1

I

Digitized by the Internet Archive in 2013

http://archive.org/details/descrizionedelleOOerol

GIOVANNI EROLI in età di anni 45-72

Oh! come ruomo io veggio Cangiar suo aspetto in peggio

La gioventude mia Ben rapida s parìa

Ed ora che mi specchio, Mi accorgo d' esser vecchio

GIOVANNI EROIvI

DESCRIZIONE

DELLE

ClIISE W

LE PIÙ IMPORTANTI

RISPETTO ALL'ANTICHITÀ E ALLE BELLE ARTI

NARNI Tipografia Petrignanì 1898

AL ÒONTÉ PAOLO CAMPELLO

E ALLA CONTESSA SVA CONSORTE

GIUSTINA GVALA

NOBILI PER NASCITA MA PIV' NOBILI PER LA SQVISITA MORALE EDVCAZIONE PEI GENTILI SOAVI MODI

PE l'elevato addotrinato ingegno

PER LA BONTÀ D'ANIMO E COSTVMI

GIOVANNI EROLI

IL PRESENTE LIBRO DEDICAVA A SEGNO DI SINGOLARE STIMA E AFFETTO E PERCHÈ POTENTISS. IN LORO IL SENTIMENTO VERSO LA RELIGIONE DI

CRISTO

LA CATTEDRALE

DI S. QIOVKNALE PRIMO VESCOVO E PROTETTORE DELLA CITTÀ

'^^TTJE-^'R^Xf;E- e così detta, perche co7t- fiene la cattedra del Vescovo, dalla quale esso istrui- sce il popolo nella scienza divina, ne regola i costumi, n' esercita la giustizia^ e lo guida per la via della vir- tù e della verità, che rendono V uomo allegro e felice in questo e nelV altro mondo.

La cattedrale ritiensi per la primaria e piti splen- dida chiesa del luogo, e qui menansi in gran pompa le più solenni festività.

In antico tisavansi due cattedrali, V una per V e- state, e V altra per V inverno sotto titolo di s. Pietro e s. Maria Maggiore, ad imitazione delle due prin- cipali basiliche di Roma. Quella di estate si vuole che fosse per noi la chiesa di s. Pietro Ì7t Conca, ^ posta fuor di porta ternana, presso il convento di s. Girolamo, ed in essa si rinvennero, anni addietro, va- ri oggetti sacri ed antichi. Quella d' inverno fu, senza dubbio, la chiesa di s. Maria Maggiore, che 7iel ijoo circa si cedette ai PP. Domenicani, i quali la tennero fino air ultima soppressione. Infatti per residenza ve- scovile, che d'ordinario stava e sta presso la cattedra- le, ci viene dalla tradizione indicata la casa tenuta

oggi in affitto dalla fa^niglia Bonanni, di proprietà de' miei parenti Eroli, che ha il prospetto sulla piazzetta, e il lato destro confi^iante con la via che mena al bre- fotrofio, prossimamente al fi anco sinistro della chiesa. La tradizione vien poi confermata dagli stemmi dei vari Vescovi, dipinti in S7ille mura interne dell' entro- pie, i quali presentemente sono tutti scassati ; ma che noi vecchi vedemmo 7m tempo co' nostri stessi occhi.

Altro argomento, che assidera per cattedrale s. Ma- ria Maggiore, si è, non solamente il titolo, ma pure il privilegio, che, tempo addietro, godea il Priore dei Domenicani, cioè di occupare nella novella cattedrale, tra gli altri canonici, uno stallo del coro nelle solenrii episcopali finzioni, per mostrare la stretta relazione che passava tra la nttova e la vecchia cattedrale.

La chiesa di s. Maria Maggiore cessò di essere cattedrale, quando la cattedra episcopale venne nel presente tempio trasferita, e venne ceduta ai canonici secolari da quelli regolari deW ordine stesso esistente a s. Pietro in Vincoli di Ronia^ non saprei dire per qual r a gioite.

Questa novella cattedrale, ov' ó riposto il corpo del primo santo Vescovo protettore, conta quasi nove secoli di costruzione, con varietà di stile nelle site va- rie parti, perche restaurata ed abbellita nel tempo sus- seguente, come noi ben rileveremo dalla descrizione che Ì7Jiprendiamo a fare della medesima, alla quale succederanno i suoi annali, e quindi la serie de' no- stri Vescovi.

NOTA ALLA PREFAZIONE

I Npn faccia meraviglia, che una nostra cattedrale fosse anticamen-

te fuor di città, essendovene state altre in altri luoghi, per esempio S. Pietro in Perugia, S. Pietro in Spoleto, S. Va- lentino a Terni, S. Terrenziano a Todi, non volendone citar di più.

II monaco di Cluny Rooul Glabere scrive nella sua storia, com-

posta nel 1017, che sul finire del 1003 in quasi tutto il mon- do, e specialmente in Italia e in Francia, le basiliche {ossm chiese principali e cattedrali ) si rinnovellarono senza neces- sità. ( Godard, coiirs d' archèol sacr. p. 210)

Infatti la chiesa di S. Giovenale venne in detto tempo rinnovellata con istile romano bizantino (da altri detto lombardo, cioè venuto di Lombardia ) retrogrado, perchè 1' architettura da un pezzo decaduta per la invasione de' barbari, che, igno- ranti di belle arti, le mandarono in malora. Ma nella nostra cattedrale si faccia eccezione al presbitero, eh' è di stile ro- mano - bizantino progressivo, essendo stato costrutto succes- sivamente nel secolo XIII con sette cappelle in giro, a co- stume di altre chiese già in piedi a quel tempo. Che la no- stra cattedrale esistesse prima del secolo X con maniera più povera e rozza, ce ne certifica la cappella di S. Cassio, os- sia Oratorio di S. Giovenale, che fu innalzato in su' onore nel IV secolo da S. Massimo successore nel vescovato.

I canonici, che salmeggiavano in coro nel 11 59 erano 24, ol- tre altrettanti beneficiati e chierici al loro servigio. Ma nel 1223 furon ridotti a 16, il qual numero al presente é pur diminuito, non parlando de ' beneficiati e chierici, ridotti a uno solo per sorte.

Agostino Alberti nella Idea generale delle Caltedrali dell' Euro- pa, pubblicata a Torino nel 17 18, scrive rispetto a Narni quanto segue :

« Città di sassoso territorio, di otto Parrocchie, sette Conventi, cinque Monasteri, dodici Confraternite, Ospedale, Monte dj pietà, ha Cattedrale dedicata a S. Giovenale, INIedico Car- taginese, suo primo Vescovo nel 369, ed in essa 16 Cano- nici, 18 Beneficiati ed altra Cheresia. Consista la Diocesi iq

5 Terre e 25 Ville. Fra queste è la Torre di Pincio ( Picchio dovea scriversi) Contado degli Alberti ».

La primaria dignità del capitolo è ora 1' Arciprete, ma prima r Arcidiacono, che poi cambiò nome in Preposito.

Il capitolo ebbe un tempo il diritto, come gli altri suoi compa- gni, di conferire i propri canonicati a chi loro piacesse ; ma con r approvazione della s. Sede ; così pure il vescovato, che talvolta fu dato a vari individui della stessa famiglia con voto unito del popolo.

I canonici anticamente indossavano il rocchetto e la dalnmzia al braccio, che era una pelle, credo di ermellino ; ma nel 1687 Innocenzo XI concesse loro la cappa magna sopra il roc- chetto.

Quando io parlo negli annali della consacrazione della cattedrale, solennizzata da papa Eugenio nel sec. Xlh, ove dedicò V al- tare principale a M. Vergine, s' intende ch'essa consacrazio- ne avvenisse nella chiesa di s. Maria Maggiore ( oggi s. Do- menico ), nella quale sappiamo da sicuri documenti, che nel 1216 ancora esisteva la cattedra vescovile.

CAPO I. Descrizione della Cattedrale

' >A cattedrale di Narni, dedicata al suo primo Ve- scovo S. Giovenale, è una delle più nobili e distin- te chiese del luogo, e la sua remota antichità esterna invoglia i forastieri a visitarne anco l'interno.

Essa elevasi in sulla china del monte maggiore con la facciata volta, secondo 1' antico rito cristiano, all'est, perché quivi sorge il sole, figura, al dire della sacra scrittura, di Gesù Cristo. In tale posizione ha per confine, di prospetto, la piazzetta, da lei stessa appellata del Duomo, fiancheggiata a destra dal pa- lazzo vescovile, a sinistra dal vecchio seminario, sco- prendo in lontananza parte della bella veduta della valle del fiume Nera, che diletta ogni riguardante.

Il suo fianco destro, al sud, é a confine dell'anti- chissima piazza del Lago (oggi Garibaldi), e il sini- stro, al nord, vien chiuso dal detto seminano ( presen-

temente scuole pubbliche femminili ), dal nuovo moni- stero delle monache di S. Anna, dal proprio campa- nile, dall'orto della canonica, presso cui é una porti- cina nomata postema, che l'ingresso nella cappella del Sagramento e in tutta la chiesa.

La parte postica, all'ovest, guarda il monte oppo- sto Santacroce, appiè del quale, fra uno stretto orrido burrone, scorre veloce, ondeggiante e spumoso il detto fiume.

La ossatura del tempio è in genere di piccole pie- tre calcaree natie, tagliate a pelle piana e quadrilun- ghe.

Il muro della facciata, incorniciato in cima, eleva- si per circa tre metri sopra il tetto. Sotto la cornice tondeggia un gemello rosone, intagliato ciascuno a quattro foglie in croce. Appresso a questo fu aperto un fincstrone per dar maggior luce alla navata di mezzo, e una finestra più piccola nel suo sinistro lato per illuminare la navata laterale. Più in basso ammi- ri r atrio di bella foggia del sec. XV, che contiene quattro archi a tutto sesto, nobilmente incorniciati a bastoncini e ovoli, elevandosi sopra tre colonne non molto alte, mancando la quarta, ' che fu tolta, quando fecesi ivi 1' apertura per la nuova strada, e i loro capi- telli sono intagliati a foglie. Nel fregio risaltano, a basso rilievo scolpiti, dodici encarpi,, ossia festoni, le- gati con fettucce ad anelli, e intramezzati da cinque stemmi gentilizi, alcuni abrasi, ^ sostenuti da puttarel- li alati.

Da questo atrio per tre porte rettangolari entra- si nel tempio. Quella di mezzo, che introduce nella navata maggiore, è più delle altre alta, larga e no- bile, perchè gli stìpiti suoi di pietra e 1' architrave sono ornati a basso rilievo di foglie e rosoncini, men- tre le altre due soltanto incorniciate," e queste danno

ingresso alle navate laterali. Una quarta porta nella parete sinistra, abbellita pur essa di scolture a basso rilievo, figuranti encarpi e attrezzi da muratori, dava accesso un tempo alla stanza della società de' mede-

simi detti muratori loììihardi, perché provenienti dal- la Lombardia. Cessati cotesti muratori, la stessa stan- za servì per fonte battesimale, e oggi vi sono deposi- tati i morti da trasportarsi al pubblico cimitero. In sull'arco della porta é incisa cotesta memoria: ^

Ot^VS. FABRICATVM. A. D. M497. TEM. PON. D. N. D. ALEXANDRI. PP. VI. TVNC. MAGISTRIS. ANTONIO. ROSE NICOLAO. ET. BERARDINO. CONSVLIBVS. ARTIS. MVRATORVAI. LOMBARDIS.

Il fianco destro della chiesa viene in gran parte ricoperto dalla fabbrica del pubblico orologio, e dalle mura esterne delle due cappelle Gormez e Risi, esi- stenti in detto tempio, perchè non resta di lui scoper- to altro che un terzo.

Siffatta parte elevasi sopra più moderno stilo- bato, ed in cima corre una cornice, sostenuta da sem- plici mensolette, sulla quale posa la pendenza del tet- to.

Sotto le mensole appare una stretta striscia di lucente colorito mosaico, che tempera un poco la mo- notonia delle uniformi pietre conce. Più sotto sono aperte due strette arcuate finestrelle per debolmente illuminare la terza navata destra ; appresso vedesi un rosoncino intagliato a sei foglie, e ad esso succede la porta rettangolare, che dona ingresso alla stessa na- vata. Detta porta ha gli stipiti e 1' architrave con ar- co sopra, forniti di tralci, fiori e foglie scolpiti a bas- sissimo rilievo, e a ' piedi della medesima sono pian- tati i soliti due leoni seduti e vigilanti. Ad essa mon- tasi per 14 lunghi scalini di pietra natia, che termi- nano in uno stretto piano ; ma dopo questo convienti salirne altri tre, più corti e stretti, incastrati nella grossezza degli stipiti.

Nel lato sinistro, tutt' occupato da fabbriche mo- derne, non v' ha nulla da osservare, eccetto che ancor qui il muro è più basso per la stessa ragione dell' al- tro. Ma bisogna ben ricordare, che il nuovo moni- stero di s. Anna, costrutto a spese del vivente bene- fico nostro Vescovo M/ Boccanera, occupo in gran parte l'antico locale della chiesa sospesa di s Alò ad-

15

dossata alla stessa cattedrale e di sua proprietà, ove furono, un tempo, alcune belle pitture, del tutto ro- vinate da chi teneva in affitto il locale per vendere legname di abete. Bisogna anco ricordare che nella

piazzetta della facciata di detta cattedrale, e ai lati di questa, eran due portici antichi, ove seppellì van-

i6

si i Vescovi del luogo, i canonici e qualche insigne personaggio privilegiato, essendo a que' tempi proi- bito di seppellire in chiesa. Di fatti, molti anni so- no, facendosi in essa piazzetta alcuni scavi, furon trovate le ossa e le ceneri di alcuni morti.

Le tre porte della facciata, che dicemmo dare ingresso al tempio, di forma, così detta, a croce la- tina^ corrispondono alle tre navate principali ; e le chiamo principali, perché havvene una quarta che vol- garmente appellasi falsa ; ma per me è la più antica» essendovi incluso l' antichissimo oratorio di S. Gio- venale, oggi attribuito a S. Cassio. E questa falsa navata non venne considerata nel disegno del nuovo tempio, quantunque in esso inclusa.

Noi ci faremo nella navata di mezzo, che, secon- do il costume religioso, è la più grande e sfoggiata delle altre. Osservate ! ! Dopo 1' orchestra, dilungasi a gran tratto fin presso la marmorea Confessione, con otto irregolari colonne di pietra per parte, terminate da capitelli rozzamente intagliati a foglie di loto. Posano su questi i pulvini, e sui pulvini gli archi schiacciati composti di pietre a vicenda color latteo e rosso al- l' uso bizantino. Gli archi sono una sezione delle som- mità con la corda di m. 2, 75 e la freccia di m. o, 19.

Con queste colonne e archi vengon distinte le tre navate regolari, le quali, giunte allo scalino, che met- te alla Confessione, s' innalzano ad arco a tutto sesto ; ma quel di mezzo più elevato e largo, per cui venne a ragione detto trionfale. Esso posa su due colonne innestate in doppi pilastri, che sorreggon pure gli ar- chi delle navate minori. A questi doppi pilastri é per ogni parte appoggiato un ambone di pietra arenaria na- tia con iscolture di ornati e figure, a piè di uno dei qua- li leggesi l'anno del compito lavoro, cioè 1490. Tutte le navate sono ora a volta; ma in prima costruzione

dovéa esservi la travatura del tetto scoperta Con li- so del tempo.

Neil' alto della navata di mezzo appaiono alcune aperture accecate, che doveano appartenere alla gal-

Lato destro della Cattedrale con la sua porta (pag. 14)

leria superiore, detta viatroneo, usata in altre antiche chiese, ove assistevano alle sacre funzioni le vedove e le monache, cui non conveniva stare fra la turba. Dall' arco trionfale, salendo uno scalino, ci trovia-

2

mo dinanzi alla Confessione, per ammirarla ne' suoi vari marmi e belle intarsiature, e nella sua vaga for- ma ad imitazione di quella di wS. Pietro di Roma, o- pera del Bernini. Venne eseguita a spese del Munici- pio, e del benefico concittadino Cardinal Giuseppe Sa- cripante, come addimostrano le iscrizioni ivi poste :

I _ S. IVVENALI. MARX. EPO. NARN. FVNDATORI. PRIMO. SALVTIS. AC. FIDEI PARENTI. OPTIMO. PASTORIQVE. SVO NARNIA. VNIVERSA. SVPPLEX. ANIMI. GRATI MONVMENTVM. PONIT. AC. DICAT. MDCXLVII II

IN HONOREM S. IVVENALIS lOSEPH. CARD. SACRIPANTES CLEM. XI. P. O. M. PRODATARIVS ANNO SAL 1702 La Confessione è recinta da marmoreo balaustra- to, da cui, aperto un cancelletto di ferro, scendesi nella sua bassa platea. Qui sono tre porticine ; le due laterali mettono, scendendo, nella capella inferiore, det- ta Corpo santo, e salendo, si torna nella parte supe- riore ; la porticina di mezzo ingresso alla splendi- da urna di marmo, ove furon riposte le ossa e le ce- neri del santo protettore, ivi trasferite dal suo sepol- cro nel sec. XVII, essendo Vescovo M. Paolo Boc- ciarelli.

Dopo la Confessione montasi, per mezzo di sei marmorei scalini per parte, nel presbiterio spazioso e luminoso, che contiene T aitar maggiore, tutto mar- mo, con sopra il baldacchino di legno, nobilmente in- tagliato a putti ed ornati ricoperti di vernice e oro, sostenuto da quattro lustre colonne del cosi detto mar- mo di Cottanello*

ig

Esso presbitero ti la forma ogivale del secolo XIV, benché le sue finestrelle strette, bislunghe e triplicemente arcuate sieno state chiuse, dopo costrut- ti i presenti finestroni, che danno certo più luce al

Ambone a sinistra di chi guarda la confessione ( pag. i6 )

luogo, ma minore raccoglimento nel salmeggiare. La sua volta vedesi divisa a otto vele per via di altrettanti costoloni di pietra, i quali partendo dal rosone di mez-

lo, scendono dall' alto piegati, per posare sopra pila- strini e colonnini coronati di capitelli ; i quali colon- nini vanno fino a terra. Ma, per toglier loro il difet- to della soverchia lunghezza e magrezza, furono, qua- si a mezza via, tagliati da una cornice sporgente più di 20 centimetri, e sorretta da semplici mensolette.

Negli spazi di questi colonnini si costrussero, a spese del nominato Cardinale, sei finestroni, tre per parte, due aperti ed uno chiuso, essendo questo * sta- to aggiunto per simmetria. In mezzo ad essi figura in alto la gran tela, ov' è dipinto S. Giovenale in glo- ria con Angioli che lo accompagnano in cielo : ope- ra questa di pregio, e forse del valente pittore Trevisani, che diede altri belli dipinti per la cappella del nominato Cardinale, dedicata alla B. Lucia di Narni. Sotto que- sta tela, inquadrata con cornice dorata, vedi piantata la cattedra episcopale, a' cui lati girano gli stalli del coro finamente inteigliati e intarsiati, essendo fattura del sec. XV, e dono del Cardinal Berardo Eroli e del Vescovo protempore, come testimoniano i loro stemmi, posti nelle due estremità di detti stalli, ove sono scolpiti r Annunziata e 1' Angiolo Gabrielle. Die- tro i medesimi e la cattedra sono nascoste sette cap- pelle, che prima stupendamente adornavano il presbi- terio, piene di pitture votive dei secoli XIV e XV ; ma del tutto rovinate. Non dubito che la maggior pafte sieno fattura di pittori narnesi, i quali lavoraro- no pure in altri luoghi fuori di patria. ^ Oltre i dipin- ti abbiamo in esse cappelle gli antichi altari sempli- cissimi, essendo composti di un pilastro e una ta- vola quadrilunga di pietra e qualcuno decorato di sacre pitture.

Cotesto in genere son di certo scorrette, mal di- segnate, e qualcuna anco storpia, ma non mancano quelle che annunziano in Italia il risorgimento pittorico,

il quale apparve in varie nostre provincie e special- mente nella Toscana, e nell' Umbria a lei vicina, per mezzo dell' Alunno, del Mezzastris fulignati, di Genti- le da Gubbio e altri. Poi crebbe nella scuola del Pe- rugino, e fu portato al colmo e compiuto da Raffael- lo Sanzio d' Urbino.

Ninno ebbe mai apprezzate queste nostre pitture e cappelle, per ciò abbandonate alla ventura, e in- gombrate una volta di oggetti rotti e resi inutili, che io feci del tutto levare.

Le pitture rappresentano Crocifissi, Santi, Madon- ne etc. Altre consimili sono sparse pe' muri della chie- sa, e varie se ne scoprirono, tempo indietro ; ma furo- no bestialmente ricoperte di bianco. Nella nicchia pres- so la porta d' ingresso se ne vede ancora una.

Noi nominammo la cappella del Corpo Santo, e però da questo presbiterio scenderemo a visitarla, per poi ammirare e descrivere anco le altre.

NOTE AL CAPO !,

La strada prima passava, assai incommodamente, sotto il co- si detto Arco del Vescovo, clie fu la porta antichissima del- la città che dava corso alla via Flaminia. E questa porta un tempo era doppia, appoggiandosi 1' arco della secon- da da un lato nell' angolo del palazzo vescovile, dall' altro in un angolo della mia casa che vendetti in parte al signor Valerio De Sanctis, e in parte al Commendatore Candido Valli ; e questa seconda porta, non più servibile, si gittó a terra sotto gli occhi miei.

Tre di questi stemmi furono abrasi ne' loro emblemi, per o- dio dell' aristocrazia, a tempo della repubblica francese. Dei due, che rimasero intatti, 1' uno appartiene al Municipio, r altro al Capitolo della cattedrale, mostrando in campo r Agnello dell' Apocalisse sopra libro suggellato. In uno di quelli abrasi miri sopra lo scudo una mitra con bende, e non dubito che appartenga al Vescovo del luogo, che con gli altri contribuì alla spesa dell' atrio. Un secondo stemma abraso, con corona in cima da Marchese, si vuole concede- re dalla tradizione alla nostra gente. Rispetto al quinto non so che dire.

I muratori lombardi erano da molto tempo stabiliti in varie parti dell' Italia e fuori, di modo che anco nello stato roma- no ebbero dimora ne' secoli XV, XVI, XVII, qualmente ne informa 1' erudito mio amico cavaliere Antonio Bertolotti neir opera intitolata Studi e ficerche negli archivi ro- mani — Milano i88i voi. 2 in 8.^ Ma il professore Merza- rio nella sua opera, pubblicata nel 1893 a Milano, sopra i Maestri Comacini fa risalire la loro origine dal 600 lino ai secoli avvenire in compagnie fondate non solo in Italia, ma pure in altre contrade di Europa. A loro forse debbesi at- tribuire e il disegno e la fabbrica del nostro tempio, se non ad uno dei canonici regolari, i quali religiosi ben conoscevano tutte le arti, ed essi furono, per quanto si sappia, i primi possessori del nostro tempio, che poi cedettero ai preti se- colari a tempo di Giulio II, come afferma il Jacobilli nelle vite de' Santi dell' Umbria. Rispetto ai detti muratori lom-

23

bardi leggi il cap. 32 della storia dell' architettura di Hope.

4 La costruzione di questo presbiterio viene ricordata, non solo

nel cap. XLV del libro I degli Statuti della città, ma pure dal Bocciarelli nei documenti pubblicati della nostra catte- drale.

5 Leggi la vita del pittore Diofebi nella Miscellanea storica nar-

nese, da me pubblicata.

Il

I

CAPO TI, Cappella del Corpo Sar^to

r^ALLE due scale, aperte ai lati della Confessione, si entra tanto in questa, per due porte giornalmente chiuse, quanto nella detta cappella del Corpo Scmto, la quale tolse suo titolo dalle ossa e ceneri, quivi ri- poste nel 1662 entro elegante urna di marmo, del pro- tettore S. Giovenale primo.

Il vano ci presenta in genere l' architettura o- givale del sec- XIV ad imitazione del Presbitero che stagli sopra. Infatti quella, come questo, ha la parete semicircolare con sette sfondi arcuati, e la volta par- tita ad otto vele da altrettanti costoloni ; ma questi col rosone, a cui sono attaccati, non sono di pietra nuda, qualmente osservasi nel Presbiterio, si bene ricoperti di stucco impresso a fiori e altri ornati.

L' altare è più moderno e più nobile, essendo tut- to di marmo, e fatto a spese del Vescovo M/ Boc-

ciarelli, tolte le due preziose colonne, che reggono il timpano, le quali furono dono di Mons/° Andrea Car- doli di Narni, Protonotario apostolico e celebre avvo- cato, ' fondatore della nostra pubblica biblioteca.

Ab origine questa cappella si fondò per commis- sione del Gattamelata, ^ Capitan generale della vene- ta repubblica; ma poi risarcita nel detto anno 1662.

In sulle pareti laterali dell' altare si conservano le reliquie della chiesa, fra le quali sono notabili i guanti pontificali attribuiti a s. Giovenale col suo bu- sto di argento, e i guanti dell' altro nostro Vescovo s. Cassio. Ma io credo che questi guanti sieno di al- tro tempo posteriore e forse del sec. XII, non usati nei primi secoli della chiesa guanti episcopali. Nel- le pareti fuori dell' altare sono appesi due preziosi marmi, chiusi in cornice dorata, ove leggesi : SEP. MAR. EX CEMETERIO. CALISTI. In un vano delle medesime si scorge un' umile tomba, la cui i- scrizione, non intera, e dipinta a nero, t' indica il sog- getto parente di un nostro Vescovo :

QVIETI. ET. MEMORIAE. PHILIPPI. TERZAGO. DOMO. ROMA.

QVI. OBIIT. DIEM SVVM. V. KALENDAS. MARTIAS. - -AN. MDCCCXX.

Nel piancito avanti 1' altare fu sepolto il nomina- to Bocciarelli, e la marmorea lapide scritta, che io copiai nelle notizie de' Vescovi, ce lo ricorda.

In questo stesso luogo ebbe sepoltura il famoso avvocato e senatore di Roma Egidio Angelo Arca

àg

farnese, la cui memoria marmorea, non più esisten- te, era così incisa :

AEGIDIO. ANGELO. DE. ARCA. NOBILI. NARNIENSI. IN VTRAQ. CENSVRA. DOCTORL EGREGIO. EQVITL AVRATO. ET. GOMITI. PA- LATINO. PLVRIBVS. IN. DOMINIO. ECCLESIA- STICO. DIGNITATIBVS. DIVERSIMODE. INSI- GNITO. VLTIMO. IVLIO. IL SEDENTE. ALMyE. VRBIS. ITERVM- SENATORI- QVO. SVBITO.PE- RACTO. OMNIA. TANDEM. RESTITVIT. PR^- STANTIBVS. ANIMAM VIDELICET. DEO. OSSV- LA. TERR^. ET. FORTVN^. SVA. RAPITVR. DECIMO. SEXTO. CALENDAS. SEPTEMBRIS. ANNO. A CHRISTO. NATO. POST. MILL. ET. QVINGETOS. DECIMO. ET. SVI. CVRSVS. SE- XAGESIMO. LATINVS ET. IVBILEVS. PAREN- TI. CARISSIMO. ^

Fu questa trasportata nell' antico cimiterio, che confina con la presente cappella, nella cui parete è una porta, che ne 1' accesso. Vogliamo entrarvi per vedere le ossa de' nostri maggiori, e meditare la morte ? Ma, senza rattristarci, e seguendo rapidamen- te nostro cammino, saliamo appunto la scala che fian- cheggia il cimiterio, e per mezzo di essa ci condur- remo alla cappella del Sacramento, donde partendo, compiremo in ordine il giro della chiesa, per osser- vare tutti gli oggetti di belle arti, e le altre partico- larità che la riguardano per farle altrui conoscere ed ammirare.

Eccoci al suo bussolone ; apriamolo, ed entriamo.

NOTE AL CAPO II.

1 Leggi r opera, che diedi in luce, anni sono, sulla nobile gen-

te Alberti narnese.

2 Ricerca la vita del medesimo da me scritta e stampata nel

1876 in Roma nella tipografia Salviucci.

3 Parlai di costui e di altri personaggi illustri della sua stirpe

nella Miscellanea storica fianiese.

CAPO III. Cappella del Santissimo SacrarT\ento

trapassati canonici vollero ridurre Cristo novamen- te in povertà, benché risorto e salito in cielo, per- chè, mentre prima stava il Ss. Sacramento nella ricca e maravigliosa cappella, oggi detta di s. Antonio ab- bate, ora trovasi nella presente, che non è certo su- cida, come la stalla di Bettelem, ove Cristo nacque, ma molto misera e nuda d' ogni ornamento con igno- bile altare di legno verniciato che non accordasi pun- to col ciborio dorato di bella architettura del secolo XVII, che ornava la sopraddetta primitiva cappella. I viventi signori canonici e la fraternità fariano opera assai degna e lodevole se riconducessero il divin Sa- cramento air antica sua sede, ov' è con simboli scol- pita e rappresentata una gran parte della sua vita, morte e resurrezione.

Non essendo nella nuova cappella nulla da os- servare, daremo uno sguardo ai due altari laterali, già esistenti prima del nuovo.

Quello a destra ha pregio, perché a vedere so* pra di una Madonna Addolorata pinta a muro e se-

la Madoìina che sta nella cappella miova del Ss. Saci aììioiio ( jjng-. 32 )

duta con Cristo morto sul seno, con la croce e un pae- saggio narnese dietro le spalle. Prendon parte al suo dolore, in atto divoto e dignitoso, s. Francesco al de-

33

stro lato e s. Sebastiano al sinistro. Attribuisco co- tal opera al gentil pennello del fulginate Pietro Me- sastris. Peccato che un ardito ignorante imbrattatore r abbia guasta in più parti con un mal consigliato restauro.

Ai lati di questo dipinto del secolo XV ne veg- giamo altri due posteriori ; ma pur essi di buona ma- no : r uno ci presenta 1' andata di Cristo al Calvario con iscorta di gente, V altro la deposizione dalla cro- ce con Cireneo e le Marie, 1' una delle quali, cioè la madre di Gesù, svenuta e soccorsa dalle sue compagne.

