QUARESIMALE

DEL PADRE

PAOLO SEGNERI

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quaresimale

DEL PADRE

PAOLO SEGNERI

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I

QUARESIMALE

DEL

PADRE PAOLO

SEGNERI

DELLA COMPAGNIA

D I G E S Ù

IN ROMA MDCCLII. ^

APPRESSO NICCOLÒ, E MARCO PAGLIAR1N!

MIA CANTI DI LIBRI , I STAMPATORI A PUQ.UISOji^

CON LICENZA DE' SVPERIOR1.

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AL REVERENDISSIMO PADRE

¥

IL P, GIOVANNI ANTONIO

TIMONI

DELLA COMPAGNIA DI GESÙ

VICE-PREPOSITO DELLA CASA PROFESSA DI ROMA .

Niccolò, i Marco Pagliarini.

* Opera più celebre di uno de’ più infi- gni (oggetti , che abbia dato al Mon- do la Compagnia di Gesù da quefta Provincia Romana , dandoli da noi nuovamente alle ftampe , non fi poteva porre con maggior convenienza, e proprietà , che (òtto la protezione di V.P. Reverendis- sima , che avanti eravate fiato Rettore del Collegio Ro- mano, nel eguale il P. Paolo Segneri gettò i principali fon- damenti de fiioiftudj, su’ quali potette innalzare il ma-

ravi-

TI

ravigliolò edifizio della fila fiera eloquenza . Ma i par- ticolari legni di fi ima , e di venerazione , che dimoftrò verlò di Voi tutto il corpo della Voftra lèmpre rilpet- tabile Compagnia adunato qui da tutte le parti dell’ Univerlo per eleggere il luo Generale ; e la provvi- denza dello fieilò Padre Reverendissimo Generale nuovamente eletto , che vi ha innalzato a un pollo co- tanto diftinto , qual è quello di Vice-Prepouto della prima Cafi , e più colpicua , che abbia la voftra Re- ligione,dopo di eflère fiato Voi Provinciale della Provin- cia Romana , riljparmia alla noftra inlufficienza lo Au- dio di teflère qui il Voftro elogio ; avendo e la Com- pagnia , e il Capo della medefima fitto con ciò di Voi un encomio maggiore affai di quello , che noi poteffì- mo fire in molte , e molte pagine . Ella certamente c venuta con quello ad atteftare , eflèr Voi tralcorlò an- che per tutti gl’ impieghi , c tutte le altre cariche della voftra Religione , ed averle elèrcitate con piena , e lo- devoliflìma approvazione : eflèr Voi dotato di dottri- na, e di Icienza , e corredato di quelle virtù , e di quel- la pietà , che hanno potuto trarre a le gli occhj per- fpicaciffimi de’ Padri piu colpicui ,eche vi hanno ren- duto rinomato non lòlo in quella Metropoli dell’ Uni- verlò , ma ancora ne’ Regni di qui più remoti . Non ci eftendiamo di più per non offèndere la modeftia di V. P. R. , virtù tanto propriamente voftra , e tanto Angolare , che ne ha dati elèmpj eroici , e notiflìmi a chicchefsìa , onde reftiamo col raccomandare noi , e quella Opera , eh’ elèe ora da’ noftri torchj , alla voftra protezione , e con tutto l’ oflèquio facciamo a V. P. R. devotiffìma riverenza .

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AL CORTESE LETTORE

NICCOLÒ, E MARCO PAGLIARINI

\

E Totalmente fuperfluo il commendare un' Opera così celebre , ed illullre, come è il preferite Quarefimale del P. Paolo Segneri femore della-» Tempre rifpettabile Compagnia di Gesù , poiché univerfalmente da tutti fu riputato . che egli fuperafTe di eccellenza tutti gli altri , che erano flati pub- blicati avanti 1” anno 1679. in cui da prima fu fatto magnificamente ilampare in Firenze dal Gran Duca Cofimo Terzo di Tempre gloriola , e veneranda me- moria. E dipoi ha mantenuta collantemente Ja fama acquiflata di fopreminenzx anche in un numero così grande di Quarefimali , che fono flati pubblicati dipoi. Efporremo dunque folamcnte i motivi , che ci han modi a darlo fuori di nuovo da’ noflri torchj > e fono , che la fuddctta edizione era divenuta così rara , che appena fi trovava con gran fatica da comprarla , e comprandola , faceva di me- (lieri il pagarla cinque , e Tei feudi ; inoltre effondo flampata in foglio viene formare un tomo enorme , e feomodo adii a maneggiarli . L' altre llampe poi , che in gran numero ne erano (late fatte in altre Cittì d’Italia, per la gran bramii che ognuno aveva di leggere , e di (ludiare quelle Prediche , erano così feorrette, c così depravate , che era affetto imponìbile ileavarne coflrutco , oltre 1* edere di piccolidìmo carattere, malfatto , e peggio impreflo , e di carta così iniqua , che faceva pietà . L’abbiamo pertanto riltampatoin uniforma più comoda . e di lettera tale , che fu la medeuma non s’ abbiano a perdere gli occhj , e procu- rato altresì, che venga impredò con pulizia , e diligenza , e in carta la miglio- re , che per noi lìa potuto . Quanto poi alla correzione , ci abbiamo po- llo tutta quella cura , che li poteva mai , collazionandolo parola per piroku con la fud detta edizione di Firenze , fattafottogli occhj dell’ Autore , adìllito da i più rinomati Accademici della Crufca , alla quale egli era aferitto , e co'qua- li egli aveva un* intrinfeca amicizia . Crediamo in tal guifa d' edere benemeriti della Repubblica letteraria , e di tutti quelli , che attendono a predicare la pa- rola di Dio ; richiamando per così dire da morte a vita un così eccellente efem- plare della facra eloquenza , in cui anche que’ piccoli nei . che vi hanno ravvia- to gli occhj più critici, ridondano in lode di quello Autore. Poiché, fe forfè delle noja ad alcuno la molta copia d'erudizione profana > o 1' accumulamento di tanti efempj uniti inlictne , che in vero molti (limano ridondanti , non é da im- putarli a diletto , fe fi confidcri il tempo , in cui fcrilfo il P. Segneri , cioè quan- do i predicatori tutt’altro predicavano , che la parola di Dio, ma attendevano a fpacciare una vana erudizione , e una falfa eloquenza compolla di giuochi di pa- role, e talora ancora difeherzi plebei, e difdicc voli; perlochè fu egli necellitato, per avere alcuno, che l’afcoltalfe , e poteffe far frutto delle fante mallìme , che egli con tanto zelo , e tanta forza predicava , ad accomodarli alcun poco al de- pravato collume , che allor correva . Per la llelfe ragione fi dee far giudi zio fa- vorevole della predica del Paradifo; e quella parte, dove egli ha voluto far pom- pa dello Hudio d’ Ailrooomia , che anche per di più in que’ tempi da alcuni fi

ftudiara

TI II

itudiava infelicemente , non (i deve afcrivere al P. Segnerl , riguardarla co- me una produzione del fuo cuore apodolico, e del fuo giudiziofo difcernimen- to , ma per un parto del gulto alterato e guaito di quella dagione , e riconofce- re folamente l’Autore in quella parte di ella predica dove parla , fecondo la Tua confueta maniera, e colla lolita unzione di Spirito Santo, che fi ravvila nel ri- manente di quelt'Opera . Ed egli medcGmo nell’ età più matura abbandonò af- fatto si fatta guifa di fcrivere , come firavvifa nel Criltiano lllruito , ilquile pure negli ultimi Tuoi anni .come mi a t sellano alcuni Padri della fua religione, avrebbe voluto riformare in qualche parte . Ma che più ? Chi vuol rellar pie- namente convinto , efsere Hata quella 1* intenzione , e tali i Pentimenti del P.Se- gneri , legga la fua Prefazione polla qui addietro . A’ quali fentim enti fe ia quell'opera uno non lo vegga attaccato fenspre puntualidlmamente , rimar- rà certo perfuafo ciò non efsere avvenuto per difetto o di cognizione , o di vo- lontà , ma per forza oecdTìcofa del depravato fuo fecolo . Se i facri Oratori fa- ranno quella giufta , e doverofa preci (ione , li potranno nel rimanente adìcurare di non por piede in fallo in quella fpecie importanti dima di arte oratoria. Poiché non troveranno altrove Itile più cerio, e più pulito, e più proprio, e fenza atfet- tazione.di quello del P.Segneri.che meritò d’ edere dalla fempre grande Acca- demia della Crufca adottato per cedo di lingua Tofcana nel fuo celebre Voca- bolario . Avranno un modello di eloquenza (oda , e vera , e convincente , e pe- netrante fino alle midolla, e abile a fpezzare ogni cuore più duro , edivider per mezzo 1* anima e lo fpirito , come dice S. Paolo . £ vivi felice .

l’au-

Djgj^zeò'b:

3Sl?

APpajon tanti oggi i modi di predicare introdotti al Mondo , non fo fe dal talento mduftriofi di chi ragiona , o fe dall’ incontentabile di chi afcolta ; che final- mente voi non vorrete giammai porvi , o lettore , ad affaticare i vojlri occhj Ju ijuejle carte , fe prima non pappiate affai ben da me , quale mi fia propojìo . Io bre- v fintamente ve l' efporrò . Mi fon propojìo di provare ogni volta una verità . non pia- mente Criftiana , ma pratica , e di provarla davvero . Panni in poche parole aver detto trullo . Perche , oh quanti fono però fiati que’ laccj , in cui mi ha riftretto un propofito ri' fivero !

Primieramente non ho io potuto , pofio ciò , metter piede in quella felva vafliffi- ma , dalla qual ami Predicatori fi fogliano giornalmente fornir di affunti o fpecrlati- vi , o fcolafiici, ben ' intendendo ejfi a prtiova, che tali ajfunti ( merce la pompa di quelle alte dottrine , con cui fi piegano ) fono forfè i più validi ad eccitare nel popolo men peri- tola maraviglia . Sarebbe ciò fia o oppofio dirittamente alla mia prima intenzione , che fu di provar come udijìe , una verità non foltamente Crifiiana . mapratica . P coti, lafciara ogni ofientazion di fapere che mi moflraffe quell’ eminente teologo , eh’ io ne fi- no , ne mi arrogo di effere ; mi e convenuto conformare anzi pianamente i miei temi * quelli di Crfio nel fuo Vangelo , i quali a gufi de i Semplici , mal dtfiinli dall' er- be più comunali, ebbero tutta la loro gloria maggiore, non nel fetnbiantt , no>i_> nella fpeciofità , ma nella virtù di giovare. E pure ciò faria poco , fi tali temi mi avejjeropoi permeffa nel rimanente ogni libertà . Ma me V han tolta , mentre fi non al- tro , ejfi han fatto , che io non abbia fiimato a me confacevole colmar le Prediche di eru- dizioni gufane , benché imprefiatemi non da Properzio , e da Perdo , ma da ipiù fin- fati Scrittori dell’Antichità ; riputando io di far torto alle verità Crifiiane da me propo- fie , fe fitto un pretefio frivolo di abbellirle più vagamente , avefft ardito , per dir così , di guernirle alla Gentilefca . Troppo di ciò mi hanno fpaventato un ZJgone , un Beda , un Bafilio , ed altri lor pari , che per figura di una predicazione , anche fcandalofa , adducono francamente quella rea femmina , che per defio di allettare a fe , fpeciahnente la gioventù , più curiofa che cauta , e più cupida che configliata , fi era provveduta di tappezzerie, non da’ fondachi della fua Talejìina , ma dall’ Egitto Leétulum rneum Aravi tapetibus pidlis ex jtgypto . Più volentieri però io fino andato . quand’ ho po- tuto , all’ accatto di addobbamenti e di arredi da’ libri facri , tuttoché a noi dimefitci ; lafciando che di me credano ciò, che vogliono, que’ , eh’ altre merci non tengono per elette, che le firamere , Ma forfè qui fini fiotto gli fvantaggj da me provati ? Anzi ora appunto incominciano .

Perche fapetc, che in fecondo luogo vi dfft , come io mi finoprefiffi provar dav- vero; e confeguentemente non ho potuto n'e pure da libri tali , per altro facri , cavar tutto a prò mio , fenza riguardo . S’ incontrai oggi in giù di quejh ìnolnffinn interpe - trazioni di Scritture , curiofe , ma fregolate , o Jìravolte , che paffano a trionfar poi fu’ pergami , con applaufi fenfibihjfimo , benché inginjlo . Ora io di quefle non ho mai potuto valermi in maniera alcuna amia utilità . Perche ,fe e certo , che tali imerpetra- Zioni fin tutte fpurte (per quanto ccn q-mlche debole autorità fi procuri taltr dilegitti-

b molle)

XD l’ror. 7. Itf.

X

marie ) come avrei potuto io pre funere di provar con effe il mio intento , e provar da—i vero ? A provar da vero , mi h. t bi fognato armarmi ri di Scritture mtmerofiffme , ma che fiffero tutte e leali , e limpide , anzi apportate le più ancora di effe in quel [enfi pro- prio , a cui non pub ripuonarfì , eh’ e il letterata . Non perché il mifiico , qual' or egli e ben fondato .non fa merirevoltjfmo di ogni finta ; ma perché non é s't robufo . Che pero Crìjlo medefmo , allora che velie tifarlo un con le turbe , affermando ad effe , che Giovanni era quel grand’ Elia già promeffo dal Profeta lor Malacchra , non diffe loro affolutamente * : Et ipfe cft ; ma diffe con ammirabile diferetezza : Edì trultii recipe* re , ipfe eli Elias , qui venturus eli . Tanta é la moderazione , con cui ,confirme la detta ckiofa qui fatta dal Gaetano ' ,fi dei portare a gli Uditori un tal modo di fpiegar le Scritture , fine tre A , ma non fecondo la lettera , per ntn violentarli a uno affentrmen- io , il qual fi ptto ben richiedere per convenevolezza , e per congruenza , ma non già a tutto rigore . Chi é però , per ritornare fui filo , eh' ornai non fappia , che il letterale ì quel fenfo appunto , che il popolo groffolano nelle Scritture é fitto di amar meno di qua- lunque altro , ncn confederando il mefehmo. che le armi ignude fono le più atte a ferire , non fon le adorne ? Quindi é, che al tutto mi fon dovuto parimente afienir da quelle ra- gioni , che a mirar bene , fono più vivaci che fide , t più vaghe che fijfiflenti . Percioc- ché, quantunque io non vi nieghi, che quefie . a gteifa di gioje fai fe, fono talor le più abili a guadagnarli con la beltà dell’ afpetto le menti deboli ; con tutto ciò le guadagnano , 'e vero, ma per inganno. fiate a dirmi, che ancor /' inganno é riputato lodevole, quando egli fin di fallite a chi lo riceve , non fia di danno ; eh’ io ben lo fi . Nondimeno , attefo ilpropofito da me fatto , ho io dovuto fiudiarmi prù prefio d' immitar Crifto , il quale mai non curò di tirare i popoli al cielo per altra Jirada , che per la regia di ragioni veraci 4 : Viam Dei in veritate doces. Ma chi puh dire, quanto ciò abbiami cooperato a gravar la difiicultà <* Perché le ragioni vere fon già tritijfime , fio c ime quelle , cht che qual moneta di fpaccio , fon fimpre in ufo . Quanto e però faticofi portarle in modo, che benché tali, riescano così a grado , come fi ufiiffero allora allora di zecca ! P affamo innanzi. Citazioni folte di Padri , che mal fi adattano alla capacità popolare, ma-j pur fi ammirano ; definizioni perpetue , dicerie proliffe , tirate , come oggi appellanfi , di memoria coti affannofe , che mai non refiano , fe non han tolto ad un’ ora Jìejfa il refpi. ro , e a chi dice , per la ftanchezza . e a chi ode , per lo ftupore ; fembr’ a voi , cht poteffero ben unirfi a parlar davvero r* Anzi a,, che al parlar davvero potevafi ben unire , fi non m' inganno , il voler io comparir più del convenevole ora filo fi fi , ora fifico , ora legifta , or alchimizatore , or afirologo , or notomifta , ed or tutto quefto mfie. me . Se aveff io pure , gittfla la mia debole poffa, anelalo a ciò, avrei dato fiegno di vo. lere i’firdi natamente mofirar me Jleffo per una via non calcata mai ne’ fiecolt più fiacondi ne pur da uno di qne' medefimi dicitori idolatri della lor gloria , più che di ogni altro lor nume , e non firvire con fedeltà a quella caufia ri fiurofianra e ri feria , eh’ io pigliava da fifienere . E pero qual fede giammai fi averebbono guadagnata i miei detti r Qui qurerit gloriata ejus , qui milit euro , hic verax eli , non chi fi procaccia la propr a. Oltre a ohe, quando con giri ri interminabili di eloquenza , o dt erudizione , ave fi' h quafi voluto ofientar la frombola ; non fidamente non avrei potuto fperare dt atterrar mai con effa gigante alcuno di primo colpo , come fi' Davide , il quale intefi puramente alT acquifio della vittoria , la maneggiò finza fajlo ; ma pini lofio avrei , contri ogni arte , fatto quafi a tutti feoprirt da lungi il giro , e così fihernirlo ; tantoché, all'arrivo ili effo , poteffero dipoi dirmi con verità , che fi erano lor cambiate , per la lentezza .

pietre

(>) MilacU 4. j. (*) MittK.ii. 14. ()) Coramcnt. in Hnng.l. lt»c. cii. (4) Lue<io.ii« (j) J1w7.1l*

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pietre in paglie : Verfi funt ei lapide* fund* in ftipulam. Ho io bei precurato nella elocuzione di mettere ogni miofiudio , come ritrovo , che ve lo pofero non ordinario u n Leone , un (fi ir clamo , un Grifoftomo , un Cipriano , e talun' altro de' Padri fra noi piu teff . E la ragione , de a ciò mi ha mcjfo ,fi e , perche l' efficienza c' infogna, cioè il parlar nitido a nefifimo antico oratore fumò credenza ; laddove l' imperito , e l’incHlro , continuamente ingenera vilipendio. Ma in quefio medefimo mi fon-dovuto contener dentro i limiti di quella facilità difificultofa , che rende il dire quafi fiutile ad un cammino , fio- rito no , ma bensì agiato , ed andante . Jffitefla nettezza , febea fi mira , è ordinata non a lufingar l 'Uditorio , ma a rifpettarlo : e così ho creduto non efifere difdicevole , benché fia di fimma fatica . E nella fiìtffa maniera , quanto alla Lingua , ho riputato certamente mio debito ilfittopormi con rigore noe piccolo a quelle leggi , che fono iti offa le riverirci generalmente , e le rette ,per non violarla , qual' Italiano ingniriofi : contuttociò chi non vede , che falvo il mio intendimento , io non ho potuto , nell’ abbigliarla di voci fplendide, e ferite fervile al tuffo proporzionalo più a Prediche da barriera , che da battaglia ; ina fervtre al filo decoro , con amare a ciò quelle voci , che godano in uno il credito di fìncere in quella città . che fatica tanto , per coglierne ad ufi pubblico il più belfiore ; e cb< .*» nelle altre non abbian uopo di chi le divolgarizzi f Sume tibi Jibrum grandeiiL. , così fu detto ad Ifaia , perche fitppiafi, che il Predicatore Evangelico ha per fuggetto le materie maggiori , che fieno al Mondo . Ma tofio gli fu figgiunto ' : Et fcribe in co ftylo horainis , perche intendafi a un tempo fleffo , che materie grandi fino quelle lj appunto , che più di tutte richieggono file d‘ Verno ; che piano e proprio :o fia per auten- ticarne l' integrità , o fia per agevolarne /' intelligenza 1 .

E pur v le di più . Perche , fi rimembravi , in terzo luogo vi diffi, aver io ferma- to nell’ animo di tener qnefto modo di predicare , e di tenerlo ogni volta . Che vi credete però f Ch’ una tal parola mi fia quafi di bocca trafeorfa a cafi ò Anzi ve i ho inferita con gran confiderazione . Perciocché , a che mi varrebbe che in una Predica io confii- mafft ogni lena a tonar cantra il vizio , ed a fulminarlo , fi poi nell' altra io f ber zaffi <* Oh quanto poco e bafiìevole a perder fede in un minìfiero Apofiolico , qual’ e quefio i Bu- fi a tal volta , non dirò una Predica fila o buffonesca , o imprudente , o inutile . o vana, ma un puro motto . Tal’ è la feverità , con cui comunemente il Popolo afiolta chi fi protefia di comparire fui pergamo , non a declamare o a difcorrcre , quafi a pompa , ma a dirgli il vero , e quindi e nato , che in una Predica fieffi ho io fempre amato , con moda Jìraordm ario , che tra loro ambe le parti fi concordaffero e nella materia , e nel metodo » e nello filile ; A che nonfiffe la prima firia , la feconda giocofa ; a la prima gìocofa , la fe- conda feria : fapendo io bene ,the non fenza mtfiiero fi portò Dio nel Levitici! , quando i* una vefle medefima vietò più di un tefifuto filo 4 : Verte , qua: ex duobus crt textaj » cioè di lana e lino , non indueris . E che pretes' egli con ciò d’ inferire , fi non che a me- ritarli a poco a poco opinione di giufio vero , nefifuna copi giova più , che un procedere non difijormc r Fin dalla prima parola dee , per mio finno , fervirfi dunque alla capa. ccn_» una foggia non mai punto diffimile di tefifuto , lanciando pure a chi vuole sfigar i ingegno inproemj difparatiffimi , in tracce non ufate , in tefi non utili , e fi vogliamo aggiupnert ancora quefio, mprincipj di dire cosìpompofiì , che vincano di beltà d perorazioni, fero e, che Jempre fi dee tal caufa andar dipoi promovendo di mano in mano con argomenti più forti , or' accrefcendo le ragioni a favore , or’ abbattendo le oppojizicni, che fino facili a fivvenire in contrario , affinché in ultimo , con un perpetuo gi.adagno , i dtjccrjt riejcano come il torcolo , che quanto più cammina , tanto più filrigne ,

b a Io

(i) Job 41.19. (2) IC I-.I. (j) Leo CaftrUi io il. loc. eie. 14) L cv. 19.19.

