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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

S 1' E C I A L A] E N T E I N T O R iN O

AI PRINCIPALI SANTI, DEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VàRII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E

VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCI LII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE G^VETANO MOROiNI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

\ OL. LXXI. IN VENEZIA

DALLA tipografìa E>IILIANA MDCCCLV.

La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

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Suddiacono oSoddiacono,

Siibdiaconiis,Hypodiaconus,ITypodiae. Chierico che ha il sagro ordine, e l'uni- zio e la dignità dtìSuddiaconalo, Subdia- conalus, Hypodiaconalus, Ordine (F.) ecclesiastico inferiore a quello del Dia- conato {f), come lo espriuie il suo no- me, però è il3.° degli ordini maggiori del- la chiesa latina; ed il nobile minìsterodei suddiaconi, chiamati ì^uvq salto diaconi, cassai congiunto a quello suhlimede'dia- coni. Alcuni scrittori ecclesiastici riferisco- no, che i suddiaconi sono succeduti a'Na- taneì o Natinei della legge Mosaica, che servivano appresso i Sacerdoti e i Leviti nel tabernacolo e poi nel tempio di Dio presso gli ebrei, nelle incumbeiize più fa- ticose, come di portare l'acqua e le legna necessarie pe'sagriflzi. Condotti in ischia- vitù dagli assiri colla tribadi Giuda, quel- li che poterono poi tornare in Gerusalem- me con Esdra, non bastando pel servigio del tempio, venne in seguilo istituita una festa chiamala SWoiona ,Xylophoria , nel- la quale il popolo con solennità portava legna ai tempio pel mautenimeDlo del

fuoco sull'altare degli olocausti. Ne'pri- mordi della Chiesa esistevano i suddiaco- ni. Il Ilinaldi negli Annali ecclesiastici, all'anno 34, n.°'287,ed all'anno 44> "•" 7() e 80, riferisce che s. Ignazio vescovo d'Antiochia, sede che consegui dopo l'an- no 7 I per morte di s. Evodio successore del principe degli apostoli s. Pietro (e di cui riparlai a Siria meglio descrivendo il |)atriarcato antiocheno) . scrivendo l'^^- piu.i I ei2 agli antiocheni, che pe'primi si chiamarono cristiani, disse loro: Salu- to sacros diaconos, hypodiaconos, lec.lo- resycantores jjanitorcs, lahoranles, exor- cistas, con fessores. Saluto cnstodes sacro rum vestibuloruiii diaconissas.\\\ altra e- pistola scrisse pure: Saluto sanctum pre- sbyteroruni collegiuni, saluto sacros dia- conos, hypodiaconos, leciores, cantores, jaìiitores,laborantcs,exorcistiis,confts- sores, cnstodes sacroruni vesùbuloruni. E che tulli questi ministeri derivassero nella chiesa mediante gli apostoli, egli ab- bastanza il dimostra, parlando cogli slessi antiocheni: Pauli et Petnfuistii discipu- lisj ne perdalis dtpositum. In altre sue e-

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))islole enumerò gli altri uffizi ecclesiasli- ti, e scrivendo a s. Policarpo, traila del- l'elezione del Cursore (/^), il carico del quale fu poi congiunto coll'unizio de'iet- tori, degli accoliti e de'suddiaconi o hip- ))odiaconi, come dimostra s. Cipriano. Le Diaconesse {V.) erano Vedo\'e (/'.) ses- sagenarie,assistevano alle /3or/ef/e//t- c/i/e- se^ per dove entravano le donne, e però s. Ignazio le chiamò custodi de'sagri ve- sliholi ; ed eseguivano quegli altri uffizi che descrissi nel citato articolo e altri re- lativi, non meno a Pkesbitera o Presci- TEEESSA, così chiamandosi talora le vedo- ve vecchie per riguardo all'età, come di- chiara il can.i I del concilio di Laodicea cclehrato nel secolo IV. Più di frequente «lire donne prendevano! nomi di Preshi- teresse. , Diaconesse eSucldiaconesse, per- chè essendo ordinati i mariti preli, dia- coni, suddiaconi, le mogli viveano celi- l)i, come facevano ancora le mogli d'al- cuni creali vescovi, e perciò delle tahol ta Vescovee J^cscovesseA quali nomi tut- ti si trovano espressi nel concilio di Tours del 5G6 e d' Auxerre del SyS, e nelle ope- re de'ss. tasiliOj Gregorio e altri. I sud- diaconi furono pure ricordali nelle opere di s. Cipriano, che nel i\^ fu consagra- to vescovo di Cartagine. Quanto alle ii'»r/- diaconcsse, dice Piazza nella Gerarchia cardinalizia.'' Lo slesso poi, che fanno i suddiaconi a'diaconi nelle funzioni ectle- siasliclie, facevano colle dovute propor- zioni le matrone dette suddiaconesse, ri- spetto alle diaconesse , recando loro gli slromenti e le cose necessarie per il loro ministero, ed esercitandosi a servire quel- le nelle cose più ordinarie e basse; desti- nale sempre a'servigi della chiesa, senza però veruna imposizione delle mani, ma venivanoelelle col consensodel clero, dai vescovijdopo un diligente scrutinio di lo- ro vita e costumi". Lo stesso Piinaldi al- l'anno 238,n.°2, dice che Papa s. Fabia- no, a'7 Notarl{V.) istituili da s. Clemen- te I per raccogliere gli alti de' martiri , quandodivise leXlV regioni di/ìo//?rt(/^.)

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in VII regioni ecclesiastiche, diede per so- printendenti a'nolari e per maggior sicu- rezza di quelle storie 7 suddiaconi, sotto la direzione de'diaconi, capo de'quali era Y Arcidiacono j^d\ Priore [V.) de'cardi- nali diaconi; denominandosi il capo dei suddiaconi Archisuhdiaconus, che quale antichissimo uffizio della chiesa romana se ne fa spesso menzione negli Ordini Ro- inani, leggendosi: Archisubdiaconiis le- valcaliccm^ etdateiim ArchidiaconoMa dei suddiaconi della chiesa romana ove tanto fiorirono, e delle differenti loro spe- cie, credo più conveniente parlarne poi. Qui solo dirò, che nell'enumerazione del clero romano, falla dopo il 254 d'ordine di Papa s. Cornelio, trovansi compresi 7 diaconi, 7 suddiaconi, e i5oo vedove, fra le quali molle preshileresse , diaconesse e suddiaconesse. Si può vedere Gaspare Zieglero, Comvienlario de diaconis et diaconissis i'cleris ccclesiae. Nel prece- dente anno n.°72 Rinaldi parla dell'uf- fizio del cursore, congiunto con l'uffizio de'Ieltori e de'suddiaconi. Imperciocché dovendo S.Cipriano mandare importanti lettere al clero romano, essendo lecito inviare le lettere eccle.-.iasliche se non per ecclesiastici, perchè gli altri chierici era- no assenti, ordinò per questo Saturo let- tore, ed Otluloconfessore suddiaconi. Sif- fatte Lettere tcdesiasliche dicevansi For- viate, delie quali riparlai nel voi. LWI, p. 90, anzi pure lescri\evano. Inolile Ili- ualdi all'anno 824,0.° 128, narra che nel concilio adunato in Roma da Papa s. Sil- vestro 1, \i fu delerininato il pieno divie- to delle nozze a'suddiaconi, e prescritto il Celibato (^''.)e la conlinenza, e così il suddiaconalo divenne ordine sagro, se- condo alcuni autori, perchè in altri pae- si non si Osservò tale disposizione, pren- dendo mogli i suildiaconi. Il vescovo Sar- uelli, Lettele ecclesiastiche l. 8, leti. 3: Del suddiaconato e accoluato, stictlaniente e in largo modo intinsi, osserva che nel- la primilivachiesailsuddiaconato era or- dine minore, che poteva conferire il Co-

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repiscopo (^ •), giusta il si aoilo d'Antio- chia e l'asserto di molli autori. Altro pe- rò è essere l'ordine sagro, nel senso che noi diciamo, e altro ordine maggiore. Il suddiaconato detto irapropriamente or- dine minore, tu veramente sempre ordi- ne maggiore, ma nella primitiva chiesa non era riputato sagro, perchè non avea annessa la continenza, e gli ordini mino- ri come i maggiori sono sagri, perchè sa- gl'amento secondo il concilio ili Trento, che inoltre insegna : Subdiaconalus ad vin/'ores ordincs a patribus, et sacris con- ci tiis rffertur. Il p. Chanlon nella Storiti de sagrainenti t. 3,cap. i : (ìuaiido il sud- diaconato sia po^to nel numero de'mag- gioriy diceche anticamente era minore, essendo poi riposto fra i magi|ioii, fu an- che onorato del titolo d'ordine sagro; ma in qual tempo non convengono gli eru- diti. Il p. Morino, /-^e^acor^j/i., trattato che pubblicò nel i653,credechequesl'or- dine fosse stabilito verso la finedel II seco* lo ovvero nel MI, cioè che fosse riposto fra i sagri più d'iSoo anni addietro, eciò per- chè in antichi rituali si trova l'ordinazio- ne de'suddiaconi unita a quella dc'mini- strisuperiori,e disgiunta da quella degl'in- feriori, e inoltre tali rituali prescrivono diesi faccia all'altare. Ma se vale questa ragione, dice il p. Alartene, che nel i 700 stampò la mao^era, De antiquisEcclesiae rìtibus circa Sacramenta ,\ìì%os^vi!x conve- nire che l'elevazione di quest'ordine sia più antica, a vendo egli veduto rituali scrit- ti da sopra a 900 anni prima di luì, che lo stesso rito prescrivono. Il p. Zaccaria, Storia letteraria d'Italia t. 3, p. i o i , par- lando della continenza prescritta asud- diaconi , attesta che varia è slata in ciò la disciplina delle diverse chiese. Egli cre- de che il i/a far menzione della continen- za de'suddiaconi, e che forse ancora tal peso mettesse loro nella chiesa romana, fosse s. Leone I del 440, neWEpìst. 1 2 ad Anastasio diTessalonica; ma è d'avvertire col p. Tournely, che neppure nella chie- sa romana fu dipoi costante l'osseivauza

di questa legge stabilita da s. Leone I. Sem- bra certo al p. Sbaraglia, Disputaiio de sacris prai'oruni ordinai ionibus , che il suddiaconato fu posto lia gli ordini sa- gri avanti i tempi di s. Gregorio Idei :")i)0, per essergli stalo aimesso l'obbligo dellii continenza, obbligo meritevolmente in- giuntogli per la dignità dello stalo, a che i ricevitori di esso anelavano: però ridet- te il p.Zaccaria,che la professione religio- sa ha simile obbligo,nè perciò sarà da al- cuno reputata ordinesagro.In fatti il pre- decessore di s. Gregorio I, ossia Pelagio II, nel 58() impose a'suddiacoiii di Sicilia (/'.) la legge della continenza , secondo l'antica usiinza della chiesa romana, vie- tando loro di separarsi e non più cono- scere le loro mogli che avenno prese a- vanli il sud. liaconalu, essendo antioaineii- te loro permesso il inalriuKJtiio, ciò che iSoanni [)ri ma avea s. Leone I già vietato, su diche può consultarsi lo stesso p. Zac- caria, ^>>t'/ celibato degli ecclesiastici. Sem- brando ciò cosa aspra e dura al succes- sore s. Gregorio I, questi nel )<)i e(jua- metile permise le mogli a'suddiaconi di Sicilia, cui patto che non prendessero gli ordini sagri; e poi proibì che niunu nel- l'avvenire (osse ordinato sudiliacoiio seii za far prima volo al vescovo ili continen- za, come leggesi neìì'Episl. 44 scritta .1 Pietro suddiacono siciliano, come rilevai a Celibato. A quell'epoca nella Spagna non era ancora ingiunta la continenza ai suddiaconi. Però leggo nel p. Chardon, che neirS.^ concilio di Toledo fu decre- tato. M Abbiamo inteso, che alcuni sud- diaconi, dopo essere ordinati, non solo abitano raaiitalmenle colle loro mogli, quanlunquesiasciittopurillcalevi, o voi, che portate i vasi del Signore; ma di più, il che è vergognosa cosa, passano alle se- conde nozze, alfermando essere loro ciò lecito, perchè non sanno d'avere ricevu- ta In benedizione del vescovo. Perciò, af- finchè non rimanga loro in avvenire pre- testo di scusa, vogliamo, che il vescovo in ordinandoli dia loro colla beuedizio-

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gli stt'ODienti, o va$i destinati ai loro inioistero, siccome è costume antico di farsi inceitecliiese, e la tiadizione ha sta- Ijilito". Quindi osserva il p. Chardon, che allora nella Spagna e nella parte delleGal- lie dominata da'visigoli, si ordinavano i suddiaconi colla sola orazione e imposi- zione delle mani, come in oriente. Euge- nio li nel sinodo romano che celebrò nel- r826,decretò:«Si quispiam sacerdotuin, idest presby ler,vel diaconuSjVel subdiaco- iius de quacumquo foemina crimine fur- iiicatiouissuspectus, post primam, secuu- dam,et lei liam ammonilionem invenitur tabulari cura ea, etc." Questo testo pare fòrte, e si dubita che possa senza violenza spiegarsi da chi mette più tardi l'epoca del suddiaconato divenuto ordine sagro. Più decisivo è il testo non d'Alessandro li, come pretesero alcuni, sibbened'Ur bauo li, e che fu poi da Innocenzo III al- legato in una lettera a Domenico patriar- ca di Grado." Erubescant iuipii, et aper- te nos inlelligant judicio sancti Spiritus eos, qui in tribus sacris gradibus, presbi- ttratu scilicet, diaconatu et subdiaconatu posili, mulieroulas non abjecerunt, et ca- ste non vixerunt, excludere ab eorum- demgraduum dignilale". Trecanoni ab- biamo intorno a'suddiaconi d'Urbano II; uno è del 1089 e vi determina: « Eos qui in subdiaconatu uxoribus vacare volue- « int, ab omoi sacro ordine removemus". Ma questo canone piuttosto dimostra, che ordine sagro non era il suddiaconato, ma scala a'sagri ordini. L'altro è del 1091, fat- to nel concilio di Benevento. « ÌNullus in episcopum eligatur, nisi in sacris ordi- nibus religiose vivensfuerit invenliis. Sa- eros autem ordines dicimus diaconatum, etpresbyteratumjhos siquidera solos pri- mitiva legiturhabuisse Ecclesia. Subdia- conos vero , quia et ipsi allaribus mini- slranl, opportunilate exigenle, concedi- mus,sed rarissime si tamen speclatae siut religiouisetscìentiae:quodipsuai nonsine romani Pontificis vel metropolitani licen- tia fieri coucedimus". Dunque uuu era au-

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cora reputato ordine sagro il suddiacona- to. Ma in un altro canone d'Urbano II, nel concilio da lui nel 1095 tenuto in Cler- niont, si decreta che » nuUus laicus, cle- ricus vel tantum subdiaconus in episco- pum eligatur". Perciò acconsenti che con pontilìcìa licenza potesse un suddiacono eleggersi a vescovo. Nondimeno fu credu- to comunemente, e notai a Ordine, che istituito il suddiaconato fino da'teinpi a- postolici, divenne sagro circa il tempo di Urbano li, come vuoIeTomassini, De ve- ler.el nov.Eccles.discij). par. i,lib. 2,cap. 33,§ 2 e 3; ed essendosi propagato a poco a poco l'uso della chiesa lomana alle al- tre chiese dell'occidente, fu compreso tra gli ordini maggiori da Innocenzo 111, co- me dimostra il cardinal Bona, Rer. li- turgie, lib. I ,cap. iS.iVota però il p. Char- don, che anco Ugone di s. Vittore , che fiori Doauni dopo il concilio di Beneven- to, afferma che al tempo suo il suddiaco- nato era ordine minore ; e il p. Fdipjto di Buona Speranza abbate premostratcu- se, De conimenlia clericorum, cap. 107, insegna lo stesso colle seguenti parole.» I sacerdoti e diaconi sono onorati degli or- dini sagri. Ma oltre questi, altri vi sono destinati al ministero dell'altare, e ordi- nati perciò da'vescovi, i quali, quantun- que non possa negarsi che abbiano qual- che grado di santità, non si chiamano tut- tavia sagri gli ordini loro conferiti". Av- verte jNovaes, che comunemente si crede avere Urbano III deli i85 elevato il suil- diaconato a ordine sagro; ma io temo che pel nome fu confuso con Urbano ll,o gli fuatlribuitoper congeltura a seconda del riferito da Pietro Cantore, e che poi dirò. E vaglia il vero, ecco quanto scrive il cri- tico e dotto p. Zaccaria. Dopo Urbano II si celebrarono i 3 primi concilii generali di Lalerano lsnai\ da Calisto 11, Innocen- zo 11 e Alessandro 111, oltre quello cele- brato in Reimsóa Eugenio 111, che tra gli ordini derimenti il Malriinoiiio [F.) po- sero il suddiaconato; onde il p. Sbaraglia dichiarò manifesto argomealuche repu-

SUD tavasi ordine sagro. Un'altra fuite con- geltiira che sotto Alcssaiiilro III già pas- sava per sagro l'ordiue del suddiaconato, secondo il p. Sbaraglia, èche insegna Ales- sandro Ili, col cap. Siibdinconus^iiì. de Ic/iip. 01 d.,n\ solo romanoPonlefice esser lecito d'orilinare indoinenica i suddmco- ni, avvegnaché in tali giorni potessero i vescovi conferire gli 01 dini minori. Tutta- via il p. Zaccaria allega la suddetta testi- monianza del p. Buona Speranza, che scri- veva neh 180; e soggiunge che maggior meraviglia nascerà dalle parolecontenute nel disposto da Innocenzo 111 deli 198 nel cap. c),A mullis de aelate elqual. prae- fic: iMirainur de senns non ordtnandis, il quale scrive: Nani Ucct sacerordo non rtpntarelur (d suddiaconato) in Ecclesia prinntiva, (amen a conslitutione Grego- riil,atqne Urbani II secundn/n moder- na tempora sacer gradus esse minime dti- hitatur. Imperocché rimarca il p. Zacca- ria, che s. Gregorio 1 non altro fece, che in una lettera a Leone vescovo di Cata- nia riconfermare il comandamento del suo antecessore Pelagio II, che i vescovi nou ordinassero alcun suddiacono, se non fjcea promessa di continenza. Concluile: I ."che errarono quelli che ad Urbano II, e molto più quelli che ad Innocenzo HI lifcriscono, siccome ad autore, che sagro addivenisse il suddiaconato; 2.° che tut- tavia Innocenzo 111 fu il i.° il quale chia- ramente aifermasse Subdiaconatuni ho- die inler sacros ordines conipnlarij 3.° che la ragione, per la quale a sagro ordi- ne fu innalzalo il suddiaconato , quella stessa fu per la quale Urbano II avea ai suddiaconi conceduto di potere qualche volta col permesso dellas. Sede essere pro- mossi al vescovato, cioè quia ti ipsi al- taribus adimnislrant; 4.'' che sino al IX secolo non fu il suddiaconato tenuto sa- gro; 5.° che da quel tempo fu varia intor- no a ciò la disciplina della chiesa roma- na, ma che dopo Innocenzo III costan- temente fu per sagro riguardalo tal or- dine. Uipelepoicol p. Sbaraglia, che sot-

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to Innocenzo ili die il suddiaconato l'ul- timo passo alle sue glorie, avendo stabi- lito quel Papa, che il suddiacono libere K'alerein episcopuni eligi siciudiacouuni, i'elsacerdotem. Non debbo tacere, di tro- vare nel p.Ghardon,chepocoilopola mor- te del p. Buona Speranza, il suddiacona- to fu posto fra gli ordini sagri, perché Pie- tro Cantore, il quale morì neh 197, nel lib. De l'erbo niirif. dice espressamente, che il suddiaconato erasi ili fresco fatto ordine sagro. Dice pure il [). Chardon, ciò dimostra essere incorsoinnocenzo 111 in errore di fatto, nell'allermareche Urbano Il era stato autore di tal disciplina; ed è più verosimile ch'egli medesimo l'abbia stabilito, decidendo la (jueitione diedi- bjltevasi, e rendendo uniforme dapper- tutto ciò che prima era vario, il che fece poi col permettere, che i suddiaconi po- tessero essere creati vescovi, del pari che i sacerdoti e i diaconi. Finalmente (|ui ri- cordo, che Pio VI nel 1782 fece vescovo di Sutri e Nepl mg."" Sinioni o Sinieonij poi cardinale,(|uanttin(|ue semplice chie- rico, e lo rilevai nel voi. XV, p. 222.

La chiesa romana sino da'principìi di sua fondazione gloriosa fu tanto fecond.» ne'frutti delia fede, che immenso stuolo di seguaci vantò sotto lo stesso crudele persecutore Nerone, non solotia il po[)0- lojina nel palazzo slesso imperiale, corno apprendasi da Tacito e da s. Paolo. Quin- di a sostenere le cure gravissime del sa- gro ininislero sembrando fino da' primi momenti insudicienti i Diaconi [f-^.), fu per conseguenza necessità di allegerir- li dal peso de' molteplici uffizi, e stabi- lire sotto la loro dipendenza de'ministri subalternijChe perciò furono chiama ti .vo^ todiaconi, suddiaconi. Papa s. Urbano I del 226 dichiarò nel can. Nullusin E- piscopuniy*ì\si. 60: Nullusin Episcopuni cligatur, nisi in sacris ordinibus religio- se viveur fuerit ini>entus . Sacros auleni or- dines dicinius diaconaluni et presbyte- ratum. Hos quidtni solos (idest sacros) primitiva leguur habuisse Ecclesia: sub

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diaconos vero^ quia et ipsi altarìbiis mi- nislront, opporlnnilale exigente,ronce- dìmus; si tamen speclatac siutreligiouis, ci sc.ientiac: (juod ipsuin noiisine Roma' ni ronlificis , vel melropoliiani licenlìa fieri ptrmitlimus. Già narrai a Notabo, a Protonotari apostolici e luoghi ana- lof^hi, che il suddetto Papa s. Fabiano del 238 per maggior precauzione e scrupo- losa esattezza, destinò in Roma 7 suddia - coni, uno per Regione (/^.), ed agU uni e agli ahri aggiunse 7 diaconijalìinchè so- printendessero e vegliassero sui notari re- gionari istituiti da s. Clemente 1, di cui era capo il Priiiìiccriodclla s. Sede (^ .), e gli assistesseio nell'opera tanto santa della compilazione de'processi de'marti- ri, ed ancora perchèscrivessero gli atti di- stesamente e non con iscritlura abbrevia- to, e quindi li deponessero nello scrinio sanXoo Archivio della s. Sede (/'.) custo- dito dagli Scriniari[f^.) e dal Proloscri- niario^P'.). Gli atti poi che si compilava- no nelle Provincie (A.), si chiamavano proconsolari. In detti articoli, nel celehra- je il nobilissimo collegio de'notari della s. Sede, primari uHlziali del s. palazzo La- teranense, e che dicrono origine apralo- tìolari aposlolici, descrissi le jmìplissime dignità, ed i ragguardevoli ulllzi che e- sercitarouo nella chiesa romana e per la Sede apostolica, il che torna a grande o- iiore dei suddiaconi della medesima, Qual- che mese dopo la pubblicazione dell'ar- ticolo FnoTONOTARi APOSTOLICI il Papa Pio IX emanò il breve Quanivis peciiliares facnltales^(]eq febbraio] 853, riportato dagli Annali delle scienze religiose, 2." serie, 1. 12, p. 273, col quale e derogò e modificò que'vari privilegi che enumerai nell'articolo, laonde conviene che qui ne profitti e dia almeno un semplice cenno del contenuto, comepraticai per altri ar- ticoli, nel riprodurre posteriori disposi- zioni, anche nel riflesso che altri collegi prelatizi e persone ne godono i privilegi ad instar ih' [ìiGÌalì prolonolari aposlo- lici parlecipanli, g litolari i quali si di-

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vidono in soprannumerari ed in onora- ri. yVdunrpie il Papa a'protonotari apo- stolici partecipanti tolse la facoltà di con- ferire le lauree dottorali, tranne quelle in teologia, e quelle ne'due diritti civile e canonico, in ollero vel ulroque jare, e per ciascuna di tali due scienze soltanto per 4 individui presenti iti Roma, previa licenza della s. Sede, e previo il loro esa- me da farsi da 5 protonotari 0 professo- ri dell'università romana. Dichiarò non poter pili il collegio creare ogni anno un protonotario di titolo,senza aver consul- tato la s. Sede. Soppresse i privilegi di creare notari pubblici,e di legittimare gli s[)uri per le successioni ereditarie. Vietò la delazione delle armi proibite, senza su- periore permesso, in Roma e nello sta- to, a'protonotari e loro parenti e servi. Distinse i prolonotari aposlolici parieci- panti, òa prolonotari di titolo, ed ordinò che i 7 partecipanti continuino ad esse- re esenti dagli ordinari, non cos'i i tito- lari, che assoggettò a' rispettivi ordinari. A'partecipanli confermò il privilegiodel- l'altare portatile, non però nelle case al- trui, eccettuato il caso di viaggio, poten- dovi bensì celebrare o fjrvi celebrare la messa anche nelle feste solenni, con a- dempimento del precetto estensivo a'soli parenti e servi. A'iitclari poi tolse tal pri- vilegio dell'altare portatile, ed invece ac- cordò loro l'indulto dell'oratorio priva- to da visitarsi dagli ordinari, e nel 1 esto sia per la celebrazione della messa, che per l'adempimento del precetto, come ai partecipanti. Della disposizione di s. Fa- biano neir aggiungere a' 7 notari altret- tanti suddiaconi, oltre quanto riportai al- l'articolo Diaconie cardinalizie di Ro- ma, a Regione, a Rioni di Roma, fanno testimonianza vari scrittori, i quali ezian- dio trattano delle diverse classi de'suddia- coni della chiesa romana, e loro cospicue prerogative. Essi sono, per nominarne al- cuni: Chiapponi, Ada canonizalionis, p. ■2,quoruni testimonio rerum gestarum ve- rilaiìs inagis testala ficrtl, adjuuxit; ftla '

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gri, Notizia de' vocaboli ecclesiastici, ver- bo Siihdiaconus, ove lifciisce cIih furo- no cliìaniati Subdiaconi regionari (jiielli istituiti da s. Fabiano Papa [)er iaccoi;lie- re gli alti tle'ss. Mariirij Lauienli, ó'/o ria della diaconia di s. Agata, p. 29, <li- cendo tUe s. Fahiano incaiicò 7 suddia- coni per soprintendere a'7 notati regio- nari, acciò fossero con diligenza registra- ti gli atti de'martiri, ina non è però no- to che gli si assegnassero de'riofii o chie- se da governare; Piazza, La Gerarchia cardinalizia, in cui a p. 707 narra, che 7 suddiaconi regionari fucono corrispon- denti a'7 diaconi istituiti d<i s. Fabiano, per assistere come »opraslanli a'7 notari a raccogliere gli ulti de'ss. martiri; Nar- di, Dc'panochi, t. a, p. 199, dice che i prelati suddiaconi trovansi da'primi tem- pi della Chiesa stabiliti in numero di 7 (la s. Fabiano, acciò presiedessero a'7 no- tari che nelle 7 regioni raccoglievano gli alti de' martiri. Questi suddiaconi regio- nari non erano addetti precisamente ad ima chiesa, ma al servigio della s. Sede, ed erano prelati che sotto il cardinal dia- cono aveano incombenze nelle regioni, e 60j>rinlendevano a'notari regionari. Che anzi da antichi codici rilevasi chenelleiS^a- zioni sagre delle chiese di Roma (/'.), vi- sitale dal Papa, da'cardinali, dal clero e dal popolo, era incombenza de'suddiaco- ni regionari il cantare \' K pi stole e le Le- zioni [f^.),c\ok noni suddiaconi delle chie- se nazionali, ma i suddiaconi della chie- sa romana e pontiOcii. Si raccoglie da un frammento della lettera di Papa s. Cor- nelio, immedialo successore di s. Fabia- no, diretta a Fabio vescovo antiocheno, e presso Eusebio, Hist. eccl. lib, G, cnp. 43, che allora i suddiaconi della romana chiesa erano7e denominali regionari , per- chè fatti presiedere, sotto l'ispezione dei diaconi, alle 7 regioni ecclesiastiche in cui era Roma divisa, e facevano la Collctta di rjuesLua (^.). 1 suddiaconi nella chie- sa romana successivamente si auinenta- rouo e cùD dilfcreuli specie, dal iNurdi e

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da altri «ciiltori qualidcali quali prima- ri prelati della s. Sede, per gli udizi e iu- couìbtMize che disiinpegnarono, e per le singul.ui prerogative che goderono, sic- come sudtiiaconi pontiiìcii e apostolici , adilelti all'itnmedialo servizio del soniuìo l'oiilcfjce. L'autorità di tjuesli sutldiaco- ni 111 somma, non meno sul cloro inferio- re, che sui vescovi stessi, quando spediti ad amministrare i pingui e vastissimi pa- trimonii che possedeva la chiesa romana nelle varie provincie, ed alcuni con l'e- sercizio delle Regalie maggiori, solevano i Papi ad essi commettere le loro veci ne- gli affari pili ai dui e gelosi per l'osservan- za della disciplina ecclesiastica, ed anconi furono inviati Apoerisari e Nunzi apo- stolici (/'.)a|)otenti sovrani. Il iNIaraiigo- nxjsloria dell' oratorio di Sancfa Sancto- rum, p..\ j., col più antico Ordine Roma' fio, che il p. Mabillon nel Musacuin iLt' lictim attribuisce al secolo XI, racconta come il l*apa nel giovedì santo in dello oratorio faceva la Lavanda de' piedi If.) a 1 1 suddiaconi (in uno al proprio priore, e ornati di colla e rocchetto), ca[)pellani poulilicii, mentre da'canlori cantavasi il vespero, dipoi eseguendo nella vicina ba- silica di s. Zaccaria la lavanda ai?, pove- ri. I diaconi ne'Ioro ragguardevoli mini- steri eranocoa(huvali ilai suddiaconi, dil- le diaconesse e dalle suddiaconesse. Tut- ti gli ordini de'suildiaconi della chiesa ro- mana anticamente erano soggetti e dipen- devano dal cardinalearcidiacono, il qua- le era pure f icario del Papa. Il Hinaldi all'anno 198,11.°! G,lasciòscrillo:"In que- sl anno da s. Gregorio 1 fu aggiunto o- nore e dignità all'ufllzio de' Z?//è/j5on(/^.) iiiIloma,volendoche fossero regionarijCO- me similmente erano i notari ed i sud- diaconi; imperocché (pielli a'quali era da- to il nome e la dignità di regionario, con- venivano insieme col Pontefice alle sagre funzioni (come ampiamente ragionai a Cai'I'Elle pontificie e ne' tanti analoghi articoli); e siccome i diaconi legionari e- raiio 7^ così delliilcsso mistico numero