Nell'opposto altare, dedicato a s. Filippo Neri, non abbiam nulla da osservare, e mostra cattivo gusto chi loda ed ammira la grande barocca cornice, che orna tre tele dipinte, compresa quella che figura il -nomi- nato santo.

Presso questi due altari leggonsi cotali epigrafi scolpite in marmo : Per terra :

SACELLVM. SANCTISSIMO. SACRAMENTO. DiCATVM. CVRTIVS. CATVCCIVS COMES. PATRITIVS. NARNIENSIS. EXTRVXIT. CONCESSIONE. HINC. HABITA. IVRIS. PATRONATVS. PERPETVI.

GENTIS. SVAE. SEPVLCRVM PRAETEREA. SIBI- SVCCESSORIBVSQVE. SVIS. HEIC. POSVIT. ANNO CID^ IDCCC XXIX.

Presso a questa :

D. O. M.

SEPVLCRVM.

FAMILIAE CATVCCI

3

34

Sul muro presso il bussolone :

SSMI SACRAMENTI SOCIETAS SACELLI HVJVS VETERI LATERITIO PAVIMENTO SVFFICIENDVM AC IN MAJ. DOMVS DECOREM AD SACRARIVM VSQVE PROTHRAENDVM CVRAVIT ANN. D. MDCCCLXXV Avanti postema esistettero un tempo queste al- tre due iscrizioni :

FAMILIA DE LOLLIS

D. T. V. ( Forse Deo trino uno ) FR. ELISEO 1 EREMITA DIEM FVNCTO IN DNO. X. OCTOBRIS. MDCXXI ^TA. SU^ AN. LVL EREMI XXXII ANTONIVS VIPERA 1. V. D. ET EQ. AVR. AMICO OPTIMO ET IN MEMOR. TIBERII CAESA RIS FILII. POS.

A. D. MDCXXIII

Due passi avanti presso il bussolone, intagliato, con vari emblemi e attrezzi della passione di Gesù Cristo, dal mio parente marchese Pio Eroli defunto, professore d' intaglio in legno, avorio e cammei in Roma neir ospizio di s. Michele a Ripa grande, e pa- dre del vivente celebre pittore Erolo Eroli.

Dinanzi alla porta di postema ^ ti si presenta una assai gentile e graziosa pittura, che reputar deesi per la più bella e perfetta di tutte le antiche qui esisten-

35

ti. Essa è fatta sul muro e sotto un arco. Nel centrò

della volta del medesimo osser- vi il Padre eter- no messo in gran manto, tenente il mondo alla sini- stra, e benedicen- dolo con la de- stra. Sotto lui nel- la parete di mez- zo è figurata M. Vergine seduta su sgabello col Bambino tutto nudo in seno. Al costoro lato sini- stro è s. Ansel- mo orante e pon- tificalmente ve- stito ; al destro s. Marco Evan- gelista in atto di pensare e scrìve- re r Evangelio con leone a lato. A piedi della Madon- na è scritto :

A. D. 15 17. ADI. 27 JVNIO. A' piedi di s. Anselmo :

S. ANSELMVS ÈPVS DI. . . . XXI APRILIS La scritta di s. Marco fu scassata. Anco queste immagini ebbero una mano ardita che col restauro le imbrattò negli abiti e in altre parti : Varie grottesche le incorniciano e adornano con garbo.

La Madonna che sta dinanzi la porta di postema ( pag. 35 )

NOTE AL CAPO 111.

1 Mi verrà dimandato forse da qualcuno : « Chi fosse questo

frate Eliseo ». Fra Eliseo, Antonio Vipera, qui nominato, e Monsignor Mangoni furono institutori in Narni della Con- gregazione de' Nobili. Il Vipera era forse congiunto di quel Gianantonio Vipera, che il Jacobilli nomina nel suo discorso sulla città di Foligno, affermando che fu Luogotenente pel (Cardinal Silvio Passerini cortonese, Legato pontificio del- l' Umbria nel 1526. Di Fra Eliseo abbiamo la seguente bre- ve notizia, che ricava: dall' Album delle famiglie di Todi, che quivi conservasi nell' archivio municipale, nel quale ms. parlasi alle pagg. 22-23 della gente Accursi di detto luogo. « Accursio di Dionisio andò a Capitone, dove prese moglie, ed ebbe Eliseo, Servili© e Lucio. Eliseo prese moglie alla Roc- ca di Terni, ed essendogli morta la moglie senza figli, ten- tò farsi Cappuccino, quale non fu accolto per avere havuto moglie. Si ritirò in un Eremo {s. Giacomo forse degli Schiop- pi, o il Santuario della Madonna del Ponte ) in quel di Nar- ni, dove fece aspra penitenza, e morì in gran concetto. Fu sepolto in s. Giovenale con gran concorso di popolo ».

2 Questa ignota parola di certo rassomiglia all' altra citata dal

Giovanni Villani nella sua storia cap. I del lib : 11, il quale scrive :

« E quattro porte avea la città ( di Firenze ) e sei postierne e torri di maravigliosa fortezza erano alle porte. Postierla vien dal latino posterula, che significa piccola porta. Queste po- stierle nelle mura della città si aprirono, per le altrui biso- gne, quando, o di notte o di giorno, per pubblica sicurezza o difesa, stavan chiuse e anco sbarrate le porte saracinesche principali.

Dal latino posticus si nomò postica la piccola porta di dietro delle case. Nel cap. Il del lib. 11 dell' antica vita del celebre tribuno Cola di Rienzo leggesi : Avea la casetta di retro u- postica, per quella postica li balestrieri, lasciate le bale- stre, s' eran partiti ». Postema e postierna, volgarmente u- sasi a Civitacastellana e in altri luoghi a significare una pic- cola porta.

CAPO IV. Cappella della B. Lucia da Narr\i

b. Matteo dei Prosperi Conventuale, la b. Van- nella, la b. Fermina Cesi, e la b. Lucia Broccolelli, tutti e quattro nativi della nostra città, sono le decan- tate persone, eh' esercitarono le virtù in grado eroico, però tenute dal pubblico come sante, e degne dell' o- nore degli altari.

Ma fra cotesti quattro, quella, eh' ebbe più rino- manza e venerazione, si fu la Lucia Broccolelli, la quale, al paro di s. Fr^lncesco di Assisi, venne delle stimate degnata. Dopo aver lei vissuto in abito mo- nacale, per lungo tempo, in patria, ebbe dal Duca di Ferrara l' invito di fondare in cotesta illustre città un femminile monistero sotto la regola di s. Domenico.

Essa, obbediente al volere del Duca, recossi in- contanente presso lui, mise mano all' opra con pron- to e veramente gran buono effetto, avendo instituito e ordinato un monistero modello ed esemplare per tutte

- 38 -

le virtù cristiane, che ivi con fervore esercitavansi die- tro r impulso del santo spirito della superiora. Cosi la Lucia, piena di meriti, e della riconoscenza del Duca e di tutta la Ferrarese popolazione, passò nel- r altra vita a godere la meritata pace, e 1' eterno gau- dio del cielo.

Confessione e Cappella della Beata Lucia ( pag. 38 )

A cotesta beata appunto, come sua concittadina e protettrice, T insigne Cardinal Giuseppe Sacripante

39

dedicò la presente cappella, fornita con nobilissimo stile architettonico, ricca di marmi, di ornamenti a stucco e di egregie pitture, eseguite dal famoso Tre- visani Francesco, si che vince, se non in ricchezza, certo in isplendore e magnificenza 1' altra che lo stes- so Cardinale fece costrurre nella chiesa di s. Ignazio in Roma, fra le tenebre, in onore del suo santo omo- nimo.

La tela dell' altare ritrae la beata in estasi fra le altre monache ; quella della parete destra datti il tran- sito di s. Giuseppe assistito da Gesù e da Maria ; 1' al- tra a sinistra la Madonna del Rosario in alto col bam- bino, e più in basso s. Domenico alla loro destra e s. Antonio di Padova alla sinistra, ed alcuni Angioli, r uno de' quali tiene un libro, ove sono scritte que- ste due sole lettere puntate F. T. che spiegherai Fran- cesco Trevisani.

Sul piano dell' altare fa spicco un' urna marmo- rea, chiusa da sportello di metallo, dentro cui con- servasi la gamba sinistra della beata, staccata dal corpo, che si venera sopra un altare della chiesa me- tropolitana di Ferrara.

Nel marmoreo piancito della nostra cappella vie- ne ricordato il suo fondatore nel modo che siegue : D. O. M.

lOSEPH. S. R. E. CARDINALIS. SACRIPANTES CLEM. XI. PONT. MAX. PRODATARIVS ET SACR^ CONGREGATIONI DE PROPAGANDA FIDE PRiEFECTVS BEATAE LVCIAE NARNIENSI SACELLVM POSVIT ANNO DOMINI MDCCXIIII

40

Cosi il benefico Cardinale provvide alla gloria della beata sua concittadina, e all' eterno riposo del- la sua gente. Ma i signori Canonici dovriansi pren- der più cura di questo nobile sacro luogo, restaurar- lo, ove ha di bisogno, e tener chiuso il cancelletto del balaustrato, perchè la gente, e co' piedi e con le sedie, non guastino ed insozzino il nobile piancito.

CAPO V. Cappella della Mador\na del Ponte

Santuario della Madonna del Ponte ammirasi in basso della città presso il ponte rotto di Augusto ^ che gli diè nome, e che un tempo cavalcava il fiu- me Nera, e dava corso alla via Flaminia più di esso antica, perchè costrutta sotto il Console Flaminio.

Ivi si venera un' immagine di M. Vergine col Bambino stante sopra il suo seno in atto di benedir la gente, pinta a mure nel duodecimo secolo dentro una nicchia la quale ha forma di grotta, e fu scoper- ta da un cacciatore nel marzo del 1714, come potrai leggere nella monografia, che scrissi su di Lei, edita in Roma nel 1856 pe' tipi del Bertinelli.

Per commodo dei devoti fecesi di cotesta sacra immagine una copia a capriccio, per nulla simighan- te all' originale, e posesi in venerazione nella presen- te cappella, unita a vetusto e bene intagliato Crocifis- so, che stalle dietro.

42

Essa cappella è piccola, semplice, ma bene archi- tettata nello stile del sec XV. All'esterno fu deco- rata di un arco trionfale a tutto sesto, di pietra are- naria del luogo, sostenuto da pilastri scanalati, avente nella parte superiore la fascia abbellita di scolture a basso - rilievo, ritraenti encarpi tramezzati da scudetti a forma di piatti. Il timpano mostra nel suo mezzo r Agnello divino, in cima un fiore, e nelle due estre- mità altro fiore per formare le antejìsse alla maniera dei monumenti estruschi, greci e romani.

A piedi, negli specchi de' plinti, sono sculti e ri- levati due stemmi con tre foglie d' ellera in campo, che assicurano essere un tempo appartenuta alla no- stra gente la proprietà della cappella, la quale venne forse stabilita e dotata dalla buona memoria del Car- dinal Berardo Eroli, essendone lo stile del secolo, in cui egli visse.

Facendoci all' interno, ed alzando su gli occhi al- la volta, la scorgiamo partita in quattro vele da quat- tro costoloni, che cessano in altrettanti peducci inca- strati negli angoli delle pareti.

Sopra r altare elevasi un tempietto in legno d'or- dine dorico, composto di due colonne, di un cornicio- ne con metope e dentelli, sul quale elevasi un timpano.

Altro non resta qui da osservare ; ma solo da biasimare chi permise di mascherare tutto il luogo a colori discordanti e decorazioni pittoriche di pessimo gusto.

Questa cappella mi riesce gratissima per più ra- gioni : primo, perché bene architettata : secondo, per- ché appartenuta alla nostra gente : terzo, perché de- dicata a Maria : quarto, perché a destra dell' altare fu deposta la salma della mia madre Luisa Tani, na- tia di Cannara nel territorio fulignate.

Innanzi di partirci da questo luogo diamo uno

sguardo all' antica tavola dipinta che stagli di faccia, e che ci presenta s Giovenale stante in abito ponti-

Tavola dipinta posta avanti la cappella della Madonna del ponte ( pag. 43 )

ficaie. Egli è ritratto in faccia con tinta olivastra, per^

44

che africano, ed è opera di buon pennello umbro, che io non avrei difficoltà attribuire all' Alunno di P'oli- gno, o all' Ingegno di Assisi. La cornice, che la in- quadra, non accordasi punto con essa, essendo di tem- po assai posteriore. Io feci già disegnare e incidere questa tavola dall' incisore Sella, allievo del celebre Calamatta, e la pubblicai nell' Album romano con al- cune brevi notizie sul santo, che furon ripetute nella detta Miscellanea storica narnese.

Sotto essa tavola vedonsi, chiusi da ramata, due pezzi di legno, appartenuti alla cassa, che custodiva le ossa del Santo, come attestano i sottoposti versi leonini :

DEVOTA O LECTOR FIGAS HIS OSCVLA LIGNIS lAM SANCTI CORPVS IVVENALIS TANGERE DIGNIS

NOTE AL CAPO V,

I Pubblicai la storia e il ritratto di questo ponte nella Miscel- lanea storia narnese da me compilata, e questa è la seconda edizione, mentre la prima usci dalla Tipografia Monaldi di Roma nel 1848.

CAPO VI.

Antico Oratorio di s. Giovenale, oggi detto cappella di s. Cassio

^^^OTESTA cappella ^ nella sua scura facciata mostra una ben remota antichità, superiore di più secoli alle altre varie parti del tempio. Ha 1' altezza di m. 4, 80 ; la lunghezza di m 7,46, rivestita di marmo bianco, ma tinto in nero forse per indicare eh' era luogo di se- polcri, essendovi stato deposto . s- Giovenale e altri due Vescovi, cioè Pancrazio IL con s. Cassio e s. Fausta sua moglie.

Essa facciata vien divisa in tanti rettangoli di misura disuguale, poco più e poco meno di cni- 90 in altezza, e centimetri 85 in larghezza : vengono di- visi e distinti da pilastrini difformi, mentre alcuni so- no semplici, altri scanalati soltanto, vari con scanala- ture riempite da bastoncini, e vari col piano abbellito di musaico. Ma gli specchi e i pilastrini veggonsi in

cinque punti interrotti in alto, e verso l' estremità, da due nicchie, nel mezzo da una latina e antica iscrizio- ne, in basso da due disuguali porte con gli stipiti e gli architravi similmente guerniti di musaico. Le nic-

chie vengono occupate da due rozzissime statue di legno, r una rappresentante s. Giovenale, pontifical- mente vestito e seduto in cattedra, 1' altra la Madon- na addolorata con Cristo morto e disteso sul seno. Ma nella loro rozzezza tanto la facciata, quanto queste

49

due statue sono da tenersi in conto per la loro remo- ta antichità, non oltrepassando il sec. VII, e pel loro costume di acconciatura, scoltura e vestiario. L' iscri- zione notata, eh' é pur essa del sec. VI, cosi leggesi:

i

Iscrizione di s. Cassio Vescovo di Narni

Delle due porte la più piccola dava prima 1' ac- cesso alla galleria superiore, poi servì ad uso degli alunni del seminario per iscendere da questo in chie- sa : r altra, chiusa da antico cancello di ferro, mette dentro al sacro luogo. Apriamo dunque il cancello, ed entriamo.

Quanta oscurità e rusticità in questa specie di grotta ! ! Si accenda un lume per bene osservare. Su- bito di faccia abbiamo l' altare di marmo fabbricato a urna nel i68o, quando il Vescovo Monsignor Alvi ottenne in dono dalla repubblica di Lucca un osso e alcune ceneri di s. Cassio. EgH medesimo andò a prenderle, e ripose, custodite da una borsa di seta, dentro questo istesso altare, lasciando nel suo mezzo un' apertura a vantaggio dei devoti del santo, i quali

4

<— 50

Credono, che, ficcando ivi dentro il capo addolorato, subito risani : sola fides sufficit.

Nella parete in cima all' altare fa di mostra un trittico, sculto in marmo a tre archi con architettu- ra di gotico fiorito. Neil' arco di mezzo spicca Cristo in piedi che tiene la croce alla sinistra, e colla mano destra indica 1' ostia sacra, che gh sta a' piedi in ci- ma al calice. Esso è sculto a basso rilievo, e a suoi

51

lati, dentro gli altri due archi, sono dipinti s. Giove- nale e s. Cassio.

Allontanandoci dall' altare, e girando intorno ad esso, vedremo a sinistra una particolare rozzezza, men- tre a destra e di faccia abbiamo, fino a un certo punto, i muri rivestiti di bianco marmo, ma velati di scura tinta come all' esterno. In una lastra del mede- simo leggiamo siffatta iscrizione, eh' è dell' anno 493.

HICaVIE SdiTPANCFvATIVSEPISCOPVS

m'PAHCRA T lE PISCOP I

FiaATERHHICVLIEPISCOPr

BEP 0 S I TVSlITOCTOB'eON^BlNOVNIORlS

Iscrizione dei Pancrazi Vescovi di Narni

Presso questa trovasi la porticina aperta, che mette al sepolcro di s. Giovenale, al quale, come narra la storia, il successore Massimo, vissuto nel IV secolo, innalzò il presente oratorio rozzo e privo d' o- gni ornamento, ov' egli recavasi giornalmente a pre- gare e raccomandarsi. Ma in seguito questo sacro luogo venne in parte alquanto abbellito, e poi dalla pietà de' fedeli ornato del presente tempio, la cui co- struzione rimonta senza dubbio al mille circa, con ag- giunte e innovazioni posteriori in più parti.

La nominata porticina, che introduce nel sepol- cro di s. Giovenale, è sormontata da una piccola fer- rata, e questa da una lastra marmorea rettangolare, in cui appare sculto il divino Agnello dell' Apocalisse, tenente la croce con la destra zampa. Presso cotesto è infissa a muro una striscia di marmo scolpita a tre rosoncini. Un' epigrafe in versi, incisa sopra la mede- sima porta, dichiaranti 1' uso del luogo interno :

SEGRETI LOCUS EST TNTUS SANCTTQ. RECESSUS QUEM FAMVLVS CHRTSTI SANCTVS IVVENALIS AMAVIT

SANCTORVM SOCIVS MERITIS EVECTVS IN ASTRA RVPE CAVA PLACVIT TVMVLARI MEMBRA SEPVLCHRO NE POLLVTA MANVS SACRVM CONTIGERE POSSIT "

Scendiamo dunque a visitare il secreto santo Itto- go, chinando il capo, per non batterlo nel basso ar-

1 i

ì 1

1

L

A

chitrave. Oh che piccola grotta, :;incavata ad arte sul duro masso calcareo ! ! Non è più lunga di m. 2, 05 ;

53

non più alta di m. 2, 20 ; non più larga di m. 2. Nel suo vano contiene una cassa mortuaria scoperchiata di pietra, lunga m. 2, 05 ; alta m. i, 10 ; larga m. o, 68. E di semplice fattura, non avendo nel suo prospetto altra scoltura che una cartella, e ai lati di questa due archetti sostenuti da pilastri. Ma la cassa non con- serva più il coperchio, le ossa, le ceneri del santo, le quah, come innanzi dicemmo, furono traspor- tate e collocate sotto il presbiterio. Ed in questa cap- pella mancano, non solo le ossa di s. Giovenale ; ma pur quelle di s. Cassio e santa Fausta sua moglie, e del martire Valerio Lila, quivi trasferito dal cimi- terio romano di s. Pretestato. ^

L' invenzione dei resti di s. Giovenale è ricordata nella iscrizione, che sta sopra la grotta cosi scolpita :

SEPVLCHRVM IN HAC CRYPTA VBI CORPVS S. JVVENALIS PRIMI EPÌ NARNIEN. ET MARX. INVENTVM FVIT DIE XVII APRILIS AN. DNI. MDC. XLII

Avendo io superiormente assicurato, che la pre- sente cappella è la parte più antica di tutto 1' edifizio, e non compresa nel suo disegno, mi converrà provar- lo con qualche argomento ; quantunque saria sufficien- te la sua rozza e straordinaria architettura, la quale non si accorda punto col resto del tempio, eh' é pure di stile rozzo ; ma chiaramente più moderno, certo posteriore al X secolo dichiarato di stile lombardo.

La storia assicura, che s. Massimo, successo nel vescovado a s. Giovenale, innalzò a questo un orato- rio, presso il sepolcro, ove andava spesso a pregarlo, laonde non può essere che quello già descritto, non sapendosi essere esistito altro simile oraratorio ante- riore a questo. Quindi la sua costruzione rimonta al sec. IV, in cui morì Giovenale e visse Massimo. Ma

54

negli anni posteriori de' secoli V e VI vi furon depo- ste le salme degli altri Vescovi narnesi, Pancrazio II e Cassio con la moglie, come addimostrano le iscri- zioni, dunque il presente oratorio, posto anche che fosse stato del tutto rinnovato dopo Massimo, non ol- trepassa il VI secolo. Ma, per collocare all' esterno l'i- scrizione di s. Cassio, morto dopo Pancrazio, si vede chiaro che fu rotto un pilastrino della decorazione marmorea, dunque la presente facciata fu fatta costrur- re o da s. Massimo o piuttosto da Pancrazio ; e lo stesso dicasi della decorazione marmorea interna, men- tre in una delle sue lastre è incisa 1' iscrizione che ap- partiene al suddetto Pancrazio.

Il perchè cotesto oratorio è un rarissimo antico monumento sacro, da doverlo tenere assai da conto e con grandissimo religioso rispetto, credendo che non siavi altrove 1' eguale.

NOTE AL CAPO VI,

A pag. 131 dell'opera del Bocciarelli, già nominata, si fa una particolare descrizione di cotesta cappella, cavata dagli atti notarili.

Alcune varianti della presente iscrizione sono riferite dai Bol-

landisti nella vita del santo. Il Bocciarelli nell' opera citata donaci 1' iscrizione posta presso

il suo corpo :

VALERIVS. LILA. SCVTARIVS. NATIONE. MAV- RVS. PRIMA. CONIVGI. SVO. DJGNISSIMO. IN. PACE. QVI. VIXIT. ANNOS. XXX. MENSES. DVOS.

( Leggi gli annali che seguiranno).

I

CAPO VII.

Cappella un tempo del ssmo. Sacramer\to, oggi detta di s. Antonio Abbate

JHAlla cappella di s. Cassio succede in dritta linea quella appellata da s. Antonio Abbate, ' ov' egli è rappresentato, seduto e benedicente, in statua di legno ; opera eseguita dal rinomato Lorenzo Vecchietta di Siena, come ci dichiara l' iscrizione scolpita nella sua base :

OPUS LAVRENTII PETRI AL* VECCHIETTA DE SENIS MCCCCLXXV Il primitivo titolo di questa cappella fu del ss.mo Sagramento, il quale eravi custodito e divotamente adorato ; e la propria Confraternita - gli fece erigere cotesto sontuoso monumento, che nel suo genere cre- do si possa dir unico. Ma, molti anni addietro, venne ai Canonici e alla Confraternita la matta voglia di esi- liare da qui il Sagramento per confinarlo all' estremi- tà della falsa navata, ove già lo visitammo, cambian-

* AL -significa ALias,

- 58 -

do con luogo poco nobile, il proprio nobilissimo e veramente degno di cotanta divinità. E quale fu mai il motivo di cotesta improvvisa e improvvida risolu-

Statua di s. Anloiiio \^ pag. 57 )

zione ? Sono assicurato che ai nominati signori prese lo scrupolo, che l' Ostia sacra venisse ivi profanata col continuo passarle vicino e innanzi della gente sen- za farle alcuna riverenza : quasi che Cristo abbia il nostro medesimo difetto dell' orgoglio, per cui si sde-

59

gni al non vedersi riverito. Scrupoli bene sciocchi, e che poteansi facihnente cessare, circondando il sacro luogo o con un balaustrato di marmo, o con un ele- gante cancello di ferro.

L' Arco principale di trionfo ( pag. 59 )

Noi, oltre il disegno, che qui presentiamo in zin- cotipia, cavato dalle fotografie dell' Alinari di Firen-

6o

ze, dei due archi, che decorano la presente cappella, ne daremo anco una succinta descrizione e illustra- zione, perché, chi non abbiali mai veduti, possa for- marsene un giusto concetto, essendo la loro architet- tura e le loro scolture di molto pregio ; ma più per gli ornati che non per le figure poste in alto lavora- te un po' alla grossa.

La cappella é composta di due grandi archi trion- fali, r uno presso 1' altro, correndovi in mezzo e divi- dendoli la falsa navata, con la quale hanno assieme r apertura e lo sfondo, guardando dalla navata prin- cipale, di m. IO, 20 circa. Il secondo contiene tre nic- chie ; la più grande ha la custodia dell' C)stia sacra va- gamente sculta in mezzo, le altre due stanno a' suoi lati, in quella destra spicca la statua di s. Antonio.

Il primo arco, che nella navata principale ha il suo prospetto, elevasi fin presso la volta della me- desima per m. 9, 30 ; si allarga per m. 5, 18, s'ingros- sa per m. o, 67. La sua luce va in altezza m. 5, 94 ; in larghezza m. 3, 70. Due pilastri scanalati, accostati da due candeliere, e basati su due plinti scorniciati, sor- reggono coi loro capitelli 1' architrave e il cornicione, sopra cui posa ed elevasi il timpano triangolare, tut- to guernito di vari membri architettonici. In mezzo al suo specchio vedi due Angioli ginocchioni c in lunga veste, che tengono levato in alto il ceilice con r Ostia sacra sopra. Sotto loro, nel fregio, stanno scol- piti otto Serafini, e nei peducci dell' arco girano, con ornamento esterno di foglie e fiori, due tondi in rilie- vo, nel cui centro quello a destra ti porge a mezzo rilievo Mosé con la scritta dietro il capo MOvSÉ P F ( profeta ). Nella tabella, che tiene in mano, abbia- mo queste parole: VNV COLE DEVM ONOR PAX. L' altro racchiude il semibusto dei re David, pur esso avente dietro al capo coteste parole. DA-

VIT P F. I.a volta dell' arco è adorna di vari bene intagliati, inquadrati e infogliati rosoni. Sotto poi a questi, e proprio nel piano de' pilastri appaiono dodi- ci quadri, sei per parte, ripieni, come il tutto, di scoi- . ture simboliche.

1^,;:^/

\ - J . I

% ,

r;

( P^S- 62 )

Esaminiamo dunque coteste scolture e spiegamo- ne i simboli, come meglio si può, secondo l' antico rito religioso, il quale ci diede in essi gran parte della vi-

62

ta di Cristo, mentre a questa tutte si riferiscono le nominate scolture, ed incorniciamo a sinistra del no- stro ingresso.

1. Vaso elegante di fiori in mezzo a due cornuco- pie fiammanti. Queste sorgono dalle code infogliate di due fantastici animali alati ; il vaso poi, per mezzo del suo lungo sottile gambo, vien dirittamente legato, dove esse code piegano a terra, per aver forza di riz- zarsi in alto, e dare sviluppo alle due dette cornucopie.

2. Grifo rampante a destra, accostato da due fiori- te cornucopie. Egli vedesi piantato colle zampe po- steriori sopra piccolo vaso a forma di tazza, da cui escon pure 1' estremità delle cornucopie. Esso sta pa- rimenti legato fra le code di due fantastici animali alati ; ma di specie e postura diversa di quelli supe- riormente nominati.

3. La sacra Piside, di antica forma pìramidata, so- stenuta dalla punta di una foglia spizzata, la quale vien fuori da una testa alata di Serafino. Da questa poi escono i gambi di volute infogliate, e da esse due cornucopie fiammeggianti.

4. Un carro a due ruote di otto razzi, tratto da due animali, che non saprei specificare. Dentro esso é un fascio di mirra, e su questo stante 1' araba Fe- nice, che guarda fisso il sole, il quale in sembianza u- mana le raggia di prospetto. Nel fondo osservasi un paesello con alberi e fabbricato, il quale potrà rap- presentare, o il luogo natio della Fenice, o quello do- ve Cristo risorse da morte,

5. Uno scudo imperlato tondeggia qui a rilievo nel centro di un quadrato col nome in cifra e in fondo di Gesù Cristo. Vari rabeschi con mascheroncini lo decorano dentro e fuori con molta vaghezza.

6. Contiene pur questo quadro nel suo centro altro scudo tondo, nel cui mezzo appare una semplice sdop-

- 63 -

pia rosa, arricchito con garbo in ogni parte di vari rabeschi.

Passiamo ora a destra, e principiamo a contare in alto :

(pag. 63)

I. Un albero scoronato, contenente due soli rami secchi, da cui pendon giù legati due scudi. Al tronco sta appoggiata un' armatura, accostata da due elmi.

- 64 -

2. Corre diritta in basso del quadro una via sassosa con piccolo fabbricato in mezzo, nel prospetto del qua- le sta aperta un' alta, larga e arcuata porta, donde u- scì un carro pieno colmo di oggetti. Esso, condotto da due cammeli, avviasi parimenti al nord, ed é gui- dato da un Satiro. Altri due Satiri, più piccoli di que- sto, mostransi sopra il fabbricato. Essi portano di con- serva sulle spalle una pertica, sostenente nel suo mez- mezzo un caldarello, e camminano superiormente, co- me stessero in un monte, nella dirittura del carro. Di faccia a questi appare un fantastico animale a sem- bianza di drago con lunga coda annodata terminante in doppia foglia.

3. Guerriero assiso sopra barbuta, coperto il capo di casco alato all' antica, vestito di ferrea armatura fin presso le nude coscie, e nelle gambe le schiniere. Imbraccia colla sinistra una parma, ossia scudo tondo ; con la destra impugna una daga che tiene in resta, guardando verso il nord, ov' è Roma. Un albero ver- de, con due fronzuti rarni, stagli dietro le spalle, e presso il tronco del medesimo osservi giacenti elmi, scudi ed un' armatura.