XII

lo non vi ho fatto qui un tal preambolo , o Lettor caro, per cavar gloria dall' ar- duità, che ho provata in condurre a fine quefi' Opera , qual’ Al è , benché io conofcx , che tuttora eli’ e nel fuo genere debolijfima . lo ve /' ho fatto per rendervi unfedel conio di quello, eh' ebbi per mira prtncipaliffima, fin da che mi accinfi a firmarla ; che fu no n già di arrecar con effa alla gente un diletto vano , ma un folidi giovamento . So, che ciò non ofiante, avrò di molriffimi, che in cambio di approvarla , la [prezzeranno Ma ciò vale f Non prefumo io , che per me punto fi muti il Genere umano , non mai concorde . Mibafla ,che fe alcuni la [prezzeranno , almeno altri fi degnino di valer fene a loro bene. Chi mai farà , che afpiri a pareggiar /’ Apoftolo Paolo , majfimamente allirach'e nell’ A- reopago rifonò già con facondia così divina E pure anch' egli , fe trovò fra tanti varj [loffi chi credettegli , vi trovò parimente chi lo derife . Quidam irridebint , qui- dam crediderunt . Che peròve l’ ho da' o avvi far amente aconfiderare fui primo in- grejfo di quefie carte medefime , affinché intendiate , che tale appunto è fiata ognora 1 1_» forre di tutti i Predicatori ancor più laudevoli , aver due popoli , uno favorevole al loro dire , uno avverfo . Che gran cagione avrò dunque io di dolermi , ove una tal forte me- defima corra anch" io .1 che ben mipojfo riputare fra tu'ti di minor merito? Anziper qucfto medefimo io qui mi fono con grand’ animo indotto ad efpor finalmente quefie mie rozze fatiche alla cenfura univerfal d’ ogni guardo e corte fe , e critico , (eh’ e forfeit l' atto il più ardito , a cui pojfa giugnere un uomo di fana mente ) perche il timore d’ef- fer derife da alcuni , non ho voluto, che prevalere dentro di me al defiderio di poter ad un' ora giovare ad altri : Si formidaiet irridente! , non perveniret Apoltolus ad crcdentcs : così trovo io , che già fcrijfe fant’ Agoflino *, con un avvifo [imminente^» notabile a chi fi afeonde non per umiltà , 1 om' e i crede ; ma per te nei za di non fare al tutto gloriofa la fina comparfa . Almeno 10 fo di aver bramato di piacer in quefi' Opera a quel Signore , di cui tutto e puro dono , ciò che anch’ in ejfapuò effere di aggradivate agli occhj funi . E però laddove io confeguifca un tal fine , fon pago appieno . Lafcerò , che tutti cofpirino a non curarla .

Refiami ora fot di avvertire, che quefie Prediche fono tali appunto, quei furono da me dette ,fenza veruna alter azion dipoi fattavi almeno confiderebbe , per la / lampa , 0 fia nell’ abbellirle , 0 fia nell’ accrefcerle . Perche , quantunque fappia ancor io molto bene , che l' orecchio e l' occhio fon giudici diverfiffimi ; contuttociò non fo intendere , Come V occhio non fia tenuto a deporre affai dell’ innata feverità , qualora incontnfi ia ciò , ch"e fatto per fottoporre principalmente all' orecchio , cenfore men avveduto , e così men afpro . Non legge V occhio tuttodì con diletto ciò , che rapprefentafi tante f iene 0 fcurrili , 0 faliriche , 0 maeftofe ? E pure non fon opere quelle , di lor primaria inten- zione , ordinate a leggerfi : fon’ ordinate ad tidirfi . Non tengo io dunque per regola così certa , come par firfe ad alcuni , che ciò eh' e grato ad udire , non fia grato a leggerti, . Bajìa , che chi legge , figurifi non di leggere , ma dt udire .

(») A0.ir« <*> Yi»9. Elicer. k hoU.U l.

AR.-

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ARGOMENTI

DELLE PREDICHE.

PREDICA I.

Tifi Mercoledì delle Ceneri .

Si dimofira la fomma temerità di chi fa d’ eflèr mortale ad ogni momento , e nondimeno arriva a (lare un momento in colpa mor- tale. -Vai .t

PREDICA IL

Tifi Giovedì dopo le Ceneri .

Si prova quanto più fedele amico fia Dio » che non fono gli uomini . 13

PREDICA III.

Tifi Venerdì dopo le Ceneri .

Chi cflcto uiega il perdono , a forra di ragioni e umane e* divine fi firigne a darlo ; fe pur lo fiotto non vuol nuocere a fc , più che al fuo nimico. 24

PREDICA IV.

'tifila prima Domenica di Quarefima u

Si a vedere , che tràCrifiiani incielimi fono pochi quei , eh* abbian lame della pc rota di- vina ; e che però non dee recar maraviglia , fe tra’ Crifiiani medefimi fieno pochi quei, che fi fai vino . 37

PREDICA V.

'tifi Lunedì dopo la prima Domenica .

Si fpiega a parte a parte 1* crribil confufione , che nell* diremo Giudizio dovrà provare il peccatore l'vergognato al colpetto dell’ Uni- verso . 4$

PREDICA VI.

Tifi Martedì dopo la prima Domenica .

Si raanifefia la pazzia lemma del peccatore in pigliarfela contri Dio . 6 J

PREDICA VII.

Tifi Mercoledì dopo la prima Domenica .

Si deplora la trafeuraggine luttuofa , che i più dimofirano in ciòcche riguarda alla loro eterna falute . yj

PREDICA Vili

Giovedì dopo la prima Domenica .

Si animano i divoci a vincere francamente t rii petti umani con una sfacciataggine fin- ta. 84

PREDICA IX.

Tifi Pena dopo la prima Domenica .

Prete le parti di ambaiciadore inviato dall’ al*

tro Mondo , fi perora a favore delle anime tormentate nel Purgatorio . ffS

PREDICA X.

Tacila feconda Domenica di Ouarefim.t .

Per invaghire i Fedeli del Paradilò, fi rappre- fenta ad efii , fecondo il nofiro debole inten- dimento , non altro più , che il primo in- grefto di un* anima nella Gloria . iOj> PREDICA XI.

Tifi Lunedì dopo la feconda Domenica .

Procurali di fgannare inficine e di (muover^ quegli audaci , che difierilcono la penitenza alla morte; affinché niuno di loro non ab- biali finalmente a trovar nel numero de* pec- catori delufi . 121

PREDICA XII.

T{fl Martedì dopo la prima Domenica .

Si a veder, quanto importi,! chi peraltro non fa lafciare di elTcr peccatore , che per lo me- no egli fia peccator modello . 134

PREDICA XIII.

Tifi Mercoledì dopo la feconda Domenica .

Si detefia 1* infano amore , il qual portano alla lor cafa quei , che la vogliono aggrandirei o arricchire per vie mcn lecite > ficcarne quel- lo , che le pure amore ha da dirli, è un amor crudele . 146

PREDICA XIV.

Tifi Giovedì dopo la feconda Domenica .

Vifi'ata la carcere dell* Inferno , non vi fi tro- va fra tante pene conforto di forre alcuna: e però conchiudefi .quanto fia di ragione fug- gire un luogo , ch'è luogo di puro male. i;8

PREDICA XV.

Tifi Venerdì dopo la feconda Domenica .

Con le feiagure del nofiro fecole fi c fio , già fla- gellato a quell’ ora tanto afpramente , fi con- fonde ogn incredulo, e gli s'intima , che , fc al tuono delle minacce divine negherà fede , ancor* egli fi appetti il fulmine . 170

PREDICA XVI.

Tifila terza Domenica di Quarefima .

Si deride 1* conversione di chi vuol lafciare il peccato ,e non l occafione , come una con- vezione al tutto bugiarda . 1 83

PRE-

\

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XIY

PREDICA XVII.

7s {el Lunedì dopo la torta Domenica .

Si ammira la ingratitudine moft ruota di chi non teme di rendere a Dio medefimo mal per bene * 19J

PREDICA XVII 1.

7{el Martedì dopo la terza Domenica . Con gettare a terra il prefetto di chi fi ritira dall’ ammonire il Tuo profilino , perch' egli non c obbligato , fi attende a fare quafi una lieva di nobili Venturieri , che Critto aiu- tino alla Tua bella conquitta . 208

PREDICA XIX.

T^e! Mercoledì dopo la terz/t Domenica. Con efporre al maledico i tre gran danni , che reca in un tempo fletto a quci,di cui mormo- ra , a quei» con cui mormora , e più ancora a fe , che non teme di mormorare ; fi fa , che conofca > come il fuo meglio non è tacciare , è tacere . 21 8

PREDICA XX.

7 ^el Giovedì dopo la terza Domenica .

Per riportare una compendiofa vittoria di tut- ti inficine i nemici di noflra Fede , fi sforzano, quanti fono, a dover concedere , in virtù del puro lume medefimo naturale, que- lla propofizionr : che Critto è Dio . 2 29

PREDICA XXI.

T^el Venerdì dopo la terza Domenica .

A chiunque veramente dcfiJeri di Calvari! , fi fa (spere, chela buona opportunità vuol' ef- fere prefa a tempo per li capelli , che fon le piccole cofe. 232

PREDICA XXII.

Tacila quarta Domenica di Quarefima .

Si fa la caufa de’ poveri pretto i ricchi , che pur vogliono difpen fa re ad efll il fuperfluo de’ proprj b*nì 2 j j

PREDICA XXIII.

7Lfl Lunedì dopo la quarta Domenica ,

Per togliere il mal collume di quei, che foglio- no praticar nelle chicfe con tanto poco di feligiofità o di rifpetto , fi fa conoscere , che gran delitto fia quello , punitoli già da Cri- tto • eh’ è quanto dire dal medefimo Princi- pe , di fua mano 268

PREDICA XXI y.

7s {el Martedì dopo In quarta Domenica ,

Si prova , che il peccator non dee giudicarli dal fuo tranquillo tembiante ; perciocché in ètto non può mai i>cn cori ilponderc al volto il cuore. 282

PREDICA XXV.

Mercoledì dopo la quarta Domenica .

Si fa paiole la fventurata fecondità, di cui gode, m chi non conofce , quanto grande obbligo fia V aver un figlittofo , ovvero conofcendolo Don Io adempie . 2^4

PREDICA XXVI.

7{tl Giovedì dopo la quarta Domenica .

Si confortano i Giiflìi ad accettar volentieri da Dio la morte qualor verrà , ed a profittarli trattarne della fua rimembranza e de’ Tuoi ricordi , tenendola in ogni affare piu rile- vante per configgerà . J06

PREDICA XXVII.

V{el Venerdì dopo la quarta Domenica .

Si leuopre a’ tribolati per loro conlblazione , che le tribolazioniida Dio mandateci non fo* no altro , che puro amore , travettito da odio, 3 « 51

PREDICA XXVII 1.

Tacila Domenica di Vafltone .

Si lagrima lull’ immenlà itupidità di chi può ri- dere flando in peccato mortale . 33Q

PREDICA XXIX.

7{el Lunedì dopo la Domenica di Vafltone . Per liberare i buoni dalle inquietudini , che giornalmente ricevono da* cattivi fi fa co- noscere a quelli , quanto fieno inefculabili e quanto intani , le , perche fon* elfi cattivi , non pofiono fopportar, che gli altri fien buo- ni. 34J

PREDICA XXX.

7{el Martedì dopo la Domenica diVaflhne.

Si manifetta agli amatori delMondo,che il Mon- do è un traditore , e traditore ancora il peggior di tutti . 3 sf

PREDICA XXXI.

Nel Mercoledì dopo la Domenica Hi Vaflìone, Fra le teropefte, che folle va ne’ cuori un mitte- rio fpaventevole , qual' è quel della pre- dettinszione, a* invitano gli Uditori a gitta- te loro ancore in quello porto :Che fiolo mr drà dannato chi vuole andarvi . $66

PREDICA XXXII.

?s \el Giovedì dopo la Domenica di Vaflìone, Chi conia Maddalena ama forge re dal peccato, viene animato con quella rilevantifiima ve- rità : Che non v*calcuno , per gran pecca- tore che fiafi , -il quale le vuote , non polfa fubito divenire un gran Santo . 37P

PREDICA XXX11I.

7{fl Venerdì dopo la Domenica di Vaflìone . A con fu lio tic di quegli iniqui politici , che a*

nottri

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XV

nofiri pervertono tante menti , fi fa vedere, che non è utile quello , che non è onefio : e che però troppo ingannali chi fi crede, che mai per efler felice giovi efier* empio . 3.92 PREDICA XXXIV.

Nel la Domenica delle Talme ,

Provato appieno, quanto al Signor fi fiia bene quel titolo , eh’ oggi prende nel fuo trionfo, di Re Manfueto , fi palla in ultimo con illa— aion non attefa a dedur da ciò : Quanto fia gran male il peccato . 404

PREDICA XXXV.

7{el Venerdì Santo .

Per far , che formili corrispondente la (lima a quello, che gii Crifio per noi patì > fi pone in chiaro , che fu la terra non è mai fiato dolore , da metterli a paragone con quel di Crifio . 41 5

PREDICA XXXVI.

Nel folenne di Vafqua .

Perchè fi avvivino in ciafcun di no» le fperan- xc della nofira beata rifurrezione , fi fa ap- parire , quanto fia conveniente , che goda in Faradilb , con V anima, àncora il corpo.439

PREDICA XXXVII.

"Nella feconda Fefia di Vafqua .

Negli Uditori , riforti gii dal peccato , fi Sembiante di temer gravi (Timo il rifehio di profiiina ricaduta , per impedirla . 447

PREDICA XXXVII 1.

Nella terza Fefia di Vafqua .

Per animare i Crifiiani alla vita fpirituale , s* inducono a perfuaderfi , eh’ ella non ègra- vofa , e dilguftcvole , quale appare , ma di- lettofa , e gioconda . 478

PREDICA XXXIX.

Ver la Fefia di San Ciufeppe .

Dall* effere San Giufeppe fra tutti gli uomini fiato alTegnato per Ifpofo alla Vergine , fi argomenta qual fia quel porto e di grazia, e di gloria , che verifimilmente egli tiene in Cielo . 472

PREDICA X L.

Ver ta Fefia della Santìjfima NfUNJ*lATjl.

Si va indagando fino a qual legno fiali voluto compiacere Crifio nell'anima della Vergine; e poi da quello medefimo fi deduce , quanto ognun debba fare ad efià , non gii il princi- pal fuo ricorfo , ma beati il primo 484

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K.X 1 M V \ IMU T V Jt.:

Si videbitur Revertndiffimo Pttri Steri Ptiteii Apoflolici ,

F.M- tu Hubrh Ttirìtrta Cenjlarttinep. t'iceff,

Fr.Jofeph Auguflinut Orli Stc. P»l. Aport. Mtg.Ord. Pncdie.

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PRE-

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PREDICA PRIMA

NEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI.

Mement» homo , quia pitlvis ts , & in pulverem reverteris .

N Tuneftiflìmo annunzio fon quello Tempre ci gridano , benché muti, qui a recarvi , o miei rive- tanti cadaveri : lo Tappiamo . Voi lo Ta- riti Uditori : e vi confèffo , pete ? Com’ è poffibile ? Dite . E non che non Tenza una ellrema Sete voi quelli , che jeri appunto Tcor» ni ci Tono addotto , troppo revate per la città così Telleggianti. qua- peTandomi di avervi a contrillar al- le in Tembianza di Amante, qual di Fre- tamente dalla prima mattina, eh' io netico , e quale di ParaSto? Non Sete vegga voi , o che voi conoTciate me . voi , che ballavate con tanta alacrità ne’ Solo in penTare a quello . che dir vi de- Tellini ? Non Sete voi , che v' immerge- vo , Tento agghiacciarmilì per grand’ or- vate con tanta profondità nelle crapo- rore le vene . Ma che gioverebbe il ta- le ? Non Sete voi , che vi abbandona* cere ? il dilfimular che varrebbe ? ve lo vate con tanta rilalfatezza dietro a’ co- dirò . Tutti . quanti qui Samo, o gio- fiumi della folle Gentilità ? Siete pur vani , o vecchi , o padroni , o Tervì , o voi , che alle comedie lèdevate lieti; nobili , o popolari : tutti dobbiamo fi- Siete pur voi , che parlavate da palchi nalmcnte morire -.'Statutum ejìhmìmbus, arditamente. RiTpondete : E non Sete femel mori . Oimè , che veggo ? non è tra voi , che tutti allegri in quella nottej voi chi S rifeuota ad avvilo formida- medeSma , precedente alle iàcrc Ceneri, bile ? nelTuno cambiali di colore ? ncT- ve la Sete paflfata in giuochi , in trebbj , fun S muta di volto? Anzi già mi ac- in bagordi , in chiacchiere, in canti , in corgo bemllìmo, che in cuor voftro voi Serenate , in amori , e piaccia a Dio che cominciate alquanto a ridere di me, co* non fors' anche in traiìulli più Tconve* me di colui , che qui vengo a Spacciar nevoli ? E voi mentre operate Smili co- per nuovo un avvilo ricantato . E chi Te , Sapete certo di avere ancora a mori* è , mi ditc.il quale oggimai non Sappia, re ? O cecità ! o iiupidezza ! o delirio t che tutti abbiamo a morire? '£>uis ejt ho- o perverStà 1 Io mi penfava di aver me. mo,qui vive t,& non videbtt mortemi Que co recato un motivo invincibiliflìmo da So tèmpre alcol tiamo da tanti pergami, indurvi tutti a penitenza , ed a pianto , quello tempre leggiamo Tu tante tombe, con annunziarvi la morte, e però mi era

A qual

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difficoltà

(I) <j) Pf,8f. 4f,

PREDICA PRIMA

qual banditore divino fin qui condot- to per nebbie , per piogge , per venti , per pantani .per nevi , per torrenti, per ghiacci ; alleggerendomi ogni travaglio con dire: Non può far, che qualche ani- ma io non guadagni con ricordare a' peccatori la loro mortalità . Ma povero me ! Troppo fon rimafte delufe le mie fperanze.mentre voi non ollante gran motivo di ravvedervi , avete attefo piò rollo a prevaricare : non vergognando- vi i quali dilli , di far come tante pecore ingotde , indifciplinatc, le quali allora fi ajutano più che polfono a darli bel tempo , crepolando per ogni piaggia, carolando per ogni prato, quando anti- veggono, che già fovrafta procella. Che dovrò far io dunque dall'altro Iato? do- rerò cedere’doverò ritirarmi?doverò ab- bandonarvi infenoal peccato?Anzicosì affilia Dio favorevole a' miei penlicri , come io tanto più mi confido di guada- gnarvi . Ditemi dunque : Mi concedete voi pure d’cllèr compolli di fragililfima poi vere ? Non è vero ? lo conolcetc ? il capite ? lo confellàte , fenza che altri fianchili a replicarvi : Memento homo , memento quia pulvis et ? Quello appunto è ciò, eh’ io volea . Toccherà ora a me di provarvi , quanto Ila grande la prc- funzion di coloro, che ciò fuppollo , vivono un fol momento in colpa mor- tale . Benché, prefunzionedifs’ io ? Au- dacia , audacia , così dovea nominarla, fe non anzi infenfata temerità, che per tale appunto io prometto di dimoilrar- vela. Angeli che fedete cullodi alato di quelli a me onorevoli Afcoltatori : Santi che giacete fepolti fottogli altari di quella a voi maellofa Bafilica , voi da quell’ ora io fupplichevole invoco per ogni volta , eh' io monterò in que- llo pergamo , affinchè vogliate alle mie parole impetrare quel pefo , e quella poflànza , che non pofiòno avere dalla mia lingua. E tu principalmente, o gran

Vergine , che della divina parola puoi nominarti con verità Genitrice; tu. che di lei lìtibonda , la concepirti per gran ventura nel feno; tu. che di lei feconda, la partorirti per comun benefizio allaj luce; c tu, che di nafeorta , eh’ ella ere , ed impercettibile , la renderti nota e trattabile , ancora a’ fenfi ; tu fa che io fappia maneggiarla ogni con tal ri- verenza , ch’io non la contamini con la profanità di formole vane , eh’ io non l' adulteri con la ignominia di facezie giocofe , eh’ io non la perverta con la falfità di ftravolte interpretazioni ; ma che fchietta io la trasfonda nel cuore de’ miei Uditori , tjual’ ella ufcì da’ fe- grcti delle tue vilcere . Sprovveduto vengo io di ogni altro foftegno , fuor che d’una viviffima confiianza nel fa- vor tuo. Però tu illuftra la mente, tu guida la lingua , tu reggi il gefio , tu pefa tutto il mio dire di tal maniera , che riefea di lode , e di gloria a Dio ; fi a di edificazione , e di utile al profilino ; ed a me ferva peracquillo di merito.non fi converta in materia di dannazione.

