì finì l'ultimo duca ereditario di Tolosa e Aquitauia, che discendeva dalla 1. "stir- pe de're francesi, e l'Aquitania venne riu- nita alla corona di Francia. Wafria lasciò Lupo suo figlio,che pera ver nel 778 scon- fitto il retroguardo di Carlo Magno, re- duce dalla Spagna, il re lo f. ce impicca- re: i suoi figli furono duchi di Guascogna. Callo Magnoeresse in regno Tolosa e l'A- quitania, e ne dichiarò re il figlio Lodo- vico I il 7-Youel 781 di 3 anni, e condot- tolo a Roma lo consagrò Papa Adriano I in uno al fratello Pipino nel giorno di Pa- squa. Da Roma in culla, com'eravi sialo porta to.Lodovico I fu trasportato aTolosa per prendere possesso de'suoi stali, di cui era la città capitale. Il suo ingresso fu più spleudidodi quanto sembrava permetter* lo la sua età. Gli si fecero per tal ceremo-
TOL nia armi e vestili militari proporzionati alla statura; Io si pose alla meglio a ca- vallo , e con questo apparalo ricevè l'o- maggio de'grandi e del popolo. Tosto che fu inistatodi governare volle impone col la magnificenza, però accortosi che il lus- so era oneroso a'popoli si riformò da se slesso, e colla economia potè mantenere una corte brillante. Fece guerra con suc- cesso a' saraceni di Spagna, e per morte del padre nelT 8 1 4 fu elevato all' impe- ro e spedì il proprio figlio Pipino I a To- losa perle sue veci qual re d'Aquitania, riconosciuto poi per tale nell'8 1 7. A Pi- pino I successe nel regno il figlio Pipino II nell'839 assai giovane, per acclamazio- ne d'alcuni signori, nel timore che l'avo imperatore volesse investirne il figlio Car- lo il Calvo, come realmente fece nel- l'assemblea di Chalons: chi ricusò il giu- ramento di fedeltà fu punito con supplizi, indi l'imperatore inviato il figlio a Poi- liers, passò a combattere i malcontenti a- quitani. Morto Lodovico I uell'84o si ri- destò il partilo di Pipino II, ma venne fu- ga lo da Carlo a Bourges. Questi a' 1 3 mag- gio 843 pose l'assedio dinanzi Tolosa, che poi levò a'ao giugno per recarsi a Ver- dun a conferire co'fralelli Lotario I e Lo- dovico II; abboccamento il cui esito riu- scì falalea Pipinoli, che si vide spogliato dopo a ver combat tutu a favore di Lotariol. Egli non si perde di coraggio e si preparò a vigorosa difesa.TornatoCarlo I' 11 maggio 844 a ripigliar l'assedio di Tolosa, fu da Pipino II costretto a ritirarsi sulla fine di giugno. Nell'845 seguì tra loro un trat- tato, col quale Carlo cede al nipote Pi- pino II tutta l'Aquitania, tranne il Poi- tou, il Saiutong e l'Angumese, riserban- dosi per altro la signoria feudale sul ri- manente. Divenuto Pipino II padrone del regno, l'Aquitania, fu divisa in due ducali o governi, l'uno sotto il suo dominio, l'al- tro sotto quello di Carlo. Malcontenti i po- poli de\miuistri di Pipino II, invitarono uell'848 Carlo a governarli, ed egli feee»i coronare a Limoges re d' Aquitauia. Nel
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seguente anno s'impadronì di Tolosa e poi della Seltimauia. Gli aquilani leggeri e incostanti si annoiarono ben presto di Car- lo il Calvo, e Pipino II ricomparve dopo la sua partenza, e nell'Soo di nuovo fu ac- clamato re. Per guarentirsi dallo ziochia- mi) i normanni, che presa Tolosa la sac- cheggiarono. Nello stesso tempo si alleò co' saraceni di Spagna, che sbarcati sulle spiaggie della Seltimania la devastarono. Per tutto questo nell'852 Pipino II nuo- vamente venneahbandonato, l'Aquilania rientrando nell'ubbidienza diCai lo,il qua- le fece prender l'abito monastico al nipo- te. Gli aquitani sempre inclinevoli alla ri- volta, chiesero nell'853 a Luigi il Tede- sco i .° re di Germania il suo primogenito Luigi per loro sovrano, a che avendo il padre annuito/il giovaneLuigi si recò l'an- no dopo a ricevere la corona d'Aquitania; ma tragittata appena la Loira svanirono le sue speranze. Poiché Pipino II annoiato del suo monastero ne uscì, mentre il fra- tello Carlo rilegato in quello di Corbeia fe- ce altrettanto; raggiuntisi si recarono in Aquitauia, ove furouo riveduti da'popoli con gioia, e fu decretata un'altra volta a Pipino li la sovranità. Carlo il Calvo ac- corse per salvare il regno alla monarchia, ma senza successo; nondimeno uell'855 gli aquitani tornali alla sua ubbidienza gli domandarono e ottennero per re il fi- glio Carlo, il quale inaugurato nella metà di ottobre, cominciò il suo regno con ri- portare nel Poitou compita vittoria sui normanni. Ma gli aquilani malgrado sì glorioso successo, si ribellarono e fecero tornare Pipino II. Abbandonarono poi an- cora una volta questo principe, e depu- tarono a Luigi di Germania per ottenere la sua protezione. Andata a vuoto tal pra- tica, npigliarono le parti di Carlo il Cal- vo per ridomandai gli suo figlio. Appena tornalo il giovane Carlo, fu soverchiato da Pipino 11, e tra loro per 7 anni durò la guerra con vario successo. Finalmente nell'86 j Pipino II ingannalo da Piainulfo coute di Poitou e duca d'Aquitania, fu pi e-
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so e consegnato aCarlo il Calvo.e pare mo- risse prigione. La confusione che produs- sero in Aquitauia le controversie Ira Car- lo il Calvo e Pipino II, ridusse il regno a una specie d'anarchia, in guisa che non riconoscendo alcun sovrano, molti segna- vano gli atti dagli anni posteriori alla mor- te di Lodovico I. Ma Carlo languente pe' colpi ricevuti nel bosco di Guise, non co- nosciuto, morì a'29 settembre 866. Nel seguente il fratello Lodovico II il Ball/o fu coronato re d'Aquitania, quindi nel- P877 divenuto re di Francia per morie del padre Carlo il Calvo, l'Aquitauia fu riunita alla corona di Francia e confuso il suo regno col resto della monarchia. Sotto il re Carlo III il Semplice dell'892 principalmente, i duchi e i conli di Tolo- sa e di Aquitania acquistarono ue'loro go- verni maggiore autori là, e la spi userò lan- t oltre che si resero finalmente quasi in- dipendenti, ciascuno nella loro provincia, usurpandone i diritti regali. Molti fra'ma- gistratidelle città, subalterne si arrogaro- no eziandio a tempo di Carlo II I il Sem- plice il supremo potere, e crebbe così il numero de'conti, che solevano a'gover- natori divenuti conti di Tolosa prestare omaggio, comechè questi ormai resisi in- dipendenti da'redi Francia. Dissi cheCar lo Magno nel ristabilire il regno d'Aqui- tania nel 778 a favore del figlio Lodo- vico I,che bambino essendo iucapace di reggere il reguo, fu dal padre provveduto con l' istituire conli o governatori nella maggior parte delle città ; ciò che diede occasione ad alcuni moderni di riferire a quest'epoca lo stabilimento de'conti e di attribuirne l'istituzione a Carlo Migno ; ma V Arie di verificare le date, che ri- porta tanto la cronologia storica de' rife- riti re francesi di Tolosa ed Aquitania , come de'conti o duchi di Tolosa, che va- do a riprodurre, avverte che l'istituzione de' Conli è di molto più antica. Nel co- dice Teodosiano in fittisi fa menziouede' couti cheaveauo 1' amministrazione del- le proviucie. Si potrebbe far rimontar l'o-
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rigine de'conli fmoad Augusto. Sotto Co- stantino I il Grande questo titolo diven- ne più comune e fu dato allora ■'princi- pali ufficiali dell'impero: l'uso se n'era pu- re introdotto presso le nazioni bai bare. I conti e duchi stabiliti da CarloMagno non furonodimqueunanuovaistituzione.Tra questi conti quelli di Tolosa furono i soli che presero il titolo di duchi. Essi chia- mavansi indifferentemente conti o duchi, perchè Tolosa era contea e ducato ad uu tempo. Si chiamava conte quello che a- vea il governo d'una sola città, o d'una diocesi soltanto; e duca quello che gover- nava più città, più diocesi, od una pro- vincia. Il i.°duca beneficiario di Tolosa fu Chorson o Torsin, nominalo nel 778 conte o duca di Tolosa da Carlo Maglio. Egli marciò nel 787 contro Adalrico fi- glio di Lupo duca de'guascooi, che avea disfatta la retroguardia di Carlo Magno nella vallata di Roncevaux; ma fu preso da Addii ico che gli fece acquistare la sua libertà a condizioni vergognose. L' anno 790 Chorson fu destituito dal suo gover- no in castigo della sua viltà, per giudizio d'una dieta che Carlo Magno fece tenere a Worms. Nel 790 stesso s. Guglielmo I divenne duca di Tolosa, e si rese celebre per le sue grandi prerogative civili, mili- tari e cristiane, fu eletto duca di Tolosa e Aquitania nella detta dieta, qual figlio di Teodorico e di Aldane. 11 padre avea comandatogli eserciti sotto Pipino e Car- lo Magno sino a quest'epoca, era prossi- mo loro congiunto qual pronipote di Chil- tlebraudo per partedell'avo paterno Teo- doino conte di Vienna e d'Autun, quel desso che nel 753 incaricato da Pipino d'opporsi a Grippone suo fratello che vo- leva passare in Italia, gli die nella vallata di Malmenile un combattimento in cui perirono entrambi. Non degenerò Gugliel- mo I dal valore de'suoi antenati, fece la suai/ spedizione controi guasconi chea- veano preso l'armi a favore del duca A- dalrico, proscritto nella dieta di Worms, e riuscì a pacificarli con abilità e valore.
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Nel 793, dopo incredibili sforzi, fu vinto da'saraceni tra Narbonn e Carcassona; in- di nell'8o 1 indusse Lodovico I il l'io re d'Aquitania a formar l'assedio di Barcel- lona contro quegl'iufedeli, e si distinse in tale spedizione ottenendo dopo 7 mesi la dedizione della piazza. Avendo fondato il monastero diGcIlone nella diocesi di Lo- deve, detto s. Guglielmo del Deserto, neh l'8o6 vi si ritirò, e vestito l'abito religio- so morì santamente verso l'8 1 3, e per le sue virtù fu posto nel catalogo de' santi, canonizzato nel 1202 da Innocenzo 111. Nell'8 1 o gli successe Raimondo detto Ra- fìnel qual duca d'Aquitania. Nell'817 il ducatodiTolosa divenne mollo meno rag- guardevole per esserne sta te staccate laSet- timania e la Marca di Spagna attesa la di- visione fatta da Lodovico I de'suoi slati tra'propri figli. Nell'8 1 8 trovasi Beren- gario duca beneficiario di Tolosa, non me- no illustre per saggezza e buona condot- ta, che pe'suoi natali, discendendo da Ugo contedi Tours prossimocongiunto di det- to imperatore, il quale nell'832 lo nomi- nò duca di Settimania e morì nell'835. La Settimania o Gothia, parte della i." Narbonese, che restò a' visigoti dopo che i franchi gli ebbero spogliati della mag- gior parte di loro conquiste nelle Gallie, fu chiamata Settimania a motivo delle 7 principali città che la componevano, e Go- thia dal nome della nazione che I' avea conquistata, come già indicai con altre 0- pinioni. Essa comprendeva tutta la Lin- guadoca, ad eccezione dell'antiche dioce- si di Tolosa e d'Alby, e di quelle di Usez e di Viviers. 11 re di Francia Pipino do- po averla conquistala verso il 760 l'unì alla corona, e ne fu staccata poi dal figlio Carlo Magno per far parte del regno d'A- quitania da lui eretto nel 778. L'impera- tore Lodovico I nell'817 l'incorporò al- la Marca di Spagna, e fece delle due Pro- vincie un ducato particolare, di cui Bar- cellona fu la capitale. Dell'uno e dell'al- tro di questi ultimi due stali, ora vado a parlare! dicendo d'alcuni de'duchi e inai-
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diesi ili Settimauia. Neil' 835 Bernardo duca di Settimana, come figlio del defun- to s. Guglielmo, gli successe al ducato di Tolosa, morì nell'844 e dovrò riparlar- ne nel riportare la serie de'duchi di Set- timauia. In tale armo o neli'845 il figlio Guglielmo II divenne duca e conte bene- ficiario di Tolosa per disposizione di Pi- pino li re d'Aquitania. Ne!l'85o arresta- toio Barcellona, di cui erasi nell'848 im- padronito coll'aiuto de' saraceni, qual reo di lesa maestà fu messo a morte. JNeII'8 1 7 Lodovico I dopo d'aver diviso i suoi sta- ti tra'3 figli, eresse in ducato la Seltima- nia, ch'era nella porzione del primoge- nito Lotario 1, e gli die peri. "duca Bera di nascita visigoto, già conte di Barcello- nadali'801, epoca in cui i francesi l'avea- no tolta a'saraceni,ealla presenza di Car- lo Magno in quell'assedio avea dato pio- ve di valore. Nell'820 calunniato dal vi- cino conte Sanila, per difetto di prove l'ac- cusatore offri il duello, e Bera restato vin- to , secondo i pregiudizi delle prove che portava la convinzione del delitto, fu ri- legato a Rouen: da lui poi in Linguado- ca fu detto Bera per ingiuria quello che mancava di fede al proprio sovrano. Nel- l'85o Fredelone d'illustre discendenza, comandava in Tolosa quando fu assedia- ta per la 3." volta da Carlo il Calvo, cui rese l'importatile piazza e ricevè in com- penso la contea di Tolosa, alla quale era unito il ducato d'Aquitania. Morendo nel- 1 8 J2 senza maschi, trasmise a Raimon- do suo fratello la contea o ducato di To- losa, colla contea di Rouergue. Le diguità ereditarie aveano di già comincialo, co- me rilevai, nell'impero di Lodovico l,ma non furono interamente e legalmenlesta- bilite che all'innalzameli tu al regno di U- gp Capete. Innanzi di procedere colle no- tizie di Raimondo e de'couti ereditari di Tolosa, dirò prima de'duchi di Settima- uia. Bernardo I già rammentato, figlio di s. Guglielmo I duca di Tolosa, uell'820 tu sostituito a Bera qual duca beneficia- rio di Selliuiauia. Egli segnalò il suo va-
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iore e la sua prudenza uell'826 contro Ai - zon che avea fatto sollevare la Marca di Spagna. Fatto venire dall'imperatore Lo- dovico I alla sua corte nell'828, lo dichia- rò suoi.0 ministro, indi nell' 829 lo fece suo cameriere o gran ciambellano e lo no- minò aio di suo figlio Carlo il Calvo. Ber- nardo entrò nel partito dell'imperatrice Giulitta madre di tal principe pel suo sta- bilimento, e determinò I' imperatore ad assegnargli un regno a pregiudizio della convenzione divisionale falla tra'figli del 1 .° letto. Questi malcontenti di tale dispo- sizione tramarono una congiura contro Bernardo, con molti signori dello stato, accusandolo di tirannia e di criminosa cor- rispondenza con l'imperatrice. Neil 83o l'imperatore per dare qualche soddisfa- zione a'congiurati, rimaudò Bernardo al suo goveruOjil quale con giuramento volle poi purgarsi nella dieta di Thionville, non trovando chi volesse accettare il duello. Però non essendo ripristinato nel favore, si unì col re Pipino l contro gl'interessi dell'imperatore suo padre. Questi consa- pevole di sue procedure lo privò uell'832 de' suoi onori, e il ducato di Settiraania fu dato al suddettoBerengario duca di To- losa. Bernardo poi dichiarossi contro i fi- gli ribelli di Lodovico I, e die opera pel ristabilimento di questo principe deposto, onde neh' 833 ricuperò il suo ducato di Tolosa. Vedendosi alla testa di due gran- di provincie , Tolosa e la Settimania, si credè tutto permesso, usurpò i beni eccle- siastici e oppresse i popoli. Carlo il Calvo nell' 840 gli ritolse il ducato di Tolosa, per l'intelligenze che avea con Pipino 11 re d'Aquitania, e uominò in sua vece \ Va- ria signore borgognone. Bernardo ricon- ciliato apparentemente con Carlo, marciò nell'84.1 sotto i suoi vessilli alla battaglia di Fonteuai, limitandosi alle parti di sem- plice spettatore, mentre Warin col suo va- lore fece volgere a favor di Carlo la vit- toria. Non andò impunita la sua perfidia, e nell' 844 arrestato Bernardo d'ordine di Carlo, questi nel giugno lo fece morire
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per delitto di fellonia: lasciò due figli, Gu- glielmo li duca di Tolosa , e Bernardo. CarloiI Calvo nell'844 ° prima della tra- gica fine di Bernardo, die il governo della Setlimania a Suni freddo, figlio del conte d'Ausone nella AI a rea di Spagna, ch'era conte diGironaed'Urgel,ed allora la Set- timania prese titolo di marchesato. i\el- P848 Aledrangovernatoredi Setlimania difese la Marca ili Spagna contro Gugliel- mo II conte di Tolosa unito a'saraceni , perdendo Barcellona e Ampurias ; però Carlo il Calvo nell'85o lo rimise in pos- sessodiesse, perdendoBarcellona nell'852 per tradimento degli ebrei, che presa da' saraceni Cu saccheggiata e. poi abbando- nata. Nell'852 era marchese di Seltima- nia Odalrico conte di Girona, e restò fe- dele a Carlo il Calvo quando insorse l'A- quilania. Per sua morie nell'857 fu mar- chese Unfreddo della famiglia di s. Gu« glielmo I conte di Besalu, che neh' 863 s'impadronì di Tolosa cacciandone il con- te Raimondo, di che informato Carlo il Calvo, privò dell'864 Unfreddo de'suoi onori e lo proscrisse. Allora l'imperatole divisela Setlimania in due governi, quello di Settimauia propriamente detta, e l'altro della Marca di Spagna e Barcellona. Per- tanto la Setlimania fu data a Bernardo Il e poi anche conte di Poitiers, e non- dimeno ss unì in favore di Carlomano e contro Carlo il Calvo, nou che contro il figlio Lodovico II il Balbo. Scomunicato dal concilio di Troyes per aver invaso il Ber 17 e Bourges, nell'879 semD,'a punito coll'ullimo supplizio, d'ordine di Lodo- vico II e di Carlomano. Nel precedente anno il re Lodovico II surrogò nel mar- chesato Bernardo III detto Piantavello- sa conte d'Auvergne, e si meritò la sua confidenza pe'servigi importanti che gli rese, onde iti morte lo nominò tutore del suo primogènito; Lodovico 111, che si af frettò di far coronare, insieme al fratello Carlomano, per prevenire i disegni de' malintenzionati. Di fa Iti quasi subito scop- piarono le mire ambiziose del duca Boso-
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ne, che da' vescovi di sua giurisdizione si fece proclamare re di Provenza. Bosone conferì a'suoi partigiani le contee del nuo- vo regno, fra'quali Bernardo II già mar- chese di Settimauia ebbela contea di Ma- $on. Nell'880 sotto la sua condotta si po- sero in marcia due re per discacciare il ti- raniiOjCominciarono dal l'assediar la capi- tale della contea, indi Vienna oppose lun- ga resistenza, e combattendo sempre con- tro Bosone vi perde la vita nel!' 886. 11 suo figlio Guglielmo il Pio ereditò il mar- chesato di Seltirnaniae la contea d'Auver- gne. Sposò Ingelberge figlia di Bosone re di Provenza, da cui non ebbe prole, onde dopo la sua morte a vvenulaa'6 lugliog 1 8, la Setlimania passò alla casa di Tolosa, de'cui conti ereditari vado a ragionare. Nell'852 alla morte del summentova- to Fredelone conte di Tolosa, successe il fratello B-aimondo I, che prese il titolo di ducajrinnì alle contee diTolosa ediRouer- gue, quella di Quercy, facendole passare alla sua posterità, che ne godè sino a ver- so la fine del secolo XI 11. Da questo Rai- mondo I discesero i conti ereditari di To- losa, che possederono la maggior parie di Linguadoca sinché fu riunita alla corona. Nell'862 Raimondo l fondò l'abbazia di Vabres in Rouergue, e ne vestì l'abito col nome di Benedetto il 4-° figlio Ariberto. JNTell'863 Raimondo I fu caccialo da To- losa da Unfreddo marchese di Setlimania, ma vi rientrò nell' 864 dopo che questi abbandonò la città. Raimondo I morì ver- so Pasqua di tal anno o del seguente, suc- cesso dal primogenito Bernardo con tutti gli onori, intitolandosi conte, marchese e duca; cioè conte di Tolosa perchè gover- natore della città, marchese per l'autori- tà che avea su porzione della 1 ."Narbone- se, e duca per quella che esercitava sopra parte dell'Aquilauia. Sidiceche morì nel- ì'875 di malamorte, per avere usurpati i beni dellechiese di Reims posti nell'Aqtii- tania. Scrissero alcuni, e lo ricordai a Pe.v- na e altrove, che nella pace traCarlo il Cal- vo imperatori e re di Francia, e Bernur-
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do conte di Tolosa, essi la sottoscrissero colla penna intinta nel Sangue di Gesù Cristo. Primamente conviene avvertire, di non confondere questo Bernardo, come fecero diversi moderni, con Bernardo II marchese di Gothia o Settimania, né con Bernardo conte d'Auvergnc figlio del du- ca di Settimania, i quali erano contempo- ranei, e si trovarono tutti e tre nell'868 alla dieta di Pitres presso Pont de l'Arche nella diocesi di Rouen, convocata da Carlo il Calvo. Se realmente ciò fu fatto, e se propriamente anche cou altri ebhe luogo rito si strano o come seguì, si può vedere il voi. LXX1 V, p. 26 e 27. Su questo gra- ve punto il Mondelli, poi vescovo di Ter- racina, ci diede nelle sue Dissert. Eccle- siastiche la Dissert. VII Sopra la de- posizione e la scomunica di Pirro mo- no udita, fatta e sottoscritta dal Ponte- fice Teodoro I. al quale si attribuisce pu- re di averlo praticato, e perciò venne con- futato dal Mondelli, il quale a p.i 44 so5 iunge:'>Così la sottoscrizione di pace fat- col Divin Sangue tra Carlo Cai vo,e Ber- nardo conledi Tolosa, dal solo Ariberto Odone ci viene riferita, e ne tacciono su di ciò gli altri autori tutti, quantunque delle geste de' re e de'loro costumi ne ab- biano minute e diligenti memorie". A Ber- nardo immediatamente successe il fratel- lo Odone o Eude, che nell'878 unì alla contea di Tolosa l'Albigese ed estese mol- to la sua autorità nella provincia. L 1 1 settembre gio sottoscrisse la carta della fondanone del celebre monastero di Citi- gnyt data da Guglielmo il Pio duca d'A- quitaiiia e marchese di Gothia, col quale era intimamente legato. Morì assai vec- chio verso il 9 1 9, lasciando della sua spo- sa Garsiude figlia d' Ermeugardo coute d'Alby due figli, Raimondo II ed Ermen- gardo, che si divisero la sua eredità e for- marono due linee, cioè de'conti di Tolosa e de'conti di R.ouergue. I due fratelli go- di-tono iu comune I' Albigese, il Quercy i d marchesato di Gothia o Settimania, clic dal defuulo Guglielmo il Accra pas-