4. Un caprio alato con sua coda annodata, e nel- la estremità sottile e trisulca, seduto sopra cumolo di armature, scudi e armi antiche, cioè un arco allenta- to con faretra, piena di frecce, una balestra etc.

5. Un grifo scorticato, rampante a destra, colle zam- pe deretane poste in mezzo all' estremità di due cor- nucopie piene di frutti, insieme unite per via di un nastro, da cui pende la testa alata di un serafino. Dal- le stesse cornucopie pendono giù, legati con cordone, a destra un vaso di profumi, ( forse un turribolo ), e, a sinistra, altro vaso a foggia di acquasantiera,

6. Tazza imperlata, scanalata e baccellata, sostenuta da zampe di leone. Sopra il suo labbro posano due

65

volatili in atto di beccar le foglie, che formano T estre- mità delle code annodate di due animali acquatici a- lati, e, al solito, fantastici.

Nella parete posteriore di questo primo arco miri altre scolture, e sono candeliere con foglie, frutti e fiori, spig'he di grano, calici di papaveri, grifi, volatili, ma- scheroni, Serafini, elmi, scudi, archi allentati, frecce ecc.

Il secondo arco è simmetricamente dello stesso stile che il primo, ma di questo meno sfoggiato e ric- co, perchè parte secondaria di lui. Ti porge infatti il timpano più basso e schiacciato dell' altro, ove ha se- de il Padre eterno a mezzo busto, con cappello trian- golare in testa, per esprimere la Trinità. La sua do- rata barba è arricciata a modo di lucignoli, e tiene nella sinistra il mondo che benedice con la destra, fa- cendogli contorno alcune nuvole. Veramente il suo a- spetto non è da paradiso ; tanto è brutto e rozzamen- te sculto. Si vede che 1' artista prese a modello pel suo Dio un brutto ceffo terreno, e che non avea mol- ta pratica nello scolpir figure. Sono pur qui ne' pe- ducci dell' arco due tondi rilevati, 1' uno de' quali ( il destro ) ha in centro la mezza figura di Elia profeta col motto : ELIA P F ; il sinistro contiene Gionata, come dichiara la scritta : IONA P E, impressa in un cartello, eh' egli tiene in mano.

Cotesto arco è ornato di perlé e fusaruoli con can- deliere di varia guisa, con frutti, fiori, foglie, volatili, delfini, vasi diversi, e altri capricci e vaghezze. Esso sfonda in una tonda parete, quasi absida, la quale con- tiene tre nicchie. Nella maggiore di mezzo é murata la custodia dell' Ostia sacra pur essa tutta guernita di scolture con timpano su due pilastri, nel cui mezzo è sculto lo Spirito santo in atto di scendere dall' alto. La custodia dell' Ostia è oggi senza sportello di me- tallo, perché fu stoltamente venduto.

5

66

Presso detto sportello sono una candeliera e due Angioli per parte, in basso uno scudo col Grifo ram- pante.

Arco con V apside ( pag. 65 )

La nicchia destra contiene la statua, già notata, di s. Antonio ; la sinistra è vuota ; ma in tutte e tre, appajono alcune pitture molto sbiadite, e che merite- rebbero di essere rinvigorite, le quali figurano Cristo

- 67 -

Maria Vergine e alcuni Angioli. Dinanzi alla custodia dell' Ostia è fondato un brutto altare, chiuso da ambe le parti, che bisognerebbe rinnovare aperto e sullo sti- le del sec. XV conforme a quello degli archi descritti.

La Confraternita del Sagramento emendi l'erro- re de' suoi passati amministratori, riportando Lui nel suo primiero luogo, e rinnovando l' altare, come si con- viene, e chiudendo tutto lo spazio della cappella con balaustrato di marmo, o elegante cancello di ferro. Co- testa sarebbe opera veramente meritoria e degna di ogni lode.

L' altezza totale del presente arco è di m. 8, 94 ; la lunghezza m 5, 40. L' altezza della luce m. 5, 94 ; la larghezza m. 3, 70. L' altezza della luce della nic- chia maggiore è di m. 5, 00; la larghezza m. 2, 58. Le nicchie minori danno di luce in altezza m. 3, 66 ; in larghezza m. i, 80.

Le scolture di questi due archi furon fin qui un libro chiuso, non mai letto, spiegato da ninno, ben- ché meriti di esserlo. Io sarò il primo ad aprirlo ed interpretarlo alla meglio con la scorta della sacra Scrit- tura, de' ss. Padri, e delle opere di archeologia cristia- na, e veniamo tosto all' opera.

I. Le Cornucopie. Queste furon sempre, e pei paga- ni e pei cristiani, l'emblema dell'abbondanza, per cui indicano qui, sieno piene di fiamme, o di frutti, o di fiori, r abbondante carità, di cui Cristo infiammò i cuo- ri de' suoi seguaci, le virtù in loro fiorenti, e i buoni frutti che queste produssero nel civile consorzio, come sarebbe la pace, la concordia, la fratellanza, i quali simboli usavano pure presso gli antichi greci e romani. Le rose in ispecie coi rosoni, che abbondano nelle scol- ture, sono per noi, come furono per gli antichi, il sim- bolo delle virtù, e per questo Maria Vergine, che fu virtuosissima, venne paragonata alla rosa di Gerico,

68

e per questo nel tondo, presso il monogramma di Cri- sto, si scolpì, in luogo del consueto monogramma della medesima, una rosa a significare la sua virtuosa persona E giustamente si attribuì a esso fiore un tal simbolo, non solo, perchè ha doti estrinseche da molto piacere ; ma pure virtù intrinseche da giovare altrui, mentre le foglie della sua corolla col loro succo han- no potere medicinale, adoprandosi a rimedio di alcu- ni mali, e gli antichi se ne servivano per imbalsama- re i morti.

2. Gli animali Fantastici a guisa di draghi, e i MASCHERONI esprimono, secondo l'Apocalissi, il mal Genio infernale, combattuto e vinto dalla religione di Cristo.

3 I VOLATILI, che nei vari quadri beccan le foglie, i frutti, o altro, alludono alle buone opere che produ- ce detta religione. Per questo in altri antichissimi cri- stiani monumenti, sieno o non sieno sepolcrali, hanno pur luogo cotesti graziosi emblemi.

4. L' ALBERO SECCO e L' ALBERO VERDE Il pri- mo significa per me il paganesimo, tiranno potente, orgoglioso, violento, abbattuto e vinto del tutto dal- l' umile cristianesimo.

Il secondo esprime questo medesimo che incomin- cia a prender vigore, per sempre più crescere, span- dersi, fiorire e far frutto. Ezecchiello profeta nel cap. XXVII conferma questa mia spiegazione : « Et sciant omnia ligna regionis, quia ego Dominus humihavi li- gnum subhme, et exaltavi lignum humile, et siccavi lignum viride, frondere feci lignum aridum ».

5. La spiga di grano può significare tanto il pa- ne eucaristico, quanto la chiesa de' Fedeli, o la reden- zione di Cristo ; ma pel nostro monumento parmi più acconcio il primo significato.

6. Il Grifo. Fra i simboli cristiani è comune, co-

- 69 -

me il pesce, 1' aquila etc. Esso indica la divinità e u- manità congiunte nel corpo di Cristo, mentre cote- sto ibrido animale ha la parte superiore di aquila e la posteriore di leone. L' Aquila ci esprime la divinità, perchè levasi sublime al cielo e fissa suo sguardo al sole, mentre il leone non può tanto, essendo costretto ' per la sua natura a stare in terra, e per questo c' in- dica la umanità del Nazzareno.

7. La Fenice. Cotesta rappresentaci la resurrezione di Cristo dopo morto. Infatti racconta la favola anti- ca orientale, che 1' arabo uccello, sentendosi presso a morte, componesi un fascio di odorosa mirra, lo espo- ne al sole, e, su quello adagiandosi, tranquillamente aspetta, che i cocenti raggi di lui ardano ed incene- riscano ambedue, essendole a questo modo concesso di poter risorgere a vita dalle proprie ceneri.

8. Il Sole. Chiunque abbia letto la sacra scrittura sa bene che quivi Cristo vien qualificato pel sole di giustizia : « Sol justitiae Christus Deus noster » e che il sole ne illumina tutta la trina ed una persona. Per ciò il nostro massimo poeta Dante, traducendo lo scritturale concetto, cantò Cristo nel primo dell' in- ferno quale « Pianeta, che mena dritto altrui per ogni calle > : ed il Petrarca nella canzone a M. Vergine

10 disse sommo sole da tutta ricoprire la sua persona ; oc Vergine bella, che di sol vestita. Coronata di stelle al sommo sole Piacesti si che in Te sua luce ascose ».

11 sole nella simbolica cristiana significa pure lo splen- dore della chiesa visibile ; ma pel nostro monumento vale il primo significato.

9. Il Guerriero armato, seduto tra scudi, armi e armature in riposo, col guardo rivolto verso il nord, ove sta Roma, significherà Cristo in riposo, eh' ebbe combattuto per la pace del mondo, vinte e pacificate le nazioni belligeranti, liber^iti gli uomini dalla schia-

70

vitù, rimessi tutti in concordia. Ma, benché seduto tranquillo, pure sta alla vedetta armato, prevedendo, da un momento all' altro, che i vinti ed abbattuti ne- mici ritentino la prova, ribellandosi specialmente con- tro Roma, residenza del suo Vicario, e pero egli guar- da in questa parte armato di tutto punto, per far co- noscere, che vigila sempre alla sua difesa, ed è pron- to nella sua tranquillità a combattere sempre 1' oste nemica.

IO. I Satiri. Tutti sanno, che costoro formarono parte delle fantastiche divinità minori- Perciò essendo eglino usciti da una porta con carico di roba, e con questa viaggiando, potremmo benissimo conghiettura- re, che 1' artista ci volle dare a intendere, che, venuta alla luce la religione di Cristo, e bene stabilitasi nelle città e loro contado, il paganesimo fu costretto ab- bandonarle e dirizzarsi ad altro luogo.

II.. L'Aquila significa, come già dichiarammo la di- vinità di Gesù Cristo, o la divina sapienza. Per que- sto nelle facciate di alcune più vetuste chiese vedesi scolpita o in cima, o nel mezzo.

12. Il Pesce. Nelle antiche chiese é frequente la scoltura di questo natante. Ma perchè ? Perchè in greco il pesce scrivesi a cotal modo IXBT^, e le let- tere di questa parola ci dànno Jesus - Chris tus - Del - Filius - Salvator - Dunque il Delfino scolpito nel nostro monumento è figura di Gesù Cristo.

13. I Serafini Di costoro donaci il riposto senso s. Bernardo nel sermone 123 de diversis. Ivi egli scris- se : « Seraphìm^ idest ardentes, significant eos, qui in fervore Dei serviitnt, quos Dominus vigilantes in- verni, et super omnia bona sua cons little t eos ».

Ed ora chiudiamo il libro bastantemente spiegato, e seguiamo ad osservare.

Abbiamo sotto gli archi, e sotto i piedi, un mol-

71

to decoroso piancito, quantunque assai rovinato, di specie alessandrina. E composto di tre sorte di mar- mi, bianco, verde antico e porfido rosso, e si usò il simile nelle principali antiche chiese della cristianità. Ma la composizione di questi tre differenti marmi non fu a caso, bene per esprimere le tre virtù teologa- li, che sono il fondamento della nostra santa religio- ne. In fatti il marmo bianco ci la Fede, il verde la Speranza, e il porfido rosso, la fiammante Carità.

In fine ognuno sarà curioso di sapere chi fu mai il valente artista che condusse 1' opera presente. Sen- za dubbio mastro Francesco Pellegrini da Como. Ne abbiamo notizia nel nostro archivio notarile nel pro- tocollo del notajo narnese Giuliano Galeotti ^ sotto gli anni 1498- 99, pag. 216 con la seguente particola :

« 1499, 17 Agosto - »

« Magister Sebastianus filius, et ut filius Magistri « Francisci Magistri Nicolai de Peregrinis de Como « fabbricator Cappelle Corporis Christi in Ecclesia S. « Juvenalis de Narnia vice et nomine dicti JNIagistri « sui patris fecit finem priori societatis diete Cappelle « de Ducatis triginta et uno bonoleno cum dimidio ad « rationem X Carlenorum prò quolibet ducatu de « summa pretii fabrice diete Cappelle prout apparet « manu Ser Hieronimi Cesi de Narnia »

Ora due passi avanti, e ci troveremo dinanzi al- l'altare di s. Rocco.

NOTE AL CAPO VII,

1 Nella nostra piazza del Lago, oggi di Garibaldi, esistevan la

chiesa e la Confraternita di s. Antonio Abbate, e qui bene- dicevansi con grande solennità tutte le bestie da soma, da tiro e da cavalcare. A questa chiesa appunto appartenne la statua in discorso. Il Vecchietta ne fece un' altra per la Fra- ternità di s. Berardino, la quale oggi esiste nella chiesetta di s. Giuseppe, ed è molto stimabile. La chiesa di s. An- tonio fu convertita nel presente principale caffè posto nel- la stessa piazza. Essa era piena di belle pitture del sec. XV.

2 Tale Fraternità fu eretta nel 1400, e con breve di Pio IV eb-

be poi gli stessi privilegi di quella eretta sotto Paolo III a s. Pietro di Roma, essendosi a ciò adoprato il nostro illu- stre concittadino Berardino Scotti, detto il Cardinal di Tra- iti. (Brusoni, T. I. A. pag. 150.

3 Veramente apparisce legato al carro im solo animale, ma, stan-

do questo a un lato del timone, se ne dee supporre un al- tro al lato opposto, che l' artista, per ignoranza forse di prospettiva, non seppe far vedere, e nel 1400 la prospettiva non era cosi saputa come oggi.

4 Lo stemma del Comune narnese mostra similmente un Grifo

scorticato rampante, per cui akiUKj potrebbe credere che il Grifo fosse stato cjui posto a significare che detto Comune contribuì alla spesa del monumento ; ma noi vedremo in se- guito da un documento, che la Fraternità sborsò il denaro a nome suo. E qui piacemi notare di passaggio, che i Co- muni Guelfi nei loro stemmi, fin dal tempo delle Crociate, introdussero emblemi religiosi, come la croce, 1' a(juila, i^ grifo, il leone tutte cose che si riferiscono a Cristo.

5 Questa importante notizia fu ignorata dal prof. Merzario, il

quale nomina pure i Pellegrini di Como. Io glie la comu- nicai, ma non so, se la mia lettera gli giunse, non avendone ricevuta risposta. Mi viene assicurato dal notaio archivista. Signor Dottore Niccola .Stame, che il detto protocollo siasi smarrito.

(5ì(SlSl(SìSìSì(SìSìSìS^

CAPO Vili. Altare di S. Rocco

\_^/OTF..STO appartenne una volta all' Università de' muratori, che fu qui trasferita nel 1756, come nota- si nella seguente iscrizione, pinta in nero nella base della statua del santo, a cui venne 1' altare dedicato : SACELLUM S. ROCCHI VNIVERSITATIS MVRATORUM HVC TRASLATVM ANNO MDCCLVI

Tre anni dopo, dinanzi 1' altare stabilirono la loro sepoltura^con questa memoria :

Forse cotesta Università deriva da quella dei ma- stri muratori lombardi, ^ stabiliti, secoli addietro, nella nostra cattedrale, come rilevasi dalla già notata iscri- zione dell' atrio.

Nel presente altare è molto da notare 1' architettura ibrida, cioè di varia qualità, e di vario tempo ; il che non fu mai rilevato da ninno ; ma ch'è bene farlo rilevare.

La barocca nicchia, ove sta il santo, vedesi posta

SEPVLCRVM

MM. MVRATORVM

A. D. MDCCLIX

74

fra due gentili colonnette e pilastrini di marmo del sec. XV, mentre la statua e suoi ornamenti apparten- gono alla metà del sec. XVIII. Da che nasce cotesta varietà di stile ? Per me è facile indovinarlo, volgendo lo sguardo alla parete posta a destra dell' altare. Qui- vi presentasi una cassa sepolcrale di pietra arena- ria delle nostre cave, appartenente al defunto nostro Vescovo e concittadino mons. Boccardi, come dichia- rano le epigrafi in essa e sotto essa scolpite : D. O. M. _

CAROLO BYCCARDIO GIVI ET EPO NARN IVR. PONT. CONSVLTISS. EIVS ECCLESIA HERES EX ASSE INSTITVTA B. P. VIX :

AN. LXXXIII. SEDIT AN. XXVIL OBin MCCCCLXXXXVIIl. ALEX. VI POT. MAX.

D. 0_M.

CAROLO GIVI ET EPO NAR. PONTIFICII IVRISCONSVLTIS.y VIRO GRAVISS./ OPT. QVI DEVM EXCOLES ET SE ET 8VA QVAE HABUIT BONA SIBI / DICAVIT INQVO VEfAE CANDOR ET SANCTIMONIA FVIT MIRA NARNL / EC- CLESIA POSVIT SEDENTE IVLIO IL PONT. MAX. / VIXIT ANN. LXXXIlI MEN : VII! / D. XXIIlI. SEDIT ANN. XXVlI. MEN. Vili / -D. XVIlI OBIIT MENSE IVNI AB ANN SALVTIS M. CCCCXCVIlI/ SEDENTE ALEX: VP PONT. MAX.

Questa cassa sepolcrale del sec. XV ci fa la spia, che la nicchia, occupata ora da s. Rocco, appartenne un tempo ad essa, e perché ci va di misura, e perché lo stile delle colonne e delle candeliere, che ornano i pilastri, sono del medesimo tempo e della medesima ma- no, e perchè la cassa fu posta prossima al proprio luo- go per fare scoprire, senza volerlo, il malfatto. E siccome la cassa e il morto eran qualche palmo più lunghi della

75

parete per essi stabilita, perciò fu loro bestialmente tagliato il di più, e così restarono dalla parte estrema senza piedi, e miracolo che al morto non fosse taglia- ta anco la testa.

Dunque s. Rocco usurpò di certo la sede sepol- crale del nostro Vescovo Mons. Buccardo. Ma s. Roc- co in questa cosa non ha che far nulla, bene i si- gnori Canonici, che diedero a lui ivi 1' onore dell' al- tare, permettendo la rovina di uno dei più belli e gen- tili monumenti sepolcrali del XV secolo esistenti nella chiesa. A questo modo essi violarono il diritto priva- to e pubblico ; privato, perchè il monumento appartie- ne alla famiglia del Vescovo e agli stessi canonici ; pubblico, perchè appartiene a una chiesa, oh' é del popolo, perchè le antiche chiese si fabbricarono con le opere gratuite, e co' denari de' cittadini. Di più si mostrarono in sommo modo ingrati verso Monsignore, che lasciò loro in eredità tutti suoi beni, e stoltamen- te disapprovarono, col rovinare il monumento, ciò che saviamente fecero i loro colleghi antenati coli' innal- zarlo. Che dirò poi della grande ignoranza e del disa- more degli antichi canonici verso le belle arti ?

O s. Rocco benedetto, poiché sei oggi qui dentro venerato, ed hai potere, come si crede, di vincere e allontanar le pésti dalle città, deh ! caccia via l' igno- ranza che rovina tutto, e eh' è la peggior pèste che regni tra noi. Che se tu sei capace di questo, e di altri miracoli, fa che la tua statua improvvisamente si animi, si avvivi e cammini, e quindi sen vada in altro luogo più conveniente ; ma prima staccando dal muro la cassa mortuaria di j\lons. per rimetterla intera nel- la sua primiera sede. Noi ti ringrazieremo di cotanto miracolo e risarcimento compiuto a scorno degli anti^ chi distruttori.

- 76 -

NOTE AL CAPO Vili.

1 L' umile appellazione di muratore davasi nel 1400 e pel pas- sato ad ogni costruttore, che oggi ha il nobile titolo di ar- chitetto, venuto in moda nella Rinascenza, per via dei som- mi geni di Michelangelo, Bramante e Raffaello.

CAPO IX. Altare di s. Carlo Borromeo

,«£_/RA certamente dovuto questo altare al santo Car- dinale, non solo pel merito della sua grande virtù e celebrità ; ma pure, perchè fu amantissimo della nostra città, fattosi più volte ospite del convento di s. Do- menico, come ricorda la cronica scritta di questo luo- go \ Esso, da Milano andando a Roma, o per affari straordinari, ovvero, per costume, ad limina Aposto- lorum, soffermossi qualche volta appo noi visitando il Vescovo, li frati, le monache, e celebrando la messa nella presente cattedrale.

L'altare di detto santo appartiene, con diritto di pa- tronato, alla gente M'ancinelli conti di s. Vito, e dinan- zi al medesimo, per terra, stabilì la propria sepoltura, dichiarando ciò la epigrafe marmorea in questa guisa:

D. O. M.

IVS GENTILTTII SEPVLCRI SPECTABILIBVS VIRTS SAMVELI ET ANTONELLO DE MANCINELLIS MAIORIBVS SVIS AREVERENDISS. CAPITVLO

A. MCDL CONCESSVM VT IN NOVA PAVIMENTI RESTAVRATIONE SARTVM TECTVMQVE PERMANERET

LOCI DESIGNATIONEM INSCRIPTO MARMORE VOLVERVNT CO : OCTAVIVS ET PETRVS DE MANCINELLIS

ANNO REPAR. SAL. MDCCXXVI La pittura dell' altare, eh' é di buona mano, rap- presenta il santo vestito di rocchetto sotto la cappama- gna, e sul collo una corda per disciplinarsi, stando gi- nocchioni, e in atto di pregare dinanzi a un Crocifìsso.

Egli, finché visse, fu in piena relazione con noi, specialmente co' frati e con le monache. Anzi abbia- mo di lui due lettere, tenute come reliquie, 1' una nel- 2a chiesa di Montoro narnese, 1' altra nel nostro mo- nistero di s. Bernardo. Questa ultima feci, anni sono, pubblicare nell' Antologia del mio amico Conte Tor- ricelli di Fossombrone, unitamente ad altre due inedi- te ; r una di s. Caterina da vSiena, la seconda di s. Giuseppe Calasanzio, che lungamente visse in città, istituendovi le scuole pubbliche inferiori e componen- dovi la sua Costituzione. La camera, ove dormi il San- to, fu ridotta a c^ippella, e questa poi, sotto il gover- no costituzionale cambiata in tribunale del giudice con- ciliatore : cambiamento non irreligioso, perchè anco la Giustizia è santa, e venne pure esercitata dal Calasan- zio. Cosi speriamo, che sotto l' ispirazione e protezione di esso santo la eserciti convenientemente anco il no- stro giudice, se sarà di buona coscienza e non ignorante.

79

NOTE AL CAPO IX.

I Nella detta cronica è la seguente memoria : « 1574. Ricordo come ai 19 Agosto giunse qui all' improvviso 1' lU.mo Signor Carlo Borromeo, che fu fatto poi Arcivescovo di Milano e Santo della chiesa, e volle albergare in una cella, quale è ridotta a uso di Cappella, e lasciò per limosina s. 10 ( scu- di dieci ) ». Questa cronica nella soppressione del convento fu portata via dai frati stessi, so, dove riposta.

^ OCO distante dall' altare di s. Carlo elevasi il Fon- te battesimale assai preg'evole, adorno di scolture, d'in- scrizioni, ed è opera del 1506. A tempo mio abbelliva la presente camera mortuaria, quindi ristrettamente e meschinamente trasferito in questa dipinta nicchia e contornato di balaustrato, che si giudica comunemente di marmo, mentre non è altro che breccia rossa poli- mentata delle cave di Stroncone.

Esso battistero componesi di una conca di bian- co marmo del diametro di m. 1,07 circa, baccellata sotto coi baccelli coloriti, sostenuta da una tozza co- lonnetta tornita di marmo e pur essa colorita. Vedesi questa piantata sopra bÌ£mca marmorea base sostenuta da grossi artigli leonini. All' esterno del labbro supe- riore della conca girano intorno queste parole : ANNO. DNI :• M. D. VI i- MEN. IV. D. VI

CARO X.

Foi\te battesimale

SEDENTE. IVLIO. II. PONT. MAX.

82

Sul piano della medesima elevasi il chiuso a cu- pola di forma esag'ona, i cui specchi sono divisi da ba- laustri infogliati, nel mezzo strozzati da un anello che

Battistero di Mons. Gormaz. ( pag. 8i )

tiene strette addosso a loro le indorate foglie. Nello specchio di prospetto sta in vistar lo sportello della porticina, donde cavasi 1' acqua benedetta, e sopra la porticina appare una conchigUa, donde spicca il volo

a basso lo Spirito santo in forma di colomba annun- ziato con queste parole presso Lui scolpite :

SPIRITUS SANCTVS DESCENDIT INTE Negli altri cinque specchi, seguendo a guardare nella destra, mirerai prima s. Giovenale, pontificalmen- te vestito, e come tale riconosciuto per via del nome sotto suoi piedi segnato :

S. IVVENALIS Poi quattro stemmi gentilizi : il primo di gente a me ignota, il quale ha in campo un fiore, che non saprei qualificare, superficialmente radicato, senza fo- glie, di un solo stelo, diramato in tre pannocchiuti capolini ; in cima il rastrello con tre gigli sotto esso, comune ad altri stemmi e proprio dei reali Angioini, che lo diedero per privilegio alle famiglie loro be- neaffette. Gli ciltri stemmi, assai noti, appartengono al Capitolo della cattedrale, al Municipio e al Vesco- vo Gormaz.

In cima al coperchio levasi sublime la statuetta di s. Giovan Battista nel suo solito costume semplicis- simo di vestire- Solo gli cadde di mano la croce, che sarebbe molto conveniente restituirgli.

Nella sua base, egualmente al coperchio esagona, leggiamo abbreviato :

PET. GOR. NAT. ARAG. ÉPS. NAR : Cioè Petrus Gor?naz Natus Aragofiensis Epùcopus Narniefisis.

Questa scritta indica, eh' egli fece la spesa del battistero col concorso di coloro, di cui venner ivi no- tati gli stemmi. Presso questo battistero é notabile un antico dipinto ritraente M. Vergine col Bambino sullo stile del celebre Giotto. Passiamo ora alla terza navata.

CAPO XI. Altare di s. Biagio

male dela gola è fra noi assai frequente, e per ciò conveniva, come per gli altri mali, trovare un san- to, a cui ricorrere per la pronta guarigione. A que- st'officio ebbesi scelto s. Biagio, perchè si conta ch'egli, con r olio di una lampada ungendo la gola ammala- ta ad un giovinetto, il guarì miracolosamente all' i- stante.

A cotesto santo fu dunque innalzato anco nella nostra cattedrale un altare, eh' é il più misero del luogo, e nel quadro, che non è dispregiabile, si rap- presenta il miracolo da me narrato ; ma fuvvi aggiun- to s. Michele Arcangelo, omonimo del pittore sotto- segnato così :

PHILIPPVS A ANATOLIA MICHAEL DES 1675 che noi meglio scriveremo : Philippus Michael a Ana- tolia Designava 1675.

86

Sotto questa gran tela ne osserverai altra più piccola di buon pennello. Essa ci s. Giovenale pon- tificalmente vestito, il quale in compagnia di altra per- sona ignota incamminasi verso luogo non palese, for- se per esercitarvi il suo ministero.

Da questo altare, di giuspatronato un tempo dei Lolli, anderemo a quello prossimo di s. Pietro,

CAPO XIT. Altare di s. Pietro

-X^ onore del Principe degli Apostoli e di s. Gio- venale fondò e dotò il presente altare Ostilio Rodol- fini Conestabile della Staffa nel 1660, facendolo di suo giuspatronato ; ma, col tempo, ridotto in misero stato, restaurollo nel 181 2 Anna Alfani della Staffa Conestabile. In seguito occorrendo un secondo restau- ro, lo compì nel 1860, per affezione al santo e al- la propria religione, il Conte Scipione Conestabile della vStaffa.

Queste vicende sono ricordate da una moderna iscrizione latina, pinta, per economia, sul muro, com- posta dalla b. m. dell' Arciprete lacobelli in questi termini :

88 D. 0. M.

ARAM. HANC/APOSTOLORVM. PRINCIPI./ DIVOQVE IVVENALI / DICATAM / HOSTILIVS. RODOLPHINVS. EQVITVM. MAGIST. / AN. R. S. MDCLX / A. SOLO. EREXIT. ATQVE. DO- TA VIT / VETVSTATE. INDE. COLLAPSAM / ANNA ALPH ANI. DE. STAFFA / AT>. MELIOREM FORMAM. AN. MDCCCXII / RESTITVIT / SCI- PIO. COMES. CONESTABILIS. DE. STAFFA / MAIORVM. PIETATIS. AC. RELIGIONIS AE- MVLATOR / COLVMNIS. AC ORNATIBVS. RE- STAVRATIS / A. D. MDCCCLX / ELEGANTI. PICTVRAE. VARIETATE/ DECORA VIT / CANO- NICORVM. COLLEGIVM GRATI ANIMI ERGO.

Se una pittura ordinaria a vari marmi, pessima- mamente imitati ed eseguiti da un nostro mastro Scopa, debba dichiararsi elegante, ne lascio il giudi- zio ai conoscitori delle belle arti ; ma scuso l' Arcipre- te Jacobelli, che rispetto a queste fu di pessimo gu- sto e del tutto ignorante.

Nella trascritta iscrizione furono comprese due antiche, parimenti colorate sul muro ; ma poi scassa- te per dar luogo alla suddetta : cosa veramente da non approvarsi mentre alle due antiche poteasi ag- giungere la più recente.

Io nella mia raccolta epigrafica ' di Narni e sua diocesi conservai le antiche, ed eccole qui ripetute :

I. IN HONOREM PRINCIPIS APO / STOLO- RVM DIVIQVE IVVENALIS / CIVITATIS NAR- NIAE PATRO / NI HOSTILIVS RODOLPHL NVS / CONESTABILIS DE STAFFA / ATA WS

I. La presente raccolta, fatta con molta fatica, e tutta di mia mano, è importante assai, e meriterebbe essere stampata ; rna chi ne farà la spesa ?