II. E' l’uomo comunemente di fua na- tura più inclinato a temere ne’ gran pe- ricoli , che difpofto ad alficurarfi . Però voi vedete , che nella nave di Giona , profeta indocile , uno folo era quegli, che al fracaflo de’ tuoni , e al furor de’ turbini dormiva tranquillamente . Gli altri tutti o gridavano , o gemevano o confili tavano , o fi affaticavano a fine di liberarli dall’ imminente naufragio . Homo enim ( così trovo io prefupporli da San Tommafo ) magis inclinatus ejì ai limorent , quo mala fngit , qttam ai attda- ciatn, qua mala invadit Ma quello prin- cipio è veriflìmo, quando fi tratti de’ pericoli temporali , i quali fono meno; terribili, e meno atroci, non peròquan- do trattili deli’ eterno , che è tanto più. irremediabile , e più tremendo. In que- fto folo ( chi ’l crederebbe ? ) i mortali

<l) Ahulcn. in Mitf. cip. t 3. q. >7, ex a. j. qu. 4i.in.7ff, ai f .

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NEL MERCO LEDI' DELLE CENERI. 3

fono incliniti comunemente a fidarli : le quali poflòn levarvela ogni momen- fidamente noi temono , ma Io fprez- to f Si lufingavano comunemente gli zano : folamentc noi fuggono , ma Antichi con darli a credere , che le lo- l’incontrano . E che vi pare . amatiffimi ro Parche non folTero più che tre . Ma peccatori , del voflro flato ? Già voi non così fi lufingava anche Seneca , il fapete , che in quell’ iftante medefimo , qual dicea, che a lui più torto parevano nel qual voi o col penderò , o con la innumerabili : * Eripere vitam turno non parola, o con l’opera confumafte il bomini potejl . Mirate pure quante crea- voltro delitto , fu torto contro a voi ture mai fono nell Univerlo, tutte, per fulminata fentenza orribile di eternaj dir così , tutte fon tante Parche col fer- condannazione . fi dee durar gran ro in mano, che è quanto dire, tutte fatica ad effettuarla . Ardon già ineltin- applicate , tutte abili a darci morte . guibili quelle fiamme , che debbon elle- Se non che chi non fa che a fin di mo- re il voftro letto per tutta l’eternità: rire non ci fa men di meftiere afpet- Ignis fucctnfus tjì in furore meo : dice tarlo altronde ? Dentro di noi fta quan- Dio: fiiper vos ardebit : Già fon preparati to balla ad ucciderci . Come il ferro fi i tormenti , già ftan pronti i tormenta- genera la fua ruggine , come il legno il tori . Però , che manca ? Manca cho luo tarlo , come il panno la fua cigno- ftrappifi folamente quel filo, che vi tien la ; così 1’ uomo fi genera pur da fc la come pendenti fopra la bocca di un ba- fua morte in feno , e non fe ne accor- ratro profondo : Super pnteum abyjjì. gc , a fegno tale , che un celebre Ca- E voi contuttociò non provate timore pitano del fenolo precedente , dettoti alcuno . ma potete la fera cenar con gu- Caldoro 1 , mentre arrivato , con forte ilo, potete cicalare , potete converfa- rara tra le battaglie , all’ età di lèttan- re . potete andare a pigliar poi piaci- tacinque anni , parteggiava lieto pel didimi i vollri lbnni ? Se non è quella Campo, e fi gloriava di eflère tuttavia temerità intollerabile, rifpondetemi , difpoftodella perfona , vivace , qual farà? E’ vero, che quel filo di vi- vegeto, qual era di venticinque , finì ta, eh’ or vi foftiene, potrebb’ ertère an- in punto e di vantarli, e di vivere, cora forte , e durevole : ma potrebbe Perchè repentinamente percoflò fu d’ anch’ eflère logoro, e confumato. E un accidente di furiofiffima gocciola, perchè dunque in una egual’ incertezza la quale allora allora era in atto di fo- più volete attenervi a quella opinione , prai&rlo ; e così morendoli in poco che vi anima a confidare con tanto rif. d’ora moftrò , quanto ciafcun’ uomo fia chio , che non a quella , che vi eforta fempre mai informato di ciò , che palli a temere con tanto prò ? nell’ intimo di fe fteflò . Ma fc così è,

111. Benché troppo ho errato di- come dunque in uno flato d’ incertezza cendo , in un egual incertezza. Qual orribile qual’ è quello , avete ardire, cofa v’è, che mai vi porti promettere di o Afcoltatori , di vivere un fol momen, ficuroun fol momento di vita ? Noni to in colpa mortale ? Quella dunque è bezzuarri orientali , non le perle maci- la cura , che voi tenete della vollra a- nate, non gli ori potabili , non i giu- nima, quella è la ftima del voftro fine ? lebbi gemmati , che fon più tofto rime- quella è la follecitudine della vollra fe- dj tutti inventati dall’ ambizione, per- liciti? faper di Ilare in mezzo a rilchi chè pure il morire fia fenza lulfo. gravi, e non vi rifeuotere ? Alcuni Dal l’altra parte, quante fon quelle cofe» fillupifcono molto , come un Elia pcr-

A 2 fegui-

(t) Jfr. ij. 14. ( J) In Tl cb, Afl.i. (j) Huter. D.tti memer. 1. 1.

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4 PREDIO,

feguitato da una potente Reina , potef- fe metterli in una aperta campagna a dormir si pofatamente : ' Projecit fe , efr obdormivit . Ma io non me ne ftupifco . Non è ccrtilfimo , eh’ egli finalmente era un Santo? Potea dormire . Il mio dtupore è veder dormire un Saule , dor- mire un Oioferne , dormire un Sifara , quantunque dormano lotto de’ padi- glioni . È che fia di loro , fe reftino quivi colti da chi gli infidia ? E pure piacene al Cielo . che i loroefempj non li vedeflèro tutto rinovati tra i Cri- ftiani ! Sono innumerabili quelli , che vanno a letto in peccato mortale , fen- za por mente a tanti orrendi pericoli . che del continuo lor pofiono fovrailare da una corrente impetuofa di fanguc , da un foffòcamento di catarro , da una fopprefltone di cuore , da un folo ani- maletto pellifero , che gli morda . E quefti pofiono giungere a chiuder oc- chio , tutto che per breve momento ? Oh ftupidezza infinita ! Oh ftoltizia im- menfa l Si truovano nell’ Affrica cer- ti animali fierifiìmi detti Origi , fimi- lianti a’ tori falvatici , i quali tanto fi dano di fe ftelfi , che fi addormentano dentro le medefimc reti de’ cacciatori ; e benché già d' ogni intorno non altro dentali , che anitrire cavalli , che ab- bajar cani , non però fi fcuotono pun- to per procurare di fcappare in tempo da’ lacci. Or none quella veramente un’ audacia maravigliofa ? Ma tale ap- punto pare a me , che fia quella de’ pec- catori . Che dilli , pare ? E' certo , è certo. Sentitelo da Ifaia : 1 Dormierunt in capiti omnium vianim , Jìcut Orjx illa- q Hiatus , pieni indignatione Domini . Potea dirli più ecceifamente ? Coloro , i qua- li già colmi d’ iniquità, pieni indignatione Domini, li tengono fempre a lato le ma- le pratiche: coloro, che non reftituifeo- no quella roba : coloro, che non ren- dono quella riputazione : coloro , che

O) j.Rcg, i?.;. O) If.ji. a* (jjAmoif.f. (4

L PRIMA

covano quell’ odio occulto nel cuore , fanno molto bene di itar confeguente- mcnte negli alti lacci infernali . E pur che vi fanno ? Si fcuoton forfè , fi affan- nano , fi affaticano per poterne ufeir prontamente ? Penfate voi . Vi dormo- no fpeflò a guifa di tanti Origi: Dormie- runt ficut Oryx illaqueatus . O cofa orri- bile ! Dormterunt Jìcut Oryx illaquearris . Ed è pofiibile , che mai giungali a tanto di ficurtà ? Chi vi fa certi , o mefehini , che a danno vofiro non fia già bandita una caccia univerfalifiìma di tutte le creature ? che non fiano lafciati i caval- li ?lafciati i cani ? E voi dormite, e dormite in qualunque luogo fenza fof- petto ; in capite omnium viarum ? e dor- mite (può dirli più ?) c dormite talvolta come un Sanlone , anche in fenoalle meretrici?’ Dormiti t in leciti eburnei i, & la fei vitti ?

IV. E qui dovete confiderare . Udi- tori , che fe nefiuno di noi non può mai prometterli un fol momento di vitaftan. ta è la gelofia con la qual Dio fra tutti gli altri dominj ha voluto a fe riferbare quello del tempo) molto meno pro- mettere fe lo può chi vive in peccato . Il peccato ha introdotta al Mondo la morte , chi non lo fa ? * Per peccatum mori : e però il peccato ha fempre an- cor ritenuta quella poflànza , veramen- te terribilifiima , di affrettarla , di ac- celerarla , di far che giunga affai prima del fuo dovere. Sono infiniti nelle Scrit- ture que’ luoghi , in cui quelta verità ci vien confermata : Ne impie agas multum ( così appunto fi dice nell’ Ecclefialle. ) Non ti voler dare in preda all’ iniquità: non vivere come vivi con tanta libertà, con tanta licenza : non fare come Tuoi dirli, di ogni erba falcio: he tmpa a- gai multum . E per qual cagione ? Ne_» moriarii in tempore non tuo ; per non ave- re a morire innanzi al tuo tempo . 6 lm~ piut , antequam diti ejus impiantar , pe-

ribit i

i KorivJ* li* (j) £ccl. ?• il» {<) Job !/•!»•

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NEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI. j

rìhit ; cosi pure in Giob fi ragiona : Ini - quo . Ma voi frattanto che dite ? Non qui fublati fnnt ante temptisfuum; cosi pu- vi par vero, che gli anni de’ malvagj re in Giobbe fi replica': Qui odi t corre. hanno ad edere dimezzati ? Anniimpio- ptionem , minuetur vita , così pur vien rum breviabuntur ? Eh non vi fidate » affermato dall ’Ecclefiaftico *; e Salomo- Uditori, non vi fidate : perchè quan- ne ne’ fuoi Proverbj fi proteftò aperta- tunque voi vediate la morte fopra un mente, che gli anni de’ malvagj verreb- cavallo fpoffato , fquallido, fcarmo, bono dimezzati : Anni implorimi brevi a- qual’ era quello, fu cui comparve ne’ buntun cadendo i più di loro quali lam- deferti di Patmos ; contuttociò vi fo di- brulche , prima fracide , che mature ; re, clic quando ella ha feco lo fprone, o quali loglio, prima inaridito, che Io fa far correre . Ma non fapete qual è adulto . Udite ciò , che accadette allo lo fprone ? il peccato 5 : Stimulus autem feelierato Imperadore Anallafio. Dot- mortis peccatum ejì , si grida Paolo, roiva egli una notte agitato dalle folite Stimulus autem mortis peccatum ejì . Alcu- faci delle fue Furie, le quali più impor- ni ahi quanto ingannati , fi danno a cre- arne nel lonno lo molellavano , or con dere, che quello fprone fian’ anzi le pe- ombre orribili , or con penfieri ferali . nitenze : e però non prima elfi mirano Quando apparendogli un perfonaggio un lor compagno ritirarli, raccoglierli, di afpetro terribililfimo , conia penna darli alquanto alla vita fpiritualc , che nella delira . con un libro nella finiflra: fubito ianno mollra di compatirlo . Ed Mira, gli dille , come io per la tua im- oh femplicetto, gli dicono: non ve- pietà quattordici anni cancello della dete, che voi vi volete ammazzare ? Che tua vita4: En ob perverfitatem fidei tmt femplicetto? Che femplicetto ? Scufa- quattiordecim tibi vitaannos deleo. Sideftò temi s’ io vi fgrido : lemplicilfimi liete a quelle voci il mifero Principe attoni- voi , i quali non avete ancora impara- to ed angofeiofo , fapea, s'egli ciò to a conofcere bene lo llimolo della.», doveffe temere come vilione, o deridere morte . Non è il digiuno quello , che fa come fogno. Quando indi a pochi gior- venir la morte si rapida . Piuttollo io ni cominciò il Cielo , di fereno eh’ truovo promeffo dall’ Ecclefiallico , egli era , a rannuvolarli , indi a lam- che : Qui abjlinens ejì , adjiciet vii am . peggiare , ed a fremere , e a fulmina- Non fono le difcipline , non fono i li- re. Si colmò Anallafio di profondiffimo lenzj , non fono i falmeggiamenti , non orrore : e quali prefagillè nell’ animo ef- fono i letti affai duri . Se dicelfirtio que- fer lui quello, per cui concitava!! in Cie- Ilo , fi leverebbe tolto fu dalla tomba il lo si gran tcmpella , fi diede a correre gran Romualdo , penitente aulteriffimo qual novello Caino pel fuo palazzo, di cento anni , e irato ci fmentirebbe ; ora fuggendo d’ una in un’altra fala , ci fmentirebbe un Girolamo , ci fmen- or d’ una in un’ altra Danza . Ma tutto tirebbe un Antonio , ci fmentirebbe indarno. Scoppiò all’ iraprovvifo una un Arfernio, ci fmentirebbe un infi- rovinofa filetta , che a dirittura 1’ andò nità di mortificatilfimi Anacoreti, vi- a trovare in un gabinetto fegreto , dov* vuti più d' ogni effeminato Lucullo . egli flava qual Coniglio appiattato nel- Ah che lo llimolo della morte è il pec- la fua buca , ed ivi 1’ uccile , dando co- cato, conviene intenderla :' Stimulus au- lì chiaro a vedere , che non v’ è Lauro lem mortis peccatum ejì . Sono quelle a- nou dirò regio , ma pure imperiale, troci bellcmmie , cheli lafciano alcuni che fai varpoffa da' fulmini un capo ini- con fomma audacia fcappar tuttora di

bocca ;

(») Job >!•!«< (>) Eccli.i?.;. (j) Pro». 10.17. (4' ITaroo.ùi Annal.i.T.tf. m.j 1#. (5) I.Cor.i 5.1 ?. (4) Eccl1.j7.j4,

6 PREDICA PRIMA

bocca; fono i furti, fono le fraudi, una fola occhiata almen di palleggio; fono le opprcflìoni de’ poveri angaria- oh come voi gli vedrete miferamente ra- ti , fono le confelfioni facrilegbe , fono piti , chi dall’ acque , chi dalle fiamme, le comunioni facrileghe, fono le tan- chi dalle fiere , e chi da cent’ altre Ara- te ingratitudini orrende , che da noi fi nie guife di morti , tanto più orribili , ufano a chi ci ha donata la vita ; ' eden- quanto meno afpcttate J 1 ^htomodo facii do conformiamo a tutte le buone leggi funi in dcfolathnem ! (gridò il Salmida fpogliar del feudo, fpogliar del fitto , atterritoli in contemplarli) Subito de-

chi nieghi l’ offequio debito al fuo So- fecerunt : perientnt prcpter iniquitatem >

vrano . fuam . All’ improvvida morì Faraone il

V. Ed oh così le angudie del tempo fuperbo , con tutte le fue milizie , allòr- mel permetteflèro , come io vi inoltre- biro dai gorghi dell’ Eritreo . All’ im- rei volentieri con l’induzione perpetua provvifo morirono quegli ingordi, che di tutti i fecoli, quanto fia negli empj iofpirarono i carnaggi di Egitto. All’ frequente il perir di morti non folo improvvifo morirono quegli audaci , anticipate , com’ or diceva!! , ma pari- che biafimaron la terra di prom i (fio ne: mente le più improvvilè , le più impen- E all’ improvvifo moriron altri oltre fate, che pollano mai trovarli . Ma per numero nelle divine Scritture , i quali redringerci alle divine Scritture.piglia- tutti fe fecero un egual fine ,fubito de fe- tale quante fono , ed efaminatele; ve- cerunt , tutti parimente vedrete, che fu- drete,chedi que’ giudi . la cui falute ron rei di qualche fomigliantc delitto , non può rivocarfi in dubbio , niuno , perierimt propter iniquitatem Juam . Or s’ io non erro , fi fa , che mancato mai che vi voglio , Uditori , inferir di ciò, fiadicafo fortuito , fuorché i figliuoli che gli empj fieno foli a mancar di mor- del pazientilfimo Giobbe , ritmili op- te orribile , qual’ è quella che chia» preui dalle impetuofe rovine di quel mafi fubitanea ? Non già, non già .Sa- Palazzo, che fi cambiò loro fubito in rcbbe quello un errore manifeltilfimo , fepoltura . E pure a quelli medefimi volendo Dio, che alle pene proprie de- quando accadde una tal difgrazia ? gli empj foggiacciano qui talvolta gli Quando ledevano ad un allegro ban- Ile (fi Santi, olia per purificarli , o fia chetto , ch’era l’ora appunto , in cui per provarli , o fia per non dare a cre- fempre il lor favio padre aveva in elfi dere , che finalmente fu la terra fi tcr- temuto di alcuna macchia, beninten- mini ogni mercede . Dico bensì, che dendo.chea’giovani tra’conviti nelfuna fe dobbiamo dar fede all’ induzione cofa è più facile , che lordarli . Nel evidente delle Scritture , affai più fre- redo fe riguardate a quc’ perfonaggi , quente è ne’ peccatori un tal efito re- che furonodi giudizia più fcgnalata , a pentino , che non ne’ Giudi . Udite da un Abramo , a un Aronne , a un Ifac- Salomone parole orribili : * Vm , qui co, a un Giacobbe, aunGiufeppe, a corripientem dura cervice cotitemnit , repen- unGiofué, a un Samuele, a un Mosi , tinus ei fupervenìct interina Nèmanca- aun Matatia , a un Tobia, e ad altri no ragioni ancor naturali da confer- lor Umili, vedrete , eh’ elfi morirono marcelo. Perocché fpeffo i peccatori agiatamente ne' loro letti , lafciando procaccianfi una tal morte con lavora- falutevoli documenti, quali alle loro cità delle crapole, di cui fi gravato il proli , e quali a’ lor popoli . Ma fe ventre; con la sfrenatezza delle difo- pcr contrario vorrete dare agli empj nella, in cui diffondon gli (piriti ; con'

(l> De rettili» I. e. |.