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sala in sorte alla casa di Tolosa di loro fa- miglia. Raimondo li primogenito d'Odo- ne , quando successe nella contea già ne porta vai titoli, comechè dal padre associa- lo al governo. Tanto esso che il fratello non presero mai parte alla congiura for- mata nel 922 contro Carlo III il Sempli' cere di Francia, né all'elezione di Rober- to I duca di Francia. Nel 923 Raimon- do II segnalò il proprio valore contro i normanni in un fatto d'armi dato loro con Guglielmo II conte d'Auvergue che l'a- vea chiamato in suo aiuto. Morì Raimon- do II poco dopo tale spedizione e fors'au- che nell'azione, lasciando nel 923 succes- sore il figlio Raimondo Pons III. Questi pure restò fedele a Carlo III il Semplice, e finché visse questo re non volle mai ri- conoscere Raul o Raolfo a re di Francia, e neppur dopo per lungo tempo. Questo avvenimento è una dell'epoche principali del potere esteso che si attribuirono i con- ti di Tolosa, da governatori divenendo so- vrani assoluti e indipendenti del paese. Nel 92J Raimondo HI sconfisse gli ungheri ch'erano entrati nella Provenza, e nel g32 riconobbe Raul a re di Francia,che dispo- se a suo favore del ducato d'Aquitania e della contea particolare d'Auvergne: pe- rò dopo Raimondo III niuuo de'conti di Tolosa si qualificò mai per duca d'Aquita- nia. Morì verso il gio egli successe nel- la coutea e uella più parte de'suoi posse- dimenti sotto la tutela della madre il figlio Guglielmo III Tagliaferro, mentre il fra- tello Pons Raimondo ebbe l'Albigese, e fu assassinato nel 989 dal figliastro. Nel 97 J Guglielmo 111 fece cou Raimondo III con- te di Rouergue un trattato di divisione dei possessi di famiglia, col quale ciascuno tra le altre cose si riservò la metà della con- tea di Nimes, da ereditarsi da'loro discen- denti ■. la porzione di questa contea che toccò al coute di Tolosa fu detta la coutea di Saint-Gilles per trovarsi compresa ivi l'abbazia di tal nome posta sul Rodano. Dalla moglie àrsiodc da Chartres ebbe Rainioudo e Enrico, Costanza che sposò
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Roberto II re di Francia (dopo il ripudio di Berta stia cugina, per cui era stalo in- terdetto il regno, strepitoso avvenimento che toccai anche nel voi. LXII, p. 216), ed Ermengarde maritala a Roberto I con- te d'Au vergile. Verso il 990 Guglielmo III sposò in seconde nozze Emma figlia di Rolbold conte di Provenza, la quale portò nella casa di Tolosa ciò che chiamos- si in seguito marchesato di Provenza: do- po questo matrimonio egli formò la sua residenza ordinaria in Provenza. Il con- te Guglielmo III, come tutti i grandi vas- salli della corona, nominava avescovati e abbazie poste sotto la sua giurisdizione, ma non era scrupoloso sul modo , onde offri il vescovato di Cahors per ragguarde- vole somma. Sotto il suo governo succes- se un singoiar avvenimento a Tolosa. Era uso immemorabile di questa città, che tut- ti gli anni il giorno di Pasqua si condu- cesse nella cattedrale un ebreo, a cui si da- va una guanciata in ricambio di quella riportala dai Salvatore presso il gran sa- cerdote. Trovatosi in tal giorno del 1 002 a Tolosa Aimeri visconte di Rochechovart, ebbe l'onore di essere destinato a schiaf- feggiare l'ebreo; ma lo fece con tanta for- za e violenza da mandare in aria il cer- vello e gli occhi dello sciagurato che cad- de morto a'suoi piedi. In tal guisa un ze- lo cieco degenera sovente in barbarie. Fi- nì i suoi giorni Guglielmo III di go anni neho3y, lasciando del 2.0 suo matrimo- nio Pons che gli successe , e Bertrando ch'ebbe in appannaggio porzione della Provenza. Pons ereditò le contee di To- losa,d'Albigese, diQuercy e di Saint-Gil- les dal lato paterno, e dal materno una porzione della Provenza. Possedeva inol- tre come feudi di sua giurisdizione il ve- scovato d'Alby e una parte di quello di Nimes, e a questi titoli univa quello pure di conte palatino. L'origine di questo de- rivò dall'essere slato s. Guglielmo I con- te di palazzo de're d'Aquitania, e perciò i successoli lo furono ancora nella digni- tà. Pons fu avido usurpatore de'beni ec-
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clesiastici, e non solo impunemente, ma anco in tranquillità di coscienza, come si vede dall'assegnazione fatta del vescova- to d'Alby nel io3y stesso a sua moglie IVI a- jore per suo vedovile. Egli dispose pure perdenarodel vescovato diPuy. Morì nel 1 060 e fu sepolto come suo padre nella chiesa di s. Sernin, in una tomba di mar- mo bianco; e nelle contee di Tolosa, d'Al- bigeois e di Quercy gli successe il figlio Guglielmo IV, principe virtuoso, che si die principalmente a far fiorire ne'suoi sta- ti la religione. Nel 1079 nella guerra con Guglielmo VI conte di Poitiers lo scon- fìsse davanti Bordeaux; ma questi por- tatosi nel Tolosano saccheggiò in ricam- bio il paese e ne prese la capitale, che fu lostoda lui restituita. Perduti da Gugliel- mo IV tutti i suoi figli maschi, e mancan- dogli la speranza d'averne, nel 1088 chia- mò alla successione il fratello Raimondo IV detto di Saint-Gilles (perchè la ma- dre gli avea ceduto la contea avuta pel suo vedovile), a cui rinunziò o vendè la contea di Tolosa con tutti gli altri suoi possedimenti a pregiudizio dell'unica fi- glia rimastagli, che maritata al duca d'A- quitania, questi die il consenso per una somma d'indennizzo. Partì poi nel 1092 per Terra Santa, ove morì l'anno dopo. Le sue grandi liberalità verso le chiese, i poveri e gli ospedali, il suo zelo per la riforma del clero e le altre sue virtù, gli fecero dare da alcuni autori il titolo di Cristianissimo. Papa Urbano II gli scris- se ringraziandolo della protezione da lui accordata agli abbati di Rloissac e di Le- zat, che ingiustamente voleansi cacciare dalle loro sedi per sostituirne altri. Nel- la stessa lettera il Papa gli accordò il per- messo di far costruire un cimilerio a To- losa presso la chiesa di Nostra Dama del- la Daurade per lui e i suoi posteri, ordi- nando al vescovo di benedirlo. La sepol- tura de'conti di Tolosa che sino allora era stata a s. Sernin, fu quindi trasferita al- la Daurade. Raimondo IV già conle di Roucrgue, di Niuies, di Saint Gilles e di
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Narl)ona,tinìa'liloIi della casa de'conti di Tolosa quello di duca di Narbona, ch'è identico con quello di marchese di Golhia o di Settimania, passato nella sua (fimi- glia dopo la morte di Guglielmo il Pio duca (ì'Aquitania,e the posseduto per lun- ga pezza dalla linea cadetta di Rouergue, fu riunito alla linea primogenita nella sua persona e in quella di suo fratello. Rai- mondo IV al suo avvenimento nel 1088 alla contea di Tolosa, eia già stato ma- ritato due volte; nel 1 066 colla cugina fi- glia di Bertrando I conte di Piovenza, la quale gli portò i suoi diritti sulla metà di quella contea, ma da cui Papa s. Grego- rio VII voleva col mezzo delle censure si separasse; e nel 1080 con Matilde figlia di Roggero conte di Sicilia, che andò egli slesso a trovare in quell' isola; sposò in terze nozze nel ioq4 Elvira figlia natura- le d' Alfonso VI re di Leon e Castiglia. Nel 109 5 Raimondo IV maritò il primo- genito Dei traodo con Elena figlia del du- ca di Borgogna, ed inviò ambasciatoli al concilio di Clermont, ove Urbano II avea promulgato la guerra Crociata per libe- rare la Terra Santa dagl'infedeli, per di- chiarare ch'egli e molti de'cavatieri suoi vassalli aveano presa la croce. Egli fu il l."de'principi a prenderla, ed il suo esem- pio ne trascinò seco lui molli altri; ma ciò che lo distinse tra tutti fu il voto da lui fatto e adempiutoci non tornar più alla patria e d'impiegare i rimanenti suoi giorni nel combattere gl'in fedeli ad espia- zione desuoi peccati. ÌNel ioq6 Urbano II onorò di sua presenza Tolosa, reduce da Tour* a Saiules,e consagrò la celebre chie- sa di s. StHMa (altri dicono nel 1097, ma non pare), che avea rifabbricala s. Rai- mondo canonico regolare del suo mona- stero, e la dichiarò immediatamente sog- getta alla s. Sede; quindi il Papa verso la metà di luglio passò a Maguelone. Da To- losa partì Raimondo IV sul fine d'otto- bre di tal anno per Terra Santa alla testa d'un esercito di 1 00,000 uomini, compo- sto di goti, d'aquilani e di provenzali, ac-
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compagnato da Elvira sua moglie, da un loro fi gì io, e da Ademaro A vaiar de Mon- teil vescovo di Puye legato pontificio per la crociata. Valicate le Alpi entrò in Lom- bardia, e pel Friuli e la Dalmazia giun- se in Costantinopoli cogli altri capi ero- cesignali. Raimondo IV fu" quasi il solo che non ebbe la debolezza d'acconsentire alla proposizione fatta loro dall'impera- tore greco Alessio I, di rendergli antici- patamente omaggio de'paesi che andava- no a conquistare. Bensì giurò di nulla in- traprendere contro la vita e l'onore del- l'imperatore, sempre però ch'egli mante- nesse a'crociati le fitte promesse. Sicco- me il conte cogli altri avea promesso ad Alessio I di dargli le piazze dell' impero che log!iessero agl'infedeli, e non veueu- do effettuato, da ciò derivarono le con- troversie tra Raimondo IV , che voleva osservare i patti, e Boemondo dopo la presa d'Antiochia che questi ritenne per se. Mentre Raimondo IV combatteva nel- l'oriente per la causa comune, molto si ri- sentirono di sua assenza negli stati d'occi- dente. NelioQSGuglielmo il Vecchio con- te di Poitiers iuvase il Tolosano e ne pre- se la capitale il mese di luglio col pretesto de'diritti che avea la moglie Filippa figlia del conte Guglielmo IV. La nuova che di questo avvenimento giunse a Raimondo IV noi distolse dal suo proponimento, ma continuò nel servigio a cui erasi consacra- to, occupandosi unicamente degl'interessi della crociata, in cui si distinse tanto van- taggiosamente tra lutti i capi della spedi- zione,ch'essi d'accordogli olfrirono il tro- no di Gerusalemme dopoché questa cit- tà fu presa. Ma egli ricusò generosamen- te tale onore, non tanto per la sua decli- nante età e per la perdita fatta d'un oc- chio, quanto per modestia. Pel suo rifiu- to e sull'indicazione da lui fitta, la coro- na fu conferita a Goffredo di Buglione, il quale mal corrispose a tale eroismo; giac- ché mentre Raimondo IV erasi impadro- nito nell' assalto di Gerusalemme della torre di David e intendeva conservarla per
26 TOL TOL .se, gli fu intimato dal nuovo re di con- liraio i io5 nel castello di Mont-Pelarin segnarla a lui. Ebbe poi a provar altra da lui costruito vicino a Tripoli, dispo- inoi tificazione per parte di Goffredo dopo nendo in favore del nipoteGuglielnio con- ia battaglia il'Ascalona, vinta a' 1 2 agosto tedi Cerdagne delle piazze da lui conqui- 1099, quando gli abitanti della città al- state in Siria, cioè Arcbes, Giblet eTor- tesa l'alta sua riputazione aveano prono- tosa. Il figlio Alfonso condotto in Francia sto d'arrendersi a lui, ma il re vi si op- neh 107, da Guglielmo signore di Mont- pose,amando piuttosto assediar la piazza, pellier, ebbe la contea di Rouergue. Rai- Gli andò fallito il tentativo, né i crociali inondo IV fu sotto ogni aspetto uno dei poterono mai più impadronirsi d'Ascalo- maggiori principi dell'età sua. Per la va- na. Non minor motivo di lagno die a Rai- sta estensione de'suoi dominii potente, po- mondol V, Boemondo, che dopo a ver con- leva contendere co'più grandi vassalli del- quistato Laodicea durante l'assediod'Au- la corona e collo slesso re, il cui patrono- tiocliin, Cavea rimessa all'imperatore gre- nio privato era di gran lunga meno este- co. Boemondo nel 1 100 si recò ad asse- so. Bertrando suo figlio, dichiarato con- diar quella piazza e l'espugnò malgrado gli le di Tolosa nel 1096, spogliato nel 1098 sforzi del conte contro si ingiusta intrapre- da Guglielmo IX duca d'Aquilania, e fi- sa.Disgustalo di lai procedere,lasciò la Pa- nalmenle ristabilito nel 1 100, successe a festina e si recò a Costantinopoli, ove di- suo padre neh io5. A di lui esempio sa- molo per oltre un anno, godendo del più grifieando il proprio riposo e i suoi stati aperto favore della corte imperiale. Nel nel servire alla religione contro gl'infede- 1 101 giunti più di 200,000 crociati da li , intraprese il viaggio di Palestina nel diverse regioni alle porte di Costantino- marzo 1 109, e s'imbarcò coll'unico figlio [ioli, chiesero all'imperatore un capo che d' 1 1 anni. La sua squadra composta di li guidasse, e Alessio I die loro il conte di 4° vele con 100 cavalieri per vascello, fu Tolosa con uno de'suoi generali di nome ingrossata per via da go legni tra geuo- Zitas e 5oo lurcopoli o soldati nati da un vesi e pisani che a lui si unirono, ponen- turco e da una greca. Tragittato il Bosfo- dosi sotto la sua protezione. Approdato 10 s'ingrossò la loro truppa, per la con- al porto d'Amiroth presso Costantinopoli, giunzione di quella ch'era sotto il cornati- fu invitato da Alessio I a recarsi alla sua «lo di Stefano conte di lìlois e di altri si- corte e ne partì assai contento, dopo aver gnori; ma siffatta moltitudine, ribelle ai rinnovatoaqueU'ioiperatoreilgiuramen- propri capi, fu da'lurchi distrutta alla spie- lo del padre. Giunto al porto d'Antiochia ciolata. In una sola battaglia seguita nel- sbarcò e fu visitato da Tancredi, che per l'agosto ne'deserti di Cappadocia ne pe- l'assente zio Boemondo reggeva quel prin- rironoben 5o, 000. Raimondo 1 V che neh cipato. Non essendosi accordati, sia per la l'azione avea fatto prodigi di valore, fug- parte d'Antiochia che spettava al padre, gì a Costantinopoli^ ve provò amari ri ni- sia per riprendere Mamistra consegnala proveri dalfimperatore.Neh i02imbar- dagli armeni a' greci, Bertrando partì e calosi per tornare in Siria, fu arrestato a approdò finalmente al porto di Tortosa, Tarso eimprigionaloda Tancredi suo ne- allora del conte di Cerdagne cogli altri mico. Restituito in libertà per l'istanze dei conquisti paterni fatti in oriente. Invano principi che lo presero per capo, s'impa- Bertrando invitò il parente a restituirgli drouì di Ortosia 0 Tortosa in Siria, e si la sua eredità, poiché Raimondo IVal- recò a far l'assedio di Tripoli. Nel i io3 l'usanza de' britanni a lui li avea lasciali Elvira gli partorì un figlio, detto Alfon- come più atto a conservarci fruiti del suo so Giordano perchè battezzato nel fiume valore, ludi si recò a riprendere l'assedio omonimo. Morì Raimondo IV a'28 fi-b- di Tripoli, cominciato dal padre e couli-
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■tanto dal conte di Cerdagne che poi l'a- vrà abbandonato. Venuto in di lui soccor- so Baldovino I redi Gerusalemme, ordi- nò al conte e a Tancredi di raggiungerlo e di riconciliarsi con Bertrando, e coopera- rono a renderlo padrone di Tripoli, che dopo 7 anni d'assedio o di blocco gli a- prì le porte a' io giugno i i 09. Allora fu conosciuto conte di Tripoli e sue dipeli- denze,alle quali unì le terre restituitegli da Cerdagne a mediazione del re. Servì poi questo monarca in diverse spedizioni , quando morte immatura gli troncò la vita a'22 aprile 1 1 12, lasciando colla vedova che l'avea seguito il figlio Pons di 1 4 an- ni, che succede soltanto agli slati paterni d'oriente e alla contea di Tripoli, ch'era uno de'4 principati eretti colà da'princi- pi cristiani. Ivi fissò la sua dimora e tra- smise questo possedimento a'suoi posteri, lasciando in tal guisa godere ad Alfonso Giordano suo zio paterno la contea di To- losa e gli altri stati d'occidente. Pons si rese famigerato per le sue gesta in Pale- stina, ma nel 1 1 Z'j tradito da'siri fu pre- so in un combattimento da lui dato sotto il Mont-Pelarin al capo della milizia di Damasco che lo fece perire crudelmente. AlfonsoGiordano nel 1 1 I 2 successe al fra- tello Bertrando ne'ducati di Nat bona e di Tolosa, e nel marchesato di Provenza. Se- dotto da' suoi istitutori (com'ebbe poscia a confessare), sugli esordi del suo gover- no, ristabilì nell'abbazieda lui dipenden- ti gli abbati cavalieri aboliti da'predeces- Sori, ujossi dal pregiudizio che li domina- va contro la disciplina regolare. iNel 1 1 1 4 Alfonso fu spogliato della contea di To- losa da Guglielmo il T'ccchiu conte di Poi- liers e duca d' Aquila aia , che per la 2/ volta se n'impadronì. Si ritirò quindi in Provenza, e impotente di far fronte al suo competitore, gli lasciò godere l'usurpazio- ne; ma Guglielmo dopo la morte della moglie Filippa avendo abbandonato To- losa neh 1 19, i tolosani scossero i! giogo del suo dominio, nel quale anno fu a fo- iosa e presiedè al concilio Papa Calisto
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II, come poi narrerò. Però è rilevante di qui rimarcare, che il Papa vi condannò l'eresiarca Pietro de Bruys, caposetta dei Petro-Brussiani {I .), poi bruciato in Saint-Gilles; i quali eretici infestando par- te di Provenza, si avanzarono sino a To- losa, ove gii errori furono propagati dal- l'apostata Enrico, icui partigiani ehiatna- rousi Enriciani, diversi per altro da'con- dannati nel concilio di Quedlìmburgo. Di questi enriciaui di Tolosa, sebbene citati altrove, non credei di faine articolo per- chè l'eremita o monaco di Tolosa Enri- co come discepolo di Pietro de Bruys in- segnò gli stessi suoi errori, a'qua li aggiun- se ch'era un burlarsi di Dio il cantar l'uf- fizio della Chiesa. Enrico fu convinto nel- la Linguadoca dipoi da s. Bernardo nel 1 1 4-7» onde gli scrittori della sua vita ne trattano. Queste dunque furono le prime eresie che serpeggiarono nel folosano, le qualisuccesse dall'altre che riferirò, furo- no cagione di deplorabili e disastrose con- seguenze per la contrada, e la causa pre- cipua della rovina de'posseuli conti di To- losa. I tolosani nel ino o sul principio del 1 12 1 si dichiararono per Alfonso che riguardavano quale legittimo principe ; ma questi dovendo sostenere una guerra in Provenza contro il conte di Barcellona alleato del duca d'Aquitania, nominò go- vernatore di Tolosa in sua assenza Ar- naldo di Levezan vescovo di Beziers, e i tolosani capitanati da questo prelato as- sediarono nel 1 122 Guglielmo di .Mout- maurel nel castello Narbottese di Tolosa, ov'ei comaudavaa nome del duca, e lo co- strinsero a sgombrare dalla piazza; indi in corpo d'armata si recarono nel 1 1 23 a liberare il conte Alfonso assediato in O- range dal conte di Barcellona, e lo ricon- dussero in trionfoa Tolosa. Nel in!) Al- fonso die termine.mediante divisione fat- ta a' 1 6 settembre, alla guerra vivissima che avea per la contea di Provenza, con Raimonda Berengario IH conte di Bar- cellona (celebre per la saggezza del suo go- verno, per pietà, generatila, e gesta con-
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tro i mori di Spagna ), il quale gli cede la città «li Beaucaire colle sue dipenden- ze, in uno alla metà d'Avignone e a quel- la parte di Provenza che giace Ira rise- ro eia Duratine il castellodi Valpergue. Al conte di Barcellona fu data l'altra por- zione d'Avignone, il ponte di Sorgues e tutta la parte della Provenza che rade il Mediterraneo: inoltre i due principi si fe- cero reciprocamente eredi l'uno dell'al- tro in mancanza di posterità. Con tal di- visione dunque passarono ne'conti di To- losa, col titolo di marchesato di Proven- za, una gran partedelladioetsid'Avigno- ne, il contado Venaissiuo (jpiccolo paese di Francia fra la Provenza e il Delfi na- to, la Duranza e il Rodano), colle diocesi di Carpenti-asso sua capitale, Cavaillon e \aison,e le diocesi d'Orange,Saint-Paub trois-Chateaux, di Valenza e di Die. Nel i i34 Raimondo Berengario III s'impa- dronì diNaibona per morte del visconte Aymeri 11, ma la restituì poi neh 1 43 al- la sua primogenita Ermengarde.Nel i 1 4- ' mentre Alfonso era in Provenza reduce da un pellegrinaggio al santuario di Com- poslella, Luigi VII re di Francia entrò ostilmente nella contea di Tolosa e ne as- sediò la capitale, pe' diritti che avea la moglie Eleonora qual nipote di Filippa; ma i tolosani gli opposero vigorosa resi- stenza, onde poi Alfonso testificò ad essi la sua gratitudine accordando loro parecchi privilegi. Neh i44 Alfonso fondò la cit- tà di Moutauban; neh i46 prese la cro- cecon altri principi nell'assemblea di Ve- zelai convocata da Luigi VII, e nell'ago- sto 1 147 s'imbarcò sopra una flotta fat- ta da lui equipaggiare ove poi fu costrui- to il porto d' Aigues-Mortes. Giunto a Costantinopoli vi passò l'inverno, e nel- la primavera i i48 approdò al porto di Tolemaide e morì poco dopo neh' apri- le pel veleno che gli die nella cena la pri- ma sera che giunse a Cesarea, Melissen- de regina di Gerusalemme, onde fu il 4- conte di Tolosa morto in Terra Santa. La- sciò tra gli altri, due figli, Uuimoudo V