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erano i notali, i suddiaconi, i difensori re- gionari, ed in assenza del Pontefice sede- vano col clero, ma essendo presente sta- vano in piedi; ed era privilegio tanto ilei regionari l'assistere ^1 Papa in chiesa, es- sendo per altro in Uonia, ed in ciascuna chiesa diaconale, nolari, suddiaconi, e di- fensori noti regionari. I difensori poi era- no princi[)aln)enle impiegati nella difesa de'poveri e delle chiese, e solevansi mau- daredalsonimo Ponlefice in di verse pro- vincie, e delegavaiisi loro diverse cause, e cotnnietlevasi la cura dei Patrininni della s . Sede [r .),inìcììc con titolo di ReC' lore {f'-)i come dimostrano le molle e- pistole che s. Gregorio I ad essi scrisse. Nelle cpjali ancora pone la furmola, con cui si creavano i difensori, secondo i lo- ro niinisteri, e avvertendoli con quanta modestia e con quanta piacevolezza si do- vessero portare nelle cause de' vescovi. Di che riprese certo difensoie, il cpiale aven- do a poco capitale il vescovo, faceva che i chierici di lui al suo tribunale rappre- sentati fossero, e determinò che la t .' i- stanza si facesse appresso il vescovo". Da (\\\e^\\ Difensori , e da' Difensori della chiesa romana (/''.), derivarono i nobi- lissimi collegi tuttora fiorenti, degli Udi- lori di Rota {P' .), e degli Avvocati con- cistoriali [y.), tra i (|uali è ancora cospi- cuo l'antico uffizio dell'avvocalo de'/'o- \cri(l^.). 1 sudtiiaeoni della chiesa roma- na si aumentarono col corso de'secoli fino al numero di i\ nel concilio di Raven- na del 967, e 28 come affermano l'anna- lista Baronio negli Annali eccleùasliciiyX- l'anno 1 oSy, e GiovanniDiacono nel pon- tificalod'Alessandro III deli i5q,nel li- bro De Ecclesia Laleranensica\).'j;\ào\\- de ne'secoli XI e XII ancora sussisteva- no i suddiaconi in 3 classi distinti, e cia- scuna composta di <j chierici, cioè Regio- narii, ch'era la i.'\ Cantori, e Palatini Ira'quali uno esercitava l'ulliziodi Snh- pnlnientario (/^'.). I suddiaconi regiona- ri vestivano la tonaca ili lino bianco o Camice e la Pianeta, sagre vesti che li

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distinguevano da quelli delie altre cl)ie« se, come si ha da s. Gregorio I, Epist. 12, lib. 9; dall' Ordine Romano i.°; e dal Micrologo o Ivone di Chartres, De ecclesiasticis qf/iciis cap. 8. Oltre le ac- cennate prerogative, maneggiavano i va- si sagri, sebbene contenenti le specie eu- caristiche del Pane e del Fino {F.), co- me riferiscono pili Ordini Romanij pri- vilegio distintissimo, cui i canoni sem- pre rifiutarono ai suddiaconi delle al- tre chiese. I suddiaconi regionari, come i diaconi regionari, furono sempre 7, e gli altri erano come semplici titolari : la loro precedenza nasceva dall'ordinazione, come rileva il p. Mabillon. Nel nuovo ri- parto ecclesiastico delle regioni di Roma, si aumentarono secondo i\ suo iiuuiero tanto i diaconi, che i suddiaconi regiona- ri. Fra' suddiaconi regionari eran vi il sud- diacono staziotiario, e il suddiacono obla- zionario, de' quali parlerò poi. 1 suddia- coni Cantori pontificii (F.), periti nel Canto ecclesiastico {F".), ed aventi a loro superiore il Primicerio (^'.)di grande au- torità, qual capo e regolatore del clero, ìncond)eva loio di cantare quando cele- brava il Papa nelle basiliche, nelle solen- ni messe, nelle stazioni, nelle processioni, e nelle principali feste della città; e fra le loro prerogative e diritti ricorderò il sottoscriversi agli atti de Sinodi vomaiìì, ed a'ponliflcii Dlplomi;\\ diritto d'inter- venire all' Elezione de' sommi Pontefici {F.), e di dare il loro suffragio ne'prirai secoli della Chiesa, finché neh 179 il con- cilio di Laterano definitivamente riservò tale diritto a 'soli cardinali di s. romana chiesa. Nel loro articolo e altrove, notai che s. Gregorio I eresse la scuola de'can- lori, chiamala Orfanotrofio, ed era come un seminario di nobili o onesti giovanet- ti che desideravano dedicarsi al chierica- to; ivi erano istruiti con ogni cura da uo- mini valentissimi, massime ne'sagri riti e nel cauto, sotto la cura del primicerio de'cantori, ed aiutavano nella salmodia i nuovi nominati cantori, e cresciuti in età

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venivano ordinati snililiaconi: allora en- ti a vauo a sostenere l'uffizio di cantoii,ser- ■vendo il Papa io numero di n nelle sagre funzioni. II medesimo s. Gregorio l col ca- none del 5g5 statuì, die i cantori doves- sero essere sempre suddiaconi, proiben- do espressamente il cantorato a'diaconi. Qual fosse l'abito de'cantori, lo spiega il b. cardinal Tommasi, Praef. in Aiilif., p. I 8; ed il loro luogo era situato imianzi :d santuario oprftsbilerio, divisi in due co- ri con alternativo canto. Osserva .Sardi the i 7 suddiaconi della Schola cantorurn, che servivano ne'pontifioali del Papa, e- rano diversi dagli altri cantori che assi- stevano quando celebravano i cardinali: i 7 cantori maggiori doveano presiedere alle scuole de'cantori minori. Non pochi suddiaconi cantori furono elevali al car- dinalato, e non di rado al pontificato. I sodiWixconì Pnlalinì furono chiamati an- che Basilicarì, o equivalentemente sub- diaconi Basiticae o ncholae Basilicae,po\- che servivano al Papa quando celebrava pontificalmente nella basilica Lateranen- se (.^chiesa del mondo cattolico, o nelle cappelle palatine del Patriarchio o Pa- lazzo apostolico, e cantando l'epistola, ol- tre il leggere alla mensa pontifìcia. Altri vogliono che cantassero pure l'evangelo nel Lnteiano,a diversità de' regionari che lo cantavano nelle regioni: temo però che gli abbiano confusi co'diaconi, come loro uffizio. Variò il numero de'suddiaconi ba- silicario palatini, ed il Baronione nume- rò 4j "l'J Cancellieri, Memorie delie sa- gre Teste, p. 2, e citando Mabillon, Corn- ment., dichiara che 7 erano i suddiaconi palatini; e lo confermano Magri e Piaz- za, aggiimgendo che portavano avniili al Papa la Croce pontifìcia [f^.). Dal me- desimo Caroiiio airannoio57, n.° 22, e da un antico /i/7»(7/e della basilica Vati- cana si ricava, che i suddiaconi della chie- sa romana erano: 7 regionari,] quali c;in- tavano l'epistoìe e le lezioni nelle stazio- ni; 7 palatini, che facevano lo stesso nel- la basilica Luleraueusci e 7 della scuola

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(\ecanlori, i quali cantavano solamente quando celebrava il Papa. Quanto a'sud- diaccni regionari deaomìnaù stazionale e. oblazionarioj il i. "vocabolo si applicò tanto a un suddiacono regionario per quanto eseguiva neWe stazioni ove inter- veniva il Papa, quanto al suddiacono pa- latino che in esse pure portava la croce, non però la pontificia, ma la particolare Croce stazionale [P^.),ch(i nsavasi anco- ra nelle Processioni, sempve egualmente innanzi al Papa; altri sorissercj che n'era delatore un diacono. Per ([uesta croce e- ravi la palatina scuola della croce, com- posta di suddiaconi, ed in seguito ne fa- cevano parte soltanto alcuni di essi e pa- le due. 11 Moretti, De Presbiterio, rac- conta che i suddiaconi palatini o aposto- lici erano i custodi tiella croce papale, e designavano le croci da portarsi nella ba- silica Vaticana, in occasione delle Lita- nie maggiori.Sembvri meglioritenere,clie la croce stazionale fosse portata da'sud- diaconi regionari , perciò detti ancora Subdiaconi de Cruce o Scholae Crucis, mentre le basiliclie per la delazione delle loro croci comuni aveano un collegio di chierici detti della croce, e le portavano ne'giorni delle stazioni e processioni. La croce stazionale prese questo nome dal portarsi per le stazioni, ed erano gemma- te e con medaglie istoriate o ornate di scu- detti tonili in basso rilievo, più preziose e più belle delle altre; già esistevano sot- to s. Leone III del 70 5, e di mg.'' Ciam- pini abbiamo Dissert. de Cruce stationa- li: prima di tal Papa s. Gregorio I avea fatto vasi e croci d'argento per le stazio- ni, di cui fu tanto benemerito. Il Magri chiama suddiacono Stationarius, civ\e\io che ministrava al Papa celebrando nel- la chiesa della stazione, h' Oblazionario [P^.) fu diacono e suddiacono, e riceveva rOA/(isi'0^2ede't'edeli,cioè il diacono il vi- noj il suddiacono il pane nella messa, e se ne ha memoria che già esisteva nel 5(3o:gli oblazionari della chiesa romana aveano il priore e il sotto-priore, ed era-

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no uffizi distinti. Ne tratta il p. Berlen-

di, Delle oblazioni all'aliare, e dice che l'oblazionario suddiacono raveano pure altre cliiese; nella cliiesa romana i sud- diaconi ricevute dal popolo le olFerte, le consegnavanoal diacono per metterle so- pra l'altare, mentre cantavasi 1' Offer- torio {f^-)j di che esiste memoria nelle messe solenni, ove il suddiacono olire al diacono, dopo l'evangeloe cantatoli sim- bolo, la patena col pane, il calice e poi il ■vino. Fattele oblazioni del pane e del vi- no, si faceva quella <\Q\Vacqua da infon- dersi col vino nel calice, ed i chierici can- tori l'olfrivano al suddiacono, il (piale la presentava al diacono che l'infondeva nel calice. Dice Magri , che Stibdiaconiis a- hlalionarius era quello che raccoglieva le oblazioni, ed era capo di tutti i sud- diaconi , chiamato dai greci Dontcstico (/-^.),come scrìve Anastasio Bibliotecario: Priniuin subdiaconoruin ^raeci Dome' sticum vocant,qHciìi romani Obladona- rius. Molte notizie erudite ci dùNnrdi sui suddiaconi della chiesa romana, prelati nobilissimi della s.Sede,e diversi da'sud- diaconi minori delle chiese. Riferisce che nell'antichissimo 0/7/me/io/7irt/zo//si ap- prende ch'era vi V A rei suddiacono (^ .), che dovea essere il caput, xcholae o pri- micerio de' suddiaconi. Ne' primi secoli della Chiesa, la s. Sede inviò le sue lettere per alfari urgenti a'primali,per mezzo dei sudiliaconi maggiorijed i suddiaconi pon- tilìcii aiutavano i cardinali a battezzare nel Laterano. Inoltre di essi si servi la s. Sede in all'ari della più alta importan- za, ecclesiastici e civili. Ne'memorati pa- trimonìi della chiesa romana tenevansi de' rettori, talora notari, difensori e sud- diaconi, prelati maggiori o minori, per amministrarli e governarli. Papa s. Sim- maco del 4o^ commise le sue veci in Si- cilia a Pietro suddiacono Scdis noslrac. papa Vigilio del 54" creò cardinale suil- diacono il celebre Aratore, personaggio che uvea esercitate grandi cariche nel- Taupcro, e riparlai di lui nel voi. LV, p.

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2 11. Pelagio II del 578 si servi molto

dell'opera de'suddiaconi della chiesa ro- mana in delicati incarichi. Neil' elezio- ne del vescovo di Milano, s. Gregorio I mandò a presiederla Giovanni suddiaco- no e rettore del patrimonio della Ligu- ria; ed al suddiacono Fantino commise l'esame della causa d'un vescovo accu- sato dal clero di sua chiesa. Da Antemio suddiacono rettore del patrimonio diNa- poli fece intimare al vescovo Pascasio di eleggere il vicedominoe il maggiordomo, e se non ubbidiva adunasse il clero e li eleggesse; indi ordinò ad Antemio di ve- gliare sull'elezione d'un vescovo.acciò non v'intervenisse simonia, e che costringesse il vescovo d'Amalfi alla residenza; flnal- menteadAntoninosnddiacono ilella chie- sa romana e rettore del suo patrimonio in Dalmazia, comandò che intimasse a Natale vescovo di Salona di ripristinare Onorato nel suo arcidiaconato, per aver- lo per forza ordinato prete, quantuncjue avesse nominato il nuovo arcidiacono. Doveano questi rettori invigilare su' ve- scovi, riprenderli e per ordine del Papa puniili : aveano facoltà per le cause tra i vescovi, e spesso le piìi gravi inciunben- ze : s. Gregorio I sgridò Anatolio rettore della Campania e suddiacono della chie- sa romana, per non aver corretto certi vescovi negligenti. Talora questi sudilia- coni erano richiesti per vescovi, per le loro eccellenti qualità: Primogenio sud- diacono regionarioapostoliconel G80 eb- be il patriarcato di Grado. Altri furono presidi di città e provincie, dopo l'ori- gine del principato temporale della s. Se- de. Anche l'Adami, Ricerche delcarce- reTulliano,p. i o5, rileva gli ufUzi de'sud- diaconi dispensatori e rettori delle dia- conie,non di Roma, ma fuori di essa e nel- le città o Provincie ov'erano i beni di s. Chiesa, che da'Papi si mandavano a go- vernare da' sudiliaconi regionari ; e nel 7iv5 s. Gregorio li avea Teodinio sud- diacono regionario rettore della s. Salo, e disponsalorc della diaconia di s. AuJrea

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di Nnpoli. Il Baronio ha credulo che il i.° suddiacono eletto Papa fosse s. Adeo- dato 1 nel 6i5, ma Novaes lo nega e lo dice figlio d'un suddiacono. Prima di lui e nel 536 alcuni vogliono che Papa s.Sil- verio fosse suddiacono, ma piti piobabil- menle diacono regionario. Molli opinano che l'esclusione de'suddiaconi dal ponti- ficato debba ripetersi dal decreto del sino- do romano convocato nel 769 da Stefa- no III dello IV in cui fu stabilito: » Ne ullus unquam praesumat laicorum, nc- que ex alio ordine,nisi per dislinctos gra- dos ascendens diaconus, aut presbyter cardinalis fuerit ad sacrum Pontificalus honorem posse promoveri". Il Cenni che ne pubblicò gli atti, dice che tal decreto fu fatto a cagione dell'antipapa Costan- tino, intruso senz'ordine alcuno, e perciò il I ° Laico ( V.) che occupò la cattedra a- poslolica; e siccome anche prima erano i suddiaconi esclusi dal pontificalo, cosi Cenni non conviene che da tal grado vi fosse sollevato s. Adeodato I. Opina Lau- renli, che nel secolo XI non fosse in vi- gore tal decreto, poiché Stefano X mo- rendo nel I o58, consultaloe richiesto dai romani di designare il Successore[V.)y 5 ne propose, Ira' quali Ildebrando allora suddiacono della chiesa romana ed eco- uomo della s. Sede fatto da s. Leone IX, Apostolicae Sedis sub diaconus, che poi Nicolò II ordinò arcidiacono cardinale, e quindi fu Papa s. Gregorio VII. Aggiun- ge luttavolta, che molti suddiaconi asce- sero al ponlificato,ma èquestione inqual tempo ne sicno slati nuovamente esclu- si; e che finalmente Pio IV colla bolla la cligendis tccltsiarum praelatis, iXvkh\\i ili non doversi ammettere al Conclave ( r.) que'cardinali che non fossero almeno dia- coni. Nondimeno al cardinalato sino dai primi secoli vi furono elevati molli sud- diaconijComepuò vedersi nelle biografie, e qui ne ricorderò alcuni. Stefano IV det- to V era nel grado di suddiacono della chiesa romana quando s. Leone IH del 793 lo sollevò a cardinale diacono, e poi

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l'ebbe a successore. Sergio II ordinò sud- diacono Nicolò, e s. Leone IV l'innalzò a cardinale diacono, e nell'SSB divenne Pa- pa <«. Nicolò I. INIartino li creò prete car- dinale Stefano, che Adriano li avea or- dinato suddiacono, indi nell'SSS fu Papa Stefano Y detto VI. Neh i65 Alessandro HI creòcardinale/ir/v/Jrt/J/zOjSuddincono e notaro apostolico. Lucio ili nel i i 82 creò cardinaliPandolfo/J/rt5CrteSoftiedo Gae- (ani, suddiaconi del palazzo apostolico, il I ."dell'ordine de' preti, il 2.° di quello de' diaconi. Clemente III nel i 188 fece cardinale Alessio Arcipreti, ch'era slato ordinalo suddiacono della chiesa roma- na. Innocenzo III neli2o5 elevò al car- dinalato (j/0i'rtt/ji2i suddiacono, notaro a- postoli co e Uditore di Rota {^''.). Urba- no IV nel 1262 creò cardinale diacono Pirunto Conti suddiacono apostolico. Bo- nificioVIlI nel I2C)5 fece cardinaleFran- cesco Gaelani cnppeWauo pontificio ossia uditore di iota. E per non ricordare al- tri esempi, Nicolò V fece suddiacono a- postolico Piccolomini, che nella corona- zione gli portò la croce avanti ; Calisto III lo creò cardinale, e gli successe col nome di Pio 11. Nell'BgG fu intruso Bo- nifacio VI, u»a fu deposto prima dal gra- do di suddiacono, poi da quello di pre- te. Anche nel voi. IX, p. 276 feci men- zione de' cardinali suddiaconi, ed il Co- liellio riporta Lolaruigo fatto nel loSy da Vittore II; econTomassini notai, che nel sinodo romano del C)63,dopo Giovan- ni suddiacono cardinale, trovasi Stefano arciaccolito coli tutti gli accoliti, non pe- rò facenti parte del Sagro collegio [F.). Degli accoliti (/'.) della s. Sede, palatini, regionari, stazionari e ceroferari con pri- micerio,riparlai a SEGNATURA,dicendo dei prelati votanti accoliti apostolici. Degli accoliti della chiesa romana si deve rife- rire l'origine a' primi tempi della mede- sima; ministri inferiori dell'altare, pre- paravano gli arredi sagri e servivano i ministri superiori, e perciò con ministe- ro assai diverso da'diaconi e da'suddia

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coni; imperocché gli accoliti soleva no am- luinistrare a've.scovi,(la'<|uali erano spes- so mandali a conforlare oa portar lette- re a'fedeli, e le Eiilogie [F.) o pani be- nedetti; e perciò erano astretti all'obbli- go del silenzio e della disciplina (.lell'ar- cano, ne'primi tempi in cui i fedeli erano ad ogni passo insidiati da'gentili. Gli ac- coliti servivano ancora a'diaconi nel pre- parare i v;isi sagri e gli altari, nell'accen- dere e portare i Lumi (^'.), de'quali fa- cevasi uso da' fedeli nelle sagre Sinassi (^.), e sostenendo i CandeWcn (/^.)_,on- de fmono i\q\.ì\ ceroferari dall'acoendere e portar le raiirlelc. Nel ponlilieato di s. Cornelio del 2 54 §'' accoliti della chieda romana erano 4^ e di visi nelle 3 classi de- scritte da Panvinio, Arringhi e altri: /ic- coliti palatini, che suvv'wauo al Papa nel palazzo apostolico, e nella basilica Late- lanense: /accoliti stazionari^ il cui u(fi- cio principalmente consisteva nel servir il Papa nelle chiese delle stazioni: Acco- liti regionari^ che servivano co' suddia- coni i diaconi nelle f;?/Vico/j/e cardinalizie, ed erano 7 e portavano co'suddiaconi i 7 candellieri nelle processioni e pontidcali del Pa[ia, il che rimarcai ancora nel voi. LVIlIj p. 5. l'ero il p. Mal)illon ammet- te duesoli generi di accoliti nella chiesa romana, regionari che prestavano il loro servigio a'diaconi e al Papa, e titolari che servivano nel Zi7o/o delle loro chiese: no- mina pure gli accoliti ^a/cz/i«/jma li cre- de della basilica Laleranense, e che gli accoliti stazionari si prendessero da' re- gionari, i quali sono coetanei alla divisio- ne ecclesiastica diRoma in ^regioni o par- li. Verso il V secolo era ullicio degli ac- coliti regionari il trasferire la ss. Eucari- stia die si consagrava dal Papa, alle chie- se titolari di Roma. Nelle Cappelle pon- tificie sono acculiti apostolici i ricordali prelati di segnatura; accoliti ceroferari i cubiculari Cappellani comuni del Papa {f.), e talvolta sono suppliti iW Chierici della cappella pontificia (/'.). Ritornan- do a'suddlaconì della chiesa romana, sul

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declinar del secolo XII crebbero iodefi- nitamente,senzache piìi determinato fos- se il loro numero, laonde nel pontificato d'Innocenzo Ili deli 198 cominciò a di- menticarsi e cessare lu loro antica classi- ficazione in regionari, palatini e cantori; finalmente cessò altresì ogni idea dell'an- tica distinzione nel secolo XV, in cui ven- nero promiscuamente appellali Suddia- coni apostolici. Subdiaconi apostolici , che intervenivano a' Possessi de Papi a cavallo. Quando la cavalcata si faceva in paramenti sagri, i suddiaconi incedevano omne.s super rocchetlos innicellas albas hahebant, seguili dagli uditori di rota, da'chierici di camera, dagli accoliti Pa' /;cZ(?, I (juali ^ìoilavano super pelliccia su- per roccliettis, comesi legge nella descri- zione di (pjello deli4B4 P^'" Innocenzo VIII.V'Mitervenivanopure:>S'«if//rtco/ìM5 latinus, diaconus et subdiaconus graeci, sacris i'cslibus indilli, quorum niedius e- rat, a dextris ejus laiinus, et a sinistris graccus, subdiaconi. Allora essendo uni- ta alla funzione del posse>so la preceden- te coronazione, nel pontificale di questa il diacono e i suddiaconi Ialini e greci nei due idiouìi aveano cantato l'epistola e il vangelo; mentre il cardinale diacono che avea cantato l'evangeio in latino, caval- cava tra'due cardinali diaconi assistenti del Papa. Quindi il Papa dispensava il Presbiterio {^'.), inclusi vamente a'Sub- diaronis, Audtloribus, Clericis Camerae, Acolitis. Dopo il I 5 1 3 e il possesso diLeo- neX, la cavalcata non ebbe più luogo col- le sagre vesti, laonde i suddiaconi apo- stolici proseguirono il loro intervento a cavallo, Clini habito violaceo, cum roc- chrlto et mantelletto, dopo gli accoliti e gli uditori di rota; gli accoliti nella basili- ca Laleranense assumevano la colla sul rocchetto, i suddiaconi la lonicelia, e con questa uno di loro portava la croce pon- tificia, e cantavano le Laudi o acclama- zioni come nella funzione della Corona- zione del Papa. Nel Cercmoniale della chiesa romaua,con)pilato daAgoslinoPa-

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trizi nel poDlificalotl'InnocenzoVIII, tro- vasi una celta disliuzione fra'sudcliaconi partecipanti nei numero ili 5,ene' sud- diaconi non partecipanti, il cui numero era indeterminato, e furmanti il collegio de' suddiaconi apo<;(oUci. Scrisse i\Ia,^ii che i suddiaconi apostolici vestono di pao- nazzo nelle pubbliciie funzioni, colia cap- pa vescovile, ch'erano cariche venali(cioè i partecipanti, e come tante altre che si acquistavanocoD esborsare una somma); ma Alessandro VII togliendo tale abuso, conferì il titolo e l'udlzio di suddiaconi apostolici a' prelati Uditori di Rota, ai quali concesse l'abito paonazzo, e la pre- cedenza sui Chierici di Camera {f'^-); co- sì anche per maggior decoro della cap- pella pontifìcia, conferì l'accolilato, pri- ma anch'esso venale, a' prelati referen- dari e Piotanti di segnatura, reslitueiido il prezzo a coloro i quali aveano compra- to gli uffizi del suddiaconato e dell'acco- lilato. Dunque errò Cancellieri nella Sto- na de possessi p, 489, nell'asserire che il collegio de'suddiaconi fu abolilodaGio- vanni XX II, e ad essi furono surrogali gli uditori di rota. Già a Cappelle Po:y- TiFiciE § IV : Ministri, cantori e inser- vienti delle cappelle palatine, tenni pro- posito di essi, come del prete assistente, diacono e suddiacono assistenti (e di essi anche nel voi. XIX, p. 299 e altrove); ed ancora de'diacouo e suddiacono greci(dei quali riparlai ne' voi. XXXII, p. i^Z e seg., XXXIII, p. 52), perchè il Papa ce- lebrando solennemeiite,in segno della co- munione con tutti i cattolici, riunisce i due riti latino e greco specialmente nel canto \\t\V Epistola e dell' £"t'^'?^e/o(^'.); e per le sagre vesti che indossano e uffizi che esercitano tutti i ricordati sagri mi- nistri, come degli altri seguenti, ne trat- tai in tutto il citato dilfiisissimo articolo, edinque'mollissimiche gli sono relativi. Quindi parlai de'suddiaconi apostolici, e degli accoliti apostolici. Di questi due col- legi narraicome Alessandro VII, per mag- gior decoro, splendore e dignità della cap-

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pella pontificia, e delle s;igre funzioni che in essa, e nelle basiliche e chiese di Ro- ma celebra o assiste, col h\-c\ti Niiper cer- tis ex cautis, de'26 ottobre 1 655, presso il Bull. Roni. t. G, par. 4, p- 57, e il Der- ni no, Il tribunale della s. Rota romana p. 9 5: Crealio Auditorwn s. Rotae inSub- diaconos aposiolicos, et f^olantinui Si- gnaturae j'uititiae in Jcolytos apo^toli- cos. Estinse e soppresse i collegi de'sud- diaconi apostolici e degli accoliti aposto- lici, che assistevano e servivano il Papa iieile messe solenni, nelle processioni e nelle altre sagre funzioni, eco'loro uffizi, prerogative, attribuzioni ed emolu(ueu- ti, a'primi sostituì gli uditori, a'secondl i votanti; cessando così la venalità, colla quale da uomini denarosi si comprava- no gli onorevoli uffizi di suddiacono e ac- colito, uso sconvenevole e non corrispon- dente alla dignità degli antichissimi mi- nistri sagri del palazzo apostolico, ed ai cospicui gradi di suddiac(mi e accoliti a- postolici. Il Papa fece restituire a ciascu- no de'soppressi uffizi il prezzo da loro pa- galo,e loro vita durante gli conservò l'a- bito paonazzo e altri titoli d'onore. Seb- bene altri collegi prelatizi aspirassero di succetlere a'suddiaconi apostolici, Ales- sandro VII considerando gli antichi me- riti degli utlitoridi rotarle loro qualifiche di giudici Lateranensi e cappellani pon- tificii, e che esercitavano nelle sagre fun- zioni papali l'uffizio di suddiacono, volle a lutti preferirli, aggiungendo loro altre onorificenze ed utili. Dal palazzo aposto- lico godevano la sola parte del pane dio- nore,e loro accrebbe pure quella del vino, etpiivalente a scudi 5o annui per ciascu- no; e siccome da secoli vestivano di ne- ro, volle che vestissero di paonazzo e con fiocco simile al cappello. Ad alcuni udi- tori non piacque il variato colore in loro ripristinato, perchè col nero erano gli u- nici in Pvoma a portare il rocchetto. Pen- dendo litedi precedenza co'chieiici di ca- mera, il Papa considerando le antiche pre- rogative degli uditori, eche i\ea,VIngres-

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si solenni in Roma {V.) degl'imperalo- li, scfjm'halur subcliaconi omnes, jiuli- res lìolac, clerici caiiterae,ncolylhi, cu- ìncularl eie, la concesse agli uditori di rota, e dopo di essi al HJaestro del s. Pa- lazzo (/^.), compensando in altri modi i cliieiici di camera; onde i éna collegi pa- cificamente tornarono ad assistere alle pontificie funzioni. Gli uditori erausi ri- tirati pure dall'intervenlonelle cavalca- le da I o anni, perchè il romano Innocen- zo Xj benché stalo (jditoie di rotn,avea permesso a'baroni di sua patria d'occu- pare il luogo vicino alla croce papale, go- duto per l'addietro dagli uditori. Ales- sandro VII perii suo possesso ad essi lo ri- pristinò, facendo dire a'baroni, che l'in- cedere presso la croce meglio conveniva al cetodi quello che la portava e i cui pre- lati ei-;ino capjìellani del Papa. Dice No- vaes nella Storia d' Alessandro VIl^ che questi obbligò gli uditori di rota ad es- sere veri suddiaconi, con prendere gli or- dini sagri. A'volanti di segnatura surro- gati gli accoliti apostolici, Alessandro VII commutò la pai tedi pane comune di pa- lazzo, in parte più nobile, eguale a quel- la de'cardinali. Raccontai pure che Ales- sandro VII col breve Pro pasioralis offi- r/i,de'io dicembre 1 655, Z?«//.cit. p. 66: Ut in Mifsamm soleniniuniyet l'espera- rtim in Cappcllis pontificiis celebratio- ne sacerdoiis assisteniix, ne diaconia, et subdiaconis officia per canonicoss. Joan- ìiis Lateranensis, ac s. Petti, et s. Ma- rine fliajorisde Urbe respective pera gan- nir. Vale a dire, 1' uflìzio di prete assi- slente, e(|uivalente all'arcidiacono, do- vesse esercitarlo un canonicoLateranense, quello di diacono un canonico di s. Ma- lia Maggiore, il che tuttora <^ in vigo- re. Cos'i soppresse i precedenti ministri assistenti della cappella pontifìcia. Feci pure menzione del disposto col breve A- lias nos, de' IO giugno 1657, Bull. cil. p. I S2:Erectio qualnor offìcioruni cleri- conint cerofcrarioruni Cappcllae ponti- ficiae, Buasolanti (/'.). Dissi per ultimo

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de' cantori pontificii, e della loro antica nfliiiatura quotidiana, feriale e comune, eseguita nel palazzo apostolico, sino alla metà del pontificato di Pio VI. Degli uf- fici del suildiacono apostolico e degli ac- coliti apostolici nella cappella pontificia tratta ancora ilChiapponi.L'ulliciodidia- cono e di suddiacono della cappella pon- tificia, ha ancora l'onorevole prerogati- va di unmediataraente assistere la perso- na del sommo Pontefice nella rispettiva qualifica di diacono e suddiacono in tut- te le funzioni che esso faccia, fuori il so- lenne pontificale (oltre quelle altre de- scritte a Cappelle pontificie), nel quale un cardinale diacono esercita il ministe- 10 di diacono, ed un uditore di rota quel- lo di suddiacono. Per cui nella stretta e- tichetla, i canonici delle 3 patriarcali ba- siliche Lateranense, Vaticana e Liberia- na (alle quali classi appartengono, come ho detto, i 3 ministri sacri della cappel- la pontificia), fino a recentissimo tempo mai non accettavano 1' invilo di fire da ministri sagri a'cardinali stessi, fuori cioè della cappella pontificia, ritenendosi che i ministri sagri i quali iminediataiuen- le assistono il i*apa, non sia conveniente che assistano altri. Da questa regola pe- rò si ritiene eccettuato il caso nel qua- le, compreso il celebrante, sieno tutti ca- nonici delle patriarcali basiliche mento- vate. Come ancora l'assistenza a'cardina- li nelle benedizioni nella Chiesa di s. Teo- doro àeW A rcicon fraternità del ss. Cuore di Gesìidelta <\e Sacconi, considerando- si lutti come confratelli. Al sommo Ponte- fice inoltre si assiste dal diaconoesuddia- cono della cappella pontificia, in tutte le funzioni comprese le consagrazioni delle Chiese (e della recentissima di s. Paolo parlerò a Tempio), degli altari, e de'^^^ tisterij e nella Coronazione delle s. Ini- magini (e dell'ultima latta nella basilica Vaticana farò parola a Teatine), bene- dizioni d'ìcampane (diche farò menzione a Tor.RE camp.anaria), benedizioni col ss. Sagraoieulo, ed altre consimili. Si deve

SUD avvertire, che ritenendosi i lie capitoli (Ielle memorale basiliche patriarcali di eguale rango, vi è l'inveterata consuetu- dine,chequando trattasi di tali sagre fun- zioni fuori delle ordinarie cappelle ponti- ficie, e che abbiano luogo in alcuna delle stesse 3 patriarcali basiliche, allora quel- Jo de'sagri ministri che appartiene a quel capitolo fa da diacono, ed a propria scel- ta invita un altro concanonico a fare da suddiacono, cedendo per antica conve- niente consuetudine il collega ministro. Quando però non trattasi di funzione nel- le dette 3 patriarcali, sempre intervengo- no all' assistenza il diacono e il suddiaco- no, e non mai l'arcidiacono ossia il prete assistente, il quale però esercita l'udizio di diacono se il Papa eseguisce la funzio- ne nella sua basilica Lateranense, depu- tando un, proprio concanonico all'unizio di suddiacono. Vi sono esempi che il dia- cono e suddiacono fecero a' Papi da mi- nistri assistenti a funzioni, nelle quali in- combe ad esercitare 1' uffizio a due car- dinali diaconi, come nel 1 83 1 , nel quale Gregorio XVI eseguì la funzione della Lavanda r/e'^;ef//,assistitoda'prelatiLui- giTheodoli diacono ecanonico Vaticano, e Francesco Pentini suddiacono e cano- nico Liberiano. Gli attuali ministri sagri della cappella pontificia sono i prelati : nig.r Antonio R.ossi-Vaccari canonicoLa- teranense, prete assistente; mg.r Lorenzo Lucidi canonico Vaticano, diacono; mg.r Francesco Pentini canonico Liberiano, suddiacono.