72* 19. . ()) Prcv. ip.i*

NEL MERCOLEDÌ1 DELLE CENERI. 7

la libertà delle maldicenze , per le qua- peccato col deprezzarlo ; * & infuni» li fi acquiflano de’ nemici ; con le riffe ad infima, defcendunt , tanto poi li fa ro- de’ giuochi , con le rivalità degli amo- vinar prefto il gran pefo , che già li ri, con le facilità degl’ impegni , con tira? Ha forfè Dio con qualche privi- le malinconie delle invidie , con gli af- legio fpeciale rivelata a voi l’ora di fanni delle ambizioni , e con altri tali voftra morte; o vi ha promeffò almen difordini , da cui vive affai più lontano di mandarvela , non come ladro, che ogni Giulio , a cui ben fi può dir con muova tacito il paflò per non delkrvi , l’AppoltoIo, ch’ogni cofa fi volga in ma qual corriere , che Tuoni lontano il bene : 1 Omnia cooferantur in bonum : corno , perchè gli apriate ? Che c' è ; mentre l’ ifteflà mortificazione gli vale che c' è , che vi rende si baldanzofi ? più di una volta a tener lontana la mor- Cur qua fi de certo extoUitur , io vi dirò te. Comunque fiali, fapcte voi come sbigottito con San Gregorio , cujutvita Dio proceda con gli uomini in quello fub poena incertitudinis tenetur ? I Ninivi- affare ? come appunto fi fa co’ legni ti non prima udirono , che la loro cit- del bolco . Quando fi va per recidere fra quarantagiorni avevafi a fubbiffà- qualche legno da porre in opera , da re, che incontanente plenam terroribus fabbricarne uno fcrigno , da formarne pomitentiam egerunt : fubito fi vellirono uno lludiolo, da farne una bella ilatua , di cilizio, fubito fi fparferdicencre;nèfi fi va con cento riguardi , e mirali , che curarono di afpettar fopra ciò gli editti- fia faldo , Ila ltagionato , fia fopratutto del loro Principc.il quale, come accade, recifo al Tuo tempo propio , qual è fu 1’ ultimo a faper nuove cosi funclle.o quello di Luna fcema. Ma non cosi foflè , perchè dava poco adito , o fofsc, quando fi va per troncar legna fola- perchè dava poco ardire.o foflè,perchè- mente da ardere. Ailor fi va d’ ogni ognuno già quali flolido non badava le tempo. Peccatori indurati , che legna non che alla propria falvezza.Or donde fono ? Legna da gettare fui fuoco . Chi mai cosi gran fretta , Uditori ? Non fa- non lo fa ? * Fxcidentur , & in ignem peano colloro di certo , che ancor avc- mittentur . Però fi tagliano a ogn’ ora vano una quadragelìma tutta intera di fenza rifpetto ; che tante cautele ? che tempo , Adhuc quadratini a diesi Perchè tante circofpezioni ? * Non eji refpeflus non difsero dunque : Afpettiamo un- morti eortim : non ci fi guarda . poco ? A placar Dio non fi richieggo-

VI. Or le tanto è ancor più proba- no molte ore, balla un momento . Un bile a tutti voi , dilettilfimi peccatori , atto di contrizione preflò l’ aurora del il perirdi una fine si milèrabilc , la qua- quarantèiimo giorno ci falverà . Cosi le allora che voi meno il peniate vi fo- potevano certamente dir elfi ; efegui- praggiunga o nel più profondo del tare a mangiare, s’ erano a tavola; c Tonno , o nel più bello del giuoco , o finire il giuoco , fe llavanoa folazzarfi . nel più lieto di alcun altro vollro pia- Ma fingete.che avefsero proceduto cosi, cevole paflàtempo : deh vi prego tor- qual giudizio voi ne farelle ? Non vi natemi a confeffare , non è una infenfa- par, che farebbono flati audaci, prefun- ta temerità , viver un fol momento in tuofi , protervi , e indegni di quel per- colpa mortale ? Che pegno avete , che dono, che riceverono mercè la loro fermezze , che fedi , che non fucceda prontezza ? Ma quanto peggio , Udi* ancor a voi come a tanti , i quali dii- tori , è nel cafo nollro ? I Ninivid po- cune in bonis dies fucs , aggravando il tcano almeno univerfalmente promet- terli

0> i.»|. (») Lic.J.f t (|) K. 71.4» (4) Jobsi»i)« <J) C«B<éTr,W.i4.c.4. «) Jon. #.4.

Die

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PREDICA PRIMA

8

terfi una quarantina di giorni , conce- duta loro per termine perentorio alla penitenza. "E però , dov’ era maggiore la (ìcurezza , farebbe ftata minor la te- merità , fe perfiftevano ancor qualch’ ora di più ne’ loro peccati . Ma voi meno Cete ficuri di tanto . No , dice Crifto : * Nifcitis , quando tempia fit . L’ cecidio del voftro corpo non fol po- trebbe effer prolfimo , ma-imminente . Potrebbe avvenire in quella fettimana medefima , eh’ ora corre , in quella mattina, in quello momento, perchè la Morte fc ne va Tempre armata di fpa- da , e d’ arco : * Gladtum fuum vibravit, arcum fuum tetendir . Con la fpada col- pifee i vecchi , che già più non fi pof- fono riparare , colpiice i delicati , col- pifee i deboli : con 1‘ arco i giovani , che fuperbi confidano nella fuga . E co- me dunque potrete giullificare la voltra temerità , le lafcerete inutilmente tra- feorrere tempo alcuno , per minimo eh’ egli fia ? Che dite ? che rifpondete ? come feufate in così gran pericolo il vo- llro ardire ? Il cacciatore mai non po- trebbe tenere in pugno il falcone con tanta facilità , e con tanta franchezza , fe non gli avelie ben prima ferratigli occhj . E così ha fatto il Demonio con elTo voi . Vi ha chiufi gli occhj , Udito- ri , vi ha chiufi gli occhj , però ne fa ciò che vuole .

VII. Un folo fcampo veggo io per tanto , che a voi rimaner potrebbe , e farebbe il dire : che veramente voi non potete fapere di avere a vivere ancora più lungamente , ma che potete nondi- meno fperarlo : che non ollanti tanti pericoli, quanti n’abbiamo contati, molti anche de’ peccatori e campano , e ingraflàno , e invecchiano , e muo- iono pacificamente co’ loro fenfi : e che però voi volete anzi Iperare una fi- millorte, che temer di contraria in- felicità . Ma piano di grazia , perchè

(l) Mar. i j. }}• (J) Pf. 7.I}. (j) Eutrop. 1. I.

fe parlale così , mi darelte a credere d’ellèrvi già dimenticati affatto del pun- to , di cui trattiamo . Sapete pure ,che trattiamo dell' anima, non è vero? e di un' anima , la quale è voilra , anzi è voi ; e di un’ anima , la quale è unica; e di un' anima, la quale è immortale; e di un’ anima , la quale è irrecupera- bile ? e di quell’ anima ftclli voi ragio- nate con poca premura ? Ah memento, memento , io vi dirò con San Giovanni Grifollomo , memento . quod de anima Io- queri! . E vi par quella così poco prez- zarle , che fi debba commettere in mano al cafo ? Vi potrebbe fortire le - licemente : fu , fi conceda . Mafenon fortifse ( ditemi un poco , Uditori ) non fortifse ? Che non vogliate metter- vi Tempre al ficuro in altri intereffi uma- ni, io me ne contento. Vi perdono, che arrifehiate la roba, che avventu- riate la riputazione, che cimentiate an- che fpefso la fanità , perchè tutte que- lle fono a guifa di merci , che finalmen- te per troppo precipitofa rifoluzione gittate in acqua , fi pofsono ripefeare dopo il naufragio . Ma 1’ anima ? Ai- ! non è quella da premere così po- co, perocché dove la perdita , che fi faccia, non ha riparo . chi non vede ef- fere una fomma temerità il non proce- dere con una fomma cautela ?

Vili. E pure , o ilupidità I Qual è quell’ intercise , nel quale la cautela non ufifi afsai maggiore , che nell’ c- terno ? > L’Imperadore Adriano , per- chè lippe efservi Oracolo , che a’ Do- minatori di Roma farebbe (lato cfiziale pafsarl' Eufrate , rendè fpontaneamen- te a’ Perfiani tutta l'Armenia , tutta 1’ A (firia , tutta la Mefopotamia ( con- quillate già da T rajano ) fol per alficu- rarlìdi non avere per qualunque even- to a varcare quell’acque influite , e alle ripe d’elle collitui i termini dell’Im- perio . Ma che itar qui a mendicarsi

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NEI MERCOLEDÌ' DELLE CENERI. 9

(uccelli illuftri ? Non fapete voi di voi IX. E tuttavia chi non vede , che (ledi . con quanto (ìcure regole vi gui- quella temerità fteflfa farebbe più com- date in tutti gli aflàrucci privati di ca- portabile , fe per qualche notabile e- favoftra? Se voi cadete in letto , non molumento fi coramettefle ? Fu prin- dite: lafciam di chiamare il medico, cipio ricevutilfimo in tutti gli affari u- perch’ io forfè me ne rileverò fenzaj mani quello di Appiano . che * Summit medicina . Se voi andate alla guerra , dcmtnsiet efl ob rts leves difcrimtn ingens non dite : lafciam di far teftamento , fubire . Un pericolo grande mai non_>

Jierch’ io forfè me nc ritornerò con fa- dev’ eleggerli per un guadagno leggie- ute . Quando voi predate buona quan- ro , perchè ciò farebbe come appunto tità di danaro ad un voftro amico , non pefear con un amo d’oro, il qual perdu- vi fidate fubito ; ma che fate? Fate to reca tanto dilcapito,chc non è com- come Tobia, il qual quantunque co- penfabile con la preda , che ci promet- nofcelfe Gabelo per uomo retto , timo- te. Però fe un agricoltore arrifehia rato , fedele , non però lafciò di richie- molte moggia di grano nella fementa , dere da lui pure Icrittura autentica 1 : c fe un banchiere avventura qualche Argenti pondiu dedis fub chirographo . A numero di danaro ne * cambj , e fe un feminare fcegliete i giorni più atti ; a litigante confuma buona parte di ren- litigare cercate gli avvocati più prati- dite nelle mance , ciafcuno il fa, per- ci; a trafficare eleggete i corrifpon- chè molto più è quello, che fpera , che denti più accreditati ; ed in una paro- non è quello , che arrifchia : per la non v’è negozio , nel qual vogliate, quanto fi volgano antichi annali , fi come fuol dirli , commettervi alla ven- troverà mai piloto temerario.il qual tura , mentre voi potete procedere con fia feorfo fino all’ Indie rimote a loc- certezza. E perchè dunque in mano al tarcon gliAudri, a pugnare con gli cafo verrete a porre un negozio il mag- Aquiloni , per riportare di colà fui luo gior di tutti , qual’ è quel della eterni- legno , in vece di un vello d’ oro , fab- ; e potendo ora pentirvi , direte: no, bionc , o ftabbio . Ma voi , Crifiiani, perchè forfè ancora avrò tempo a farlo che fate ? Per qual emolumento vive* di poi ? Ah , Criliiani. credetemi, ch’io te in così gran rifico di perdervi eter- non polTo capire , come ciò avvenga; namente? per qual guadagno > Pare a e fono corretto con San Giovanni Gri- voi, che melìb in bilancia preponderi il follomo ad efclamare , efiatico e forfen- bene , che vivendo in peccato voi ri- nato per lo ftupore *; Incerti) ergo even- traete , al mal che verrebevi, femori- tibiu te rpftim comminisi Incerti} ergo e- fte in peccato ? Se nello fiato prefente vent bus se ipfum commisti} ? Voi non fi- di peccatori voi non morite , vi rie- derefie all’ incertezza del cafo una vo- fee , il concedo , di goder quel trafiul- ftra lite , un vofiro depofito , un voftro lo libidinofo , di accumular quel ck- quantunque minimo intereffuccio : e naro. di acquiftar quella dignità, di ar- poi gli confidate 1’ anima voltra ? Stu- rivare a quella vendetta. Ma fe morite? pite , o cieli , sbalordite , o celefii, all’ Se morite . fi tratta di andar giu fubito udir che fate di tanta temerità , perch’ nel profondo, a feontar così breve rifo io fono certo non potere al mondo con un lutto infinito di tutti i fecoli. trovariene la maggiore : jQuis nudi- E parvi comparabile il bene, che vi- vis salta horrtbilia , qua fecis turni) Virgo vendo godete , al male, che morendovi *fr*tl ? incorrerefte ? Ah uomini ingiufii ! Ah

B uomini

(t)Tob.f.i r, (ft)U<Nit.S},i« Ef.1* «4 Cori (j) Jer.it. ij. (4) De bello Hiiptn.

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10 PREDICA PRIMA

uomini irragionevoli ! 1 Mendaci! filii E per si poco vi contentate di andar- bominum in fìat eri s. Com’ eflfer può, che vene tuttora trefcando intorno a tanti del continuo preponderi predo voi un vodri terribili inddiatori, con gravidi- bene temporale , fugace , frivolo , va- mo rifehio di redar prefi per tutti i Ce- no , ad un male eterno ? Non fi trove- coli , di perdervi , di perire * ? Opra- ranno in cafa a verun falfario ftade- fumptio nequìjfima unii creata a ? dirò re tali , che pollano giammai dire bu- dunque con 1 ' Ecclefiadico . lo non ho gìc grolle , fe non fi fa , che le di- fenfi ,che badino a defedare così drana cono a viva forza . Però non fono min- temerità . Convien che a forza riman- daces fiaterà in fi Hit bominum , ma men- ga qui come dupido ad ammirarla . daces ftii bominum in fiateris , perchè

voi Cete , che date agli intelletti vodri SECONDA PARTE.

11 tracollo , come a voi piace , con ri- bellarvi a qualunque lume chiariamo XI. Q E in un uomo, il qual .corno di ragione * : Ipfifuérunt rebelles lumini. d polvere . può facilmente dif-

X. Per le vifcerc di Gesù , non vi perdei! ad ogni forno , è fomma teme- vogliate più lungamente ingannare da rità, come abbiam veduto , vivere un voi medelimi ' : Tfolite decipere animai fol momento in colpa mortale ; che •pe/lm/rrifcotetevi, ravvedetevi reco- mi potrete queda mattina rifpondere Blindando da qued* ora della a rien- a favor vodro , voi che in fimil colpa trare dentro il cuor vodro , confide- vivete non i momenti, ma i giorni . ma rate un poco qual frutto voi ritraete le fettimane, ma i meli . ma gli anni in- dal vodro fiato . E s’ è maggior l’ emo teri : diebtts innumeri! ? Operate voi con lumento che ’l rifehio . abbiate pure prudenza procedete voi con faviczza? per nullo, quanto vi ho detto. Ma s'egli qual probabilità vi rimine di non dan- è fenza paragone inferiore , pietà , vi narvi > Nemo fi tuto diu periculti ojferre priego , pietà dell’ anime vodre . Vo- tam crebra potefi , diceva Seneca . E per- lete dunque avere a piangere un gior- che ? pepe tranfìi capii , ahquando in- no, e adir poi pure con Geremìa tutto ve nit . Paflàre una volta fui traboc- afflitto : Venatione ctxperunt me quafi a- chetto , e non rovinare : dare una vol- timi inimici mei gratis ? O che amarezza ta nelle panie , e non invifehiarfi : fuc- farebbe queda ! oche cruccio! oche chiare una volta il tollìco . e non peri- crepacuore ! Parla qui il Profeta divi- re , non è gran fatto . O fia protezione riamente in perfona di un peccatore , del cielo , o fia condizion della forte, e fi confonde di edèrfi appunto porta- talora accade. Ma che non perifea , to come un uccello , il qual fi lafcia_> chi vuol faziarfi di iodico come d’ ac- bruttamente adefear dagli uccellatori: qua ; che non s’ invifehi , chi fi vuol perchè ? per nulla , per nulla , grati t , abbandonar fu le panie come fu' fiori ; per un vii grano di miglio . Venatione che non rovini , chi vuol andare a bal- coeperunt me quafi avem inimici mei gratis, lare fu i trabocchetti , come fopra fal- E voi volete pur edere di codoro ? Ah didimi pavimenti , dove mel troverete? Cridiani ! E che mai fono tutti i beni Se dunque è tanto infenfata temerità terreni, paragonati non fidamente al 1' efporfi una volta fola a pericolo di minore , ma ancora al minimo de’ mili dannarli , e refporvifi un fol momento, eterni, acuì vi efponete peccando? che farà il dimorarvi lungo tempo, Un grano di miglio? No, pur tanto, che fieno molto più nell’ anno que’

giorni

(i)Pf.*|.i«, (2) j- l|) (4) Thrco.).;i, (J) Ecdi.j?.]. («) Jec.a. (7) Hcrc. Far.l.a*

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NEL MERCOLEDÌ' DELLE CENERI.

Ì>iomi , ne’ quali liete evidentemento oggetti a un fimil pericolo , che non quegli altri, in cui ne Cete probabil- mente ficuri ?

XII. E' curiofità comunilfima fra i Criiliani , il domandare nella Chiefa più fieno quei . che morendo vadano a falvamento , o fe più quei , che traboc- chino in perdizione . A me non tocca ora a entrare arbitro in gran lite : e quando toccaflè a me , inclinerei più volonticri alla parte più favorevole , e direi maggior ellere frà Cattolici il nu- mero degli eletti , che de’ dannati . Ma benché molti concorrano ancor’ elfi in quella opinione, non fo però fe pur uno ne rinverrete , o fra’ moderni teo- logi, o fra gli antichi , il quale vi dica, che la maggior parte de’ peccatori abi- tuali fi fai vi. Ò quello no. San Gre- gorio, Sant’AgoIlino , Sant’Ambrogio, San Girolamo, che fono i quattro prin- cipali dottori di Santa Chiefa , fenton tutti concordemente 1’ oppolto , e le parole precife di San Girolamo , lo quali a me fon parute le più efprelfive , fon le feguenti 1 : Vix de centum millibus honamim , quorum mala fuit femper vita , nierrur a Deohabere indnlgentiam unta. fia chi fe ne Hupifca : perchè così l’uomo muore generalmente, com’è vi- vuto . Quando fi fega un albero , da qual parte viene a cadere ? Da quella dalla quale pende . Se pende a deliri , cade a delira : fe pende a finillra , cade a finillra . Quei malviventi pendono fempre a finillra , e poi fegati preten- dono di cadere ancor elfi a delira, com’ è de’ buoni? Bilògnerebbe, che fi levaf- fe fu quel punto a prò loro una grazia tajc . che qual furiofilfimo vento gli rifpingeflè con impeto prodigiofo alla parte opporti . Ma chi è fatto mai me- ritevole di tal grazia? Vix de cintiWL-» millibus tmits : di centomila , a gran fa- tica , uno folo . Come dunque , Capen-

do voi di trovarvi in un tale fiato , da cui con molto maggior verifimilitudi- ne può inferirli , che voi dobbiate ap- partenere a’ dannati più che agli eletti, non commettete un’ infana temerità , perfillendovi ancora più lungamente ? Quando anche de’ peccatori limili a voi avelièro i più a falvarfi , e imeno a

Jrerire , dovrelle nondimeno temerej ènza intermilfione di non elTere a forte fra quelli miferi . Or che farà , mentre i più avranno a perire , e i meno a fal- varfi ? Arnolfo Conte di Fiandra era travagliato una volta da’ dolori aeu- tilfimi della pietra . Trattarono i fuoi medici , e i fuoi cerufici di procedere al taglio . Ma egli volle vederne prima la prova in qualch’ altro corpo . Fu- rono però ricercati tutti coloro, i qua- li nel fuo Stato pativano del ftio ma- le, e ne furon trovati venti . Furono aperti dagli ftelfi cerufici , furon cura- ti da’ medefimi medici , e tanto felice- mente, che di venti morì non altri, che un folo . Tornarono però tutti tèllofi al Conte , rincorandolo al taglio. Ma egli quando udì , che pur era fallito in uno , in cambio di animarli , s’ impal- lidì . E chi di voi mi afiìcura , rifpole loro , che a me non tocchi la forte di quello mifero ? E così più timido per la morte di uno , che fperanzofo per la fa- iute di diciannove , non folferfè mai di commetterli a tal cimento . Ora finge- te voi , che de’ venti infermi tagliati, non diciannove fodero fiati i guariti, ed un folo il morto, ma diciannove i morti , e un folo il guarito , che av- rebbe allora rifporto il prudente Prin- cipe ? Come avrebbe fcacciati lungi da fe que’ cerufici arditi? que’ medici te- merarj ? Avrebbe mai fopportato di ef- porfi al taglio con la fperanza di dover eflère egli quell’ uno fortunato ? Ah Criiliani miei cari, quella temerità, che nella cura del corpo parrebbe intol- B 2 lerabile.

(l) Greg. I.jj.in Job c-s. Aogufl. rer.Jcf.il. pr*« c.iv.Ambrof. aJbort. aJ Ptrn.Hicron. rclar. a!> éufeb. cpift- ai Damai*.

il PREDIO

lerabilc , è quella appunto , la quale voi commettete , ma nel governo dell’ anima . San Girolamo afferma , che non di venti , o di trenta , ma di centomila peccatori abituali appena uno è quel che fi falvi : Vix de centiim millibiu unus. Ed è polfibile, che voi più fiate animofi per la forte di uno , che timorofi per l'infortunio di novantanovemila nove- cento novantanove ? Dieci erano que’ fratelli, i quali andarono aGiufeppe in Egitto , per gli alimenti; e puro quando udirono, eh’ uno di elfi doveva reftare ivi prigione» fu ne’ lor cuori univerfale l’ affanno . Dodici que’ di- fcepoli, i quali furono convitati da Crillo in Gerufalemme» innanzi al mo- rire ; e pure quando afcoltarono , eh’ uno d’elfi doveva convertirlegli in tra- ditore , fu ne’ lor volti comune la pal- lidezza . Ed il fapcrc, che i tanti più di quegli , che vivono, come voi , dov- ranno dannarli , non recavi alcun ti- more ? Ecco dunque avverato del pec- catore quello, che leggefi in Giobbe1 : Dedie ei Deus locum pxnitentU , & èlle ab- utitur eo in fuperbiam . O che fuperbia ! o che fuperbia ! fperare di dover eflèr

?[uel l’uno fortunatiflìmo , che fi falvi ra tanta ftrage I quel privilegiato I quel protetto l quel che un pofla da tutto il Paradifo venire moftrato a dito come un prodigio * I Tamquam qui tvaferit ( e fono appunto parole dell’ Ecclefiaftico) tanquam qui evaferit in die belli ; da che ? da un’ alta rotta cam- pale univerlalilfima . Lafciate , eh’ io corra a’ piedi di quello Crillo , e che qui mi sloghi .