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che gli successe, e Alfonso II. Entrambi si qualificarono egualmente per conti di Tolosa, duchi di Narbona e marchesi di Provenza, dignità che possederono in co- mune cogli altri loro domestici possedi- menti: pare però che Raimondo Vsi ri- servasse l'autorità principale. La sua or- dinaria residenza fu a Tolosa nella parte occidentale de'suoi domimi, mentre Al- fonso II si stabilì nell'orientale e ne'din- torni del Rodano. Così voleva l'estensio- ne de'loro stati perchè potessero reggerli più facilmente, giacché essi comprende- vano, come ho detto, oltre il dominio di- retto e utile di tulli i paesi rinchiusi nel- la provincia ecclesiastica di Tolosa, i.° le contee particolari d'Albigese, di Quercye di Rouergue, colla signoria feudale di Car- cassez e del Razes; 2.° il ducalo di Nar- bona; 3.° le contee particolari di Lingua- doca, tra cui quelle di Narbona, di Nimes e di Saint-Gilles; 4-° il marchesato di Pro- venza che dominava su tutta la regione situata tra il Rodano, l'Isero, l'Alpi e la Duranza. Nel i 1 53 Raimondo V dichia- rò guerra a Raimondo Trencavel viscon- te di Carcassona, per aver riconosciuto a pregiudizio di lui la signoria feudale del conte di Barcellona, e presolo in battaglia lo fece trar prigione a Tolosa. Nel 1 154 egli sposò Costanza sorella del re Luigi Vii, la quale comechè vedova d'Eusta- chio conte di Boulogne e figlio di Stefa- no re d'Inghiltera, ch'era slato coronato re d'Inghilterra vivente il padre, portò il titolo di regina. Nel i i5g Enrico II re d'Inghilterra ridomandò a Raimondo V la contea di Tolosa, sullo stesso principio, perquanto sembra, concili Luigi VII l'u- vea rivendicata nel i i \.i . cioè a dire in nome della moglie Eleonora quale nipo- te di Guglielmo IV conte di Tolosa dal lato di sua madre Filippa, unica figlia di quel principe, il quale ad essa unica erede preferì il proprio fratello Raimondo IV; il che avendo ricusato il conte, si accinse il re a farsi giustizia colla via dell'armi, a- iulalo da diversi alleali, fra'quali il conte di
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Barcellona e il signorediMontpellier.Tut- to cedette innanzi il formidabile esercito d'Enrico II sino alle porte di Tolosa fatta da lui investire. Luigi VII. i cui interessi aveano mutato d'aspetto dopo il suo di- vorzio con Eleonora, corse in aiuto di Rai- mondo V di lui vassallo e cognato, ruppe l'armata nemica e si trovò in Tolosa pri- ma che gl'inglesi avessero saputo ch'egli armavate fatta eseguire una di versionesul- la Normandia, obbligò il re d'Inghilterra ad abbandonar l'impresa, levando l'asse- dio di Tolosa, ma prese nel ritirarsi Ca- liors con diversi castelli della contea di To- losa, lasciando a Tommaso Becquet suo cancelliere la cura di continuar la guerra, indi segui la pace. Ricominciata nel i i 64 la guerra, ebbe termine con altra pace nel 1169. Intanto Raimondo V sedotto nel 1 165 dall'imperatore Federico I, perse- cutore della Chiesa e di Papa Alessandro III, per seguire lo scismatico partito del- l'antipapa Pasquale III, ordinò a tutti gli ecclesiastici di riconoscerlo o altrimenti di uscire da' suoi stati. Alessandro III dopo avere inutilmente tentato di riguadagnar- lo, gettò l'iutei detto sulle sue terre, la cui grave pena ecclesiastica sussisteva ancora neh i68,come prova la lettera de' in mar- zo di quel Papa a'tolosani, colla quale li assolse a istanza del redi Francia che non avea presa parte alloscisma. Raimoudo V trattava assai male la sua sposa Costanza, la quale stanca del suo procedere lo ab- bandonò ueli i6j e si ritirò alla corte del re fratello: il conte la ripudiò nel 1 1 66 per sposare Richilde vedova del conledi Pro- venza. Tanto il divorzio, che le nuove noz- ze furono appio va teda d'antipapa Pasqua- le III, di cui continuava a seguir le parti. Nel 1173 il conte si pacificò col re d'Inghil- terra, il quale gli guarentì la proprietà del- la contea di Tolosa, a condizione di rico- uusceilo, come duca d'Aquitania, per suo signore feudale, salva peiò la fedeltà da lui dovuta a Luigi VII redi Francia: ma questo vassallaggio non ebhe lunga dura- ta. Kcln 74 Raimoudo V abbandonò il
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partito dell'antipapa Calisto IH, successo- re di Pasquale 1 1 1. per rientrare sotto l'ub- bidienza d'Alessandro I Il.il quale procurò invano d'indurlo a ripigliarsi Costanza. Ai 18 febbraio 1 176 il conte con Alfonso II re d'Aragona cou gran seguito di signori si recarono all'isola di Gemica tra Beau- caire e Tarascona, e fecero una convenzio- ne, colla quale Raimoudo V cede al re i suoi diritti sulla contea d'Arles o di Pro- venza mercè lo sborso di 3oro marchi d'argento. Questa riconciliazione fu cele- brata con gran festa a Deaucaire,ovei più licchi si distinsero con folli e rovinose spe- se. Il cav. Bertrando R.ainibaud fece la- vorale con 1 1 paia di bovi i cortili del ca- stello perseininarvi 3o,ooosoldi. Gugliel- mo Grosde Mirici, che avea in sua com- pagnia 3oo cavalieri e ne avea 10,000 a quella corte, fece cuocere tutte le vivan- de colla vampa di candele e torcie. Rai- mondo di Venoul per ostentazione fece bruciar pubblicamente 3o de'suoi caval- li. La prodigalità più. lodevole fu quella di Raimoudo d'Agout, il quale ricevuti 100,000 soldi dal conte di Tolosa, li di- stribuì in parte eguali a 100 cavalieri. L'e- resia degli Albigcsi(ì ''.) col favore delle guerre pressoché continue sostenute sino allora dal conte di Tolosa, erasi di molto estesa ne' suoi stati. Seguendo gli errori àc Manichei e Valdesi (/'"•), con un am- masso pernicioso di quelli d'altre ripro- vevoli sette,furono scoperti inTolosa, don- de cacciali si ricoverarono in Alby enei suo territorio, i cui abitanti chiamandosi albigesi, e nella più parte restandone in- fetti, l'empia setta fu così denominata e condannata nel concilio d'Alby del 1 176, alla presenza di Raimondo V, e lo notai pure nel voi. Ili, p.162. lu detto concilio Alessandro 111 vi chiamò i più sapieuti tra gli eresia rchi a veuiradesporreedifendere le loro dottrine, ed essi l'esposero alia pre- senza di molli baroni che gli accompagna* vano; ma benché fissero chiarite erronee e condannate da'vescovi e dagli alti i eccle- siastici pieseuli, non lasciarono per que-
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slo di vantarsi d'aver essi soli la chiave del vero, mentre erano del tutto imbe\ li- ti dell'empia eresia. Raimondo V deside- rando d'estinguerla, scrisse nel settembre i 177 al capitolo generale de' Ci s lercie usi (inchiedendo missionari capaci di secon- dale il suo zelo. Alessandro HI, al quale pure erasi rivolto, spedi sul luogo per le- gato il cardinal Pietro vescovo di Meaux, forse della famiglia Dandini, il quale as- sociatisi que'prelati che nominai nella bio- grafia, in principio operò con buon succes- so a far discredere i popoli sedotti delTo- losanoe dell'Albigese. Ma comparsi in To- losa il cardinale e l'abbate de'cistercien- si, per la propensione degli abitanti agli eretici, vennero accolti con motteggi e in- sulti, anche pubblicamente. L'eresia quin- di, anziché diminuire, crebbe sfrontata- mente, e vieppiù si rese infesta acattolici e alla Chiesa : i loro capi la predicavano iti pubblico e ponevano in opera tutti i modi per fare proseliti, i quali a loro si davano trascinati dalla potenza d'una nuo- va dottrina, che lasciava sbrigliate le loro passioni, e dall'avversione loro verso la Chiesa che l'infrenava. Alessandro III in- darno commise al celebre Alano di Lilla, il più dotto scrittore de'suoi tempi, di scri- vere contro di loro. Costretto poco dopo Raimondo V a l'imbrandire le armi con- tro il re d'Aragona e contro Riccardo du- ca d'Aquitania, gli eretici profittarono di quelle turbolenze per spargere di nuovo i loro errori, per cui il cardinale li fulmi- nò con sentenza di scomunica. Indi nel 1179 Alessandro III nel concilio genera- le di Lolerano ///condannò formalmen- tegli eretici albigesi, che poi si divisero in Catari, Gazavi, Palariui e Pubblicani (T .)■ Papa Lucio 111 invano spedi a To- losa il cardinal b. Enrico, che neavea ri- cusato il vescovato, con una scorta d'ar- mati per ottener colla forza quel che non si poten ottener colle parole; invano con- vocò egli nuove assemblee di signori tem- perali e spirituali del paese; nulla poteva arrestare i progressi dell'eresia, né rimuo-
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vere il pericolo che alla Chiesa sovrastava; egualmente infruttuosa fu la lega di pa- recchi baroni con un vescovo, al fine di opporsi vigorosamente a tanti fatali erro- ri. Divisala vasta regione in piccole e gran- di signorie, i settari trovavano facilmente nitilu,protezionee talvolta aderimento al- le loro dottrine fallaci, tranne gli stati del conte di Montpellier. Nel 1 182 Raimondo V,a istanza del re d'Inghilterra, portò soc- corsi in Aquilania al duca Riccardo suo figlio contro i suoi vassalli ribellati; ma l'anno dopo disgustatosi collo stesso mo- narca, die aiuto all'altro suo figlio Enrico perchè gli facesse guerra. Nel 1 186 guer- reggiò contro Riccardo, e nel 1 188 col- legossi con diversi signori aquilani, onde il duca entrato furiosamente nel Quercy ridusse il conte agli estremi, il quale ri- voltosi al re di Francia , questi dichiarò guerra al duca e al re suo padre. Dopo alcune ostilità Riccardo si riconciliò col re di Francia, rimase padrone del Quer- cy, e per impedire che il conte non glielo ritogliesse, sordamente gl'istigò contro i tolosani, onde il conte occupato in repri- merli lasciò il duca in possesso del suo con- quisto. Divenuto Riccardo re d'Inghilter- ra, essendo assente e infermo il siniscalco di Gn Jenna (che comprese quasi tutta l'A- quitania, poi divisa ne'ducali di Gujeiiua e Guascogna, ili.°diqua dalla Carotina, il 2.0 di là da tal fiume), il conte formata lega con parecchi signori del paese, die il guasto alla Guascogna; guarito il siniscal- co piombò alla sua volta sulla contea di Tolosa, avanzandosi sino alle porte della capitale. Mori Raimondo V nel 1 ig4, do- po aver aumentalo i suoidominiicolla vis- contea di Nimes, lasciando di Costanza 3 figli e una figlia, cioè Raimondo VI il / ecchto che gli successe in tutti i suoi pos- sedimenti, Balduino, Alberico Tagliafer- ro che sposò Beatrice Delfina di Vienna, per cui si qualificò conte di Viennese e d'Albon,e Adelaide moglie di Roggero li conte di Carcassona. La corte di Raimon- do V passò per una fra le più splendide
TOL d'Europa; bellissime dame, briosi cavalie- rini trovatori (de'fjitali riparlai aTEATRo)
10 celebravano, facendosi di tulio l'anno una festa continua. Sebbene egli pose ogni cura e severità contro gli eretici e chiamò i cisterciensi per convertirli, vide con pe- na che il figlio passò gran parte di sua giovinezza in loro compagnia, onde nedi- venne costante protettore, regalando 100 mai chi d'argento a quel cavaliere che a- postatava, per meglio propagare la setta.
Raimondo VI a'6 gennaio r ig5 prese possesso della città e contea di Tolosa, nel- l'età di 38 anni. Egli era già stato mari- tato 3 volle: con Ermessiude erede della contea di Melgueil , con Beatrice di Re- ziers che ripudiò per sposare Borgogna figlia d'Amami o Amalrico re di Cipro, alla quale fece lo stesso affronto. Egli l'a- vea rapita a Marsiglia, ov'era stata con- dotta per passare in Fiandra a sposare il conte Baldovino IX. Duiava ancora la guerra dichiarata al padre da Riccardore d'Inghilterra,»)! qualesi pacificò nel i ig6 per avere rinunziato alle sue pretensio- ni sulla contea di Tolosa e restituito il Queicy; di più il re die al conte in isposa la sorella Giovanna vedova di Guglielmo
11 re di Sicilia, assegnandole in dote l'A- genese. Kel i 198 Raimondo VI si collegò col cognato, contro Filippo li Angusto re di Francia; perde la moglie Giovanna e poi sposò Eleonora sorella di Pietro II re d'Aragona, col quale nel 1 204 fece un trattato., cioè ricevè le viscontee di Mil- haud e Gevaudau in cauzione di 3ooo marchi d'argento. In principio del regno Raimondo VI dissimulò la sua grande in- clinazione all'eresia, ma la sua divozio- ne alla Chiesa fu sempre dubbiosissima; le violenze commesse a danno dell'abbazia di s. Gilies o Egidio, la prigionia fatta pa- tire all'abbate di Montaubau, provoca- rono su di lui la scomunica di Celestino III, da cui fu assolto poi da Inoocenzo III. Egli prezzolava cerretani e buffoni, per porre in derisione i preti mentre uflìzia- vano. Tolosa sotto di lui era divenuta or-
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mai il principal ricetto dell'eiesia, poiché le grandi franchigie che godeva la città più contribuivano n render gli abitanti meno ubbidienti a'decreti della Chiesa. Il conte poidavaili. esempio d'irriverenza verso il vescovo Foulques o Folco, si poca si- curtà concedendogli, che ogni volta che avea da visitar parrocchie era necessitato a domandar una guardia al signore del Iuogo,e dimorava nell'episcopiocomeuna città nemica. Altri protettori d'eretici e- rano Raimondo Ruggiero visconte di Re- ziers e signore di Carcassona; Gastone VI visconte di Rearn; Rernardo lVcoutedi Commi nges nemico de vescovi di Conse- rans; Raimondo Ruggiero conte di Foix, giurato nemico d'ogni difensordclla Chie- sa ,e collegato operosissimo del con te d «To- losa; finalmente Geroldo IV conte d'Ar- magnaCjche dal padre avea ereditato l'o- dio contro l'arcivescovo d'Auch, spoglia- loredelle chiese e confiscatole desimi be- ni. L'eresia trovò pure patrocinio in Ber- linghieri arcivescovo di Narbona e vesco- vo di Lerida, bastardo del conte di Rar- cellona; indegno pastore, solo intento ad a m massai- tesori,e a coni mettere enormez- ze simoniache. Inoltre la propagazionedel- l'eresia debbesi pure attribuire alla volu- bile natura degli abitanti di que'p<iesi,ove qual idra si distese; al dispregio de'grandi inche tenevano gli ecclesiastici, agognan- done le ricchezze; alla folla de'trovatori, che frequentando le corti di Provenza, di castello in castello rallegrando i signori e . le brigate con narrare scandalose novelle sui vescovi,sui frati. sulle monache,e scher- zando sulle cose sagre; ed in generale la vita licenziosa d'alcuni ecclesiastici, la tra- scuranza degli uffizi divini, la noncuran- za delle chiese che si lasciavano cadere e poi convertite in fortezze. Continua va a fi- re rapidi e lagrimevoli progressi in Lin- guadoca l'eresia degli albigesi, a malgra- do lo zelode'missionari ch'eransi recati a combatterli. Papa Innocenzo IH[l *.) di allo intendimento, per riparare alle fu- neste conseguenze di tanto male, prese il
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partito d'inviar legati sui luoghi con or- dine eli reclamare il braccio secolare, per sk-rminar coloro che non potessero colla persuasione ricondursi alla vera fede, e se i signori ricusassero il soccorso della spada, dovessero scomunicarsi. Il conte Raimondo YI, infetto d'eresia sino da fan- ciullojSi oppose a lalespedieii(e,nè si credè in obbligo di contribuire in certo modo quasi alla distruzione di partede'suoi sud- diti, perchè non rinunciavano all'errore. Nondimeno le minacce de'pontificii legali Rauleo Rodolfo, e s. Pietro diCastelnau o Castelnuovo abbate cisterciense di Monte- freddo oFontefredda, l'indussero nel 1 2o5 a promettere con giuramento di cacciare da Tolosa e da'suoi domimi, pel mante- nimento della purità della fede,gli eretici e pei vicaci, onde evitare funestissime conse- guenze politiche e religiose. L'infaticabile Pietro di Castelnau trasferitosi al di là del Rodano per riconciliare i discordi del pae- se, riuscì nel 1207 a far tra essi conclu- dere un trattato di pace, e ciò colla mi- ra di unire le loro forze contro gli ereti- ci; ma quando fu recato a Raimondo VI il trattalo, quale pertinace protettoredeb l'eresia, di costumi e azioni indegne, pie- no di vizi e bestemmiatore, ricusò all'alto di sottoscriverlo. Il zelante legato dopo a- verlo inutilmente ammonitogli minacciò le censure ecclesiastiche, e poi per la 2.° volta lo scomunicò; quindi il Papa gra- vemente gli scrisse, perchè si sottomet- tesse; il conte lo finse e firmò la conven- zione. Volendosi poi vendicare di Pietro, ne ordinò a tradimento l'uccisione. A' 16 gennaio 1208 mentre Pietro dopo a ver ce- lebralo la messa era per imbarcarsi sul Rodano, fu assassinato crudelmente d'or- dine di Raimondo Yl da due suoi vassalli sconosciuti colla lancia tra le coste (e l'uc- cisore riparò poi a Beaucaire per toglie- re al suo signore la possibilità di punirlo, e per sgravarlo da ogni sospetto dicom- plicità). Rivolto Pietro lo sguardo al si- cario, imitando Gesù Cristo e s. Stefano, gli disse: Dio li perdoni, che io li perdo*
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no, replicando più volte queste parole di pietà e di pazienza eroica. Così trafitto, dimenticò l'acerbità della ferita per la spe- ranza delle cose celesti; ordinate le cose della pace e della fede a'suoi compagni, tra divote e continue orazioni , si addor- mentò nel Signore coronalo del martirio. In molti luoghi lo celebrai, fra'quali nel vol.XXXVl, p. 43, dicendo pure del suo culto, ed avvertendo che non devesi con- fondere con s. l}ictro( 'V.) martiredell'in- quisizione e domenicano; ma ad onta di questo, ora mi avvidi che nel voi. XVI, p. 221, colonna i.*, essendosi sturbata la stainpa,dopo la linea 3 5, precisamente do- po la parola apostolico, fu ommesso: tritr cidato nel 1 208 , diverso da s. Pietro da Verona domenicano,anch'esso dipoi mar- tirizzato (non però nel 1 25 1 come ivi è det- to, ma nel 1252). 11 sagro suo corpo fu deposto nel chiostro dell'abbazia di Saint- Gilles; trasportato in chiesa dopo lungo tempo fu trovato incorrotto, e dal suo cor- po uscì mirabile fragranza. Indi fu og- getto della tenera divozione de'fedeli, co- me quello che avea predetto non poter trionfare la causa di Cristo nella contra- da, finché uno de'suoi predicatori non sa- grificasse la vita per la sua fede, auguran- dosi d'esser egli la [.'vittima del persecu- tore. Ma neh 562 le sue reliquie furono da'fanatici eretici ugonotti date in preda alle fiamme. Deve notarsi, che Innocenzo III non solo a'eisterciensi, ma anche a s. Domenico e a'frati Predicatori (/^.) da lui istituiti affidò la predicazione per la conversione degli eretici; il Papa in To- losa istituì ih.° tribunale della s. Inani- zione (P-), vale a dire meglio e formal- mente stabilì la preesistente inquisizione, ed ivi dissi chi furono i primi inquisitori, e che s. Domenicofu un portento cogl'in- felici albigesi onde convertirli, essendo co- sa contesa se fu veramente inquisitore, il che rimarcai ancora nel voi. XVI,p. 22 r. Udita Innocenzo 111 la barbara uccisio- ne di s. Pietro di Castelnuovo, adirato di giusto sdeguo per tale delitto, scrisse lei-
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fere pressa n li ssi me a'vescovi, n'conti e a' l>nroni della contrada e Francia meridio- nale, esortandoli a prender l'armi contro l'eretico e crudele Raimondo VI, a nuo- vamentescomunicarlo, e ad impadronirsi de'suoi stati; gli esorlò alla predicazione, a fecondar con essa le sementi della fede, a scomunicar eziandio tutti i complici del- l'assassinio, a por l'interdetto in tutti i luo- ghi ove si trovassero, a sciogliere i sudditi del conte dal giuramento d' ubbidienza verso di lui; chiunque professasse la cat- tolica religione, poter non solo persegui- tar la persona sua, ma eziandio impadro- nirsi delle sue terre, tanto più all' uopo di purgarle dall'eresia. Che se nondime- no Raimondo VI consentisse a dar sod- disfazione.dovessero eglino. per prima pro- va del suo pentimento, esiger la cacciata degli eretici da'suoi stati. Del medesimo tenore Innocenzo III scrisse al re di Fran- cia Filippo II Augusto, perchè sorgesse qual soldato di Cristo e principe cristia- nissimo in aiuto della Chiesa a combatte- re con poderosa mano contro gli eretici pe™iori ancora de'saraceui. Il eh. Ilur- terche nella bella Storia d' LinocenzoIII, fa pur quella degli albigesi del suo tempo (ed io nella biografia di quel Papa in più. luoghi lumeggiai quanto energicamente fece per estirparli, cioè nel voi. XXXV, e segnatamente a p. 273, ij5, 277, 280, 285, oltre gli altri luoghi qui citati ), e quanto alla lettera del Papa al redi Fran- cia, dice eh e noto il giudizio recato su di essa, ma non tanto nota all'incontro è l'o- pera del tollerante Beza ginevrino intito- lata: De haereticis a magìslra tu civili pu- niendis. Cosi pure, egli aggiunge, igno- rasi da 'pia che Calvino suo maestro, nel suo libro contro Servet, stabilisce questa tesi: Jure gladii eoerecndos esse haere- . Di più Innocenzo HI fece bandir la crociata contro gli eretici albigesi; perciò gran numero di signori e altri fedeli si consagrarono a tale spedizione e guerra di religione, anche per le indulgenze, privi- legi ed esenzioni loro accordate. Ognuno voi. LXXVII.