All'ordinazione de' suddiaconi decre- tò nel 253 il concilio di Cartagine, che la materia fosse la patena e il calice vuo- to, che il vescovo facesse toccare agli or- dinandi , ricevendo dall' arcidiacono le ampolle piene, il bacile e il pannolino per asciugar le mani. Vedasi WPonti ficaie Ro- ìuaniim: De ordinatione subdiaconi. Pro ordinatione subdìaconoruni parenlurca- lix vacuus, Clini patena super posila, ur- ceoli cuni manutergio, et liher epistola- rum. Pel conferimento del suddiacona-

VOL. LXXI.

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to il rinomalo concilio iV Elvira, celebra- to in principio del IV secolo, prescrisse: •'li suddiacono non riceve l'imposizione delie mani, ma riceve dal vescovo la Fa- lena [P^.) e il Calice [F.) vuoto; e dal- l'arcidiacono V Ampolla {/^.) coll'acqua e il vino, e lo sciugamano". Quanto alle disposizioni richieste per ricevere il sud- diaconatOjSi riportano a Orr/me^ cos'i VE- ^^(/^'.), bisognando aver toccato i 11 ^n- ni, prenderlo nelleQ«<a/^'o7'ewi/?orfl(^.), osservare gr//j/er?^/z/(/^.), altrimenti oc- corre la dispensa dell' Extra Tempora [f^.]. Per la sconsagrazione del suddia- conosi può vedereDEGRAD AZIONE eSACEK- Dozio. Pretendono alcuni che anticamen- te il suddiaconato venisse conferito dai semplici>5'<^cer/T?o^/o da' Corepiscopl[f^.). La forma dell' ordine consiste nelle pa- role che il vescovo indirizza a'suddiaco- ni. Le funzioni de'suddiaconi ponno ri- dursi a 6 principali, secondo il Pontifica- le romano: i .°a ver cura àtvasi s 7gri che servono pel sagrifizioj 2.° versare il vi/io e Vacqua nel calice j 3." cantare Vepisto- laj 4-° sostenere il libro degli evangeli ; 5.° portar la croce nelle processioni j 6." presentare rrtr<7«rt! a! sacerdote per la Lrt- vandadelle mani [f^ .), servire il diacono in tutte le funzioni, ricevere le offerte del popolo. Dice il p. Chardon, che all'ordi- nazione de'suddiaconi molte ceremonie si aggiunsero, specialmente dopo la su;i computazione fra' maggiori ordini. Gli ordinandi si prostrano, come (juelliche vanno a ricevere il diaconato e il presbi- terato, e si cantano per loro come per gli altri le Litanie de' santi. Anùcavùeìdeìa. loro ordinazione più semplicemente fa- cevasi, come dispose il ricordalo conci- lio di Cartagine. Anche adesso nella chie- sa latina non s'impongono le mani a'sud- diaconi,mail vescovo porge loro il calice vuoto colla patena, e gli altri ornamenti che convengono al loro ordine; arnictUy non tamen super caput, alba, cingulo, manipulum in mano sinistra, tunicellant sive dalmatica^mper brachio sinistro, et

■^Uy^'&m'a

rvfc. rOi.

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candelam in vianu dextera. poi loro il libro flell'episfola col potere di leggerle nella chiesa. Cos'i il loro ministeio è ri- dotto al servigio dell'altare, e a ministrar al vescovo o sacerdote ne'solenni sagri- fizi. Il vescovo oidinante, dopo aver in- vocato per roidinandorinlercessionedei santi, e avergli esposti i doveri cui va ad assoggeltarsijgiifatoccareil calice eia pa- tena vuoti, lo avverte delle virtù che de- ve avere, e fa una preghiera colla quale chiede per esso a Dio i doni dello Spiri- lo santoi indi lo veste della dalmatica, e glimettein mano il lihro dell'epistole che si cantano nella messa. Aggiunge Char- don, che anticamente i suddiaconi erano segretari de'vescovi, che gl'impiegavano in viaggi e maneggi ecclesiaslici; aveano il carico delie limosine e dell'ammini- strazione temporale, e fuori di chiesa fa- cevano le stessefunzioni che i diaconi. vSuI- la Coiìsagrazionc del Papa (f^.), in Sa- cerdote o in Diacono, sa già non lo l()sse, ne pallai anche a Sacerdozio: ilMagri im- porta il rito del Ceremoniale romano del l'alrizi, lit. 2 De promolionc ad siibdia- ro»rt//wz, occorrendo ordinare suddiaco- no il nuovo eletto Pontefice. "Comparirà il sommo Pontefice vestilo col rocchet- to, sopra del quale metterà l'amilto in maniera che lo possa porre in testa, poi il camice e il cingolo, e finalmente il pi- viale, che dal collo gli penda tutto dietro le spalle, e con la mitra io capo. Fatta la confessione col vescovo celebrante, leg- gerà l'introito della messa nel suo trono, e l'altre orazioni conforme al solilo. Nel tempo delle litanie de'santi, il Papa s'in- ginocchierà nel faldistorio senza n)ilra,ed il vescovo nello sgabello posto alla sini- stra, ma colla mitra per dare poi a suo tempo in piedi la benedizione solila. Fi- nite le litanie, il Papa ritorna al suo tro- no, ove sedendo con la mitra in lesla ri- ceve dal vescovo, che sta in piedi, la pa- tena,calice,ampolline,ec. col bacile e sciii- gamano, culla solita founa. Al tempo ili licevere gli abiti sagri, sedendo il l'apa

SUD senza nnifra, gli viene posto in testa l'a- milto dal vescovo, che sta in piedi colla mitra in capo; subito il Papa ripiglia la mitra, e gli vien dato il manipolo; poi le- vatasi la mitra e spogliatosi del piviale, se gli pone la tonicella,e cos'i vestito sie- de colla mitra, e riceve dal vescovo il li- bro dell'epistole. Finita la messa il Papa ripiglia il piviale al solito, ritornando alle sue stanze". L'ultima volta che si prati- cò l'ordinazione d'un Papa in suddiaco- no, pare che fosse per s. Celestino V nel I2g4,che presto fece la solenne e clamo- rosa Rinunzia del pontificalo (^.). Que- sto Papa concesse a fr. Francesco de Api sacerdote francescano, la facoltà di con- ferire gli ordini minori a Lodovico figlio di Carlo II re di Sicilia, indi lo fece ar- civescovo di Lione, la qual collazione an- nullò poi il successore BonifacioVIII,on- de reslò suddiacono e sagrista. Questo lo racconta Novaes nella Storia di s. Cele- stino y, ma vi noto inesattezza, come po- trà vedersi nella biografia di s. Luigi o Lodovico vescovodi Tolosa, da Bonifacio Vili dispensalo per essere vescovo di To- losa,e lo consagrò a Perugia,come accen- nai nel voi. LII, p.i49- Riferisce il p.Be- noflì. Storia minoritica p. 1 08, che Boni- facio Vili promosse al vescovato s. Lo- dovico, ma ricusò accettare se prima non gli veniva accordata la dispensa di pro- fessare la regola minoritica per adempie- re il volo fallo quando fu in ostaggio pel padre; ciò che eseguilo, fu poi consagrato dcd Papa. Vi furono de'vescovi mai con- sagrati, anzi neppure ordinati suddiaco- ni,che figli di sovrani o gran principi fece- ro da altri governare la loro chiesa. Paolo V ad istanza del re di Francia creò arci- vescovo di Reims e cardinale Lodovico Guisa, il quale restò suddiacono, coiue vuole Novaes. Il Sarnelli nel t. 8 ci die la lelt. 2 li: Essendo taluno ordinato per for- za suddiacono, se sia tenuto osservare la castità, il cui voto è annesso ali'oidi- ne. Oj)ina che se la forza è stala assolu- ta e precisa, non è tenuto ad osservare la

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continenza, percliè non ha ricevuto neui- uieno il caialteie clelsagiamenlo; ne ri- porta le ragioni, ed una risoluzione della s. rota, che dichiarò nulla uu'ordinazio- simile d' un suddiacono. Rinaldi al- l'anno 847, n.° 3i, registra una dispensa concessa da s. Leone JV al suddiacono SwiliuooEtelvolfo,chesuccedendoal pa- dre dovea di venir re degli angli, e di pren- der moglie: ciò prova che allora era il sud- diaconato ordine sagro. Di (juesle e di al- tre dispense trattai a Dispense celebri. IN'arra JN'ovaes ueila Storia di Clemente Xr, che avendo questi concesso a Filip- po Ernesto conte d'Hohenlohe siuldiaco- no, la dispensa di contrarre mairi nionio con una cattolica, ed avendo esso sposalo un'eretica, con breve de'ao giugno 1 706 al vescovo d'Erbipoli, il Papa ricusò di convalidarlo, nou ostante i gravi danni che potevano conseguile da taleriOuto: bensì esorlò il prelato a procurare la con- versione della ilonna al cattolicismo. A Ordinazioni de'Pontefici, e negli artico- li degli ordini sagti, notai molti esempi degli ordini conferiti da'Papi. Qui ricor- derò, che Clemente VI nel i35o in un so\ giorno ordiuò suddiacono, diacono e sacerdote Umberto, cheavea rinunziato il Delfinato di Francia. Alessandro \' I commise nel 1 4«)3 atl un cardinale di con ferire in un giorno il suddiaconato e dia- conato a Cesaree Giovanni Boi già, che poi creò cardinali, e al prin)o perinise in seguito di rinunziare alla porpora ed ai vescovati che gli avea conferito, e di am- mogliarsi.BenedetloXI 11 facilmente con feriva tutti gli ordini sagri, inclusivamen- le al suddiaconato. Benedetto XIV dopo aver conferito gli ordini minori al car- dinale duca di York, 1' ordinò suddia- cono e diacono. Il regnante Pio IX pro- mosse a'sagri ordini sino al presbiterato uig.r Edoardo Borromeo, ora suo mae- stro di camera. Dice il IJernino utW Islo- ria delCtresiey che l'elagio Pa[)a del 578 obbligò i suddiaconi alla recita delle 7 Ore canoniche [F.). La Touicclla{r.)

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fu l'abito proprio e antichissimo de'sud- diaconi, della forma della^«/m<3</cfl(/^^.), ma con maniche più strette: le altre ve- sti suddiaconali sono V ainitlo^ il cami- ce, il cingolo, il manipolo. Nola Sarnelli che il manipolo del suddiacono era un fazzoleltoche leuevanoattacoato al brac- cio sinistro per nettaree pulire i sagri va- si: perciò se non nella forma,almeno nel- l'uso fu differente il manipolo sacerdo- tale. 11 p. Bonanni, La Gerarchia eccle- siastica,ca^. 53: Della dalmatica della volgarmente tonacella, dice che fu as- segnata a'suddiacoui molto tempo dopo de'diaconi, ma più angusta, e ne accenna l'uso s. Gregorio I colle parole, ut induti lineis tunicis procederent. Quanto alla forma, vuole Baronio che fusse pectora- leni tunicani siue manicis textam. Che si usasse diversa la veste del suddiacono da (juella del diacono, lo dissi con altre a- naloghe notizie a Dalmatica. Oltre la touicella, veste propria de'suddiaconi,essl in determinali tempi usano la Pianeta [f^.) ripiegala nella parte anteriore,ed il Piviale (/ .). Osserva Piazza nella Ge- rarchia cardinalizia, ed io dico a Epi- stola, che i uìonaci certosini non usan- do suddiaconi nelle loro messe solenni, un monaco da coro canta re[)istola, un al- tro serve da diacono colla cocolla bianca, sulla quale pone la stola solamente quan- do cauta l'evangelo: la Stola (/^.) è in- terdetla a'suddiacoui. Invece notai bCer- Tosi.NE, che il vescovo che le consagra d.t loro la stola sacerdotale, il manipolo nel braccio destro, pi onuiiziando quasi le stes- se parole usate uell'ordinazione de'dia- coni e suddiaconi: le vergini così consa- grate cantano l'epistola alla loro messa conventuale, usano la stola quando can- tano il vangelo all'ullizio notturno di 1 1 lezioni, e con tali ornamenli sono sepol- te. Nell'articolo Sepoltura, dicendo co- me si seppelliscono gli ecclesiastici ed i suddiaconi, per questi rimarcai senza sto- la. Alcuni Papi concessero per privilegi) r uso de' Sandali (/'.) a' suddiaconi di

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qualche chiesa,come S.Leone IX ed Eu- genio III a'y suddiaconi della calledrale diCoionia. In alcune cattedrali,egualmen- le per privilegio pontificio, hanno l'uso della Mitra [F.) il diacono e suddiacono ministrando al vescovo, come in quella di Poititrs. Di altri ornamenti sagri ac- cordati a'suddiaconi ne feci menzione ai loro luoghi, ed alle chiese cui apparten- nero. A Diacono notai, che il concilio di Trento prescrisse che in ogni cattedrale i\Ciipi[olo{f.)s\ componesse di 3 ordini, preti, diaconi e suddiaconi; ed osservai «he nell'arcibasilica Lateranense, talvol- ta nell'ordine de'diaconi e suddiaconi vi sono de' vescovi e anche de' patriarchi. Leggo in Nardi, che i canonici suddiaco- ni cominciarono soltanto ne' secoli IX e X. In una donazione di Ramperto vesco- vo di Bi escia deir824, vi sono sottoscrit- ti i canonici preti e diaconi, e perfino i suddiaconi cattedralijimperocchè a quel- l'epoca si cominciò a far canonico qual- che suddiacono, ciò che però non erasi mai costumato ne' secoli anteriori. Nel concilio di Ravenna del 967 Papa Gio- vanniXlI concesse all'arci vescovo dilMag- cleburgo gli stessi onori che aveanogli ar- civescovi diTreveri, Colonia e Magonza, e che i suoi i 2 preti, 7 diaconi e 24 sud- diaconi cardinoli, cioè cattedrali, potes- sero usar ledalniatiche quando ministra- l'ano all'altare maggiore, salvo i giorni di digiuno, e nelle feste usar potessero i san- dali. Rilevò il Lupi, Dissert. 3, che solo in questi tempi si cominciarono ad ani» mettere tra'canouici de'suddiaconi, men- tre prima non erano che preti e diaconi; ma che i suddiaconi canonici erano sti- mati come gli altri canonici, e reputati assai più de'preli e diaconi del clero mi- nore. Qualche raro esempio di ciò si vi- de anche tra'cardinali di s. romana chie- sa. 11 Muratori nella Dissert. sui canoni- ci, riferisce che sino dal (3i5 i canonici erano appellati col nome di Cardinali (^'^.), attributo che proveniva loro dal- l'essere gli unici ex cardine j€X sede^cìoc

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incardinati nelle proprie chiese, fissi e sfabili,essendo considerata la cattedra ve- scovile il cardine su cui tutto poggiava e tulio si aggirava. Quindisiccorae il col- legio de'preti, diaconi e suddiaconi cat- tedrali, ossìa Presbiterio o Capitolo, tltr- mava un corpo solo col vescovo e n'era il senato; così per appartenere appunto a questo cardine i canonici furono delti preti del cardine o cardinali, diaconi del cardine o cardinali, suddiaconi del car- dine o cardinali; appellazione derivala dal presbiterio romano, senato del Papa, car- dinali di s. romana chiesa, in senso di ti- tolo distintissimo eonorificenlissimojuon che di dignità e quali Cardines universa tis Itcclesiae, non avendolo i canonici del- le insigni chiese di Roma. Furono detti dunque cardinali i canonici della catte- drale, come appartenenti al presbiterio vescovile, membri della chiesa catledia- le. 1 n questo senso il nome cardine o car- dinalis, ch'è lo stesso, si usava per cano- nico anche a tempo di s. Gregorio I del 590, e poi restò ad alcune chiese più ao- ticheepiù illustri metropolitane. Nel det- to concilio di Ravenna Giovanni XI 1 nel- l'indicato senso chiamò curduiali i preti, diaconi e suddiaconi di Magdebuigo, de cardine ossia cattedrale, Cardinalibus primae sedis, del presbiterio vescovile o arcivescovile. Indi ne'monumenti antichi trovansi preti, diaconi e suddiaconi car- dinali ordmaridellechiese diMilanOjBer- gamo, Lotli, Asti, e per non dire di altre, eziandio della metropolitana di Ravenna (i cui suddiaconi erano 7), la quale volen- do imitare Roma, ebbe le chiese di titoli cardinalizi, vale a dire cappelle e oralo- lii urbani e suburbani soggetti a'cano- nici chiamati cardinali,nome generico di onore attribuito un tempo a quasi tutti i canonici cattedrali, e siccome titolo d'o- nore non sempre i canonici l'assumeva- no nelle sottoscrizioni. Quanto ad altre erudizioni sull'ullizio de'suddiaconi, ag giungeròconChardon,che gli accoliti ser- vivano all'altare sotto i diaconi, e face-

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vanolefiiQZÌODÌ de'siiddiaconi, prima che questi s'istituissero: ora il Pontilicale »'o- luano non assegna loroaltroimpiego,clie quello di portar il candelliere, d'accen- dere i lumi, e di preparare l'acqua e il vino pel sagrilìzio. Dicono Magri eSar- nelli, che anticamente non incombeva ai suddiaconi cantar l'epistola, ma a' Lettori, come costumano oggidì i greci, alFerman- dolo [' t\miì\ài\o, Dedivi/iis q/Jìciis lib. 2, cap. I I, onde il suddiacono nell'oriHna- zione non ricevea il libro dell'epistola, il che fu poi introdotto. Cominciò tale uso di leggersi l'epistola da'suddiacoai nella chiesa romana, per pura permissione,cO' me notò il Micrologo, /^e ecc/e^. oZ»5en'. cap. 8, e narrai meglio ad Epistola. Ivi rilevai, che di qua è nata la ceremonia di cavarsi la pianeta piegata nel tempo del digiuno (restando col camice,de'cui ricami feci parola nel voi. Vlll,p. ^-70), quando il suddiacono, vuol cantare l'epi- stola nella messa, non facendo allora l'uf- Ikio di suddiacono, ma di lettore, e lo av- verte l'Amalario lib. 3, cap. i 5. jVeppu- re era uffizio del suddiacono di tener la patena involta nel velo in tempo del ca- none, ma dell'accolito, che poi la conse- gnava al suddiacono; non usava in prin- cipio la touicella, ma il solo camice, co- me costumano i greci; per cui in Sicilia si fece lamento contro s. Gregorio I quale introduttore de'riti greci, fra' quali si fa ministrare da'suddiaconi senza veste sa- gra e col solo camice. U Papa scrivendo al vescovo di Siracusa \' Epist. 53, lib. 7, si difese con queste parole. «Subdiaconus autem utspoliatos procedere facerefn an- tiqua consuetudo Ecclesiaefuit; sed pla- cuit cuidam nostro Fontilìci, nescio cui, quieos vestitos procedere praecepit.Nam vostrae Ecclesiae numquid tradilioneni a graecis acceperunl? Linde habent ergo hodie ut subdiaconi lineis in tunicispro- cedant, nisi quia hoc a matre sua roma- na Ecclesia perceperunt? " Esorta Ma- gri i suddiaconi, che cantando V episto- la in peccato vieppiù mortalmente pec-

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cano, secondo l'insegnamento di gravis- simi dottori, i quali dichiarano che nou peccano se la cantano senza manipolo, per essere questo abito loro proprio in origine per nettare i vasi sagri di cui sono ministri; anzi essendo il suddiacono sco- municato, dice IMagri, potrà cantar l'e- pistola senza manipolo per non incor- rere neir Irregolarità (^.)j e soggiun- ge che questa dottrina si verifica molto più nel diacono cantando l'evangelo nel- la messa, nella quale è ministro più im- mediato del suddiacono. Anticamente il suddiacono teneva la patena, non dietro il sacerdote, ma in faccia, essendo l'altare isolato, per denotare la costanza delle san- te donne, le quali seguirono Cristo nella passione,quaudo gli apostoli, figurati nel diacono, chesta dietro il celebrante, tutti fuggirono. Mentre il suddiacono tiene il hbroaldiaconoche canta revangelo,niai s'inginocchierà, come anco gli accoli- ti, che allora sostengono i camlellieri, ma resteranno immobili, ancorché tutti gli altri genuflettessero, e lo prescrive WCae- re/noniale Episcoporuin lib. i,cap. io. De'suddiaconi e loro uffizi molte erudi- zioni abbiamo dalSarnelli. Li chiama Hy- peretes, sinonimo A' Hypodiaconi o Stib- minister, sotto-ministro, sotto-diacono; e sebbene ne'tempi del concilio di Lao- dicea, tenuto nel iV secolo, l'ordine del suddiaconato era già maggiore rispetto agli altri 4 minori, non però ancora sa- gro, perciò il suddiacono, per divieto di quel concilio, non potevaentrare nel^/a- coiiico (di cui riparlai a Sagrestia) desti- nalo alle persone sagre, ma stava alla sua porla; eragli lecito toccare i vasi sa- gri, che ivi erano co'sagramenti, perchè l'uffizio del suddiacono è di toccare i vasi sagri, ma vuoti; infatti nella messa so- lenne pone suir altare il corporale che cava dalla borsa, pulisce il-caliceela pa- tena col purijicalorio, sostiene la pate- na coperta colle estremila del t'e/o che pende dalle sue spalle (ricevendo eoo es- sa l'incensazione dal diacono, che gli

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poi Io prive dfUa messa, ed il suddiaco- no la porta al coro, coinunicandoh al i . (li qualunque ordine,e in fine all'accolito che l'ha accompagnato: però nella ^'(7^- pella pontificia il prete assistente la pren- de dal cardinal i ° prele e a'cardinali, prelati e altri, ecomunicalala al cerenio- niere, questi termina di dispensarla; que- sto ufiizio ne' pontificali l'esercitano il cardinal vescovo assistente, ed un udito- re di rota qual suddiacono apostolico), ed a suo tempo dopo che il celebrante ha adoperalo la patena, la cuopre colla /^rtr/- /^, piegai! corporale.Io ripone nella bor- sa, e questa pone sul calice, che coperto col velo lo la»cia sull'altare o porta alla credenza. Anche il concilio di Agde proi- bì a'suddiaconi l'ingresso nel diaconico o segretario, sebbene il sovrallegato con- cilio di Cartagine determinò l'ordinazio- ne suddiacoiiale colla tradizione del ca- lice e della patena vacui, ed il concilio di Braga vietò a'chierici inferiori di toccarci vasi sa^ri, se non suddiaconi. Bal<amo- ne ed altri fecero la distinzione,che i sud- diacorti non ponno toccaie i vasi sagri menti-e contengono i divini sagra nienti, non già quando sono vacui, appartenen- do al loro utlizio il nettarli,e perciò fu ad essi concesso il manipolo, non però la stola ch'è loro interdetta. Di altre ingerenze che esercitarono i suddiaconi e degli al- tri loro uffizi ragionoa' loro articoli; co- me e per non dire di altro del licenziare dalla Chiesa i Catecumeni o Neofiti jche risponde all'invilo óeW Orate fratres, del celebrante; e dell' invito Levate ^ dopo V intimazione del Flertamus genita del diacono (che anticamente diceva l'invi- lo), di che trattai a Gexuflessioxe, Ore- mus, Preghiera. Per l'uffizio del suddia- cono nella messa solenne, si può leggere l'ab. lì'\c\\c\\, Dizionario sacro-liturgico : Messa solenne. Negli articoli Imperato- re, Sovrani, Diacono, Stocco e Berret- tone DUC AIE benedetti, CORONAZIONE DEL-

i' imperatore, ed in quelli analoghi a quanto accennciò, narrai come l'impe-

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latore del s. romano impero, o altro so- Mono, assistendo nella notte di Natale nella cappella poDlificiaall'uffizialuradel mattutino, dopo avere dal Papa ricevuti i distintissimi donativi dello stocco e ber- rettone ducale benedetti da lui, vestiva- no la cotta e il piviale (l'iuìperatoi e an- che la 5^o/<z); l'imperatore cantava la mi lezione, gli altri sovrani o gran principi la V. Che quando l'imperatore interve- niva alla messa pontificata dal Papa, ve- stito di colta, sloia, dalmatica o tonicel- la, esercitava all'altare alcuni uffizi dia- conali esuddiacoDali; poiché dopo il can- to dell' evangelo, ministrando al Papa, gli presentava il co'y;orc7/fj la patena con i'oslia, il calice col vino, 1' ampolla con l'acqua; presentando il libro, versando l'acqua per la lavanda delle mani, soste- nendo l'estremità del manto pontificale, ollrealtri riverenti omaggi. Ne'citati luo- ghi pure dissi le ceremonie solenni della coronazione imperiale,in cui ancora l'im- peratore fungeva diversi uffizi del diaco- no e del suddiacono; quali ornamenti ec- clesiastici i Papi attribuirono agl'impe- ratori ed altri sovrani, e come essi furo- no annoverali Ira'canonici Vaticani con assumerne l'insegne corali, ed i secondi per venerare da \\c\ì\o'\\ f'^ olio santo {^ f'.], e le alti e reliquie maggiori diesi vene- rano in quella basilica. Il Durando nel Rationalediv.off(C. lib. 2,cap. 8, dice che l'imperalore deve avere l'ordine Suddia- conale, perchè nel codice f'alentimanus dist.q, 3, l'imperatore è detto; Actj'utor, et defensor Itius, ut nifuni ordineni de- cetysemper existam. Ed inoltre, che nella funzione della coronazione, dopo essere Stato ricevuto per canonico dal capitolo di s. Pietro, si vestiva de' sandali, della fonicella e sopra assumeva il paludamen- to imperiale. La Glossa nel citalo capo, sopra la parola Ord iti e tn, ecco come si e- sprime: Ex hoc verbo dixerunt quidam, qnod imperator debet habere ordineni siibdiaconalem : sed non est veruni , quia luibet militarem cìiaractereni. Altre ra-

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gioni si ponno vedere inSarnelli nella let- tera 1 7 del t. 6 e ricordala anche a Stocco con altri scrittori : Se l' imperatore ro- mano deve avere l'ordine suddiaconalc. ^'ella lettera 3.' del t. 8 egli discorre: Del suddiaconalo e accolilato, streilainente e in largo modo intesi: Ede principi be- nerneriti di s. Chiesa, onorati dalla me- desima. Pertanto riferisce, che nella so- Jeune coiouazione dell' imperatore, de- scritta in un Pontificale antico stampato in Venezia nel i 072, è notato che se gli la fare l'uffizio del suddiacono per ono- revolezza,non altrimenti perchè abbia tal ordine, poiché per conferire 1' ordine ci vuole la materia e la furma,e nelle messe private si tollera che un laico faccia cjue- sti uffizi. «L'imperatore nel giorno della coronazione, nella basilica Vaticana, pri- ma indossa la cotta e l'almuzia, e viene ricevuto tia'canonici di s. Pietro, J«cfl- nonicum et fratrem, e dopo altre cere- monie nella cappella di S.Gregorio siede e si mette i sandali, e stando in piedi si veste della tonicella, e sopra questa il pa- ludamento imperiale nella cappella di s. Matuizio, dali ."vescovo cardinale è un- to coll'olio de'catecumeni nel braccio de- stro e nelle spalle, perchè all'altare di s. Pietro non si unge, riè si ordina che il solo romiino Pontefice (secondo l'istituzione di s. Gregorio I, ma dissi a Limlva che Gregorio XVI vi consagrò vescovi 4 car- dinali). Ciò fitto, è condotto l'imperato- re a detto altare, dove il Papa comincia la messa, poi questi va al trono e tjuivi all'imperatore la spada e gliela cinge; indi gli il pomo d'oro e lo scettro, e finalmente lu corona imperatore colla co- rona dell iin[)ero. il priore de'suddiacuui a[>ostolici canta le laudi all'imperatore. Dopo queste cose l'imperatore depone la corona e il ma nto,e senza corona e scettro va a fare l'olfei ta di monete d'oro (Can- cellieri, De secrelariis l. 1, p. 83o: De diaconi, aiit stibdiaconi munere ab ini- peratoribiis praesiuo aliisque soleinnibus cacrcmoniis in eoniin coionalione scr-

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vntis, dice che Carlo V dopo l'oflertorio olili 3o doppie da 4 ducati l'una, e come suddiacono vestito andò all' altare con Clemente VII, e ministrò il calice e la pa- tena, e l'acqua che s'infonde nel vino) a piedi del Papa; indi l'imperatore colla so- la tonicella segue il Papa all'altare, et Uh in locuni subdiaconi calicem et paLenani Clini hostiis ojfertj deinde aqiiain in/un dendani in i'inum,et retrahent se ad par- tem dextram stat u<;qne(jiio Pondfex ad sedem eniinenlem coniunicalurus re\'er- ^a//ir". Quanto all'^c'co/iVo.che deve pre- parare i sagri vasi, e anticamente soste- neva,oltre la patena involtata, anche la Fistola (f^-) colla quale si dispensava al popolo il Sangue di Cristo sotto le specie -sagrainenlali, sostiene il candelliere colla candela accesa quando il diacono canta il vangelo, ricorda e come narrai altro- ve, che il doge di Venezia quando ince- deva solennemente, fra le altre insegne d'onore e di dignità, che lo accompagua- vauo,era preceduto da un accolito in ve- ste paonazza con un cereo non acceso io mano (altri dicono acceso e su candellie- re), per concessione d'Alessandro ili. In- di ritornando a parlare dell'imperatore nuovamente riporta dalla Glossa il can. Porro, dist. 63, verbo Ordine: Ex hoc verbo dixernntquidani, quod imperalor dtbet habere ordineni snbdlaconaleui j sed non est veruni, quia habet militareni characlerenì,u\. i,q. i quod quidam. Ge- rii tamen offìciu'ii subdiaconi cam mi- nistrai episcopo. E conclude:-' Cos'i an- che il doge di Venezia risponde all' in- troitodel celebrante, e lo fa più volte l'an- no pubblicamente nella basilica di s. Mar- co con "l'alidissima edificazione", ililcri- sce Cancellieri nella Storia de possessi p. 2 I I, che celebrando Alessandro li in Lucca, gli fece da diacono il vescovo, e da suddiacono il gonfiloniere che avea moglie. La festa de' Pazzi (/'.) fu altresì chiamata \a festa de' sotto-diaconi o sud diaconi. Di quanto riguarda i sudiliaco ni di altri riti ne leuni proposito a^jli arti-

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coli tle'palriarcali, delle nazioui,o in quel- li litiiigici, o delie vesti sagre; mentie di (juelle (le'suddiaconi greci ne parlai nel \ol.XXXll, p. 145 ei 48.1 greci cliiaraa- lono il suddiaconato Hypodiaconalus, e il suddiacouo//)7;o^/(?co/j»i, essendo per la chiesa greca ordine minore. Dice Ma- gri, cheanticameiile il suddiaconato non pare che fosse ordine sagro, come lo di- venne poi, e si conferisce in un medesi- mo giorno col diaconato, sebhene am- mogliati e senza obbligarli a dividersi dal- le mogli, come notai a Celibato, ma poi il suddiacono non può congiungersi in ma- trimonio. JN'ell'ordinazione si al sud- diacono il bacile e boccale, ponendogli un asciugamano sulle spalle, per indicar- gli ch'è divenuto n)inistro delle cose si- gnificale per tali slromenti, e recitando un'o!a7Ìone che esprime la santità delle funzioni di quest'ordine. 11 suddiacono quindi subito esercita il suo ulilzio.dan- tlo da lavare le mani al vescovo, stando però alla porta del Sancla Sanctomni, non essendogli permesso di entrarvi, toccare i sagri vasi, secondo il decreto del concilio di Laodicea. Anche il p. Chardou asserisce, che mentre i sacerdoti e diaco- ni greci sono ordinati dinanzi l'altare in tempo della messa solenne, i suddiaconi si ortlinanu prima del suo cominciamen- to in sagrestia o fuori del santuario, ma coirim[)osizione delle mani e per le ra- gioni che riporta, e cosi viene conferito il lettorato, ch'è altro ordine minore trai greci. Le funzioni del suddiacono sono di preparare i vasi sagri per la celebra- zione del sagrifizio, e che devono essere portati all'altare dal diacono. Egli mini- stra il suo uflicio vestito di tonaca stret- ta, e si cinge d'una zona, veste che Ma- gri chiama camice. 11 capo de' suddiaco- ni o arcisuddiacono, come già rimarcai, «licesi Domeslico, vocabolo a|)proprialo anche a'capi d'altri ulfizi. 1 diaconi colla loro stola detta orario, accennavano ai suddiaconi (juando doveano far partire i culccumeui, e alloutauure lutti quelli

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the non vi dovevano assistere, non che serrare le porte (ìe\Sancla Sanctoriini,di cui è custode in tempo della celebrazio- ne. V eda%\?\.eQaudol,LUurgiarum oritn- laliuin collecli'o.