89 -

A FVNDAMENTIS ERE / XIT ATQ : DOTAVIT ANNO RE / PARATAE SALVTIS MDCLX.

2. ARAM HANC RODVLPHINORVM / CO- NESTABILIBVS/ (sic) GENTIS PATRICIAE IVRE- PA / TRONATVS VETVSTATE COL / LAPSAM ANNA ALPHANI / DE STAFFA CONESTABI- LES / FRANCISCI MATER ETCVRA /_TRIX RESTITVENDAM CV/RAVIT ANNO DNI MD- CCCXII.

3. Questa terza iscrizione marmorea 1' abbiamo nel pavimento di prospetto all' altare.

D. 0. M.

HIERONYMVS RODOLFINVS OBIIT ANNO 1570 / VXOR ET OSTILIVS RO- DOLFINVS / NVNC CONESTABILES / EIVS FI- LIVS MONVMENTVM : POS. S. / HANC IMEMO- RIAM HIC LAPIDE / INCISAM ET TEMPORIS / DIVTVRNITATE CORROSAM / DIONISIVS ET CASSIVS / CONESTABILIS OLIM RODOLFINI / EIVS DESCENDENTES / RENOVARVNT AN- NO IVBIL^I 1750.

L'Agresti forlivese, artista di buona pratica, è quegli che pinse il quadro posto sull' altare, e che rappresenta s. Pietro ricevente le chiavi da G. Cristo in presenza degli altri Apostoli. A pie' del quadro leggesi il suo nome e cognome in questa forma : Livius agrestus foroli viensis faciebat 1560

Cotesto insigne artista eseguì altri soggetti per noi. Nel 1559 un' Annunziata in tavola, custodita in un dormitorio del Brefotrofio. Un anno prima, pinse la Visitazione di Maria a s- Elisabetta per la chiesa di s. Giovanni, la quale ultimamente soppressa, passo il

go

quadro nella municipale galleria. L' iscrizione, che ci manifestava l' ciutore della pittura, fu scassata ; ma ci venne conservata dal noto ms. Brusoni. L' Agresti riuscì un fecondo pittore, e nell' Umbria condusse va- rie opere. Conosco un suo s. Giovanni Battista nella Collegiata di s. Maria Maggiore a Collescipoli. Nel Duomo di Terni ammirai altro suo dipinto, di cui non ricordo la composizione. In Amelia nell' Oratorio del- la Misericordia esiste la Decollazione di s. G. Batti- sta, ripetuta nella Confraternita di Lugnano e in al- ' tro luogo circonvicino.

Il Vasari nelle note vite de' pittori, e il Nibby nelle sue opere sopra Roma parlano assai onorata- mente della sua persona.

CAPO XIII. Monumer\to sepolcrale di Pietro Cesi

artendo dall' altare di s. Pietro, abbiamo subito una delle porte d' ingresso della chiesa, e poi questa il monumento sopra nominato, di bella guisa, e assai probabilmente sculto da chi ebbe eseguita 1' antica cappella del vSacramento, gli amboni della navata di mezzo, ed il monumento sepolcrale di M. Vescovo Buccardi, avendo tutti e quattro questi lavori il me- desimo stile, e presso a poco il medesimo tempo.

L' iscrizione, che sta nel monumento sopra nota- to, ci scusa dal manifestare le ottime qualità del sog- getto e le cariche da lui sostenute :

TAQION PETRVS : C^SIVS iVEQVITANVS CIVIS NARNI ENSIS

92

D. 0. M.

PETRO. AEQVITANO. GOMITI. /

ET ADAVRVM. EQVITI. PRAETVRIS. ECCLESIASTICAE. /

DITIONIS. CLARISS. QVIBVvSQ. CIVITATIBVS. SEMEL./

ET. PLERISQ. ITER. ANNOS. XXX. SEVERISS. EXERCITATO. / VIGILANTIA. INTEGRITATE. FIDE.

AEQVITATE. ET. IVSTITIA. / XISTO. mi. PONT. MAX. ACCEPTISS. SENATORI. VRBIS. ITER. PROROGATO. /

IN. TRIENNIVM. MAGISTRATV. ANNO. ALTERO^MAGNA. / PO. RO. CONSTERNATIOÈ. ET. PRINCIPIS. DESIDERIO. / SE. ESSE. DESINENTI. GNATI. V. VNANIMES PARENTI./ DVLCISS. BNMEREN. POS. VIXIT. ANN. LV. M. III. D. XIIL

M. ecce. LXXVII. DIE. TQI. MEN. MAXI. OBIIT.

Il Titta, nelle notizie sulle famiglie illustri d' Ita- lia riproduce, a solo contorno inciso, il nostro monu- mento ; ma io lo darò meglio ritratto in zincotlpia ca- vata da una fotografia dell' Alinari di Firenze, il qua- le, tre anni sono, mandò i suoi giovani tra noi per copiare vari monumenti, specialmente della cattedrale, e vari paesaggi.

93

i

m

e

CAPO XIV. Altare di s. Pellegrino

bel monumento del 1500 succede il barocco e non bello altare di s. Pellegrino. Questo santo è te- nuto fra noi per molto miracoloso, poiché credesi, quando s' invoca il suo ajuto per la prosperità della sementa, e per 1' abbondanza della raccolta, che si possa per suo mezzo ottenere, a piacer nostro, la piog- gia fecondatrice, o, quando questa sia soverchia, il sereno per forza del sole. Ma, perchè 1' effetto fosse più sollecito, portavasi una volta in processione per la città r effigie del santo, il quale assai di rado ri- spondeva con la grazia al comun desiderio. Per que- sto mal supposto potere di lui sulle meteore fugli de- dicato cotesto altare col quadro, i quali per l' arte non meritano alcuna considerazione, e però anderemo innanzi.

I

CAPO XV.

Mor\urr\ei:\to onorario del Vescovo Eroli

suddetto altare. Si compone di vari marmi con ritrat- to in cima dentro un ovale. Il lavoro del monumento é semplice e non bello ; il ritratto é di buono autore. Nello specchio si scolpì 1' elogio del morto :

HERVLO HERVLO ANDRAE EX CLARA CASSIA F. CIVI NARN. NOBILISS VIRO PROBITATE ET SAPIENTIA INSIGNI. QVI. A. GREG. XIII P. M. PATRIAE / SVAE CREATVS EPISCOPVS BONONIAE SVB PETRO /

DONAT CARD. CAESIO EIVS AVVNCOLO DEINDE AEMILIAE / SVB ANT. MARIA GALLO CARD. VICELEGATI PRAEPOSITVS / SVMMAM EX OMNI ADMINISTRATIONE LAVDEM / RETVLIT CVNQ. AD AMPLIORA MAIORVM" VESTIGIIS CONTENDERET / IN MEDIO CVRSV INVIDA MORTE PRAEREPTVS EST VIXIT. ANN. Lini. M. X. DIES XXII OBIIT III IDVS OCTOB. AN. SAL. MDC PAVLA HERVLA EX FRATRE NEPTIS / ET IO. BAP. CARDVLVS PAVLAE CONIVNX NOBILES NARNIENSES HEREDES. B. M. POSS.

murato prossimamente e a destra del

7

CAPO XVI.

Cappella della V. Maria della Cor\solazior\e

AL è il vero titolo della cappella che abbiamo innanzi agli occhi, e non già quello che dàllesi vol- garmente di Madonna della neve ; so donde le provenne siffatta nuova appellazione.

Monsignor Gormaz aragonese, nostro Vescovo, u- niva alla molta dottrina un caldo amore e religioso culto verso le belle arti, e per queste, e per altri suoi bisogni e desiderii avendo spese enormi somme, ridus- se sè stesso al verde, e la mensa vescovile miserabi- lissima, per cui fu mestiere darle, dopo sua morte, un esperto amministratore.

Della sua passione per le belle arti ci lasciò tre splendidi documenti, cioè il già descritto battisterio, la presente cappella, e il suo sepolcro in essa.

Osserviamo, nello entrare, il doppio arco elegan- te di pietra, che ci rimane sopraccapo, tutto fiorito a rosoni inquadrati e altri fiori, sostenuto da due colon- ne per parte, e posato sopra un cornicione delicata-

lOO

mente intagliato, e di vari membri composto. Ma, per qui asssestare il greve e rozzo bussolone di legno, credettero bene i signori canonici di far tagliare il cornicione in vari punti, e cosi ha esso perduto parte del suo pregio architettonico, so, se perdette anco parte della sua iscrizione, di cui restan ora coteste parole in giro :

PE : GORMAZ HISPANVS DE REGNO ARAGONIE EPS NARN :

Non solo questo bussolone ci urta il senso e l'in- telletto ; ma pure gli stalli del coro messi intorno alle pareti, guastando V armonia ed oscurando lo splendo- re di cosifatta gentile cappella, e del monumento se- polcrale che r adorna ; tanto più che tolsero a questo, per collocare gli stalli, la propria iscrizione, che fissa- rono nella parete di prospetto. Per tale innovazione oggi la cappella dicesi il coretto d' iverno. Ma i signo- ri canonici avrebbero fatto meglio a tremare di fred- do nel coro grande, ovvero acconciarsi in altro luogo, come sarebbe la cappella del Corpo santo, invece di guastare un monumento degno di tutta la loro cura e rispetto.

Guardando in alto, e fissando gli occhi in sulla volta, la vedremo partita in quattro vele da egual nu- mero di costoloni che partendo da un rosone, fisso in mezzo, scendono a posarsi sopra peducci incastrati ne' quattro angoli delle pareti :

In prospetto abbiam 1' altare di colorato marmo, e di stile del XVII secolo. Sopra il medesimo, addos- sata al muro, e bene ornata di scolture, ammiri una profonda e luminosa nicchia, ove si custodisce 1' icona in tavola di M. Vergine della Consolazione col suo Bambino, pittura del 1400, che molto ritrae da quel- le bizantine, e che nel suo genere si può dir bella, e che io attribuisco ad un pittore narnese o umbro, a-

lOI

vendone noi in quel tempo alcuni di singoiar merito.

La facciata della nicchia è rivestita, fino a terra, di bianco marmo in forma di tempietto, composto di due pilastri, ornati di candeliere e posati sopra plinti nascosti dallo addossato altare. Sopra i pilastri corre un cornicione, e sopra questo gira un arco che termi- na con timpano ad angolo acuto. Nel suo centro vedi scolpita r immagine del Salvatore, nel prospetto del- l' arco alcuni Serafini, e nel fregio del cornicione le seguenti parole :

SANS. MARIA DE CONSOLATIOE

A' piedi della nicchia leggiamo quest' altra iscri- zione :

IVL. II : PONT : MAX DIVAE CtENITRICI^EI MARIAE VIRG. P. GORMAZ EPS NARN HOC SACELLV : EREXIT ET DOTAVIT

mdxii. qvarto non APRIL :

A destra dell'altare è infissa sulla parete in lastra di marmo quest' altra iscrizione, che appartiene al monu- mento sepolcrale del Vescovo ; come già dichiarammo : PE: GORMAZ HISPANVS DE REGNO ARAGONIAE DEI ET ALEX: VI. PONT. MAX. GRATIA EPS NAR NIEN. SCRIP. APLICVS ABREVIATOR PLVMBIQ. COLLECTOR

AC ALIIS HONÓRIB ET FORTVNIS HONESTATVS NATV RAE DEBITVM EXCOGITANS SACELLV M HOC SVIS SVMPTIBVS LOCAVIT DOTAVITQ : AC VIVENS

SEPVLCRVM SIBI POSVIT INCARNAT. DNTCE. M. D. XIIeI. V- KL. IVLII SEDENT. LEONE. X. PON. MAX. PONT SVI ANNO U VIX. ANN. LXX. MEN DIEB SED. ANN. XVI. MEN. IX. DIES XVII OBIIT M. D. XV. XI. KL. MAH

Il monumento sepolcrale del Gormaz si può di-

I02

re nobile, splendido; ma per me non tutto bello, per- chè mi sembra più vago 1' ornato ' della cassa che non la forma delle figure, che abbellano questa e 1' arco,

Manuììiento Sepolcrale del Vescovo Govìiiez. ( pag. loi )

le quali sono un po' goffe e di stile gonfio, non italiano, specialmente la Madonna che ha 1' aria e il petto di una balia di campagna.

I03

Altro danno cagionarono i passati canonici al tempietto della Vergine, addossandogli 1' altare, e co- si smezzandolo, e 1' ultima metà nascondendo all' al- trui sguardo. Ma perchè V altare non si mise staccato ? Perché non si fece in armonia col tempietto per lo stile architettonico e scultorio ?

Ed ecco un' altra opera insigne di architettura e scoltura in più modi guastata, come accadde al monu- mento sepolcrale del Boccardi, alle sette cappelle del Presbiterio, e a quella del Sacramento. Se i costrutto- ri di dette cappelle e sepolcri risorgessero a vita, che direbbero mai del mal governo dei monumenti ai ca- nonici affidati ? Certo si pentirebbero della spesa fatta, e della custodia data. Ma i presenti canonici, certa- mente più dei loro maggiori intelligenti estimatori delle belle arti, potrebbero ben rimediare ai danni fatti, rimettendo le cose in armonia al loro posto e toglien- do quelle che disconvengono a ciascun monumento, co- me, per esempio gli stalli del coretto d' inverno, gli altari barocchi, e gli stucchi disdicenti, quali son quel- li della capella Gormaz. Anni sono, ottenni dai ca- nonici di far quivi levare dalle finestre quattro Ange- li inchiodati sulle loro sommità, così orridi che non parevano del cielo, ma sbucati dal profondo inferno- Mi secondino dunque in tutto ciò che notai di risar- cimento, e facendolo ne avranno gran merito e som- ma lode dalle persone intelligenti ed assennate.

I04

NOTE AL CAPO XVI.

I Cotesto beli' ornato fu più volte copiato forastieri con r applicazione della scagliola.

Essendo la nostra cattedrale con le chiese della Madonna Impensola e di s. Girolamo fuor delle mura stata messa fra i monumenti nazionali per mia richiesta, come regio Ispettore degli scavi e monumenti antichi, proposi al Governo di re- staurarla, e specialmente di rinnovare sullo stile del cinque- cento i due altari, V uno della presente cappella, 1' altro di quella antica del Sagramento : larghe promesse con V atten- der corto.

CAPO XVII. Cappella di s. Giuseppe

sciti dalla cappella Gormaz, e salendo dalla stessa navata il piano, ove esiste la Confessione, vol- tando a questa le spalle, ci troviamo incontro alla cappella sotto il titolo del Patriarca s. Giuseppe, il cui transito, dipiato da buon pennello, e composto a maniera ordinaria, decora 1' altare.

Certamente che, a prima vista, gli occhi restano abbagliati e incantati per la molto splendida doratura e per le vernici che illustrano il luogo in tutte le parti, pei molti ornati, intagli, statue, stucchi, pitture e marmi e colonne e cornici che lo adornano. Si può dire che sia un lavoro ( a me fa questa impressione ) alla roc- cocò ing-entilito e raffinato e ben trattato in questo ge- nere. Ma il troppo é sempre difettoso, perchè genera confusione, sazietà, non lascia campeggiare gli oggetti e perciò non soddisfa le persone di buona pratica e inten- dimento. E questa cappella appunto ha il difetto 4^1-

io6

la troppa roba e del troppo lusso. Guardate alle altre tre del Sacramento, della beata Lucia, e della Madon- na della Consolazione. Sono di tre specie diverse ; ma, chi é di buon gusto, anteporrà nella scelta queste a quella di s. Giuseppe. Non ostante il notato difetto, puossi vantare, come dissi, nel suo genere, per opera pregevole e degna della nostra ammirazione.

L' altare ha sopra la decorazione di quattro colonne di legno fatte a elice e intagliate a tralci e fo- glie per imitazione di quelle di bronzo del Bernini in s. Pietro di Roma. Esse colonne sostengono un curvo timpano spezzato, sulle cui estremità siedono due Angioli, le tre virtù teologali ed una delle cardi- nali ; cioè, in ordine, la Speranza, distinta per 1' anco- ra, la Fede, tenente con la sinistra il calice sormonta- to dall' Ostia sacra, la Carità, che prende cura di un fanciullo, la Prudenza, che guarda nello specchio stretto con la destra.

La volta appare tutta ornata di stucchi inverni- ciati e dorati, e inverniciati e messi a oro anco gli al- tri ornati e le statue e 1' altare e la cornice del quadro.

Nelle pareti laterali, marmorizzate a colori, veg- gonsi due grandi cornici ovali di marmo, che circon- dano due tele dipinte ; nell' una delle .quali, a destra dell' altare, vien figurata la nascita di Gesù Cristo, e neir altra di faccia quella di s. Giovanni Battista. So- no sufficientemente condotte, quantunque alcune figure poco geniali e il colorito della seconda un poco debole.

N' è autore un certo Gaetano Sortini ungherese, eh' eseguì altro dipinto pel nostro monistero di s. Restituta II nome lo apprendiamo dalla stessa sua firma posta in ciascuna tela :

7. Gajet^"^^ Sortini

In. et P. ( cioè invenit et pinxit )

2. Gajet^ Sortini P, an : lyóo

loy

Nel piancito di marmo, cinto e chiuso da balau- strato della stessa materia, sta unita un' epigrafe, che donaci il nome del fondatore della cappella, non 1' an- no della fondazione, che leggeremo in altra, qui co- piata successiv^amente alla prima : D O. M.

ROM VALDO. RISIO PATRITIO. NARNIENSI S IOAN. EVANG. MARSANI. ABB- COMMENDATARIO S. IVLIANI. TIFERNI. PRAEPOSITO MORTE. PRAEVENTO SAL- AN. CID13CCXXIII. AET. XLIX FRANO. ANT. RISIVS. INTER. CANONICOS. PRIMVS

SANCTO. lOSEPHO A. FVNDAM. SACELLO. EXTRVCTO. ET. REDITIBVS A VOTO

FRATRI. OPTIMO. BENEM. ET. SIB. VIVENS. P.

ANNO. CI3I3CCLX Nel muro esterno della medesima cappella, il qua- le confina con la piazza del Lago ( oggi Garibaldi ), abbiamo in alto la seconda :

A. D. MDCCLVII CAN.^ F.^ A.« RISIVS. P. N. A. FVNDAMEN.^ EXTRVXIT Il terzo verso deesi cosi interpretare per intero Canoniciis Fraficiscus Antonius Risitts Patritiiis narniensis.

Terminata la visita della chiesa, non lasceremo inosservata la sua sacristia. La porta è qui prossima, dunque entriamo.

CAPO XVIII. Sacristia

I Vfttf varie camere di cui e composta, solo due del primo piano hanno per noi importanza, quella dei sacri arredi, c 1' anticamera, in cui sta affisso al mu- ro il ritratto di Remulo Massimo, sotto al quale abbiamo la seguente epigrafe :

D. 0. M,

REMVLO MAXIMO NARNIENSI / HVJVS CATHEDRALIS ECCLESIAE ANTI- QVIORI CANONICO / INTEGRITATE VITAE AC MORVM SVA VITATE ADMIRABILI / QVI STVDIO PIETATIS ET LONGO VIT^ CVRSV COMPARATO PECVLIO / IN HONOREM DEI ET ECCLESIA, evi LAVDABILITER PER AN- NOS XLV INSERVIVIT ASSIDVE / QVIDQVID ANNVATIM RECEPIT VNA VICE EIDEM EC-

CLESI^ l^EST AMENTO RESTITVIT / NAM RE- LICTIS PRIMO MILLE TRECENTIS SCVTIS AV- REIS / PRO SACRIFICIO QVOTIDIE CELEBRAN- DO AD EXPIATIONEM SVyE ANIM^ / LEGA- TIS SEMINARIO BIS MILLE EABRIC^ CAP- PELLA SANCTI CVLTI QVINGENTIS / INSER- VIENTIBVS HORIS CANONICIS NOCTVRNIS ALIIS QVINGENTIS AC NONNVLLIS IN PIOS VSVS DISTRIBVTIS / REV. OPERAM EX AS- SE H AREDEM INSTITVIT / ET ADMINISTRA- TORES CAPITVLVM SVOSQVE CANONICOS NOMINAVIT / QVI CANONICO BENEFACTORI VERE MAXIMO / VNANIMES GRATI CAPITV- LARI DECRETO ATERNVM HOC MONVMEN- TVM POSVERE / OBIIT DIE XVIII. IVNII M. DC. LIX. AETATIS SVAE LXXXVIIL

Nella parete incontro

DIE IV. lANVARIJ. CVJVSCVMQVE ANNI IN. CAPPELLA BT^ LVCI^. CELEBRANDA. ERIT MISSA. CVM CANTV. PRO. ANNIVERSARIO. CLAR^. MERIE.

CARDINALIS. lOSEPHI SACRIPANTI.

QVI OBIIT DIE QVARTO lANVARIJ. MDCCXXVII IVXTA. DECRETVM. SACR^ CONGREGATIONIS. CONCILI]. DATVM DE. ANNO. MDCCXC

Ne altro abbiam qui d' importante pel nostro sog- getto.

La seconda stanza trarrà più a la nostr' atten- zione, perchè più spaziosa, alta, luminosa e meglio costrutta.

In fondo ad essa elevasi un nobile altare di le- guo noce, bene architettato e lavorato, che contiene una tela dipinta da abile mano, e che rappresenta un fatto della vita gloriosa di s- Giovenale, cioè, quan-

do i pagani volean forzarlo a sacrificare ai loro idoli ; ma egli resistette e per la grazia di Dio miracolosa- mente vinse.

Ai lati del medesimo altare estendonsi le creden- ze da custodire tutte le sacre suppellettili, pur esse di legno noce, e al par di lui ben composte e ordinate.

Avvicinandoci novamente alla porta, abbiam di faccia due iscrizioni di marmo infisse in sulle pareti, e che noi leggeremo :

1 ) CLEMENS PP vili. IN RECVPERANDO ETI

AM VTROQ GLADIO FERRARIEN^ DVCATV ECQ. ECCLESIASTICA DITIONI SVBACTO AC SVI PONTIFICIA PRASENTIA OPTIME PACA TO INDE ROMAM REDIENS HOC SVPER MA lORl ALTARI MISSAM CELEBRAVIT XV. KAL. lAN. MDXCVIII

2 ) D. O. M.

PIO. VII. PONTIFICI. AVGVSTISSIMO PRINCIPI. OPTIMO. RESTITVTORI. FELICIVM- SECVLORVM. PROSPERE. FAVSTEQVE E- GALLIIS. REDEVNTI QVOD

HANC. D. IVVENALIS. BASILICAM- MAIESTATIS SVJE PRESENTIA. ITERVM. DECORARIT. PRIDIE. IDVS. MAIAS. CIDDCCCXIV EPISCOPVS. ANTONIVS- DAVID. EIVSQVE CANONICORVM. CONLEGIVM GRATI M. P.

»

La sacri-stia possiede vari oggetti di oro e ar- gento con paramenti sacri ricchi di bei recami e da- maschi da parare la chiesa nelle solennità ; ma a pa- ragone di prima si può dir povera. Le vicende poli-

tiche e le necessità economiche dei canonici le tolse- ro le cose più di pregio.

Racconta il Montaigne nella descrizione, ossia viaggio in Italia dal 1580 al 1581, di avere osservato nel duomo di Narni alcuni arazzi istoriati con la pas- sione di Cristo con iscritte e rime in antica lingua francese, per cui sono da ritenere della celebre fabbri- ca di Goblen, dei quali è pur ricco il Vaticano ed hanno pregio inestimabile.

La chiesa possiede pure alcune reliquie, fra le quali si notano, per le più singolari e valutabili, il se- mibusto di argento di s. Giovenale, i costui guanti pontificali e quelli di s. Cassio. Ma rispetto a cotesti guanti v'ha dubbio che sieno genuini, affermando qual- che critico archeologo, che i Vescovi cominciarono a coprire le mani di cotai arnesi nel duodecimo secolo ; ma non manca chi crede il contrario. (*)

Un tempo possedette pure una preziosa reliquia, cioè il corpo del martire Valerio Lila scudiero, il quale vienci ricordato dall' iscrizione qui sottoposta, Essa fu tolta dal cemeterio romano di Pretestato, e portata in cattedrale insieme al corpo del martire. Oggi quivi non più esiste, ma ce la ebbe conservata il noto ms. del Brusoni nel voi. I, pag. 113 e il Boc- ciarelli nell' opera citata.

VALERIVS LILA SCVTARIVS NATIONE MAVRVS PRIMA CONIVGI SVO DIGNLSSIMO IN PACE QVI VIXIT ANNOS XXX MESES DVOS

Dimenticai di mettere a suo luogo quest'altra im- portante iscrizione, la quale vedesi incisa nell' archi-

(*) Posso accertare che noi possediamo una statuetta di s. Giovenale del sec. VII, o Vili vestita pontificalmente e portante i guanti, e la medesima sta nella facciata della cappella di s. Cassio.

113

trave della porta, che mette nella navata sinistra e nella falsa, assicurandoci essa 1' esistenza del tempio fin dai primi del sec. XII : ^ ANNIMILLENICENTVMREPLICATIODENIS.

INSTABATCERTAPROPERANSINDICTIOTERNA ^ HOSADITVSAVLE.DECV6HOCSIGNTSMEMORALE.

HOCPIETATISOPVSQVONITETISTADOMVS.

PRESBTTERHORNARILVPVSINSTITVITRENOVARI.

VNDEFVITLESVSTERGEBENIG (sic)

Questa iscrizione, mescolata di prosa e versi leo- nini mal composti dànnoci a conoscere che il prete Lupo- nel 1 120 fece rinnovare l'architrave della porta, che nel passare si spezzò e gli cadde addosso con offesa. Re- plicatio denis spiego io per venti, poiché denis vuol dir dieci, e replicatio significa ripetizione del dieci, che sarebbe venti ; simile espressione abbiamo altro- ve. Per esempio vio7io denis nell' iscrizione dell' antica cattedrale di Foligno significante undici ; Duodenis (do- dici ) neir Inno Pange lingua; 7>;'</é??//> (tredici) nella iscrizione della celebre croce di vSarzano. Memorale sarà certo abbreviatura di ìnemorabile.

E con questa sarà terminata la visita, la descrizio- ne e illustrazione della nostra nobile e giustamente ammirata cattedrale.

WWWWWWWWWWWWWWWWWWWW

fcTM^NCHE cotesto campanile merita due parole. La su' antica nobilezza e gravità, il suo vago adornamen- to lo esigono, e noi le faremo.

Egli levasi sublime e robusto all' aria presso la tribuna, e venne fondato sopra vetusta torre di pietra del X sec, due secoli dopo, quando già in molti luo- ghi i campanili usavansi, avendo avuto essi origine, co- me narraci la storia, nel VI secolo.

La sua forma è quadrilunga, a due piani, ed è costrutto a mattoni. Misura m. 36 in altezza dalla par- te di postema, largo in ciascun lato m, 7,50. Il piano inferiore contiene due aperture, il superiore tre più pic- cole arcuate a tutto sesto, quantunque alcune sieno sta- te chiuse per dargli più solidità.

Nella parte di faccia e alla sua sinistra, sta pian-

CAPO XIX.

Il Campanile

- ii6

tata dentro una nicchia la statua figurante s. Giove- nale pontificalmente abbigliato, ivi posta di certo per proteggere la fabbrica da ogni infortunio, e special- mente da' fulmini, che sogliono di ordinario le più alte e isolate cime percuotere.

Oltre cotale statua fannogli ornamento alcuni concavi e antichi bacinetti di terra cotta, pinti un po' rozzamente, costumati un tempo anco nelle facciate delle chiese e delle case come voti, o semplici riflet- tori de' raggi solari, e così, dando loro vago aspetto e meraviglia, trar su 1' altrui sguardo a contemplarli.

Intorno a cotesto argomento trascrivo qui per al- trui istruzione, due passi, 1' uno tolto dall' opera del Funghini Ce7ini storici ed alc2ine osservazioni sul- le majoliche italiane; l'altro dall'opera dell' Argnani sulle ceramiche e majoliche faentine. Il primo cosi nota :

« Il Vasari dice, che fin dal 1300 erasi introdot- ta in Italia la moda di decorare le facciate delle chie- se con bacini di terra cotta benissimo invetriati in co- lori, che producevano un vaghissimo effetto, special- mente quando vi riflettevano i raggi del sole ».

« Neil' ottavo secolo dopo Cristo lo smalto fiori- va in Costantinopoli- Nel secolo IX alcuni artisti di quella città furono allettati in Alemagna dagl' impe- ratori, e vi fecero conoscere quell' arte, unitamente all' altra vetraria, che colà pure avea raggiunto un' al- to grado di perfezione, e quando Sugerio vuoile or- nare di smalti la chiesa di s. Dionigi, fece venire gli smaltatori dalla Lotaringia in Lorena » .

« Rammento di aver veduti dei bellissimi vassoi nelle sacrestie per le ampolle, ed in occasione di Pa- squa portavasi in chiesa magnifiche catinelle piene di uova per farle benedire. Altri stupendi esemplari li ho veduti murati sopra la piletta dell' acqua santa nei ta-

117

l3ernacoli di campagna, nelle facciate di alcune case nei campanili e perfino nei fumaioli, ma ora sono spa- riti » .

« Pare che anche a tempo dei Longobardi si conoscesse in Italia 1' arte di colorare le maioliche, ed a Cividal del Friuli dicesi conservarsi un piatto probabilmente del secolo Vili. Fin da quali' epoca fu uso di ornare le torri delle chiese con dischi, piatti e bacinelli di terra cotta dipinti ; i due antichissimi cam- panili di Atri portano quelli ornamenti » .