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stimava di rendersi per sempre ricordevo- le nella memoria degli uomini morendo nella spedizione.! novelli croecsignati por- tavano la croce rossa sul petto, per distin- guersi da quelli di Terra Santa che l'avea- no sulla spalla, e moltissimi oltre le armi portavano un bordone a significare che quella spedizione era un pellegrinaggio sa- gro, gloriandosi di rendere questo servi- gio alla fede cattolica. Qui noterò che poi fu istituita in Tolosa una milizia cristia- na o ordiue equestre per la difesa della fe- de cattolica, sotto l'invocazione di s. Pie- troMartire.di.<:. Domenico e di Gesù Cri- sto (Tr.)> il quale in seguito variò secon- do i luoghi nell'insegne e nel nome. Verso il tempo stesso il Papa mandò istruzioni a'nuovi legati da lui eletti in sostituzione del martirizzato s. Pietro di Castelnuovo. Erano essi i vescovi di Riez,di Conserans, e l'abbate de' cisterciensi, a' quali si uni Tedisioo Teodisio canonico di Genova, e Milone protonotaro apostolico col titolo di legato a Intere. Questi nel 1209 citò Raimondo VI al suo tribunale e consiglio in Valenza, ove per timore della crociata contro di lui promulgata, accettò le con- dizioni impostegli dal prelato, per otte- nere l'assoluzione della mortedi s. Pietro e de'suoi reali, dando per malleveria alla s. Sede 8 castelli, 3 de'quali erano del con- tado Venaissino. Tratto a Saint-Gilles, fu obbligato a' 18 giugno presentarsi scal- zo e con calzoni di tela nel vestibolo della chiesa davanti un altare portatile o v'era esposto il ss. Sagramento, la ss. Croce, le reliquie de'santiegli Evangeli. Milonese- guito da 3 arcivescovi eiq vescovi, std cor- po di Cristo e sulle reliquie de' santi gli fece rinnovare il giuramento d'ubbidire agli ordini del Papa e de'legati sui 1 5 ar- ticoli che gli aveano tratta addosso la sco- munica. Poscia il legato postagli al collo una stola l'introdusse nella chiesa percuo- tendolo sulle spalle nudate con verghe, indi gli die l'assoluzione in mezzo a una folla immensa di popolo. Per cui mezzo nudo dovè passare innanzi al sepolcro di
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s. Pietro, e fu costretto fi fare riverenza a colui morto che avea odiato vivo. A' 22 dello stesso mese il conte temendo d'es- sere oppresso da'erociati, che si avanza- vano ardenti d'entusiasmo religioso, prese egli slesso la croce e si unì seco loro per far guerra agli ostinati eretici alhigesi suoi sudditi. Intanto il legato di Francia car- dinal Bicchieri rivolse le sue cure agli al- bigesi, al ravvedimento cle'quali si appli- cò con 7 ahhati e 5 monaci cisterciensi, uomini lutti per santità e dottrina chia- rissimi; ma non giovando uè la dolcezza, né la mansuetudine, né le soavi maniere, si determinò il cardinale di raccogliere un esercito di crociati sotto l' insegne del prode conte Simone di Monfort, e nel de- clinar di luglio espugnata Bezieis, disfe- ce l'esercito eretico colla strage di 1 2,000 alhigesi, per la quale insigne vittoria ri- mase la fazione eretica notabilmente in- debolita. Altri dissero che nella presa d'as- sallo di Bezieis furono passati a fil di spa- da 10,000 nemici; altri con enorme esa- gerazione dissero massacrale 3o,ooo per- sone. Nel seguente agosto i crociati dopo di essersi impadroniti di Carcassona e di 100 altre piazze, invocato il lume dello Spirito santo, scelsero a capo supremo Si- mone di Monfort, atteso il rifiuto del le- gato abbate de'cislerciensi Arnaldo, e di- cesi ancora del duca di Borgogna Otto- ne, e de'conli di Nivers Pietro de Cour- tenay,e di s. Paul cugino del re di Fran- cia; ma il tuono imperioso che quel ge- nerale prese col conte di Tolosa, e l'am- bizione che trapelava nella sua condotta, secondo alcuni, non tardarono a inimica r- locon Raimondo VI. Non pareche quan- do il conte di Monfort fu eletto genera- lissimo de'crocesignatij i nominati non a- vessero voluto accettare, tranne l'abbate cisterciense Arnaldo. Temo che sia con- fuso l'avvenuto alla presa di Carcassona, nella quale il Monfort fece prodigi di valore, come sempre. Espugnata la città, l'abbate cisterciense, convocati i capi del- l'esercito, gl'invito a eleggere fra loro un
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cavalierea cui confidare il reggimento del paese conquistato, e rivoltosi al duca di Borgogna,e a'eonti di Nivers e di s. Paul, tutti si rifiutarono; allora Arnaldo indus- se Monfort ad accettare l'offerta virtute obedicntiac,e trovò pronto aggradimento, per cui fu gridatocontedi Beziersdi Car- cassona, ed Innocenzo III gliene die l'in- vestitura, serbando a se i diritti di domi- nio supremo. Raimondo VI dopo la con- quista di Carcassona lasciò l'esercito cro- ciato, e desiderando di strettamente col- legarsi con Simone di Monfort, patteggiò le nozze della propria figlia con un figlio di lui. Ma poco dopo d'essersi restituito a Tolosa, i legati Arnaldo e Milone favoren- do giustamente il conte di Monfort, il cori - te di Tolosa si vide escluso dalla propria capitale, e ottenuto poi il permesso d'en- trarvi gli fu imposto di consegnare tutti i tolosani sospetti d'eresia. Egli si ricusò, protestando ohe sarebbe andato in Roma a lagnarsi col Papa di tali ingiuste vessa- zioni, e ricorso al re di Francia e all'im- peratore. Del suo avviso furono i tolosani e diversi signori, e dopo aver fatto testa- mento a' 20 settembre Raimondo VI si recò a Parigi per depositarlo negli archivi di S.Dionigi; indi partì per Roma accom- pagnato du'deputati della città diTolosa, e da altri personaggi distinti che fecero con lui causa comune. Quindi vennero citati dall'abbate cisterciense i consoli e abitanti di Tolosa a scolparsi dell'accusa d'eresia, e poi li scomunicò, sottomettendo la città alla pena dell'interdetto. Intanto Simone di Monfort, continuando contro gli ere- tici le sue spedizioni, prese Mirepoix prin- cipale rifugio degli eretici, Paraiers, Al- bye altri luoghi. Innocenzo III lo felicitò de'suoi conquisti, e gliene confermò il pos- sesso con lettera dell'i 1 novembre. Giunse a Roma Raimondo VI sul declinar di gen- naio 12 io, e fu ammesso all'udienza del Papa, che assicuratosi del suo pentimento gli die l'assoluzione, e lo regalò d'un ric- co manto e d'un prezioso anello. Da Ro- ma passò alla corte dell'imperatore Ot-
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Ione IV, già divenuto ingratamente ne- mico della s. Sede che l'avea innalzato al- l' impero, per implorare il suo soccorso contro le vessazioni del contedi Monfort; ritornato poi a Tolosa, restituita algrem- bo della Chiesa, per concorrere alla guer- ra contro gli eretici , indi passò a ritro- var l'abbate de' cisterciensi e il generale de'crociati, notificò lorogli ordini del lJa pa per essere ammesso a giustificarsi de' delitti a lui imputali. Malgrado le sue sol- lecitudini, ed essendo divenuto peggio di prima, dal vescovo di Riez e da maestro Teodisio principalmente, severamente non si volle permettergli di giustificarsi presso il concilio di s. Gilles (/>.) tenu- tosi verso la fine di settembre, intorno all'accusa d'eresia e d'omicidio di s. Pie- tro diCastelnuovo, come il tutto provato, se prima non ubbidiva al Papa nel cac- ciare gli eretici e nel togliere le gabelle; il perchè fu di nuovo scomunicato, seu- tenza confermata nella conferenza di Nar- bona. La guerra venne sempre più acqui- stando fierezza e crudeltà, com' è solito di somiglianti discordie, in cui si combat- te uomo contr'uomo in ogni luogo. Frat- tanto i crociati progredendo ne'conquisti in Linguadoca sui vassalli di Raimondo VI, questi temendo pe'suoi possedimenti, per rafforzare i suoi legami con Pietro II re d'Aragona di lui cognato, die in isposa al suo primogenito Raimondo di soli 1 4 «inni, Sancia sorella del re. Questo matri- monio diede ombra al conte di Monfort, dovendo sua figlia sposare il figlio del re d'Aragona, allorché fosse giunto all'età pubere. 11 rancore che covava Raimondo VI contro Simone finalmente scoppiò nel- l'uscirdelia io, con adunare vari nemici dell'emulo per impadronirsi di lui; onde quest'ultimo avvisatone l'accusò poi d'a- vergli insidiato la vita. 1 legali d'intelli- genza con Monfort adunarono nel r 1 1 i in Arles un concilio, a cui furono chiamati con invito il re e con citazioneilconte. Rai- mondo VI per ricusare di sottoscrivere le dure coudizioni volute per la sua assolti-
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zione, fu scomunicato, e la sentenza venne confermata da InuocenzoIH, ilquale non bene informato ordinò a'Iegati d'impos- sessarsi della contea di Melgueil appar- tenente a s. Pietro, e di custodirla fino a nuovo ordine; poiché pe'dintli di sovra- nità che la santa Sede avea sulla contea, già ne avea ricevuto omaggio dallo stes- so Raimondo VI, e poi il vescovo di Ma- guelone pagò per tal contado l'annuo cen- so di 20 marchi alla romana chiesa. Al- lora il conte di Tolosa vedendosi attac- cato da'erociati, si pose co'confederati iu istato di difesa. Il Monfort dopo essersi impadronilo delle principali piazzeappar- tenenti a Raimondo Rosero visconte di Beziers e di Carcassona , principale fau- tore degli eretici, dopo aver terminato il memorando assedio di Lavaur nell'Albi- gese, nido di eretici, colla presa della for- tissima piazza e la strage degli abitanti, rivolse le sue anni contro Raimondo VI, essendo d'intelligenza col zelantee ottimo vescovo di Tolosa Foulques. Questi avea da qualche tempo, per opporsi all'eresia, formato nella città una confraternita cro- ciata colle ordinarie indulgenze, col no- me di confraternita bianca. La borgata dominata dagli eretici gli oppose la con- fraternita nera, e vi ebbero tra esse san- guinosi combattimenti. Avendo il vesco- vo ordinato a 1 1 a i . a ci i marciare all'assedio di Lavaur, vi si oppose il conte, ma non fu ubbidito. Dipoi trovandosi il vescovo imbarazzato per far la sua ordinazione nel sabbato santo, poiché i legati aveano po- sto l'interdetto a tutti i luoghi in cui si trovasse Raimondo VI scomunicato,man- dò a pregarlo d'uscire in giorno assegnato dalla città sotto pretesto di far una pas- seggiata. Il conte prendendo questa pre- ghiera per un insulto, gl'intimo eh' egli stesso uscisse immediatamente da'suoi sta - ti, al che il prelato rispose: » Non fu già altrimenti il conte che m'abbia fatto ve- scovo. Io fui eletto secondo le leggi eo:le siastiche, non intruso per violenza né per di lui autorità, e quindi uon uscirò mai
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a motivo di lui". Fou'lqnes attese il conte nella sua capitale per 3 settimane, poi ne uscì volontario con giusto risentimento. Intanto le anni di Montini facevano nel Tolosano estesi progressi, ma ciò che più, addolorò il conte fu il vedersi abbando- nato dal fratello Ralduino, che unitosi alla crociata gli fece guerra implacabile. Marciando di conquista in conquista i cro- cesignati, l'armata venne fìnalmentea pre- sentarsi davanti a Tolosa. 11 vescovo che l'accompagnava, dichiarò a'suoi tolosaui veoiressi assediati unicamente perchè se- guivano le parti del conte, e perchè tol- leravano ch'egli dimorasse tra loro; che nonsi farebbe ad essi alcun male, ove vo- lessero cacciarlo co'suoi partitanti eretici, e accogliere per signore quello che dareb- be loro la Chiesa; altrimenti si trattereb- bero da eretici e fautori d'eresia. Essen- do state rigettate tali proposizioni, Foul- ques ordinò al preposto di sua cattedrale e a tulli gli ecclesiastici di Tolosa d'uscir subilo di città. Tutto il clero ubbidì e u- scì a piedi nudi col ss. Sagramento; ma uè questore la scomunica che fu lanciata su Ila città. non avvantaggiarono le cose del- l'assedio. Venuti i conti di Foix, di Com- mingesedi Forcalquier, altri fdutorid'e- retici , a raggiungere Raimondo VI alla testa de'loro vassalli, fecero con lui il 27 giugno una sortita così viva e micidiale, che obbligarono 3 giorni dopoMonfort a levar l'assedio. Nel successivo agosto Rai- mondo VI rivendicò parecchi castelli, e sul finir di settembre assediò Monfort in Ca- stelnaudari.A malgrado la superiorità del numero, la sua armata fu sconfitta e posta in fuga dal valore de' crociati, ove pre- tendesi vi a vesserò a combattere uno di lo- ro 3o nemici, onde il comandante conte di Foix svergognalo dovè ritirarsi con mol- tissima perdita. I legati in virtù delle pie- ne ficoltà di cui erano investiti, si cre- derono autorizzati a Iraltare il conte di Tolosa come loro da\a il capriccio per le altrui informazioni: procedere che certa- mente avrebbe disapprovato il Papa vii-
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filosamente moderato.Non dee recare per- ciò meraviglia se Raimondo VII, per le violenze di Simone e de'legati, dimenti- cando l'amorevole accoglienza fattagli da Innocenzo III, cominciasse seriamente a diffidar di lui, oltredichè in Roma non a- vea ninno che lo difendesse. Il re di Fran- cia che avea somministralo un esercito di i5,ooo uomini, si lagnò amaramente per lacessionedelleterrediRaimondo VI fatta da'legati a Monfort, con lesione de'suoi di- ritti come signore supremo. Tuttavolta neh 2 12 la guerra continuò, e lo stesso Luigi Vili fìgliodel redi Francia vivente prese con parecchi cavalieri la croce: le due parti stellerò continuamente sull'ar- mi , e si dierono con alterna vicenda di date e tocche sconfìtte agli assalti e alle difese. Molte castella furono prese e ripre- se, molte città espugnate 0 cedute. Mon- fort sottomise però la proviucia d' Agen e la maggior parte del Quercy; e da Ger- mania ricevè nuovi rinforzi di crociati : gli eretici ripararono in Tolosa e inMon- tauban.Kel 12 i 3 lnnocenzolll mosso dal- le preghiere di Pietro II re d'Aragona a favore di Raimondo VI , sospese la cro- ciala contro gli albigesi. Il concilio di La- s'aur (V.) ricusò d'ammettere lo spergiu- ro Raimondo Vìa giustificarsi, e di resti- tuir le terre a'eonti di Foix e Comminges, altri fanatici protettori degli empi eretici; ed il re d'Aragona ne appellò al Papa in favore del conte suo cognato, dimentican- do i benefìzi ricevuti da Innocenzo III, che peli.0 lo coronò re. Il re inviò i suoi ambasciatori al Papa, supplicandolo d'as- sicurar la contea a Raimondo VII, pro- mettendo di tenerlo alla sua corte a stil- largli le buone dottrine e di purgar da- gli eretici tolta l'Aragona, intautochè il padre Raimoudo VI profferiva^ d'espiar i suoi falli combattendo i nemici di Cri- sto, dove più egli volesse in Palestina o in Ispagna. Innocenzo 111 uditi gli amba- sciatori,si lagnò co'legntiedipiù conMon- forl, rimproverandolo d'aver convertilo l'armi contro gli eretici anche a danno dei
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fedeli, versato sangue innocente e occu- pato proviucie non infette d'eresia, di più molestato i sudditi aragonesi, e dover fa- re omaggio a Pietro II per l'investitura di Carcassona. Tutto questo prova l'im- parzialità e la giustizia d'I nnocenzoIII,non ostante la soddisfazione che provava in vedere estirpata l'eresia e per le testimo- nianze che ricevea di rispetto e divozio- ne di Montb/1 verso la Chiesa. Laonde se questa lunga guerra fu piena di lagrime- voli eccessi, non è a darne la colpa a In- nocenzo III, il quale non potea aver l'oc- chio in ogni parte, e per moltissime cose dovea stare alle relazioni di persone che non sempre corrispondevano alla sua con- fidenza. Ma il concilio di Lavaur chiarì bene in tutto il Papa, tanto contro il conte Raimondo VI, che contro il re Pietro II divenuto apostata, per cui Innocenzo III dichiarò essere stato male informato dal re; indi i vescovi pronunziarono la sco- munica contro i conti fautori degli eretici e il re loro capo. Si ripresero l'armi d'am- bo le parti, ed il re co'tre conti assedia- rono a' io settembre IMuret, piccola città nella contea di Comminges. Simone di Moufort corse in aiuto della piazza, e a' 12 si venue alle mani, dopo aver più volte inutilmente tentato di pacificarsi col re, e di venire ad un accordo. Il re d' Ara- gona fu ucciso nell'azione, e gli altri capi dell'armata, presi dallo spavento, abban- donarono a'crociati il campo di battaglia, avendo perduto circa 20,000 uomini, mentre Simone non perde che un solo ca- valiere e altri 8 crociati, considerati mar- tiri della fede,comealtri crociali. Per quan- to gli storici ligi agli eretici abbiano vo- luto nascondere il mirabile ardore e zelo religioso che animavano i crociatije la par- ticolare evidente protezione divina, per la quale riportarono prodigiose vittorie,non- dimeno questo si apprende da altri scrit- tori imparziali. Nel voi. XX.XV, p. 28/1., narrando la battaglia di Muret, rimarcai la [lieta del conte di Monfort. Raimondo VI prese il partito di ritirarsi alla corte
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del cognato Giovanui re d' Inghilterra, già scomunicato per lesueabbomiuevoli iniquità da Innocenzo III, donde ripartì nel 1 2 1 4- Al suo ritorno gli fu consegnato il fratello Balduino, fatto da Monfort si- gnore del Queicy, ch'era stato arrestato a tradimento dal sigoore del castello d'Ol- me, e Raimondo VI crudelmente lo con- dannò a morte: il conte di Foix con suo figlio Ruggero Bernardo, e Bernardo ili Portelle ignominiosaraente facendo da carnefici eseguirono essi stessi la senten- za, eimpeseroBalduiuo a una noce. Non- dimeno il fratello Raimoudo VI gli fece poi dare onorata sepoltura a Ville Dieu nella chiesa de'templari. Sempre più a- vanzando le armi crociate, i conti di To- losa, di Foix e di Comminges, ed altri signori confederati, ridotti agli estremi, chiesero grazia al legato cardinal Colle- vaccino di Benevento, e si sottomisero a' suoi ordini il 18 aprilei2i4; ma mentre il cardinale trattava cou que'principi, sic- come l'esperienza avea mostrato di nou fidarsene,Simone radunò numeroso eser- cito di crociati, e poi terminò l'occupa- zione de'dominii del contedi Tolosa. Nel geunaioi2i5 il concilio di Montpellier, presieduto da detto cardinale, deliberò sulla scelta di quello a cui dovea essere da- ta la città di Tolosa, e le altre piazze con- quistate da'erociati, e fu deciso che sareb- bero date al conte di Monfort. Ma il car- dinale giudicò ben fatto mandare a Ro- ma per averne l'approvazione del Papa. Bensì il cardinale spedì il vescovo Foul- ques a prender possesso in nome della Chiesa romana, di Tolosa e del castello Narbouese che serviva al coute di palaz- zo; furono consegnati la città e i castelli, ed obbligati Raimondo VI, il figlio e le contesse loro spose a ritirarsi in casa priva- la. Innocenzo III considerando che lo sco- municato e deposto Raimoudo VI conti- nuava a favorire gli eretici, confermò il decretato dal concilio di Montpellier sui domimi da darsi al Monfort, purché l'ap- provasse il coucilio generale che doyeasi
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adunare a Roma. Perciò scrisse al Mon- fort alFettuosamente,dicendogli aver me- ritato la bt- riedizione della Chiesa e la co- rona dell'onore, combattendo da soldato degno di Cristo per la fede cattolici, ed essersi fatto gloriosissimo per tutto il mon- do.Onde alla guardia sua confidava il pae- se conquistalo fino alla deliberazione del concilio generale, e concedergli di usarne l'entrate ed esercitarvi la suprema giuris- dizione. La crociata di Luigi Vili fu del tutto pacifica, perchè giunse quando era finita ogni resistenza, e sottomesso tutto il paese, ed in compagnia di Monfort fe- cero il solenne ingresso in Tolosa. Si di- ce che il vescovo Folco proponesse d'ap- piccare il fuoco a'4 canti della città, onde punirla de'danni recati all'armata catto- lica. Mail Monfort di sentimenti più miti fu di parere che solo si dovessero distrug- gere le fortifìcazioni,edi porre nel castello un forte presidio, e fu fatto. Intanto il con- te di Tolosa, co'conti di Foix e di Com- minges, si recò in Roma, ove lo raggiun- se il figlio Raimondo VII, tutti mostran- dosi disposti di rientrare nel grembo del- la Chiesa. Nel novembre celebrandosi il concilio generale di Luterano IV^ vi furono condannati gli empi errori de- gli et etici albigesi; si dichiarò che il me- tropolitano potrebbe scomunicare il si- gnore temporale che trascura di purgar la sua terra dagli eretici, e se non lo fa- rà, il Papa scioglierà dalgiuramentodi fe- deltà i sudditi, ed esposta la terra alla con- quista de'caltolici, annuendo a tal decreto tutti gli ambasciatori de'sovrani interve- nuti al concilio. Il concilio accordò acat- tolici che prendevano la croce per ster- minare gli eretici, l'indulgenza di quelli che vanno a Terra Santa, e scomunicò i fautori degli eretici. Raimondo VI col fi- glio e i detti conti si presentarono al con- cilio, inginocchiandosi a' piedi del Papa che li fece alzare, ed esposero i loro re- clami contro Monfort e contro il legato, reclamando le terre di cui erano stati spo- gliati. Il vescovo di Tolosa ne assunse ca-