SUELLI, Suellum. Sede vescovile e piccola antica città di Sardegna, ricorda- ta da Tolomeo ed anche da diversi mo- derni geografi, posta nel seno di Caglia- ri, il cui arcivescovo porta il titolo di si- gnore e baione della medesima, la cat- tedrale della quale ebbe il capitolo com- posto del decano e di 5 canonici, e già e- sisteva nel principio del secolo XI, sulfia- ganea della metropoli di Cagliari, la più antica della Sardegna, nel quale artico- lo e in quello di Sassari ne ripailai, sia per essere stata metropoli civile della na- zione,e per conseguenza ivi precipuamen- te fu promulgato il cristianesimo,sid per la costante tradizione e pel consenso co- mune degli scrittori. Ili ."vescovo che si conosca è s. Giorgio d' Eslampachet del suburbio di Cagliari, nato da genitori co- spicui per pietà, onde meritarono che nel battesimo del figlio un angelo gì' impo- nesse il nome. Smo dalla tenera età di- venne chiaro per santità di vita e per sa- pere, perito non meno nell'idioma lati- no che nel greco, per cui di 2 2 anni ever- so la metà del secolo XI fu scelto in ve- scovo di Snelli. A lui si atliibuisce l'edi- ficazione della cattedrale, ove fu tumu- lato quando mori nel principio del seco- lo Xlljdopo lunghissimo vescovato, ono- rato da Dio colla gloria de'miracoli. Fu- rono suoi successori:Giovanni; Pietro del 1 1 12; N. del 1 220, eletto poi da'canoni- ci di Cagliari in loro arcivescovo; Sergio deli237; N. deli263; Giacomo de Mal- tio francescano e custode della provincia di Milano, creato neli38o daUrbano VI, il quale nel 1887 gli sostituì l'agostinia- no Benedetto; nel 1427 Elia francescano, che altri dicono eletto nel i4io da A- lessandio V vescovo di Chiusi, dicendo chea Uenedelto successe Antonio, depo- sto ucl sinodo di Pisa da Alcssaudio V,

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perchè ubbidiva e difeoclevaGregorioXII più legittimo di lui. Giovanni XXIII non riconoscendo l'elezione d'Elia al vescova- to di Cliiiisi, lo trasferì a questo di Suel- li, e Martino V dicesi che nel 1420 unì la sede alli metiopoli diCagliari; altri vo- gliono che l'unione l'etlettuasse Alessan- dro VI, altri Giulio li. Da un documen- to sembra che nel 1 565 non fosse Suel- li ancora unita a Cagliari, ma i critici me- glio l'attribuiscono ad Lsel o Uselli^aì- tra sede di Sardegna. Mattei, Sardinia sacra p. 120, Ecclesia Sullcnsis.

SUEIIT [Suerlen Chaldator.).,\ esco- valo del Kurdistan di rito caldeo, nella Turchia d'Asia orientale, con residenza del vescovo in Suert,che altri chiamano Sert OiS"cer/Oi5c-ere/,capoluogo d'un san- giacato, paese dell' antica Assiria, diver- so da quello dtìlla Media, provincia cor- rispondente all'antica Gordiana o paese de'carduchi o kurdi.Suert è una delle cit- tà della Turchia asiatica, pascialato 3o leghe distante da Diarbekir, in una pic- cola pianiua circondata da aite monta- gne ed irrigata dal Khabur. Ha l'appa- renza d'un "rande villassio.e contiene 3 piccole moschee, collegio e chiesa arme- na e caldea, poiché oltre i turchi è abi- tata da' caldei e dagli armeni. La situa- zione di questa città e la tradizione de- gli abitanti fanno presumere ch'essa oc- cupi l'area dell'antica Tigranocerta^iun- data (non pare da Tigrane li e al tem- po della guerra di Mitridate VII) nella Grande Armenia presso le sponde delTi- gri e del iXicefurio, da Tigrane I fiorito 505 anni avanti l'era nostra e re d'Ar- menia, che le diede il proprio nome e ne fece la capitale de'suoi stati. Secoudol^lu- ta reo era grande, beila e ntolto ricca; ma al dire di Straboue, l'arrivo di Lucullo in Armenia fu cagione che rimase imper- lètta, e in seguito si fece granile e popo- losa. Ed aggiimge, che quaiulo Lucullo prese questa piazza l'anno Gq prima di nostra era, la saccheggiò, e rimandò gli abituati uclle diverse cUlù dalle quali e-

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ransi tratti per popolarla: nondimeno eb- be ancora molta im[)ortanzasin dopo l'in- vasione de'saraceni, ma in Sucri o Scrt non vi si trovano antichità. Imperocché non debbo tacere, che disputandosi sul Sito ove suise la celebre Tigranocerta, i discrepanti pareri la pongono ad Amido o a Diarbekir [f^.); la quale alcuni vo- gliono fondata da Tigrane Ili, o forse sol- tanto restaurata. Rifei isceTacilOjcheTi- granoceita trovavasi situata sopra terre- no elevato, e quasi circondato dd i^ice- lorio, eh' era ben fortificata e difesa da valido presidio. \. Patriarcato arme.no, parlando deir/^r//2e/j'V7,disSÌTigranocer- ta una delle sue più grandi città. La sede vescovile di Suerto Sert è sulfraganea del patriarca ih Babilonia {^.) de' Caldei (f .), che prima risiedeva in Diarbthir o Anudo celebre e antica, ed ora in iI7t>- sul (/^.). Dal i838 n'è vescovo mg.rMi- cl'.ele Catul 0 Catulla, già vicario del pa- triarca caldeo mg.rMar-Giovanni d Hor- niez.

SUESSA. r. Sessu

SUESSULA o S CESSOLA o SES- SLLA o SESSOLA. Sede vescovile an- tica d'Italia, che alcuni prelesero essere succeduta a Suessa Auriinca,à\ cui e del- le divergenti opinioni parlai a Sess», che altri impropriamente chiamano Stzze , città vescovile dello stato pontificio e af- fatto dalla precedente diversa. Dappoiché Siiessola, nella Terra di Lavoro, provin- cia del reguodi Napoli, come trovo inSar- nelli, Memorie degli arciicsco^'idi Bene- vento, p. 67 e 227, era una città 4 tri- glia lontana da Acerra, 2 i da Benevento, e q da s. Agata de'Goli. Fu eretta in se- de ve:<covile, quindi nel q84anuoverata da PapaGiovanni XI \ ,nel priviifgio del- la concessione del pallio all'arci ve>covo di lìenevenlo Alone, tra i vescovati sutfra- ganei di ([uella metropolitana, insieme a quello di s. Agata de'Goli e di altri. Si- milmente nel privilegio di Papa Grego- rio V, concesso nel c^qS all'arcivescovo di Dcncvculu Aliàuu, è cuufcrujala sua

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suffragnnea Sessulae: alfrettanlo fece s. Leone lXneIio53 con l'arcivescovo Ul- (Jarico, e le loro bolle riporta i' Ut^lielli descrivendo gli arcivescovi di Benevento. Le rovine di questa città si vedono tut- tora, ed i molmi di Sessula erano posse- duti dal conte dell'Acerra, e frequentati da'popoli di Terra di Lavoro. Dal mon- te sopra Sessula ha la sua origine il fiu- naeClaiiio,di cuiVirgilio cantò nella G^or gica: El l'acnis Clanias non aequus A- cerris. L'Alberti narra, che di Suessola ne parlano Slrabone, Frontino e Livio, di- mostrando questi che pressodi essasi fe- ce gran battaglia fra i romani e i Sanni- ti, i quali furono vinti per la 3.' volta a Snessuhi, venendo posti in fuga da M. Va- lerio. Piacque poi al senato romano, che fossero icumani e isuessulani sotto quel- le medesime leggi e condizioni in cui era Capua, e vi fu dedotta una colonia ronia- na.M. Claudio da Casilino passò per Ca- jazia,e quindi varcando il fiume Voltur- no, procedendo pel territorio Saticulanu Trebeiano, sopra Sessula, pe'monti arri- vò a Nula. Anche Plinio rammentai sues- sidani nel lib. o. ^eW Italia sacrmldì' U - ghelli t.io, p. 164, si tratta del Sessula- nus Episcopalns, e si dice che per le vi cende delle guerre e per l' ingiuria del tempo fu soppressa la cattedra vescovi- le di Suessula, e venne unita al vescova- to di s. Agaia de' Goti (/'), colonia dei beneventani e contea de'principi di Ue- \ento, da cui la città è lontanai 4 miglia, situata sopra una rupe e quasi dapper- tutto circondata da un torrente: dopo i gotijda'quali prese il cognome, fu domi- nala da'Iongobardijda'quali la conquistò neli i38 Ruggero re di Sicilia, ed ebbe poscia il titolo di ducato. Avendo nell'ar- ticolo s. Agata de' Goti celebrato i suoi illustri MticoxW^a^n Sisto r [1^ .) e s. Al- fonso £ZeL/g'f/o/v'(/'.)fondatoredella con- gregazione del ss. Redentorei^f .), ora di- rò degli altri degni di speciale menzione. La sede vescovile è antica, Giovanni Xlll nel qGc) la dichiarò suiUagunea di Bene-

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vento, e Landolfo I. "arci vescovo di Bene- vento nel 970 consagrò il 1. "vescovo Ma- delfrido, e così restituì alla città la cat- tedra vescovile, con diploma riportalo da Ughelli, t. 8, p. 344- " successore Ade- lardo verso il 1 DOG edificò il tempio di s. Maria della IMisericordia e vi fu sepolto; indifiorì nel 1075 Bernardo; nel I loSEn- rico,sotto il quale recatosi nel 1 1 1 o Papa Pasquale li da Benevento a s. Agata dei Goti, ove il suo conte lloberto avea fab- bricato la chiesa abbaziale di s. ìMenna, la consagrò solennemente e sottopose al- la s. Sede: dipoi l'ebbero gli agostiniani, indi il collegio scozzese di R.oma. Dopo Andrea del i i 52,ricorderòUrsone,aI qua- le Rainolfo conte di s. Agata de^Goti nel I I Bidonò beni econcessediritli. Neil 190 divenne vescovo della patriaGiacomoAti, beneficato da Enrico VI imperatore, ed ornò la cattedrale e l'episcopio. Dopo la morte di Giovanni, il capitolo contro lo slatuitodal concilio di Laterano IV, eles- se Bartolomeo canonico di Beneveatojma Gregorio IX, annullata l'elezione, lo creò di sua autorità nel 1234- Urbano IV nel 1262 con diploma riportato da Ughelli, eli surrogò con molte lodi il nobile Nico- la de Morrone canonico di Caserta. Per compromesso il capitolo elesse fr. Eusta- chio teologo domenicano, coll'assenso di Martino 1 V,che lo confermò nel i 282 .Nel I2q4 s- Celestino V fece anuninislratore il cardinal Giovanni Gastroceli {F.) ar- ci vescovo diBenevento, a beneplacito del- la s. Sede; per cui Bonifacio Vili neh 2C)5 con diploma plesso Ughelli dichiarò ve- scovo IV. Guidone ili s. INIichele francesca- no, con magnifico elogio. Avendo il ca- pitolo eletti lloberto Ferrari arcidiacono e Pietro MontedeNovione cappellano re- gio, Giovanni XXII nel 1 3 1 8 confermò il primo.Pandolfo del i327consagiò la chie- sa di S.Francesco; il capitolo designò suc- cessore l'arcidiacono Giacomo Martoni, e Clemente VI lo confermò nel 1 344> "»- di traslato a Caserta nel 1 3jo,e invece il pastore di quella chiesa JNicola di s. Aiu-

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bioglopa<sò in questa. Nel 1894 fu rimos- so il colpevole fi. Antonio «li Sarno fran- cescano, soslituendogli Ijonifrtcio IX il ca- nonico di Gaeta Giacomo l'apa. Al vesco- vo Pietro Gatta nobile napoletano, e per sua istanza, Innocenzo VII dichiarò nul- la la peiinuta Hilta delia baronia vesco- vile di Castro Balneolì con altre posses- sioni col conte di s. Agata Carlo, senza il con<;enso della s. Sede; indi pe'suoi me- riti nel 142 3 fa trajferilo a Brindisi. E- giialrnente fu traslafo all'altro arcivesco vato di Sorrento i\\ Antonio bretone nel i44o- Nel 1494 Piglio Paolo Capobian- co decano di sua patria Benevento, assi- slentedella cappella pontificia e della ba- silica Vaticana soltoAlessatidro VI: ilsuc- cessoreAlfoiisoCaralla napoletanofn pro- mosso a patriarca d'Antiochia. Il degno e lodato vescovo Giovanni Guevara na- poletano morì nel i 556 a nitn^a mangian- do il melone; Giovanni Deroaldo paler- mitano tra sialo perciò da Telese fu ni con- cilio di Trento. Gli successe nel i 5&Q fr. Felice Peretti, poi ly/.^/o /Oindi nel 1572 U\ Vincenzo Cisonio domenicano di Ln- go, dotto e integerrimo. Dopo di Ini e nel )583 il celebre fr. Feliciano Ningnarda domenicano, già di Scala e poi della pa- tria Como. Quindi nel I 588 fr. Evange- lista Pelleo <3Ì^orc/Oj genera Le de'conven- tnali lodatissimo; come lo fu per dottri- na il successore e correligioso fr. Giulio Santucci di Monte Filoltraiio deli 593, liitli nel I G08 Ettore Diotallevi nobile ri- njinese, benefico colla sua chiesa, acerri- mo difensore della giurisdizione barona- le di Castri Ba ineoli e traslalo a Fano. Fu degno successore nel 1 635 Gio. Ago- slino Can(Iolfi,già vescovo di Fondi, co- me propugnatore dell'immunità ecclesia- stica, che lo fece esidare, e la sua spoglia riposa nella cattedi'ale. Di molto zelo con- tro gli eretici neh 653 fu fr. Domenico Campanella di Putignaiio e procuratore generale de'carmelitani, perciò da Inno- cenzo X. premiato col vescovnlo. Lodevo- li furono pure, fi-. Biagio Mazzclla dome-

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nicano diProcida del 1 663; Giacomo Cir- ci di Monreale, già preside di Matelica e Foligno, che nel 1 68 r celebrò un rino- mato sinodo pubblicalo colle stampe; nel J699 il molto encomiato Filippo Albini nobile romano e di Benevento sua patria, e di essa primicerio e vinario capitolare; celebrò nel 1 706 con molta pompa il si- nodo che stampò, grandemente provvi- de e migliorò il seminario nel formale e nel materiale; arricchì la sagrestia della cattedrale di sagre suppellettili, fu bene- fico in altro, zelante e operoso, fu ezian- dio munifico colla cattedrale^ pose in or- dine l'archivio, e per amore alla sua chie- sa ricusò quella di Parma. Terminando- si con esso r\e\\' Italia sacra la serie dei vescovi, la compirò colle Notizie di Ro- ma. Nel 1722 Muzio Gaetano napoleta- no; nel (735 Flaminio Danza della dio- cesi di Capaccio; a'i4 giugno r 762 s. Al- fonso Maria de Liguoro napoletano;a'i 7 luglio I 7750nofrioPLOSsi d'Aversa trasla- to da Ischia. Vacò la sede dal I 78 5 al 1792 in cui l'occupò PaoloPozzuolidell'arcidio- cesi di Capua. Essendo vacante la sede dal 1800, Pio VII colla bolla De utiliorido' niinicae, de'28 giugno 18 1 8, riunì la se- de vescovile di Acerra a quella di s. A- gata (\eGo[\,ae(jiueprincìpaliter,con que- sto di doversi intitolar prima la chiesa an- teriore di anzianità d'istituzione, cioè s. Agata de' Goti e Acerra unite, come si praticò con altre sedi e leggo ne'regislri concistoriali. Il Papa conservò ad ambe- due separatamente la dipendenza metro- politana, confermando s. Agata de'Goli sulfraganeo dell'ai ci vescovo di Beneven- to,e Acerra di quello di Napoli, e lo sono ancora. Innanzi di terminare la serie dei vescovi di s. Agata de Goti e di Acerra del nostro secolo, in supplenza all'articolo A- CERRA, ricorderò quesuoi particolari ve- scovi più meritevoli di speciale ricordo. Acerra, Comes. Agata de' Goti, e l'an- tica Sitessula, è posta nella provincia ili Terra di Lavoro, in riva alClanioosia Lagno oAgno, impropriamenledetta Ccr-

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ra in ìtaliuno, e da taluni in latino Cer- rtlurn e Cerenlliia, onde non va confusa con Cerreto, unito a Teluse con Ali- fej con Gerenza j\n latino Geruntia,(X\ cui riparlai a .Stro.ngoli perchè con f|uc- sla e colla sede (\' Umbrialico, l'u unita a a Cariali. Fu città assai forte e munici- pio romano, in premio di sua fedeltà a lìoma contro Annibale, che in vendetta d'averla abbandonata gli abitanti, la pre- se d'assalto e bruciò, ina risorse da <jue- ste e da altre lovine. Uiftirisce l'avv. Ca- stellano nclloiSyvar/i/o geografico slori- cof)oiilico,c\n:\ napuletanieblieroin »ni- radi schernire il volgare dialetto, Ungen- do originario della Cerra il notissimo per- sonaggio istrionico di Pulcinella; ma gio- condo, lepido, faceto, e talvolta senten- zioso. Celebrò la sua anticliilà e pregi an- che li'^\\<À\\nti\V Italia sacra t. G, p. o. 1 6, Acerraiii Episcopi, ed i suoi annotatori Coleti,eLncenzi \\ rpialeavverle non tro- varsi nel concilio romano del 4<)0) ''^^''^'' nalodal'apas. .Simmaco,sottoscnttoCou- cordioi. "vescovo di Acerra,come prete» se Ughelli, sibbene Adeodiilo Cerrenus l'piscopus, cioè di Ceri (/ .) piesso Ro- ma. Laonde non con Conconlio riporta- lo peli. "da Ughelli, ma col ?..° bartolo- lomeo, cheneli iji) intervenne al conci- lio generale di Lalerano 111, e celebrato i\iì l'apa Alessandro ili, dcvesi inco(nin- ciare la serie de' vescovi Acerrani; caden- do nell'indicalo abbaglio pure Comman- ville, che lìtlì'IJisloire de long Ics AVe- schez, dice erroneamente istitmta la se- tle di Ccrra o Accrra nel secolo V, di- venendo sulfraganea della metropoli di Napoli. Indi trovasi notatoli vescovo Ro- mano, torse (nonaco; poiTeodino mona- co di IMon te Cassino, intruso neh 2G3 per Manfredi principe di Taranto e invasore del regno tli Sicilia, come rilevasi dal di- ploma d'Urbano IV prodotto da Ughelli. De'successori di Tommaso del i 28G, ri- corderò rpielli più rimarchevoli. Nel 1 344 fr. Enrico del IMonte sicili;in(), domenica- no e insigne duUunidcU'accadcmia di ViX-

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rigijnel 1 348 gli successeRanierogik can- tore della cattedrale; indi neh 363 Gio- vanni, il cui coadmtore fi-. Nicola di Na- poli francescano, amando la vita ritira- ta rinunziò a Bonifacio IX. Neh 434 f''- Nicola d'Urbino domenicano, illustre per dottr'ma e virtù;- neh 497 fi"- Roberto de Noya pugliese, domenicano, chiaro per pietà e scienza, già di Minervino, poi ar- civescovo Pariensis.^t\i5ii fr. Giovan- ni de Vico fu al concilio di Laterano V; cui successe nel i 527 Carlo Ariosti nobi- le liirrarese, canonico e vicario della ba- silica Vaticana, dignità che ritenne. A questi Ughellidà per successore neh 535 ilcardinal Caraffa [)oi PaololV (piale am- ministratore, che dopo 4 ^Qiii l'inunziò; però giustamente Lucenzi lo corregge, sia nell'epoca che fu il 1 537 e per due anni, che nella persona, cioè il cardmal Vm- cenzo (Gio. Vincenzo) Caralfa {f^.); in- di nel I 53() Gio.l'aolo de Thisds referen- dario delle due segnature, e il designato successore l^aolo Riccardo d' A versa mo- li prima d'essere consagrato. Invece fu e- Ictlo neh 555 il virtuoso Gio. Francesco Severino napoletane; indi nel 1 56o Gio. Fabrizio Severino napoletano, che si recò al concilio di Trento , poscia Iraslato a Trivento. Lodatissimi furono , Scipione della nobile famiglia Salernitana napole- tana del I 57 r, di somma prudenza e pe- rizia ne'graviatfarida lui trattali; e il tea- tino Marcello .Majorana napoletano, tra- sfeiito da Crotone, di santa vita, dottissi- mo e versato ne'sagri riti, illustre per ze- lo pasloialciVel 1 597 gli '^» sostituito lai tro teatino Gio. IJattista del Tulò patri- zio d' Aversa, insigne vescovo; indi nel i6o3 Giovanni Gorrea nobile spagnuo- lo , dotto teologo e pretlicatore ; poi nel i()oG Vincenzo Pagani nobile teatino na- l)oletano,elo(juenle, scienziato e virtuoso frugalissimo; nehG44 '' barnabita Man- sueto Merotti milanese, degnissimo ed e- gregio predicatore. Fu degno successore iichGG3 IMacido CaralVa nobile teatino uapolclauo; uchGij.ì Carlo Itili nobile

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(revirensejZelanleederutlilissimOjlrasla- to a JMonopoli; indi Giuseppe Roderio no- bile napoletano, perito in molte scienze, di felice esperienza, eccellente ed esem- plare pastore. Nell'/tó/Za sacranti termi- na la serie de'vescovi con fr. Benedetto de Norie"a d'Oviedo minore osservante del I 700, e dopo 8 anni di sede vacante col domenicano fr. Giuseppe IM."^ Posita- ni nobile domenicano: la completerò col- le Notizie di Roma. Nel 1725 Domenico Antonio Biretta di Capua; nel 17616 tra- slalo da Monopoli Ciro de Alleiiis napo- letano; nel I 776 Gennaro Giordano na- poletano; nel I 792 Gio. Leonardo M/ de Fusco domenicano della diocesi di Saler- no; nel 1 798 Orazio Magliola di s. Elpi- dio diocesi d'Aversa. Governava la sua chiesa, quando Pio VII in perpetuo l'unì a quella di s. Agata de'Goli, allora come dissi vacante del suo pastore; onde pel 1 lo pubblicò le Notizie di Roma, vescovo di s. Jgala de GotiedAcerva luiite, ben- ché talvolta le medesime iVb //z /e sta m pi- no prima la chiesa à'Jccrra, come le pre- senti.Nel 1 829 gli successe Emanuele iM.^ Bellorado già arcivescovo di R.eggio. Per sua morte, Gregorio XVI dichiarò suc- cessore nel 1834 Taddeo Garzilli di So- lofra arcidiocesi di Salerno, traslato da ]ìojano. Pel suo decesso il regnante Pio IX nel concistoro lenutoa'20 aprile ; 849 in Gaeta, preconizzò l'odierno mg.' Fi an- cesco Javarone napoletano, trasferito da Ascoli di Puglia. Nella proposizione con- cistoriale pel medesimo si legge il seguen- te attuale stalo delle due chiese. Ambe- due le cattedrali, buoni edifìzi, sono de- dicate alla B. Vergine assunta in cielo (quella dis. Agata è basilica, con belle co- lonne di marmo e pavimento con pietre di vari colori; quella d'Acerra Ughelli la disse sotto l'invocazionedi s. Michele Ar- cangelo, ina Coleti lo corresse con dichia- rare essere sagra all'Assunta). Il capito- lo di s. Agata si compone di 5 dignità, es- sendo la {.^l'arcidiacono (le altre sono il decano, due primiceri, il tesoriere), con

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2 3 canonici prebendati, fra i quali il teo- logo e il penitenziere,oltre 3 canonici non prebendati, ei4 mansionari. Il capitolo d'Acerra ha 3 dignità, e per la i .^l'arci- prete, 1 5 canonici colle due prebende teo- logale e peuilenziale,e6ebdomadari. Am- bedue hanno altri preti e chierici pel ser- ■vizio di vino. Nella i." cattedrale esercita la cura d'anime un prete eletto dal capito- lo e approvato dal vescovo, nella 2.' la funge la dignità dell'arciprete aiutato da altro prete: in ambedue vi è ilbattisteiio. Ciascuna ha prossimo l'episcopio. Nella città di s. Agata de' Goti vi sono due al- tre chiese parrocchiali col s.fonte, due con- venti di religiosi, un monastero di mona- che, sodalizi, monte di pietà, e il semina- rio. Nella città d'Acerra vi ha un' altra chiesa parrocchiale, e^fl^/^jrHae coufrater- nitates tantum reperiuntur praeter semi- narium. Ogni nuovo vescovo è lassato nei libri della camera apostolica in fiorini 2 38, ascendendo la mensa a circa 6000 ducali, ma con alcuni pesi. Le due dio- cesi unite si estendono per quasi 37 mi- glia, e contengono più luoghi.

SUFARoSUFASAR. Sede vescovile della Mauritiana Cesariense, nell'Africa occidentale, sotto la metropoli di Giulia Cesarea. Ne furono vescovi Reparato che fu alla conferenza di Caitagine nel 4' Vittore esiliato nel 484 ^^^ Unnerico re de'vandali, e Romano forse donatista e non cattolico. Moi'celli, Afr. dir. t. i.

SLFESoSUFER. Sede vescovile del- la Bizacena, nell'Africa occidentale, sotto la metropoli d'Adrumeto. Ebhea vesco- vi, Privalo che fu nel 255 al concilio di Cailagine, Massimino intervenuto alla conferenza diCartagine nel4 1 i,Eustrazio mandalo in esilio dal re de'vandali Un- nerico nel 484 pei" >'0U sottoscrivere l'er- ronee proposizioni de'donalisti.Morcelli, /éjr. dir. t. I.

SUFETULA oSUFFETULA.Sede vescovile della Bizacena, nell'Africa occi- dentale, della metropoli d'Adrumeto. Si conoscono i vescoviPrivozianochclrovos-

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si al conciliodi Cartagine nel255, Giocon- do donatista che fu alla conferenza diCar- tagine nel 4B4d'ordined'Unneiico re dei vandali, Presidio cattolico esilialo da tal re per essersi in essa opposto a'douatisli, Morcelli, Jfr. chr. t. i.

SUFFETEoSUFFETO. Luogo d'A- fiica,ove nel 024 fu tenuto un concilio, Concilium Siiffelanutn. Vi assistè il ce- lebre e dottissimo s. Fulgenzio vescovo di Ruspa, e per tnotleslia lo fece presie- dere dal vescovo Quod vull Deus, che gli avea contrastata la preminenza nel concilio di Junca nella Bizacena e tenuto uell'istesso anno. Diz. de ConcUii.

SCFFRAG Ax^^EO, Suffragancus, Fi- ce sacra Antisles. IN'onie che si al Fc 5rot'oeal ì tscovato[ì\) comprovincia- le d'una Provincia ecclesiastica, rispetti- vamente all'arcivescovo, primate o pa- triarca nelle Provincie del quale si trova: Suj[frngnncusepiscopnsunoaichicpisco- suhduns, si legge nel cap. Pasloralis, in princ. De Ofjic. or<^/. cap. 1, Deforma compet. in Sexlo, Si eziandio al J'c- scoi^'O in partibus (F.) che estiicha i pon- tiiìcali, le ordinazioni e talvolta anche la giuristliziune del vescovo titolare d' una Diocesi {F.) , al quale lu deputato o lo richiese per aiuto o per farne le veci, an- che se assente nel F escovato {F.). Nel voi. XV, p. 247 ed altrove Ilei le distinzioni: l.^De'vescovi sudi aganei, più o meno nu- merosi, d'un ilIelropolilanOj d'un Prima- te o d'un Patriarca (F.) con giurisdizio- ne oidinaria, alcuni arcivescovati sempli- ci non avendoli, cotne rimarcai nel descri- verli; essendo tenuti ad intervenire a'Si- nodi [F.) provinciali quando gli aduna- no icapi della provincia ecclesiastica, men- tre ne'citati e relativi articoli ragionai del- le prerogative di essi sui sulfraganei; on- de il vocabolo sulfragaueo si vuole pure derivato dal darei vescovi il loio sullra- gio nel concilio provinciale.^." De'sulfra- ganei vescovi in parlibus, che aiutano i vescovi (come alcuni Fescovi suhurbica- li) o arcivescovi, o primati o patriarchi

SUF

nelle loro diocesi,con quelle funzioni e au- torità a cui essi li abilitano, si;i come loro Coadiutori {F.) con futura Successione {/^.),sia semplicemente come loro /ausi- liari o aiutatori, o per la loro assenza e impotenza, od a motivo dell'ampiezza del- le diocesi e arcidiocesi, e quali loro Fi- cegerenti con giurisdizione locale e dele- gata; e notai che alcuni vescovi e arcive- scovi, secondo la vastità delle diocesi e ar- cidiocesi, di questi ultimi sulìraganei ne hanno due, tre e anche (juattro, come va- do dicendo nel descriverle. 3.°De'vescovi parimenti m partibus, de'patriarchi e ar- civescovi in partibus, suff'raganei di solo nome, di quelle provincia ecclesiastiche dalle quali un teujpo dipendevano, non avendo su loto giurisdizione tali patriar- chi e arcivescovi , perchè essi stessi doq ponno esercitarla nelle provincia e anti- che sedi di cui portano il semplice titolo onordìco , comechè esistenti nelle parti degl'infedeli. Negli articoli de'patriarcati earci vescovati riporto i loro sottoposti ve- scovi sulfraganei, anche in parlibusj e ad ogni articolo di sede vescovile residenzia- le o di seuìplice onorillco titolo in par- Libus, (\\cQi\\ chi furono e sono sullVaganai; a IluMA poi riprodussi l'elenco de'vescovi Esenti (K) e immediatamente soggetti al Papa e alla Sede Apostolica (però a Si'Ar.NA notai che non [)iù lo sono Leon e Oviedo). Le aunuali Notizie di Roma pubblicandoli no vero al fubetico delle dio- cesi, si legge pure quelle che hanno i coa- diutori con futura successione, isuffiaga- nei e gli ausiliari, co'titoli in partibus di cui sono insigniti, e l'epoca incoi li rice- verono. 11 Zaccaria ntW Onotnasticon Ri- tuale, verbo Su/fiaganeus, ecco come lo definisce. Episcopus, Archiepiscopus,seu Metropoiitae obnoxius , ita appellatus , quia ìli ejus electione, caussisqne Coni- provincialiuni Episcoporuni suffragiuni fcrebat,illiusque vice/n supplebat. tlodie Suff'raganei passini vocantur Titularis hpiscopi, qui in functionibus pontifica- libus Arcliicpiicopij veleiiam Episcopi vi-

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re? gentnt. TI IM.'igii, Notizia flc' vocaboli cnìcsia siici, veì\)o Coni provinciali^ ,(\\cc: ''ìLvaW vescovo òitWa meò("^\m^ provincia soggetto ad un melropolilano, cliinmalo oggi Siijfraganeo, di cui fa menzione s. Beiiifirdo ixeWEpist. ^2". Nel vocabolo Suffrnganeus, lo dichiara: «^Questo nome appresso gli scriltori ecclesiastici in rigo- re denota il vescovo soggetto aWarcive- scovo o nìctropolilcino. Fti cos'i denomi- nalo perchè dava il sufTragioe voto nel- l'elezione dei suo aici vescovo (o la con- fermavano co'Ioro suffragi), il quale an- cora concorreva con il suo voto nell'e/e- zione àe'Fescovi (/ .) della sua provin- cia. Al presente questo medesimo notue abusivamente significa un vescovo titola- re, il quale esercita le funzioni pontificali invece deW arcivescovo o vescovo". Chia- masi dunque diocesano un vescovo rela- tivamente alla sua propria diocesi ordi- naria in rapporto alla sua giurisdizione, e sulfraganeo nel senso sopraindicato. Tal- volta si altresì il nome iì\ siijfraganeo, Judicìuni, a colui che ha il diritto di pre- slare il suo suffragio, voto o parere che dassi ad un'assemblea nella quale si de- li liera di qualche cosa, in cui si procede ■,ì\V Elezione [E.) d'alcuno per una Cari- ca, Beneficio l'cclesiaslico (^.), ec. Le 3 dilferenti maniere di dare il suffragio in una elezione, sono lo scrutinio, il compro- niessoe l'ispirnzionejUìa \o Scrutinio (/'.) è il più ordmario, come rxtW Elezione del Papa {/ .). Il capitoIoQuù? propler, dice rhe colui che avrà in suo favore la mag- gior parte de'suffragi, sarà canonicamen- te eletto; ed i canonisti, in dici, cnp., sta- l)iliscono che il maggior numero de'suf- lìagi si conta per rapporto a quelli che hanno il diritto all'elezione, e per rappor- to a quelli che assistono. Si fa uso di pal- le o schede segiete per nianilestare il pro- prio suffragio; e colui il (juale ha la mag- gior parte de'suffragi, è considerato ave- re anche la parte più sana. Dell'elezione per Sorte, parlai a quell'articolo.