XIII. Gesù mio caro , e donde mai

A PRIMA

tanta audacia ne’ cuori umani ? Chi gli ha fatti così fconfigliati ? Forfè è così grande il diletto , che hanno in offen- dervi , che niente ad elfi rilevi ogni loro danno, purché difgullino voi? Oh s’ io fapelfi qual via dovelfi almeno io qui praticare in quella Quarefima per umiliarli, per umanarli , per renderli tutti voltri ! Volete , eh’ io gli prieghi in omni patientia ' ? gli pregherò . Vole- te, eh’ io gli ammonilca ? gli ammoni- rò . Volete- eh’ io gli atterrifea ?gli at- terrirò. Volete, eh’ iofevero ancor gli fgridi , 4 tf r increpem illot dure ? gli fgri- derò . Son qui per voi . Comandate , eh’ io farò tutto : Omnia , qua pracipies mihi , ego loquar , omnia , omnia . Non chieggo acclamazioni , non chieggo applaufi , chieggo di piacer folo a voi. Chi sa . che quella non abbia ad ellèr per me la Quarefima ultima di miavi- ca ? Ecco però , che con le ceneri in capo voglio andare altamente gridan- do : Penitenza, o mio Popolo, pe- nitenza. Non più fi tardi a Imorbar tan- te ofeenità . Non piu fi tardi a fradicar tanti odj . Non più fi tardi di piangere amaramente ogni reo collume . Non vuoi tu farlo? A quelle ceneri adunque, a quelle ceneri appello , che abbiamo in capo . Eccole qua , difcopriaraole, dimollriamole . Non le veggio io que- lla mane egualmente fparle e fu Icj chiome canute , e fu i crini biondi ? Ad eflè dunque io mi riporto : elle dicano, elle fentenzino , fe vi può eflère teme- merità pari a quella : confelfarfi mor- tale in ogni momento , e pur fidarli di vivere alcun momento in colpa mor- ule .

CO Job * J* (>) Ecdi.40. 7.

<j) ».Tl*©tb. i* t, (4) Ep. li Xit. I. tj«

PREDICA

CJ) Jcrctn. ii«i 7*

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PREDICA SECONDA

NEL GIOVEDÌ' DOPO LE CENERI.

Andini t autem Jefus , miratus ejì , & fequentibus fe dixit :Amen dico vobis , non invtni tatuarti fidem in Ifrael . Match. 8.

I. HI dello ftupore di Crifto que- fta mattina non concepifce uno ftupore anche fommo , fi moitra ftupi- do , perchè chiaro argomento di non capire , ciò che dir voglia in una Sapienza infinita la maraviglia . Udite. E che grand’ atto di virtù fu mai quel- lo , onde il Centurione venifiè a meri- tarli applaufi rari ? Menò fors’ egli dinanzi a Crifto ofièquiofe le fue mili- zie, come a gran Dio degli eferciti , per adorarlo con bandiere calate , e con afte bade: per acclamarlo con tam- burri feftofi , e con trombe armoni- che ? Gli ereflè altari ? gli dedicò firnu- lacri ? gli offerfe vittime ? fi venne for- fè a ftrappare i lauri di fronte , per git- targlieli a i piedi : o tutte a i piedi pur gli recò le fue fpoglic, ed i fuoi tro- fei , per confatagliele in voto , come al Dio da lui riverito delle vittorie ? Che fece mai? Eccolo. Si fidò di Cri- fto , c credè , che da lungi ancora rifa- nato gli avrebbe il garzone infermo , purch’ egli avelie voluto a tanto im- pegnare una fua parola: Tantum die ver- bo, & fanabitur puer meus. E perciò dun- que proromper Crifto in eccedi , a lui così difufati , di maraviglia? però del Centurione far tanti encomj ? però al Centurione ufar tant’ onore ? però ar- rivare ( che più può dirli ? ) a giurare : Amen dico vobis : ed a giurare di non a- ver pure in Ifraele trovata fidanza eguale? Non inveni tantam fidem in Ifrael. Così è . La comune infedeltà de’ mor- tali fa , che fta ftimato prodigio , tro- varli un uomo , il quale interamente fi voglia fidar di Dio , quantunque in o- pere alla fua delira non grandi : 1 Pa- re , non ereditar Deo : così efclanuva il

gran prelato Salviano in limile inten- dimento : Et quid dico puto ? Zltinatn-j ambigue putarem , & non evidenter agno- feerem I E' manifefto, che 1’ uom di Dio non fi fida, è manifeftilfimo : Non ere- ditar Deo , non ereditar Deo . O Ila , che poco il fuo potere fi apprezzi , o fìaj che alfai fi fofpetti del fuo volere , non v’ è oggimai chi ad un amico terreno non creda più, di quel che faccia a Dio ftefTo . Perdonatemi dunque , o Signo- re mio caro , eh’ io quella volta fono coliretto a farvi un torto infinito da_> quello luogo, un affronto pubblico. Sono coliretto ad efortar quello popo- lo , il quale qui m’ ode , che Ila con- tento , far che ? fidarli di voi . , sì, mia N. farà dunque poftìbile , che tut- ta tu la tua fiducia riponga in amici u- mani , che quelli fegui , che quelli fup- plichi , che dietro a quelli ti perda , e che a un amico divino non abbi fede ? Oh s’ iojpotedi fgombrare a te queftaj mattina dall’ animo error grave, quanto farebbono più frequentate le chiefe , che non le corti ; quanto più i fantuarj , che non le fale ! Ma . che- che fucceda di ciò , non voglio io man- care al mio debito : ma più tolto con buona pace di quanti fpacciano alMon- do gran fedeltà , dimollrar voglio, non ritrovarli altro amico , di cui pollia- mo interamente prometterci , le non Dio . Vadali pure a cercare altri per fe chi di lor fi cura . Dio fidamente è l’ a- mico leale fopra la terra , Dio 1' amico verace , Dio l' amico unico ; che però gran prodigio parer dovrebbe , non il trovarli , come già dille Crifto del Cen- turione , un uom, che gli creda ; ma» ben ritrovartene un che non creda- gli»

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,4 PREDICA

gli. Attenzion dunque , e diana prin- cipio alle pruove .

II. Non può negarli, che gli amici mondani non fieno liberalismi di pa- role . Uditeli ragionare. Oh con quan- ta magnificenza di forinole vi conlacra- no il lor fervigio , vi offrono il loro avere , vi feongiuran de’ voftri co- mandamenti : e in quello folo cafo

SECONDA eh’ egli faceffe tornare indietro sbigot- titi gli Aflìrj, per qualche incontro loro occorfo per via : badava permet- tere qualche turbazione nel Principe : badava eccitare qualche difeordia ne* capi : ballava commovere qualche fol- levazion nella foldatefca. E pure Iddio di ciò non pago , che fece ? Spedì quel- la notte un Angelo , il qual entrò col

proteftano di volerli fdegnar con voi , ferro ignudo nel Campo , e quivi fat- quando voi non gli adopriate I Ma fe to un fanguinofo macello, un’ orrenda

voi troppo creduli date lede a grandi offerte , oh quanto predo vi troveretej ingannati ; e vedrete, che quel Labano, il quale vi avea promeffa la fua belilo Rachelle, vi una Lia; e che quel Saule , il quale vi avea promedà la fua primogenica Merob , vi una Micholl Niente è più ufato oggidì , che pro- metter molto , ed attener poco : ed immitar per appunto ( fapete che ? ) inimicar certe nuvole della datc,le qua

drage, lafciò ben cento ottantacin- quemila cadaveri in pafcolo a gli avol- toj » . Più . Non ballava per non man- care a Salomon di parola , dargli non altro chejjuella fola fapienza , la qua- le avea dimandata , per maneggiare lo- devolmente lo feettro ? E pure Iddio gli aggiunfe ancor la ricchezza * . Più . Non badava per non mancare a Giofa- fat di corrifpondenza, concedergli non altro, che quella fol’ acqua, la quale

li dopo una lunghiffima liceità , com- avea ricercata per fovvenire opporci parendo oltre modo cariche , fan tut- namente all’efercito ? E pur Iddio gli te correre a recar fuora ogni catino, o- aggiunfe ancor la vittoria . £ così le voi gni conca le villanelle ridotte a penu- feorrerete per le Scricrure, vedrete, eh’ ria d’ acqua , e dipoi fi difciolgono in egli non folamence mantiene ciò . chej pochi Ipruzzoli. Non così nel vero è promette, ma di piu ancora , ficcome di Dio . Egli che può dire per verità: avverte San Giovanni Grifodomo, il £ht* procedunt de labiis meu , non faaam mantien con loprabbondanza : 1 Pro- irrita . Anzi vedrete , che dove gli altri mijja implet cum liberal nate . fogliono promettere affai più di quello III. O quella , eh’ è fedeltà , At- che attengono , egli per contrario luo- coltatori , molto differente da quella le attenere adii più di quel che prò- de’ voliti amici ! Ma donde n.ilce una mette. Aveva Iddio già promello aj tanta diverfità ? Sapetedonde? Peichè Ezzechia, che quel formidabile elerci- quegli altri , i quali a voi fono amici , to del fuperbo Sennacherib nonavria non vi fono amici perdonarvi del loro, podo piede in Gerufalemme : anzi, che vi fono amici per ifpogliarvi del vo- pure fcoccata avrebbe faetta contro Uro. Mi fpiegherò . Diche dimate, di rifa, dato aflàlto, piantato che per lo più fieno amici certuni, iqua-

trincee: che tali appunto fùr le parole medefime , eh’ egli usò : 1 Non ingredie- nte urbem bare , nec mittet in eam fagit- tam , nec occupabit eam clypeus , nec cir- tumdabit eam munitio . Or bene ; balta, va dunque a oflcrvare la fua promeffa ,

li vi vengono dattorno con tanto of- fequio , con unte adulazioni , con., tanti ghigni ? Che fieno amici della vo- llra perfona ? Oh voi buoni, fe vel cre- dete! Sono amici di quella dote , 1sl> quale avete depofitata fu’ monti per

collo-

ii: re . :

{o 4. Rf-.l,. ())).Kc-.|. (4' 4. Se;, j. (J) Hom.14. inr.n.

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NEL GIOVEDÌ' DOPO LE CENERI.

collocare in matrimonio onorato la_> voftra figliuola : amici di quella cari- ca , che a voi tocca di difpenfare : ami- ci di quel favor , che fi pofTon da voi promettere ; della voftra nuova prof- perita fono amici . Vi fono amici , co- me de’ fiori fon 1’ api ; per trarne il più dolce nettare . Vi fono amici , co- me dell’ olmo è la vite ; per falire a più eccelfo porto . Iddio folamente è que- gli , il quale è defiderofo d’ eflcrci ami- co per darci il fuo . Quanto egli gode, quanto egli ha , tutto brama impiegar per noi . Ed ha ben egli voluto , che tra noi parti una comunicazione fcambie- vole di tutto il noftro, e di tutto il fuo, conforme a quella così celebre legge Amicorum omnia commutila . Ma che ? notate comunicazione inaudita . Del fuo a noi non altro ha dato , che ric- chezze , che glorie : del noftro per fe non altro ha tolto , che nudità, cho fquallori . A noi ha dato quello, che ha la Divinità di grandezze ; per fe ha tol- to quello , che ha 1’ Umanità di abie- zione . A noi ha dati i fuoi meriti , per fe ha tolte le noftre pene . A noi ha da- ta la fua immortalità , per fe ha toltaj la noftra morte . A noi ha data la feli- cità del fuo regno , per fe ha tolti i doloridei noftro efil io . Che più? Ve- nitipfi fufiipere infirmiate! nofirai (co- sì S. Pietro il Grifologo me 1’ ha det- to * ) tir fuaj nobis confine virtutes ; hu- man a querere , prefi are divina : accipere injurias , reddere dignitates . E ritrove- rete altroamico , il quale con efTo voi voglia ftringere un fimil patto j da voi altro pretenda , che i voftri guai , mentre a voi non altro partecipa , che ifuoi giubbili?

IV. Quindi profèguiam pure in- nanzi a confiderare , chi fono coloro , de’ quali Iddio più apertamente prote- sali per amico ? Sapete chi ? I poveret- ti , i tribolati , gli opprelli , i difono-

rati : * Ad qttem refipiciam , ( dic’egli per Ifaia ) nifi ad patrptrculum'} E ben lo feor- fero in prova gl’ Ifraeliti , di cui fe Dio fi dimoftrò mai parziale, fu quando vi- degli dall’ Egiziano ridotti , quafi pu- tride rane , a marcir nel loto . Ma che dich’ io di lor foli ? Si guardi Elia . O- peròmai Dio per lui più magnifiche^ maraviglie , che quando il vide cadu- to in odio de’ Grandi ? Allora fa , che per lui fece piovere le fiamme dal cie- lo . Si guardi Elifeo . Pigliò mai Dio di lui più aperta difefa , che quando il vide divenuto ludibrio fin de’ fanciul- li ? Allora fu , che per lui fece ftanar le fiere dal bofeo . Si rimiri Lazzaro , quel gran fratello di Marta , e di Mad- dalena . Quando fa feorto , ch’egli era a Crifto caro ? Non fa , quando infi- no alle fue forelle medefime era già ca- duto in orrore ? 4 Ecce quomodo amabat eum, diflèr gli Ebrei, ftupiti alle alte dimoftrazioni di alletto, che Crifto die- de là fu la tomba del mifero . Ma oh maligni ! ripiglia qui ingegnofamente 1’ Angelico S. Tommafo . Perchè dif- fero amabat ? dovean dire ama t . Men- tre il Signore dava chiaro a conofeere , che non lafciava di voler bene all’ ami- co , benché fetente : Crevit mifiria , non decrevit amicitiat . Non così fanno nel vero gli amici umani . Ma che ? Non prima dicaduti vi mirano a vii for- tuna , che torto fuonano a ritirata , a raccoltale non forfè anche a vergogno- fiffima fuga , e quei chegià ne’ fere- ni arrivarono ad adorarvi, pur ne’ nebbioli dimoftrano di conofcervi . Guardimi Dio , miei Signori , eh’ io giammai brami , che voi per prova.» intendiate, s’io dica il vero . Vi prego eterno ogni bene , vi defidero (labile ogni grandezza. Nel rimanente fe il vo- ftro tetto verrà pur’ eflb a minacciar mai rovina, aimè chefabito, al pri- mo crollo , al primo pelo , vedrete vo-

<■) Cic. ZcAoUc. (ì) Hom.jo. (|) ICS*.!. (4) Jou.ti.jf. (a) O/ufc. dtSilig.Dtu, 4 pau

,6 PREDICA

]ar via tutte quante rondinelle dimefti- che v’ hanno il nido . Povero Giobbe! Che non aveva egli fatto per meritarli in occafione di bifogno il fulfidio d’ un uotn fedele ? Protette vedove , mante- nuti pupilli , veftiti ignudi , alimenta- ti famelici . E nondimeno quando egli cadde in quella fua gran difgrazia , che a tutti è nota , trovò tanto derelitto, che per non aver chi preftadègli unaj cafuccia , uno ^ramazzo , un facco- ne , gli convenne giacer come cano morto in un pubblico letamajo : ' Fra- tris meipraterierunt me.ficttt torrens , qui raptim tranfit in convallibus , Ma voi mi direte , eh’ egli ebbe pure in quello flato tre amici , i quali unitamente ne andarono a confolarlo ; prima il vi- dero, che proruppero in lutto da dif- perati , in gemiti , in grida , e fi lor- daron di polvere infin la chioma . Ve- rilfimo . Ma quelli tre amici appunto fon quei , che vengono a confermar maggiormente l’intento mio . Pero- chè, ditemi; con tutta la loro altiffi- ma compalfione , non lafciarono elfi il povero Giobbe in quella ftclfa nudità , nella quale lo ritrovarono ? Lo foccor- fer d’ un foldo ? lo fovvennero di uno ilraccio ? Anzi afcoltate ciò, che Giob- be medefimo loro dille . DilTe , che in vederlo fi erano intimoriti : 1 Nane ve- rtiftis , & modo videntes piagasti meam , timetis . Intimoriti ! E di che ? Qual timor ebbero quelli tre gran perfonag- gj in rimirare 1’ amico mal ridotto ? di non cadere in una fimil miferia ? di non contrarre una fimile malattia? Pen- iate voi , dice acutamente il Lirano fu quello luogo . Temerono, che Giobbe, perlai ta necelfità ,da cui flava oppref- fo.non venilfe loro a chiedere qualche fulfidio notabile di danaro : Timebant , tie aliqu'td prò fublevatione fua repeteret ab tis . Voi ne ridete , Uditori? Nefluno fprczzi una cale interpetrazione, quali

SECONDA ch’ella fiapiù piacevole , che fondata. L’ illelTo Giobbe di fua bocca medefi- ma la conferma . Perchè non primaj ebbe detto : Nunc venijìis , efr modo vi- dentes plagam meam, timetis, che nel ver- fetto ieguente foggiunfe fubito :* Num- quiddixi : Afftrtemihì, aut de fubflamia vejira donate mihi ? V’ ho forfè io detto: recatemi , regalatemi ? Il che chiaro ad intendere , come non altro princi. palmente , che quello fu il Jor timore : dover porre mano alla borfa . Difcor- ro io dunque così . Se pure da que- gli amici , i quali fono di lornatura più teneri , e più pietofi , com’ cran que- lli , i quali fchiamazzarono tanto , al- tro fulfidio noi fperar non dobbiamo comunemente , che di parole ; dite- mi , vi prego , Uditori , che dovrem noi fperare da i più inumani ? Non ci lafceranno fpietatamente marcir ne* nollri languori , fenza degnarci , pure di un conforto , pure di un fa- luto , pur di un guardo ? Ahi che pur troppo ci negheranno i crudeli o- gni lor ibccorfofe forfè non congiure- ranno ancor eglino ad aggravarci o con parole , o con latti , le nollre ca- lamità : a fimilitudine di coloro, i qua- li eflèndofi nella Hate pigliato fiotto 1* ombra di un faggio ogni bel diporto di cene , di balletti , di giuochi, di no- vellamene , di amori , fon pofeia i pri- mi , quando lo veggano nella vernata già lecco , a levar la feure , ed a dargli alla cieca tra capo e collo, tra tronco e rami .

V. Ma fu , fingiamo , che abbiate dato in amici di lor natura più liberai li, più pii, c tali infiamma, che fien difpolli umanamente a foccorrervi nel- le vollre necelfità: quando farà con- tuttociò , che colloro vi facciano un_» benefizio di alcun rilievo , fenza vo- lervelo ollentare con pompa, fpacciac con fallo , e vendere aqche non di rado

affai

(X) Job 1. 1/.

(»JoW.a«. <j) Lir. ia faune toc.