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lorosamente la difesa, dichiarando riboc- care d'eretici gli stati del conte, e di aver fatto trucidare 6000 soldati cattolici ne' dintorni di Montjoire. In vece il contedi Foix rimproverò il vescovo di aver sedot- to tanta povera gente, e per colpa sua es- sersi Tolosa presa e saccheggiata , colla strage di 1 0,000 abitanti. Ritiratisi, il con- cilio discutendo l'aliare, negò d'esaudire Raimondo VI, per la ragione, disse il Pa- pa, che la fede e la pace non aveano mai potuto conservarsi ne'suoi paesi, sebbene avea procurato di giovarlo, e di favorire specialmente il figlio. Dichiaratosi escluso Raimondo VI per sempre dalle sue terre, e decaduto da ogni diritto di sovranità, as- segnandogli per sostentamento 4°° mar- chi, e questi finché non facesse resisten- za. Inoltre fu lasciato alla contessa sua mo- glie, in grazia di sue virtù, il godimento de'suoi fondi dotali, a condizione di go- vernar le sue terre secondochè avrebbe ordinalo la Chiesa, per la conservazione della pace e della fede. Al conte di Mon- fort furono aggiudicatiToIosa e tutti i pae- si conquistati da'crociati, salvi i diritti del- la Chiesa e delle persone cattoliche; riser- vando il rimanente al giovine Raimondo V II, cioè tutto o in parte di quanto resta- va a conquistare, secondochè ei meritasse come fosse uscito di pupillo. II conte di Foix restò sotto i! patrocinio della s. Sede, onde poi Onorio III gli rese il suo castel- lo.11 medesimo pare che siasi praticato col contedi Comminges. Neh 2 1 6 Simone di Monfort prese di nuovo possesso di To- losa, ed a'7 marzo per se e suoi discen- denti ricevè dagli abitanti il giuramento di fedeltà: quanto egli fu lodato da Inno- cenzo 111, quali titoli egli prese, oltreché di conte di Tolosa per la grazia diDio,lo notai nel voi. XXXV, p. 286 6287, in- sieme all'investitura che ricevè dal re di Francia delle provincie conquistate, per consiglio del suo fratello Guido di Mon- fort, per le contee di Narbona e di To- losa, per le viscontee di Reziers e di Car- cassoua, e così pure per gli altri feudi che
TOL il conte Raimondo VI teneva dal re. Con quest'ultimo atto Raimondo VI tolta si vide ogni speranza di ricuperare i suoi sta- li. Tuttavia Raimondo VI e suo figlio ri- tornati nell'anno stesso da Roma, si accin- sero a ricuperale i loro stati: furono ben accolli a Marsiglia, entrarono in Avigno- ne in mezzo alle replicate grida: Piva To- losa, il conte Raimondo e suojìglio; e poi vi assoldarono un'armata di cui prese il comando Raimondo VII. Propriamen- te il concilio avea solo conceduto a Simo- ne quella parte degli stati di Raimondo Vlcouquislata dall'armata cattolica, men- tre l'altra situata sul Rodano, era stata assegnata da Innocenzo III a! giovine Rai- mondo VII, il quale approdato a Marsi- glia e proseguendo il suo viaggio trovò gli auimi bendisposti. Tarasconapuredichia- rossi per lui, e parecchi signori si offrirò- no aiutarlo alla ricupera dell'avito retag- gio. Deliberatasi la guerra coutro Mori- turi, unirono le loro iusegnea quelle del conte varie città di Provenza e del conta- do \ enaissino; e Raimondo VI si portò in Aragona per chiedere aiuto di gente. In questo mentre morì Innocenzo III a'16 luglio 1 2 1 6, e gli successe Onorio III. Fio- che l'esercito cattolico non altro combattè che pel ristabilimento della fede e l'estir- pazione dell' eresia, egli corse di vittoria in vittoria; ma poiché Simone ebbe com- pita la conquista del paese e partitolo fra' suoi , a se riservando la suprema signo- ria.e mutato iu altro il primo iutento della spedizione; e poiché i francesi, rotto il fre- no alla cupidità, loro, attribuirono più al loro valore che alla manifesta protezione divina quelle vittorie, il Signore versò so- pra di tulli il calice dell'ira sua. La de- cisione del concilio Laterauense dispiac- que alla maggior parte de'barooi france- si, onde cessarono i rinforzi che l'armata traeva da loro ogni anuo; per cui troppo deboli si trovarono i nuovi signori delle contrade conquistate, a tenere in dove- re i mal domali abitanti. In questi si potè comprimere ma uon ispeguere l'aulico al-
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fetto pe'loro conti, e si riaccese più vivo al primo comparir del giovine Raimon- do VII dinanzi Beaucaire , sulla quale Moufort non avea valevoli diritti. Simo- ne fece di tutto per liberarla, ma in line si trovò costretto a cederla con un trat- tato al nemico. La guerra passò poi sulle terre del conte di Foix; e nel 1 2 1 7 gli a- bitaulidi Tolosa richiamarono il loro an- tico signore, il quale fu accolto in questa sua capitale a' 1 3 settembre con grandi di- mostrazioni d'aliegrezza. Sulla fine di tal mese Simone si recò ad assediarla col car- dinal Bertrando SavelU leg ito e parente del Papa, avendo il cardinale vietato sotto pena di scomunica al re d'Aragona e suoi alleati d'invadere ostilmente le terre di Monfoit, come aveauo determinato di fa- re. Però Simone iuvano strinse Tolosa per 9 mesi, resistendo la città a lutti i rin- forzi ebe gli giunsero di Francia, e con- tro tutto lo sforzo della sua perizia di guer- ra e dell'attività sua. Finché tutto essen- do sollevato il paese intorno, e sempre più facendosi rari gli aiuti, a*2D giugno 1 2 18 Simone fu colto a pie di Tolosa da una pietra scagliata dalle baliste degli asse- diati, e si gravemente ferito che appeua potè raccomandar l'anima sua a Dio: lui morto, il primogenito e successore Alme- rico o Araaurijche avea sposato Beatri- ce Delfina, levò l'assedio di Tolosa. Cosi finì Simone signore del castello di Mou- fort, piccola signoria situata sur un'emi- nenza fra Chartrese Parigi, e conte di Lei- cester , di stirpe antichissima più nobile che ricca, imparentata colla casa di Fran- cia e altre illustri, spleudido modello de' cavalieri del suo tempo. Guerriero prode di mano e di senno in guerra, tutto po- spose alla fede e all' onore della Chiesa; ma varcò spesso i confiui della giustizia, spinto da eccessivo desiderio di far glan- de b sua casa. Bello della persoua, vigi- lante, prudente e audacissimo nelle bat- taglie; probo, pio, affabile e destro iu o- gui sorta di negozi; dualmente la pietà, lo zelo per la fede, la castità de'suoi costu-
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mi, compi vanoin lui quella perfezioneper la quale la cavalleria rappresentava, per cos'i dire, la Chiesa, nelle sue relazioni col inondo. Affezionato al clero, lo rispetta- vo, eseguendo fedelmente l'ultime pie di- sposizioni de'sùoi parenti; fu generosocol- l'ordine cisterciense, e con molti vescova- ti della Francia meridionale, con donazio- ni e restituzioni, uè pativa che i suoi vas- salli usurpassero i diritti e le rendite del- ie istituzioni religiose. Delle provincie da lui conquistate formò diversi principati, e per introdurre l'unità nelle parti, fece stabilire nell'assemblea di Partner! ottimi provvedimenti per rinnovar la pace e la giustizia, distruggere l'eresia e rafferma- re la libertà della Chiesa, di cui fu cam- pione. Fra' contemporanei, chi lo esalta come un martire, e chi meu parziale con- danna la cupidità sua e altresì la sua in- dulgenza per l'enormezze commesse dal- l'armata cattolica co'roghi, colle forche, colle mutilazioni, e con altri orrendi sup- plizi co'quali punirono gli eretici. Questi però operavano altrettanto e assai più peggio, e facevano perire tra le loro orren- de grida e bestemmie preti, frati e soldati cattolici, i quali per evitare inauditi tor- menti, non avean che eleggere fra l'apo- stasia e il supplizio. Commisero atrocità indescrivibili e in molte provincie porta- rono la desolazione , tutto distruggendo col ferro e col fuoco. 1 posteri ripongo- no Simone di Monfort a ragione fra'più illustri capitani che possa vantarla Fran- cia. Suo figlio lo fece seppellire nella cat- tedrale di Carcassona, donde più tardi fu trasportato a riposar co'suoi nella badia di Ilautes Bruyeres, situata lungi una le- ga da Monforl-A Imeneo castello di sua famiglia, dove fu sulla pietra che copri- va il mausoleo scolpito colle mani giun- te e cogli occhi rivolti all'aitar maggiore, a ricordare a'nipoti i sentimenti più in- timi e più sublimi di sua vita. Questo mo- numento fu distrutto dalla rivoluzione. Nella primavera del i a i<) i crociati sotto la condotta d'Ama uri di Moufortasaedia-
TOL rono Marmane). Nel corso di quella spe- dizione il giovane Raimondo VII assistito da'conli di Foix e di Comminges, attac- cò presso Basiege a 3 leghe daTolosa un al- tro corpo di crociati comandato da Fer- rami e da Brigier strenui cavalieri, e nel- la mischia con un colpo di lancia trapas- sò il i.° e lo rovesciò, ponendo in disor- dine i francesi. Ma il principe Luigi di Francia, giunto davanti Marmami, riparò quella sconfitta, con obbligar la piazza a rendersi a discrezione; nondimeno non si potè impedire che le truppe facessero man bassa sugli abitanti. Indi fu assediata inu- tilmente Tolosa, da Luigi di Francia ac- compagnato dal cardinal Sa velli legato. Continuando le molestie che gli eretici al- bigesi recavano acattolici, facendosi bef- fe e scherno della religione cattolica, con - culcando e profanando le cose sagre, nel 1222 Papa Onorio 111 scrisse una lettera a Filippo li Augusto re di Francia per indurlo a frenarli; dicendogli che la po- destà secolare è tenuta reprimere colla spada materiale que' ribelli, che la spada spirituale non può li trarre dalla malizia; e che i principi della terra devono pur- gare i lorodominii dagli uomini perversi e rei, che se negligenti saranno costretti da s. Chiesa. L'avvisò poi d'aver scomunica- to Raimondo VI e il suo figlio, co' loro fautori; e ad onta d'averli falli benigna- mente ammonire, nou si emendavano e perseveravano nella loro malvagità e con- tumacia. Morì Raimondo VI di morte su- bitanea e allacciato dalla scomunica, nel- l'agosto 1222, dopo avere rivendicato i suoi stati e trasmessi al figlio Raimondo VII, il quale non potè inai ottenere pel padre gli onori della sepoltura ecclesiasti- ca. Gli storici della crociata contro gli al- bigesi fecero di Raimondo VI un orribile ritratto, ma sono tacciali di parzialità. Raimondo VII detto il Giovine, essendo- si distinto per parecchie gesta militari , strinse così vivamente Amauri diMonfort, che fu costretto a' 1 4 ^linaio i 2?.4 ad un trattato co' couti di Tolosa e di Foix , e
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per la pace s'interpose Onorio inscriven- done al re di Francia, e al suo legatocar- dinal d' Urrach cisterciense. E siccome Raimondo VII avea manifestamente ri- preso la protezione degli eretici, il Papa lo minacciò di privarlo della sua signo- ria. Amauri abbandonò per sempre il pae- se e si ritirò in Francia,cedendo al re Lui- gi Vili la Linguadoca e tutti i suoi diritti sui conquisti de'crociali, e in ricompensa fu creato contestabile del regno. Nel secolo seguente di sua famiglia fiori il cardinal Raimondo di Monfòrte nato in Tolosa. Raimondo VII non era peròdisposto a la- sciarsi spogliare dal monarca suo signor feudale, e continuò nel proteggere l'eresia. JNel i 224 Onorio 111 sentendo con quan- ta empietà gli albigesi contaminavano la provincia di Narbona, con ogni diligen- za procurò di commuovere il re di Fran- cia contro il conte di Tolosa loro princi- pale fautore, perché colle armi l'induces- se a ravvedersi. Temendo il conte la po- tenza del re, si consigliò con molti albi- gesi di voler tornare all'ubbidienza della chiesa romana, e vi fu ammesso co'suoi a patto di restituire i beni tolti agli ec- clesiastici, e di espellere gli eretici da'suoi stali. Tosto però tornando a'suoi errori, Luigi Vili s'incaricò della guerra in per- sona contro il conte, quando fu pubblica- to scomunicato e dichiaralo eretico dal cardinal Bonaventura llomano legato, in un'assemblea tenutasi a Parigi a'28 gen- naio 1226. Quindi il re entrò ne'suoi sta- ti cou possente esercito e s'impadronì di tutte le città e castella di Linguadoca si- no a 4 leghe da Tolosa. Morto il re 1*8 novembre, Raimondo VII si pose in cam- pagna , restaurò le cose sue e sottomise parecchie piazze, continuando la guerra. Nel 1227 degnamente ascese la cattedra apostolica Gregorio IX, mentre sedeva su 1 trono di Francia s. Luigi IX, e subito nel suo zelo si occupò per sterminare la pe- stilente eresia degli albigesi che danneg- giava pure la Francia, onde scomunicò due volte Raimondo VII e isuoi fautori,
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indi eccitò la pietà del re a contribuirvi con eloquente lettera , rammentandogli I' operato de'suoi padre e avo. La pietà del giovine re corrispose alla pontificia sollecitudine, e fece apparecchiare un for- te esercitole intanto il cardinal Bonaven- tura Romano iuviòa'tolosani Elia abba- te di Granselva, invitandoli alla pace e a tornar all'ubbidienza di s. Chiesa. I tolo- sani vedendo il formidabile preparativo di guerra che si faceva contro di loro, e che pel decretato nel r22ydal concilio pro- vinciale di Narbona, in tutte le feste for- malmente in ciascuna parrocchia si de- nunziava la scomunica contro il contee suoi aderenti, divenuti timidi, fecero tre- gua per tenersi intanto un parlamento nel quale si trattasse la pace. Desso si adunò in Meaox nel 1 228, ove si recarono Rai- mondo VII e gli ambasciatori de'tolosa- ni, il cardinal Bonaventura Romano le- gato con diversi prelati, e stabilitisi gli articoli della pace, tutti passarono in Pa- rigi dal re s. Luigi IX, e alla sua presen- za fu confermata a'o, aprile (a' 1 2 e nel I22f) si legge neWArte di verificare le date, ma non pare secondo gli Annali ec- clesiastici del Rinaldi, e V Istoria cV Avi- gnone e del contado Venesino stati del- la Sede apostolica nella Gallia, del p. Fantoni, col quale nell'articolo Avigno- ne principalmente procedei in narrare la storia degli albigesi, e l'origine dell'acqui- sto fatto dalla s. Sede del contado Venais- sino, cominciando dal 1 1 35 in poi, e per- ciò con molte interessanti particolarità delle fin qui raccontate vicende de'conti di Tolosa, ede'successivi avvenimenti, on- de conviene tener presente tutto quanto il riportalo nel voi. HI, p. 16 1 eseg.). L'at- to fu concluso tra s. Luigi IX, Raimondo VII e la s. Sede, alla presenza de'cardi- nali Bonaventura Romano, e Pecorai -ia legato d'I nghillerra.il con te diTolosa giu- rò sulla porta maggiore di Nostra Dama di Parigi l'osservanza del trattato; quin- di venne a piedi nudi, in camicia e colle sole braghe (ipial penitenza pubblica),
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condotto all'altare dal cardinal Bonaven- tura Romano, che con autorità di Grego- rio 1 X gli die l'assoluzione formale con so- lenne rilo,e riconciliato collaChiesa. Riferi- sce VA/lc di verificar le dateflhéRai mon- do VII con quel trattato perde la mag- gior parte de' suoi possedimenti (siccome destituito da ogni diritto da cui era de- caduto per la sua eretica condotta), aven- do lasciato alla chiesa romana quanto a lui apparteneva oltre il Rodano, e al re di Francia tutti i diritti che a lui spetta- vano da'eonfini della diocesi di Tolosa (la quale abbracciava allora tuttociò che al presente è compreso nella provincia ec- clesiastica di questo nome) e dalla sponda del Tarn fino al Rodano. Per dar cauzio- ne della sincerila di sue disposizioni , il conte si rassegnò volontario nelle prigio- ni del Louvre sino a che avessero avuto esecuzione i 3 articoli preliminari a' (pia- li s'era obbligato,e vi rimase circa 6 set- timane, essendo stato al suo uscire, il gior- no di Pentecoste 3 giugno , creato da s. Luigi IX cavaliere. Giovanna figlia di Rai- mondo VII, ch'era stata da lui consegna- ta a'ministri regi.com'erasi convenuto nel trattato di pace, fu nel mese slesso fidan- zata ad Alfonso conte di Poitiers fratello del re; ma siccome gli sposi non aveano cheqanni,natiessendo entrambi nel 1220, non ebbe effetto il matrimonio che 8 an- ni dopo. Rinaldi aggiunge , che il conte si obbligò a non lasciare a verun suo e- lede Tolosa col territorio suo cheesten- devasi quanto il vescovato, concedutagli solamente sua vita durante; e che niun suo erede e le figlie se ne potessero richia- mare giammai, se non se i soli discenden- ti di Giovanna e discendenti di lei e da Alfonso fratello del re. Che bastasse per sua penitenza, ch'egli stesse 5 anni olire mare,obbligandosi di pagare27,ooo mar- che d'argento. Che similmente quietò e lasciò al re e alla chiesa romana tutto lo slato oltre il vescovato verso levante, di qua e di là dal Rodano. Dichiara il No- vaes, nella Storia di Gregorio IX, che
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Raimondo VII conte di Tolosa, spogliato del proprio dominio dal legato apostoli- co, come sostenitore degli eretici, si diino- sirò pentito, onde nel 1229 fu riconcilia- to colia Chiesa e assolto d.dl'incorse cen- sure, accettando le condizioni che gli fu- rono prescritte dal legato pontificio e da s. Luigi IX, ch'erano: dover egli per l'av- venire esser fedele alla romana chiesa e a're di Fi ancia, prendere la croce contro i saraceni, militando per 5 anni ne' l'orien- te^: dare in matrimonio l'unica figliaGio- vauna ad un fratello del re,da'quali non na- scendo figlila contea diTolosa e la Lingua- doca apparterrebbero al regno di Fran- cia. Che nello stesso trattatosi contene- va, che le provincie di qua dal Rodano, possedute per l'innanzi daRaimondo VII, apparterrebbero in perpetuo al reame di Francia, e quelle del contado Jenaissi- no (V,) fossero devol ute similmente in perpetuo alla chiesa romana, alla quale fin d'allora furono consegnate e dal legato apostolico ricevute; onde nel i 229 comin- ciò il dominio temporaledellas. Sede sul- la contea Venaissiua, durato sino al decli- nar del decorso secolo, in cui glielo tolse la rivoluzione. Ripelo che meglio è vede- re, anco su questo grave e delicato pun- toci ricordalo articolo Avignopte, col det- taglio delle circostanze che lo precedette- ro, accompagnarono e seguirono, intrin- secamente riguardanti pure Tolosa e la già possente e vasta contea omonima: a- vendo eziandio rilevato, die se la s. Sede ricevè il contado Venaissiuo, fu in com- penso delle gravissime spese da lungo tem- po contribuite da'Papi per guerreggiare i fanatici e crudeli eretici, per la pace e prosperità di ampie contrade, e perchè il pestifero contagio non si propagasse colla perdizione d'immenso numero d'anime; e che se s. Luigi IX cooperò alla cessione delle terre Vena issine alla chiesa roma- na, il fece perchè essa consentisse nell'ac- quisto da lui fatto della conica di JVlelgueil, sulla quale,come rilevai di sopra,la s.Sede avea delle ragioni sovrane, e de' «j de'7 ca-
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stelli di là dal Rodano, che in virtù del- l'obbligazioni del defunto Raimondo VI si erano devoluti alla chiesa romana, co- tnechè dati ad essa in malleveria, oltre la parte o metà che avea e poteva consegui- redella città d'Avignone. Nel luglio la cit- tà di Tolosa fu riconciliata colla Chiesa, e si riaprirono i sagri templi per ordine di Pietro di Collemedio vice-legato apostoli- co, e siccome ancora la città stava in po- tere del re, furono abbattuti i suoi pro- pugnacoli e date le altre rocche a'regi mi- nistri. Raimondo VII tornò a Tolosa sul fine di settembre, rinnovò le sue promes- se alla presenza del cardinal Bonaventu- ra Promano legato, che l'avea seguilo col- l'esercito crociato,per domare a forza d'ar- mi chiunque avesse osato violare i patti della stabilita concordia. Indi il cardinale tenne a Tolosa un concilio, anche coll'in- tervento del conte e de'baroni, in uno ai cousoli della città, confermaudovisi lecon- dizioni della pace con solenne giuramen- to del contee de'suoi. Il cardinale eoman- dòche si facesse inquisizione contro le per- sone sospette d'eresia, e fu reintegrato nel- la fama Guglielmo di Solario, acciò la sua testimonianza valesse contro coloro ch'e- gli conosceva veramente colpevoli. Egli era stato eretico e si era poi ritirato dal- la loro pravità, come afferma il Rinaldi. L'inquisizione fu ordinala in modo, che ciascuno de' vescovi presenti esaminasse i testimoni prodotti dal vescovo di Tolosa, e rendessero in iscritto per esser conser- vati al vedovo medesimo i detti degli e- retici. \i Arie di verificar le date, nel di- re che l'inquisizione fu istituita in Tolosa dal suo concilio, per l'investigazione con- tro gli eretici, e che cominciandosi subi- to le analoghe procedure, durante 1' in- verno fu preso Guglielmo detto il Papa degli ^//;/»r.«'(aN[CHiNTAdissi d'un pre- teso antipapa di tal nome degli albigesi neh 167), e con sentenza di quel tribuna- le fu bruciato vivo. Ad istanza del gene- rale domenicano s. Raimondo di Pegna- fort, circa il 1 23 1 Gregorio IX conferuiau-