Quanto alla distinzione che si deve fa-

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re Ira il T'^escovo suffrnganeo,ei\ il T'e- scnvo ausiliare o Ausiliario, Episcopus aux.iliarius, auxilium, a sentimento dei canonisti asserenti e confcirmanti: Suffra- ganeus dalur Ecclesiae ,ct A uxiliarìs da- tur Episcopo, s'intende e chiamasi Snf- fraganeoqnel soggetto, cheilPapa in con- cistoro con Proposizione concistoriale [F.) o con breve apostolico, promove ail una chiesa vescovile in partihus, e lo de- puta (talvolta a istanza e per proposizio- ne del vescovo a cui si dà, previa la pon- tificia approvazione) siiffraganeo d' una determinala chiesa, o d'un preciso luogo di qualche diocesi, affinchè aiuti il vesco- vo nell'esercizio pastorale. Simile suffra- ganeo resta tale nella medesima chiesa e luogo, seguila ancora la morte del pro- prio vescovo residenziale, il di cui Succes- sore[T^.) è obbligato di ritenerlo siuo che venga trasferito ad altra chiesa, ovverei cessi di vivere. Non si deve confondere coi suddescritli siiffraganei ordinari e resi- denziali, sottoposti alla giurisdizione dei tnetropolitanijde'priniali ede'palriarchi, nèco'suffiagaiiei litolari in parlU)US. Au- siliare \)o\ c\\\i\u\a.%\ quel \esco\o in par- tihus che dal Papa o in concistoro o per l)reve viene destinato ad esercitare i pon- tificali, e gli uffici pastorali ad un prescrit- to vescovo residenziale (anche a sua istan- za). I\hji lo questo cessano al detto ausi- liare tutte le facollà concedutegli dalla s. Sede. Nessun sovrano ha il /«*o padro- nato di nominare i sulfiaganei, ma i soli vescovi nelle proj^rie cinese che governa- no, per piivilegi loro accordali da'Papi. Ciò non pertanto negli ultimi tempi in- cominciarono i sovrani a fare essi la let- tera di nomina o presentazione al Papa, cioè dello stesso soggetto che il vesco\o presenta o propone. Se la chiesa è di no- mina o presentazione regia, nomina pu- re ramuiinistratore, Ecclesiae adnitni- stralor datus. Ria pel suffiagnueo si sia alla nomina del vescovo, ch'è pure la no- mina regia, ed equivale ad un'ap[)rova- zione del disposto del vescovo. 11 Papa e-

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samlna i meriti del proposto^ gli conferi- sce una chiesa tilolnie in partlbus, e lo f rleputa in sufTiagnneo. Quanto a'coadiu- tori con futura successione, che si accor- dano con titoli in parlihus per grazia spe- ciale a beneplacito apostolico, benché sia- no per diocesi di stati in cui siavi la no- mina o presentazione sovrana, nondime- no rpiesta si accenna con l'espressione ne- cedente consensn, perchè è di assoluto di- ritto della s. Sede l'accordare i coadiu- tori a'vescovi, e in seguito i titoli onori- fici inpartihus, che si accordano dal Pa- pa a petizione di que' vescovi, che attesa l'avanzala età o incomodi di salute, non ponno inferamente attendere agli obbli- ghi che loro incombono, pe'quali motivi si concedono pure gli ausiliari. Le provviste de'vescovi in partihiis , sulliaganei, ausi- liari, o coadiutori degli ordinari diocesa- ni, si detraggono dalla mensa di questi, ed un tempo non erano minori d'annui scudi .^oo. Oli antichi CorcpiscopH^Ì .) orano sacerdoti che esercitavano alcune o la maggior parte delle funzioni vesco- vili, dalla confermazione in fuor», ne'ca- stelli e villaggi ove i vescovi non poteva- no andare: erano riguardati come i vi- cegerenti, o f icari [/.) de'vescovi, per cui furono detti Vicaridc' vescovi, Coa- diutori devescovi ^ f ^escavi foranei. Al- cuni di loro furono decorati del caratte- re episcopale, e non solo amministrava- no la Confcriìì azione, ma eziandio ordi- navano i sagri 3Jinislri, ed altro a secon- da della Disciplina ecclesiastica delle chiese ede'Iuoglii. La subordinazione poi de'vescovi siilfraganei comprovinciali ai luetropolilani, e l'intendenza generale di questi nella loro provincia ecclesiastica, già trovavasi stabilita nel 3.° secolo,' ed il concilio di Nicea I del SaS regolò l'e- stensione della giurisdizione de'melropo- Titani sui sulTiaganei, anche per contri- buire o confermare l'elezione de'vescovi, e farne la consagrazione cogli altri vesco- vi comprovinciali; non che per giudicar le vertenze insorte tra essi coiiiprovincia-

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li. Indi furono regolate le Appellazioni de'comprovinciali al Primate o alla Sede y4 posloiica {f^ .), contro gli abusi, le vio- lenzee lesenlenzede'raelropolitaiii, e tal- volta anche dal discusso ne'sinodi provin ciali. Anticamente alla consagrazione dei metropolitani dovevano assistere tulli i vescovi sulfraganei comprovinciali, e poi fu stabilito bastare 3. Alla morte del me- tropolitano,i vescovi sulfraganei compro- vinciali gli celebravano! Funerali [V.), e onoratamente accompagnavanoallaó'e- pollura {^'.).

SUFFRAGIO, r. Elezione, Scruti- nio, SuFFRAGANEO.

SUFFRAGIO, Siifragium , ^uxi- lium,Expialio. Preghiera che i Santi [f^.) fmno a Dio, pe'fedeli che ricorrono al- l'intercessioneeflìcacedel lorobenignopa trocinio. Chiamansi piccoli suliragi dei santi le Orazioni, le Antifone, i ì'erset- ti ij!) che s'inseriscono nn' Divini uffìzi per la Con{WJemor<7sro/7ede'medesimi san- ti. Sulfragide'vi vi ede'morti sono la Pie- ghiera (/^) che fjnno i fedeli vivi o de- funti, e le buone opere che loro si appli- cano: quando l'applicazione è fitta a no- me e dai ministri della Chiesa, chiaman- si suffragi comuni, cownHf/nV7j ma se l'ap- plicazioneè fatta da'semplici fedeli, esen- zachesiain nomedella C/t/e^^ (/'.), chia- mansi suffragi privati o particolari, pri' vaia. De'sidfragi pe'fedeli Defunti {f\) ne tratto ne'mollissimi articoli che li ri- guardano, e principalmente a Commemo- razione de' FEDELI defunti, INDULGENZA,

Purgatorio, Messa, Elemosina, ed in lut- ti quelli delle pie opere meritorie. In Ro- ma vi ìiY A rei confraternita della B. 1 er- gine del Suffragio [t\\ cui riparlai nel voi. Ll,p. 328), la quale ha per peculiare sco- po di sulfragare viem maggiormente i fe- deli lìlord (F.) colle preghiere, l'elemo- sine, i sagriflzi. Inoltre in diverse dioce- si vi sono sodalizi con tale titolo e pio in- tendimento.

SUGDEA o SUCCIDAVA. Sede ve- scovile della Mesia 2." o Bulgaria, nella

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tliocesi di Tracia, sotto la metropoli pri- ma di Nicopoli e poi di ]Marcianopoii,e- retla ne'primi del secolo IV. Goinman- ville dice ch'erale unita la sede di Bulla

0 Phulla, e nel secolo XII divenne arci- vescovato onorario. JNe furono vescovi, Stefano che intervenne nel 325 ali. "con- cilio generale, Costantino fiori sotto il pa- triarca Sissiaiio li, Arsene sedeva in tem- po del patriarca Alessio, N. nel patriar- cato di Nicola Theoproblet nel 1087, N. fu al concilio del patriarca Luca Criso- bergo nel 1 1 58, Teodoro a quello del pa- triarca Giovanni Bec , Eusebio si trovò al concilio che condannò Barlaam e A- cindina sotto il patriarca Calisto, Teofa- ne vivea nel {^S5.0rieiischr.t. i,p.i229.

SUISSY Stefano, Cardinale. Nacque nel castello di lai nome, appartenente al monastero di Laon,o in Parigi secondo altri. Essendo vice-cancelliere 0 guarda- sigilli del regno di Francia e arcidiaco- no di Bruges nella chiesa di Tournay, di cui neliSoo una parte del capitolo l'a- vea senza effetto eletto vescovo, si trovò presente nel I 3o2 all'assemblea del clero di Francia tenutasi in Parigi. Nel i 3o5 a'i5 dicembre Clemente V lo creò car- dinale prete di s. Ciriaco alle Terme, e nel 1 3o6 il re Filippo IV gli conferì una pensione di 1000 lire lornesi. Indi il Pa- pa lo deputò neli3o7 col cardinal Fre- doli a formare il processo a'templari. Nel

1 3 I o col cardinal Brancacci s'interpose, d'ordine di Clemente Vecon ottimo suc- cesso, tra il re di Francia e l'arcivescovo di Lione, Ira'quali stava per iscoppiare peiicolosa guerra a motivo del dominio di quella città, e colla sua prudenza e sa- viezza indusse l'arcivescovo, il capitoloe i cittadini di Lione a mantenere la sta- bilita pace, e a prestare al re il dovuto o- maggio, Nell'istesso anno il Papa l'inca- ricò di ricevere gli scritti che si produce- vano in favore e coiìlro la memoria il- lustre di Bonifacio Vili, ed insieme col cardinal Brancacci lo spedì alla corte di Parigi per la conclusione di gelosi e rile-

VOI , LXXI.

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vantissimi affari. Morì nei 1 3 r i in Vien- na del Delfinato, o in Avignone come vo- gliono altri. Trasferito a Laon, fu sepol- to nel chiostro del monastero di s. Gio- vanni de'benedettini con breve iscrizio- ne in versi barbari.

StJLCl, Sulcis. Sede vescovile e città di Sardegna, ove parlai di sua antichi- tà e principali avvenimenti, e che fu mu- nicipio romano, fabbricata da' cartagine- si sulla costa dell' isola, nel sito ove è og- gi il luogo detto Porlo o Palma di Solo, lungi 3o miglia da Cagliari, che Plinio chiamò Enosis o Pliunbaria , Cluverio Melalla, e altri Isola di s. Antioco pel martirio che vi patì quel santo. La catte- drale era d' Iglesias chesuccessea Sulci, sotto l' invocazione di s. Chiara d' Asisi; in tempo del p. Maltei avea il capitolo composto dell'arciprete, dell' arcidiaco- no, di 9 canonici e di altri beneficiati e chierici: di poco differisce l'odierno capi- tolo. Vi erano i domenicani, i conven- tuali, i cappuccini, i gesuiti e le mona- che di s. Chiara: tranne i gesuiti, gli altri reli"iosi esistono. Il can. Bima nella Se- rie cronologica dt vescovi di Sardegna, seguendo il p. ^lix\.\.é\, Sardinia sacra p. 125, Ecclesia Sulcilana, ne tratta nel- la cronologia de'vescovi ò' Iglesias (^.), perchè a questa sede fu unita quella di Sulci, protestando essere malagevole da- re la precisa serie de'suoi pastori per man- canza di documenti, essendo dubbiosa la tradizione di far risalire 1' esistenza del vescovato di Sulci al i ."secolo della Chie- sa. Ove risiederono i vescovi fra le città di Sulci, Palma, Cornu o altra che fu- rono distrutte, non si può definire. Sem- bra verosimile al can. Bima, che dopo la distruzione di dette popolazioni, abbiano i vescovi fissata la loro sede nell'isola ap- partenente a Sulci, chiamata S.Antioco, e in essa si sono fatte scoperte di fabbri- che: esiste in gran parte delle (nuraghe il castello denon)inato anche al presente Castro, ed uu gran tratto di tempio sa- gro, tuttora chiamato la chiesa di Selle

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porle. Se questa fosse la calledrale non vi è documento, e neppure Irovasi a fi»- vote di altra rovinala della di s. Rosa,che sino dal principio di (jucslo secolo venne ridotta incimileiio, e poi dopo la forma- zione d'allro canìpo sanlo, in magazzino del monte frunienlario di pietà. ìi opi- nione che per pieservarsi dall'incursione de'saraceni, il vescovo e capitolo si tras- ferissero a Tartalias: che sia la chiesa e- dificala per opera de' vescovi, lo indicano le isciizioni, senza peiò accennare la loro dimora; ma vi sono prove che vi dimorò il capitolo, poiché f|iiello slahililosi ad I- glesias statuì nel i 5?. i che annualmente si dovesse porta reaTarlalias, per celebra- re la festa della ss. Yeigine titolare, un canonico con sacerdoti capitolari e un sa- grista,per essere slata loio cattedrale. La festa si continua a celebrare con concor- sodipopolo,portandovisi il simulacro del- la B. Vergine, che i canonici seco condus- sero nel trasferin)enlo loro ad 1 glesias, quando Giulio II verso il i5o3 onel i 5o4 con sua bolla trasferì la sede vescovile di Sulci ad Iglesias, unendo alla uiensa la parrocchia, e vi fissò la residenza il capi- tolo neh ') I 7. La diocesi si compone di 18 parrocchie, comprese 7 cappellanie dette iit Suiti Sulcisj ed è suffraganea dell'ar- civescovo di Cagliari. Riferisce il p. Mal tei, che diversi autori credonoche S.Bonifacio discepolo di Gesù Cristo abbia stabilito per i.° vescovo di Sulci s. Melilo o Meli- tene di Cagliari, cui successe s. Antioco, poi AymOjindi Alberto; ma essendo dub- bi, i critici vi ripugnano,onde il 1 ."e ceilo vescovo che si conosca è Vitale del 484 esilialo da Unnerico re de' vandali; il 2." Eutalio, ch'ebbe a successori nel 5 1 o Ei- legio, nel 53'j Frodonio, e quegli altri ri- portati dal p. Matleiedal can.Bima. Do- po Simone Vargio del 1487. seguita la traslazione della sede di Sulci in Iglesias, Leone X nel i5i 3 l'unì alla metropolita - Dadi Cagliari quando promosse il vesco- vo di SulciGio vanuiPilares a quella chie- sa, colla ritenzione della sede Sulci tana-

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Ecclesiensi ossia Iglesias, e così restò uni- ta agli arcivescovi di Cagliari, finché Cle- mente XI 1 1 , colla bolla Universi chn'iiia- popii li f de '2'') ^\u^tìoi 'jCì^jBull. lioni. coni. t.2,p. 363: Praevia dismeiììbralio a dioecesi Calaritana ySidàtanae , seii Ec- clesiensi dioecesi suus ilernin concediliir Antisles, qui ipsius Calaritanae eccle' siae sii/fraga ne US declaraUir. Ristabili- ta così la sede vescovile dell'antica Sulci, col nome della città d'/g/<rs/V75,Cleuiente XIII dichiarò i.° vescovo Luigi Satta, al quale successero que'vescovi cheriporlai a Iglesias, inclusìvamente all'attuale.

SULIANA oSILVAMA. Sede vcsco- vile della Bizacena, nell'Africa occiden- tale, sotto la metropoli d'Adrumeto,ed Ilaro uno de'suoi vescovi nel 4 i ' mterve nulo alla conferenza di Cartagine, seguì il partito de'donatisti. Morcelli, /^/r. f/<r. t. I.

SULLY Enrico, Cardinale. De'conti di Borbone, nacque in Soliaco nel Ber- ry, chiaro per parentela co'monarchi di Francia e d'Inghilterra, e abbraccialo l'i- stituto cistcrciense, divenne archiman- drita del monastero Callense nella dio- cesi di Senlis. Neil i 83 fatto da Lucio III arcivescovo di Bourges, fu consagrato dal cardinal Crivelli, che divenuto Urbano III neli i85 peIi.°lo creò cardinale e le- gato apostolico d'Aquitania. iVelle lette- re che gli scrisse il Papa lo chiama uomo prudente, discreto e nobile,non meno per sangueche per virtù. Lo stesso feceio Ce- lestino III e Innocenzo III, conferman- dogli il diritto primaziale nella provincia di Bordeaux, che visitò qual primate di Aquitania,e alla presenza dell'arcivesco- vo di Bordeaux consagrò la calledrale di Saintes solennemente. Morì in Bourges nel 1200, e rimase sepolto con brevissi- mo epitalfio nel monastero del suo ordi- ne,denominalo il Regioluogo, ov'era sta- lo abbate.

SULLY Simone, Cardinale. ^alo in Soliaco nelle Gallie, fu eletto co' voti con- cordi di 70 canonici arcivescovo di Bour-

S L L ges, Onorio III gli CDofermò il diiillo di primate (Iella provincia di Boi de;in\, es- sendo legato della s. Sede in Francia a Filippo 11 per esorlarlo a contribuire coi suoi sussiilii alla guerra di Terra santa. Nemico implacabile dfgli eretici, die una fiera sconfitta agli albigesi, e assistè in Rlompensiei- nel 1226 alla morte di Lui- gi Vili, che gli raccomandò di far coro- nare re il figlio s. Luigi IX, che lasciava d'i I anni, come incontanente fu esegui- to in Reims da Giacomo di Dasochi ve- scovo di Soissons, qua) decano de'vescovi della provincia, essendo vacante la sede di Pieims. Meritò che Gregorio IX nel 1232 Io creasse cardinale prete di s. Ce- cilia, dignità in cui visse circa q mesi, poi- ché morì nel I 2 33,efa sepolto nel coro di sua metropolitanajCon un elogio in versi barbali, scolpiti sopra latnina di bronzo. S{JLMOy.\oSOL'SlOy\{Sulmoiìefi). Città con residenza vescovile del regno delle due Sicilie, nella provincia dell'A- bruzzo Ulteriore Il,capoluogo di distret- to e di cantone, distante quasi 8 leghe da Chieti er 1 da Aquila, vicino a'Maisi. Gia- ce in vasta e fertile pianura, in riva al So- ra il maggiore fra gl'influenti del Pesca- ra,ocome altri dicono è bagnata da due fiumi, e cinta da solide mura tra' monti. E' sede d'un tribunale di i.' istanza, d'un giud ice d'islruzionejpiazza forte d 14. 'clas- se, e assai bene edificata, principalmen- te dovendosi ricordare la grande e bella strada nel centro della città. Superba n'è la cattedrale, ma bisognosa di restauri, secondo l'ultima proposizione concisto- riale, sotto l'invocazione di s. Pamphilio martire, già suo vescovo, concittadino e patrono, ed ivi si venera il suo corpo. Si decanta la sua antichità e risalire la sua prima edificazione al III secolo, avendola Pio VII dichiarata basilica minore con grazie e privilegi, mediante il breve la ■<!iimmoopostola(us,de'2.5se\.[emhveiSiS, Bull. Rom.cont. t.i5, p. 1 18, inconside- razioiiedegl'illuslri pregi della città e del tempio ampliato e decorato di preziosi

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marmi, nonché di splendide suppellettili e utensjli sagri, per mimificenza de' ve- scovi e del capitolo. Questo si compone della dignità dell'arcidiacono, di i 3 ca- nonici comprese le prebende del teologo e del penitenziere, di mansionari e di al- f r i preti e chierici pel servigio di vino. Nel- la cattedrale vi è il battisterio e la cura d'anime, e nella città altre 8 chiese par- rocchiali,non però munite del s.fonte,due delle quali sono collegiate: l'episcopio è alquanto distante dalla cattedrale, aven- te anch'esso bisogno di ristorameolo. Vi sono 3 conventi di religiosi, 2 monasteri di monache,un conservatorio, diversi so- dalizi,il seminario, il celebre e ricco ospe- dale pe'babtardijpe'mendican ti e per 'in- fermi con chiesa sagra alla ss. Annunziala. Non manca di altri grandiosi edifizi,di co- piose e limpide fonti, ma sopra tutto rice- ve vantaggio e lustro dall'attività dell'in- dustrioso suo traffico. Sono in gran pregio le sue rinomale e squisite contelture, e se ne fa notabile esportazione: ha pure fab- liriche di carte, tintorie, concie di pelli e altri stabilimenti. Si tengono in ispaziosa piazza mercati frequentatissimi, ed an- nualmente 4 fiere di 2 giorni per ciascu- na, la più cospicua essendo quella degli 8 e q ottobre. Ubertoso e produttivo n'è il territorio, massime di eccellente zalTer.i- no. Vanta non pochi uomini illustri che fiorirono in santità di vita, nelle dignità ecclesiastiche, nelle scienze e in altro. So- lo ricorderò che dalla nobilissima fami- glia Misliornli uscirono il cardinal Cosi- mo poi nel 1404 Innocenzo /^'//(^'.)e di cui riparlai a Pv0M.4,ì cardinali Giovan- ni Migliorati suo nipote e da lui creato, e Cosimo Migliorali Orsini, il ipiale as- sunse il 2.° cognome dalla fimigtia n>a- terna: Lodovico Migliorati nipotedell'a- pa,fu da questi fatto marchese dellail/ir- ca. Si gloria ancora d'aveidatoi natali a Publio Nasone Ovidio, 43 anni avanti l'era nostra, pel suo talento uno de'pri- mari autori dell'antichità, e il più sven- turato e fecondissimo tie'pueti chesi cu-

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iioscano, pel suo funesto esilio da Roma ti'ordined'AugustoaTomi : in mezzo al- l'indecenza e alla seduzione de'molli suoi componimenti,mesce pensieri e sentimen- ti salutari e savi, anzi di sovente pre- oetli gravi e onesti; i suoi apologisti vo- gliono notare, che le parti perniciose dei suoi poemi si devono riguardare piutto- sto come traviamenti d'una immagina- zione rotta a'piacerijchequal fruito d'un deliljerato sistema di morale. Inoltre fu sulnioncse il rinomato poeta Marco Bar- ])ato. A poca distanza della città trovasi allefaldedel monte Morone o INIorroiie il celebre monastero e chiesa di s. Spirito, fondato nel i 286 da s. Pietro da IMorro- iie istitutore de' CV/e5///»(/'.),e riccamen- te dotato da Carlo 11 d'Angiò re di Sici- lia, indi dichiarato nel 1 2q3 arci-cenobio e residenza dell'abbate generale dell'or- dine,che si estinse nelle politiche vicende che desolarono i primordi del corrente secolo. Pietro nel i iSc) si ritirò a far pe- nitenza nelle grotte del Morrone a ^foga- le il suo ardore perla vita eremitica econ- lemplativa, tra gli esercizi della piìi mi- rabile pietà, e perciò in ispecial modo fa- Toritode'celestidoni. Dopo 5 anni essen- dostatoatterrato il bosco che cingeva nel detlomonte la sua angusta cella, nel 1 25 1 passò a soggiornare nel monte di Majella non lungi da Sulmona, dove istituì il suo ordine, approvalo poi da Gregorio X. Di- screpanti i cardinali ne'pareri per dare il successore a Nicolò IV, dopo 2 y mesi e 2 giorni di sede vacante, a'5 luglio 1294, tratti dalla fama delle angeliche virili e santità di Pietro di Morrone, lo elessero in sommo Pontefice. Nella sua profonda umilia prima sorpreso e sbalordito, poi addolorato di non vedere accolta la sua forma ripugnanza in accettare il ponti- ficato, fuggi da IMajella col suo discepolo Kobeito; ma lenutogli dietro e per lepre- ghiere di Callo li e di suo figlio Andrea 111 pretendente alla corona d'Ungheria, come del sagro collegio, renitente e con pena accettò il supremo onore, assuuieu-

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do il nome di Celestino F {7^.)A\\o\a pre- gò Roberto a tenergli cotnpagnia,e<jue- sto degno discepolo, gli die una risposta conforme alle istruzioni cheaveada lui ricevute: Non mi obbligate a gallarmi con voi nelle spine; io sono il compagno del- la vostra fuga, non del vostro esaltamen- to. Roberto ottenne d'essere in libertà di ritornare al suo ritiro. Recatosi il Papa nella città d' A quila,si fece consagra re (an- che iS</f/f//V7ro»o,comedicono alcuni) dal cardinal Ugo Billomi vescovo d'Ostia (a tal uopo fallo già da s. Celestino V con- sagrare vescovo da Giovanni Gastroceli arcivescovo di Benevento, che il Papa a- vea crealo vice-cancelliere di s. Chiesa e poi elevòalcardinalalo, come vuole Sar- nelli) e coronare a'29 agosto, nella sub- urbana chiesa di s. Maria di Collen)ag- giore del suo ordine, ammettendo poi a mensa i cardinali. Distribuì molte cari- che a'suoi paesani dell'Abruzzo e di Pu- glia, e scelse un laico per segretario. Por- tatosi in Sulmona, a'g ottobre concesse al sacerdote francescano fi. Francesco da Api, la singolare facoltà di conferire gli ordini ojinori a s. Lodovico poi vescovo di Tolosa, figlio di Carlo II, e di cui parlai anche a Suddiacono. Coiisagrò la cliicsa di s. Spirilo, fra il tripudio e gli applausi de' sulmonesi. Inesperto nelle leggi del buon governo di s. Chiesa, inlluenziilo da Carlo II, con una curia che abusava di sua semplicità, ed i cardinali malcootenli, s. Celestino V vedendosi raggiralo,sospi- rando la sua anteriore tranquilla e dol- cissima solitudine, venne alla clamorosa e inaudita risoluzione della solenne Hi- niinzia del pontificato [/'.), che eilcttuò a'i 3dicembre in Napoli. Così die al mon- do un esempio strepitoso della più pro- fonda umilia; atto di abdicazione da tut- ti aminiralo,ma da niuno imitalo, tranne quelle eccezioni che riportai nel citato ar- ticolo. Tale rara virtù lo preservò tlai pericoli che accompagnano gli eminenti onori, e lo fece uscire santamente trion- faulce villorioso da tulli i gravi iuciam-

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pi che s'incontrano nella sublime digni- tà, da lui con tanta modestia e serenità di portamento rassegnatala quale gran- dezza d'animo fu dal Petrarca qualilicata affatto divina. Parli segretamente Pie- tro di Morrone da Napoli, perSulmona, onde chiudersi presso il monte di Morro- iie,nelsuo monastero di «.Spirito, ove spe- rava passare tranquillamente i suoi gior- ni assorto nella preghiera. Ma visitato ivi d'ogni parte, poiché molti tenevano per nulla l'elezione del successore Bonifacio /^///, questi ad evitare uno scompiglio o scisma nella Chiesa, e che fomentavano i potenti suoi nemici, lo rilegò nella rocca di Fumone, ove santamente spirò dicen- do: Ogni spìrito lodi il Signore.