NEL GIOVEDÌ' DOPO LE CENERI. i7

affai più di ciò , ch'egli vale ? Ma che to or' io dirò. Fu pregato un di Criflo dilli io, benefizj di alcun rilievo ? Cor- a voler degnarli di andare a render la tefic minime , ferviziucci da niente non vita ad una figliuola dell’ archifinago- fi polTon’ oggi da veruno ricevere , fen- eo defonta : ed egli pronto vi condi- za prima macchiarli il vifo di rollò: icefe , e vi andò . Ma , oh con quanta bifogna chiaro riconofcere il debito , difiimulazion di potenza! Lalciamo fta- bifogna eterne promettere le obbliga- re, ch’egli tofto (cacciò fuor di quel- zioni ; li ritrova ornai più chi be- la cafa tutta la turba affollata , e tutti neficandoci, fia contento di farlo a gui- i trombettieri piangenti: che calò fa de’ fiumi, cioè fuggendo per fotter- portiere, che chiufe le porre , che di- ranee caverne non o (fervati . Exigua da. mandò fegre rezza , e che impofe efpref- hit ( eccovi ciò che dell’ amico monda- fo filenzio fu tanto affare . Oltre a tut- noffa efpreffo nell’Eccleliaftico ) * Exi- to ciò , quando fu già predò il cadave^ gua dabit, & multa imprcperabit . Laddo- ro , per ifminuire ne’ genitori dolenti ve Iddio come fa? JMnlta nefeientibus la eftimazion della grazia, che voleaj donat (così di lui leggiadramente direb- fare , cominciò a dire con divina equi- bc qui Santo Eucherio *) nec mincrDei in vocazione , che non era defonta la lo- cperlo , quam in aperto benignità! eft .Son ro fanciulla, ma addormentata 9 : rHon predò che innumerabili quei favori , i ejì mortila puella , ftd dormir . Dormii ? quali Iddio del continuo ci fa tanto Echi non pare, che avrebbe fatto il occultamente , che noi pure ci ac- contrariodè aveffe potuto tanto ? Pare, corgiam di riceverli ; e fc pur altri ce che un altro avrebbe prima voluto ne fa più palefi , gli facon tanta mode- mettere in chiaro , eh’ ella era morta , ftia , con tanta quiete , come fe avelie e che avrebbe detto : Venite qua, guar- a gran ventura poterci donare il luo . date bene , offervate s’ ella ritiene in Ce Ho letto io fpeflo attentamente il Van- fteffa un’ombra di vita . Toccate i polli gelo, ed ho penato a ritrovarvi unaj «’hanmoto: taftate il cuore fe palpi- grazia da Grillo fatta , la quale da ef- ta : conlìderatc le lucile han più vi- fo non folte collo attribuita gentilmen- vezzi: avvertite fe tremola un fottìi tea virtù Hi colui, che la ricevea’. Con- fiato fu le fue labbra : chiaritevi s’ ella cede alla Cananea la falute delia figli- è tutta gelata, fe intirizzita, le fqualli- uola; e Va’, le dice , che la tua fede fel da , fe coperta di lividezza mortale ; e merita * . Stagna all’ Emorroiffà il cor- così pare , che per efaggerar maggior- fo del fangue : E Va’, le dice, che la tua mente la grandezza del benefizio , av- fede t’ha ulva ’. Sgombra ad uncieco rebbe voluto autenticar chiaramente la caligin da’ lumi ; e Va’, gli dice, che la gravità del bifogno . Ma non così la tua fe’ ti ha fanato * . Purga un leb- fece Crifto . Volle apparir di non fare brofo dalla fcabbia de’ membri; e Va’, azione maggiore, che di rifeuotere il gli dice, che la tua fedeli ha mon- fonno dalle palpebre di una addor- do7. Dona alla Maddalena la remiffion ritentata fanciulla , e così confondere delle colpe; e Va' , le dice , che la tua a mio giudizio coloro, i quali con_» fe’ ti ha riportata la grazia1: Eìdestua tanto fallo ulano d’ ingrandir fervigi it falvam fecit : quello era 1’ umil re- tenuiflìmi , mentr’ egli vuole ftenuar fcritto, con cui lolea legnar perpetua- fervigi grandi con tanta moderazio- mente le fuppliche a lui recate. Maj ne. Più . Ritroverete voi mai, che di più notabile è ciò, che in fimil propoli- quanti Criilo beneficò già con curo

C mira-

(l) Ec«U*4*.I 5. (3) Ep.i. (j) Mict.j.wC*) Marcio. (<J) L11C.17. (7) L1K17. (I) Lk.i 41. (})

1 8 PREDICA

miracolofe , ne ritenerti pur uno pref- io di fe per fuo difcepolo , per fuo fa- miliare, per fuo feguace ? Non già. Sanò un idropico in cafa del Farifeo , ma incontanente gl* impofe, che fi par- tirti Guarì un paralitico fui patrie di Nazzaret , ma fubito lo fc ritirare a ca- fa* .Rifufcitò un giovanetto predò le porte di Nain , ma tolto il fece rima- ner con la madre*. altrimenti egli usò con quell’ energumeno , il quale profciolfe fu i confini de' Geralèni . Perciocché chiedendogli quelli con_, alte iltanzc di accompagnarlo o per terra , o per mare , dovunque andarti , non fu mai portìbilc , eh’ egli piegar fi volerti a tenerlo feco 4 : Non admìfit tutti, fed ait : Vadt in domum tn.vn ad tuos. Tanto è ver , ch'egli ufar folca come il Sole , il qual facendo tanto di bene al- le ftelle , non vuol da erti per contra- cambio , che il feguano , che gli affi- liano , ma ben che figgano rollo, dove egli appare . Ora che dite , Uditori ? Trovate amico nel Mondo , il qual collumi ancor’ egli di far così ? Anzi non prima vi han conferita una grazia alquanto fpeciofa , eh’ elfi pretendono tolto, che tutto il voi gli dobbiate e accompagnar ne’ corteggi , e appo- rtar ne’ cocchj , e fervire nelle antica- mere : vogliono , che voi perdiate a un tratto per loro ogni libertà : voglion , che voi venghiate fubito a inalberar da per tutto e le loro infegne , c le loro ilerizioni , e le loro ftatue : e co- me fe quegli aguifa di tanti Dii, dato vi avellerò ancor la vita , ancor l’ erti- re , vogliono , che voi giungiate infino a chiamarvi le loro creature .

VI. Ma via ; facciamci un parto an- cora più oltre, e concediamo , che fi trovino al Mondo amici fplendidi , che tolgano ogni pompa a’Ioro favori, e che per elfi da voi non chieggano nulla di riconofcenza , di ortèquio , di

li) luc.l-. (Dilati.?. ()) lue. 7. («) llurj.lt. (j)Gcd.

SECONDA umiliazione. Contuttociò feguo a di- re , che non per quello avrete ancora^ ritrovati nel Mondo amici fedeli. E per qual cagione ? OlTervatela attentamen- te . Perchè può avvenire , che quelli lafcin di amarvi, ancoraché fenza vo- ftra colpa . Tenne Faraone lungamen- te prigioni in fondo di torre due fuoi prima amatilfimi famigliati : il capo de’ coppieri, ed il capo de’ creden- zieri ; 'Principini pifiorum , & principati pinctrnariim . Ed ambidue ve gli tenne , perchè ficcome leggiamo nel facro Te- llo, accadde, che peccalfero contro del loro Signore : Accidir, mpeccarent Do- mino fuo. Orchi fa dirmi , che gran_» peccato fu quello . eh’ elfi commilèro? Tentarono per ventura di avvelenarlo? gli telferono frodi ? gli ordirono tra- dimenti ? gli fol levarono audacemente lo Stato? No, fi crediamo a ciò, che ne hanno per tradizione ‘gli Ebrei. Sapete che fu ? fu per appunto una colpa ac- cidentaliffima . decidi!, ut ptccarent . La colpa dell’ uno fu , che il Re ave» trovato nel bicchiere un mofeino : dell’altro fu , cheavea trovato nel pa- ne un faflòlinetto . E tanto poco vale a levarci la grazia di un uom mortale ? Tanto poco , si , tanto poco . Ma che dich' io ? Non può levarvi facilmente l’amico un leggier fofpetto , eh’ egli abbia de’ fatti voltri , eziandio fenza fondamento t Ve lo può togliere una calunnia , che di voi gli Ila detta : fic- come appunto per una calunnia perdi Giufeppe la grazia diPutifare, allor- ché la donna sfacciata lo vituperò fal- famente r. Velo può togliere un’ invi- dia , che di voi abbia : uccome appun- to per una invidia perdè Davidde la benevolenza di Saul *, allorché le fem- mine Ebree lo lodaron troppo . Ve lo può togliere una incoilanza naturale di animo, la quale hanno comunemen- te i mortali ne’ loro affetti . Ve lo può

toglie»

400. (tf) Apad Lino, in hunc loc. (7) Gcd.*o.<S) a. ftcg.il*

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NEL GIOVEDÌ' DOPO LE CENERI.

togliere una ridà di giuoco. Ve lo può togliere una parola da fcherzo . Ve lo può togliere una differenza civile , che tra voi nafea, un intereflè, una con- troverfia , una lite. E qual’amiciziaj parca più flretta di quella , la quale a- vevano già tra loro annodata Lot , ed .Abramo: Abimelecco, ed Ifacco? Con- tuttociò nafee una lite tra 'pallori de- gli uni d’ intorno a’ pafcoli : nafee una lite tra’ pallori degli altri d'intorno a’ pozzi ; e convien che Abramo ri- tiri da Lot, e convien che Ifacco par- ta da Abimelecco . Che fe con quella occafionc mirar vogliamo , quanto lìa facile l’ intereflè a levarci qualunque.» amico , afcoltate un fatto iu tal genere affai folenne . Nel facro libro de’ Giu- dici fi racconta , come v’ era un certo uomo nobile , detto Mica , il quale a- vendo fabbricato in fua villa un picco- lo tempio , bello , divoto , decente , vi aveva infieme per facerdote raccolto un Levita Ebreo , c trattandolo da fi- gliuolo , quafi unum de flit J , gli avevaj aflègnato appartamento onorato , ve- ilimenti doppj ,flipendio graffo , ali- menti quotidiani , e forfè perchè fem- pre egli aveflè danaro da fpendere, dice anche il facro Tello , che impleverat illi manum . Avea per tanto il facerdote pigliato fcambievolmente al buon Mi- ca altrettanto amore . Ond’ è , che un giorno veggendo entrare nel tempio alcuni foldati della tribù di Dan per ifvaligiarlo , egli fenza temer delle lo- ro fpade, fi fece innanzi, gli rimpro- verò , gli riprefe , e fi mife folo a difen- dere i lacri arredi 1 : Quid facitit ? quid facitis ? E non fu quella una cordialità fingolare ? un coraggio fommo? Ma udite appreffo . Quando i foldati fi vi- der fare una Umile refillenza : Eh Ila cheto , gli diflèro , non ti avvedi , che tu qui fei un piovancllo ridicolo, un pretazzuolo mefehino ? Fa' a noflro

modo. Contentati di tacere , e noi ti daremo molto miglior Cura di quella da amminillrarc : Tace , & impone digi- tum fuper os tuum , venique nobifeum , ut habeamus te patrem , & facerdotem . Quii tibi melitit eft , ut Jìs facerdos in demo a- niut vfrì , an in una tribù , tir fattili Ifrael ? Crederelle ? Quando il buon uomo fentì trattarli di avanzamento di grado, di miglioramento di carica, non folo fi tacque ( eh’ era quel tanto, che i foldati chiedeano ) ma egli il pri- mo cominciò fubito a faccheggiare di mano propria 1’ altare , afpogliare le mura , a votar le credenze , a torre i torriboii , ad involar gl’ idoletti , eda gran palline fuggì via co’ foldati. O amico , o amico , dunque così mi tra- difei ? così milafei? così mi voltile fpalle ? Penfate voi . Può sfiatarli Mica in gridare .quanto a lui piace , che il facerdote , già lontano , noi fente . F che vi pare , Uditori ? Poteva Mica a- ver fatto più per tenerli quello uonu fedele? Non lo aveva trattato con fom- mo onore ? non gli aveva moflrata una total confidenza ? Non gli aveva fem- pre tenute le mani piene ? Et impleverat illi manum ? Signori . Ma quello in- fomma fu 1’ ufo antico degli amici mortali : voltarli a chi loro offeriva miglior partito. Immitar lemofche, le quali corrono a chi fa menfa più lauta . Immitare i colombi , i quali volano a chi ha cornino più eletto. Ma forfè che di prefente non v’è quell’ ufo? Oh Dioloh Dio! Non mi fate dire, Uditori , ch’io farei troppa vergogna alla nollra età .

VII. Torniamo dunque all’ inten- to nollra , e diciamo : Qual fondamen- to polliamo noi giammai far negli ami- ci umani , mentre eziandio fenza no- ftra veruna colpa , eziandio fenza no- llro verun demerito , ci poffono ab- bandonare ? Ma che difs’ io : fenzaj C 2 colpa ,

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(t) Celi, tj.Sc c. 26. (a) Jud.il. jp«

20 PREDICA SECONDA

colpi , fenza demerito ? dirti poco . Gl i que Virtutes , neqtie infanti* , ncqui fu- fiefu benefizj talvoltafatti ili' amico tura , ncque fortitudo , ncque alritudo , ne - fon cagione, che ci abbandoni , l’ iflef- que profundum , poterit noi feparare a eh*. fa benevolenza , 1’ irte amore: Eo rifate Dei . Ma avete notato ? dice qui perdutila ejì furor , lo dice Seneca , ut con fommi acutezza Bernardo Aba- periculofijftma rei fit beneficia in aliquem te. Non ha già tra quelli annoverato magna con ferre . E’ perieoi olì (Timo fare 1’ Apoftolo ancora le 1 : JM'ilta enu- ad altrui qualche lervigio affai grande . meravit Apojiolui , minime tamen ad- Perciocchè mentre il beneficato non., jecit , nec noi ipfi . E perchè ? quia foli ha ricompenfa baftevole al benefizio , Detim deferere poflìimus propria volunta- comincia a poco a poco a mirare il te. Preter baie ( belle parole! ) prater benefattor con quell’ occhio avverfo , hanc nihil eli , quoi timeamus : no, nihil , con cui miranti i creditori : comincia nihil. Noi follmente portiamo a noi adisfuggirlo, comincia ad infaftidirfe- far quel danno , che non può farci un ne, e gli diviene talor nimico ingratiffi- Dio lleflò , con tuttala l’uà più terribi- mo non per altro , fe non perchè pare le onnipotenza . E s’ è così , non vi par che farebbe vergogna l’eflèrgli amico, quello , Uditori, un vantaggio gran- e d’ altra parte non elfergli amico gra- de , non poterci dolere fc non di noi , to . E quella è da chiamarli , Uditori, quando noi per forte perdiamo si buon amicizia fiabile ? amicizia fedele ? ami- amico ? Oh che confolazione ! oh che jcizia ferma? pace ! oh che Scurezza ! S' io amo un

Vili. Or veniamo all’ incontro a uomo , debbo guardarmi da mille , che parlar di Dio , ed a terminare il con- non mel tolgano : s' io amo Dio , non fronto. Potete voi perventura temer mi debbo guardare, fe non da mej . di lui nulla di tutto ciò, che dianzi Quindi gli promettan pur altri , doni abbiam detto ? Ma dite che ? Che fen- magnifichi , entrate ricche , retaggi za voftra colpa egli porta reftar di a- più che reali : non c'è pericolo , ch’egli marvi ? che vi fdegni benché buoni ? per quello a niuno mai mi pofponga , che vi fchivi benché benevoli? Anzi fe io, benché più mefehino, benché più quella appunto , Uditori , c la miravi- raifero , porterogli per altro maggior glia .-Che noi , lènza colpa fua , filmo amore. Non è egli come il facerdote liberi a lafciarDio : ma Iddio non è di Mica , che aderifeaa chi gli offre libero a lafciar noi, fenza colpa no- miglior partito; e non va dietro a chi lira , non deferit , nifi deferatttr . Non ac- più lo regala 4, ma a chi più 1’ ama. Co- cade per tanto , che noi temiamo pref- noto io , che quando tra gli Apolto- fo lui d’ incollante , non di livori , non li fuoi feguaci ebbe ad innalzarne qual- di calunnie, non di contclè , non d’ora- cuno alla prima carica , non v’ innal- bre , non di fottratti : guardiamoci da quello, che fi era fegnalato in lafciar noi ftclfi . Alza l’ Apollolo un Ia_> maggiori ricchezze ( perchè , a mirar voce, ed efclama , che ninno mai fa- ciò, farebbe il Pontificato tocco rebbe flato baftevole ad illaccarlo dall’ Matteo ) ma v’ innalzò quello , il qual amor di Gesù : non Angeli , non Prin- portavagli affetto più fervorofo . Co- cipati , non Virtù, non chiunque fi pur confiderò , che quando tra le fo- foflè , oalto o ballò , o forte o debo- rei le fuc albergatrici, ebbe a dare a qual- le , o prefente o futuro 1 . Certus firn , cuna le prime lodi , non le diè a quel- quia neqrte Angeli , neque Principati a , ne - la , che s’ era affaccendata nel fargli

migliori

(:) Rom. t. j!. (j) Scia. J»fl, Jlpt, jf) Jo.lt, ()) 1.UC. 1«.

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NEL GIOVEDÌ' DOPO LE CENERI. li

migliori fpefe ( perchè a mirar ciò , fi farebbon gli encomj dovuti a Marta ) ma le diè a quella , la quale ne langui- va di amor più tenero . E quei ricconi, i quali già nel gazzofilacio gittarono tanto d' oro , non poteron con tutte le loro offerte ottener da lui, che gli preferiflè, anzinè pure che gli aggua- gliane a quella povera vedova , la qua- le vi aveva a gran fatica ripofti due fo- li piccioli ' , duo minuta ; mercè che Id- dio , come io dicea , non fi laida ade- fcardai doni, e non illima gli amici per ciò che danno , ma per quello che fono *: Hilartm enim datorem diligit Deus. Non dice targum , non dice liberaiem > , non dice fplendtdum ; dice hilarem : dote che guarda , non la mano , ma ’l cuore, non 1’ opera , ma 1' affetto .

IX . fia chi credali , che ciò for- fè intervenga , perchè Dio , come gli uomini , fdegni anch’ effo di vederli ad altrui debitor di molto. Tutto il contrario , dice San Giovanni Grifo- Homo ’.Nonperìnde deledatur fuis debi- toribus creditor , ut Deus ftiis creditorìbus . Non tanto godiamo noi nel mirar co- loro , da cui dobbiamo ricevere ; quan- to giubbila egli in mirar coloro , a cui devedare. Che però notate bellittìma differenza. Chi nella fua balla fortuna ricevè già fegretamente limofina daj perfone inferiori a fe , quando poi ven- ga per qualche accidente mirabile a cambiar fòrte , e a ritrovarli in ric- chezze , in aura , in altezza , in felicità, fi vergogna in veder coloro , alle cui cafe ioleva andar così fpeflò a fare il pitocco ; può aver cofa , che mag- giormente lo efafperi , quanto udire , che alcun di quelli , opcr oilentazio- ne , o per onta : Mirate , dica , collui , il quale ora qui sfoggia con tanto lufi- fo , mi ricordo di averlo io fletto vedu- to venire in cafa noflra più d’ una vol- ta a chiederci un foldo . Ma quanto di-

(0 Mire* 11.41. (i) Qot.p.7 » ())

verfamente è del noftro Dio ? Egli a fuono di trombe nel giorno eliremcr convocherà 1’ Univerfo , e per qual ca- gione?Per far fapere ogni minimo quat- trinello , che avrà da noi fegretamente ottenuto ; in quella fua tanta gloria fi arrollìrà di riconofcere ad uno ad uno i fuoi antichi fovvenitori , e di protellare , com’ egli flato già poverif- fimo in terra , ebbe dal tale per limofi- na un cencio di cui coprirli, dal tale un pane , dal tale un pomo , dal tale una tazza d’ acqua : Cum venerit in majefiate fua , che farà * ? Cum venerit in majejla- te fua , dice t : Efurivi , & dtdìjìis inibì manducare ; J itivi , & dedijìis mihi bibere .

X. Oh amico dunque unicamente er certo fedele al Mondo! oh fincerità ngolare! oh fchiettezza fomma! oh le- altà incomparabile I Non pare a voi , Crifliani , che con ragione v' abbia io voluto porre in diferedito ogni altro , fuorché colui , del quale il noflro fa- villimo Centurione fi fidò tanto ? Dite voi flelfi , fe mi volete confettar con_» candore la verità : non liete giunti più di una volta a prorompere ancora voi in quella propolizione del Savio : Pi- ra»! fidelem quis inveniet ? Infoinola al Mondo non fi ritrova un amico , di cui prometterli : non avete provato per ifperienza , che i più di etti c’ingan- nano , ci tradifeono , e che quali fpar- vieri intenti a far preda , appunto allo- ra ci sfuggono dalle mani , quando cre- devamo di elferne più ficuri? Però tene- te, quanto abbiam detto, a memoria fin- ch’ io ripoli , e preparatevi fra quello mezzo a rifpondere ad un gran dubbio, che poi per molto util vollro io vi pro- porrò .

SECONDA PARTE XI. T L dubbio grande , eh’ io detcr- minai di proporvi , altro non è clie il feguente . Se folo Iddio li può

chiamar

Ejùft. 3i R-5.T. C4> Mat1h.a5.jl. W Pr»T‘*o.à.

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22 PREDICA

chiamar con ragione l'amico vero , e tutti gli altri o poco o molto patifcon d' infedeltà ; come dunque è poffibile , che fi truovi , chi per compiacere a un amico difgufti Dio ? Voi non rifponde- tc niente . Uditori ? Parlate pure . par- late . Non ho faputo fors’ io fpiegarmi a baftanza ? Replicherò . Come , dico , è poffibile , che fi truovi , chi per com- piacere a un amico , chi per accettarne gl’ inviti , chi per aderirne a' configli > chi per lufingarne i capricci , difgufti Dio , lo difonori , l’ offenda , e fia leale a quell’ amico , il quale ufa ogni sleal- tà, ed a quel che ufa ogni lealtà fia.» sleale ? Non vi par forfè dubbio quefto affai degno de’ voftri ingegni ? Che di- te dunque? Scioglietemelo, fodisfare- mi , datemi almeno una rifpofta appa- rente . Ah cuori fconofcentiftìmi de’ Criftiani ? Ben fi conofce , che niuno ardifcc fiatare , perchè niun è , che non fia forfè anche reo di portentofo de- litto. La noftra vanità , la noftra leg- gerezza, la noftra forma inconfiderata di vivere , ci conduce ad ecceffo tale . Es’è così, non verremo almeno per eflò a coprirci il volto di pubblica con- fufione ? Quafi tutti lodano Pericle , perchè richiefto da cert’ uomo a giu- rare in grazia di eflò una cofa falfa , ri- Ipofe, com’è noti (Timo , ch’egli era amico ben , ma fino all’ altare : A- tnicus ufjue ad aras , E pur Plutarco non fol di ciò non lo loda , ma lo vitupera , dicendo ch’egli era trafeorfo tropp’ol- tre . Dfque ad aras ? ujque ad aras ? Ah malaccorto ! Nirnis propi aceejprat . Conciofliachè in quante cofe non buo- ne doveva Pericle aver già condifcefo all’ amico , mentre gli avea dato ardi- re di chiedergli un facrilegio ? Sentite dunque ciò, ch’io dico a voi pure. Con- vien , che l'amicizia finifea non all’ al- me , che quefto è troppo ; ma fu la fo- glia del tempio , ficchè pure i com-

O) De ritiofo pudore (i) Dea*, j*. 19. (j) J tu

SECONDA

pagni voftri abbian’ animo di tentarvi , Non fono dunqu' efli arrivati ancora a fapere , che voi (limate molto più Dio di loro? ne poflbno ancor aver dub- bio ? fe ne poflbno ancora inoltrare in. certi ? Oh torto grande che da vero voi fate ad un amico nobile . qual è Dio !