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do in Tolosa il tribunale òeW'InqtrisiziO' ne, lo ristabilì, affidandolo ■'domenicani per essersi co' cisterciensi con prodigioso fervore dedicati alla conversione degli e- retici, e dichiarando il loro generale in- quisitore della cristianità. Rifiorì adunque in queste parti la cattolica religione, e per- chè non crescessero gli errori per mancan- za d'uomini dotti, si trattò di formare in Tolosa un'accademia o università, il Pa- pa la decretò e fu ordinato a Raimondo VII, che a seconda dello stabilito sommi* uistrasse del suo gli stipendi a' maestri. Pertanto egli si obbligò di m in tenere per 1 o anni i maestri o professori di teologia, diritto canonico, filosofia e grammatica: le scienze continuarono ad esservi inse- gnate anche dopo tal periodo, aggiuntivi in seguito professori di diritto civile e di medicina, formandosi l'università di 4 fa" collii. Ma il conte contro le solenni sue obbligazioni erasi neli2 3o collegato con
altri baroni è il re d'Inghilterra a dauno o
di s. Luigi IX, onde il vescovo di Carcas- sona ottenne da Gregorio IX che depu- tasse in Tolosa per legato apostolico il vescovo di Touruay. Questi giunto nella città, l'esortò a ritirarsi dalla lega, a emen- dai si di quanto era cagione di richiami, e ili effettuare l'indennità dovuta alle chie- se. Tornato Raimondo VII a familiariz- zarsi cogli eretici, Gregorio IX ne scrisse al re di Francia perchè l'ammonisse, e fu esaudito, poiché il conte in un solenne parlamento di vescovi e di baroni pro- mulgò leggi severe contro gli eretici. Ma sempre versipelle poco durò questo ap- parente zelo, perchè sembrando a lui e ai tolosani troppo severo il zelante procede- re de'domenicani nel combattere le false dottrine e nel procedere contro gli ereti- ci, inaspriti gli animi furono col vescovo espulsi da Tolosa, col loro capo fr. Gu- glielmo d'Arnaldo, insieme al clero e ai frati minori; ed i domenicani ne uscirono al modo indicato nel voi. Ili, p. 168, ve- nendo mandati via pure da Narbona e da altre città. Però a tutto riparò Gregorio
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IX, al modo dello a Inquisizione, ripri- stinandola a Tolosa e altrove, e per toglie- re pretesti a'reclami, accoppiò all'inqui- sitore domenicano un inquisitore france- scano. Frattanto Raimondo VII nel 1235 riportò parecchie sentenze di scomunica per parte dell'arci vescovo di Naibona,de- gl' inquisitori e de'commissari pontificii, perchè istigava i suoi sudditi a rivoltarsi contro le loro procedure, che qualificava violenze; e non osservando il suo giura- mento ili conservare la libertà ecclesiasti- ca, il Papa scrisse al re di Francia acciò terminasse la santa impresa contro gli e- retici, estirpandone le reliquie esistenti nella provincia di Tolosa, ed a costringe- re il conte al promesso, di marciare con unesercito per Terra Santa. Inoltre Gre- gorio IX si lamentòpuredireltamente col conte, anco degli oltraggi e ingiurie fatte a'domenicani quando li espulse, rimpro- verandogli tutto il giurato a Parigi e nel concilio di Tolosa, di difendere le chiese e le persone ecclesiastiche, di confutar gli eretici e reprimerli, di salariare i maestri dell'accademia, di partire per la crociala secondo il voto fatto; mentre operava tut- to all'opposto, ed era caldo fautore degli eretici senza vergognarsene; gli rimpro- verò altri eccessi commessi da lui eda'cou- soli di Tolosa, oud'erano stati scomuni- cati con autorità apostolica da' vescovi, perciò doversi di tutto emendare, ed ese- guire quanto gli avrebbe ordinato il lega- to, e che si ponesse in pronto di partire nel maggio per la Palestina e dimoiarvi 5 anni. Al legato poi comandò Gregorio IX, che ripristinasse lo studio di Tolosa, annullasse le leggi fatte contro la libertà ecclesiastica, rimovesse da'pubblici uffizi i sospetti d'eresia, punisse gli eretici e lo- ro fautori, e ne abbattesse in Tolosa le casea loro perpetuo vituperio. Nuovamen- te il Papa pregò il re d'adoperare la po- tenza datagli da Dio, per costringere il conte e consoli di Tolosa ad emendarsi, di far partire ili. "per la crociata, invian- do il fratello Allòusoal governo della con-
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tea di Tolosa; e per effettuare il suo ma- trimonio con Giovanna, con breve lo di- spensò dal 4° grado di parentela. Essen- dosi ricusatoli Papa d'investire il conte del Venaissino, questi lodomandòeotten- ne dall'imperatore Federico II, che pre- tendeva appartenergli, concessione nulla sì pel disposto del concilio Laterauense, che per essere Federico li anch'egli inter- detto, onde i rettori pontificii continua- rono a governar la contea, tranne alcuni baroni partigiani del conte. Quesli essen- dosi lagnatodell'eecessiva severità d'alcu- ni inquisitori, il Papa ne commise la ve- rifica all'arcivescovo di Vienna legato del- la s. Sede, autorizzandolo a rimuoverli se colpevoli; e ad istanza del re concesse al conte la perentoria proroga d'un anno a partire perla Soria. Ma il conte inve- ce di fare i preparativi, nel i 23j mosse guerra a favore de' marsigliesi e contro Raimondo Berengario IV conte di Pro- venza, il che spiacque al Papa e ne fece rimostranze al re perchè l' impedisse, e- sortando gli aviguonesi a non favorire il conte di Tolosa contro il proprio signo- re: di questotenore scrisse purea Raimon- do VII e al legato suddetto. Il conte si scosse e scrisse all'arcivescovo di Vienna a'28 luglio, d'ubbidire al santo Padre, cui poi mandò prelati e religiosi per amba- sciatori, per essere perdonato dell' ollese fitte alla libertà ecclesiastica, dichiaran- dosi pronto al volere della s. Sede per lo splendore della fede; e diceudo apparte- nere al Papa d'imitar la clemenza di Co- lui, il quale ama non la morte ma la sa- lute de'peccalori. Giurando il conte d'e- mendare i falli commessi, e supplicando misericordia, Del 12 38 Gregorio IX lo ri- conciliò colla Chiesa, assolvendolo dalle censure; quindi nel 1 239 con altra amba- sceria ottenne dal Papa d'essere pure di- spensato dalla crociata, assicurandolo per mezzo di s. Luigi IX che vi sarebbe an- dato nella prossima spedizione. ÌNcl 124.0 Raimondo VII marciò sulla Provenza per impadronirsene, per avergliela in parto
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aggiudicata Federico II nell'aver posto al Laudo dell'impero il suo conte, ma i soc- corsi che questi ricevè dal re di Francia l'obbligarono a ritirarsi. Nel i 24 ' «ipndiò formalmente Sancia sorella di Pietro II d'Aragona, da cui vivea separato da lun- go tempo : col pretesto, convalidato dal vescovo d' A lby, dell'affittila spirituale col- la medesima, ma in fatto eia di voler spo- sare Sancia figlia di Raimondo Berenga- rio IV conte di Provenza, ma il matrimo- nio non ebbe effetto. Nel 1 242 si die al parlilo d'Ugo conte de la Marche contro s. Luigi IX, collegandosi ambedue col re d Inghilterra, il quale vergoguosamente fu battuto. Intanto il bailo del conte in A vignonetio diocesi di Tolosa, in odio del- la lede che difendevano, fece martirizza- re fr. Guglielmo d'Arnaldo co'suoi dome- nicani compagni e inquisitori .cantando essi nel morire il Te Dcum laudaniusj il perchè s. Luigi IX vieppiù si accese di zelo, per abbattere i resti della pestilente eresia. Meutre era occupalo nel Poitou e e nel Saintonge, il conte co'suoi alleati pentirò sul fluir di giugno ne'dominii di Francia, s'impadronì di parecchie piazze, fra cui Xarbona, donde espulse l'arcive- scovo che lo scomunicò, riassunse il tito- lo di duca di Xarbona, e recatosi poscia a Bordeaux, ov'erasi riparato il re inglese dopo la sconfitta, strinse secolui alleanza particolare; ma indi a poco udendo i pro- gressi di s. Luigi IX e incalzato dalle sol- lecitazioni del vescovo di Tolosa, ti allò di pace e l'ottenne nel gennaio 1 243. In que- st'anno Raimondo VII valicò le Alpi, vi- sitò Federico li in Puglia, donde passò a Roma per continuare il suo appello con- tro gl'inquisitori che l'aveano scomunica- to,crtdendolo complice dell'uccisione de- gli altri. Si discolpò, con ordinare la pu- nizione di quelli che l'aveano commessa, e dal nuovo Papa Innocenzo IV ottenne a istanza di s. Luigi IX l'assoluzione dal- le censure , e la vitalizia investitura del contado Venaissinodominiodella s Sede, e cosi di sua figlia e genero se uon avea-
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no prole, mentre da Federico li avea ri- cevuto quella del marchesato di Proven- za. Il soggiorno nelle due corti fu quasi d'un anno. Federico II l'investì della con- tea di Forcalquier, e sentendo che il Pa- pa erasi portato in Genova nel 1 244 Per celebrare un concilio a Lione, per distor- lo con varie esibizioni gl'invio Raimondo VII, che da Savona trattò col Papa per mezzo di messi e di lettere, avendogli vie- tato l'imperatored'entrarein Genova; ma nulla ottenne, non facendo conto il Papa delle promesse fallaci tante volte ripetu- te. Adunque ueli245 Innocenzo IV re- cossi al concilio di Lione I, ove fu depo- sto e scomunicato Federico II, e v'inter- venne pure il conle, che ottenne la sepa- razione del matrimonio contratto con M trgheritadela Marche, per sposar San- cia di Provenza, il che non ebbe luogo, come già notai, per essersi invece mari- tata con Riccardo fratello del re d'Inghil- terra ,meutre la sorella primogenita si ma- ritò con s. Luigi IX. Nel 1 246 intraprese il pellegrinaggio diCompostelIa,e nel 12 [j si recò alla corte di Francia, ed il re l'in- dusse a crociarsi con lui per Terra San- ta. Lo trattenne dal viaggio Innocenzo IV per opporlo a'partigiani di Federico li. Nel 1249 Raimondo VII tornando da Ai- gues-Mortes per vedere sua figlia Giovan- na che partiva collo sposo per la crociata, cadde malato e fece testamento a*23 set- tembre, col quale l'istituì erede*uni ver- sale, morendo a'27 a Milhau nel Rouer- guedi 52 anni e fu sepolto sotto il coro di Font-Evrauld accanto alla madre, com'e- ra stalo da lui ordinato. 11 Rinaldi ne nar- ra l'edificante morte, dicendo che dopo aver fatto ardere alla sua presenza 80 e- retici a Derlaigas, convinti o confessi d'e- resia, fu colpito dalla febbre, volle con- fessarsi, e comunicarsi dal vescovo d'Ai- by. Entrando il corpo di Cristo nella sua casa , tuttoché debole si alzò dal letto e l'incoutròa metà di essa, e gittatosi in ter- ra ivi Io ricevè, indi fu estremato. Così ebbe termine la sua vita, dando saggio di
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zelo contro gli eretici, di viva fede catto- lica e di pietà. Con lui si estinse la discen- denza maschile de' potentissimi conti di Tolosa , che avea posseduto la contea 4 secoli da Fredelon dell' 85o in poi. Al vasto e grave argomento sin qui tratteg- giato genericamente , ponuo in qualche modo supplire i ricordati articoli, men- tre per la storia tra'molti che ne scrisse- ro ricorderò iseguenti.il p.GiuseppeVais- sete della diocesi d'Alhy, studente nell'ac- cademia di Tolosaedotto benedettino del monastero della Dauvade, Storia genera- le della Li nguadoca,con note e documen- ti giustificanti y Parigi i 73o-45. Restata imperfetta questa eccellente opera per sua morte, ne compilò il 6.° voi. il p. Bourot- te, Compendio della storia genera le del- la Linguadoca,Va\\§\ i j/\.^.IIistoiredcs Croisades eontre Ics Albigeois par le p. Jean Baptiste Langlois de la Compa- gnie de Jesus,Roi\en i jo/±. Pietro diCer- nay monaco cistercense, che faticò mol- to nella conversione di detti eretici, e de- dicò la sua opera a Innocenzo IH, la qua- le trovasi ancora nella Dibliotheca Ci- sterciensis:Historia Albigensium, Troys i6o5. Giovanni Benedetto dotto dome- nicano, Ilistoires des Albigeois , et des Vaudois ou Besbets, Paris i 6q i . P. Laz- zeri gesuita, De Tlaeresi Albigensium E- xercitatio habita in collegio romano,Ko- maei765. Scrissero ancora degli albige- si, Sandero presso Labbé, Concil. t. io, p. i 534; Bernino, Historia di tutte l'ere- sie, oltre il suo compendiatore Lancisi. Il veti. p. Moneta domenicano, pubblicata e illustrata dal p. Ricchini dello stesso or- dine, Adversus Catharos et Valdenscs libri V , quos ex mss. codicibus Vatica' uo,Bononiensi,et Neapolilano nunepri- mum edidit, etc. Romae 1 743- Di quest'o- pera contro i Catari, i quali erano una propagine de' Manichei, si servì opportu- namente l'altro dotto e celebre domeni- cano p.Mamachi nella sua opera de\ Dirit- to libero della Chiesa di acquistare ec, stampata neh 769 contro gl'impugnato-
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ri dello stesso diritto e specialmente con- tro l'autore del Ragionamento intorno ai beni temporali posseduti dalle chiese, Venezia 1 766,iIqualeautoresuscitògli er- rori de'nomiuati Catari, Valdesi, fiele- fisti, Ussiti e altri, i quali tutti sosteneva- no erroneamente fra le altre cose, che la Chiesa egli ecclesiastici non potevano ac- quistare né posseder beui terreni, che in buona parte erano pure errori degli al- bigesi che infestarono la Chiesa ne'secoli XII e XIII, ed abbandonati da'loro pro- tettori rimasero interamente distrutti, i superstiti essendosi uniti a' valdesi. Nel 1 ^4g dunque successe nella contea di To- losa al suoceroRaimondo VII,ultimocon- te, Alfonso conte di Poi tiers e figlio di Lui- gi Vili re di Francia, di cui avea sposa- ta la figlia ed erede Giovanna. Con questa era partito col fratello s. Luigi IX oltre- mare per la Crociata di Terra Santa, por- tandovi di Francia un altro esercito di crocesignati, ma la regina Bianca sua ma- dre vegliò a' di lui interessi. A' 5 aprile i2 5o Alfonso fu fatto prigione dc'sara- ceni insieme col re, indi lasciato in liber- tà per l'accordo de'6 maggio, e condotto a Damietta raggiunse la sposa che in ri vederlo ne provò estrema gioia. Sulla line del giugno s'imbarcò nel porto diTolemai- de per ritornare inFrancia conCarlo d'An- giò suo fratello (che avea sposa toBeatrice, altra figlia di Raimondo Berengario IV conledi Provenzali quale con testamento l'avea dichiarata sua erede) e colle princi- pesse spose. A'^3 maggio ix5i Alfonso e Giovanna fecero il loro ingresso solenne in Tolosa, ricevendo dagli abitanti il giura- mento di fedeltà. Dopo aver percorso le loro terre tornarono in Francia, ove poi fermarono il loro soggiorno ordinario, particolarmente nel castello di Viucennes. Circa la fine deli 252 Alfonso vedendo- si in gran pericolo per un attacco d'apo- plesia, fece voto di restituirsi in Terra San- ta. Nel 1^53 Inuocenzo IV commosso dal- le tristi notizie degl' infelici successi di s. Luigi IX, scrisse ad Alfonso già crocesigna-
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lo, che solto ili lui si formasse un eserci- to per aiutarlo, e con flebili lettere ecci- tò i francesi a correre in aiuto del loro re, perchè non del tutto si spegnesse in So- ria il nome cristiano; ed ingiunse al p. priore de'domenicani di Parigi che ban- disse perciò nel consueto modo la croce ne* regni di Francia e di Na varivi, nellaBre- t.igna minore.nella Boi gogna e negli stati del conte di Tolosa. Il viaggio d'Alfonso fu ritardato per vari ostacoli sopravvenu- ti dopo, né fu da lui intrapreso che nel i 270. Prima diquesto tempo e nel 1265 protesse la costruzione fatta dagli abitan- ti di Saint-Saturnin del pontedi Saint-E- sprit, e così denominato perchè si attribuì il concepimento della risoluzione ad ispi- razione dello Spirito santo; celebre pon- te che comincialo in tal anno non fu ul- timato che verso la fine del 1 3og, ed es- so die poi il nome alla città di Saint-Sa- tiunin-du-Pont, così chiamata a motivo del passo ch'eravi in quel sito sul Roda- no. Finalmente nel 1 270 Alfonso, per sod- disfare il voto fatto, si recò colla contessa Giovanna prima del terminar di maggio a Aimargues nella diocesi di Nimes, ove ambedue fecero testamento. Imbarcatoli- si poscia ad Aigues-Moi tes e raggiunse- ro il re s. Luigi IX a! porto di Caglia- ri, ov'erasi fermala la flotta, e nel 17 lu- glio sbarcarono a Tunisi. Avendo la mor- te del santo re, avvenuta a' 20 agosto, sconcertati tutti i progetti de'crociati, Al- fonso colla sposa salpò dalla spiaggia d'A- frica e approdò a quella di Sicilia a' 22 novembre, ove passarono tutto l'inverno e una parte di primavera. Postisi nuova- menteinmare,sbarcaronoin Italia e con- tinuarono il loro cammino per terra. ìNel castello di Corneto sui confini di Tosca- na e degli stati di Genova, furono colti entrambi da violento morbo e si fecero trasportare a Savona, ove morì Alfonso a'21 agosto 127 i in età di 5i anni, sen- za lasciar posterità, ed a'25 morì Giovan- na, onde alcuno dubitò e fece sospetti che fossero morti di veleno. Il corpo d'Alfoti-
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so fu trasferito nella chiesa di s. Dionigi, da lui scelta per sua sepoltura, restando i precordi nella cattedrale di Savona do- po le solenni esequie; e quello di Giovan- na nella badia di Gerci in Brie da lei fon- data nel 1269. Alfonso fu principe buo- no, casto, pio, Iimosiniero,giustoedequo: non mancò di valore e di fermezza, e cam- minò sulle pedate del re suo fratello nel- la pratica delle virtù cristiane. Sembra che la contessa sua moglie fosse di carat- tere pressoché somigliante. Filippo III V Ardito figlio e successore di s. Luigi IX, raccolse tutta la loro eredità. Invano Fi- lippa di Lomagne erede di Giovanna fe- ce chiedere al parlamento col mezzo del conte di s. Paul suo tutore d'essere ammes- sa a fede e omaggio pe 'dominii di quel- la successione appartenuti a Giovanna: la sua domanda fu rigettata con sentenza del 1 274. Filippo III e i suoi successori re di Francia ressero sino al 1 36 1 i vari pae- si ereditati per la morte di Giovanna, co- me conti particolari di Tolosa e non co- me re, finché in dello anno la contea in- sieme alla Lin<niadoca fu riunita alla co- o
rona da Giovanni II. Proclamata la for- male riunione, convenne che si radunas- sero in Tolosa gli stati provinciali, diesi valessero del Diritto scritto, eche i gover- natori dovessero essere scelti fra'principi del sangue.Prima della riunionedella con- tea di Tolosa alla corona, il conte e cia- scun signore particolare radunavano i lo- ro sudditi quando aveano a chiedere lo- ro sussidii. Dopo la riunione i re di Fran- cia seguirono per qualche tempo tale pra- tica, e raccoglievano gli abitanti d'ogni siniscalcheria separatamente ; ma Carlo VII il Fitlorioso^vemlo trovato più op- portuno di convocare le siniscalcherie in un sol corpo di stati, fu in appresso osser- vata mai sempre tale formalità,e così quel re nel i447 istituì propriamente il par- lamento di Tolosa per la Linguadoca e qual sua capitale. Inoltre Filippo III igno- rando i diritti della s. Sede sul contarlo Venaissiuo, s' impossessò non solo della
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mela della città d'Avignone, ma ancora del Venaissino. Conosciuto però l'errore, a istanza di Gregorio X restituì pronta- mente alla chiesa romana la provincia Ve- nesina, senza che d Papa si curasse di ri- petere la metà d'Avignone, che Alfonso avea ridotto alla sua ubbidienza. Questo rafferma il p. Fantoni, che sembrami in ciò doversi preferire aW'Arte di verifica- re le date, e sebbene citi Vaissete, poiché in quest'opera si legge in Gregorio X. »> Nel fehbraioi274 ricevè in Lione la vi- sita di Filippo III. Profittò di questa oc- casione Gregorio X per chiedere a quel monarca il contado Venosino, che ficea parte del marchesato di Provenza, cedu- to nel 1229 alla s. Sede da Raimondo VII conte di Tolosa. Ma siccome Gregorio IX avea restituito alcuni anni dopo cotesto marchesato a Raimondo, cosi poteva le- gittimamente rigettarsi la domanda del Pontefice (non è vero per la surriferita disposizione d'Innocenzo IV e pel narra- to ad Avignone). Nondimeno essendo in- teresse del redi tenerselo affezionalo, vol- le annuire alla sua istanza. Ma nel far- gliene la tradizione, egli riserbò per se la metà d'Avignone che Filippo IV il Bello di lui figlio permutò 16 anni dopo con Carlo II, conte di Provenza e re di Sici- lia." A'5 giugno 1 3o5 eletto Clemente V guascone, con estremo stupore di tutto il mondo cattolico, volle stabilire la resi- denza papale in Provenza, ove la s. Sede godeva la sovranità della contea Venais- sina, preferendo le rive del Rodano alle celebratissime del Tevere (P.), Avigno- ne a Roma (f*.), come contigua al Ve- naissino. Sul finir d' agosto da Bordeaux passò ad Agen ed a Tolosa, e per Mont- pellier si recò a Lione a farsi coronare. Nel l3o8 il Papa nell'agosto da Poitiers si portò a Bord.eaux, indi per Agen giunse a Tolosa, ricevutovi nel dicembre da tut- ti gli ordini della città con molta solen- nità. Nel giorno di Natale vi cantò ponti- ficalmente la messa servito da 9 cardina- li, e vi dimoiò sino all'Epifania del 1 809.