Sulmona, Sulnio, si pregia di remota origine, ed Ovidio che ne'suoi versi eter- nò il nome di questo luogo natale, ne at- tribuisce la fondazione a Solimoo Solemo frigio e contubernale e uno de'compngni di Enea; altri a certi illirii. Fu città illu- stre, metropoli e capo de' popoli peligni, ch'ebbero parte nelle guerresche imprese co' Sanniliy come attesta pureCorsignani nella Reggia 3Iarsicana; po\chè non v'ha antico scrittore che non l'abbia nomina- ta, e diversi ne ricorda l'Ughelli, Italia sacra 1. 1, p. i358: T^'ah'enses et Salino- nenses Episcopi. Sotto i romani patì mol- to per le discoidie civili, prima tra IMario e Siila, poi tra Cesare e Pompeo. I longo- bardi la dominarono e vi costituirono un gastaldato, comune a'popoli di Teramo, di Penna e di altri dell'Abruzzo. Saccheij- giata da'saraceni e altri barbari, si rialzò più fiorente sotto i normanni, dopo varie vicissitudini. Sulmona col suo territorio divenne contea, e fu posseduta da'grao conti de'Marsi, conti anche di Valve nel Principato Citeriore. Incorporata Sulmo- na al regno di Sicilia, ne segui i destini e le vicende politiche. Nell'impero di Fe- derico II e nel secoloXIII, tutto l'Abruz- zo in cui si contengono i Marsi (de'quali riparlai in molli luoghi, come a Pescina), una sola provincia comprese, ed il suo giù-

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stizierato si amministrò in Sulmona. Ma nel secolo XV Alfonso V re d'Aragona, e di Napoli e Sicilia , per togliere le liti che insorgevano nella vasta regione, la ridusse in due parti, cioè in Abruzzo Ci' tra o Citeriore, di cui è metropoli Chieti, di cjua dal fiume Pescara, ed iti Abruzzo Ultra o Ulteriore II di da detto fiume, di cui è capo Aquila, dicendosi II quan- do fu diviso col paese di Abruzzo Ulte- riore I,di cui è capo Teramo. Inoltre l'A- bruzzo dalla natura fu diviso in parte al- ta e in parte bassa: l'alta essendo piti ri- gida e nevosa, comechè circondata d'al- lissi(ni monti, però con pascoli famosi; la bassa generalmente ha il clima piti dol- ce e tempeiato. La contea di Celano (co- me Sora, Arpino, l'Abruzzo, i Marsi, sog- getta al dominio temporale della s. Sede, come ripetei a Sovranità) essendo domi- nata dal conte lUiggierone, questi si ri- bellò al suddetto Alfonso V, per aderire alla fjzione tiel pretendente del reame di Napoli Renato d'Angiò. Vinto e sconfit- to dai regi e confiscata la contea, Ilug- gierone bandito dal regno, nel i4t^i si u- ni a Giacomo Fortebracci, detto Piccini- no dalla st.Ttura del suo piccolo corpo, a- derente degli angioni francesi; per cui sli- molalo Giacomo dal conte cospirò poi al- l'eslerminio de'Marsi e del contado Ce- lanese, distruggendo eziandio le altre cit- tà degli Abruzzi. In seguilo Giacomo di- strusse ancora le confinanti castella, ro- vinò molte terre di Sulmona e le campa- gne de' ÌMarsi, e s'insignorì di Sidmona stessa. IMa Ferdinando I, successore del suo padie Alfonso, preso Piccinino, lo fe- ce morire e ricuperò Sulmona. Nel 1496 con diploma dato in Castelniiovo di Na- poli, il re Federico II d'Aragona conces- se a Sulmona e TagUacozzo il privilegio di baitele moneta. Di vernilo Carlo V im- peratore re delle due Sicilie, con titolo di pruioipato donò Sulmona a Carlo Laiio- ia suo vicerèdi Napoli. Dipoi nel ponti- ficato di Paolo V deli6o5, il redi Spa- gna Filippo HI, a istanza di tal Papa di-

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chiaiò grande diSpagii.» econcesseil pnn- cipato (li SulinoiKi al suo nipote d. IMar- c'Anlonio Borghese, figlio del liatello d. Gio. Battista castellano di Castels. Ange- lo: tuttora i principi Borghese poifano il titolo di principi di Sulmona. Pe'lerre- moti del I 7o3 61776, Sulmona come A- quila restò diroccata, indi a poco a poco fu riedificata nelle parti abhalluledaquel terribile disastro. Successivamente segui Suhnona gli avvenimenti del regno di Nu' jwli in cui è coinpresa, e il Di l*ielro scrisse le flletnorie sloriche della città di Sulmona, Napoli i8o4-

La sede vescovile essendo slata poi u- nita, aef/ne principaliler, con quella di J"alve{^y.), e tuttora lo sono e immedia- tamente soggette alla s. Sede, l'Ughelli liportò la serie de' vescovi d'aiid)edue in una medesima cronologia ; laonde nel riprodurla rimarcherò quelli denon)ina- li espressamente di Sulmona o di Val- ve. Commanville,//£^/o/re de loiis les E- veschez, dice erette le due sedi vescovili nel secolo V, chiama Sulmona esente, e che ad essa si unì Valve, ma le pone tra le sudraganee della metr()[>oli di Chieti, cioè come esistenti nella sua provincia ecclesiastica, non essendo dipendenti da quella metropolitana. Peli."Ughelli re- gistra Palladio cpiscopus Sitlinonensis^ la cui illustre memoria trovasi nel sinodo romano da Papa s. Simmaco celebralo nel499J P^' "^-^ Foilunalo l^ali'ensis e- piscopus, che intervenne nel 5o3 al sino- do romano di detto Papa. Per quasi 3 se- coli s'ignorano i vescovi di Sulmona, non meno che di Valve. Lucenzi annotatore d'CJghclli, rigettando Clarenzio (piale ve- scovo Dalnensis o di Bagnorea interve- nuto nel concilio del G80 di Papa s. A- gatone, giustairrente sostituisce Benedet- to Valvensis che fu a (juel sinodo. Cor- regge pure l'Ughelli nelseguente s. Pan- filio fatto/'<7/i'f/m.v episcopus CM'CA ÌI706 da Papa s. Sergio I, il quale già era mor- to nel 701; chiaro per la carità co'pove- ri e illustre per miracoli, dormi nel Si-

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gnore a'28 aprile, e Sulmona che nella cattedrale ne venera il corpo celebra la sua festa. Indi Gradesco Valvenseni re- xil ecclesia. Vadeperto o Valperto visse nel pontificato d'Adriano I del 777.; poi Ha venno; quindi Arnolfo deir843 secon- do Baronio, ma in un monumento del- la chiesa di Valve si dice intruso, poiché circa 1*873 T^alvensein ecclesiarn iin-a' sii, econ epitaffio fu tumulato nella chie- sa di s. Alessandro I Papa in Sulmona. Dopo Opilarmo, segue Grimoaldo del f)68 cpiscopus episcopio s. Felini, titola- re della cattedrale di Valve, e vivea nel 9()3. Teodolfo o Tidolfo del i o 1 5, lue CasleUtnii de Populi, ut appellaiit, eX' truxit, ad honorem et revtrentiani s. Pe* lini. Popoli, Poperum, è un grosso bor- go o città lungi 4 leghe da Sulmona, e nella sua provincia, al confluente del Se- ra e del Pescara, capoluogo di cantone, con conventi di religiosi estabilimenti pii. Nel I oSoTransarico o Tiansano, ovvero Transono, Tcui successe Sua villo in tem- po di Papa s. Leone 1 X del 1 049, che fu potente nell'opere e nel sermone, e se ne fa menzione in un documento della chie- sa di Valve. Nel io 54 s. Leone I\ colia bolla £V.«i/tiief7J«r, pubblicata da Ughel- li, creò vescovo di Valve Domenico mo- naco beneilettino, e de[)lorando le deso- lazioni fatte a quella chiesa, ne garantì a lui e successori l'integrità, con dichia- rarne i confilli, e l'appartenenze della cat- tedrale di s. Pelino di Valve, e parimenti di quella di s. Panfilio di Sulmona, colle altie chiese, cappelle, diritti e possessio- ni, fulminando l'anatema a chi le inva- desse; sottomettendo il vescovo alla spe- ciale protezione della s.Sede, ed esortan- dolo a non permettere che le cause dei chierici fo »cro giudicate da'secolari. L'U- ghelli ci die pure l'atto col quale al ve- scovo Domenico, a'canonici.e all'episco- patodi s. Pelino esistente nell'antica Cor- finio, e di s. Panfilio della città di Sul- mona, donarono possessioni e le chiese di s. Maria e di s. Felice, Ardemano e Dra-

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gone ciltailÌDÌ di Sulmona eubitaiili del contado \ aì^en-ie^ per reder/iptionem, re- medi urna salutisanitiiae nosliae de il- Ha nostris consorlis, obbligandogli ere- di a somministrare de auro nionelato li- hrasZo. Gli successe neh 071 Giovanni abbate cassi nese di s. Clemente, f^alveu' sis seu s. Peliiii episcopus, prudente e co- spicuo in religione, ma visse circa 3o me- si. Nel 1 074 Trasmondo abbate di s. Ma- ria di Trenicbe, figlio d' Oderisio conte de'Marsi, al quale Giovanni di Valve a- bitante diSulmooa donò nel 1 078 de'be- ni al vescovato di s. Pelino: si dimise nel 1080, e s. Gregorio VII scrisse un'esor- tatoria a tutti gli abitanti del vescovato di Valve. Nel 1081 Giovanni Peccatore, cbe restaurò la cattedrale di s. Pelino; nel

I 102 altro Giovanni che sostenne una li- te cogli abitanti di Popoli, a difesa de'di- ritti di sua chiesa. Verso e avanti il i i o4 Valtero, al quale pel vescovato di s. Pe- lino e di s. Panfilio fu donata la chiesa di s. Maria de Carbonibus. Nel i 1 o4Gual- terio consagrato da Papa Pasqu.de II, ed aggiunse al vescovato s. Populi ecclesia: fece l'mvenzione del corpo di s. Pelino, e lo ripose nella nuova cattedrale di Val- ve, nel pontificato di Calisto II. Il capito- lo aventlo eletto Oddo, Papa Innocenzo

II nel i 1 38 lo confermò. Giraldo Salino- nensent episcopalum adleiusesla canoni- cis s.Pelini,sanclique Pamphili r.t\i (4o, fu riconosciuto da detto Papa; a suo tem- po Giovanni abbate di Volturno, con do- cumento presso Ughelli, donò neh i4^ la chiesa di s. Maria di Valve al vesco- vato di s. Pelino e di s. Panfilio. Eletto neh i44dal capitolo in vescovodi Valve Sigiuulfo, loriconobbe Papa Eugenio III: neh 164 di consenso de'canonici die in feudo a Sebaslia e suoi figli abitanti iu Sulmona de'beni esistenti iu Corfinio, e del vescovato di s. Pelino e di s. Panfilio, con alto presso Ughelli. Di più neh 160 01 167 Pernaldo del contado di Valve do- nò al vescovato di s. Panfilio la chiesa di s. Andrea, facendo il simile Gervasio e

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Alessandro dello stesso contado colla chic" sa di s. Rocco della città di Sulmona. Mor- to neh i68Siginulfo, i due capitoli con- vennero con rogito riprodotto da Ughel- li, e sottoscritto dal preposto, dal deciino e da 1 4 canonici nella chiesa di s. Pelino, di riconoscereilgius di nominare e postu- lare al Papa il vescovo, anche nel capito- lo di s. Panfilio, ciò che con liti gli avea contrastato quello di s. Pelino; laonde! due capitoli designarono Oderisio per ve- scovo di Valve, che Papa Alessandro III riconobbe, einterveuneal suoconcilio di Laterano III: indi seguironoquelle dona- zioni al vescovatodi s. Panfilio, che si leg- gono in Ughelli. Neh 200 Guglielmo fu confermato da Papa Innocenzo III, e coi canonici donò de'beni a Sante di Cucul- io, con l'annuo censo dita denari nella festa dis. Panfilio e le decime. Anche que- sto, co'seguenti documenti riportaUghel- li. Neh 206 i capitoli di s. Panfilio e di s. Pelino elessero 3 soggetti al vescovatodi Valve, i quali avendo rinunziato, conven- nero per C. suddiacono apostolico, che Innocenzo III colla lettera f^enieutes, di- retta a' canonici di s. Pelino di Valve e di s. Panfilio di Sulmona, dichiarò non potere confermare per avere 2 5 anni, oc- correndone 3o ; laonde eleggessero altro iììfra niensent,\[ che non avendo esegui- to, il Papa di pienaautorità neh 207 scel- se Oddone o Ottone suo suddiacono e cap- pellano, e siccome i canonici di Sulmona mostrarono coulrarietà,scrisse loro l'am- monitoria Si secunduni rigoreni. A tem- po di questo vescovo, neh 220 PapaO- norio III confermò il capitolo di 12 ca- nonici e del prepostodis. Panfilio di Sul- mona, dirigendo loro la lettera Cam ano- bis petitur. Insorta poi dilTerenza e que- stione tra i due capitoli sull'elezione del vescovOj nel i 224 Onorio III ne commi- se la composizione al vescovo di Furco- nio colla lettera Sua nol>i'>. Indi il vesco- vo Oddone cou diploma assolse dalla sco- munica Burello milite d'Aversa, per es sersi approprialo quanto appa itene va A

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la chiesa di Sulmona, previa restituzio- ne. Nel 1208 Gregorio vescovo di Chitti a' 29 settembre consagrò la chiesa di s. Panfilio soggetta alias. Sede, ed esiste do- cumento. Il vescovo di Valve e Sulmo- na rs'icola nel 1232 co'canonici donò con atto e condizioni la chiesa di s. Maria de Carbonis al monastero cistercieuse di Ca- sa Nova della diocesi di Penne. Dopo il vescovo Giacomo vacò la sede nel i 25o, ed i capitoli di s. Panfilio e di s. Pelino elessero nel r 25 1 fr. Giacomo di Sulmo- na francescano, che post(dato con atto a Papa Innocenzo IV fu confermato. Nel 1252 Innocenzo IV colla huWu /4 posto- licae digìiitatis , Cito \C'^coso Giacouio di Penne monaco di Casa Nova, virtuoso e dotto, il quale fu benefico pastore, impe- rocché colla sua prudenza neh 254 per- venne a persuadere l'unione perpetua dei due capitoli di s. Panfilio e di s. Pelino in im corpo solo nell'elezione tlel vesco- vo, convenzione che riporta Ughelli e il vescovoconfcrmònel 1 256, in uno al pre- posto e a' 1 8 canonici. Morì il degno pre- lato nel 1263, lodalissimo per sanlilà e zelo. Nello stesso anno Urbano IV elesse fr. Giacomo d'Orvieto domenicano, rac- comandalo dal capitolo e proposto (li Val- ve; ma dilapidando i beni delle chiese di Valve e Sulmona, commettendo altri ec- cessi con pubblico scandalo, a mezzo di due speciali procuratori, i due ea[)itoli di s. Panfilio e di s. Pelino ricorsero alla s. Sede, dalla quale impetrarono la confer- ma apostolica della stipulata imione sud- detta. Neil 276 Innocenzo V diresse al ca- pitolo di Sidn)ona la lettera Sua nobis, per esercitare I' antica cognizione delle cause: Ughelli l'avea riportala ali28G, e Lucenzi lo corresse. Nel 1 279 fu vescovo fr. Egidio di Liegi francescano, che nel j 290 rinunziò, onde Nicolò IV commi- se l'amministrazionedel vescovato aGu- glielmo abbate benedettino Miniaccnse nella diocesi di Monreale, e governò 5 an- ni. Nel 1294 s. Celestino V fece \escovo il suo discepolo fr. Pietro deli'/i/ywj/t/ {f.)

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beneventano (e nel settembre lo creò car- dinale), come lo chiama Sarnelli,e cardi- nale del litolodi 8. Croce in Gerusalem- me, nelle Memorie degli arci\>e'>covi di Benevento, p. 1 17, ma del titolo di s. Mar- cello, poiché [""accurato Besozzi nella Sto- ria della basilica di s. Croce in Geni- saleninie, a p. i 08 riferisce che dal 1 2 16 al I 299 non si trovano titolari. Bensì Sar- nelli corresse quelli che prelesero il car- dinalPietro arcivescovo di Benevento che noi fu mai (ad onta che per tale lo vuo- le il Vipera), econfuiidendolo con Caslro- celi che lo era e da s. Celestino V crea- tocardinaledopola morte diPielro, men- tre stava per partire dall' Aquila (o in Teano come sostiene Cardellu nelle Me- morie storiche de' cardinali), e perciò non vero che fu tra gli elettori di Bonifacio V III; anzi per gratitudine a s. Celestino V l'ar- civescovo Gastroceli donò a' celestini la chiesa di s. Caterina di Benevento e la do- tò. Inoltre si dice da Cardella il cardinal Aquila o Aquilano essere stalo abbate benedettino cassinese di s. Sofia di Bene- vento, e che nel cardinalato appena vis- se un mese. L'Ughelli scrive del vescova- to di Valve conlcrilo al cardinal Pietro, liane ccclesiam nonduni consecratus di' misil, che morì nel 1 298, il che non è ve- ro. Bonifacio Vili nel i 295 nominò ve- scovo Federico Raimondo ile Ledo no- bile di Chicli, e fieli 3o5 per sua morie Clemente V dichiarò vescovo di Sulmo- na e Valve Bernardo di Bojano, che non trovasi ne'registri Vaticani, e soltanto nel I 307 Landolfo già preposto elelloda Cle- mente V. Neli3i9 Andrea Capograsso salernitano; neli33o vi fu traslato dalla chiesa Calinenseo Carinola fr. Pietro dei minori, il quale neh 33 1 co'27 canonici del capitolo di s. Panfilio stabilì leggi fuo Z/OMO della chiesa di Sulmona, Neh 333 pure da Carinola vi fu trasferito Nicola che nel i 338 sottomise a disposizione del capitolo di Sulmona l'altare della B. Ver- gine, ciijus vocabulo ecclesia s. Paniphi' li a principio cxlclU decorala, Neil 343

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Francesco de Sangro napolelano canoni- co di Sulmona, dal capilolodi Sulmona e di Valve in parte diviso, postulalo a Clemente VI e da questi confermato, C(M1- tro Andrea Capogalti eletto da altra par- te; per sua moi te il l'apa nel i 348 gli so- stituìil preposto Landolfo, e siccome po- co visse, neli349 f''- Francesco de Sila- ni minorità, il quale essendosi appropria- to gli spogli del predecessore senza l'au- torizzazione della s. Sede, fu assoluto dal- la scomunica incorsa dall'abbate di s. Se- bastiano commissario apostolico. Indi col capitolo di Sulmona slabiPi leggi pel go- veruodi questa chiesa, e col di[)lomaóuflt nobis fu assolto da Clemente VI per a- Ter alienalo molendini. Nel j 36o il vesco- vo decretò un nuovo sigillo, con l'iscri- zione di s. Maria, s. Panfilio e s. Pelino; nel 1 364 cede parte della mensa al capi- tolo di Sulmona, e dal vescovo dell'Aqui- la ricuperòdiverse giuri sdizioni. Nel 1 365 ftlartino de Martini di Sulmona; Paolo fu vescovo di Val vesollo UrbanoVI; Bar- tolomeo deGasparedi Sulmona del i 384- Bartolomeo de Tocco nobile diCliieti del i4o2, sagace ed egregio dottore, al cui tempo il sulmonese Innocenzo VI col di- ploma Ecclesiain Sulinoncnseni aposlo- licae Stdis filiam speciale, donò la sua mitra pontificale per uso perpetuo della chiesa di s. Panfilio. Nel 1420 Lotto de Sardi pisano, traslato a Spoleti nel 14^7, onde gli successe il zelante Benedetto de Guidalotli perugino, vice-camerlengo di s. Chiesa, tra!«feriloaTeramo,e lodissi nel voi. Vil,p: 78: fece l'invenzione delcor- po di s. Gemma, nativa de'iMarsi, nella chiesa di Gordiano Siculo intitolata a s. Giovanni, che [)iese il nome tlella santa, di cui ragiona Corsignani.Barlolomeodo Vinci fiorentino arciprete di Pistoia, in- tervenne al concilio di Firenze e moiì nel 1442. Nel i44^ Francesco sabinese ab- bate benedettino di Pantalea, Iraslato a Ilapolla nell'istesso anno. Neli446 il ca- nonico di Sulmona Pietro Paolo Aristo- teli; nel 1448 fi'. Donato Bollini agosli-

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niano napoletano e già vescovo di Con- versano, che mirabilmente ornò la cat- tedrale di Sulmona e donò di vari uten- sili sagri. Neil 463 Pio 11 creò fr. Bario- lomeo de Scali sulmonese e domenicano, successo da' concittadini Giovanni Ga- liardi nel 1 491, Giovanni Acuti nel 1499. Per sua morte Giulio II fece ammini- stratore il cardinale Farnese poi Paolo III [t^-), ma presto rinunziò, perchè fu eletto a'3 marzoi5i2Ìl vescovo Prospe- ro de Piustici romano; però avverte Lu- cenzicheoeli5i2 eneli5i3 trovasi sot- toscritto al concilio di Laterano V, AL- bcrlus P'ah'ensis Episcopus. Ad esso in- tervenne pure il vescovo Gio. Battista Ca- dichi aquilano del i5i4- Nel 1 5 19 ammi- nistratore il cardinal Andrea della Valle (/'.); nel 1529 Bernardino Cavalieri no- bile romano e canonico Valicano, vesco- vo di Valve e Sulmona, lodato per peri- zia e bontà d'animo. Per regresso aliti sua morte nel I 532 riprese l'aiuminislra- zione il cardinal Falle, ma a'4 noveru-^ bre la cede al vescovo Bernardino Fu- marelli di s. Germano, già d'Alife. Nel 1 547 Pompeo Zambeccari nobile bolo- gnese,commendatoredi s. Spirito diRoma e abbate commendatario della chiesa di s- Spirito dell'Aquila, spedito d.iPio IV nun- zio in Polonia, fu al concilio di Trento, e magnificamente restaurò l'episcopio di Sulmona. Nel 1 57 i fr. Vincenzo Donzelli di IMondovi, domenicano dottissimo: gli successero, nel i 585 fr. Francesco Carusi di Bisaccia conventuale, al quale i cano- nici di Sulmona posero sulla tomba un epitafììo di lode; nel i593 Cesare Pezzi nobile di Celano, prudente, pio e virtuo- sissimo, benemerito pastore; nel 1621 FrancescoCavalieri [).ilri/.i(» romano, col- la cui industria e zelo concordò 1' anti- ca controversia sulla precedenza e altro, tra^canonici di s. Panfilio di Suliii(ii)a,e di s. Pelino,che decisa a favore ili Sulmo- na, ni ecclesia / alvensis suis clcbUis ob- scc^uiiSj ac privilegiis non fraudar v tur ^ coidcrmò Urbano Vili nel 1G28 culla

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bolla Romaniis Poniifex\oves,ì legge che le chiese di Val ve e Sulmona m4'/ce/7J/7er- petuo apostolica atithoniale aeqnaliter unitarum. Neh 638 fu vescovo France- sco Boccapaduli nobile romano e bene- ficiato Valicano, iodato per singoiar pru- denza, che dimostrò col capitolo di Val- ve e cogli uomini di Pectina soggetti a quella cattedrale, volendo impedirne il possesso al deputato procuratore, per es- sere slata nelle bolle nominata Sulmona prima di Valve. Il Dicci che nella No- tizia della famiglia DoccapaduU par- la del vescovato di Valve e Sulmona, fa il novero de'Iuoghi soggetti alla diocesi, ed aggiunge che sembra avere il prela- to istituito le prebende del teologo e del penitenziere, insieme col seminario, tro- vantlobi che da Urbano Vili fu caricato di tal peso. Trasferito nel 1647 a Città di Castello, gli successe Alessandro Ma- sio nobile lìorentino, in gran favore di Paolo Burghese principe diSiilmona,ma con lode mori nel seguente 1 648.DaCam- pagna nel 1649 vi passò Francesco Car- ducci nobile romano virtuosissimo,egli successe degnamente nel i655 il dotto fratello Giorgio canonico della basilica Lateraiiense; nel 1701 BonaventuraMar- tinelli spoletino egregio, e nel i 7 1 7 fuv- \i traslato da Bitetto Francesco Onofrio Odierna olivetanodi Napoli, ove piamen- te mori nel I 7 3 8, come apprendo daCor- signani.Con esso terminando la serie dei vescovi di Sulmona e Valve nvWItalia sacra, la compirò colle Notizie di Ro- ma, nelle quali l'Odierna ed il succes- sore sono riportati al titolo Sul/nona e / alve uniti,\ successori in quello ù\l'al- ve e Sulmona «/lù/, dicendosi a Sulmo- na,\&à\Falve. Nel i 7 38 fu traslato da Ve- nosa I^ielro Antonio Corsignani di Ce- lano, precisamente 1' encomiato autore della da lui già pubblicata /?eggjrt /I/iir- sicaiia. Nel 1732 Carlo de Ciocchis del- l'ai cidiocesi di Manfredonia; nel 1762 Filippo Paini di Chieti : vacò la sede dei due vescovati verso ili8uu,esolouel ibi 8

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fu provveduta con Francesco Felice Ti- beri filippino di Vasto diocesi di Chie- tijnel i8'29GiuseppeM.^ de Letto diSul- raona.GregorioXVI preconizzò rog.rMa- rioMironedi Catania, che il regnante Pio IX traslalò a Noto nel concistoro de'27 giugno i8'j3, in questo dichiarando ve- scovo di Val ve e Sulmona l'attuale mg.*" Giovanni Sabatino di Lagonegro dioce- si di Policastro, già arciprete abbaziale della chiesa parrocchiale di sua patria, esaminatore pro-sinodale e canonico o- norario della cattedrale di Policastro. O- gni nuovo vescovo è tassato ne'libri del- la camera apostolica in fiorini 170, a- scendendo la mensa a più di 3ooo du- cati. Le due diocesi unitesi estendono a più miglia, e comprendono 4^ luoghi. SULPIZIO SEVERO (s.), discepolo di s. IMartino di Tours, e celebre storico ecclesiastico, anche per la precisione ed eleganza del purgato suo stile. Di nobi- le e ricco casato, nacque in Aquitania nei contorni di Tolosa, non ad Agen co- me alluni autori pretesero. Applicato- si allo studio delle lettere, si diede alla lettura dei buoni autori del secolo d'Au- gusto,il che gli valse a fermare l'elegante suo stile. Avendo egli in età ancor gio- vanile frequentato il foro, poco stette a superare tutti quelli che con lui corre- vano la stessa via. Prese in moglie una donna di famiglia consolare, la quale gli recò molti beni, magli fu presto tolta dal- la morte. Questa circostanza lo disgustò del mondo, e perciò risolvette di voltare ad esso le spalle. Vuoisi che i discorsi e gli esempi di sua matrigna Bassu la, colla quale viveva nella più stretta concordia, contribuissero non poco a ralfermarlo in questa risoluzione, ch'egli esegui verso l'anno 392, probabilmente in età di 32 anni. Quindi impiegò tutte le sue entrate in elemosine ed altre opere pie, dimo- doché piuttosto che proprietario de'suoi beni, era il depositario e l'economo del- la chiesa e de' poveri. Non curando le censure di coloro che disapprovavano U

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sua risoIuzìoDe, andò a fissar la sua di- mora ÌD un casolare del villaggio diPri> muliac in Aquitania. I suoi servitori e i suoi schiavi, che loaveano seguito,diven- nero suoi fratelli e discepoli, e con lui si consagrarono al divino servigio. Tutti si coricavano sulla paglia o sopra cilizi ste- si per terra; non mangiavano che pane bigio, legumi ed erbe bollite, che condi- vano solo con un po'd'aceto. Verso il 394 Sulpizio recossi a visitare s. Martino di Tours, e ne divenne uno de'piìi grandi ammiratori e più fedeli discepoli, passan- do ogni anno qualche tempo presso di lui. Pieno di zelo per la decenza del cul- to esterno, ornò le chiese, e ne fece fab- bricare parecchie. Dopo la morte di s. ]\Iarliuo si recò nella di lui celletta aMar- moutier, e vi dimorò 5 anni. Alcuni au- tori dicono che in seguito egli si ritirò in un monastero di Marsiglia, o nelle vici- nanze di quella città. ÌN'on si conosce pre- cisamente l'anno di sua morte, che av- venne nel principio del V secolo, e secon- do Baronio nel 432. S. Paolino di Nola, Paolino di Perigueux, Venanzio Fortu- nato e molti altri fanno grandi elogi di s. Sulpizio Severo; e Gennadio dice ch'e- gli era sopra tutto commendevole per la sua umilia e per l'amore straordinario che avea alla povertà: questo autore rac- conta che in sua vecchiezza Sulpizio si lasciò sorprendere dagli artifizi de'pela- giani; ma che riconobbe il suo errore, e si condannò ad un silenzio di 5 anni per espiarlo. Guiberto abbate di Gemblours riferisce che fino dal suo tempo si face- va solennemente la festa di s. Sulpizio Se- vero a Marirroutier ii'29 di gennaio. Pa- recchi editori del martirologio romano hanno confuso questo santo con s. Sul- pizioil^S'efero, vescovo di Bourges,il qua- le ne' calendari è nominato nello slesso giorno. Egli [)erò fino dai più rimoli tem- pi è onorato dalla chiesa di Tours, che nel suo breviario ha fatto per lui un of- fizio proprio. Di s. Sulpizio Severo ab- biamo: uu liìslrcUo ilcUa storia sagra,

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dalla creazione del mondo fino all'anno 4oo di Gesù Cristo; la Fita di s. Mar- tirioj tre Dialoghi^ di cui il 1 è sul mo- do di vivere dei solitari d' Egitto, e gli altri due si aggirano sopra molte circo- stanze della vita di s. Martino, e sopra i suoinìiracoli;e molte Lellere. La sua sto- ria sagra può dirsi il libro da lui meglio fatto, esembra aver superato se stesso nei suoi dialoghi. Sotto il suo nome furono ancora stampate altre opere, che ripu- gnano i critici.

SULPIZIO I (s.), vescovo di Bourges, soprannominato il Severo. Uscito da una illustre famiglia d'Aquilania, successe a s. R-cmigio sulla sede vescovile di Bour- ges, e governò la sua chiesa con mollo zelojs'i per mantenervi la disciplina,co[ne per accrescervi la pietà e il fervore. Assi- stette al 2. "concilio diMacon,al quale pre- siedette s. Prisco di Lione; e mori nel 39 i, settimo anno del suo episcopato. Fu se- polto nella chiesa di S.Girolamo di Bour- ges,dondeilsuocorpofu in appresso tras- portato in quella dt s. Ursino,i.° vesco- vo di quella città. Il suo nome è inserito nel martirologio romano ai 29 di gen- naio, ed in tal giorno la diocesi di Bour- ges ne celebra la festa.

SULPIZIO II (s.), soprannominalo il Pio o il Bonario, vescovo di Dourges. Di- scendente da una delle primarie famiglie del Berry, venne con molta cura educa- to nelle scienze e nella pietà. Appena tii padrone delle sue facoltà, le distribuì ai poveri e alla chiesa; ed ordinalo sacer- dote, il re Clotario II lo scelse a suo li- niosiniere e a superiore dei chierici che formavano la sua cappella, e che lo se- guivano anche all'armata. Colle sue pi e- ghiere e digiuni ottenne la guarigione di una pericolosa malattia da cui il re fu colto. Nel 624 successesulla sede di Bour- ges a s. Auslregesilo, detto comunemen- te s. Oulrillo. Il suo primo pensiero di adoperarsi alla riforma degli abusi che eransi introdotti nella disciplina ecclesia- stica, e riuscì a convertire tulli gli ebrei

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della diocesi. Egli divideva liillo il tem- po Ira la preghieiaegli ullizi dell'episco- palo, mettendo principalmente somma cura neir istruire i poveri, verso i quali nutriva la più tenera carità. La beata sua iTiorle avvenne nel G44- Credesi ch'egli fondasse a Bourges, sotto l'invocazione della ss. Vergine, il monastero che prese dipoi il suo nome,della congregazione di s. Mauro. Una parte delle sue reliquie conservasi in questa chiesa, e la parroc- chiale di s. Sulpizio a Parigi possiede uu osso del suo braccio. La di lui festa si ce- lebra a' I 7 gennaio.

SULL'1ZIC)(di s.) Ebrardo, Cardina- le. V . Ebrardo.