Lo Argnani così esprimesi :

« Apparve questo risorgimento ( dell' arte cera- mica ) in Italia, come ognun sa, con certi scodellotti o bacini che i Crociati trasportarono di terra santa, ed i Pisani dall' espugnata isola Majorca, e furono mu- rati come trofei nelle facciate dei templi, per cui eb- bero eziandio il nome di piatti votivi. Però soltanto nel secolo successivo, coli' imitazione di questi scodel- lotti, vediamo qui ( in Faenza ) manifestarsi i primor- di della ceramica. Tali scodellotti coloriti gialli e ver- di si usarono di poi egualmente per ornamentazione dell' esterno degli edifizi e segnatamente delle facciate delle chiese, seguendo 1' uso de' piatti votivi, perchè prestavansi mirabilmente all' architettura di quei gior- ni, siccome tutt' ora si vedono in Bologna, in Padova, in Pesaro, in Faenza ed in special modo nella cele- berrima abbazia di Pomposa. Le rozze stoviglie di quest' epoca, che si trovarono in Faenza, sono di ar- g'illa e terra rossa, perchè abbondante di principi fer- ruginosi. Venivano colorite con un bagno di vernice di calcinato di piombo ecc. » .

Il nostro campanile col molto sonare delle varie campane, fra le quali una grossa, greve, ma dolce- mente armonica, si fu indebolito, per cui ultimamen- te dovettesi rinforzare con chiavi di ferro per ordine

dell' architetto e commissario delle antichità conte Sacconi, essendo oggi la Cattedrale, la Madonna Im- pensole, s. Girolamo fuor delle mura, e s. Pudenziana in Visciano, stati messi, sotto il mio regio ispettora- to e per mia richiesta, tra monumenti nazionali.

Osserva la vignetta, innanzi qui riportata, della piazza del Lago ( oggi Garibaldi ), ed avrai un' idea della struttura del nominato campanile.

ANNALI DELLA CATTEDRALE

Annali della Cattedrale

1047 Enrico III Imperatore prende sotto la sua protezione il preposito coi canonici della Catte- drale, e tutte le cose mobili ed immobili che loro ap- partengono. ( Bucciarelli, Cathed. Narn. Eccl. etc. )

1069 Alessandro II pontefice conferma ad Al- berto, arcidiacono, ed ai canonici della cattedrale la possessione di tutti i beni presenti e futuri ( ivi ).

1120 Un tale prete Lupo, appartenuto certo alla Cattedrale, fece in quest' anno rinnovare 1' archi- trave e gli stipiti della porta terza d' ingresso della chiesa, che sta alla tua destra sotto 1' atrio, e ordinò che vi si scolpisse una memoria, che ci fa conoscere il motivo della rinnovazione : ed essa memoria fu ri- portata a pag. 113.

II 29 Onorio II pontefice riceve sotto la sua

122

protezione un certo Pomponio, ( eh' era forse la prima dignità capitolare ) coi Canonici della cattedrale ( Bue- ciarelli o. c. ).

1139 Innocenzo II pontefice conferma, qual- mente praticarono i suoi antecessori, tutti i beni mo- bili ed immobili presenti e futuri in possesso del ca- pitolo della cattedrale ( ivi ).

1148 Eugenio III pontefice, tornando dalle Gallie, accompagnato dai Cardinali, e dall' Abbate di Chiaravalle s. Bernardo, fermossi alcuni giorni in Nar- ni, e qui, assistito da una quantità di Vescovi, Arci- vescovi, Abbati ed altri distinti ecclesiastici, consecrò la chiesa di S. Maria Maggiore, allora cattedrale, il suo oratorio, come pure l'altare dedicato a M. Vergi- ne. Concesse in questa occasione un anno d'indulgenze a chi avesse nel giorno anniversario della consecrazione visitata essa chiesa. Di tanto c' informa il Bucciarelli nell'opera citata ; ma in una cronaca narnese, da me posseduta vi è qualche contradizione col Bucciarelli, leggendosi ivi il fatto in altro modo, ma il Bucciarelli trae le sue notizie da' documenti della cattedrale.

1145 (27 Febbraio) -- Eugenio III, partito da Roma, per trovarsi quivi mal sicuro, stante le popo- lari fazioni, recasi a Farfa, quindi a Narni, ove con- secrò con grande solennità e concorso l' oratorio dj s. Giovenale unitamente a tutta la chiesa che lo con- tiene.

1159 (Aprile) Alessandro III Pontefice, co- noscendo nato nel capitolo 1' abuso di eleggere i ca- nonici tra i laici e 1' illetterati, ordina al Vescovo ed ai canonici, che tale irregolare pratica venga assolu- tamente tolta.

123

Con altra bolla stabilisce, che il numero dei ca- nonici sia di venticinque, e che, cessato di viverne uno, ovvero in vita non appartenendo più al capitolo, questo, nello spazio di due mesi, dovrà eleggerne altro dotto ed onesto.

Ma più tardi, sotto Celestino III. cioè nel 1195, si ridusse il numero a ventidue. Quindi nel 12 16, re- gnando Onorio III, aumentò a ventiquattro. Dieci anni appresso calò fino a sedici, e cosi mantennesi a lungo ; ma oggi è ridotto a undici ed un beneficiato.

12 IO La parrocchia della cattedrale debb' es- sere molto antica, poiché i canonici chiedendone la conferma a papa Innocenzo III, questi di buon animo e subito, favorì la loro richiesta con bolla del notato anno ( Bucc. o. c. ).

1224 Onorio III pontefice toglie in protezione il preposito e i canonici della cattedrale, conferma lo- ro il possesso di tutti i beni, qualunque siane la specie, e ordina, che non si elegga alcun nuovo canonico sen- za r intesa loro, a cui per consuetudine apparteneva il diritto della nomina ( ivi ).

L' istessa protezione ricevettero da Gregorio IX, e più r esenzione dei dazi ( ivi ).

1233 Il monistero benedettino di s. Lorenzo in Fandis viene da papa Gregorio IX annesso alla mensa vescovile di Narni. Per ciò ordina a Giociato, canonico di s. Pietro in detta città di metterne i pos- sesso assoluto il Vescovo, e all' occasione fargli difesa.

1300 Il Comune di Calvi era obbligato perla festa di s. Giovenale, che cade il 3 di Maggio di por- tare un cero al Sindaco di Narni, che dovealo poi

124

presentare alla chiesa. Perciò in quest' anno viene in Consiglio il procuratore per adempiere tale obbligo.

1^2 2 vSi propone e si decide dai Canonici e dal Municipio di rinnovare il cimitero e allungare il presbiterio della chiesa, pero fecesi tra loro un istru- mento di concordia con i seguenti patti, cioè :

Primo, che la detta chiesa debbasi allungare per la metà della lunghezza che corre dall' aitar maggiore a tutta la navata di mezzo.

Secondo, in quanto al cimitero si fabbricherà sot- to la Confessione, ed occuperà tutto lo spazio della tribuna.

Terzo, i canonici per questo lavoro deggiano as- segnare ogn' anno, per lo spazio di dieci, 150 libbre di denari cortonesi minuti, e tutti i doni, le offerte e i lasciti dei divoti per tali fabbriche, comprese le ren- dite, per un solo anno, dei benefici e canonicati va- canti.

Quarto, il Municipio poi si obbliga pagare, per detto tempo stabilito e ogni anno, 300 libbre di de- nari cortonesi, e oltrequestì, per cominciar sellecita- mente 1' opera, 400 libbre di detta moneta. Che se terminassero le fabbriche prima del tempo previsto, in tal caso il Municipio non sarà tenuto a sborsare altro denaro oltre quello già speso.

A questi patti i più essenziali ne succedono altri di minor conto, i quali riferisconsi all' ordine, alla si- curezza, alla buona direzione dei lavori e ai paga- menti da farsi per questi.

1450 Il Capitolo concede ai Conti Samuele e Antonello dei Mancinelli di erigire e far loro 1' al- tare dedicato a s. Carlo Borromeo, e quivi dinanzi

stabilire il proprio sepolcro, come affermasi nella i- scrizione quivi posta e da me già riferita.

1465 Il Capitolo, unitamente al Vescovo, avea rivevuto in proprietà dalla santa Sede il monistero ( poi convento di s. Girolamo, oggi villa del Conte di Valbranca ) delle Domenicane, allorché nel sec. XIV esse lo abbandonarono, per ritirarsi, con maggior si- curezza in città. Ma detto monastero, non più curato , dal Vescovo, dai Canonici, erasi ridotto in pes- simo stato e presso a minare.

Vi pose gli occhi il mio antenato Berardo Car- dinal Eroli per collocarvi una famiglia francescana dei Minori Osservanti, pero ne fece supplica a Paolo II, che volentieri gliel concesse in enfiteusi perpetua, col patto che pagasse, in ricognizione del diretto dominio, ai possessori una libbra di cera ( Bucciarelli o. c.)

1477 Innalzasi nella cattedrale, presso la por- ta d' ingresso, che guarda piazza del lago ( oggi detta Garibaldi ) il marmoreo monumento sepolcrale al Se- natore romano, nostro concittadino, Pietro Cesi Aqui- lano con iscrizione da me addietro trascritta.

1496 Carlo Buccardi, Vescovo del luogo, muo- re in quest' anno, ed i Canonici, come eredi del suo patrimonio, innalzangli un monumento sepolcrale di pie- tra arenaria de' nostri luoghi, propriamente dov'è oggi r altare di s. Rocco. Ma la stoltezza de' passati Cano- nici rovino il bel monumento di esso Vescovo, per averlo levato dal posto emesso mutilato, come già di- cemmo nell'antecedente descrizione, sulla parete ac- ■costo all' altare.

1497 vSotto r atrio della chiesa elevasi un ar-

126

co a tutto sesto, sostenuto da pilastri scanalati e ador- no in cima di sculture a basso rilievo, ritraenti encar- pi, scudetti ed attrezzi da muratori, con iscrizione, che nota T anno suddetto, e c' insegna essere stato costrutto a tempo di Alessandro VI pontefice, sotto- i Consoli deir arte dei muratori lombardi Antonio,. Rose, e Nicolò.

Cotesto arco e cotesta iscrizione sono per noi molto importanti. Primo perchè da ambedue rileviamo presso a poco, il tempo, in cui V atrio fu costrutto e da chi, essendo questo dello stesso stile e mano dell' arco. Per ciò dobbiam ritenere 1' uno e V altro la- voro dei muratori lombardi, i quali non erano, come i moderni; semplici muratori, ma eziandio buoni archi- tetti e scultori. E siffatti muratori lombardi erano da tempo stanziati, provenienti dalla lombardia, non solo a Narni ; ma pure in altre città d'Italia, e specialmente a Roma. Anzi potremmo argomentare che anco l' in- tero nostro tempio sia stato da loro disegnato e co- strutto, come pure tutti i monumenti suoi dei secoli XIV e XV, e di questi ultimi abbiamo un bel docu- mento, come già dichiarai, per la cappella del Sagra- mento.

L' arco in discorso non so se metteva in una stan- za dell' arte dei muratori ; ma, anche questo ammesso» io credo che la memoria ivi scolpita appartenga piut- tosto alla fattura del magnifico atrio, e non ad una misera stanza, che per la sua miserabilità non potea meritare ricordo si solenne e con tanto lusso di scul- ture. Quando io nacqui non era alcuna porta sotto r arco, e la presente fu da poco tempo aperta per in- trodurre nella stanza, che serviva prima da battistero, ed ora a camera mortuaria. Anticamente cotesta stanza avea 1' ingresso dentro la chiesa, e propriamen- te nella nicchia, ove oggi esiste il battistero. Volli di-

127

chiarare tutto questo per maggiormente confermare, che il detto arco sia ivi stato eretto appositamente per indicare il tempo e gli autori della fattura del no- bile atrio, e non per altro.

15 IO Muore in quest' anno Egidio Angelo Arca, patrizio cittadino di Narni e Senatore di Roma, e ven- negli procacciata la sepoltura nella cappella del Corpo Santo, con iscrizione elogistica da me innanzi fatta pa- lese.

15 12 Il nostro Vescovo Gormaz innalzò a sue spese nella cattedrale una cappella alla Vergine Maria della Consolaziojte, e quivi, due anni appresso, stabi- li il sepolcro per e suoi.

1557 In questo anno viene dal Bucciarelli ( o- pera citata ) ricordato il privilegio che avea il nostro Capitolo, come altri d' Italia, di liberare per la festa solenne del Santo Protettore uno condannato a mor- te. vSiffatta grazia succedeva in tempo della messa pontificata, alla quale il dannato doveva assistere gi- nocchione al lato sinistro dell' altare, con le mani le- gate e la corda al collo in segno di penitenza.

Finita la messa riceveva dal celebrante, che d'or- dinario era il Vescovo, tre percosse di bastone sul ca- po, una paterna ammonizione ; e così veniva assoluto da qualunque delitto commesso, liberato dal carcere, restituito alla famiglia con tutti i diritti degli altri cittadini.

Un tal privilegio dovea essere confermato dal Pontefice successore all' altro per ciò Paolo IV con- fermollo nel suddetto anno.

^559 Essendo stata istituita nella cattedrale

128

la Fraternità di S. Giuseppe, si compilò in quest'anno la sua Costituzione. ( Ms. Brusoni, T. I, p. 154).

1577 A favore delle Anime sante del Purga- torio Gregorio XIII concesse alla cattedrale di fare privilegiato 1' altare della cappella del Corpo Santo. ( Bucc. o. c. )

1584 Il Vescovo e cittadino di Narni Erolo Eroli riunisce in uno tutti i benefici della chiesa cat- tedrale, qualunque sia il loro titolo, assegnandoli ai Can«)nici soltanto per le distribuzioni giornaliere del coro.

1590 Niccola Celio, procuratore del Capitolo della Cattedrale, ottiene quivi dai Canonici la sepoltu- ra, e tal favore vuoile ricordare con la seguente:

D. O. M.

NIC. C^iLIVS HVIVS ECC.* PROC. SIBI ET FRANCISCO VXORI CA RISS. VIVENS POSV IT. ]\L D. LXXXX.

1598 I Canonici innalzano sul muro della se- conda camera della sacristi a una marmorea memoria a Clemente Vili Pontefice, la quale fu riferita.

1600 Al defonto Vescovo Erolo Eroli innalza- no i parenti nella cattedrale un modesto monumento di marmo con ritratto ed iscrizione da me riferito nella serie che seguirà de' Vescovi narnesi.

1623 Il nobile cittadino Antonio Vipera in- nalza nella cattedrale una memoria al suo carissimo amico, ivi sepolto, fra Eliseo, celebre e santo Eremi-

129

ta della campagna narnese, non che a Tiberio Cesare suo figlio con queste parole :

D. T. V.

FR. ELISEO JEREMIT.E DIEM FVNCTO INDNO - X - OCTOBRIS - MDCXXI .ETÀ SV^ AN. LVI. EREMI XXXII ANTONIVS VIPERA I-V-D. ET EQ. AVR. AMICO OTTIMO ET IN MEMOR - TIBERII C.E:SA RIS FILII - POS - A - D - M. DCXXIII.

1642 In quest'anno, sendo Vescovo M/ Pao- lo Bucciarelli, s'ebbe la bella fortuna di ritrovare il corpo del protettore s. Giovenale, primo Vescovo della città, che venne poi trasportato nella presente Confessione.

1656 Muore M/ Bucciarelli nostro Vescovo, ed ebbe seppoltura, per suo volere, nella cappella del Corpo santo dinanzi all' altare per terra, come ce ne assicura 1' epigrafe che ora produco :

D. O. M.

IO. PAVLO BVCCIARELLO SS. MAVRITII ET LAZARI IN REGNO NEAP ABBATI COMMENDATARIO MERITISS. METROPOLIT. MEDIOLANEN. DECANO

AC FEDERICI CARD. BORROMEI ARCHIEP. AMPLISS. DEINDE CAPITVLI VICARIO GNALI INDEFESSO IMMVNIT. ECCLIC^ DEFENSORI ACERRIMO. PRO FA VRBANO Vili P. O. M. SEDENTE AD PHILIP. IV HISPAN. REGEM

9

LEGATIONE GLORIOSE PERFVNCTO AB EODEM EPISCOPO NARNIENSI ADLECTO LATENTIS EOVSQ. IN HAC CATHED. S. CORPORIS S. IVVENALIS REPERITORI FORTVNATISSIMO

QVI VIVENS SEPVLCRVM HIC SIBI PARAVIT VIX. ANN. LXII M. XD. II IN EPIS. XXI M. XD. Ili OBIIT NON. KAL. MARTII MDCLVI

i()$g I Canonici, morendo il loro vecchio col- lega Romolo Massimi, pongongli nella prima camera della sacristia una marmorea lapide commemorativa sul muro, perchè lasciò la Opera Pia della cattedrale erede di tutto suo avere, e il Capitolo amministrato- re. L' epigrafe, che ciò ricorda, fu riferita nella descri- zione della sacristia.

1660 Ad Ostilio Rodolfini Conestabile della Staffa il Capitolo permette di erigere nella chiesa a proprie spese, con diritto di patronato, un altare in onore di s. Giovenale I. e di s. Pietro Apostolo, asse- gnandogli una congrua dote^ come già dichiarammo, descrivendo questo luogo.

1662 Al Capitolo si concede dal Pontefice, per la penitenzieria da stabilirsi, V annessione della chiesa, del convento della Madonna del piano, e delle loro pertinenze, essendo stato il luogo abbandonato dai Minori Osservanti di s. Francesco. Ora questo è ridotto a pubblico cimitero. ( Bucciarelli o. e).

1663 Il castello di Moggio, appartenente alla diocesi di Narni, usava per lo addietro portare al Ve- scovo e ai Canonici della cattedrale cento libbre di

131

pesce per la solenne festa di s. Giovenale e per 1' a- scensione di G. Cristo in cielo. Essendo per lo addie- tro nata questione tra le due parti usufruenti, perché il Vescovo pretendeva nella divisione avere la metà del dono, però fu ricorso alla Congregazione de' Vesco- vi e Regolari, la quale decise che del pesce si faces- sero tre parti, 1' una pel Vescovo e le altre due pei Canonici. Ma tali questioni sono assai sconvenienti per i preti, e sarebbe meglio evitarle (Bucciarelli o. e).

1665 Mons. Alvi, nostro vescovo, stando a Ro- ma, ricevette in dono da Clemente X, suo benefattore, il santo corpo di Valerio Lila africano, rinvenuto nella catacomba di s. Pretestato in Roma. Esso Vescovo si propose di metterlo in venerazione nella cattedrale, e, quando portollo seco, nel ritornare alla sua sede, fugli incontro tutto il clero secolare e regolare con fol- la grande di popolo sino al convento delle Grazie, o- ve Mons. era, con accordo stabilito, di già pervenuto. Così in comitiva e processionalmente condussero, can_ tando, il santo corpo in città, deponendolo nella cap- pella di s. Cassio, come già venne dichiarato, e mu- randovi, per memoria del fatto, la iscrizione che sie- gue, tolta dalla stessa catacomba:

VALERIUS. LILA. SCVTARIVS.

NATIONE. MAVRVS. PRIMA.

CONJVGL SVO. DIGNISSIMO. IN. PACE. QVI. VIXIT. ANNOS. XXX. MENSES. DVOS. ( Bucciarelli o. c. )

1677 Per decreto del sacro Concilio tridentino ( cap. VIII sect. XXIV ) fu stabilito, che in ogni chie_ sa cattedrale, che ne avesse i mezzi, si fondasse una prebenda pel canonico penitenziere. Per ciò in que-

132

st' anno adempissi tra noi tale prescrizione, essendo stati assegnati per prebenda al detto penitenziere il convento, come innanzi venne notato, e la chiesa della Madonna del piano. ( Biicciarelli o. c. )

1687. Il Pontefice Innocenzo XI concesse ai canonici della cattedrale d' indossare il rocchetto con la cappamagna ; ma questa benigna concessione mise- ro in pratica un anno dopo al sopra notato, e ai 3 di marzo, giorno della vigilia della dedicazione della cat- tedrale. ( Bucciarelli, o. c. )

1697 rinnova e abbellisce, a spese del Ca- pitolo, del Municipio e del Cardinal Giuseppe Sacri- pante, la marmorea elegante Confessione della catte- drale, ch'ebbe termine nel 1702.

1701 Rifannosi le imposte di legno della pri- ma porta, a destra di chi entra nella chiesa, nella cir- costanza del giubileo, e ciò sappiamo dalla iscrizione ivi intarsiata con queste brevi parole :

ANNO IVBILEI MDCC NICOLAO TERZAGO EPO

1 703 In cotesto anno s' intesero tra noi e al- trove alcune forti e paurose scosse di terra, per cui si fecero pubbliche preghiere e voti al santo protet- tore. Non essendo successo alcun grave danno, il Mu- nicipio sciolse il voto, regalando alla cattedrale un grande busto di argento con reliquia in petto, rappre- sentante s. Giovenale pontificalmente vestito, e nel piedistallo il ricordo che scrivo :

IVVENALI MART. PARENTI OPT. NARNIA VNIVERSA A TERREMOT. PRESERA^VTA AN. DNI MDCCIII

133

1704 Il Capitolo concede in enfiteusi all'Uni- versità de' fabbri ferra] la chiesa, una volta parrocchia di s. Lorenzo ( prima detta di s. ALO ), la quale ul- timamente fu convertita ad instituto educatore, dato a governare alle abili Suore di s. Anna in beneficio dei fanciulli e delle fanciulle narnesi e forastiere. Ne fece il bel disegno il valente Ingegnere e Cavaliere Antonio Ventura romano, e la spesa il benefico Mon. Vescovo Boccanera aiutato dall'altrui carità.

1704 Compiesi in quest'anno la magnifica cap- pella della b. Lucia, nostra concittadina, per gene- rosità del Cardinal Giuseppe Sacripante che vi spese una buona somma ; e quivi stabilì il sepolcro pe' suoi congiunti.

1728 (20 ottobre) Restaurata la tribuna^ ed elegantemente e riccamente rinnovati e adornati r altare maggiore e la Confessione della cattedrale a spese dei tre già nominati, Mons. Terzago, Vesco- vo del luogo, di nuovo consacrolli insieme all' antica cappella del Sacramento, come dichiara l' iscrizione posta in sul muro a sinistra del coro, e che qui sot- topongo :

D. O. M. - TEMPLVM HOC D. IVVENALI P." EPO. NARNIENSI - ET MARX : DICATVM - - QVOD lAMPRIDEM EVGENIVM IV.* CONSE- CRASSE - NON INCERTIS HABETVR ARGV- MENTIS - POST MODVM MAGNA EX PARTE AMPLI ATVM AC RENOVATVM - ILLMVS AC-

(*) Eugenio III e non IV consecrò la nostra cattedrale, ma quella di s. Maria maggiore anteriore alla presente di s. Giovenale. Gli antichi canonici, che eressero questa memoria, erano male informati della loro storia.

134

RMVS DNVS NICOLAVS TERZAGVS - ROMA- NVS -EPISCOPVS NARNIEN. - VNA CVM AL- TARI VBI ASSERVATVR SSMVM SACRA- MENTVM - SOLEMNI RITV CONSECRAVIT DIE. XX. OCTOB. M.D.CC. XXVIII. - GRATI ANIMI CAVSA INMEMORIAM TANTI BENEFI- CI - ECCLESIA ET CAN. CAPITVLARES PER- PETVVM POSVERE DOCVMENTVM

1750. Dionisio e Cassio Conestabile, prima cogno- minati Rodolfini^ rinnovano nella loro cappella, già innanzi descritta, la memoria sepolcrale, posta due secoli addietro a Girolamo Rodolfini loro antenato, e da me riferita nella descrizione della chiesa.

1756 I canonici concedono alla Fraternità dei muratori di poter guastare il bel monumento dai loro stessi antenati innalzato al benefico Vescovo Mons. Buccardi, vissuto nel sec. XV, per collocarvi la statua di s. Rocco e V altare a lui dedicato. ( Leggi la descrizione della chiesa ).

1760 Francesco Antonio Risi , Canonico del- la cattedrale, innalza quivi una splendida signorile cappella in onore del Patriarca s. Giuseppe, ed in questa prepara a stesso il sepolcro, deponendovi il suo fratello defunto Romualdo, che fu Preposito di s. Giuliano a città di Castello.

1782 (28 febbraio) Pio VI Pontefice, andando a Vienna, fermossi per poco tra noi, e, appena giun- to, fecesi alla cattedrale, per visitare e adorare il SS. Sacramento, ed osservare i bei monumenti eh' essa racchiude.

Il Vescovo e i Canonici, lietissimi per questo inaspettato onore, vollero lasciarne ai posteri memo-

135

ria in marmo, che murarono nell' atrio, in questi ter- mini :

PIO. SEXTO. P. M.

QVOD

PROFECTVRVS. VINDOBONAINI PRIDIE. KAL. MARTIAS ANNI. CIoIoCCLXXXII NARNIAE. CIVITATEM ORIS. SVI. SERENITATE. BEAVERIT ET. TEMPLI. MAIORIS. SANCTITATEM PIETATE. ET. MAIESTATE SVA AVXERIT PROSPER C^LESTINVS. MELONIVS. EPLSC. ET. COLLEGIVM. CANONICORVM PONTIFICI, SANCTISSIMO PRINCIPI INDVLGENTISSIMO MONVMENTVM. POSVERVNT

1790 Morto il Cardinal Giuseppe Sacripante, sommo benefattore della sua patria, specialmente della chiesa cattedrale, i canonici di questa stabiliscono in Capitolo di far sempre 1' anniversario in suffrag'gio dell' anima, con messa cantata nella cappella della B. Lucia ; e, perchè non si dimentichi questo atto di gra- titudine pei tanti benefici ricevuti, ne lasciano la me- moria in marmo, posta in sul muro nella prima stan- za della sacristia.

18 12 Anna Alfani della Staffa Cone stabile restaurò nella cattedrale 1' altare della propria gente, e lascionne ricordanza con epigrafe dipinta a muro.

18 14 A Pio VII, reduce dalla Francia, e di- retto a Roma, il Vescovo David e i canonici posero nella parete della seconda camera della sacristia una memoria che testimoniasse la visita che nell'andata e

nel ritorno fece a Narni e alla loro chiesa cattedrale.

1829 Si eresse la nuova cappella del Sacramen- to a spese, non della Fraternità ; ma del Conte Curzio Catucci di Narni, che vi stabilì anco il sepolcro per e pei posteri.

1860 Scipione Conestabile della Staffa risar- cisce la cappella di suo giuspatronato, e nel risarci- mento, per consiglio dell' Arciprete Jacobelli, fa scas- sare le memorie anteriori per coUocarvene una nuova.

i

I I

DEI VESCOVI NARNESl DAL QUARTO SECOLO FINO AL MDCCCXCVII

I. S. Giovenale

368. Giovenale, di nazione africano, e nativo tii Cartagine, fu di nobile stirpe, di credenza cristiano, •di professione sacerdote e medico.

Pieno di fervore per la sua religione recossi in Roma, e quivi e altrove diedesi a predicarla senza timore, senza risparmio di fatica, e con quell' ardente zelo e potente carità, che sono propri delle anime grandi e virtuose. Per ciò dal suo difficile ministero trasse molto frutto, vincendo i cuori più duri e miscredenti.

Nella capitale essendosi estesa la sua fama, ebbe opportunità di far conoscenza, ed insinuarsi nell' ani- ma del Pontefice, allora regnante, Damaso I, il quale sperimentate la sua somma scienza e virtù, adoprollo in varie ecclesiastiche bisogne. Finalmente nell' anno 368 ebbelo destinato Vescovo a Narni per desiderio espresso di alcuni suoi cittadini, e anco per istanza di una certa Filadelfia, matrona romana, di stirpe imperiale, la quale, come seguace di Cristo, molto ca- ritatevole, aveva cortesemente accolto in sua casa

I40

Giovenale, trattandolo quale fratello con molta gene- rosità e onesto affetto.

Ma, prima di dar commiato al caro ospite per la decretata sede, vuoile essa consegnargli una lettera di raccomandazione ad alcuni distinti e potenti citta- dini narnesi di sua conoscenza e della stessa religio- ne, perchè il novello Vescovo fosse ajutato e protetto nelle sue difficili prove.

I detti personaggi appartenevano alle antiche genti Anicia e Cocceja, ambedue consolari, e la se- conda anco imperiale, perchè dalla sua stirpe nacque r imperatore romano Nerva Coccejo.

Accolse più di tutti la raccomandazione Venan- zia Anicia, dando gratuito albergo a Giovenale, e fa- cendolo della sua mensa.

In Narni avean per lo passato bandito l'Evange- lio tre altri insigni Vescovi, cioè s. Terrenziano della sede di Todi, s. Feliciano di quella di Fuligno, e s. Valentino Pastore ternano ; al quale morto Giove- nale levo un Oratorio lungo la via di s. Andrea della Valle, e nel luogo stesso, dove nel sec. XVI i Capo- caccia eressero un bel palazzetto adorno di vaghe e ben foggiate pitture.

Poco frutto ritrassero certamente dalle loro fati- che i tre estimabili nobilissimi evangelizzatori, e pe- rò pochi furono i pagani convertiti. Il merito della vittoria e del trionfo era riserbato al nostro Giove- nale, la cui faconda parola, tutta viva di scienza divi- na, unitamente alla sua virtuosa vita ed ai miracoli «:>perati, avea affascinato e vinto 1' animo della mag- gior parte dei narnesi. Basti dire che in un sol gior- no convertì e battezzò circa due mile persone : la quale inattesa conversione produsse il necessario ef- fetto, perché molti altri si fecero cristiani, pochi re- stando fedeli air antico culto pagano.

141

Per questa cagione potè atterrare alcuni templi degli Dei falsi e bugiardi, sostituendovi quelli del ve- ro Dio, della sua \^ergine Madre e dei santi più noti :

Sette anni, con varie vicende, resse Giovenale la cattedra narnese, ottenendo, come vogliono i più ac- creditati agiografi, la palma del martirio addi 7 de- gl' idi di agosto del 376.

Venne sepolto con doppia cassa, 1' una di legno, r altra di pietra, dentro una grotticina, ad arte sca- vata, pochi metri distante dall' antica porta della via Flaminia, oggi denominata 1' Arco del Vescovo.