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Poi si trasferì a Commiuges dov'era stato vescovo, e vi fece solennemente la trasla- zione del corpo dis. Bertrando suo prede- cessore in quella sede. Continuando il viag- gio per Carcassona, Montpellier e N'unes, giunse in Avignone verso il fine di mar- zo. Ivi siederouo altri 6 Papi,nel qual tem- po moltissimi della contrada furono ele- vati al cardinalato, all'episcopato e ad al- tre dignità. Nel grande Scisma d' occi- dente, Tolosa e la Linguadoca seguiro- no gli antipapi d'Avignone. Tolosa signo- reggiata da're di Francia e poi riunita al- la monarchia, ne segni i destini colla con- tea. Gl'inglesi uel secolo XIV fecero va- rie conquiste nella contrada, ma ne fu- rono cacciati sotto Carlo V.NelsecoloXVI vide rinnovarsi le guerre civili e religio- se, per gli errori di Lutero e di Calvino, e pe' tenibili e crudeli eretici Ugonotti. Se ne impadronirono l'i 1 maggio i56z e ne sortirono a' 17: le vie furono loro con- trastate dagli abitanti palmo a palino, ed i nobili opposero una resistenza degna de' tempi delle crociate. Dipoi Tolosa godè d'una pace profonda sino alla rivoluzio- ne, che le fece perdere la sua università. In tale infausta epoca la reazione fu gran- de e tremenda. Alla caduta di Napoleo- ne I, il duca di Wellington alla testa di 5o,ooo inglesi, spagnuoli e portoghesi , andò a' io aprile 18 i/J-ad attaccarvi i fran- cesi, in numero minore di 2 5,ooo,coman- dati dal maresciallo Soult duca di Dal- mazia: fu la vittoria dispulata con accani- mento e sostenuto l'onore dell'armi fran- cesi; né la lotta tanto disegnale finì se non perchè fu fatta conoscere al maresciallo l'abdicazione di detto imperatore; allora ritiratisi i francesi, Wellington entrò in Tolosa, avendo fatto delle perdite di ol- tre 10,000 combattenti. La giornata del io fu di gloria e di carnificina pe'due e- serciti, cui successe un'altra di spavento pe'tolosani, poiché Soult erasi deciso di seppellirsi sotto le rovine della città in- sieme al suo esercito. La voce dell'uma- nità edella ragione domò l'iutiepidoguer-
T O L riero, e abbandonò Tolosa la notte del- l'i r al 12 dirigendo la sua ritirata sulla ■via della Bassa-Lin^uadoca. Wellington poteva chiudergli ogni uscita, attaccar la città di viva furza, e costringerlo a capi- tolare per mancanza di sussistenze ; ma egli non ismentì la dichiarazione delle po- tenze alleate: esse non fanno la guerra alla nazione francese; e si sovvenne della parola data da lui al duca d'Angoulème, che l'avea scongiurato di risparmiare To- losa. Laonde egli lasciò defilare sotto i suoi cannoni l'esercito di Soult senza ti- rare una palla,eda'i7 fece il suo ingresso nella città %aiVwa i Borboni, e fu con- dotto in trionfo al Campidoglio, in mez- zo alla generale letizia. Quanto alla Lio* guadoca, colla nuova organizzazione si for- marono i g dipartimenti dell'Alto-Loira, Lozère, Ardèche,Gard,Herault,Aude,Al- to-Garonna, Tarn, e Tarn-Garonna, fa- cendosi ascendere la popolazione a circa 3 milioni d'abitauti,quasi 70,000 de'qua- li contandone Tolosa.
La fede cristiana fu predicata in To- losa dal suo e ."vescovo s. Saturnino detto volgarmente s. Sernin, inviato da Roma in Franciaalla sua missioneapostolica,dal Papas. Fabiano verso il 24 5. Scorsa una parte delle Spagne e delle Gallie, quindi andò a Tolosa capitale de'tectosagi e pel l.° vi portò la fiaccola dell' evangelo. 11 felice successo delle sue zelanti fatiche a- Tendo in breve tempo aumentato il nu- mero de'cristianijfu egli scelto verso il 200 per dirigere quel gregge fedele che avea illuminato colle fervorose sue predicazio- ni. Nel 257 0 prima soffri gloriosamente il martirio per la difesa della religione, al modo riferito nella biografia. Due donne cristiane raccolsero quanto poterouo tro- vare del suo corpo, e rinchiusolo iu una bara, lo posero in una fossa profonda, per involarlo più sicuramente agl'insulti dei pagani. Le reliquie di s. Saturnino rima- sero cosi fino all'impero di Costantino I, quando il vescovo di Tolosa s. Ilario, ri- trovato il suo corpo, fece fabbricargli so-
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pra una cappella; ed il successore s. Sil- vio pose i fondamenti della magnifica chie- sa in suo onore detta s. Sernin , poi dal vescovo s. Esuperio finita , consagrata e dedicata, trasferendovi le reliquie del san- to, che qual prezioso tesoro sono tenute in somma venerazione. La sede vescovi- le divenne sullraganeadi Narbona, e pas- sò ad esserlo di Bourges quando Tolosa da'galli cadde in potere de'goti, cessato il dominio de'quali tornò ad esserlo di Nar- bona; e Bourges con molti titoli volle so- stenere la sua primazia quando Tolosa fu elevata a sede metropolitana. Ciò av- venne a'26 giugno 1 3 1 7 per disposizione diGiovanni XXII, mediante la bolla Sai' valor noster, attribuendogli persuffraga- nei i vescovati pure da lui eretti, tranne ili.°,di Pamiers, Montauban, Mirepoix, Lavaur, Rieux, Lombez e di s. Papoul. Di- smembrò parte della vasta diocesi di To- losa, ch'era una delle più. grandi del re- gno, per formare 3 delle diocesi suffraga- nee, ed assegnò all'arcivescovo per mensa 90,000 lire,chepoi si aumentò a 100,000 lire, onde pagava 5ooo fiorini per le bol- le. Altri scrissero, che Giovanni XXII col- la sola diocesi di Tolosa forinola provin- cia ecclesiastica del suo nome, componen- dola, compresa ad essa, d' 8 diocesi, le quali poi diminuirono. I Monasteri nul- lius dioecesis, già esistenti nell'arcidioce- si, li riportai in tale articolo cogli altri di Francia. Nel concordato del 1801 sop- presso da Pio VII l'arcivescovato di Nar- bona, poscia neli8i7 lo ripristinò nel ti- tolo e l'unì a Tolosa, per cui d'allora in poi l'arcivescovo di Tolosa porta pure il titolo di Narbona. Nella bolla Conunissa divi- nitus,àtii'j luglio 1 8 18, Bull. Rorn. cont. t. 14. p- 369 di Pio VII, nella sua nuo- va circoscrizione di diocesi della Francia, si legge la descrizione della provincia ec- clesiastica di Narbona, e quella di Tolosa co'due soli suffragane") di Pamiers e Mon- ta uban, il quale soppresso uel 1 80 1 ,lo stes- so Pio VII ristabilì il vescovato colla bol- la Supremo pastorali, de' 17 febbraio
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i 808, Bull. cil. 1. 1 3, p. 253, separando- lo dalla vasta diocesi di Cahors cui era slato unito , ed assoggettandolo nuova- niente alla metropolitana di Tolosa. Sic- come Montpellier, Pio VII colla della bol- la Commissa divini 7».sTavea sottratta dal- la metropoli d'Avignone per farla suifra- ganea di Narl>ona, colla bolla Etti perno» slras, de'24sellembrei82 1, larestituìad Avignone, come si* legge nel Bull. ài. t. 1 5, p. 4^7- Al presente sono suffragatici dell' arcivescovo di Tolosa i vescovi e le sedi di Pamiers, Carcassa une Montati- iuin. A s. Saturnino successe s. Onoralo, già suo discepolo e vicario, che venne se- polto presso diluì. Indi s. Ilario summen- tovato; così il successore s. Silvio che vi- vea verso il 38o e inori in principio del V secolo, il cui corpo con quelli de'ss. O- norato ed Ilario fu trovato nella chiesa dis. Sernin nel 1 265. Rodanio sembra con- trastato. Onde a s. Silvio si dà in succes- sore s. Esuperio verso il 4°^, e sotto del quale i vandali, gli svevi e gli alani rovi- narono le Gallie; stimato da s. Paolino per uno de'più gran vescovi che illustra- rono la chiesa Gallicana, poiché si distinse per somma carità e profonda dottrina. Du- rante una lunga carestia, dopo di aver di- stribuito i suoi averi , vendè i vasi sagri d'argento e oro per soccorrere a'bisogni de'poveri, talché fu costretto a conservare il corpo di Cristo in un paniere di vimi- ni, e il suo Sangue in un calice di vetro. Papa 6. Innocenzo 1 gl'indirizzo una de- cretale, celebre nella storia ecclesiastica, pe'regolamenti di disciplina che contiene. Pare chesia morto verso il 4' 7. Indi contro sua voglia fu creato vescovo Massimo, as- sai lodato dall'annalista Rinaldi, bello di corpo e modestissimo nell'abitazione e nel- Iamensa,chedeslòammirazione qual mo- dello di parsimonia. Dopo Massimo del 44 ' > che vivea nel 465, ed Eracliano,che nel 5o6 fu al concilio d'Agde, fiorì s. Ge- 1 emaro o s. Germerio, che il clero e po- polo di Tolosa circa il 5i 1 surrogarono a Israeliano: alcuni lo fanno di Gei usa -
T O L lemme, altri d'Angouléme, ritardando il vescovato al 54 1, e dicendo aver gover- nato la chiesa 36 anni. Il suo corpo fu tu - nudato ad Oz o Ox presso Muret, ove ven- ne innalzato un monastero che prese il suo nome, ed in seguito diventò un prio- rato conventuale della badia di Lezat; e le sue reliquie da tal chiesa vennero tra- sferite in quella di S.Giacomo di Muret. La famiglia Orsini, secondo Novaes, van- ta un s. Volusiano martire arcivescovo di Tolosa, ma noi trovo nella Gallia Chri- stiana, 1. 1 , p. 670, Tolosani Episcopi et Archiepiscopi, ed allora la sede era vesco- vile. Magnulfo nel 585 sottoscrisse il con- cilio di Macon,el)be grave alterco conGuti- dobaldo naturale di Clotario I, per cui fu esiliato, e poi venne ristabilito. Menna del 601, a cui scrisse diverse lettere s. Grego- rio I, raccomandandogli i monaci che in- viava a s. Agostino in Inghilterra. Sadoco del 627 incolpato di connivenza nella ri- bellione de'guasconi fu esiliato.Guillegise- lo inlervenne al concilio di Reimsnel 63o. Clotario III fece chiamare per succederlo nel 657 dal monastero diFontenelle il mo- naco s. Eremberto, ma preferendo egli la vita religiosa alle gravi curedel vescovato, ritornò al suo ritiro nel 67 1 , che Cutter lo dice annodi sua beata morte, la quale da altri si ritarda cou riportare tale abdica- zione al 690. Non si é d'accordo sul vesco- vato di s. Silvino monaco di s. botino nel monastero dis.Omer, di mirabile santità, che visse molti anni col solo sagro cibodel- l'Encaristia, e morì nel Signore nel 7 1 5. Arruso é ricordato nel concilio di Narbo- na del 785. Manziofiorì nell'820. Samue- le nell'844- Elizacar nell'856. Bernardo I intervenne nell'886alconciliodi Nimes; nel 920 era vescovo Armanno, nel 932 Raimondo I, nelgSó Isloolslus, nel g48 Ugo I, nel 975 Issolo, nel 982 Atto, nel 1020 Raimondo 11, nel io35 Arnaldo in- tervenne al concilio di Tolosa del io56 conlio la simonia. Nel 1060 Pietro Roger I ebhe una controversia co'canonici di s. Saturnino per la restaurazione di tal ba-
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silica ; fu successo verso detto tempo da Duranno cliiniacense e discepolo di s.Ugo- ne,di santa vita, che intervenne al concilio di Tolosa del i 068, reclamando contro il capitolo e il preposto sulla giurisdizione della chiesa di s. Maria Deauratae. Izarno nominato vescovo neh 071, unì all'ordi- ne cliiniacense nel 1077 'a detta chiesa della Daurade, stabilì la vita regolare nei canonici della cattedrale, fece doni consi- derevoli al capitolo, e si trovò presente al concilio di Tolosa del 1079, ed a quello del 1 090. Gli successe nel 1 1 o5 Amelio Rai- mondo Du Puy, che fu a 3 concilii di To- losa, due de'quali convocati da Gelasio II e Calisto II. Neil ì^o Raimondo III, al qua- le scrisse Papa Innocenzo II per la ricu- pera de'beni di sua chiesa, e per prende- re la cattedrale di s. Stefano sotto la pro- tezione apostolica. Il preposto di essa Ber- nardo Bonomo neh i63 ne fu successo- re, che fece una donazione alla medesima. Nel 1 164 Gerardo de la Barthc, pel qua- le Luigi VII re di Francia scrisse a l'apa Alessandro III per la sua consagrazione, essendo Tolosa allacciata dall'interdetto, indi il vescovo dotò la sua chiesa con vari beni. Neh 172 Ugo II già abbate di s. Sa- turnino; poi Bertrando neh 175. Gosceli- no intervenuto nel 1 1 76 al concilio d'Al- by, ove furono esaminati gli eretici albi- gesi. Neh 180 Folcrando, avanti il quale fu abitata la vertenza tra il sacrista della cattedrale, e gli ebrei di Tolosa, per la ce- ra ch'erano tenuti somministrare nel ve- nerdì santo; lodato per pietà, e insieme censurato per la sua semplicità e negli- genza, onde gli eretici albigesi molto si propagarono nella sua diocesi. Neh 201 Raimondo de Rabastens simoniacamen- te, per cui fu deposto dalla s. Sede. Il fa- migerato Folco o Foulques figlio d'Alfon- so ricco mercante di Genova stabilito a Marsiglia, si fece religioso cisterciense ver- so il 1 1 99 con due suoi figli e persuase sua moglie a farsi monaca del medesimo or- dine: era già abbate di Toronet, nella dio- cesi di Frejus, quaudo neh 20 5 venne uo-
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minato vescovo di Tolosa. Durante il suo vescovato, il che già descrissi, Tolosa sof- frì grandi disastri per la guerra contro gli albigesi , ed egli soggiacque alle narrate vicende; intervenne al concilio di Tolosa dell 229 e morì nel dicembre 1 23 1. Rai- mondo di Falgar di Mirammit, provin- ciale de' domenicani , eletto vescovo nel marzo 1232 concordemente dal capitolo e approvato dal legato, si distinse pel suo zelo contro gli eretici e morì nel 1270. In questo di commi consenso il capitolo gli sostituì Bertrando dell' Ile-Jourdaiu preposto della cattedrale , lodato per le sue grandi liberalità , sia in vita che in morte, tanto a favore de'povei i che delle chiese: fondò nel capitolo di s. Stefano le 12 prebende poi chiamate di dozzina, e 8 posti pe'chierici. Nel principio del suo vescovato le monache cisterciensi forma- rono un monastero in Tolosi , collocato nel quartiere di s. Cipriano e poi trasfe- rito in quello dell' università. Morì nel 1283 e fu ih. "vescovo di Tolosa tumu- lato nella cattedrale di s. Stefano, avendo i suoi predecessori la loro sepoltura nella chiesa di s. Saturnino. Neh 285 Ugo Ma- scaion canonico della cattedrale, dopo la cui morte Bonifacio Vili separò Pamiers dalla diocesi di Tolosa e l'eresse in sede vescovile. Nel dicembre I2g6 Bonifacio Vili nominò vescovo s. Litigio Lodovico figlio di Carlo II redi Sicilia, dispensan- dolo dall'eia, conferendogli pure Tatuali nistrazione del vescovato di Pamiers da lui recentemente istituito: fu coiivigrato nel seguente fehbraio, e imitatore delle preclare virtù del suo pro-zio s. Luigi IX, morì a' 19 agosto 1 297. Giovanni XXII, di cui era slato discepolo, in Avignoneai 7 aprile 1 3 1 7 lo canonizzò colla bolla Sol Orient, e con un breve ne die partecipa- zione a Maria d'Ungheria sua madre an- cor viveute. Arnaldo Raimondi de'conti di Comminges preposto della cattedrale, eletto dal capitolo verso la festa d' Ognis- santi 1297, Bonifacio VIII non solo lo con- fermò, ma nella domenica lattare del
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1 298 Io consagrò. Poco visse, onde il Pa- pa gli surrogò Pietro Tagliafer de la Cha- pelle, che creò cardinale Clemente V, se- condo alcuni stato suo discepolo. Mori nel j 3 1 2,e lo stesso Papa elesse il nipote pro- prio Gailardo de la Mollie di Pressac, dal successore Giovanni XXII creato cardi- nale. Questi da Maguelone vi trasferì Gio- vanni Raimondi de Comminges e ne fu ili. "arcivescovo, neh 3 19 vi celebrò il si- nodo prò vinciale,e lo stessoGiovanniXX II Io creò cardinale. Nella sede apostolica va- cante fu eletto Papa, ea conditione, ut nunquam Romani projicisceretur, sum- ma animi gene rosi tate Pontificatimi re- cusavit his conditionibus oblatum, seque polius cardinalatui renuncialurum pa- lam professus est, qua ni tali proposito eligeretur. Per questo eroismo, che lo re- se immortale e glorioso, Io celebrai anche a Rinunzia, giustamente rigettando l'in- degna condizione di preferire Avignone aU'almaRoraa,vera e propria sede del Pa- pa. Nel i328 fu 2.0 arcivescovo di Tolosa fr. Guglielmo deLauduno domenicano, traslato da Vienna, che ad onore di s. Do- menico fondò nella cattedrale 4 preben- de. Neil 347 Raimondo de Canillac poi cardinale; neh35o Stefano Aldobrando de Cambaruti tesoriere di Clemente VI, traslato da s. Pons. Mentre Stefano era abbate o priore Cellense, il Papa essendo ancor monaco, recandosi da Parigi al suo monastero di Casa di Dio, fu spogliato dai ladri nella macchia di Randano, e ricove- ratosi da Stefano fu provveduto degli a- biti necessari. Grato il monaco disse al- l'abbate: Quando vi potrò ricompensare sì opportuno benefìcio? Rispose Stefano con grande prontezza: Quando sarete Pa- pa. Infatti appena vide avverala la pre- dizione, ricordandosi di Stefano, lo chia- mò per suo cubicularius maior e lo pro- mosse ad altre dignità. Neh 36 1 da Car- cassona passò a questa sede Gaufrido de Vayrolis, al cui tempo s'introdussero in Tolosa i trinitari della redenzione degli schiavi, istituì nella cattedrale 4 cappel-
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lanie, e Urbano V decisela lite e contro- versia tra' cistcrciensi di Fossanuova e i domenicani sul corpo di s. Tommaso d'A- quino, concedendolo a fr. Elia Raimondi tolosano generale de'domenicani, pel con- vento e chiesa di Tolosa. Nel 1 3y6 fu di- chiarato amministratore perpetuo Gio- vanni de Cardaillac patriarca d'Alessan- dria dottoe pio, celebre giureconsulto del- l'università di Tolosa; pose in sontuosa custodia il capo di s. Stefano protomar- tire nella cattedrale, alla quale donò la ri- nomata campana maggiore. Neh 391 da Arles vi fu trasferito Fraucescode Con- ziè camerlengo dis. Chiesa ', poi di Nar- bona. Nel 1392 Pietro de Saint-Martial traslocato da Carcassona, benemerito e generoso pastore. Nel i4o 1 il capitolo e- lesse e l'arcivescovo di Bourges confermò (forse perchè in tempo del gran scisma) Vitale de Caslelmaur o Castel Mauron, preposto della cattedrale e tolosano dot- tissimo. L'antipapa Benedetto XIII,a cui ubbidiva la Francia e Tolosa, rigettando tal nomina, vi destinò Pietro vescovo di s. Pons, ed inviò presso i tolosani un nun- zio, assumendo il dominio temporale del- la città. Quindi grandissima fu la efiscor- dia della provincia pe' due arcivescovi, onde Carlo VI rediFrancia neh 404 al siniscalco di Tolosa attribuì l'ammini- strazione della città. Poi Alessandro V nel sinodo di Pisa rimosse l' intruso, e rico- nobbe Vitale nel i4°9' Gli successe nel i4'2 fjr. Domenico Florence domenica- no, già confessore dell'antipapa Clemente VII, vescovo di s. Pons e d'Alby: con fa- coltà di Martino V riformò il capitolo e il collegio di Maguelone, fondò i! ginnasio di Mirepoix, e lasciò la sua ragguardevo- le eredità a'domenicani di s. Massimino. Nel ì^.79. e confermato dal primate di BourgeSjDionisiodeMoulio patriarca d'A- lessandria, peritissimo dottore in gius ci- vile e canonico, poi traslalo a Parigi nel 1439. Gli successe il fratello Pietro sena- tore tolosano, approvato da Eugenio IV; costruì il maguifìco vestibolo della catte-