SULl'lZIO (Seminario di s. ). Con- gregazione e società di sacerdoti secola- ri, che ha per principale oggetto l'istru- zione e l'educazione dtì'giovani ecclesiasti- ci nt'ser/iinari, per formarli alla virtù e alle scienze, pel inanleni(neuto e propa- gazione della fede cattolica, singolarmen- te nelle missioni straniere. La casa o se- minario principale è in Parigi, edi sacer- doti componenti la congregazione sono li- beri nel loro stato, ne fanno alcun voto. ]Ne fu benemerito e illustre fondatore il sacerdote Gio. Giacomo Olier,nalo in l*a- rigi nel 1608. Essendo stalo battezzato nella parrocchia di s. Paolo, fu poco dopo portato al sobboigo di s. Gern»ano, vo- lendo Dio ch'egli passasse i primi anni di sua vita, ove dovea finire i suoi giorni, e che la parrocchia di s. Sulpizio, in van- taggioilella (piale dovea consagrare le sue maggiori fatiche, fosse il luogodi sua pri- ma educazione. Fu osservato nell'uifau- '/ia che per fermare il piantolacile ue'fm- ciulli, bastava portarli nella parrocchia,o- ve subitosi rasserenavano. 1 genitori l'ini- ziarono allo stato ecclesiastico, ma osser- vando in lui uno spirito assai vivace, de- terminarono di cambiar consiglio; però trovandosi neliG22 s. Francesco di Sa- les in Lione, fece mutar parere a'genilo- l'ijConfortauilolianulla temere, anzicon- bolai bi, puichc Dio, di cui uvea iuipluruto

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il lume con fervorose preghiere, aveagli dato a conoscere, cheavea .scello questo figlio per la sua gloria; laonde bramare d' averlo presso di se per istruirlo nelle virtù ecclesiastiche, il che non segui per la beata morte del prelato. Proseguendo gli studi si rese famigliare il greco idio- ma, e gli servi di grande aiuto per lo stu- dio della s. Scrittura e de'ss. Padri. Men- tre nella Sorbona si avanzava nella co- gtiizione delle scienze, Dio gl'ispirò di con- dursi in Pioma a studiar 1' ebraico, ove malatosi negli occhi gravemente, fece vo- lo per guarire di recarsi a piedi al san- luariodella C.Verginedi Loreto. Per tale strapazzo fu colpito da violente febbri, ma giunto a Loreto di esse e degli occhi si trovò perfettamente risanalo. Tornato a Roma, la morte del padre l'obbligò re- stituirsi in Parigi, ove in s. Lazzaro nel- la casa de' preti della missione si prepa- rò a riceveie il suddiaconato, e fu dal fon- datore s. Vincenzo de Paoli aggregato al- la compagnia degli ecclesiastici, diesi ra- dunavano ogni martedì in s. Lazzaro. Con- cepì fin d'allora un gran desiderio d'i- struire i poveri contadini , che stette in forse se dovea restare in Parigi per soste- nere pubblicamente teologia, o seguire i movimenti del suo zelo che lo portava ad aifalicarsi nelle missioni e predicar ne' vil- laggi. Avendo consultalo molti, fu con- sigliato a seguire il suo impulso, e l'ese- guì con ardore, non solo con aiutare gli operai della missione, ma facendo con es- si il catechismo e le prediche. Si ferma- va per le vie di Parigi per istruire i po- veri, che domandavangli limosina, e dis- porli alla confessione generale portando- li nella sua casa. Intanto conseguì il ca- nonicato di Urioude, e l'abbazia di Pe- brac. Appena innalzato al sacerdozio, si accese il suo zelo in modo che dopo ce- lebrata lai. "messa neliG33, lasciò Parigi per andare a soccorrere le anime più ab- bandonate. Tiròa seguirlo molti ecclesia- stici di ([ualilìcali natali, e li condusse in Auverguc alla sua abbazia di Pcbrac, per

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far le missioni in quelle monlngne. Dopo immense fatiche, dalla persecuzione di quelli che si opponevano alia riforma di sua abbazia fu costretto di ritirarsi a Pa- rigi; licenziando tulli i domestici, dimise la carrozza e restò con un servo. Intanto un vescovo Io stimolò ad assumere il suo vescovato, e v'interpose l'enicacia di s. Vin- cenzo de Paoli,clie tanto poteva sul di lui spirilo; ma avendoeglideterminatodi an- dare nel Canada a predicarvi la fede, pre- feiìa tale dignità i frulli che sperava rac- cogliere dalla missione. Non essendosi po- tuto effettuar il viaggio, tornò con molli ecclesiastici in Auvergne, e peri 8 mesi fe- cero le missioni per tutta la provincia e nel Velay, ad onta di essere allraversa- tone'suoi disegni dagli usurpatori de'be- ni di sua abbazia. Scorse pure ì cantoni delle diocesi diClermont,di s. Flour e di Puy, il di cui clero e popolo divennero il buon odore di Gesù Cristo, traiti dal suo mirabile esempio, per cui un capitolo lo domandò al re per vescovo; e i suoi per- secutori ravvedutisi, colle loro famiglie si recarono a riceverne la benedizione. Do- po questa missione si sentì slimolalo da un movimento della grazia a trasferirsi in Bretagna, ove riformò un monastero di religiose. Tornato a'suoi ordinari ufli- zi eallemissioni, il cardinal Kichelieu gli scrisse aierlo il re Luigi XIII nominalo coadiutore al vescovo diChàlons sur Mar- ne. Con meraviglia e sorpresa di tulli sup- plicò d'essere dispensalo, ignorando che Dio lo avea destinalo islitulore di molte comunità o seminari ecclesiaslici, che do- veano riuscire l'ornamento e il buon e- sempiodi molle diocesi. Il p. Pietro diCoii- dren, allora generale della congregazio- ne deli'oralorioe poi arcivescovo di Sciis, non menozelantedel bene luiiversaledtl- la Chiesa, che dell'incremento e vantag- gio di sua compagnia, bramando da lun- go tempo di veder loslabilimenlo di qual- che seminario, nel quale si disponessero i giovani chierici agli ordini sagri calle fuuzioui ecclesiastiche, comunicò questo

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suo desiderio a molli ecclesiastici d'un me* rito distinto ch'erano da lui diretti, tra quali era vi l'Olierjed essi tutti approvan- done il disegno si unirono insieme per for- mare un seminario, che fece poi grandis- simi progressi, e divenne una scuola di virtù sotto la condotta dell'Oiier, il qua- le essendo stalo da Dio destinato a que- st'impresa, fu da lui sperimentalo, con te- nerlo due anni avanti questo stabilimen- to in uno stato di sofferenza e d'abbiezio- ne cos\ profonda , acciò colui che dovea essere il capo degli altri comparisse in que- sto tempo il ridulo degli uomini. Essen- dosi quindi uniti questi santi ecclesiastici con intenzione di formare un seminario, quando la divina provvidenza ne fornis- se la favorevole occasione, si occuparono intanto in far molle missioni, finché fer- matisi in Charlres designarono di stabi- lirne uno; ma passali 8 mesi senza suc- cosso,ripigliarono il corso delle missioni; indi incoraggiti a riprendeie l'intralascia- ta impresa, non senza titubanza passaro- no a dimoiare in Vaugirard presso Pa- rigi, ad istanza d'un buon sacerdote. Nel 1641 ritiratosi l' Olier a fir gli esercizi spi rituali, si sentì tal mente ani ma lo al l'im- presa, che non dubitando essere da Dio voluta, indusse molli ecclesiaslici ad u- nirsi a lui per intraprenderla; in un 2. ritiro Iddio lo confermò nella risoluzio- ne, e lo riempì dellospiritocbe dovea in- fondere alla comunità da lui finalmente stabilita a \augirard, ove a quest'effetto sul cominciar del 1642 pre-^e una casa a pigione. Sparse Iddio ben tosto tali bene- dizioni su quesl'inipiesa,che quantunque il pio islitulore fosse albergalo co'suoi ec- clesiastici in una delle più anguste e po- vere case del villaggio, un tempo signo- ria dell'abbazia di s. Germano de'Prati e a'uoslri giorni dichiarata città, e che le spese fatte per le missioni e per loslabi- limenlo del seminario che si voleva for- mare in Charlres lo avessero ridotto a vi- vere con quel solo, che a lui somministra- va pel suo manlcnimcnto una persona

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pia, nondimeno fin da'primi mesi molle persone ingguardevoli si slimarono felici d'essere ricevuti nella santa compagnia, per apprendere l'esercizio delie virtù e delle funzioni ecclesiasliclie sotlo la con- dona de! sacerdote Olier. Aveano appe- na dimorato 4 mesi in Vaugirard, che la divina provvidenza li trasseda quel luogo per stabilirli a Parigi:scelse ella per questo un mezzOjclieaprìairOIier un largo cam- po per esercitare la sua carità nella me- tropoli della Francia. Era in quell'epoca curalo di s. Sulpizio il sacerdote Fiesque o Freschi, estremamente afflitto pe'disor- dilli che regnavano nella sua parrocchia, malgrado tutte le sue sollecitudini, e in- f-istidito da molti suoi preti che avversa- vano i suoi zelanti disegni, risolvè di la- sciar la ciu'a. A vendo quindi inteso par- lar del merito d'Oiier e della virtii degli ecclesiastici suoi seguaci, pose gli occhi su di loro per elfettuare il suo proponimen- to; e presa l'occasione d'una processione che fncevasi da s. Sulpizio a Vaugirard, per domandar ad alcuno della compagnia se vi fosse chi volesse addossarsi la sua cu- ra, e per mutare qualche benefizio sem- plice col suo. La proposizione non fu ac- colla, ma persistendo il curato nella li- soluzione, fece tante istanze,che molte per- sone pie rappresentarono a Olier, nomlo- ver trascurareun'occasioneche l'iiitrodu- ceva in nn luogo di abbondante messe; laonde accettò la cura e ne prese possesso nell'agosto 1 642.11 sobborgo s. Germano, ov'è situata la parrocchia di s. Sulpizio, ima delle maggiori e piìi ragguardevoli di Parigi, serviva allora di ritiro a tutti i li- bertini e a tutti coloro che menavano vi- ta licenziosa; quindi per opporsi alla pie- na di questi mali, e ricondurre le pecore smarrite all'ovile di Gesù Cristo, il nuo- vo fervoroso pastore determinò impiegar- vi piuttosto i buoni esempi e la dolcez- za, che i rimproveri e gli atti violenti. A tal eiTetto risolse di menar vita più che niìu santa e ne fece voto nella metropoli- l;ina,supplicaudoDioa dargliopcrai prò-

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porzionati all'ardua risoluzione, e in falli a lui si unirono egregi preti, olirei con- dotti dal seminario di Vaugirard, e coi quali visse esemplarmente io profonda u- miltà: gl'impiego secondo la loro vocazio- ne, assegnando agli uni la cura del mini- stero esterno della parrocchia, incarican- do gli altri d'istruire i giovani ecclesiasti- ci negli uffizi e nelle cognizioni del loro stalo. Ai primi raccomandò vivamente di nulla esigere nell'amministrazione del ss. Viatico, e di ricusare qualunque presen- te pel sagramento della penitenza. Volle che tulle le oblazioni offerte da'fedeli per gli altri servigi, fossero messe in comune, e che ciascuno si contentasse secondo il desideriodell'Apostolodel villo e vestito, il che fu osservalo da quel tempo in poi dalla congregazione. Formò indi una co- munità,la quale tultochèsenza fondi sem- pre si sostenne, e dopo il suo stabilimen- to ebbe eccellenti sacerdoti che si affati- carono nella vasta parrocchia per la sa- lute delle anime. Aumentata io breve la comunità di molli operai evangelici , si accinse l'Olier alla riforma de'parrocchia- ni, cominciando prima dalla conversione degli eretici, ch'erano ivi ingrandissimo numero. Intraprese in pari tempo l'istru- zione de'caltolici con frequenti prediche eco'catechismi; ristabilì la maestà de'di- viui uffizi e il cullo del ss. Sagramento, che v' erano slati alquanto trascurali. I duelli erano così frequenti nella parroc- chia, che si contavano sino a 17 persone per settimana morte in tanto detestabile combattimento. A rimediare ed elimina- re questo deplorabile disordine, persua- se molli signori di far insieme solenne protesta di non accettare alcun cartello di disfida e di non assistere alcun duellante, il che fedelmente osservandosi, il loro e- senipio fu seguito da gran numero di per- sone, prima ancora che l'autorità del re arrestasse il corso a questo pessimo uso, stato sino allora funeslii mente comu- ne. Aboh ancora molli sregolamenti su- perstiziosi ch'eransi propagali in certe a-

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<lunanze d'artisti, estiibiPi molli sodalizi per somministrar il comododi santifica- re le feste. Purgò quasi tutlo il sobborgo tla'postriboli ciie vi trovò, e indicibili fu- louo le sue industrie per distaccale dal vivere scandaloso quelle miserabili che i- \i dimoravano, e le spese da lui fatte per collocaileinislato di salvezza. A lui è do- vuta la fondazionedell'anteriorechiesa di s.SulpiziOjdiciii la regina Anna d'Austria pose poi la I .' pietrn nel 1 646, e fabbricò presso la medesima il suo seminario. Men- tre rOlier cos'i occupa vasi per la sua par- rocchia e pel suo principale proponimen- to, non lasciava di vegliar la condotta di sua comunità e d' affaticarsi ad ottenere lettere patenti dalla regina reggente per lii legale erezione del suo seminario. Do- po superate alcune opposizioni, e conse- guito colle lettere patenti il consenso del- l'ai ci vescovo di Parigi,al tri dicono deli ab- bate di s. Germano de'Prati esente, fu fi- nalmentestabilita nella via deCoiombier, a'23 ottobre 1 645, l'associazione del se- minario in comunità ecclesiastica, in cui si riceverebbero allievi piovenieoti dalle diverse parti del regno. Compito l'edifi- tio del seminario, l'ab, Olier l'intitolò a Maria Madre di Dio, e per rispetto alla s. Sede desiderò che il nunzio del Papa InnocenzoXpel 1 ."celebrasse la messa nel- la cappella. jVel 1 65i l'assemblea del clero approvò i regolamenti della compagnia, e accettò diversi membri di lei pei ser- vizio delle diocesi; qnal segno di quest'aie- cettazione die loro il nome di Preti del riero di Francia. ìSon lardò molto a lieu)- pirsi di numerosi pii ecclesiastici, che il superiore formava oltimi missionari, e in- sieme disponendo a ricevere degnamen- te gli ordini sagri quelli che ne abbiso- gnavano. Frattanto volendo Dio speri- mentar la costanza del suo servo, permi- se che l'antico curalo Fiesque, provoca- to da alcune persone ma linleuziona le,ten- tasse rientrar nella cura, pretendendo che il benefizio ricevuto in cambio fosse in- feiiore al promesso. Non mancarono tur-

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bolenti equelli che si trovavano colpiti nei loro vizi dalle sante provvidenze d'Olier, di commovergli contro la plebe per ven- dicar l'ingiustizia ricevuta dall'anteriore pastore. Una masnada di disperati pertan- to assalito r uomo apostolico nelTa sua stanza, con percosse e minacce lo strasci- narono nella pubblica via, ivi lasciando- lo per associarsi alla depredazione che e- seguivano i loro compagni nella casa pre- sbiterale. Gli amici d'Olier l'obbligarono a rifugiarsi nel palazzo d'Orleans, e per autorità del parlamento fu subito rista- bilito nella cura; ma nello stesso giorno i scellerati tornarono al presbiterio, e sfor- zandone la porla, furono arrestati da al- cune compagnie di guardie spedile dalla regina. Cessala la persecuzione, die opera a ripristinar l'ordine nella parrocchia; e le guerre civili succedute in Francia nel i649ei652,nellaminoiitàdiLuigi XIV, gli dierono campo d'esercitar la sua ca- lila non meno co'suoi parrocchiani, che verso i contadini che si rifugiarono nel sobborgo s. Germano, manlenendo la sua parrocchia ne'sentimenli d'ubbidienza e di fedeltà al sovmno. Accorse al manteni- mento d un gran numero di religiose d'or- dini diversi, quali faceva vivere in comu- nità, per impedire che il commercio del mondo facesse loro perdere lo spirilo del- la vocazione, e si prese altresì cura di mol- ti inglesi e irlandesi, ch'eransi rifugiati in Francia per restare fedeli al cattolicismo ed evitare la persecuzione de'fjnatici e- relici. Istituì diverse associazinni di cari- tà a soUievode'poveri edegl'infermi, scuo- le pe'fanciullijCase pegli orfani d'ogni spe- cie, tanto per l'istruzione degl'ignoraDli, che per sollievo degl'infelici. L'ab. Olier a'3 agosto 1664 ebbe la consolazione di vedere l'istituzione del suo seminario di s. Sulpizio approvata e confermala con ledere patenti del cardinal Chigi legalo a laiere dei suo zio Alessandro VII. As- salito da grave infermità nel 1 652 e mu- nito de'ss. Sagramenti, rinunziò la cura all'abbate di s. Germano de'Prati, da cui

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tlippndeVa come titolare d'una cura fuo- ri tlflln giiiristlizione(lell'or(linaiio;il qua- le ;il)l)ale la conferì al sacerdote Le R.a- gois lìretonvilliers che ne prese possesso nel giugno-Nell'agostorOlier potè recar- si alla campagna per ristabilirsi, ove ope- rò nioltecose a gloria di Dio, e continuan- do a governare il seminario di s. Sulpi- zio. Oltre i seminari da lui stabiliti in Pa- rigi, Mandese Viviers, ne fondò altro in Puy nel Velay a istanza del vescovo e del capitolo, e procurò iu)a generale missio- ne in Vivarets, ristabilendo in Privas e in uìolli luoghi l'esercizio della religione cattolica da molti anni sbandilo, e da 3o dalla detta città. Tornato aParigi, con in- stancabile attenzione procurò perfeziona re le anime da JJio a lui afTidalc, finché nel i653 colpito d'apoplesia e divenuto pa- ralitico nella metà del corpo, fu costret- to a desistere dall'operare; ma nel 16^4 essendosi alrpianto sollevato da'suoi mali, tornò a impiegar- al servizio della Chiesa lepoclu'liìrzeciieavea ricuperate, in vian- doecclesiasticiaClermontnell'Auvergne- se per stabilirvi altro seminario, e impie- gandone altri a soccorso d'una colonia di francesi che aii(la\a ad abitare l'isola di fllonlreal (T.) in America nella Nuova Francia ( che poi la sua congregazione compròeviformòstabilimenti fiorenti), e per dedicarsi eziandioalla conversione de- grulolalri, associandovi pure una società istituita a Pai igi sotto il nome di IMissio- ni per propagar la religione e la civiltà Ira' selvaggi. Così i sulpiziani anche dal- l' America, come in Europa, trassero u- bertosi frutti dallo .spirilo apostolico che gl'informa. Finalmente alTranto dalle fi- liche, do[)oa ver prestati Gio. Giacomo O- lier rilevanti servizi allaChiesa,Oìorìsan- lameiile, com'era vissuto,a'2 aprile iGjy, di quasi 49 anni, nel seminario di s. Sul- pizio, e fu tumulalo nella chiesa. Le sue fatiche e austeiità gli aveano procaccialo molte infermità, e nell'ultima fa visitato da S.Vincenzo di Paoli, col quale era mol- lo legato in amicizia. Godè cjueslo servo

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di Dio una grande reputazione di capa- cità e di virtù. Bossnet in una delle sue opere lo chiama virnm praeslanlissiinnni ne fanctilatls odore florcntein; e Tasseui- blea del clero di Francia del 1 tSo, in uni lettera a Papa Clemente XII, lo dice e- xiniiutn sarerdolaìi, insigne cleri nostri derus etornamtntuin. Fenelon professan- do glande stima per la corporazione isti- tuita dall'ab. Olier, lasciò scritto: Nonav- istituto con apostolico e eoa venerabi- le quanto quello clis. Sulpizio. Si può ve- dere Picot, Essai hislor. sur linflnence de la religion enFrance pendant le Xf' Il SH'cle. L'ab. Olier meritava questi elogi pel suo niirabile disinteresse, per la sua edificante umiltà, e per l'esemplare e pia pratica di tulle le virtìi del suo stato. I suoi scritti sono: Trattalo dt's<!. Ordini^ Parigi 1676,' e furislampato. 2.° //i/zW/z- zione. alla vita e alle virlii cristiane, l*a- rigi iGHq. 3.° Catechismo cri.itiano perla vita interna, LovanioiG86, Parigi i(3i-)?., Colonia I 703. Quest'opera, citala da Poi- rei, attirò alcuni rimproveri di misticità al suoauloie. 4-° Giornata cristiana j Pa- rigi I ^7*2. Una raccolta di lettere, Pa- rigi I 674- 6.° Spiegazione delle cerenio- nie della messa grande di parrocchia , Vn- rigiiG55.Avvi un compendio della /'ila di lì/. 0//pr del p. Giry; e trovansi su di lui eslese notizie nel rO^.^fri'rts'o/i/ 5^0/7- che sulla parrocchia di s. Sidpizio, del- l'ab. Simone diDoncourl.iNel 1 <> i 8f ; pub- blicata a Versailles una /'ila d' Olier de\- l'ab. Nagot di s. Sulpizio, il quale in essa insiste assai sulle vii lìi del pio fondatore. Abbiamo pure del p. Ilei voi. Storia degli ordini nionasliei f. 8, cap. 18: Dc'scmi- nari di s. Sulpizio fondali dal signor O- lier, curalo di s. Sulpizio a Parigi, con la vita di questo fondatore. Fie de M. O- licr Jondateiir du seininaire de s. Sulpi- ce,iiccoiììpagnce de noiices sur un gran- de nombre de personnages conleinpo- rains, Parisi84i. All'ab. Olier successe eziandio nella direzione del seminario il suddetto curato diBrelouvillicrs, dopo il

S U L quale la carica di parroco di s. Sulpizio e quella di superiore del seminario noi; fu- rono più riunite. Imperocché la congre- gazione de'sacerdoti incaricati d'udìziare Ja parrocchia, venne totalmente distinta da quella de'sacerdoti del seminario: la I .^prese il nome di Comunità de' snrer- duli della parrocchia di s. Sulpizio, ed erauvi prima della rivoluzione che pose a soqquadro il termine del secolo passa- lo,simili comunitàdisacerdoti nelle gran- di parrocchie di Parigi. I sacerdoti del se- minario composero ^compagnia o Con- gregazione del seminario di s. Sulpizio. Iliferisce il p.Helyot, che ogni anno in un determinato giorno, dopo la messa che viene ordinariamente celebrata nel semi- nario di Parigi da un arcivescovo o vesco- vo, tutti i ministri accostandosi per or- dine all'altare e piegandole ginocchia a- vanli al vescovo, rinnovano le promesse fatte a Dio di prenderlo per loro eredità entrando nel chiericato, e pronunziando le parole : Dominus pars haereditatis ììieae, et calicis mei, tu es qui reslitues hatreditateni ineani milv. Dice pure il p. Helyotjche dopo la morte dell'ab. Olier si fondarono ancora degli altri semina- ri in Lione, Bourges, Avignone, e in al- tre città ragguardevoli, e persino nel Ca- nada. A suo tempo ve n'erano circa i o, o 19., chedipendevanodalsuperioredi quel- lo di s. Sulpizio di Parigi, ch'è come ge- nerale di tutti questi seminari. Nel Dizio- nario degliordini religiosi, stampato do- po la metà del secolo passato in Francia, si aderma che allora la congregazione cou- lava circa 20 floride case con zelanti ec- clesiastici. Prima della memorala rivolu- zione i sulpiziani possedevano 5 semina- ri in Parigi, e una dozzina nelle provin- cie; ma per le fatali conseguenze di essa, soppressa ancora la loro congregazione, recandosi Pio VII a Parigi vxd 1804 per coronare Napoleone I, ottenne la ripnsti- uazione del seminario di s. Sulpizio, nel- la cui chiesa il Papa consagrò vescovi de Pradt di Poiliers , e Paillou di Ror.clla,

VOI.. LXXI.

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assislitoda'4 vescovi romani Fenaja,Ber- tazzoli. Devoti, INlenochio, e alla presen- za di tutti i vescovi che si trovavano in quella metropoli, come riporta il n.^ig del Diario di Roma del 1 8o5. La congre- gazione si pregia d'un gran numero di servi di Dio, di vescovi e di dotti e zelanti sulpiziani : l'ab. Trauson morto nel i 700, e l'ab. Emery morto nel 1 8 1 i sono i pii^i celebri superiori generali successori del fondatore. L'ab. Emery fabbricò la nuo- va e attuale chiesa di s. Sulpizio, e lo lo- dai nella biografia di Pio f II , perchè nella prigionia in cui era tenuto quel Pa- pa, procurò illuminare l'imperatore, da cui per la sua saviezza e dottrina era sli- matOjdopo la sua pubblicazione ùk& Nuo- vi opuscoli dell' ab. F/e«rjjCÌoè sulle con- troversie colla s. Sede e sul suo princi- pato temporale, che Napoleone I preten- deva fondato da Carlo Magno (cosa pro- priamente fece questo magnanimo prin- cipe benemerito della Chiesa, lo dichiarai con discussione a Sovranità DE''R0M.ì><t Po.-vTEFici E DELLA s. Sede); e mentre du- ravano le sue conferenzecol stiperiorege- nerale de'sulpiziani, venuti all'udienza di Napoleone I i redi Baviera, di Wiirtem- berg e d'Olanda, ed annunziati ad alta voce con molte ceremooie, l'imperatore asciuttamente lispose: Aspettino! E bea naturale ch'egli credesse aver diritto di far aspettarenell'anlicamerade're ch'egli stesso avea creati, come osservò l'Artaud nella Storia di Pio FJf, t. 2, riferendo nel cap. 61 le conferenze tra Napoleone I e l'ab. Emery, e il supplemento di questi a'detti Opuscoli colledue beile testimo- nianze di Bossuet e di Fenelon in favore della sovranità della chiesa rouiana. Nel cap. 63 l'Artaud racconta la bella con- dotta dell'ab. Emery sull'autori tàdeiPa- pa, innanzi Napoleone I, al suo consiglio calla sua corte. Morto l'ab, Emery, l'im peratore ne mostrò dolore, ne fece l'elo- gio, e destinò che fosse sepolto per distin- zione nelPanlheon.Peròil cardinal Fesch gli fece osservare, che sarebbe meglio di

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farne deporre il corpo nella casa di vil- leggiatura del seminario ad Issy, conve- nendoclie questo venerabijesacerdote re stasse in mezzo de'suoi figli, che sarebbe- ro inconsolabili se fossero separa ti da lui. Napoleone 1 più oltre non insistette. Di- poi portatosi ad Issy il nunzio Latn bru- schini, poscia amplissimo cardinale, dopo aver piegato qualche tempo avanti l'al- tare, volle vederla tomba dell'ab. Emery, e disse con dolce e pia semplicità: Ecco una persona, che molto ha amato laChie- sa. Lo stesso Arlaud, nella Storia di Pio FUI, I. 2,cap. 27, racconta che nel 1 83o, dopo la rivoluzione di Parigi, in Roma perqualche tempo si ebberode'timoi i ptM" r istituzione di s. Sulpizio^ perchè crasi sparsa voce, ch'era stala domandata la di- spersione degli allievi di quella s. casa; ma dopo qualche tempo i timori di distru- zione del seminario si dileguarono, e que- sta saggia congregazione continua i suoi servigi che presta alla religione, colla in- tera approvazione di lutto 1' e[)iscopato francese. La congregazione de' sulpiziani lia missioni iti America, cioè nel Cana- da, seminario, collegio, parrocchia, n)is- sione di selvaggi: negli Stati Uniti due se- minari, un collegio e la missione. Essen- do in incremento, i loro stabilimenti si saranno aumentati. Nella Memoria della chiesa callolica ne^li Slati Uniti, com- pilata da un membro della società Leo- poldina di Vienna^ altra ausiliaria della propagazione della fede ^ si celebrano i preti dis. Sulpizio quando si recarono ad aumentare le novelle istituzioni religiose d'America, col loro seu>inario e collegio di Baltimora. Riparlando di questa illu- stre sede arcivescovile a Repubblica, e di- cendo de'rapidi progressi fatti dal catto- licismo ne'medesimi Stati Uniti, ricordai come ili. "vescovo di l'altimora mg. 'Car- roll gesuita, ottenne una colonia di sul- piziani per stabilire e dirigere il semiua- vio, che poi rese importantissimi servigi a tutti gli Slati Uniti, e che accennai, in uno all'introduzione in America delle óo

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relle della Carità {!.), a norma di quel- le diFrancia,ed eziandio pe^niolti egregie rispettabili vescovi che i sulpiziani forni- rono alle variechiese della regione,comei mg." MaiechaledEcclestona l'allimora; il piissimo e venerando Piaget (da cui mi feci con gioia benedire), David eChabiat a Bardstown; Brute a Vinceunes; Du Bois a Nuova York: Canche a Nalchez, e que- gli altri illustri prelati che raramenlai nel- le sedi a cui furono elevati, inoltre ne'io- ro luoghi rimarcando ove sono seminari ealtri stabi lime nti sulpiziani. Allorcliè la Nuova Orleans dalla Spagna fu ceduta a- gli Stati Uniti, mg.' Carroll fu incaricalo dal Papa di provvedere all'amininislra- zione spirituale di quella diocesi, e vi iiiiui- per amministratore il sulpiziano Da Bourg presidente del collegio di s. Maria, il quale dopo qualche tempo fu nomina- to vescovo di Nuova Orleans e consagra- to in Roma nel 1 8 i 5, donde avendo ot- tenuto alcuni preti della missione per lu fondazione del suo seminario, trascorse l'Italia, la Francia e il Belgio, ricevè vi- stosi soccorsi d'ogni maniera per le sue mis>ioni,e ritornò alla diocesi con un drap- pello di pili che 5o operai apostolici, coi quali potè tornire a'bisogni urgenti di quei vastissimi paesi alla sua pastoral cura com- messi, e preparare la via all'erezione d'al- tre diocesi, che presto si formarono nelle varie porzioni slaccate dalla Nuova Or- leans.

SULT AI\ I A oSOLTANI A o SULTA- NlCIl. Sede arci vescovi le e città della Per- sia, lungi da Cas\rin 20 leghe sulla fron- tiera deirAdeibijan e neirAlgeb.il,c.he oc- cupa la parte occidentale dell' liak-Vge- mi. E sparsa di rovine, poiché questo è uno de'luoi'hi che vanla d'essere l'anlici Tigiaiioccrta o Tignmopoli o Tigrnuo- petrti, fcunosa città dell' Armenia maggio- re, di cui pallai a SutRT. L'antica Sulta- iiiao Sullamch dicesi fondata dallo sciak di Persia Rhoda-Bend,che ne fece la ca- pitale del suo impero, e v'innalzò variti belle inoSLhce, una delle quali fabbricata

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(li mallonl e sormontala da iinacupola al- ta go piedi è un edifìzio bellissimo. Di- venne questa città estesissima e floridis- sima, comerilevasi dalle sue immense ro- vine. Altri vogliono che fosse riedificata e fortificata ne'primi anni del secolo XIV verso ili 3 iSdalflgliodell'imperatore tar- taro Charbanda Agiaptii Argoni, ovve- ro gran kan Aliapfon.e fatta sua residen- za, e che allora prese il nome che port.i. Forse il vocabolo di tali principi sarà si- nonimo di Sultano, e così la città potrà averne assunto la denominazione. Le di- scordie civili ne incominciarono le rovi- ne, che il successore d'Agiaptu il famoso Tamerlano compì; nondimeno vi si nota sempre la moschea del fondatore, come pure due altre che ancora si trovano in buono stato, quantunque deteriorate da un terremoto. Il re o sciak di Persia, an ni addietro soleva nell'estate stabilire il suo campo nella pianura àggiacente alle mura della città. Commanvilie pone Sol- tiìiiie nella Persia, tra gli arcivescovati o- norari armeno-latini soppressi. Il Novaes nella Storia Giovanni XXII ^ diceche questo Papa zelante del suo apostolico mi- nistero anche fra i barbari, eresse in cit- tà e metropoli ecclesiastica con 6 vesco- vati suffraganei Sultania nella Persia, che poco prima del 1 3 1 8 era stata rifabbrica- ta. 11 p. Le Quien, Oriens clirislianus : Ecclesia Soltaniacjt. 3, p. i35c), rifèri- sce,che il t .°de'suoi arcivescovi fu fr.Fran Cesco da Perugia domenicano, missiona- rio apostolico in Persia e nominalo nel 1 3 I 8; rinunziò nel i 3:ì3, ed ebbe a suc- cessore il correligioso fr. Guglielmo i.°A- damo, morto nel 1329; indi fr. Giovanni 1 ."da Cori pure domenicano nel 1 33o; fr. Antonio ilello stesso ordine deli 347; Bo- nifacio I ."già vescovo Vernense del i 3c)3; fr. Giovanni 2. "domenicano del 1 398, tra- sferito a Naxivan. Seguono Nicola eletto per traslazione da Ferrara neli4oi; fr. Guglielmo 2.° Celets del i4o4; h"- Gio- vanni 3." domenicano del i.i.23; fr. Gio- vanni 4-° dumenicano, ed il correligioso

SUP T.

fr. Tommaso Abaraner ne|i425: questi domenicani fm'ono della congregazione del b. Bartolomeo domenicanoarcivesco- vo di Naxivan, il quale avendo unito ai suoi domenicani alcuni monaci basiliani, i religiosi d'indi in poi denomina ronsi^ra- tinniti, e ne riparlai a Patriarcato ar- meno, imperocché notai a Persia che in Sultania vi furono degli armeni cattoli- ci, ed il p. Le Quien riporta un vescovo armeno di Sultania nel i34r. SULTANO. ^. Solo ANO, Turchi A, Co-

STANTINOPOLI.

SULULO, Siilitanns. Seile vescovile dell'Africa nella Mnuritìana Cesariense, ebbe a vescovoR.estituziano, che nel 4i i fu alla conferenza di Cartagine, e si op- pose a'donatisli sostenendo i suoi dogmi cattolici. Rlorcelli, Àfr. chr. 1. 1.

SOMMA o ZUxMM.A. Sede vescovile dell'Africa nella Numidia, sotto la me- tropoli di Cirta, sebbene il suo vescovo fu più volle primate della provincia ec- clesiastica di Numidia. Silvano suo ve- scovo nel 4i I intervenne alla conferenza di Cartagine contro i donatisti. Marcelli, y^fr. chr. t. r.

SUMMULA o SU BULA.Sede vescovi, le della Mauritiana Cesariense nell'Africa occidentale, della metropoli diGiulia Ce- sarea, il cui zelante vescovo Qnod vuU Deus fu esiliato da Unnerico re de' van- dali, per non aver voluto sottoscrivere le erronee proposizioni de' donatisti nelLi conferenza di Carlagiue del 4^1- ^lor- celli, Afr. chr. 1. 1.