XII. E con qual faccia ardirete voi poi ne’ voftri bifogni di comparirgli dinanzi ? mentr’egli picco di gelofia pungentiflìma .-Andate pur, potrà dir- vi , andate a ricorrere a i voftri amici più degni , a i voftri amici più cari , aj quei che avete prezzati più di me . Non avete voi tutto collocato negli uomini il vollro affetto ? Gli uomini dunque vi ritraggan da morte , gli uo- mini dunque vi rendan la fanità , gli uomini dunque vi donino il Paradifo , gli uomini dunque vi campino dagli abifli * : 'Ubi flint Dii vejìri , in qsiibns ha- bibaris fiduciam ? fu allegramente > : Sur- gant , & cpituìentur vobis ; furgant , é" libtrent vi s . E voi Criftiani , che gli potrete rifpondere ? Sperate forfè , che debbano intercedere da Dio per voi quelli amici (tedi , i quali or fono ca- gione , che l’offendiate? chedebban dirgli d’eflèr loro i colpevoli, loro i rei e che fi debbano come tali offerire a pagar efli le pene apprettate a voi ? Anzi faranno , fe bifogni , elfi i primi a gridarvi contro , a confondervi , ad accufarvi. Narra la divina Scrittura, che effondo (lato già feonfitto Affatoti dall’ efercito di Gioab, nel fuggir , eh’ egli a briglia fciolta facea per unaj foltiffima felva , gli accadde una gran dilgrazia . Perocché intralciatagli!! , nel pigliar vento, la chioma ai rami di un albero , avvenne , che tanto più il fuo giumento impaurito feguitò a cor- rere ;e così egli miferamentereftò pen- dente dall’ alto , fenza aver modo o di troncarli i capelli , o difvilupparfe-

gii.

>. >1.

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NEL GIOVEDÌ' D gli. Un foldato nimico , il quale fu ne avvide , volò a darne la nuova a_> Gioabbe Hello . E Gioabbe a lui : Se quello è dunque , replicò , perchè tu non gli hai tolto vibrato un pugnale in petto , eh’ io t’ avrei data per lo meno una mancia di dieci lìdi d’ argento ? O quello no , ripigliò allora il foldato : me ne avrelti potuto dare anche nlille , eh’ io non però l’ avrei tocco . Perchè il Re ha dato efprellò ordine , che Af- falon lìa ferbato in vita ; e s’ io folli fla- to più ardito , che riverente, piùpre- cipitofo, che cauto, il Re li farebbe accefo di un alto fdegno contro di me: e tu in tal cafo o per confolarlo , o per contentarlo , o per adularlo , o per al- tro coftume ufato a voi pratici corti- giani , farefti flato peravventura an- che il primo a dargli ragione * : Sed, & Ji fecijfem centra animam meam audacler, nequaquam hoc Regem latore potutffet , & tu jìares ex adverfo. Oh quanto benevoli quanto faviamente rifpofe in difcolpa propria quello povero fantaccinoiTu. che mi perfuadi a commettere contra il mio Re così grave difubbidienza.tu, tu medefimo , non folamente poi non.mi avrefti difèfo , ma avrefli detto , eh’ io fono flato un temerario , uno sfaccia- to , un facrilego , un ribaldaccio , ed avrefti cooperato a mandarmi più pre- ftamente fopra una fica : Et tu jìares ex adverfo .

XIII. Or quefto è ciò , clic voi do- vete dire in cuor voftro, Uditori. quan- do un compagno o vi lufingbi , o vi ftimoli a qualche male : Non vi fidare, non credergli j ma tenete per cola fer. ma , che quando poi verrete innanzi al tribunale Divino, egli farài’accufa- tor più implacabile , e l’avverfario più infello , che aver dobbiate . V’ invita egli ora come amico ad udire quella commedia profana ? Signori si ; ma poi Jìabìt ex adverfo , e dirà, che a ciò gli

(t) ». Reg. ii» fi.

OPO LE CENERI, delle animo con l’ affezione fmoderata a’ traftulli da voi raoftrata . V’ invita egli ora come amico ad accompagnar- lo a quella cafa nefanda ? Signori ; ma poi jìabìt ex adverfo, e dirà, che a ciò gli porgefte occafione con la licenza giovanilillima di amoreggiare in voi l'corta . V’ invita egli ora come amico ad entrare in quel contratto proibito? Signori ; ma poi jìabìt ex adverfo , e dirà, che a ciò gli fomminiftrafte argo* mento con 1’ amore infaziabile dellaj roba in voi conofciuto . E così fate ragione, che per quanto egli potrà , farà fempre il primo a rovefeiare fopra di voi la fua colpa . E voi da coftoro , quantunque fieno trilli, traditori, lafcerete condurvi ad offender Dio?Oh cecità! oh ftolidezza ! oh pazzia ! Qual merito hanno predò di voi quelli ini- qui .qual ragione «qual titolo , ficchè voi dobbiate per eia voltar le fpalle a chi dovrete finalmente ricorrere nell’ diremo abbandonamene» ?

XIV. Rimirate voi quello Crifto , Uditori miei , quello Crillo così pe- nante , quello Criflo così piagato ? Gi- rate quinto volete, quà finalmente noi ci dovremo ridurre . Verrà quell’ ora, in cui fopraffatti dal male , in cui fe- diti da’ medici . ci troveremo lenz’al- ' tro più di quella vita mortale , che il pentimento di averla male impiegata . E quale alior degli amici farà colui , che a noi venga per confolarci ? Qual- cuno forfè . il quale fpererà qualchej luogo nel teftimcnto . Nel rimanente,- oh che aita deflazione ! lo fquallor della camera mezz’ infetta dalla varie- tà de’ medicamenti , il fetor delle no- ftre carni , il fraciiume del nollro fia- to , farà che infino i più caritatevoli Religiofi malvolentieri li appreffino al nollro letto . Solo un picciolo Cro- cifi.fo ci verrà finalmente a rellare in mano , ed egli folonon averà fra tante

noftre

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a* PREDICA

n olire fordidezze ad orrore di edere da noì tocco , da noi baciato . Che* farà per tanto di noi , fe allor la noftra cofcienza ci accuferà di averne fatto fino a quel di vii conto’Oh Dio! che angofce ! che crepacuori ! che fremiti! Veder chiaro d’ effer noi già derelitti da ciafcun altro, di non avere altr&j fperanza che in Dio , altro conforto che Dio , altro Ben che Dio , e nondi- meno dover dire a Dio fteflò : Io vi di fp rezzai , e vi difprezzai per piacere ad uomini ingrati! Oh come allora gli chiederemo un anno almeno di vita , un anno , un anno , con cui potere far manifciio a ciafcuno di non curarci più di amici mortali! Oh che propofiti degni ! oh che voti pii! Ma noi fiam già pervenuti all’ultimo fiato , econvien morire . Immaginatevi adunque con_, quanto grande amarezza rimireremo allor noi quel Signore offefo , con quanta confufione, con quanto cruc- cio ; e piaccia a Dio , che lòpraffatti da

SECONDA un improvvifo furore , non fiamo in- dotti dal nemico anche in ultimo a di- fperare , e così a dannarci . Come dob- biamo far però ad evitare pericoli tremendi? Eccolo , o miei Signori. Che noi facciamo in quello quello faldo proponimento di voler Dio per quell’ amico , eh’ egli è , eh’ è quanto dire in buon fenfo , il maggior di tutti . Ci filano pure cari i noftri parenti , ma_> men di Dio ; cari i nollri compagni , ma dopo Dio ; cari i nollri padroni , ma fiotto Dio . ci arroffiamo di proiettarcene , con chi il contrario pretenda, a fronte feoperta: Detti meus, in te confido ; non erubefeam . Chi mai fa- rà , che fi offenda fe il pofponghiamo a chi ci ha creati , a chi ci ha redenti, a chi ha da renderci eternamente beati? E ove alcun pur fi truovi . il qual fe ne offènda , per quello medefimo noi glie- lo dobbiamo pofporrc con maggior animo , perchè non è degno del noltro affetto un amico si fcellerato .

PREDICA

nei venerdì' dc Ego AUtem dico vobit : Diligile

I. C Ieno grazie al Pontefice S. Gre- gorio , il quale acutiflìmamcnte confiderò > che Criflo chiamò i pesa- tori all’Apoilolato, mentr’ elfi llavano fu le fpiagge del mare , non racco- gliendo le reti , ma fol gittandole : Mittente s reti a ; per dinotarci , non do- ver edere obbligazion del Predicatore Evangelico , il guadagnare le anime , e *1 convertirle ; ma fedamente 1’ ufar quelle diligenze , che fon utili a granfine. Dev’egli tendere fu l’ udi- torio le natte della divina parola, lèn- za reftarfi per ittanchezza di lati , che a lungo andar gli fucceda , o fudor di fronte ; nel retto poi , fe i peccatori , quai pefei più malizio!! , fchivin gli

TERZA

>PO LI CENERI.

inimicai vefiroi . Matthaei f.

aguati , o fviluppinfi dalle maglie , tal fia di loro : non però l’ infelice Predi- catore dovrà mai travagliarfene gra- vemente ; ma rammentarli , che cia- fcuno alla fine riporterà la mercede corrifpondentc alla fua litica , non al fuo frutto 1 ; Vnttfqui fatte prof ri Am mer- cedem Accrpiet fecunium fuum laborem , come l’ApolfoIo dice ; c non , fecun- dnm fuum frucìum . E certamente fe ciò non folle , Uditori , non credo io già , che mi farei contentato a patto veruno di comparire ftamane fu que- llo pulpito ; ma mi par , che ancor' io, qual novello Giona , mi farei metto di- fperato a fuggirmene 1 a facie Domini ; con quella deferenza però , che s’ egli

fuggì.

<i) i.C*r. j. 18. (a) Jon. i.

NEL VENERDÌ' DOPO LE CENERI. 2

fuggì, perchè temea che la gente fi con- vertiffc, io fuggirei, perchè temo, che ietti dura . E che dubitarne ? M’ impo- ne Crifto nell'odierno Vangelo, che a nome fuo vi comandi , che voi diate la pace al voftro nemico, che gli rilaf- fiate ogni offefa , che gli rimettiate ogni oltraggio : Diligiti inimica vtftros: e volete, eh’ io fperi facilmente , che

10 farete ? Potrò ben io per ventura^ sfiatarmi in grida , e dileguarmi in fu- dori . Ma poi , che prò ? Si ha da trat- tare con una palfione fiera , che non prezza ragioni, non vuol configli, non

11 arrende a preghiere , e qual afpido inferocito fdegna di udire , per non !a- feiare di mordere. Sicché qual dubbio, eh' io non potrò con onore ufeir mai d' impegno ? Dall’ altra parte io non pollo finir di credere , che perfone per altro di tanta fagacità, e di tanta fa- viezza , quant’è la voftra, lafcinfi in modo traportare da un impeto di fu- rore , che non vogliano far conto al- cuno di chi loro parla, non peraltro intereflè , che di lor bene . Concioftìa- chè , che credete ? eh’ io venga quella mattina fu quello pergamo , per arrin- gare a favor de’ vollri nemici ? Dio me Deliberi. Non gli curo, non gli co- nofeo ; ho ricevuti fin al d’ oggi da voi rei trattamenti , eh' io debba fare o il protettore , o ’l procuratore di quei, che v’hanno oltraggiati. Sciau rati che fono . Non fono degni, fe non che di un pubblico laccio , che gli fof- foghi , mentr’ elfi ofarono far infulto a perfone così chiare per titoli, o per talenti , come io vi voglio facilmente concedere , che voi fiate . Però fe fi a- velfe a mirare quel eh’ elfi meritano, io flellò, io llclTo vorrei elTere il primo ad irritare ilvollr’odio contro di loro, e vorrei loro pregare , fe folle lecito , affai più male di quello , cheforfcvoi non faprellc loro arrecare . Ma il ben

(I) PC jo, le. <») Job 1 7. 7. (J) E;h. * l«.

voftro è quel che a me preme tanto , o Signori miei , e perciò mi rifcaldo , e perciò peroro , perch’ io veggo chia- ro , che voi per isfogare un impeto di palfione inconfiderata venite a tirarvi addoffb un cumulo di feiagure inim- maginabili. Di grazia fatemi non altro onore che quello , di udire paziente- mente s’ io dica il vero: e poi rifolvetc conforme vi aggradirà .

II. Io fo molto bene, lidi tori, che la paffione oftufea l’ intelletto di mo- do, che come in un’alta notte, non gii falcia punto difeernere il ben dal male : Conturbatiti tft in ira oculus mcut diceva Davidde : Caligavit ab indignar io- ne oculus meus ‘, diceva Giobbe ; e piò vivamente pretefe ancora di alludere a ciò l’Apollolo , quando dille >: Sol non occidat fuper iracundiam veftram. Vo- leva egli , fe credefi a San Tommafo , volea dico , che il Sole della ragione non veniflè mai a tramontare fu i no- ftri fdegni * : Sol non occidat , idejì , non cb’inebretur dicìamen rationis . Nel re- do , fe qualche raggio pur in voi rilu- cefle di bel Sole , vedrette fubito, maggior elTere il male , che cagionate a voi ftelfi con la vendetta ; che non il bene , che recherelle al voftro emolo col perdono. Egli quando ancor ab- bia il perdon da voi . fiate ficuri , che non 1* avrà così pretto da’ fuoi rimor- dimenti , e da' fuoi rancori , che fon le Furie domeftiche d' ogni iniquo ; e faccia quel eh’ egli vuole , o nella vita prefente, o nella futura , pagherà pene affai maggiori di quelle , che da voi poteflè ricevere . Laddove per volervi voi vendicare , che mifèrie non incor- rete ? Certo è , che l’ ira è la più preci- pitofa affezione , che fia fra tutte : Ira furor brevis ejl . Chi opera craportato da ella , non opera mai con prudenza , ma con temerità . Si fìnge agevoli tut- te le difficultà , ficuri tutti i pericoli , D favore-

(4) S.Th.in ep. ad Eph. c.4* Ic&f. (j) Hoi* 1>I cp.i*

a 6 PREDIO

favorevoli tutti gli eventi ; e non con- fiderà quante volte è avvenuto , che cada vinto.chi fi fidava di rimaner vin- citore . Quindi Ariftotile paragonò l' ira al cane . Avete oflèrvato il cane, quand’egli fente picchiare all’ ufcio di cafa ? torto egli abbaja , e fi accende , e corre alla foglia, per avventarli alla vita di chiunque accortili . E non confide- rà prima, fe quei, cui egli va incontro, ficn pochi o molti , fe forti o deboli , fe inermi o fe ben armati : ond’ egli molte volte è coli retto a tornare in- dietro col collo chino , e fpeflb anche col capo rotto . 11 che non gli avver- rebbe , fe avertè un poco pazienza di veder prima , chi è ; e poi fe lo cono- fccflè luo pari , sfidartelo co' latrati, e lo affaliflè co’ morii. Così appunto fa , fe ben guardali, 1’ uomo irato . Egli qual cane imprudente fi lancia fubito ad invertir chi che fia : prima efa- mina bene , come dovrebbe , qualej fia quel cimento , cui va ad efporfi , e quante fian le fue forze , quante le al- trui ; ond’ è , che Ipcffo , mentre egli va per offendere , refta olFefo ; e in_> cambio di vendicare gli oltraggi vec- chj , viene a riportarne altri nuovi . Chi vi articura per tanto, che ancor a voi non fucceda l' irtertà forte ? Peroc- ché quand' ancora giungefte fino aj fcacciar via dal Mondo il voftro nimi- co, non rimangon altri , che prenda- no le fue parti ? rare volte una vendet- ta riefee felice a pieno . Avrete fpento il voftro avverfario t ma vi avrete irri- tata la fua famiglia , irritati i fuoi fau- tori , e per uno che cade morto , può elfere , che ne forgano cento vivi . Quanti fon però , che fi pentono di eftèrfi vendicati ? quanti ancor , che fi attriftano di aver vinto ? O quotiti puni- tili! dtftnfionis ' [Così lo trovo io notato da Tertulliano . Penfavano vincendo di afficurarfi , e poi fi accorgono di

(i) De Par.

. TERZA

non aver fatto altro più che recidere il capo all’idra:tanto i pericoli fono ogni maggiori . Quindi oh che torbida vita convien menare , non fi volendo aver pace con un uom folo! Bifogna perder gli amici , con dimoftrarfi {de- gnato a tutte quelle perfone , che gli appartengono . Bifogna perder le ri- creazioni , con tenerli lontano da tut- te quelle adunanze , dov’ egli pratica. Bifogna perder la libertà , mentre non fi può men ire con ficurezza dove vorrebbe!! , ma convien fempre man- dare innanzi a fpiare chi v’ è , chi vi fu, chi è probabile , che vi venga. Ogni volto nuovo mette fofpetto , ed ogni arme vicina arreca timore . Se fi man- gia, bifogna fofpettare di acquetta^ frodolenta ne’ cibi ; fe fi cammina , bi- fogna temer d’ infidie nélle ftrade ; fe fi dorme , bifogna dubitar di tradi- mento nel letto : bifogna confumarc il più certo delle fue rendite in mante- ner fervido» , i quali difendano ; in regalar confidenti , i quali ragguagli- no ; in alimentare ficarj , i quali artà- lifcano : ed in dar fempre pafcolo a_» certe bocche, che voi chiamate di fuo- co , e che però non fi feorgono mai li- tolle : N un quatti dicunt . f uffici! . E non fi veggono tutto giorno le inimicizie mettere a fondo per tal cagione le ca- fe , fcialacquati fplendidi patrimoni , fpente numerofè famiglie, edilèrtati belliffìmi parentadi f Come può eflèrc adunque , che voi godiate d' una con- dizione di vita miferabiie , qual è quella, nella quale è certo il mal che patite , ed è incerto il ben che ve ne verrà ? Parlate pure , parlate , eh’ io già m’ immagino , che voi ve- diate a baftanza non eflcre mio inten- dimento di perorare a favor degli c- moii voftri ; ma bensì de’ voftri più congiunti, ma bensì de' voftri più cari, ma bensì finalmente di voi medefimi .

III. Non

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NEL VENERDÌ' DOPO LE CENERI. 37

III. Non mi potete dunque rifpon- IV. E qui figuratevi trovarli un_, dere. fe non una delle due cofe. O che, Principe potente al pari e piecofo , il per vendicarvi , Cete contenti di per- quale per dimoftrare l’affezion fua ver- dere quanto c’ è . Ma ecco il Sole del- fo di qualche fuo fuddito , gli dicerte : la ragione in voi fpento . Scufatemi fe Amico , io voglio ftabilir teco un pat- vel dico , s’ è fatta fera . Occidit , oc ci- to ; però tu afcoltami . Io voglio prò- dir. Ohche femplicità ! ohchcfcioc- mulgare in tutto il mio Stato un edit- chezza ! Quello è cader nella pazzìa to pubblico , che chiunque ardiri mai folennilfima di quel Tribun della Pie- di oltraggiare la tua perfona , fu torto be chiamato Drufo , il quale , come reo di violata Maertà , non altrimenti, narra Plinio ', non fapendo in qual al- che s’ egli avertè oltraggiato non te , tro modo o partorire difcredito ,0 ma me . Riputerò miei tutti gli aggra- portar danno ad un fuo grave avverfa- vj , miei tutti gli affronti , mie tutte le rio , nominato Quinto Cepione , mi- villanie , che ti faran fatte . Ma ricer- rate a che condullè; fi bevve il fan- co da te vicendevolmente una condi- gue d' una fetida capra, fangue non zione; ed è quella, che tu ceda a me meno peftifero , che fchifofo , e così la vendetta di tali offert . Per mie mi da fe ftertò fi avvelenò , perifperanza dichiarerò di riceverle, ma come mie che dovefse poi la fua morte venire» le voglio ancor vendicare . Ditemi , apporta a quel fuo famofo malevolo . vi forte un Principe , il qual parlaflè in E non è quello un proceder da difpe- tal forma ad un tuo vaffallo vile , e ne- rato , dice Grifoftomo , da frenetican- gletto , non fi ftimerebbe quelli cfal- te , da folle * ? Quid rogo JiuUius , quam tato ad un grand" onore ? E s" egli ri- temetipfum mulClare , dum te de altero ere - pugnartè a tal condizione , quali gra- dir ultionem fumere ? O pure , fe voi non vola, non farebbe tacciato . come uno mi dite di efser contenti di perderò fciocco ; anzi rimproverato .come un quanto c’è. potete dirmi, che non ave- villano ? Credete però voi , che un tal te che perdere ; che Cete liberi affat- Principe , per benigno ch’egli fi forte, to ; che liete fciolti ; che liete foli; che potrebbe guardar più con buon vifo non avete intererti , di cui curarvi; che quel fervo audace? S’ interertèrebbe non avete famiglia , a cui provvedere; più ne’ fuoi comodi ? Si curerebbe più e che quando fia morto il vollro av- della fua perfona ? Anzi cred’ lo , che verfario , o mortificato , nèmenvire- il rigetterebbe dafe, e in cambio di Ha altri al Mondo , di cui temere. Ma voler più proteggerlo contraognì al- fe parlate così, fermatevi adunque, tro, lo prenderebbe egli il primo tu perchè in voi non è fera no , com’ io perfeguitare . Or immaginatevi quello mi credeva ; è già notte orrenda 1 ; Me per appunto cflère il cafo noftro . Si è ergo non timebiris , dicit Dominiti ? Se non protellato Dio chiarirtìmamenee.ch e- vi rella altri al Mondo , di cui temere, gli riputerà come fatti a fe quanti tor- vi reftaDio. Di quello ne temerete ? ti fien fatti a noi . Quello è certi (lìmo : Oh fe intendelle quanto atroce è l’ in- Benignifiìmui , acpiijjimitt Dominiti cum giuria , che voi gli fate nel vendicarvi fervi! fuii communemfibi & honorem J imiti privatamente di un vollro quantun- & contitmeliam facit , così lodillèSal- que ingiullo offenfore l Oh fe l’ inten- viano \ ve quii cum Dei fervitm Udit, ho- delle ! credete a me , non lafcerefte minerà tantum a fe Udi arbitretur. E però facilmente al furore la briglia lunga . ninno offende , o difguita noi, che non

D 2 offenda,

CD Hift. oauJ, alee. <J) Kom. iJc fiuiuh. & ira Duc*o Jntcrpr. (j) Jtrcm. j. »» . (4) L. #.dc Pro».