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drale, riedificò l'arci-episcopio e l'amplis- sima sala del castello Viridisfolii, morto di peste in Balma presso Tolosa a'3 otto- bre 1 45 1, col titolo di principe de'poeti. Nel j452 il tolosano Bernardo de Rosier traslato da Montauban, già arcidiacono e preposto della patria cattedrale, pro- fessore e cancelliere dell'uui versila, dotto autore d'opere, munifico colla metropo- litana, e cuori santamente.Nel i475Pietro de Lion aquilano fratello del siniscalco di Tolosa. Nel 1491 Ettore di Bourbon per nomina pontificia.cuenire il capitolo avea designato il preposto Pietro Roser,percui vi fu grave lite e alterazione nel parla- mento di Bordeaux. Nel 1 5o2 e di 1 8 an- ni l'egregio Giovanni A' Orleans de' du- chi di Longueville, poi cardinale; adornò la cattedrale, costruì la sagrestia con di- verse cappelle e il coro, e con dispensa ot- tenne l'amministrazione d'Orleans.A'27 ottobre 1 533 gli successeli cardinal Ga- briele de Grandemont o Grammont o Gradmoiit}moilo nel palazzo arcivesco- vile di Balma a' i5 marzo o 26 maggio i534> Perciò ne occupò la sede il cardi- nal OJetto di Coligny, amministratore di Beauvais, deposto da tutte le dignità da Pio IV, per quanto riportai nella bio- grafia ed a Porpora. Nel 1 53g il cardinal A.n\.oa\oSanguin. indi amministratore nel i559 il cardinal Roberto de Lenoncourt lodatissimo. Poscia il celebre cardinal Giorgio d' Armagliele , governatore del- l'Occitania e legato d'Avignone, della cui sede divenne amministratore. Nel i5y3 Paolo de Foix oratore regio a vari prin- cipi e presso Gregorio XIII, altamente encomiato per le sue eccellenti doti. Nel 1 584 •' cardinal Francesco di Giojosa, che nel 1 Dgo celebrò il concilio provincia* le co' suoi suffragatici, nel quale furono ordinate ottime costituzioni pel governo delle chiese, a seconda de'decreli del con- cilio di Trento, e rifece il coro della cat- tedrale consunto dal fuoco. Per sua di- missione nel 16 14 Lodovico ùe Xogaret poi cardinale, sotto del quale s'iulrodus-
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sero nel 1616 in Tolosa le carmelitane, nel 1 620 le terziarie, nel 1 622 i benedet- tini di s. Mauro, nel 1623 i cisterciensi foglianti. Per di lui rinunzia, nel 1628 Carlo de Montchal dotto in ogni scienza ed eloquente , pel cui esempio, predica- zione e vigilanza, l'antica pietà de'tolo- sani ricevè notabile incremento ; acerri- mo difensore della libertà ecclesiastica e zelante pastore,a' 1 3 novembre 1 644 nel" la chiesa di s. Saturnino fece la solennis- sima traslazione delle reliquie de'ss. Ed- mondo re, Sinforiano, Claudio, Nicostra- to, Castore e Simpliciano martiri, assisti- to da' suffraganei e alla presenza del se- nato di Tolosa ede'suoi otloviri capito- lini; indi nel 1 647 celebrò quella de'corpi de'martiri Raimondo e Bernardo, cano- nico e chierico di Tolosa, trucidati per la fede cattolica dagli albigesi. Fondò il se- minario presso la chiesa di S.Pietro, e con- tribuì alle istituzioni de' carmelitani te- resiani,di monasteri di monache e ospe- dale; assai lodato per le sue opere e per l'indefessa episcopale sua vigilanza, mo- rendo colle parole: In manus Inas Do- mine commendo spiritimi menni, et Spon- sam meam. Pe' successori di Pietro de Marca (V.), traslato da Conserans nel i652e poi di Parigi, si può vedere la Gal- Ha Christiana della 2.* edizione. Le No- tizie di Roma riportano la seguente se- rie. Nel 1740 Carlo Antonio de la Roche Aymont poi cardinale. Nel 17 53 Fran- cesco de Crussol d'Usez di Clermont, già vescovo di Blois. Nel 1758 Arturo Ric- cardo de Dillou di s. Germano in Laya. Nel i 'j63Sie(anoCm\oLomenié de D ricii' ne, già vescovo di Condoni, e fece quel bene che notai nella biografia, misto di male gravissimo e deplorabile; traslato a Sentii re gli ottenne il cardinalato dal ri- pugnantePioVKche poi volendolo depor- re dalla Porpora (!'.), egli furbissimo la rinunziò. Nel 1788 Francesco de Fonta- gnes di Clermont, già di Bourgeaj pel con- cordato del 1802 die la sua dimissione, e veune perciò deportato ad A.utuu, dove
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H»ori nel 1 806 martire di sua cai ilei. Clau- dio Francesco M/ Prunai dell'arcidioc'e- si di Lione, gui consagralo vescovo costi- tuzionale di Tolosa nel 1 792, venne pie- conizzatocauonicamenlcda Pio VII a'29 aprile 1802, e mori nel 1816. Lo stesso Papa il 1 ."ottobre 1 8 1 7 gli sostituì Fran- cesco de Bovet, già vescovo di Sisteron, ed a questi a'28 agosto 1820 die a suc- cessore AnnaAutonioGiuliodeC/crmo/if- Tonnerre, che nel 1822 creò cardinale. Per sua morte Pio Vili a'5 luglio i83o preconizzò Paolo Teresa David d'Astros di Tours, già vescovo di Bajona fino dal 1820. Il sullodato tolosano A. Mauavil, nella Nolicc sur la vie et le Pontifica t de Gregoire XVI, non solamente descrisse j rapporti particolari fra quel Papa e l'ar- cidiocesi di Tolosa, ma ancora diverse no- tizie sull'arcivescovo D'Astros, e le tribo- lazioni da lui sofferte ne' primi anni del secolo corrente per la fede romana e pei motivi di cui feci cenno altrove e ne'vol. XXVII, p. 127 ei 28, XXXIII, p. 12, LI, p. 2 1 o(avendogliPio VII indirizzalo3 bre- vi,quando rigettatole nomine diNapoleo- ne 1 alle chiese vescovili vacanti, questi in- dusse i capitoli di tali cattedrali ad elegge- re per vicari capitolari i soggetti da esso no- minati a quelle sedi vescovili, con funeste conseguenze); dal medesimo Papa cono- sciute e altamente comaien<ìdle,do?it le su- preme Pasteur eutvoulu pouvoir récom- penser les vertus par lapourpre romai- ne. Celebrò il suo zelo infaticabile pel bene della religione, la sua dottrina e vigilanza colla quale con ardore propugnò pel trion- fo delle verità cattoliche, anche contro gli errori di La Mennais. Come ricostituì in Tolosa l'opera de'pi eli ausiliari missiona- ri adoratori e contemplatori del ss. Cuo- re di Gesù e ne scrisse gli statuti, indi ne Ottenne nel 1 84 1 da Gregorio XVI l'ap- provazione e l'elogio, con breve in cui il Papa rese solennemente giustizia a' veri meriti di mg/D'Astros colla s. Sede, e co- stante divozione per la medesima; al suo mirabile spirito, dottrina, virtù e pietà,
T OL Come il prelato s'interessò e quanta parte prese nella questione dell'insegnamento, - in quella de'gesuiti, e nella questione li- turgica fatta da Gueranger; ecome il pro- cesso della beatificazione della veu. Ger- mana Cousin borghigiana di Tolosa co- minciò sotto Gregorio XVI, per cura del- l'arcivescovo che poi fu consolato del fe- lice risultato. Il premio di tanti ineriti che si proponeva di dare Gregorio XVI al- l'insigne prelato , P effettuò il successore Pio IX a'3o settembre i85o, creandolo cardinale dell'ordine de'preti, e rimetten- dogli a Tolosa la notizia e il berrettino rosso per la guardia nobile conte Pompeo Troili, deputando in ablegato pontificio per la presentazione della berretta cardi- uali/.ia, mg/ Achille Apolloni (incaricato di fare altrettanto col cardinal Mathieu arcivescovo di Besancon e col cardinal Gousset arcivescovo di Reims) attuale de- legato apostolico di Rieti. Per la sua gra- veetà e debole salute, non potendo il car- dinal D'Astros recarsi in Parigi a ricever- la per le mani del presidente della repub- blica francese, ora imperatore Napoleone IHjCome fecero gli altri duecardinali men- tovati, il Papa stabili che si facesse in To- losa, ed ecco come seguì, secondo la rela- zione che ne pubblicò il Giornale di Ro- ma a p. 1 1 62. Sua Santità delegò per ta- le offizio il cardinal Fornai-i, già nunzio di Parigi, colla facoltà di suddelegare al- tro dignitario della chiesa fra gli arcive- scovi viciniori, in caso ch'egli non potesse recarvisi personalmente. Difatti il cardinal Fornari suddelegò mg/ Francesco Don- net arci vescovo di Bordeaux (nel i852 an- ch'egli elevato al cardinaiato).Questopre- lato,che trovatisi allora in Parigi, ne par- tì a' 1 5 novembre con mg.1 Apolloni able- gato apostolico, e passando per Orleans, Tours, Nantes, Lucon, Pons, Blaye e Bor- deaux, a'26 giunse in Tolosa. Le popola- zioni degl'indicati luoghi e degli altri in- termedi, informate che i due prelati era- no insigniti d' una missione del sommo Pontefice , fecero loro dovunque dimo-
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slrazioni onorifiche, in segno della loro speciale divozione verso i 1 capo della Chie- sa. La cerernonia dell" imposizione della berretta rossa si dovea fare nella chiesa metropolitana, ina il cardinal D'Astros non potendo visi recare per tostalo di sua salute , si esegui nella sua cappella pri- vata. Erasi innanzi all'altare di essa col- locato un genuflessorio destinalo pel car- dinale: a diritta e a sinistra ve n'erano al- tri per l'arcivescovo di Bordeaux, l'arci- vescovo di Sardi mg.r Mioland coadiuto- re di Tolosa, e l'antico vescovo di Bajoua (mg.r Stefano M.1 Brunone d'Arbou, ohe traslalo da Verdun era successo al cardi- nale in quella sede, che rinunziò a Gre- gorio XVI neh 838); un cuscino ed una sedia a hracciuoli per l'ahlegato pontifi- cio : nel centro erativi altre sedie per le prime autorità giudiziarie, civili e milita- ri invitate ad intervenirvi. Il clero stava ne'hanchi a diritta e a sinistra. Dopo aver l'arcivescovo di Sardi celebratala messa, una deputazione del capilolo metropoli- lano si recò a prendere il cardinale, che entrò nella cappella preceduto dalia cro- ce arcivescovile. Indi il cardinale s' ingi- nocchiò, e l'ahlegato gli presentò su d'una coppa d' argento il hreve apostolico, col quale il Papa Pio IX lo creava cardina- le di s. romana chiesa. L'ab. Roger uno de' vicari generali lo lesse; quindi l'arci- vescovo di Bordeaux proferì il seguente discorso. » Eminenza. Colloca ndo sul ca- po dell'Eminenza Vostra R..ma le insegne della dignità cardinalizia, mi attribuisco ad onore l'adempiere ad un incarico, che certamente sarebbe stato più maestoso, ove fosse stato eseguito dallo stesso Rap- presentante della s. Sede in Parigi. Alla mancanza di quello splendore che avreb- be alla ceremonia apportato la presenza di lui, piacciavi di supplire cogli omaggi ohe vi otfre un cuore, il di cui allaccimeli- to è da voi ben conosciuto. 11 nunzio a- postolico conoscitore profondo de' senti- menti di Roma, e fedele interprete della pubblica opinioue diFraacia, vi avrebbe,
I O L o Eminenza, detto con più autorità , in quale venerazione siate presso di tutti, e i molli molivi, per cui si è posta sul vo- stro capo un'insegna che viene a corona- re la vostra lunga e laboriosa carriera. Questi titoli e queste uni versali testimo- nianze vi si sarebbero altresì in singoiar modo manifestate , per mezzo d'una di quelle generose e simpatiche parole, cheil Capo dello Statosi è fatto sfuggire dal lab- bro, nella recente solennità , in cui due de' nostri più illustri colleghi ricevettero onori sì ben meritati: parole d'un cuore nobile:ammaestramento che rimarrà per- peluameute scolpito nella nostra istoria contemporanea. Dalle vostre virtù e dal- la vostra fermezza incapace d'essere smos- sa, il Nipote di Napoleone comprese la gloria del confessore della fede; ed ha pub- blicamente dichiarato che l'onor della por- pora, di cui siete oggi cgo tanta solenni- tà rivestilo, non era già una compiacen- za del suo cuore, ma un giusto guiderdo- ne per voi. Al pensiero d'una promozio- ne che ha rallegrato l'episcopato, non pos- so non aggiungere l'altro d'un principe della Chiesa, che fu pur egli insuperabile nella fedeltà, instancabile per lo zelo, la cui memoria benedicono ancora oggidì le opere fatte nelle vaste nostre diocesi, co- me, o Eminenlissimo, glorificano il vostro nome quelle di Bajoua e di Tolosa. In pre- senza di quest'altro voi stesso, di questo vostro coadiutore, pur egli com'io, figlio della chiesa di Lioue, mi conviene di ren- dere quesla testimonianza ad un vescovo doppiamente illustre per la sua divozioue alla s. Sede apostolica, e pe'legami di san- gue, che l'univano al trono imperiale. Co- sì la Provvidenza giustifica le sue opera- zioni. Nulla è caso; noi siamo gl'ignoran- ti. Se alcuua cosa succede nell'ordine de- gli avvenimenti, è, dice la s. Scrittura, la sapienza di Dio ladens coranico inoibe terrarum. Ebbeoel non pare che questa sapienza abbia scelto il Nipote dell'Impe- ratore per fecondare dopo tanti successi tutti i nostri elementi di ordine, di unio-
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ne e di armonia ? Non potrò aggiungere, e per riparare eziaudio a vostro riguardo le violenze della politica umana, fra tan- te cose d'altronde sì consolanti e sì gran- di per la Chiesa, che cominciarono il più glorioso di tutti i regni. E voi, mg.r Ab- legato, che siete venuto nella nostra cit- tà ad adempire un incarico, cui vi chia- mò la fiducia che il Santo Padre in voi ri- poneva, permettete che con esso voi ci con- gratuliamo per vedervi fra noi. Vostra Ec- cellenza, nel vedetesi da vicino le nostre popolazioni, e gli uomini ragguardevolis- simi che presiedono alle cose pubbliche, ha dovuto essere commossa dalle testimo- nianze di rispetto che si danno alla Chie- sa di Gesù Cristo. E come potrebb'esse- re altrimenti? Non è forse essa che in mez- zo alle nostre tempeste ha mantenuto la pace al di dentro, ed ha fatto nello ester- no scorgere il valore e l'animo cristiano de* nostri soldati ? Voi avete veduto nel vostro viaggio fra noi la religione, sem- pre inesauribile nellesue misericordie, ap- pacificare gli odii, dare appoggio alla de- bolezza, perdonare all'errore, e prepara- re un migliore avveuire, facendo un ap- pello alla nostra ragione, a' nostri cuori, a tutti i nostri più cari interessi. Potrete adunque dir voi al nostro immortale Pio IX le meravigliose conquiste della fede e della libertà in mezzo a lauti avvenimen- ti impreveduli, che per un'ammirabile disposizione della Provvidenza, invece di allontanarci dalla religione, ci ha ad esso- lei avvicinati. Voi addolcirete le ama- rezze del paterno suo cuore, parlandogli dell'amore inviolabile de'suoi figli, i cat- tolici di Francia , soave balsamo gittato nel calice de'suoi dolori. Possano queste dolci impressioni rimanervi scolpite col- la memoria di questo giorno. Possa que- sta lesla, nella quale prendono una parte sì viva l'illustre clero, la magistratura, la truppa e lutti i divoti fedeli che vi si affol- lano intorno, portare un novello splendo- re alla città di Tolosa, che conta di già sì belle fèste negli annali della sua istoria",
TOL Terminatosi il discorso dall'arcivescovo di Bordeaux, l'ablegato pontificio aven- dogli presentata la berretta su di una cop- pa d'argenlo, il suddelegato la collocò sul capo dell' illustre arcivescovo di Tolosa, che inginocchiato, commosso e con umile atteggiamento ricevè un così segnalato o- nore. Tutti gli occhi erano rivolti sopra di questo degno confessore della fede: ed uno era il voto e la preghiera di tutti i cuori. Dopo l'imposizione della berretta, sua Eminenza intuonò il Te Deum, e pre- ceduto dalla deputazione del capitolo me- tropolitano, da'vicari generali e dall'able- gaio, rientrò ne'suoi appartamenti per ve- stire l'abito cardinalizio. Ritornato nella cappella terminò l'inno di ringraziamen- to colle consuete orazioni, e salito sull'al- tare die l'episcopale benedizione agli a- stanti. Quindi il clero processionalmente accompagnò il cardinale nella gran sala dell' arcivescovato, ove il cardinale pro- nunziò il seguente discorso in risposta al fattogli dall' arcivescovo di Bordeaux. «Monsignore. Una grave malattia e nu- merosi incomodi avendomi impedi lo d'an- dare a Parigi co'miei venerandi colleghi per ricevere dalle mani del Presidente la berretta cardinalizia, trovo un dolce com- penso nella consolazione che provo in a- vere le insegne della mia nuova dignità da voi, o Monsignore, per cui da lungo tempo professo una profondissima vene- razione,un attaccamento sincero.Quest'of- ficio, o Signore, che a nome di Sua San- tità vi fu confidato, e che con tanta be- nevolenza avete adempiuto, possa essere per voi un mezzo a più grandi favori (pre- sagio verificato). Frattanto, o Monsigno- re, accettate i miei ringraziamenti per tut- ti i disagi che vi ha recalo questa delega- zione, e fate giungere al Padre comune de'fcdeli unnuovo contrassegno della mia viva riconoscenza per l'estrema bontà che lo ha indotto a rivestirmi, malgrado la mia indegnitàjdella Romana Porpora. Per parte mia non lascerò mai di addottanda- re uH'unuiputeiilissimo Iddio, che degui
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versare sul nostro amato Pontefice, e sul vostro capo, o Monsignore, le più abbon- danti benedizioni. Vi prego altresì di far conoscere al Presidente della Repubblica quanto io sia commosso da un nuovo con- trassegno di boutà,cheha voluto darmi, scrivendomi in occasionedella mia promo- zione una lettera piena di sapienza e di sensi generosi. Voi,o Monsignore, mi a- vete ricordati due tempi della mia vita, che quantunque assai differenti, mi fanno benedite la divina Provvidenza, imperoc- ché l'imo e l'altro mi hanno dato consola- zione, iddio meglio di noi sa quello che ci bisogna, ed egli solo potrà duci quello che sarebbe stato realmente più utile nella mia prigionia del 1 8 1 t , o nella promozione al cardinalato nel 1 85o. Quauto a me oserò dirvi con confidenza, che mai non è resta- ta nel mio cuore memoria amara del pas- sato, e checotiserverò sempre un vivosen- timento dt gratitudine per la nobile e de- licata maniera con cui il Presidente della Repubblica ha voluto alludere ad un fatto di venuto già così antico". Finito il discor- , so il cardinale ricevè le congratulazioni de'prelati, del clero e delle principali au- torità invitate alla ceremonia. L'eloquen- te discorso pronunziato dal cardinal Don- net arcivescovo di Bordeaux, tanto ono- rifico per la Francia religiosa e alla sua divozione pel sommo Pontefice, mi richia- ma alla memoria il recente dichiarato dal- la benemerentissima Civiltà Cattolica (sempre più intenta indefessamente a van- taggio di lutto il mondo, per promuove- re con ogni argomento i buoni piiucipii religiosi e morali della società umana, a- nimando tutti e principalmente gl'italiuui ■ al doveroso ossequio d'ogni legittima au- torità divina e umana, che a'dì nostri è tanto sventuratamente impugnata da'ii- bertini avversari dell'ordine e d