SUOR o SUORA. F. Sorella. SUPERIORA. /^.Superiore, A uDADEs- SA, Religiosa, Monaca.

SUI^EIUORE, Supcriora Jntistes, rraejìosilu<!, Praescs, Princeps, Praffc- clus. Il principale, il capo, quello che h;i l.i principale autorità in una cooiunilà, che soprasta, contrario d'inferiore, l'op- posto di subalterno, ed è anche nggiini- to di tulli gli ulliziali dal cripilano sino al generale, che si denominano ullìzi ili superiori della Milizia e dd Soldato {/ ■)

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De'supei'iori delle corporazioni civili ed ecclesinsliche, chiamati con pellicolari nomi, ne lialtni ne'ioio speciali articoli o altueiio al ceto cui appartengono. Quan- to a'superiori Ge«e/'<7/t(^.) degli Orch- ìii eCongrcgazioni{^P .)ve\\^\0'se,^vo[)\'\a- mente il \ni:d\)o\o A\ supcriore generale, sunnuus niogisler, V usano i seguenti e qualche altro. I Girolamini abbate e su- periore generale. 1 Filippini ocougìe^a- y.ione dell'Orrt/o/v'o, non avendo il supe- riore generale, in ogni casa e comunità hanno il superiore speciale di ciascuna. 1 sacerdoti della Missione hanno il su- periore generale, così i fratelli dellciScv/o- le crisliane.S\non\(n'ì di superiori de'mo- iiasleri, conventi, riliri, sono : Abbate, jPriore, Guardiano, Rettore, Ministro co- me i Trinitari,e quegli altri notati a'Ioro luoghi, a Religioso, a MoNAco.ec. Quasi tutti i superiori de' monasteri antichi e- lano perpetui; ma siano essi perpetui o triennali, non avvi alcuna dilleienza fra (ti loro quanto alla dignità e autorità, ed i triennali non sono amovibili prima del tempo. Anche circa alla durata e prero- gative de'superiori delle case religiose o comunità di preti secolari, ne tratto ai loro articoli. Un superiore saggio e ze- lante deve fare nel suo monastero o con- vento o comunità, ciò che Gesù Cristo ■vi farebbe se vi fosse egli medesimo, ren- dendo per così dire visibile quel Pastore de'paslori invisibile, per la sua esattez- za nell'adempimento a tutti i suoi dove- ri, colla prudenza, colla pietà, carità, vi- gilanza, dolcezza unita alla salutare fer- mezza, e finalmente con tutte le virlìi, colle quali sole gli è permesso di distin- guersi da'suoi inferiori. 1 superiori che mancano essi medesimi o tollerano che gli altri manchino a'propri doveri, pec- cano più o n)eno, secondo la gravezza o leggerezza della materia. Ma essi devono bene avvertire che peccano gravemente quando lasciano andare in obblio un'os- .scrvanza, benché leggera e la cui tras- gressione uou è neppure peccalo venia-

S U P le. Imperciocché la continuità della tras- gressione d'un' osservanza anche leggera stiascina seco cattivi effetti, e perchè le piìx piccole osservanze contribuiscono al buon ordine, all'edificazione ed all' uti- lità della comunità. Così pensano tulli i dottori. L'avv. Martinetti nel suo codi- ce de' doveri di tutti, o La Diceologia, nel t. 2,cap.i4: Doveri de'superiori ver' so gl'inferiori, traila eruditamente il va- sto argomento. Nelle debite proporzioni, quanto si é detto sui doveri e altre no- zioni del superioie, riguarda pure la Su- periora (f.), Antistia, chiamala anco- ra Abbadesia, Priora e simili vocaboli, di cui altresì ragionai ne'rispeltivi arti- coli. Alcune congregazioni religiose han- no per capa \,\ superiora generale, come quelle delle Sorelle o Figlie delta Cari- tà (F.). La congregazione delle Oblaie di S.Francesca romana {F.), ha per su- periora la Presidente con estesi poteri. Le religiose non ponno essere governa- te se non che da uomini quanto allo spi- rituale, e per tutte le funzioni che so- do interdette alle donne; ma per ciò che riguarda la disciplina interna del chio- stro, la superiora vi esercita un autorità simile presso a poco a quella che viene generalmente accordata a' superiori dei religiosi. Quanto al temporale delle re- ligiose, i canoni esortano i vescovi, ed an- co impongono loro di sorvegliare a lui- tociòche liguarda l'amministrazione dei beni slabili, all'impiego delle rendile, al- l' esame de' conti, ed alla sicurezza per l'impiego del denaro.

SUPElllSTA. Antica carica ragguar- devole della s. Sede, che esercita va^i da un nobile signore, comeché il i tra'ma - gnati secolari di Roma e consigliere pon- tificio, dell'antica corte e curia de' Papi. Presiedeva al loro Palazzo apostolico o Patriarchio (^''•), qual preside eziandio (ìeWii Faiìiiglia pontificia {r.).Di sua di- gnità eminente fece menzione il Nardi, De'parrochiX. i, p. '2oG;la chiama i. 'ca- rica secolare, e cita '^\v\3\\\ùi\,Annal.Be-

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ned. I. 29, l. 2, p. 5o3. Opina quindi, che al siiperista sembra succeilere oggi- dì il Maresciallo del Conclave (f^.); tut- tavolta dichiara che esso gli sembra ave- re incoMibenze assai diverse, ed in que- sto dice bene. Il Galletti in diversi luo- ghi Del Piiniicero parla del siiperisla,ed a p. 96 particolarmente, citato perciò dal Zàccsióa neWOnoniaslicon rimale ^\\(\\ìA- le al vocabolo iSf^^em/rtJo qualifica: (^«i Palalio Pontifici praeesl. Riferisce duu- <\ue Galletti, che il superista in genere, crede che malamente dal Du Gange nel Glossariutn si spieghi \^q\' Aediluus,eà ha ragione. In Roma era per certo un uf- llziale prÌDcipalissimodelpatriarchioLa- leranense, e dalle cariche che avea, e dai titoli co' quali è distinto, si vede ch'era iliijnità secolaresca. La i.' menzione del superista è nella vita di Adriano I presso Anastasio Bibliotecario. iXel 772 Paolo Aliarla Cubiculario o Cameriere i^P'.) q superista fu da cjuel Papa spedito in am- basceria con S te la no iS'iZcce//«/vo(^.) del- la s. Sede, a Desiderio re de'longobardi, per concludere la restituzione alla Chie- sa di que'domiuii temporali che le avea tolto. Paolo Aliarla era stato guadagna- to da Desiderio, e nel pontificato del pre- decessore Stefano IV (/'.) co' scellerati suoi partigiani fu cagione della morie crudele di Cristoforo Priniicero [V.) e di suo figlio Sergio Secondicero (^.), <li- fensori delle ragioni della s. Sede. Tut- lavolta Adriano I non avea conosciuto la malvagità del superista Paolo,che segre- tamente se l'intendeva col re. Scoperto autore della violenta uccisione, si portò a Ravenna (V.), onde il Papa coujmise a Gregorio saccellario d'imporre all'ar- civescovo e a'cittadini di lasciarlo sano e salvo, per procurare il pentimento e la conversione di lui; ma Paolo fu ucciso. Circa r82G Quirino superista fu uno di que'persoiiaggi della corte romana, che si aduprò presso il Papa Eugenio Ii,ac- ciocchù si contentasse di concedere a Uo- doino preposto del monastero di s. Me-

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dardo il corpo di s. Sebastiano. Leone e- minentissimo console (della quale digni- tà, sia della repubblica, sia dell'impero, sia del medio evo, trattai a Roma), duca e superista comparisce in una carta del- l'archivio benedettino di Subiaco, nell;l quale egli insieme con Anastasia nobil donna sua consorte l'B marzo 8 j ) ricevè a titolo di locazione da Zaccaria Scrinia- /•/o (/'.) della s. romana Chiesa e abbate del monastero di s. Erasmo martire nel MonteCeliOjUii terreno posto fuori la por- ta MitrobijUcl fondo chiamato Stroma- chiauo in caput prataDecii. A questoLeo- ne e nel medesimo 855 successe proba- bilmente nel superistalo Graziano supe- rista del sagro patriarchio, chiamato dal Bibliotecario in s. Leone IV, Ronianas Urbis superista. Questi prima de' 17 lu- glio di tale anno fu da Daniele maestro de'militi calunniosamente accusato, che macchinasse di chiamare a R.oma i greci contro Lodovico II imperatore, il quale venuto in fretta nella città, e conosciuta l'innocenza di Graziano, lo rimise nella sua buona grazia,consegnandogli Danie- le suddetto, perchè ne potesse far ciò che volesse. In Benedetto III dell' 855 è ri- mentovato dal Bibliotecario col titolo di sacri superista palatii, quando tu invia- to a' messi di detto imperatore, che so- stenevano ì'aniìpaT^a Anastasio, come ri- levai nel voi. LV, p. 22 3, avendone ri- parlato nel voi. XLV, p. 97. A'tempi di Giovanni Vili dell' 872 fiorì Pietro con questa carica. In una lettera scritta al- l'imperatore Carlo II il Calvo, dice d'hì' \\iìv^\\Petruni insignein palalii nostri su- perista (deve dire si\pevì:>[d03)deliciosu'ii (conquesto vocabolo e di </e//c/o>"/ si quali - flcaronopurealtri intimi famigliari ponti- fici io P<7^^tjil che ri le vai a F.\MIGLI\ po.v- TiFicix)consiliariuiìi[\av\ signori secolari erano nel medio evo fO'tt'^/Vzno.v della Se- de apostolica, e lo notai pure a quell'arti- colo e altrove)/<o?Z/»m/)/o lotiiin terraes. Pelri salute prislinaque rcstilutione. ^c- gli^-/.'i/iu//Lauibeciaui di Francia all'an-

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no 882 si legge: Quidam Gregorius no- mine, queni romani supcristani vocanl, dii'es valdt in Paradiso s. Pelri a suo col- lega occisus est.D'i questo soggetto e del- la sua moglie Maria si torna a far men- zione in una carta del 954, conlenente lina peimuta di beni, che fu fatta da Co- stantino abbate di s. Lorenzo fuori delie mura con Benedetto abbate di s. Grego- rio nel clivodiScauro,riportata dagli^^n- nali camaldolesi. Si parla quindi d' un fondo ch'era stato donato al detto mo- nastero di S.Lorenzo per cartulam dona- tionis a quadam Maria nobilissima fe- ìnina uxorein quondam Gregorio super- stite, che Gaììtlù crede debba dire supe- riste. Presso il Labbé, Concil.t, 9, evvi Stephanus fiims Johannis superisla, il quale intervenne al conciliabolo che si ra- dunò nel 963 in Pioma alla presenza di OHo4iel iniperatore, in cui si prelese va- namente di deporre (iiovnnni XII legit- timo Papa, e s'intronizzò Leone Vili an- tipapa.

SUPERSTIZIONE,^«/?er.v//7/o. Cu- riosa e vana osservazione lV Auguri i^Sor- tilegii^V,') o simili cose proibite dalla ve- ra Religione (/^'.j, falsa e vana religione. Tale è la definizione che della supersti- zione ci \\ Dizionario della lingua ita- liana. Quella di Magri, nella Notizia dei vocaboli ecclesia b'iici, suona cos'i : Culto {V.) vano e indebito alla Divina JNIaestù, e però vizio opposto alla virtù della re- ligione. In due maniere si può commet- tere il mancamento della superstizione: 1 ."adorando le creature in vece del di- vin Creatore, e questa si chiama Idola- tria {V.); 2.° adorando il vero £>/o(/^.), ma con Ceremonie o Riti^f^.) superflui, e con modi indebiti, e questa si chiama vana osservanza. Onde dice s. Isidoro, O- rig. lib. 8, cap. 3: Superstitio dieta est, quod sit superflua, aut supcrstatuta ob- strvatio. Il Bergier, Z^/s/o/zc/r/o enciclo- pedico della teologia ec, all'articolo iV"- perstizioso, Superstizione, uice che que- sti due terniini sono derivali dal Ialino

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superstare, sinonimo di superesse, cioè essere sovrabbondante; per conseguenza la superstizione è un culto eccessivo e su- perfluo. I greci lo appellavano, il timore de' demonii o geni che prendevano per Dei; perciò dicono alcuni filosofi moder- ni, che la superstizione è una lurbazione dell'anima, cagionata da un eccessivo ti- moredella divinità. Il timore èsenza dub- bio una delie principali cause della su- perstizione, ma non è la sola, e non vi è passione alcuna dell'uomo che non possa renderlo superstizioso; altri scrittori più istruiti l'accordarono. Il Vermiglioli, Le- zioni di diritto canonico, lib. 5, lez. 2 1 , De sortdegi , dichiara: Superstizione è lo slesso che falsità ed errore nel culto, pre- standosi culto, venerazione e sommes- sione a chi non si deve, come agi' idoli e false divinità , attribuendo loro quello che si deve a Dio, a Maria ss., a' Santi. Aggiunge che il sortilegio è tutto quel- lo ch'è superstizione. Divinazione, Ma- gia, M ale fizio {P' .),saudi osservanza. Ma- gia superstiziosa o diabolica è 1' arte e facoltà di operar cose,che sembrano pro- digijinvocando l'opera del Demonio {f •)■ Vana osservanza o malefizio è 1' uso tli mezzi superstiziosi diretti ad ottenere un braiikatu evento o un danno, che si ar- reca a qualche persona nel corpo sostan- zialmente, ovvero un odio o un aifetto, usando un malefizio oamalta col mezzo di bevande propinate a mal fine, o per conciliare amore o concitare odio. La di- vinazione è la superstiziosa ispezione o Predizione (/'.) di cose occulte e future, e riceve il suo parlicolar nome dagli og- getti su de'quali si fa l'ispezione; come !»e sui corpi terrestri, dicesi Geomanz'ia; se sui segui apparenti nell* acqua Idro- manzìa; nell'aria Aeromanz'ia; nel fuoco Piromanzìa; se sul canto o volo degli uc- celli e sulle viscere delle bestie, Augurio, Auspicio,Aruspicio, e ne parlai a Sacer- dozio trattando di quello degl'idolatri, e colle latitudini sugli auguri e aruspici iu che eslcudevano la loro superilizlonc,cun

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quanto focevasi per eludere o espiare i presagi contraii per evilanie i inali, e derivali anche da'sogni. Ciò che in occi- dente furono "li aruspici, in oriente lo e- ranoi maghi che infettarono del reo con- tagio, onde diss\ Arnohio : ^Jagi Ha- nispicum fralres. Annibale ficevasi bef- fe del re Piusa, il quale preferiva di con- sultare piuttosto gì' intestini d'un vitel- lo, che i più abili capitani; e Catone di- ceva, eh' egli non sapeva comprendere, come gli auguri e gli aruspici potessero incontrarsi fra loro, e guardarsi senza ri- dere, conoscendo la vanità della super- stiziosa loro scienza. Quanto al sogno, Somnium, è la serie e complesso d' im- magini e d*idee,che durante il sonno ven- gono airanimo,e il piìi delle volte in mo- do strano collegate, presentandosi allo spi- rito confusamente, onde il sogno è un'al- terazione e accidente del dormire, illu- sione e vano fantasma. Se da'sogni avuti si vuoldedurrequalchespiegazione opre- dizione, dicesi Onirocrazia. Gli antichi che davano forma e figura a tutti gli af- fetti,! sentimenti, le passioni dell'animo, a tutte le scienze e le arti, a tulli gli es- seri del mondo morale, a tulle le crea- zioni dell'ideale, come toccai a Simbolo e Simbolica, simboleggiarono pure la Su- perstizione. La mitologia e l'iconologia personificano \i\ Su pers [izione aollo la for- ma d' una vecchia donna portante una civetta sul capo, una cornacchia a fian- co, un libro sotto il braccio, una cande- la di cera in mano,degri amuleti al collo, e che sta contemplando un quadro, ove sono disegnate le stelle, ch'essa crede con VAslroloi^ia (/^.) giudiziaria per la loro iniltienza pericolose. Le vienedato ezian- dio una benda, e vi si aggiunge il volo ilegli uccelli e i [mlli sagri,e qualche altra superstizione degli antichi. La supersti- zione giunta all'eccesso, non lascia veru- na sorte di godimento a chi debolmente vi si abbandona con ridicola puerilità. La superstizione scacci.! dal suo cuore la lranq(iillità,esopra tulli grislatiti di sua

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vita spande essa un'agitazione ed un'in- certezza chea se stesso lo rendono insop- portabile, mentre gli allri lo disprezza- no 0 per lo meno lo compassionano. Tra i peccati opposti al i.° comandamento di Dio, vi è quello della superstizione,che si commette: i ." col rendere a Dio un culto che sia contrario alle regole prescritte e stabilite dalla Chiesa; 2.° col pretendere di ottenere lui elfetto da cose che non han- no relazione o connessione con l'effetto bramato, il che dicesi vana osservanza. Anche la divinazione è un peccato op- posto ah. "divino comandamento, come quella che cerca per mezio di patto o e- spresso o tacito col demonio d'arrivare a conoscere l'avvenire, o alcuna cosa se- greta o nascosta; ovverosenza simile pat- to, nel procurarsi tal cognizione co'mez- zi che non ponno naturalmente condur- vi. Adunque i teologi definiscono la su- perstizione, peccato contrario alla virlù di religione, col quale trasportasi alla creatura il culto dovuto soltanto a Dio, o col quale si rende a Dio un culto in- debito, facendo eolrare in questo culto delle maniere che non gli convengono.La superstizione consiste in un cidlo illegit- timo e disordinato, o perchè è frilso o per- chè è indecente, vano,superlluo;poichè bi- sogna considerare due cose nel cullo, l'og- getto al quale si rende, e la maniera con cui si rende. Se l'oggetto del culto non è vero o legittimo, come se si rende al demonio o a (|ualche altra creatura, il culloèlàlso dalla parie deiroggelto,giac- chè si pone una creatura al posto di Dio. Se l'oggello è legittimo, come quando si rende u Dio, ma che visi facciano entra- re delie maniere basse, indecenti, vane, superflue, poco convenienti, il culto è su- perstizioso dal lato della maniera d'ono- rare l'oggetto veroch'è Dio,e che esclu de silfiitta maniera bassa e indecente di onorarlo. Se si considera la superstizio- ne dal lato dell'oggetto, cinque ne sono le raininentale specie; cioè l'idolatria, la magio, il luuleiioio^la divinazione, la vaiiu

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osservanza. Se si esamina la supersliiio- nedal lato delle circostanze o delle manie- re di culto, due ne sono le specie; cioè il culto falso, che consiste nel rendere a Dio ìm cullo falso e apparente,corae se si vo- lesse onorarlo osservando la legge di/l/o- ic [F.), predicando falsi Miracoli {r.\ venerando false Piclicjuie{F.); ed il culto superfluo, che consiste nell' impiegare nell'esercizio della religione certe cose di cui la Chiesa non si serve, e che sono va- j)e e inulilijCome d'aggiungere alla Mes- sa [F.) o all'amministrazione >\iiSagra- ì/ienli {F.) qualche ceremonia non no- tata nelle Rubriche (/'.), il che è proibi- to dal concilio di Trento. 1 trattatisti sul- la superstizione danno in generale le se- guenti regole per giudicare, i.° quando una pratica è superstiziosa ; 2.° quando una superstizione è peccato mortale o so- lamente veniale. Le regole per giudica- lequandouna pratica è superstiziosa so- no: I ." Quando un'azione che si fa o una parola che si dice, non ha alcuna viilìi, secondo l'ordine della natura, ne se- condo l'istituzione di Dio e dellaChiesa, per produrre un elfetlo che si attende, è un segno che quell'azione o quella pa- iola è superstiziosa. Imperocché devesi mettere per principio che ogni ellelto è prodotto o dalla natura, vale a dire dal meccanismo del mondo, dalle leggi ordi- narie delle comunicazioni de'movimenti de'corpi, o dalla potenza immediata di Dio, e indipendentemente da queste leg- gi ordinarie,o dal ministero degli Angeli (de'tjuali riparlandone a Curo degli A?f- oELijdissi delle superstizioni cheli riguar- dano, come faccio in tutti gli articoli in cui ha luogo o vi ebbe luogo la super- ilizione), o da quello del demonio. Se un effetto è prodotto dalle leggi ordinarie delle comunicazioni de' movimenti dei corpi, è un effetto naturale; se viene da Dio immediatamente o pel ministero de- gli angeli, è un vero miracolo; se viene dal demonio è un prestigio(del (piale trat- tai anche u Strega) o un fuUo miraco-

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lo. Ora, quando un'azione o una parola non ha alcuna virtù, secondo l'ordi- ne della natura, secondo l'istituzione di Dio e della Chiesa, per produrre l'ef- fetto che si attende, non si può attribui- re questo effetto atteso, alla natura, perché non avvi legame, propor- zione colle cause naturali, all'opera- zione immediata di Dio e al ministero de- gli angeli, giacché Dio non ha istituito néquelle azioni, nèquelle parole per pro- durre gli effetti che loro si attribuiscono, e perché non ha dichiarato in nessun luo- go,né nelle sagreScritture,né per la boc- ca della sua Chiesa, che avrebbe prodot- to quegli effetti, immediatamente egli stessoocol ministero degli angeli. Bisogna dun(|ue attribuirli al demonio, in virlLi d'un patto esplicito o implicito. E' sopra questa regola che il dottore s. Tomma- so condanna di superstizione l'arte no- toria, che consiste ad impiegare per di- ventar ciotto certi mezzi che non lianno alcuna proporzione colla scienza ; come se si pretendesseacquistare qualche scien- za osservando certe figure, e pronunzian- do certe parole per produrre la scienza. Quale virtìi altresì naturale o divina può aver la membrana che talvolta scorsesi sui bambini appena nati per renderli for- tunati ? Quale proporzione tra certi ca- ratteri e la guarigione di certe malattie? Quale proporzione tra gli Aninleti [f'.), detti pure fascini edagli arabi talismani, le Fdallcrie {f .), e generalmente tulli i prelesi preservativi, ed i mali e gli acci- denti di cui pur si pretende che ci preser- vino? Quale legame tra il A^ liniero (f'.) tredici e la morte nell'anno di una delle persone che si saranno trovate insieme a tavola? E cos'i dicasi della morte che si crede colpirà la più giovane delle 3 che assestano e acconciano un letto. Della rottura d'uno Specchio, i.\e\\o spargimen- to deW'OliOj del rovesciamento del vaso che contiene il5"<i/(' sulla mensa; e di tan- te altre umilianti e degradanti supersti- zioni, sia sui numeri del Lolla, sia sullo

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Starnuto, non che altre innumerevoli che vado riprovando a'ioro hioghi,come indegne d'un cristiano e nel sedicente se- colo illuminato! 2. "Quando si mischia a ciò che si fa qualche circostanza vana e inutile, è un segno di superstizione, come il cogliere l'erbe allo spuntar del giorno della natività di s.Gio. Battista, nella cre- denza che quelle erbe così colte hanno una virtìi particolare. 3.° E" un segno di superstizione 1' impiegar delle Preghiere (/'.) ridicole, e che non partecipano della pietà cristiana, per ottenere qualche co- sa, e l'abuso del Salmo [F.) 1 08; ovvero l'impiegardelle pieghiereodellecose san- te per produrre qualche effetto vano e ri- dicolo, come per far girare un anello, ov- vero impiegare de'termini osceni e sco- nosciuti, delle storie e leggende false, a- pocrife, e non approvale dallaChiesa, o portare certe cose, come i corni (il che deplorai anche a Strega), de'sacchetti di iuta benedetta, alcune parole dell'E- vangelo scritte sulla pergamena con mol- le croci di diverso colore,ealtrecosesimi- li che lungo e umiliante sarebbe il ricor- dare, alle quali puerilmente si pretende che siavi attaccata una virtù particolare contro i sortilegi, il mal occhio e la ietta- tura, di che compiansi la leggera umani- tà a Malefizio e a Strega. Le regole poi per giudicare quando una superstizione è peccalo mortale o veniale,secoudo i (ue- desimi trattatisti delle superstizioni,sono le seguenti, i." Tutte le superstizioni che contengono la magìa, gl'incanti, i male- fjzi, r idolatria, la divinazione, la vana osservanza, i patti impliciti o espliciti coi demonii,sono mortali di loro natura, per- chè sono troppo ingiuriose a Dio, con- trarie al I ." suo comandamento, e perchè impegnano gli uomini a trasportar alla creatura (|ueironorech'è unica mente do- vuto alCreatore,come già notai in princi- pio.3.°Le superstizioni, che hanno l'igno- ranza e la semplicità per principii, e che non provengono die da un cullo super- iluo,ilqu«le uou è falso, iudcceule,

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scandaloso, ne ingiurioso a Dio oalla Chiesa, non sono punto mot tali di loro na- tura. Si può, secondo queste regole, giu- dicare COSI de' casi seguenti, i. "E per la meno un cullo superfluo e che partecipa della superstizione, l'applicare una chia- ve arroventata d'una chiesa, dedicata a s. Pietro, sulla testa de'bovi, de'caiii e al- tri animali, per preservarli dalla rabbi;i; giacché non si vede sopra qual fondamen- to la chiave d'una chiesa di s. Pietro può avere una tale virtìi piuttosto che quella d'una chiesa di s.Paolo odi qualche altro santo, essendo arroventata, piuttosto che applicata fredda. A Santi ricordai gli abusi e le superstizioni che li riguardano. 2." E' una pratica superstiziosa l'attende- re uu ellelto certo, come la s;uari^i(>Me ' co

d'una maialila, da certe preghiere piut- tosto che da altre, o da uu certo numero di preghiere, come dell'Evangelo, Jn principio^ma sopra lutto quaiido tali pre- ghiere non sono approvale dalla Chiesa, 3. "Benché si possano applicare certi rime- di, come l'erbe per la guarigione d'alcu- ne malattie, come la febbre, la colica e al- tri mali, nella credenza che que' rimedi abbiano la virtù naturaledi produrre l'ef- fello che si atteiule, se si aggiungono al- l'applicazione di tali rimedi alcuni carat* teri, figure o parole , o qualche osserva- zione vana, che si sa non avere la virlìi naturale di cooperare all'effetto atteso, si pecca di superstizione. 4-" E' una su- perstizione il credere, che alcunodella fa- miglia e de' vicini morirà bentosto, per- ché qual funesto presagio si è inteso cane urlare^stridare una civetta,o un cor- vo gracchiare, o uu gufo cantare, o altro uccello nolturno di triste 0 cattivo augu- rio, nelle adiacenze dell'abitazione. Biso- gna fare lo stesso giudizio di coloro, i qua- li portano al colio i detti sacchetti colhi ru- ta benedetta, alcune parole dell'Evange- lo scritte sulla pergamena, e altre cose, alle quali si pretende sia attaccata una vir- tù [jailicolure couUu i aoi tilcgi e le stre- gonerie.

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Presso i Pagani e i Gentili ( V.), e spe- cialniente presso i romani, la superstizio- ne fu portata ad un apice veramentesto- inachevole, e gli storici sono ridoudanti di tratti die la dipingono eccessiva, da indurre a coaipiangere la miserabile lo- ro cecità. Animiano Marcellino fra gli al- tri si diffonde assai su tal punto, ed è sin- golarmente osservabile ch'egli noi fi già per biasimarla o scagliarsele contro, in vista de'mali che l'accompagnano; ma si dimostra invecealtrettanto persuaso del- le sue ridicole pratiche, quanto il più stu- pido e pi Lx debole fra i romani. Valga a 'tal proposito rammentare quel che dice Varrone, cioè che nella sola città di Ro- ma erano adorati 3o,ooo dei, che avea- no tutti delle distinzioni tra essi, e con ri- li superstiziosi, oltre i dei Mani {F.), la- ri o penati. Pare impossibile, come tra la saggezza de'suoi senatori e il valore dei suoi soldati, il debuie della gran nazio- ne, che qual verme la rodeva, era la su- perstizione gigante, e formava il tormen- to de'parlicolari , sconvolgendo spesso i generali all'ari. 1 romani piìi di qiialim- fpie altro popolo provarono terribile flagello. Sembra die gli egizi ne abbiano pursollerto, ma essi erano più concentra- ti in loro medesimi, ed aveano ben mi- nori cognizioni straniere; d'altronde se- guivano eglino gli ordini de'sacerdoti da cui erano governati,e il carattere dell'uo- mo è tale, che ove l'autorità die lo go- verna somministri al suo spirito qualche soggetto di critica, e desti nel suo cuore delle segrete ribellioni, si consola egli al- meno colla libertà ch'essa autori/za, eco- gì' intervalli di sollievo cli'essa gli accor- da, come si esprime Caylus, nella Raccol- ta cCoiilìcliuà, t. 3, p. i53. 1 romani al contrario erano giunti da se stessi, in for- za d'una generale debolezza, di un una- nime sentimento e di una adottata pra- tica, al punto d' indicare con atti e con pubblici voli persino i G/o/7a"(F.) fausti e ndìisli, felici o sfortunati ; ninno ar- iossivadÌ6Ìirallapreveuzioue,cousegueu-

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temente o intraprendevano o diSerìvauo le più essenziali operazioni dello stato; per quanto vantaggioso fosse preso il mo- mento di dare una battaglia, se ne aste- nevano, ove i sagri polli che allevati dai sacerdoti servivano per gli augurii, aves- sero ricusato di mangiare. Nulla intra - prendevasi nel senato di ragguardevole, se prima non si erano presi gli auspicii dei .sagri polli. Vi fu anche qualche cosa più incredibile, più inetta e più assurda del- le gabbie de'polli, l'autorità cioè de'sor- ci e degli scoiattoli, per cui Cicerone la- sciò scritto: Nos ila le^es alque inconsi- derati sumns, liti si iniires corroserinl a- liquid, nionstriini pulenius. Lo stesso Ci- cerone con gravi parole si lagnò della va- nissima onirologia, che occupò tutto il inondo e tutti i secoli, mentre essendo il sonno co(>;eduto dalla provvidenza al ri- poso della natura, la superstizione de'so- gni lo riempiva di aifmni e paure, per cui esclamò: Pcrfugiiini videtur omnium laboram et sollecUudinem esse soninusj at ex eo ipso pluriniae ciirae metusque iiascuntur. Abbiamo i libri del gran Ar- lemidoro intorno a'sogni, ma ciò è nulla in paragone di quanto ne scrissero tanti (llosoh ricordali da Cicerone e da altri. E ben riflettè quel saggio: Nescio quo- inodo nihil tani absurde dici polest, qiiod non dicatnr ab aliquo philosophomni. Tulle le azioni domestiche dei romani, della vila e della morte, erano accom- pagnate da innumerabili superstizioni ; così lo Sposalizio (^''.), come la Sepol- tura(ì^.),àA\i\ quale le iS/reg/if (/^.) nel- le notturne ricerdie traevano i cadave- ri pe'Ioro prestigi e incantesimi. Il Gua- sco, / riti funebri di Roma pagana ^ a p. «48 parla degli errori de' romani circa r a[)parizione notturna delle ombre dei morti, de'Iemuii e delle tl'slelenuiralijche celebravano [ler placare quelle vaganti e moleste, di che trattai a IMani. Tutte fal- laci e immaginale visioni, prodolteda una fantasia alterala, e da una mente guasta e corrotta dalla supeisliziune. Questa su-

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perslizione con arlificiosa impostura era come i lauti Oracoli{f^\ i lil)i i delle Si- alimentala da'sacerdoli, dagli auguri, e /'///<-{ A'.), oltre allrestravag.uiliimposlu- dagli artistici. Costoro conoscendo i ro- re, segreti e giuramenti esecrabili; guaz- inaui essere inclinali alla sn|)erslizione, ^.aboglioaltroMdi errori einililTerentisruo seppero scaltramente prevalersene; e pò- religioso,di demagogia e di sedizione,mol- nendoa profìitola loroautorità,elascioc- le vanissime supeislizioni invadendo pa- ca e solenne credulità