Massimo, a lui successo nella sede, rinchiuse il sepolcro dentro un umile Oratorio per commodo dei de- voti e di lui stesso che andava spesso a visitarlo, ve- nerarlo e pregarvi. ,

La molta antichità fece estinguere la memoria del luogo preciso del sepolcro, per cui stavasi incerti in qual parte dell' Oratorio venisse riposto. Ma il Ve- scovo Bucciarelli, avuta una buona ispirazione, fece praticare, per trovarlo, uno scavo nella parete di fac- cia, ove appunto venne alla luce. Ne fu eseguita la ricognizione, raccolte le ossa con le ceneri, e questo con pompa solenne e pubblica gioia trasferite, come già dissi, sotto r aitar maggiore.

Narni tolse a suo principal protettore codesto primo Vescovo, celebrandone la festa ai 3 di maggio ; ma questa festa, che prima menavasi con grande so- lennità, oggi è poco o nulla più curata, per cui sem- pre riesce languida e meschina.

Gli atti suoi andettero confusi con quelli del se- condo Vescovo omonimo.

Varie questioni nacquero sul martirio e su altri punti della sua vita ; ma non è mio proposito ripe- terle, dibatterle e risolverle. Chi desiderasse esserne informato, ed avere più estese notizie di lui, legga

142

la raccolta dei Bollandisti, e la vita, che con bello stile ne scrisse ultimamente il Nicolai, canonico un tempo della nostra cattedrale, prof, di teologia nel seminario, poi Arciprete in s. Benedetto del Tronto, e oggi Vescovo di Ripatransone.

IL S. Massimo o Massimiliano.

376 Con uno di questi due nomi trovasi il no- stro secondo Pastore notato ne' vari elenchi, o scrit- ti o stampati, da me conosciuti, de' Vescovi narnesi. Di lui non altro sappiamo, che fu uomo assai dotto neir ecclesiastiche discipline e di santa vita, si che procaccipssi gli onori dell' altare. Ammiratore de' me- riti del suo antecessore, vuoile presso il sepolcro in- nalzargli un Oratorio, dov' esso e altri devoti del defunto venivano a pregare. Questo poi, come già notammo, fu rinchiuso nel presente tempio, e for- se in altro anteriore più antico e distrutto.

Massimo, creato Vescovo nel 376, cesso di vita, a parere di alcuni, nel novembre del 416.

In una bolla di Papa Alessandro II, riportata da vari storici, si qualifica per uno dei primi santi Protettori del luogo insieme a s. Giovenale ed a s. Cassio.

III. Pancrazio I.

425 Questi occupava la nostra cattedra nel 425; ma non é 1' anno preciso della sua elezione, come neppure certo 1' anno assegnatogli della morte 455. Non altro ci è noto di lui, se non eh' ebbe moglie, e da questa due figli, che a lui successero nel vescovato col seguente ordine.

IV. Erculio

455. Eletto circa il 455, e morto intorno al 470. Il suo fratello appellossi col nome del padre istesso.

V. Pancrazio IL

470 Il nome suo fu da qualche scrittore erro- neamente scambiato in Pasquale. Salì la cattedra nar- nese forse nell' anno istesso della morte del fratello ma terminò di certo suoi giorni nel 493.

Di questi tre soggetti, fra loro stretti parenti, ignoriamo ogni altra notizia, e solo ci sono rimasti i nomi scolpiti in lapida di marmo^ da me prodotta nel descrivere la cappella di s. Cassio ( un tempo Oratorio di s, Giovenale ), ov' è riposta.

Debbo qui anco far rilevare 1' errore di tutti gli scrittori, i quali il nostro Erculio appellarono Ercole, credendo sbaglio del lapicida 1' avere scolpito Eraler fiere idi, \n vece di Frater flcrcidis, ignorando essi che anticamente eravi il nome di 'ìJcrcidius avuto da altri Vescovi, e specialmente dal primo Vescovo di Ocrea distrutta o di Otricoli sua frazione vicinissima ed ancora in piedi. Perciò il genitivo latino 'llercidi, con V i allungato, porta con se il nominativo Elerczdius. Né. mi si dica che iEjCrcidi è dativo di Hercul, poiché vien ciò contraddetto dall' antecedente formola della lapide Filius Pancralì parimenti genitivo. E così avremo senza dubbio restituito al figlio di Pancrazio I il suo vero nome.

VI. Vitaliano.

499. Vitaliano, o Viteliano, o Vitalino sono i va. ri nomi che nella storia episcopale porta questo Ve-

-- 144

scovo, sulla cui vita siamo pienamente all' oscuro. I concili, celebrati a Roma da wSimmaco Pontefice neglr anni 499 - 500 - 501 - 502 - 504, ci dànno il solo suo nome sottoscritto.

VII. Proculo

536 Qualcuno pone per successore costui a Vi- taliano, quantunque altri lo escludano dalla nostra serie, e lo diano a quella di Terni. Ma, se nello stesso anno noi abbiamo alla sede vescovile s. Cassio, biso- gna dire o che in questo tempo Proculo morisse, o che a noi non appartenga, come afferma il Cappelletti nell'opera sulle chiese d' Italia. Ma le sue ragioni po- co valgono per darlo solo a Terni. Noi sappiamo, che essa città, in questo tempo da' nemici impoverita e mezzo distrutta, non più aveva Pastore proprio, e per ciò stava sotto l'amministrazione del nostro, ed appun- to s. Cassio la governava. Non potrebbe dunque es- sere, che anche Proculo tenesse la cura di ambedue le greggi, e che per ciò fosse detto ora Vescovo di Terni, ora di Narni, e che da ciò nascesse il dubbio della sua vera sede? In mancanza di documenti certi la mia supposizione merita qualche fede.

Non mancano scrittori, i quali affermano, che Proculo fosse il primo a fabbricare un tempio presso r Oratorio di s. Giovenale ; non recando alcun do- cumento di cotesta loro asserzione. Ma, ammettendolo pure, il tempio di Proculo nelle vicende del mondo sarà stato al certo distrutto, mentre il presente non va più indietro del sec. X. Tale notizia tradizionale è una conferma della mia asserzione, che Proculo ab- bia occupata anco la nostra sede.

vili. S. Cassio

536 Cotesto sant' uomo successe a Proculo. Eb- be a moglie una donna quanto lui virtuosa, e con essa passò costante e placidamente la vita. Tanto fu il loro aifetto, che anche dopo morte vollero stare congiunti, perciò un solo sepolcro rinchiuse le loro salme, come dichiara V iscrizione ancora esistente, e da me dianzi notata. Dalla iscrizione apprendiamo pure, ch'egli pas- sò al gaudio del cielo ai 29 giugno del 558, per cui tenne la nostra cattedra anni 21, mesi 9, giorni 10.

Si vuole, ch'egli, come già dicemmo, amministras- se anco il vescovado di Terni per le ragioni espres- se, ma che poi lo cedesse a un Valentino, terzo di questo nome nella serie ternana.

S. Gregorio Magno nell' omelia XXXVII, e nel cap. LVI del libro de' dialoghi ne fa magnifico elo- gio, affermando che celebrava la messa tutti i giorni neir Oratorio di s. Giovenale, eh' ebbe poi titolo di s. Cassio dopo eh' egli vi fu sepolto, e anco proba- bilmente perchè lo ebbe restaurato. Dice di più s. Gregorio eh' egli faceva elemosina e aspra disciplina, che dava a tutti ottimo esempio co' suoi santi costu- mi, che fugli predetta la morte da un suo prete affe- zionato, che si ebbe la notizia in visione da Dio stesso con avvertimento che dovea succedere nel natalizio di uno dei due Apostoli s. Pietro o s. Paolo.

Tale predizione avverossi dopo sette anni. In sul morire raccomando a tutti i sacerdoti, che circonda- vano il letto, la concordia, la fratellanza, il proprio dovere ; quindi consegnp a un di loro il panno per coprire, come allora costumava, la faccia di lui mori- bondo, e cosi placidamente spirò nel bacio del Si- io

146

gnore con grande dolore e desiderio di tutta la sua greggia.

Il Cappelletti ci fa sapere nell' opera già citata, che in antico passionarlo manuscritto, il quale con- servasi in Lucca nella biblioteca dei canonici, « è det- to, che il papa abbia donato (in ricompensa della città di Narni restituita ) al Marchese Adalberto di Toscana i corpi di s. Cassio e s. Fausta, e si preten- de che ancora esistano in detta città. Non così pe- raltro la pensano i narnesi, i quali tengono per fer- mo esisterne le sacre spoglie nella cappella al mede- simo intitolata ».

Ma i narnesi non ponno aver ciò affermato al Cappelletti, sapendo essi bene, che le sacre spoglie non sono più in Narni, ma a Lucca da tempo imme- morabile. Come sia ciò avvenuto è incerto; certissimo . poi che i lucchesi donarono al Capitolo della catte- drale un dito e altre reliquie del santo, come viene affermato dal Bucciarelli che raccolse dallo archivio capitolare i documenti su detto tempio.

IX. Giovenale II.

558 Si tiene di nobile stirpe, sapiente, bene istruito neir ecclesiastiche discipline, distinto per san- ta vita e grande fervore nel suo nobilissimo officio. Eletto nel 558, occupò la nostra cattedra fino al 565. I suoi atti, qualmente innanzi dicemmo, vennero con- fusi con quelli del primo Giovenale. Sostenne marti- rio non lungi da Terni per feroce persecuzione della set- ta degl' Iconoclasti, ai quali egli impavido mosse aspris- sima guerra.

Il suo corpo, tumulato nella presente cattedrale,

147

o in altra più antica, venne un trafugato, quando eravi la smania di rubare le ossa de' santi, da quei di Fessane, città del Piemonte, ove presentemente si venera e festeggia ai sette di Maggio.

Alcuni lo dichiarano confessore e non martire ; ma questo dubbio non merita discussione, mentre non sa- prebbesi a chi dar ragione per mancanza di documenti.

A suo tempo Papa Pelagio I. ( e non Innocenzo primo, come scrisse l' Ughelli ne' Vescovi d' Italia ) confidò novamente al V escovo di Narni 1' amministra- zione della mensa vescovile di Terni, città afflitta per nuove sciagure, e mezzo distrutta.

X. Giovanni

565 Prese il luogo di Giovenale, sendo ponte- fice Pelagio II, come giustamente prova il Cappellet- ti. Ma, col tempo, chiese un coadiutore, che gli fu concesso, non potendo più sostenere, o per malattia, o vecchiaia, il carico episcopale. E ciò apprendiamo per una lettera scritta dal Pontefice istesso al Clero narnese, la quale si riferisce da Graziano nel suo de- creto, e quindi dal Mansi alla pag- 910 del secondo tomo della gran collezione dei Concili.

XI. Projettizio

591 Costui vien presso a Giovanni ; ma di esso fa soltanto ricordo una lettera di Gregorio Magno ri- ferita dal Cappelletti, con cui il Pontefice lo sollecita a procurare che si convertano i Longobardi, imputati dell' eresia degl' Iconoclasti.

. 148

XII. Costanti]:\o

595 Costantino, o Costanzo, leggesi in quest'an- no sottoscritto al Sinodo romano ; come pnre nel 601 al Concilio terzo romano, ambedue presieduti dal det- to Gregorio, il quale raccomandogli la rovinata città di Terni, mettendone la diocesi sotto la sua buona amministrazione, non essendo conveniente darle un Vescovo proprio, perchè rimasti in lei pochi indivi- dui. Ma, siccome alcuni storici negano che questa let- tera riguardi Terni e il nostro Vescovo ; ma piuttosto Terracina e il Vescovo di Palermo, però il Cappel- letti sostiene con buona critica la prima opinione, ab- battendo valorosamente gli avversari.

Quando Costantino morisse, non si conosce ; ma é certo che nel 649 eragli successo altro Vescovo.

XIII. Anastasio

649 Sappiamo aver costui firmato il Concilio ecumenico lateranense tenuto da Martino I. Seguitò esso pure a reggere la diocesi di Terni, perciò alcuni lo assegnano soltanto a questa città.

Il 17 agosto del 653 vuoisi che fosse l'ultimo della sua vita, bene spesa a vantaggio di ambedue i greggi a lui commessi.

XIV. Deusdedit

680 Fra Anastasio e Deusdedit { ital. Diodato)

149

havvi una lacuna di circa 27 anni, per cui parrebbe esservi stato di mezzo altro Pastore ; ma questa sup- posizione non ha alcun appoggio. Manchiamo d' ogni sua notizia, e però ci basti averlo notato dietro la sua sottoscrizione al Concilio romano.

XV. Vilaro, o Wilare

721 Con questi due vari nomi dànnoci gli storici il decimo quinto Vescovo, che, regnando Gre- gorio II, pose la sua firma nel Concilio romano, e tro- vossi presente allorquando Luitprando usurpò Narni con altre città. In lui cessò V amministrazione del ve- scovado ternano. Il catalogo vaticano ce lo Vesco- vo anco di Gubbio e Sutri.

XVI. Costantino II.

741 Il Muratori nelle sue opere ricorda questo nostro Vescovo denominandolo Consignense. Ma que- sto termine lo credo un errore, scambiato dall' ama- nuense, che lesse il manoscritto, con la parola, usata in altri codici Nargnense per Narnese- sappiamo altro di lui.

XVII. Ansualdo

769 Ansualdo, o Ansaldo, fu Vescovo ignoto air Ughelli, non avendo esso conosciuto il Concilio

lateranense, tenuto a tempo di Stefano III, dove egli si sottoscrisse. Ed il Mansi appunto lo nota nella pa^ gina 841 del primo volume dei supplementi alla sua Collezione dei Concili ( Ediz. di Lucca del 1748).

XVTU. Stefano

853 Tra Ansualdo e Stefano deve essere sta- to altro Vescovo, essendo scorso molto tempo dall'u- no air altro, se non vogliamo supporre una lunga se- de vacante. Ma come di Ansaldo non ci é palese che il nome, così pure di Stefano, che lo pose nel Con- cilio romano dell' anno soprascritto.

XIX. Martino

861 A pari modo dei due antecedenti Vesco- vi, non conosciamo di costui che il nome segnato nei Concili romani tenuti nell' anno 869, .sotto Nicolò I per condannare 1' Arcivescovo di Ravenna, Giovanni X, e nel 879, regnando Alessandro II ; come pure nel Sinodo ordinato da Giovanni VIII.

XX. Bor\oso

898 Quest' anno ci dona un novello Vescovo segnato nel Concilio romano ordinato da Giovanni IX per attestare 1' innocenza del calugnato Gerarca For- moso. Appare suo nome anco nel giudicato di Bene-

^ 151

detto IV, e dell' Imperatore Ludovico IV, pubblicato nel 906 a favore della chiesa di Lucca.

XXI. Giovanili IL

940 Costui, dottissimo, fu nostro concittadino, e però nostro sommo vanto. Ebbe moglie, e da lei un figlio omonimo, che successegli nella sede vescovi- le, e che lo vinse in dottrina e dignità, poiché otten- ne la tiara pontificia. L' anno 960 fu 1' estremo di sua vita, e nel morire ebbe la dolce soddisfazione di lasciare al mondo un figlio da lui stesso istruito, di- sciplinato, e perciò fatto degno di ogni onore, stima e rispetto.

XXII. Giovanni III.

960 Se cotesto Giovanni successe immediata- mente, come si afferma da tutti, al padre, è duopo credere che 1' anno della costui morte fosse quello del- la sua elezione e non mica altro anno datoci da qual- che scrittore. Ebbe Giovanni due soprannomi, quelli di Bono e di Albagallina ; il primo per la sua bontà e virtù, il secondo perchè nacque co' capelli bianchi. Alla grande virtù aggiungeva grande scienza, per cui ebbe molta reputazione e celebrità. La sua fama giunse fino al soglio pontificio che fu chiamato a Roma ed eletto bibliotecario della santa Sede, ed il suo uf- ficio esercitò con molta cura, arriccando eziandio la bi- blioteca di scelti codici.

Come bibliotecario si sottoscrisse in una carta di donazione, da lui fatta a favore del monistero di Su-

152

biaco con queste parole : « Ego Joannes Episcopus Narniensis, Sancte Sedis bibliothecarius, hoc parvulum munusculum placuit ofFere tibi b. Benedicte Confessor Christi, scil. Sublac. duas petias terrae vinéae cum ar- boribus et pertinentiis positis in via Appia 41 mil Ro- mae in fundo nobulae ( sic ) Marotiae eccellentiss. Fae- minae atque Senatricis ».

Narrasi che costui fosse contrario a Papa Gio- vanni XII, prendendo parte nel conciliabolo tenuto contro lui al cospetto dell' Imperatore Ottone a favo- re dell' Antipapa Leone Vili., e che testimoniasse averlo veduto ordinare un diacono entro una stalla. Ma parmi che questa testimonianza abbia mólto colore di menzognera invenzione, e per la stranezza del fatto, e per le qualità morali, ben conosciute, dell' accusato- re e dell' accusato. Se il nostro Giovanni avesse avu- ta sì pessima condotta e mala fama, non sarebbegli certo riuscito di salire sulla Cattedra di s. Pietro, che resse onorevolmente con senno e prudenza in tem- pi torbidi, e assai diffìcili a governare Ma come potè essere del partito dell' antipapa Leone, se questi, per odio e vendetta contro lui, ebbelo cacciato dalla sede narnese, sostituendovi nel 9Ò3 un certo Melantone ? Mori compianto, desiderato da tutti, ed ebbe sepoltu- ra nella basilica di s. Paolo con memoria ancora esi- stente in marmo c da me riferita nella Miscallanea stor. narnese.

XXIII. Stefano II.

g68 Salito 1' Albagallina in dignità pontifìcia, elesse a suo successore Stefano, che, di buona vita e dotto, ben meritossi la stima del Pontefice e alto onore. Della sua elezione non si conosce 1' anno pre-

j 153

1^ " ciso, perché il qui sopra notato fu ricavato dalla bol- la fatta spedire da esso Pontefice per la erezione del-

r j r Arcivescovato di Mimo, ove detto Stefano si sot-

r- toscrisso .

Vuoisi che egli vivesse fino al 1015. In fatti in quest' anno pose la sua firma nel Concilio romano, or- dinato da Benedetto Vili.

Nel tempo del Vescovo Stefano venne fondato, poco distante da Narni, tra il 996 e 999, il monaste- ro benedettino appellato Santangelo in Massa, e da questo ne derivarono altri, che si sparsero per la no- stra diocesi, che resero più nobile, più ricca e fecon- da. Santangelo in Massa fu eretto sopra antica villa romana donata o venduta dal possessore ad essi be- nedettini. Da principio ebbe libero governo ; ma nel

; 1037 fu sottoposto alla giurisdizione del monistero di Farfa, allora governato dall' Abbate Ugone.

XXIV. Anonimo

1027 Il Mansi nell'opera citata aggiunge que- sto Vescovo nella nostra serie, di cui ignoriamo il no- me, e perciò ogni circostanza della vita, salvo 1' anno citato del suo governo.

XXV. Dodor\e

1037 Ricordasi dal Mabillon ne' suoi Annali benedettini in occasione eh' esso Vescovo nel 1037 sottopose air Abbate Vitale il monistero di Sangemi- ne dedicato a s. Nicolò, e fondato presso e fuori delle

154

sue mura sopra un colle volgarmente detto Ficonero. Del resto non sappiamo altro di lui. L' elenco vatica- no lo nota con queste due parole latine Rapizzonius Dodo. Infatti appartenne alla nobilissima famiglia dei Rapizzoni Signori di vari nostri luoghi e castelli.

XXVI. Martino II.

1050 Un diploma di Leone IX, spedito a fa- vore delle monache di s. Grato in Bergamo, ci ram- menta cotesto Vescovo, perchè ivi con tale qualifica sottoscritto. Veramente alcuni tengono per apocrifo siffat- to diploma ; ma dice benissimo il Cappelletti, che, da- to che sia falso, pure esso sempre vale per i nomi de' Vescovi ivi notati, i quali non si ponno inventare, volendo dar credito al falso documento. Del resto non sappiam nulla di Martino.

XXVII. Adalberto

1059 Adalberto (o Alberto) venne appresso Martino, e ciò rilevasi dalla sottoscrizione, che nel- r anno suddetto fece nel Concilio romano a tempo di Alessandro II, e nel Concilio, presieduto dallo stesso Pontefice per la consecrazione del Vescovo di Fermo.

XXVIII. Rodolfo

1090 Per questo Vescovo V elenco vaticano ci r anno segnato, mentre tutti gli altri pongono

~ 155

il 1092. L' Ughelli dopo Adalberto pone Rodolfo, e a ragione, leggendosi nel Regesto Farfense : « Rodul- phiis Abbas s. Ctissiani Episcoptis narniensis ».

Della nostra abbazia di s. Cassiano presso Narni parlammo altra volta, e però mi cesso, perchè dei fatti del presente Vescovo tace la storia.

XXIX. Agostino

noi Agostino appartenne alla gente de' Con- ti de' Marsi. Nell'anno notato già trovavasi possessore della cattedra narnese, che godette per molti anni, mentre nel 11 25 abbiamo la sua firma nel diploma di donazione fatta al monistero di INIontecassino.

XXX. Ai:\oi\imo

1146 Questo anonimo trovasi sottoscritto col solo titolo di Episcoptis narniensis e non si sa chi sia. Alcuni vogliono riconoscervi il suddetto Agostino, o il seguente Pietro, e però l' anonimo non fu posto nella nostra serie, mentre gli spetta, non essendovi ragione di sostituirgli 1' un dei due nominati.

XXXI. Pietro

1157 In quest'anno abbiamo Vescovo Pietro, il quale con altri dignitari ecclesiastici trovossi pre- sente alla consecrazione del sotterraneo della cattedra- le di Rieti. Il Muratori nelle antichità del medio evo rendeci ^ informati ch'esso Pietro ai 27 Agosto de}

- 156 -

1158 fu testimonio all' istrumento di cessione del ca- stello di Cordano fatta ad Adriano IV dal Baccaleo- ne per via del notajo Egidio- Nel .1180 venne trasfe- rito alla sede arcivescovile di Spoleto.

E qui da ricordare che il nostro Pietro rinnovò nella cattedrale la sua sedia episcopale di pietra, fa- cendola guernire di nobile mosaico e della seguente iscrizione in due versi.

^ PETRVS PECCATOR PRESVL DE MVNERE lEpi HANC FECI SEDEM SCI IVVENALIS AD EDEM Fu essa, non so quando, spezzata, e i pezzi disper- si e sotterrati. Uno ne tornò in luce, anni sono, e lo comprai. Nel medesimo ancor leggesi : PETRVS PECC .... HANC FECI ... che sono il princi- pio dei due versi.

XXXII. Amato

1179 Alcuni scrittori cambiano il nome di Amaio in Armato, e 1' Ughelli in loro vece ci dona Ma' zio ; ma i più vogliono Amato. Di Mazio in questo tempo non abbiamo documento che il confermi, di Amato senza dubbio, poi che '1 troviamo sottoscritto nel terzo Concilio ecumenico lateranense. Forse è co- stui il Vescovo narnese nominato con la sola lettera A in una iscrizione della cattedrale di Segni, ohe io già pubbHcai nell' Album di Roma an. XXIII, pag. 340.

XXXIIL BoAifacio

1180

In quest' anno abbiamo certamente a no-

157

stro Pastore Bonifacio, il quale nel 1196 assistette in Roma alla consecrazione della chiesa di s Lorenzo in Lucina. Innocenzo III Pontefice a lui dirige due lettere- Con una del 1198, spedita da Amelia, coman- dagli d' informarsi intorno alle controversie vertenti sopra l'Abbazia di Ferentino; con l'altra del 12 14 vengogli prescritte alcune prudenti regole per prati- care con gli scomunicati Nel resto la sua vita è ignota.

XXXIV. Ugolir\o

1208 Questo Vescovo, che alcuni storici non mettono punto nella nostra serie, realmente vi appar- tiene, e ce ne porge documento la Cancelleria decen- virale di Perugia nel libro delle Submìssionum, segna- to con la lettera A, n. 20, foglio 49, anno 1208, con le seguenti parole < In nomine dni Amen A. D. MCCVIII. tmpoe . . ; Philippi et Oddonis. Mense Augusti. Ind. XI. Ego quidem Leonardus qm Filius Rainaldi tet. per me et prò meis fìliis olim Carbonis , filli et prò hoibus omnibus pronobis presente et con- sentiente dno Ugolino Epo Nagnense etc promittimus tibi Bono Notarlo et Civi Civitatis Perusine tanquam Priori ejus Civitatis super hoc negotio et facimus fi- nem etc refutationem tibi et prò Consulibus et Cam.° ejusdem Civitatis de omnibus libris legum tam divinae quam humanse quos habuit in praedicta Civitate jam dictus filius meus Carbo, quos libros omnes etc rece- pimus, ideoque te etc. nomine praedictse Civitatis et absolvimus etc. ». In questo istromento non appare il luogo ove fu fatto ; ma in ultimo leggesi la sottoscri- zione del notajo.

Se mancasse questo documento, ne avremmo per

- 158 -

prova anco la storia, la quale contaci che Ugolino fece venire in Narni a predicare s. Francesco suo a- mico, e che diegli anco il luogo da fondare un con- vento del su' Ordine con la chiesa continua.

XXXV. Giovan^i IV.

12 20 Ad Ugolino successe Giovanni quarto per elezione degli stessi canonici della cattedrale, for- se loro concittadino e collega, ed il Papa Onorio IH confermollo con lettera apostolica del 21 maggio 1220, spedita da Viterbo.

XXXVI. Gregorio

1225 Esso ebbe la dignità e la sede del de- funto Giovanni, e la storia dichiaraci, che nel 1225 assistette con altri Vescovi e Abbati de' Benedettini alla consacrazione della cattedrale di Rieti. Così pure sappiamo di lui che nel 1232 Papa Gregorio IX dires- segli da Anagni un breve, col quale unì alla mensa narnese 1' Abbazia benedettina di s. Vittore di Otricoli in luogo di altra tolta, cioè quella di s. Benedetto in- fundis presso Stroncone, concessa ai Cistercensi, che vivono sotto la regola del medesimo santo.

XXXVII. Artìgonì Antonio

1234 Il solo elenco Vaticano ci ricorda nel detto anno questo vescovo a noi del tutto ignoto.

159

XXXVIII. Giacomo Mar\sueti

1242? Fu egli distinto cittadino di Perugia, nobile Cavaliere di Rodi ; ma la sua nobiltà venne superata dalla virtù e dalla scienza, per cui fu ama- to in vita, e desiderato e compianto dopo morte, la quale successe nel 1260, avendo governata la nostra diocesi per circa otto anni.

XXXIX Orlando

I 1261 ? Contro r ordine tenuto dall' Ughelli nel-

la successione de' nostri Vescovi, il Cappelletti con buone ragioni pone qui Orlando, dall' elenco vaticano cambiato in Rolaìido, eh' é lo stesso nome.

Egli appartenne alla religione di s. Agostino, e appunto nel 1266 diede a' suoi confratelli, qualmente I ci assicura il Torelli ne' secoli Agostiniani, la chiesa ! e il convento di s. Andrea della Valle della nostra città, eh' essi possedettero fino all'ultima soppressione.

Nel 1278 trovossi presente e firmò, quale Com- missario del Pontefice Nicolò III, 1' atto della resa di Bologna ribelle, fatto e dato al Cardinale Orsini Legato.

Mei 1288, secondo lo stesso storico Torelli, inter- venne Orlando alla consacrazione della chiesa Ame- rina spettante al suo ordine, ed in questa occasione concesse al popolo alcune indulgenze in remissione de' peccati, e ne dice precisamente il nome in questo |j modo : Fr. Orlandus Episcopus Narniensis.

Per quanto si potè rilevare dagli atti pubbHci, visse fino al 1303 con danno della mensa vescovile.

i6o

che male amministrò e ridusse al verde, per cui fu duopo metterle un amministratore per farla rifiorire, e a quest' officio si scelse un certo Alberto canonico di 8. Pietro in Spoleto.

XL. Pietro

Nell'elenco vaticano sotto l'anno 1304 abbiamo altro vescovo d' ignoto nome, poiché non ci di questo che le sole iniziali P. M. Ma io suppongo che sia quel medesimo, eh' esso col nome di Pietro nota nell'anno 1305, e forse quel P. M. potrebbe interpre- tarsi Petrus Magister. In fatti fu sommamente dotto neir ecclesiastiche discipline, e, come religioso dome- nicano, ne avrà istruiti gli altri suoi confratelli.

Nel 13 IO fu egli sospeso, non so per qual ragio- ne, ed in sua vece eletto amministratore il medesimo Alberto già sopra nominato. Tornò quindi al suo of- ficio, poiché sappiamo che nel 13 16 donò le indulgen- ze alla chiesa di s. Maria e Vittoria di Piacenza, co- me pure nel 1322 a quella di s. Giacomo a Rapola- no, posta nella campagna di Spello. Venne quindi chiamato nell' anno stesso dal Pontefice in Avignone con altri Vescovi e Cardinali, perché dèsse il suo vo- to nella disputa ivi tenuta sui beni temporali, sulla povertà di Cristo e de' suoi discepoli. Di questa dispu- ta, e dei voti per essa dati si compose un libro che manuscritto si possedeva dal celebre Cardinal Bessa- rione, il quale donollo alla Marciana di Venezia, ove al presente si custodisce. Nel medesimo egli sotto- scrissesi a questo modo : < Frater Petrus Dei et Apo- stolicae Sedis gratta Episcopus Narniensis licei indi- gnus ».

i6i -

XLI. Amanzio, o Amatore

1323 Con questi diversi nomi vien egli ripor- tato negli antichi elenchi. Il Wandich, negli annali de' Minori Osservanti di s. Francesco, ( 7 ) ci fa conoscere, che fu Vicario dell'Arcivescovo di Napoli, che a suo nome fecesi 1' atto di rinunzia alla giurisdizione sulle monache di santa Maria Maddalena di quella città, e che morì nel 1337.

XLII. Lino

1337 Ottenne il nostro Vescovato Lino; ma ebbe curta vita dipartendosi dal mondo nel 1342.

XLIII. Anonimo

1342 Il Cappelletti colloca sotto questo anno r anonimo frate domenicano di Firenze, che V Ughelli ebbe malamente segnato nel suo elenco 83 anni ad- dietro, cioè nel 1261. Che il detto ignoto domenicano vivesse nel 1242 nella sede episcopale narnese, ce lo attesta Michele Pio nell'opera « de viris illustrihits » nella parte seconda del libro secondo.

XLIV. Tinacci Agostino

1343 Ad un frate domenicano successe altro agostiniano, che dal capo della propria religione tolse nome ed appartenne alla gente Tinacci, o Finacci, come altri vuole.

Di esso fanno menzione il Torelli nell'opera cita- ta, e gli annali camaldolesi. Il primo dichiaraci, che esso professo la regola nel convento di monte s. Sa- vino ; predicò in seguito a Siena e a Firenze la cro- ciata, secondo lo storico Matteo Villani, che 1' Ughelli

11

102

erroneamente scambiò con Giovanni. Del corso di sua vita altro non si conosce ; ma, rispetto alla morte, ac- cadde forse nel 1367, perchè in questo anno fugli dato il successore.

XLV. Guglieln\o

1367 Un terzo frate, ma francescano, occupò la cattedra episcopale narnese. Di lui è oscura la stir- pe, non già la virtù e l' ingegno, che ampiamente e mi- rabilmente ebbe coltivato. Si accattivò pertanto la sti- ma e l'amore di Urbano V, che adoprollo in vari ecclesia- stici negozi ; ma specialmente nello sbarbicare la mala pianta degli eretici fraticelli fortemente radicata nel- r Italia, e in altri luoghi fuor di lei. Pochi anni si go- dette l'alta dignità, mentre nel 137 1 non era più in vita.

XLVI. Berlini Luca

137 1 Appresso Guglielmo ci venne dato que- sto stimabilissimo soggetto, in cui largamente splen- derono ottimi costumi, e dottrina e sapienza. Coteste sue stimabili qualità procurarongli vari onorevoli ca- richi, fra i quali notasi 1' ufficio di Delegato apostolico nelle città del patrimonio di s. Pietro, allorquando il Papa stanziava in Avignone.

Rivestito di questa carica, e costretto, per alcuni affari del su' officio, andare a Firenze, i Fiorentini, in odio del suo padrone, lo maltrattarono, legarono e misero in prigione, ov' ebbe sofferte assai pene. Papa Gregorio XI, sdegnato per questa rea soperchieria, spedì loro nel 1376 una lettera in forma brevù sco- municandoli. Uscito di prigione, venne nel [377 tra- sferito alla sede episcopale di Siena, sua patria ; e cosi nella Toscana, ov' ebbe prima la persecuzione e il martirio, riportò poi il trionfo e la pace.

i63

XLV. Jacopo IL

1377 Cotesto Jacopo, religioso minorità di s Francesco, è dato dal Wandich alla gente Zosimi, quan- tunque i più lo dichiarino de' Tolomei di Siena, la qual città^ a questo modo, vuoile restituire alla nostra sede un uomo dotto, qualmente noi lo demmo alla sua.

Essendo nostro Vescovo, andò pure Nunzio apo- stolico all' estero, ed eletto in seguito Raccoglitore ge- nerale delle decime, che la Camera apostolica riscotea nella toscana, nel ducato di Spoleto e nel patrimonio di s. Pietro. Dopo sei anni passò alla sede episcopale di Chiusi, e quindi a reggere la diocesi di Grosseto^ deponendovi la sua salma nel 1390.

XLVI. Bellanti Francesco

1386 Un terzo senese fu sostituito al Tolomei nella persona del Bellanti, eh' ebbe similmente il tra- sferimento in Grosseto. Fu Collettore pur egli delle de- cime triennali nel Patrimonio di s. Pietro, ed ebbe anco la carica di Castellano della nostra rocca con la città in feudo, come assicura il Moroni nel suo dizio- nario di notizie ecclesiastiche. Egli nel 1396 riconci- lio con la chiesa molti ribelli di Narni e di altre cit- tà dell' Umbria, a cui il Pontefice diede perdono.

XLVII. Jacopo III

1407 Religioso domenicano occupo la sede episcopale di Jesi, e da questa venne alla nostra

i64 -

trasferito. Quivi diedesi a scrivere la storia della Cat- tedrale, ed il ms. dovrebbe stare nella biblioteca va- ticana; quantunque, da me richiesto, non siasi ritrovato. Di ciò siamo informati dal p. Oldoino a pag. 158 dell' Atheneum Aiigusteum, e ne fa ricordo anco r Arcivescovo di Plrenze s. Antonino nella sua cronica. Brevissimo tempo visse in Narni, mentre nel 1408 vennegli dato il successore.

XLVIII. Malavolti Angelo.

1408. Angelo vero di costumi, e al sommo dotto sapiente, seppe ben governare la nostra dioce- si ed insinuarsi nel cuore di tutti. Visse tra noi per circa tre anni, poiché nel 141 2 non si fa più ricordo di lui.

XLIX. Donadeus.

141 4 Donadeus, \2i\e quanto V ìt^Ymno Dioda- to. Fu nostro concittadino e nostro vanto, perchè di animo buono, d' indole mansueta, e tutto zelo e cari- tà nel suo alto ministero. Dottore nel diritto civile e canonico, il suo voto ebbe molto valore nel Concilio di Costanza, al quale assistette negli anni 1 414 -15. Ma r amanuense degli atti del medesimo segnò equi- vocamente il nome della nostra città, per cui alcu- no lesse e copiò Naumensis invece di Narniensis.

S' ignora di quale stirpe e condizione fosse.

L. Bonriposi Jacopo

1418. (31 genn. ) Si scambia da qualche sto- rico il cognome Bonriposi con gli altri di Bontempi

- i65 -

o Mansueti, come afferma Brusoni. Fu nativo di Pe- rugia, e meritossi, per la molta dottrina e specchiata condotta, di essere eletto al governo della diocesi di di Jesi, donde passò alla nostra. Rinvenutosi il corpo di s. Florido, egli diedesi a scriverne la vita, e de_ scrivere l' invenzione e traslazione delle sue ossa e ceneri in altro luogo. Ma di questa opera non rima- ne che un breve ricordo in quella già citata dell' Ol- doino. Fece pur esso parte del Concilio di Costanza, ove leggesi la firma. L' ultimo anno della sua vita sembra essere stato il 1455, perchè in questo appun- to ebbe il successore.

LI. Lello.

1455. Troverete questo Vescovo con tre nomi, cioè Lelio, Lello e Lielìo. Questi ultimi due sono no- tati neir elenco Vaticano, ed io ne ho intestato uno, perché credo esso elenco autorevole, avendo sempre in appoggio qualche documento. Prima di essere no- stro Vescovo, possedette il canonicato in Roma de' santi Cosma e Damiano. Della sua vita ignoro ogni fatto.

LII. Eroli ('ostantino.

1462. Nepote dell' allora vivente Cardinale E- roli ^ Berardo, nacque in Narni, ma fece suoi studi a Roma. Prima di ottenere la nostra cattedra episco- pale, fu Rettore della Contea Venossina in Francia, succedendo in quest' officio al celebre Angelo Gerar- dini di Amelia, ^ e governò, come Luogotenente generale del Cardinal Legato Foix, la provincia di A- vignone.

i66

Pio II, Pontefice di somma dottrina, ne aveva tutta la stima e 1' amore ; meno di lui Sisto IV, il quale nel 1472 lo fece trasferire dal nostro Vesco- vato a quello di Todi, e poi in Tivoli, della cui sede si vuole che non prendesse possesso, perchè lo zio Cardinale V ottenne per suo successore a Spoleto.

Tanto, e non più, si sa di lui. Solo noterò per ul- timo, che, anni sono, capitò in mano del libraio di Roma Spitòvver un manoscritto in pergamena di sog- getto sacro, a Costantino dedicato, ed a lui appartenu- to^ tutto stupendamente miniato, del valore di circa lire 3000. Me 1' oiferse in vendita, ma io le rifiutai pel caro prezzo.

LUI. Buccardi Carlo.

1470 Trasferito Costantino a Todi, vennegli dato in cambio il Buccardi nell' anno stesso. Narni lo vanta per proprio cittadino, e, quale valente giure- consulto, e pel candore del suo animo, come dichiara r iscrizione sepolcrale, fu veramente degno salire la nostra cattedra episcopale. Nello spazio di ventisette anni, che governò, fece molto bene, e, morendo nel 1498, nominò erede di tutto il suo avere lo stesso Capitolo della cattedrale. Costui, riconoscente al som- mo beneficio ricevuto, levògli un bel monumento di pietra arenaria e marmo, che fu indegnamente e bar- baramente guastato, come raccontai, dagli stessi ca- nonici successori.

LIV. Gormaz Pietro

1498 Gormaz, e non Gusman, come scrisse il Cappelletti ^* con altri, fu il vero cognome di Pietro

datoci dall' iscrizione sepolcrale. Il Gormaz sostituì il Buccardi per favore di Alessandro VI pontefice. Fu scrittore apostolico, abbreviatore, e collettore delle bolle pontificie. Nel 1 506 egli eresse un grazioso fonte bat- tesimale nella cattedrale, e così pure a stesso un nobilissimo monumento sepolcrale, ed a Maria Ver- gine della Consolazione una cappella mirabilmente architettata ed ornata, dov' egli pose il detto sepol- cro.

Ma questa cappella venne in più parti stolta- mente guastata dai signori canonici per ripararsi dal freddo invernale e cantarvi salmi, per cui é ora detto il coretto d' inverno. Ma le belle Arti dovettero do- lersi e dichiarare, che il freddo aveva troppo pene- trato neir animo e nella mente dei canonici di allora da non più sentire amore per loro, co^noscere il danno che recavano a un loro bel monumento.

Governò il Gormaz la nostra diocesi per anni 16, mesi 9, giorni 17, e morì nell'aprile del 1 5 15, lasciando la mensa in povertà per la sua smania ambiziosa di erigere monumenti, laonde fu necessità mettere alla medesima un abile amministratore nell' illustre perso- naggio che siegue.

LV. Soderini Frar\cesco

15 15 Costui tenne, per due anni circa, l'am- ministrazione della nostra mensa vescovile ; non fu nostro Vescovo, come alcuno pretende, mentr' egli lo era di altro luogo e con dignità cardinalizia che a Narni non compete. In fatti nel Concilio lateranense, tenuto nel 15 12, e durato circa un quinquennio, non si sottoscrisse mai quale Vescovo di Narni, si bene di altro luogo. Rimessa in piedi la mensa consegnolla al nuovo eletto e se ne partì.

i68

LVI. Martelli Ugolir\o

15 17 ( 18 Maggio ) Nel lasciare il Cardinal So- derini la mensa narnese, vuoile favorire uno della sua patria Firenze, per ciò propose al Papa il Martelli, a lui ben noto, e da lui ammirato per le molte buone qualità dell' animo e dell' ingegno. Eletto Vescovo, governò la diocesi narnese con tutto 1' amore, il sen- no e la prudenza immaginabile ; ma nelV armo 1522 o 23 volò in cielo a goder la pace dei giusti.

LVII. Soderini Carlo o Nicolò

1523 Cotesto Soderini, nepote del sopraddetto Cardinale, è dagli elenchi comunemente appellato Carlo ; ma quello vaticano il nomina Nicolò.

Se Carlo, come si asserisce dagli storici, tenne per pochi mesi il nostro vescovato, essendo stato trasferito in altro di Francia, allora si sarebbe potuto supporre che a Carlo succedesse Nicolò ; ma al con- trario nel 1524 troviamo la nostra mensa sotto l'am- ministrazione del Cardinal Paolo Cesi, cittadino nar- nese. Dunque che cosa devesi concludere ? O che qual- cuno abbia sbagliato il nome, o che 1' uno sia in bre- vissimo tempo succeduto all' altro. Non avendo docu- menti in mano da chiarire il dubbio, porrò in lista anco Nicolò.

LVIII. Soderini Nicolò

1523 (4 Mar.) Pongo in questo luogo anco Nicolò Soderini per autorità, come dissi, del mano- scritto vaticano, al quale dono molto credito, e col

lóg

tempo chi verrà presso me, e avrà fortuna trovare air uopo qualche documento, correggerà lo sbaglio.

LIX. Cesi Paolo.

1524 Altro amministratore della nostra men- sa vescovile fu il concittadino Paolo Cesi Cardinale ; ma per pochi mesi, perchè ottenne dal Papa fare eleg- ger Vescovo il suo stretto parente nell' anno suddetto.

LX. Cesi Bartolomeo

1524 (giugno) Dodici anni e più stette a governo della diocesi narnese^ e procacciossi V amore altrui pel suo molto sapere, bene operare e gentilezza di modi. Tutti piansero la sua morte avvenuta ne 1537.

LXI. Sforza Alessandro

1537 Ecco un altro Cardinale novamente a prendersi cura della nostra mensa vescovile ed ammini- strarla. Ma qui pure 1' elenco vaticano discorda con gli altri, dandoci per amministratore nel suddetto an- no, invece dello Sforza, il Cardinal Guido Ascanio di s. Flora. Lascio di trattar la questione, perchè non ho modo di dar ragione piuttosto all' uno che all'altro.

LXII. Montoro Rinaldo Giovanni

1538 Agli II Febbraio dell'anno notato si e- lesse a Pastore il nostro concittadino Rinaldo, che ben si condusse nel suo governo, e lasciò molto de- siderio di sè, quando la sua beli' anima, svincolatasi

lyo

dal corpo, volò in cielo a godere la vista di quel Dio- che aveva in terra amato e venerato.

LXIII, Cesi Pierdonato

1546 Pierdonato Cesi tolse la dignità vesco- vile di Narni vacante per morte del Montoro, e si fe' conoscere per amoroso benefico Pastore, svegliato in- gegno, e negli affari ecclesiastici e civili, commessigli dal Pontefice, superò ed appianò con lode molte diffi- coltà. La Romagna, dove governo vario tempo, n' è testimonio, e a ricordanza dei vantaggi resi a Bolo- gna, questa in più luoghi sc<)lpì il suo nome, special- mente neir Università.

Desideroso di riposarsi, ottenne un suo nepote a successore, e poi nel 1570 ai 7 maggio venne levato da Pio V all' onore della porpora col titolo di s. A- gnese. Fu da tutti amato, ed i poeti con feconda ve- na cantarono e celebrarono le sue gesta ed il suo nome.

LXIV. Cesi Domenico

1555 Il solo Waddinch, nell'opera da me ci- tata, ci per vescovo Domenico Cesi, mentre gli al- tri fanno successore a Pierdonato.

LXV. Cesi Romolo

1566 Questo novello eletto, benché nato da illustre, onoratissima stirpe, non fece molto onore a questa, a stesso, avendo dato nella sua con- dotta molto cattivo esempio. Anzi si vuole da alcuno che fosse costretto rinunziare all' ottenuto vescovato

lyi

qualche anno prima della sua morte, e in fatti fugli dato nel 1578 a successore un suo parente e concitta, dino, mentr' egli visse fino al 1607. Ciò non ostante conservò per grazia la dignità episcopale e ritirossi nell'Abbazia, da lui posseduta, di s. Angelo in Massa, nella cui chiesa eresse una cappella a onore di Cristo e Maria Vergine, ed anco il sepolcro per stesso, come attestano le seguenti tre iscrizioni, che ivi ancor oggi si leggono :

I.

DEO. OPT. MAX. CHRISTO NATO BEAT^Q. MARI^ DEIPARA. VIRGINI

SACELLVM. HOC EX. VOTO. DICAVIT ROMVLVS. CESIVS EPISC. NARNIEN, AN. DOM. CIdId. XCVI AETATIS. SUAE. LXIII II.

D. O. M.

SAEPIVS. VT. MORTEM POSSIT. MEMINISSE

SEPVLCHRVM IPSE. SIBI. VIVENS CONDIDIT. ANTE

DIEM ROMVLVS. CESIVS EPISC. NARNIEN. AN. DOM. Cl3. Io. XCIX AETATIS. SVAE. LXVI

III.

HIC JACET ILL.MVS ET RE.MVS D. D.

172

ROMVLVS CAESIVS EP. NAR. Obiit die 15 Maji an. 1607

LXVI. Eroli Erolo

1578 Ai 15 giugno di quest'anno fu eletto alla nostra sede episcopale, che resse con sano giu- dizio e tutta la premura possibile. Ma fu distratto dal sacro officio pel carico avuto di Vicelegato di Bologna e delle Romagne in mancanza del Cardinal Legato Pierdonato Cesi, suo stretto parente, e del Cardinale Anton Maria Gallo. In questo governo pro- cacciossi stima, onori, lodi, ed era per salire in più alto grado, se la morte non 1' avesse rapito nel più bello della sua carriera, e nell' acerba età di anni 54, mesi IO e giorni 22, correndo l'ottobre del 1600. Io già notai nella descrizione della cattedrale il monu- mento a lui ivi eretto dalla pietà dei parenti, ed in esso vengono notati i suoi offici e i suoi pregi.

A Narni racconciò il palazzo vescovile, e con nuovo ordine restrinse le parrocchie.

LXVII. Tusco Giarr\battista

1601 Cittadino di Reggio nell'Emilia, e creato Vescovo di Narni ai 28 Maggio dell'anno notato. Col cognome Tusco vien Giambattista appellato in tutti gli elenchi editi ed inediti, e questo cognome fece egli stesso scolpire in sugli architravi delle finestre del palazzo vescovile da lui restaurato. Ma veramente il suo cognome paterno fu Bonetti, e Tusco o Tosco quello della madre Maria sorella carnale del celebre Cardinale Domenico Tusco. Forse Giambattista riten- ne, per onorarlo, il cognome dello zio, e anco per ri-

173

meritarlo in qualche modo dei tanti benefici da lui ottenuti, mentre per suo mezzo fu levato di povertà, per suo mezzo educato, istruito, e per suo mezzo po- sto tra' Vescovi. Citerò, a conferma de' miei detti, una particola della vita del nominato Cardinale, det- tata da medesimo, e che io posseggo manoscritta, non sapendo, se sia originale o copia. La particola è in questi termini :

« M. Gio. Battista Bonetti, pur mio nepote, fi- gliuolo di Madonna Maria mia sorella il qual ho man- tenuto molti anni in Santo Geminiano a dozzina a scuola, et finalm.te ottenuto un buco per lui nel Col- legio di Montalto in Bologna, si è addottorato. Hora Vescovo di Narni. »

Cinque anni lo avemmo per Pastore intelligente e studioso, essendo stato quindi trasferito, come Ve- scovo, in Tivoli.

LXVIII. Berosi Giovanni

1606. (31 luglio) Nepote e concittadino dello stesso Bonetti venne dato Pastore al nostro sacro o- vile neir anno e nel mese notato, quantunque non manchi storico che anticipi di un mese la sua elezione e che lo faccia amministratore soltanto della nostra mensa. Mancò di vita nel 1632.

LXIX. Azzolir^i Lorenzo

1632 Ebbe per patria Fermo, e per prima sede episcopale Ripatransone, dalla quale passò alla nostra ; ma pochi mesi la tenne, essendo morto nel- 1' anno stesso.

174

LXX. Bucciarelli GiaiT\paolo

1633 Nativo di Arquata venne nominato no- stro Vescovo, secondo la bolla, che ho presso di me,, nel marzo del 1633, e non più tardi un anno, come affermarono il Cappelletti e altri con lui.

La molta sapienza e dottrina, la grande abilità nel trattare gli affari gli procurarono stima ed ammi- razione.

Come canonico della cattedrale di Milano, allor- ché vacò la sede vescovile, per morte del Cardinale san Carlo Borromeo, egli ebbe la nomina di Vicario capitolare, e con tal carica lo tolse pure il successore e nepote di s. Carlo Federico Borromeo. vSotto il co- stui ecclesiastico reggime essendo nata questione coi ministri spagnoli, che allora governavano, a nome di Filippo IV, detta città, l'Arcivescovo pensò bene di far risolvere la questione direttamente dal re stesso, e per ciò spedì in Ispagna, con scerete istruzioni, il Bucciarelli, che ben condusse le trattative, e lieto e trionfante tornò presso il suo Signore ; ma prima passò per Roma, affine di rendere informato il Pontefice Urbano Vili dell' esito dell'affare.

Urbano benignamente lo accolse, e, a rimeritarlo dell' officio bene adempiuto, gli diede la sede ve- scovile narnese. Qui recò molti vantaggi saviamente e accortamente governando.

Da tempo si desiderava conoscere, ove fosse stato deposto il corpo del nostro primo Vescovo e Protet- tore s. Giovenale. Ma a ninno era mai riuscito sco- prirlo. Questo merito e vanto toccò al Bucciarelli, il quale, come per divina ispirazione, fece fare, senza alcun dubbio, uno scavo dentro 1' Oratorio di s. Cas- sio nella parete di faccia al destro lato dell' altare ; e

175

qui appunto apparve la cassa di pietra contenente le ossa e le ceneri di esso santo, che furon trasportate, ■come già scrissi, nella presente Confessione, e dedi- catagli la cappella che sta sotto a questa, e dove il Bucciarelli rifece più nobilmente l' altare, e vuoile 'Seppellita la sua salma, sopra la quale, per segno, è posta una lastra marmorea incisa con queste parole :

D. O. M.

IO. PAVLO BVCCIARELLO SS. MAVRITII ET LAZARI IN REGNO NEAP. ABBATI COMMENDATARIO MERITISS. METROPOLIT. MEDIOLANEN. DECANO AC FEDERICI CARDINALIS BORROMEI ARCHIEP. AMPLISS. DEINDE CAPITVIT VICARIO G.NALI INDEFESSO IMMVNIT. ECCLIC^ DIFENSORI ACERRIMO PRO FA

VRBANO Vili. P. O. M. SEDENTE AD PHILIP. IV HISPAN. REGEM LEGATIONE GLORIOSE PERFVNCTO AB EODEM EPISCOPO NARNIENSI ADLECTO LATENTIS EO VSQ. IN HAC CATHED. S. CORPORIS^S. JVVENALIS REPERITORI FORTVNATISSIMO : QVI VIVENS

SEPVLCRVM HIC SIBI PARAVIT VIX. AN. LXII. M.X.D;IL IN EPIS. XXLM.X.D.III OBIIT NON KAL. MARTII MDCLVl

LXXI. Castelli Raimondo

1656 Nobile di origine ternana prese a gui- dare, dopo la morte del Bucciarelli, il greg'ge narnese

176

affidatogli per la retta via della salute spirituale, ad- dimostrandosi amoroso, sollecito ed esperto Pastore, ed amministratore de' beni della chiesa. Fra i vari benefici recati alla città sono da contare la fondazione di una tipografia nel palazzo vescovile, eh' ebbe re- staurato, e r apertura di un seminario diocesano, fatta gli II di aprile del 1660, e che venne con brillante festa solennizzata.

Ordinò inoltre un vSinodo diocesano nel 1665, pubblicato dalla stessa tipografia.

Restaurò il palazzo vescovile, come rilevasi dal suo nome e cognome incisi in sull' architrave delle finestre; ma della sala vuoile lasciare un ricordo par- ticolare con questa iscrizione ivi sul muro infissa:

D. O. M.

COM : RAYMVNDVS. CASTELLVS EPISCOPVS. NARNIENSLS AVLAM. HANC. RVDI. VETVSTATE lAM. COLLABE NTEM IN. HANC. FORMAM VENVSTIOREM. REDEGIT AN. D. M. DC. LXV

E molta venustà e nobiltà infatti ammirasi nel gran cammino ivi posto. Fondò una società di cento sacerdoti per suffragare le anime dei defunti con la piena approvazione di Alessandro VII Pontefice.

Passò a godersi in cielo il premio de' giusti ai 17 luglio del 1670.

L' amor di patria e della sua stirpe vinse quello della sua sede e del suo gregge, perchè ordinò che la propria salma venisse in Terni trasportata e sepolta nella chiesa di s. Francesco, dentro la cappella gen-~ tilizia.

177

LXXII. Avi Ottavio

1670 ( I settembre) Di nobile stirpe camerte occupò il luogo del Castelli, e governo con l' istesso vanto di costui. La cronica narnese ci fa conoscere, ch'egli eresse per la via vecchia flaminia la Compa- gnia delle Stimate di s. Francesco nella casa, lasciata per questo oggetto dal nobile proprietario Poli, la quale chiesetta fu, non ha molto, sospesa, e comprata e ridotta a magazzino dal mastro muratore Vincenzo Santacroce. La cronica di Otricoli ci dichiara, ch'egli nel 1672 assistette nella Collegiata all'apertura di una cappella, ove furon riposti alcuni corpi di martiri, fra i quali quello di s. Fulgenzio, Protettore del luo- go (14). Non si sa dove e quando morisse.

LXXIII. Barlocci Giuseppe Felice

1683 (24 mag'gio ) Sotto quest'anno e mese il Barlocci ci è dato Vescovo dall' elenco vaticano, mentre gli altri anticipano un anno, o ne posticipano due. A lui non piacque il soggiorno, perchè 1' aria, troppo fina, dava assai molestia al suo corpo non sano.

Per ciò fece rinunzia nel 1689 della nostra sede episcopale, prendendo stanza a Roma, e da un docu- mento, che io riportai nella storia del Pantheon di Agrippa (pag. 234), sappiamo, eh' egli ancor vivea in essa capitale nel 1704.

LXXIV. Picarelli Francesco

1690 (29 maggio ) Nella diocesi di Camerino esiste un paesello, detto Sarnano, nel quale il Picarel-

12

- 178 -

li nacque di nobile stirpe con nobile animo e nobilis- simo ingegno, per cui approfitto molto negli studi spe- cialmente teologici e legali, in cui ottenne la laurea dot- torale; perciò fu molt' onorato e stimato nella corte pontificia, essendo egli pur capace di bene sbrigare gli affari della diplomazia. Meritò pertanto essere innal- zato a più alta dignità, e al Pontefice parve convenien- te farlo consacrare Vescovo della nostra città, la quale

10 accolse con allegrezza e pompa solenne. Si condus- se sempre da savio governante, e procurò fare alla diocesi tutto il bene possibile. Le croniche narnesi ri- cordano questo fatto di lui. Pochi metri distante dal- la Rocca fu scoperto un pezzo di muro, nel quale e- ra bellamente dipinto a guazzo un Presepio. Tutta la popolazione accorse a venerarlo, e Alonsignor Picarel- li, servendosi di questo religioso fervore, ottenne J molte elemosine per innalzare ivi un tempietto, perchè

si potesse venerar quell' immagine aj coperto. In fatti

11 tempietto fu costrutto e frequentato per qualche tempo; ma poi non più curato, anzi abbandonato del tutto, per cui, anni sono, interamente ruinò.

Nel dicembre del 1708 Monsignore partissi dal mondo per andare a goder la vista di Dio e di Colei, a cui fece sempre preghiere e voti. Si vuole che la morte non fosse naturale ; ma procurata per veleno datogli da feroce occulto nemico.

LXXV. Guicciardi Francesco Saverio

1709 ( 15 aprile) Al Picarelli sostituissi in quest' anno il Guicciardi, eh' ebbe nobile prosapia sta- bilita nella Valtelhna, distretto di Como. Dottore nel- le discipline teologiche e legali esercitò per 14 anni r officio di Auditore pel Cardinal Leandro Collorodi in tutto il tempo della costui vita. Fu eziandio cano-

179

nico titolare della chiesa Curiev.se, e della Collegiata romana di S. Maria in Trastevere. A Cesena, dopo che venne quivi trasferito dalla nostra sede nel 1 7 1 6 o 17, diede in luce i Decreti Isiruzio77Ì ed Esortaziom per li Parrochi Confessori e Predicatori della Città e Dio- cesi di Cesella. In Cesena per Aldobrando Faberi 1722.

LXXVI. Oldo Gioacchino Maria

171 7 Religioso carmelitano e Parroco in santa Maria della Trasportina^ come pure Provinciale del- l' Ordine nella provincia di Sassonia. Dotto, esperto nel trattar gli affari, e, come dichiara la bolla di spedizione pel nostro V^escovato, prudente, dignitoso e di costumi ilHbati, procacciossi 1' altrui stima e be- nevolenza. Ci procurò la sua elezione il celebre e be- nefico nostro concittadino Cardinal Giuseppe Sacripan- te nel novembre del 17 17, e noi da questo Pastore ritraemmo molto bene. A Calvi e Stroncone^ luoghi della nostra diocesi, fondo il monastero, tanto bene- merito, delle Orsoline, come ci attesta il Terzago nel- la Relazione delle Orsoline di Roma Calvi Stroncone e Benevento, pubblicata in Roma nel .1802. Egli fu traslocato nel 1724 alla Cattedra episcopale di Velie- tri, come Suffraganeo, due anni dopo datagli quella di Terracina. Fu natio di Cremona.

LXXVII. Terzago Nicolò

1724 Romano di nascita fece i suoi studi nel- la capitale, e da questi cavò molto frutto e celebrità, dandosi tutto alla chiesa. I Pontefici lo presero ad a- mare, e per ciò conferirongli molti onorevoli carichi, fra i quali l'officio episcopale nelle parti infedeli di Sa-

i8o

maria, poi sufFraganeo in Velletri, e in ultimo, corren- do il gennaio del 1724, Vescovo assoluto in Narni.

Un' epigrafe in marmo, posta sul muro del presbi- terio della Cattedrale, rammenta, eh' ei consacrò la me- desima, in parte rinnovata ed abbellita, il 30 ottobre del 1728.

Diede a stampa varie opere di materia ecclesia- stica, che acquistarongli molto merito. Lasciò in gran- de lutto e sconforto i narnesi, quando nell' agosto del 1761, in età di anni 82, abbandonò questa terra pel cielo.

Viene ricordata la sua morte da una iscrizione, che leggesi pur oggi per terra nella navata di mezzo del- la detta chiesa :

D. O. M.

NICOLAVS. TERZAGO ROMANVS EPISC. NARN. PONT: SOL. ASSISTEN. OBIIT

IIL KAL. SEPT. MDCCLXI JET. LXXXIL EPATVS. XXXVII .HIC

SEPVLCHR. SIBL PAR. CAPIT. CAN. iMOER. PP CREDO VIDERE BONA DOMINI INTERRA VIVENTIVM Neil' amministrazione delle due diocesi meritossi gli encomi del Pontefice e di tutti i cittadini.

LXXVIII. Meloni Prospero Celestino

1761 Natio della Pieve nel bolognese fu no- bile di Spoleto, secondo che scrivesi nella bolla pon- tificia per la sua elezione, dottore dell' una e 1' altra legge, canonico della Cattedrale della seconda nomina- ta città, Vicario generale del suo Vescovo, e poi Arci-

i8i

diacono della medesima chiesa, di monda coscienza, di onesti costumi, circospetto, prudente e per ciò de- gno di ogni stima e onoranza.

Cotesto dotto e virtuoso Prelato venne alla nostra Cattedra vescovile inviato il 2 5 novembre dell' anno superiormente segnato. Ma incontrossi in giorni assai tempestosi stante la rivoluzione di Francia, e dell' oc- cupazione eh' essa fece dello Stato pontificio con e- silio da Roma nel 1782 del sommo Pontefice Pio sesto.

Questi nel suo viaggio fermossi tra noi, visitò la Cattedrale, ed ebbe ospizio nel palazzo vescovile che per suo ordine venne risarcito. Di questa dimora fra noi abbiamo ricordanza in una lapida, eh' esso Meloni e il Capitolo fecero affiggere in sul muro dell' atrio della detta Cattedrale.

Altra lapida marmorea ci ricorda, che Mons. Me- loni consecrò la chiesa del monistero di s. Bernardo, risarcito nel 1735 a spese del marchese Filippo Sa- cripante di Narni, avvocato concistoriale ; e detta la- pida é murata presso la porta.

Nel 1775 consecrò pure in Collescipoli la Colle- giata di s. Nicolò, e parimenti ne abbiamo in essa memoria.

Della sua vita non saprei dir altro, e dee sup- porsi morto nell' anno istesso che fugli dato il succes- sore.

LXXIX. David Antonio

1796 La sua gente fu originaria di Friburgo, città dell' Alsazia, ed ebbe due nobiltà la natia e la romana, perchè un ramo della medesima piantossi in Roma. Da questo nacque il nostro Monsignore, e, co- me uomo di svegliato ingegno e di buona volontà per istruirsi, percorse la carriera degli studi rapidamente e

l82

con molto profitto, essendo stato fatto dottore in filosofia, in legge e teologia, avendo per tempo vestito 1' abi- to ecclesiastico. Venne pertanto ascritto all'Accademia teologica di detta città, e a quella dell'ecclesiastica Im- munità. Per dieci anni esercitò pure l'ofiìcio di Secreto di Rota, e quivi eziandio la parte di Giudice. E, sic- come il suo desiderio per la concordia lo stimolava a troncar le liti e rimettere le parti in pace, per ciò procacciossi 1' onorevole titolo di David de concordiis. Col titolo di Vicario generale sbrigò gli affari della curia ecclesiastica, di Fermo, dalla quale passò Ve- scovo a Narni. Egli pure, come il suo antecessore, governò la diocesi in tempi assai tristi, ma nella tem- pesta civile naufragò. Perchè, quando fu catturato Pio VII con tutti gli altri ecclesiastici, che non vol- lero giurare fedeltà alla repubblica, egli non fu di questo bel numero, e diedesi tutto anima e corpo alla repubblica, cercando di far proseliti alla medesima con gli scritti e la predicazione, per modo che acqui- stossi la benevolenza di ogni repubblicano, e lo de- cantarono, che i pubblici fogli ne ripeterono gli elogi, fra i quali cito // Banditore della Verità del 7 pra- tile 1798. e potrei anco citare alcune lettere, che pos- seggo di Monsignore, con tutte massime repubblicane. Per questo fu in disgrazia della s. Sede, e quando ri- tornò Pio VII dall' esilio, e rientrò in possesso dello Stato toltogli, ebbe Monsignore, a gastigo, 1' espul- sione dalla propria sede e Roma per carcere. Ma i Narnesi, che caldamente lo amavano, stante la sua bontà di cuore, gentilezza di animo e profonda scienza delle leggi, fecero premurose istanze al Pontefice per riaverlo tra loro, addimostrando che fu ingannato, e che cedette per debolezza, non già per malizia ed a- more vero ad un governo usurpatore e immorale.

i83

Il benignissimo Pontefice graziò il colpevole, re- stituendolo alla nostra città, che lo accolse con gioia e pubbliche affettuose dimostrazioni, le quali calmarono a lui le pene e le angoscie sofferte ; ma non go- dette a lungo di questa calma, perchè il 14 giugno del 18 18, in età di circa 73 anni, mori a Stroncone di un colpo in tempo della sacra visita.

LXXX. Borghi Antonio Maria

1818 Ebbe i natali a Loreto, come pure la prima sua istruzione nelle lingue antiche e nelle belle let- tere, per le quali imparò a scrivere con bel garbo. Ma vuoile dare più sostanza al suo intelletto, studian- do filosofia, e, come ecclesiatico, anco la teologia con le discipline legali, nelle quali tre facoltà ottenne la lau- rea dottorale.

Cosi guadagnossi, per concorso, la dignità di Ar- cidiacono della chiesa cattedrale della sua patria e r officio di Vicario generale del celebre Monsignor Pauli, e del suo successore Bellini. Sotto il costui reggimento venne, non si sa come, imbolata la sacra effigie della Madonna del luogo^ e portata altrove. Immaginate le pene e le angustie di tutti i loretani e specialmente del Vicario. Si misero spie e perlustra- tori per iscoprire le persone che commisero il sacrile- go furto, e il luogo ove fosse nascosto ; ma all' im- provviso giunse la consolante notizia che la statua era in mano del Papa per secreta consegna. Affine di ricondurla fu destinato il Borghi, e però chiamato a Roma. Oh quanta contentezza ebbe provata per questo straordinario religioso incarico ! Corse veloce, e, come in trionfo, rimenò a suo luogo la tanto desi- derata preziosa statua accolta con indicibile entusia- smo e festa da tutta la popolazione.

i84

Pe' suoi gran meriti, per la grande dottrina e bon- tà di costumi Pio VII, fin dal prim'anno del suo gover- no, avealo in cuore eletto Vescovo ; ma, notifica- tagli la cosa, fece per umiltà il gran rifiuto. Il som- mo Gerarca non lo accettò, e nominoUo in seguito Arcivescovo di Perugia, della qual sede, non si sa la ragione, non prese possesso; e così avemmo la sorte d'ottenerlo noi per la nostra mensa vescovile. Il Borghi, con carità vera cristiana, mansuetudine, accortezza e prudenza, resse la diocesi a lui affidata, e, morendo in età di circa 76 anni agli 8 di giugno del 1834, la- sciò di se bella fama e doloroso desiderio di sua persona in tutti i cuori delli narnesi, dei loretani, e di chiunque ebbe il bene di conoscerlo e ammirarlo.

Il suo Vicario generale Paghardini ne fece r elogio nelle pubbliche essequie e da questo tolsi le notizie date. ^'

LXXXI. Tamburini Gioacchino.

1834. Imolese di patria, e di mediocre condizio- ne ; ma si può reputare per uno de' più dotti ed amati sacri Pastori della nostra città. Di alta vigorosa per- sona, di bella e dignitosa presenza con la dolcezza de' modi e la forza delle faconde parole traeva a il cuore di tutti. Conoscitore profondo degh uomini e del maneggio degli affari sapea con prudenza ed accor- tezza governarsi. E ne acquistò maggiormente la pra- tica nello sbrigare gli affari del proprio Vescovo in qualità di Vicario generale.

Laureato in belle lettere, nella filosofia, teolo- gia e nelle leggi, tenne cattedra di queste disciphne in vari luoghi della Romagna, e, pubbHcando varie o- pere, ottenne fama di scrittore elegante e forbito tan- to in prosa, come in versi itahani e latini.

- i85 -

Dopo quattro mesi dalla morte del suo anteces- sore, ottenne il nostr' ovile; ma il Papa, pochi anni appresso, 1' ebbe designato a quello di Pesaro. Allora i narnesi, mossi dall' affetto, supplicarono il Sovrano di non tòrio, essendo ben contenti di lui. La grazia venne fatta, ma per breve tempo, perchè ai 22 luglio del 1842 ebbe il traslogamento a Cervia, ove morì.

Cagione dell' improvviso traslogamento si vuole che fosse le troppe giornaliere visite, e i lunghi trat- tenimenti entro i monasteri delle monache, e la facile introduzione in loro dei secolari. Le vecchie monache soffrivano a malincuore questa soverchia familiarità, benché onesta, di Monsignore, per cui ne fecero secre- to ricorso ai ^Superiori, che subito prudentemente lo allontanarono dalle troppo grate monacali conversa- zioni.

LXXXIL Gallicari Giuseppe Maria

1842 Canonico onorario nella città di Fuligno sua patria, e molto dotto in teologia e ne' sacri cano- ni ottenne^ per concorso, in Roma la parrocchia di s. Giacomo in Augusta.

A quest' officio furongli aggiunti quelli di esami- natore del clero, di difensore presso il Vicariato delle cause matrimoniali. Bene adempiendo siffatti carichi, acquistossi molta reputazione e stima, per cui il Pon- tefice si risolvette eleggerlo alla nostra sede episcopa- le convinto che saria stato buon Vescovo, come fu buon parroco. Ma s' ingannò, non già per la bontà dell' animo, dell' ingegno e dei costumi, si bene pel suo carattere debole e irresoluto non accconcio a ben sostenere si alta dignità. Di modo che si Iacea gio- car da tutti, e non era fermo suoi giudizi e falliva spesso nelle proprie risoluzioni. Per tal cagione ebbe

i86

spesso aspri rimproveri dai Superiori, che gli recarono tanta amarezza e impressione da farlo impazzire. In questo stato fu accolto in Fano dal fratello Governa- tore del luogo, e con lui dimorò vario tempo. Poi venne ricondotto in patria, e quivi, sempre malato fuor del senno, perde la vita ed ebbe sepolcro.

Io con profondo dolore intesi la sua fine tristis- sima, perchè mi amò teneramente, e sempre voleami in sua compagnia nella sacra visita. Questa sua corte- sia diedemi occasione e facilità a raccorre e copiare di mia mano tutte le iscrizioni sacre e profane sparse per la diocesi, mentre nella sacra visita sta aperta qualunque chiesa, comprese quelle annualmente serrate ed esistenti nelle campagne. Così ne formai un volume, che, stante la mia grave età di anni 84 ben compiuti, rimarrà forse inedito, non potendolo più bene ordinare, compirle e annotare. Ma spero nascerà col tempo perso- na che adempia il mio disegno, il quale riuscirebbe uti- lissimo per tutta la diocesi. Nella raccolta potrebbonsi anco aggiungere le antiche iscrizioni romane, che co- municai al prof. Bormann tedesco pel Corpus inscrip. latinar. che stampasi in Berlino, e clie comprende pure tutte le iscrizioni dell'Umbria in un volume da pubblicarsi.

LXXXIII. Luzi Giacinto

1858. Nacque il 20 decembre del 1813 in Co- munanza, distretto di Montalto, e fin da giovanetto diedesi a conoscere di docile carattere, di animo di- sposto alle virtù e d' ingegno elevatissimo. Gli accor- ti e saggi genitori seppero svilupparvi i preziosi se- mi nascosti, educandolo, prima co' santi principi della religione cristiana, e poi con le piacevoli e utili di- scipline delle belle lettere e delle scienze sacre e pro- fane, essendosi risoluto di prendere 1' abito ecclesiaste

- i87 -

CO. In queste pose V animo e la mente con buona e ferma volontà si che ne trasse in breve tempo gran- de profitto. Il suo largo sapere, accompagnato da buoni costumi, gli fruttarono onori, carichi, e dignità. Dal suo Municipio venne scelto nel 1837 a maestro di umanità e rettorica nelle pubblice scuole. Siffatto ofiicio esercitò per due bienni, avendolo il Vescovo di Montalto Canestrari chiamato a per metterlo in Seminario e come rettore e come maestro di teologia. Ma, nata l'occasrone di un concorso, con rigoroso e- same, alla prebenda teologale dell' insigne Collegiata di Force, vuoile pur egli tentarne la pruova, che riu- sci a meraviglia, avendo superato tutti i suoi emuli*

Esso ignorava il diritto canonico e civile, e que- sto studio credette necessario per un teologo, laonde si. risolvette accettare in Roma la offertagli rettoria del celebre Ospizio di s. Michele a Ripa grande ; cosi studio e resesi pur dotto in esse facoltà.

Governo 1' Ospizio con temperanza e fortezza, fin- ché M.^ Sacconi, Arcivescovo di Nicea, conoscendolo a fondo, lo scelse a suo segretario, quando nel luglio del 1841 andò Nunzio in Baviera. Quivi da segre- tario passò Uditore, e in seguito Internunzio, allorché il Sacconi, richiamato a Roma, lasciò il posto.

Godea tanta reputazione, per la sua molt' abilità, nello sbrigare gh affari, che il Re di Napoh fecelo suo incaricato diplomatico in detta estra corte, e ne rimase tanto soddisfatto, che gli piacque decorarlo dell' Ordine cavalleresco di Francesco I, e Force e Montalto lo scrissero nelle loro nobiltà.

Con questi meriti e ottime qualità venne da Pio IX proclamato nostro Vescovo ai 23 decemhre del 1858, e consecrato il 27 marzo del 1859 dall' Arcivescovo di Monaco in Baviera.

Fu grandemente festeggiata la sua entrata in cit-

i88

tà, ed una solenne Accademia musicale e poetica chiu- se la festosa giornata.

Governò la diocesi con molta premura e intelli- genza, e fecele quel bene che potè.

Si occupò molto della riforma del Seminario per avere buoni e dotti alunni, e fecelo rifiorire con savio regolamento e valenti maestri forastieri. Ma la scelta dei maestri tutti forastieri disgustò il clero narnese, perchè a questo diede a conoscere la sua disistima e per ciò tra loro non fu mai buona armonia.

Preso dal male della spinite, stette sofferente per 4 anni, perchè fu costretto chiedere un coadiutore.

Nel gennaio del 1876 passò all'eterno riposo, compianto da chi ammirò in lui la molta dottrina e le belle virtù.

LXXXIV. Galli Vitale

1875 Cotesto Monsignore fu il coadiutore del Luzi infermo. . Ebbe suo natale in Cagli, e giovanetto indossò r abito ecclesiastico.

Da' suoi genitori fu acconciato nel patrio Semi- nario, ove si condusse egregiamente. Quivi studiata grammatica, rettorica e filosofia con impegno e pro- fitto, ebbe la fortuna di passare nel Seminario Pio di Roma, meglio disciplinato e ben fornito di studi e maestri. In esso apprese il diritto canonico civile, la teologia e morale, ed in ogni disciplina fu dottore.

Compiuto il corso degli studi in detto luogo, rimpatriò ad officiare la chiesa cattedrale, ove già e- ra canonico. Il Vescovo, sperimentata la sua dottrina, diedegli la cattedra di belle lettere nel Seminario dio- cesano, alla cui disciplina già sorvegliava come depu- tato.

Vacata la prebenda del Penitenziere, vi concorse

i8g

e la ottenne, superando tutti gli altri aspiranti. In se- guito fu in dignità di Preposito, la prima del Capitolo della Cattedrale. Ebbe inoltre le cariche di Esamina- tore prosinodale, difensore per validità de' matrimoni nella cura ecclesiastica, e della medesima Provicario generale, come pure Vicario, capitolare, quando il Ve- scovo cessò di vivere. Stette in quest' officio sino al 5 luglio del 1875, nel quale anno, come già dichiam- mo, venne creato Vescovo di Auria in partihiis infi- delium, e quindi a Coadiutore di Mons. Luzi con fu- tura successione.

Consecrato in Roma dal Cardinal Patrizi nella chiesa di s. Apollinare, addì 11 luglio 1875, verso la fine di questo mese recossi tra noi. Ma per poco tempo governò come Coadiutore, perchè nel 9 gennaio del 1876 il Luzi passò all'eternità, ed ei divenne Vescovo assoluto.

Fu uomo pacifico, buono e molto intelligente ; ma sempre di cattivo umore per cagion del corpo malsano che gli faceva abborrire la conversazione de- gli uomini e amare la solitudine. In questa trista con- dizione essendo lo spirito abbattuto, poco si occupò del reggimento della diocesi, e si può dire che non fece bene, male.

Ritiratosi per qualche tempo in Cagli, a respirare r aria natia, e con questa mitigare 1' abituale sua ma- lattia, invece gli fu veleno mortale, avendo perduta la vita ai 12 luglio 1888. I suoi parenti me ne parteci- parono la notizia con questo luttuoso biglietto :

« Raffaele, Pacifico, Geronzio Galli e Valcelli Ca- terina coniugi partecipano alla vS. V. la repentina morte del loro rispettivo fratello e cognato Vitale Galli Ve- scovo di Narni avvenuta il giorno 12 luglio 1888 alle ore 8 ant. nella verde età di anni 55 munito dei con- forti di santa religione ».

igo

LXXXV. Boccanera Cesare

1888 La gazzetta del Clero nel suo foglio nu- mero 5-6 dell'anno XIV (Roma, 20 febbraio 1890), dopo aver parlato delle liete e solenni accoglienze,

fatte al nuovo vivente Pastore, nella sua venuta, dal popolo narnese, ci dona di lui le seguenti notizie :

« Monsignor Cesare Boccanera nacque in Roma, il 24 giugno 1840, dai coniugi Dottor Tobia Bocca-

igi

nera da Leonessa negli Abruzzi, che sacrificò la vita neir assistere i colerosi qui in Roma il io agosto 1867, e da Violante Serbolisca romana.

« Giovanetto entrò nelle scuole di s. Apollinare, presso il Pontificio Seminario Romano, nel quale per concorso ebbe il posto di Alunno nell'anno 1855. Quivi compiè con lode gli studi di lettaratura, filoso- fia e teologia, riportando le rispettive lauree.

« Ordinato sacerdote nella Pasqua del 1863, fu aggiudicato supplente dei chiarissimi Professori Carlo Nocella e Achille wStanquillini, che insegnavano ret- torica nel detto Liceo.

« Ai primi di Maggio 1867 entrò come Parroco Coadiutore nella venerabile Basilica di s. Maria in Roma, dalla quale passò alla Coadiutoria della Par- rocchia Liberiana il 27 marzo 1870, la qual Parroc- chia ha amministrato fino alla sua promozione Vesco- vile con disinteresse, alacrità e zelo, lasciando vivo desiderio di nell' animo dei parrocchiani, che ne' suoi vent' anni di ministero raggiunsero il numero di circa 40, 000.

« Fu nominato Vescovo di Narni jl 21 novembre 1888, preconizzato nel Concistoro dell' i f, febbraio, e consecrato il 17 dello stesso mese da Sua Eminenza Revma il Sig. Cardinale Lucido Mario Parocchi, Vi- cario di Sua Santità, nella chiesa di s. Apollinare, do- ve aveva celebrato la sua prima messa ».

Fin qui la Gazzetta del Clero con piena verità sul detto soggetto ; ma io debbo aggiungere, che, ap- pena uscito dal Seminario, venne annoverato tra i sacerdoti secolari della pia Unione di s. Gallo insti- tuita in Roma da s. Giambattista De Rossi per la coltura spirituale de' poveri campagnoli. Fece pur parte di altre Congregazioni, che per brevità non nomi- nò punto. Ma esso medesimo, essendo Parroco, ne i-

stituì due a bene spirituale della gioventù e dei po- veri. Questa ultima specialmente sotto la sua tutela fioriva meravigliosamente, tutti i parrocchiani concor- rendo a fare elemosina, e, quando partissi per la novella sede episcopale, lasciò nella Parrocchia a loro vantaggio la somma di lire quattro mila.

Debbo poi, per su' onore, anco ricordare, come, stanziato tra noi, pensò subito alla nostra gioventù, piantando un nuovo luogo di educazione, inerente alla chiesa Cattedrale, a spese sue ed altrui, con bel disegno del valente Ingegnere e Cavaliere Antonio Ventura romano. Detto luogo consegnò alle Suore di sant'Anna, ed esse seppero fargli subito abilmente acquistare re- putazione in città e fuori, di modo che non mancano alunni di ambo i sessi che lo frequentino in buon nu- mero.

La città n' é gratissima a Monsignore, alle otti- me Madri educatrici, e prega il cielo che all' uno e alle altre fiorisca a lungo la vita per vantaggio della gioventù, ed a loro eterna gloria.

193

NOTE ALLA SERIE DEI VESCOVI NARNESI

(1) Leggi le complete notizie, che diedi su questo imperatore neir opera da me pubblicata, e che ha per titolo Alcune prose e versi ecc.

(2) Quando le Monache di s. Luca s' impossessarono dell' abban- donato palazzo Capocaccia, molto guastarono, per renderlo di proprio uso, e questo e le pitture. L' Oratorio di s. Va- lentino fu trasferito dai Capocaccia istessi poco lontano da loro e dalla porta pubblica a sinistra della strada. L' iscrizio- ne, ancora esistente del trasferimento, t' indica il luogo me- desimo, ed è così espressa :

DIVI VALENTINI AEDE VETVSTIORI APLICA AVCTORITATE A RELIGIONE REMOTA ET VSVI MICHAELIS CAPOCACCIAE NARNIENSIS ADMISSA HAC IDE SVO POSITA IMPENDTO DOTIBVSQ. MAJORIBVS AVCTA DEDICAVIT EI DEM MDLXXIX Anco questo Oratorio fu col tempo sospeso e ridotto ad abitazione di povera gente.

Il palazzo fu venduto dal Demanio al Sig. Giuseppe Chiodi di Narni, e, per debiti di costui messo all' asta, andiede in mano del mastro muratore Ubaldi, che ora 1' affitta a gente del volgo con crescente guasto del luogo.

(3) Nel libro degl' istrumenti del nostro Municipio, che contiene gli anni 1655 fino a tutto il 1678, descrivesi a pag. 220 la traslazione di detto corpo santo.

(4) Leggi il primo voi. della Miscellanea storica narnese, se de- sideri interamente conoscere le notizie che si hanno di que- sto Pontefice.

(5) Sta infissa sul muro di uno dei corridoji del convento. Quan- do la pubblicai nella Miscellanea, io la copiai dagli stori- ci, ignorando che esisteva T originale, per ciò la pubblicai,

33

per colpa altrui, non molto corretta. Ma ora lo sarà, aven- dola da me stesso copiata suU' originale.

(6) Tom. I, Dissert. IV.

(7) Tom. Ili, n. 31.

(8) Di questi due soggetti e degli altri vescovi Eroli diedi già notizia nella Miscellanea storica - narnese.

(9) Notes histor. concernent Les Recteurs du Comtè Venussin

recuillies par Charles Cottier.

(10) Carpentras, Regist., lib. II, fogl. 159.

(ti) Al Cappelletti diedi alcune esatte notizie per la sua citata opera sulle Chiese ci' Italia, quando fu a visitarmi in Narni ; ma non tutte le pose esattamente in luce.

(12) L' elenco vaticano così nota : > 4 Mar. 1523. Nicoldus de Soderinis fit eps Narnien.

(13) Su questo negozio compose il Bucciarelli una storia latina, il cui originale trovavasi un tempo in Narni presso il suo pa- rente Bucciarelli, canonico della cattedrale, e succollettore delli Spogli per la santa Sede. Esso mi prestò cotesto manu- scritto, ed io, con sua licenza, ne trassi copia. Fortuna, per- chè, in seguito alla morte di esso canonico, gli eredi ven- dettero tutte le sue carte e libri al pizzicagnolo, e così quel ms. originale ed importante andò a brani per involgere sa- lumi, formaggi etc. Posseggo pure 1' istruzione segreta, che r Arcivescovo diede al suo Vicario prima di partire per la Spagna. In essa gli suggerisce il modo di governarsi in cor- te per ottenere buona reputazione presso i Ministri e il Re e così insinuarsi nel loro animo ed ottener 1' intento. Que- sto scritto, pubblicandolo, gioverebbe assai a chiunque, o laico o ecclesiastico, se andasse in corte straniera a trattare affari d' importanza.

(14) Vedi la raccolta, da me fatta, di tutte le iscrizioni di Narni, e de' luoghi della sua diocesi.

(15) Leggi la Monografia della Madonna del Ponte da me scritta e pubblicata in Roma dal Bertelli nel 1865 e appresso riprodotta.

(16) Nel libro dei morti leggesi su di lui questa particola « 14 giugno 181 8 » Stronconii in sacra visitatione morbo repen- tino correptus obiit . . . aetatis suae circiter annorum 73 ». Tutte le altre notizie sono tolte da una memoria manuscrit- ta su detto Vescovo, che ho presso di me.

(17) Questo elogio, di cui possiedo copia, si stampò in Pesaro nel 1834 dalla Tipografia di Annesio Nobili.

MONOGRAFIA

DELLA CHIESA

DELLA MADONNA IMPENSOLE

( Seconda edizione piìi corretta )

A SUA ECCELLENZA

COMMENDATORE PROF. BACCELLI

DEPUTATO AL PARLAMENTO E MINISTRO dell' ISTRUZIONE PUBBLICA

GIOVANNI EROLI

DEDICA LA MONOGRAFIA DELLA CHIESA DELLA MADONNA IMPENSOLE DI NARNI PERCHÉ ESSO FRA iMONUMEN'J 1 NAZIONALI QUESTA ANNOVERANDO PROCURONNE IL DESIDERATO RESTAURO NELLO APRILE DEL 1883

In ogni provincia d' Balia, sia in città, sia Ì7i campagna, esistono chiese e altri monumenti cristiani, considerevoli per opere di arte o dei tempi barbari, 0 dei tempi classici. Sarebbe bello che il suo MÌ7iiste- ro facesse fare dei medesimi ttna esatta statistica, ac- compagnata dalla descrizione e condizio?ie presente del monufneiito con le notizie storiche che lo riguardano (*). Cotesto sarebbe lavoro da affidarsi alla Commissione delle antichità di ciascicna provincia, riunendo poi in un sol quadro ttttte le statistiche parziali per poterlo pubblicare.

V. E., che porta molto amore alle antichità, e ne procura in ogni occasione V abbellimento e lo splen- dore, dia corpo a questa opera che le farà certo ono- re qtoanto gli scavi del Fòro romano e i restauri del Pantheon, di cui ho per le mani la storia afitica e 7no-

(*) Questa raccolta, da me suggerita ora {i8gj) si sta facendo.

200

derna ^ e che spero le riescird molto a grado, mentre il suo nome vi avrà graìt parte.

Fatta la statìstica, vedrà quanti monumenti 7ne- riteranno le sue sollecittodini, giacendo ora negletti e dimenticati, perchè le Provincie non hanno mezzi suffi- cienti da risarcirli.

Bisognerebbe che il Governo assegnasse loro mag- gior somma ; ed w, come V uno de"* Deputati della Commissione delle antichità dell' Umbria, la prego di colai cosa, perché duolmi vedere alcuni monumenti cristiani trascurati a paragone dei profani.

Intanto la ringrazio, anco a nome de' miei concitta- dini, del restauro intrapreso, qiiantunqu'e non ancora compiuto, della Giostra antica chiesa della Madonna Impefisole, come pure di quelli da intraprendersi, e già ordinati, del Duomo e di s. Girolamo. A questi unisca pur quelli per la chiesa campestre di s. Pu- denziana in Visciano, che al par delle altre e degnis- sima delle sue cure, come leggerà in nota della pre- sente monografia.

E senz' altro offrendomi a' suoi servigi, mi di- chiaro, con tutta stima e osservanza

Deir E. V.

Narni, 2 febbraio 1884.

Devmo affmo G. EROLI

(i) Veline piibblicaia in Nartii nel iSg^ dalla tipografia Petrignani Ì7i un grosso ed elegante voi. in 8.^, adorno di circa 4.0 zin- cotipie. Opera dai dotti gradita e molto lodata, specialmente dai padri Gesuiti compilatori del periodico La Civiltà Catto- lica, nel quaderno N.'^ log/ del primo giugno i8g^.

§ I.

TOPOGRAFIA DELLA CHIESA E SIGNIP^ICATO DELLA SUA DENOMINAZIONE.

Movendo da piazza priora, e andando giù diritto per via cajola, a pochi passi dalla prima ed alla tua destra, vedrai essa chiesa levarsi in alto maestosamen- te grave per la sua molta antichità, e pel suo stile architettonico semplice, e in pari tempo robusto, av- vegnaché un po' rozzo.

Il prospetto guarda la casa, romanamente archi- tettata nel 1700, appartenuta un tempo ai Bucciarelli, e oggi in parte di mia proprietà, e in parte dei Febi.

Il rito antico cristiano richedeva che si orientas- sero le facciate delle chiese, perché guardasse il sol nascente, il quale è simbolo di Cristo, fondatore della nostra religione ; ma non istavasi stretti a regola, quando la necessità lo avesse impedito ; e T impedi- mento per la nostra chiesa consisteva nel suolo sopra il quale dovea fondarsi, che verso oriente era molto scosceso, e limitato per un vicolo strettissimo, non conveniente al suo ingresso. Però la facciata di lei sta volta £iir ovest, 1' absida all' est, la navata destra

202

al nord, la sinistra al sud. All' ovest confina con la già nominata via cajola, al nord-est col vicolo delle torri, e con la casa e 1' orto parrocchiale, al sud con la via che dal suo nome stesso si appella.

Il motto impensole deriva dal latino in pensile, perchè essa fabbricata, come dicemmo, sopra terreno pensile ossia declive ; e cotesta denominazione, comu- ne ad altri luoghi in pendio, è da supporla primitiva per lei ; non tanto perché donaci la condizione del