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28 PREDIO

offenda, e non di/gufti ancor elio; men- tre non v'ha peccato rifpetto al profil- ino , che non fia pure in egual forma' peccato rifpetto a Dio 1 . Qui voi [per- nii , me [pernii . E s’ è cosi , qual amo- re più fvifcerato di quello egli ci potea dimoftrare ? Ma che ? com’egli fi è pro- iettato , che fue faranno le noftrc ofle- fe; cosi dall' altra parte fi è dichiara- to , che fi riferbino a lui le noftre ven- dette * : Mihi vindiH a , & ego retribuam. Or non ha egli per tanto una cagio- ne giuftillìma di adirarli , quando noi non fiamo contenti di quella legge ? Ci ha egli forfè con quella legge ag- gravati ? ci ha pregiudicato ? ci ha op- prelfi? che mal ci ha fatto ? Bifogna di- re , eh’ una delle due cofe penfiam di lui ; o ch’egli non abbia braccio da_> follenere le nollre parti ; o ch’egli non abbia cuor da fentire le noftre offefe , Ma chi può cadere in si ftolida frene- sia ? Interrogate S. Giovanni Grifollo- mo , ed udirete , effer Dio tanto inefo- rabile in rifentirfi delle ingiurie a noi fatte , che più facilmente egli s' indur- rà a non vendicare le proprie , che a non vendicare le noftre * . Siepe enim—> tnos e/i Deo , ut dimittat, qua in fi peccata fuerint ; verum qua inproximttm , ea ma- xima exquirat [everitate . Commife già lo sfortunato Caino due folenni fcel- leratezze . L’ una direttamente contro di Dio , ftrapazzandolo nelle offerte de’ facrifizj ; l’ altra direttamente con- tro del profilino , togliendogli per li- vore la vita . Chi non avrebbe riputa- to però , che Dio dovette ricattarli più implacabilmente del primo affronto, come più proprio ? Fu quello il primo delitto , che venillè al Mondo com- metto contro la Religione , e però pa- Tea , che gli folle dovuto un gaftigo affai memorabile per mantenere il ne- ceffario rifpetto al culto divino. E pu- re, dice S. Giovanni Grifollomo, guar-

(i) Lue. té. (i)HeUi*. jo, (j) llorn. itf. i

A TERZA

date quanto leggiero rilèntimentó Dio ne moftrò . Non fece altro , che dire al reo un folo Peccafti . Non lo punì , come giudice: fittamente l’ammonì, come amico . Ma quando il mifero in- fellonì contr’ Abele, o allora che Dio non potò contenere l’ ira nel pet- to . Maledille di propria bocca lo fcel- lerato , lo fcacciò dalla fua prefenza , lo condannò alle felve , lo perfeguitò con terrori , per tutta la vita diè mai più pace a quel cuore agitato da tante furie , quanti alloggiava , o di giorno penfieri , o di notte fogni . Or come dunque volete voifofpettare.che Dio non prendali a cuore 1’ offefe vo- llre , mentre voli’ egli fare tanto più. cafo del primo fallo operato a’ danni del profilino , che non del primo fa- crilegio commetto ad onta dell’ iftefsa. Divinità? Ma d’ altra parte , s' egli le prende a cuore ; come dunque non rimettete ogni vollra cauli nelle fue mani , ed eflèndo voi vaffalli viliflirai vi volete arrogare l’ autorità del pa- dron fovrano ? Non è quello un ribel- larli al fuo tribunale ? un ripudiare il fuo patrocinio ? Et quem honorem lita- bimus Deo , fi nobis arbitrium defenfionis arrogaverimus ? io dirovvi con Tertul- liano *. Se voi vi fate privatamente giu- dici delle offefe , che ricevete , fe voi ne formate il proceffo , fe voi ne date la fentenza , le voi ve n’efeguite ancor la giullizia di vollra mano , che altro rimane a Dio , fe non che federfeno fpcttatore oziofo delle voftre diffen- fioni , in cambio di eflèrne giudice in- appellabile ? Non accaderà , s’ è così , che da ora innanzi noi ci fianchiamo giornalmente in ripetere col Salmilla Detti ultiomtm Dominus , Deus ultionum . No , che per tale non volete voi rico- nofcerlo.mentre non lo lafciate opera- re con libertà: Deus ultionum libere agir. Ei non vuol , che voi gli ftrappiatc di

mano

nCen. (4) De rat. (j)Pf.fj.i.

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NEL VENERDÌ' DOPO LE CENERI. i9

mano il dardo , per avventarlo da voi , nari , in foftenere (opra i palchi infa-

come più vi piace . Oh quanto , a dire il vero , conviene eh’ ei fi rifenta di deteflabile affronto! ufurpareal Signo- re la giurifdizione ? E chi non fa , che quello al fine è quel punto di cui Tem- pre ogni Principe è più gelofo ? E però eccovi ciò che voi guadagnate in voler voi effere i vollri vendicatori : che dove , fe non volelle voi vendicarvi , Iddio prenderebbe le parti voftre , e farebbe le vendette contra il nemico ; ora prenderà egli le parti dell’ inimi- co , e farà le vendette contro di voi . Eleggete dunque quel che volete. Vo- lete Dio a favor di voi contra il voftro nemico , o lo volete a favor del voftro nemico contro di voi ? Penfatevi uiu poco . Di qui non potete ufeire . Bi- sogna per forza eleggere o l’uno.o l’al- tro . Sarete dunque fconfigliati , che temiate di avere avverfario un uomo , e però vi adoperiate di abbatterlo ; e non temiate di avere avverfario uil, Dio , e però non vi guardiate di pro- vocarlo ? Jguij tu ( fentite, eh’ è Dio fteftb che parla per Ifaia ) quis tu , ut timtrts a b hominc mortali, & oblitus es Do- mini fafìcris ttii ?

V. Odo già la feufa , che voi mi volete addurre . Dite , che fc non vi fate voi la giuftizia di voftra mano , ne va di fotto la voftra riputazione . Che voi liete flati gli offefi , e che però voi dovete ancor effere gli offenfori . Al- trimenti farete riputati di forze troppo inferiori al voftro avverfario , mentre voi rimettete a mano fuperiore le voftre vendette. ? Grande oppofizio- ne , grandilfima , non lo niego . Ma io in prima mi rallegro molto , Uditori, con effo voi , che quella Ila la prima azione difonorata , che abbiate a fare . Quali che nulla un Cavalier venga a perdere mai d’ onore in frequentarci benché ammogliato ofcenilìimi lupa-

U)lf. 51. ||. (i) Proì, io.

milfimi perfonaggi , in ritenere ad un povero mercenajo per anni e anni le dovute mercedi , in ufar nel fuo tratto tante doppiezze e di opere, e di parole: in adulare per intereffe perfone infe- riori a sé, in calunniar per invidia tan- ti innocenti , in impedir per malignità tanto bene . Ei è polfibile , che voi , voi dico , i quali non dubitate forfè di lare tante azioni difonorate per danno della voftr’ anima , temiate poi di far- ne una per fuo gran prò? Benché, don- de inferite voi così gran difeapito del- la voftra riputazione ; quali che nulla fi meriti in ciò di credito un Salomo- ne , il quale affermò , che ciò più toftg è di onore * ? Honor tjì homini , qui fepa- rat fe a contentionibus . Perchè le leggi del Mondo gridan così ? Ma fe noi ri troviamo , che perfone anche nobili più di noi han praticata quella legge medefima del perdono, fenza che quin- di rimanga contaminata la loro chia- rezza , anche in faccia all’ illeffo Mon- do , ci fdegneremo di praticarla anche noi? E che? Chiamerete voi dunque in- fami i Bafilj , infami i Nazianzeni , in- fami gli Atanagi , infami i Grifoftomi, perchè ci lafciarono efempj memo- rabili di perdono? Un Gherardo Arci- vefeovo di Canodia fu manfueto.che mentre alcuni del popolo gli lancia- vano fallì , egli loro rendeva benedi- zioni: per quello egli è infame? Un Ambrogio Arcivefcovo di Milano fu pietofo , che fomminiftrò lungamente il vitto ad un traditore , che gliavea tramato rabbiofamente alla vita : per quello egli è infame ? Un Acacio ve- Icovo di Amida fu clemente , che affine di foilentare alcuni fuoi dileg- giatori pagani , arrivò fino a llruggere i facri calici : per quello dovrà chia- marli infame ancor egli? Se quelli chia- mate infami , infame farà dunque non

meno

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PREDICA TERZA

?o

meno an Principe Carlo Manno , il quale percoflo con improvvifa guan- ciata , in cambio di rifentirfi con alte- rezza , rifpofe con fommiffìone : farà infame un Leone , farà infame un Zac- chcria.farà infame un AlefTandro.tut'i e tre fovrani Pontefici , de’ quali altri a’ fuoi perfecutori falvò la vita , altri donò ricchezze , altri participò digni- tà. Che dite? chiamerete infami tutti quelli uomini , perchè non hanno ade- rito alle leggi fcellerate del Mon- do . ma ubbidito a i fantilfimi infe- gnamenti diCrifto? Voglio , che voi medefimi giudichiate . Fingetevi que- lli perfonaggj medefimi non aver per- donato a’ loro nemici ; ma averli fter- minati, ma averli fpenti, ma averli ancora fcannati di propria mano ; fa- rebbono per quello tenuti in pregio maggiore ? Dite , fe dorelle dar lo fentenza , in qual atto gli dichiarere- lle voi più gloriofi; quando vi moftraf- fer le mani lorde di fangue corno fanno fare anche i Barbari del Braille , o quando vi fcuoprono il cuore puro da gli odj ? Ma perchè non mi sfuggia- te con dir , che quelli erano tutti di profeflìone Ecclefiallici , e che però nelle loro perfone non militavano quei rifpetti di onore che militano nelle vollre ( quali che tutti gli Ecclefiallici anch’elfi non fian uomini come gli al- tri ; e cosi tra loro umanamente non amili , non apprezzili il fovraftaro ) rapprefentatevi un Venceslao Duca fe- colar di Boemia . Era egli 1 perfeguita- to a morte dal perfido Boleslao fuo fratello di fangue, ma non già di religione, di collumi ; cquantun- que egli avelie però potuto più volte prenderne , come Principe , il merita- to galligo ; nondimeno più torto avea procurato di guadagnartelo con piace- volezze , e con cortelie , che di do- marlo con carceri , e con fupplizj . Ma

( t) £tu Silfi In B'»c*n.

tutto in damo ; perocché mentr* egli una notte folettofe ne tornava , con- forme era fuo folito , dalla Chiefa in abito non di maellevole Principe, ma di penitente romito ; eccoti Bole- slao . che ufeendo dagli agguati , lo in- veite col ferro ignudo . Schivò Vencc- slaocon dellrezza quel primo colpo : indi com’ egli era altrettanto fornito di animo, quanto fprovveduto di ar- mi, fi ftrigne improvvifamente addoflo al nemico, lo giftaa terra, gli cade fopra , e con valore indicibile giugne a togliergli ancor di mano la fpada . Or bene . Ecco il colpevole a* piedi dell’ innocente . Che dee far Venceslao con quel ferro in mano . Su , confi- gliatelo. S' egli non vuol rimanere dif- onorato. dovrà ficcarglielo in feno , o ferbarlo intatto ? Io vi dirò fchietta- mente ciò .ch’egli fece. Rizzati irò piè , dif*’ egli allora al fratello dive- nuto fuo traditore ; , per quanta tu m’ abbia offefo , temer di me . Solo per tuo bene ricordati, eh’ è molto meglio morir da Abele , che vivere da Caino . Ma quando pur da Caino tu voglia vivere, sfogati pur infelice, faziati , inebbriati di quel fangue , che tanto brami ; eh’ io però ti rendo Jaj fpada per non privarti di ferale di- letto . Diffe , e gitta togli il ferro a’ pie- di con parto lento e maeftofofe ne par- tì , lafciandolo non fo fe più ftupido per la confulìone , o gelato per lo fpa- vento . Ma fu , fingiamo , che Vence- slao non avertè fatto così . Fingiamo , che mentre aveva il nemico fotto , gli avertè col fuo Hocco medefimo aperto il petto , o lacerata la gola : o fe non tanto , fingiamo almeno , che averto torto fpedito un corpo di foldatcfca s farlo prigion in un aito fondo di tor- re ; farebb' egli per quello più glorio- fo di quel che fia , per avergli redimi- ta la fpada libera? Iafo,che tanta.,

pietà

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NEL VENERDÌ' DOPO LE CENERI.

pietà cottogli la vita ; perchè quan- tunque per quell’ atto moftrafle il fra- tello barbaro d’ eflèrfi compunto , o placato , non andò però molto , che di nuovo agitato da interne Furie , tratte a effetto l’orribile fellonia. Contut- tociò fi dovrà Venceslao chiamare un infame per aver più torto voluto per- donare con pericolo evidente . che artìcurarfi con vendetta anche giurta ? Che dite ? che rifpondete ? Non cred’ io già , che avrete una fronte così pro- terva , che decidiate a favore dellaj vendetta contra il perdono . Ma quan- do tuttavia perfidiafte in fentenziare, che almeno fecondo il Mondo debbon- fi tutti quelli grand’ uomini nominati chiamare infami , quale farà dunque onore grande , eh’ ad un’ infamia bella porta agguagliarli ? Chi fi fde- gnerà d’ertèr infame ancor egli in_, compagnia di nobili perfonaggi ? Siafi pur chi vuole gloriofo con gli Adoni bezzecchi, con gli Abimelecchi, co’ Roboami , celebrati come prodi- gi di fpietatezza ; non me ne curo : io mi contento d’ettère infame con quel- li , che ho riferiti per efempj di man- fuetudine , infame , infame . Finalmen- te io fo come va : Quid haminibiu ai- timi t fi , abominatili ejì ante Deurn . E che detto è quello , Uditori , eh’ io qui mi fono lafciato fcappar di bocca ? E' di qualche Dottor moderno?è di qual- che Dottore antico ? E’ detto di Cri- fto . Chi non mel crede , vada pure . vada in S. Luca al decimo fedo , ed ivi lo legga. E noi diamo ancora infeudi- ti a cercar di più ? O guardate un po- co intorno a che fi va a perdere tanta gente , la qual’ oggi mette fua gloria nel lo dare di fopra a’ proprj nera ici , nell' abbatterli , nell’ atterrarli ! Quc- fta che gli uomini nel lóro fciocco linguaggio chiamano gloria, dinanzi a Dio che cofa è ? E' abbominazione .

dice CriftorJjìwd hominibus aitimi ejì, abominatili ejì ante Deum : Qual homini- bus altum ejì , abominano ejì ante Deum . E voi per voi pur volete una gloria ta- le ? Tenetevela : io ve la dono. Vo- glio efsere infame , voglio efsere infa- me * : Vilior jìam plufquam fattus fum : purché infame io fia co’ feguaci del mio Signore: Melila ejì ( oh che parole divine di Salomone ne* fuoi Prover- bj > I ) Melius ejì humiliari cum mitibut > quam dividere Jpolia cum fuperbis .

VI. Benché meno io polso in- teramente concedervi quella gloria , che voi fperate . Conciontacchè , dite a me : credete voi , che le perdonan- do fcapiterete di credito prefso molti degli uomini noti a voi , non dobbia- te prefso altrettanti fcapitare ancora di credito vendicandovi ? V’ inganna- te afsai , fe ’l credete . Perchè in tal ca- fo fi dirà Tempre dalle perfone più fag- ge , che fùde perventura un politico tremendirtìmo ; ma che futte egual- mente un uomo rabbiofo , bediale , fanguinolento . Si dirà , che nell’ ira avelie più del donnefeo , che del viri- le ; mentre per quanti uffizj vi fofser fatti, e per quante ragioni vi fofsero rapprefentatc , non vi diè il cuore di appigliarvi una volta a quella rifolu- zione magnanima, che già ufarono i Davidi co’Sauli , gli Ottaviani co'Cin- ni, i Filippi co’ Nicanori , i Mureni co’ Catoni , i Celiri co’ Marcelli. Si dirà, che voi facelle quello , che fa fare ogni vipera ed ogni vefpa , che è di mordere , chi le Buzzica ; c che fe di ciò vi gloriate , più dcon lodarli tra gli animali i più timidi , perchè fono i più rifentiti . Or fe dunque egual- mente vorranno fparlar di voi i buo- ni ,e i favj , fe voi pigliate la vendet- ta ; gli empj , e gli lciocchi , fe voi diate il perdono; non è pur meglio, che di voi s’ abbia a fparlare dal volgo

infano,

(l) LuC.ltf. 1 J.

(J) a.Rcg. 4. *».

<|) Prov.itf. if.

?a PREDIO

infarto , che dalle perfone prudenti ? Diffi dal rolgo infano : perciocché a mirar drittamente , chi fono coftoro , di cui venite a temer tanto i rimpro- veri ? i Coftantini , i Giulliniani , i Teodosj , che fono fiati tra’ Criftiani i Licurghi del popol laico ? Ma quelli nulla han proferito in difcredito del perdono : ben intendendo quegl’ in- cliti perfonaggj .come favillimi » che ciò, eh’ è onefto , non può non efsere parimente onorevole. Quei, che voi temete , non altri fono , che alcuni uomini fcapigliati , mezzo Infedeli, mezzo Idolatri , mezz' atei , accufa- tori orgoglio!! di quel Vangelo , il quale debbono profefsare . Sentite come coftoro qualificati ci vengono dall’Apoftolo nella fua prima a Timo- teo Qui non acquiefcit finis ftrmonibui Domini nojìri Jefu Chrifti , & ti , qua fe- cundum pittattm tft , doUrina , fuperbus tjì , nibil feiens . O che cenfura ! Dice, checiafcun di coftoro fi dee riputare un fuperbo , che nulla fa , un ignoran- te ambiziofo, uninetto altiero. E il giudizio di quelli volete feguir voi , come norma del viver voftro ? tra loro riftringere il voftro applaufo ? da loro riportar la voftra mercede ?

VII- Ma ove quelle ragioni men vi appaghino , e voi Aiate pur faldi in dire , che perdonando , più fcapitate d’ onore , che vendicandovi ; lìa come dite, che a’ inferite però? Di non vole- re ubbidire all’ intimazione efpreflà di Crifto ? Bifogna , che chiniate il capo umilmente , e che vi contentiate di fa- crificare a Dio quello affètto di ambi- zione sì infana, e di vanità. N’ andrà la voftra riputazione . Ne vada . Quella.» dovrà cllere dunque per voi la ilrada dagiugnere al Paradifo. E‘ afpra, ve lo concedo : è difficile , è difaftrofa . Ma che ci farcite voi ? Nefsuno vi giunfe mai , che fi fappia , calcando fiori ,

A TERZA

calcando frondi , ma bensì lacerandoli infra ie fpine : Delicati mei amlulave- runt viat afperas : così ci difse il nollro Dio per Baruc. Mirate pure quei San- ti più diiicati, quelle Sante più Jili- cate. Ahi , per che vie fi ritrovarono il Cielo ! Spaventano a riguardarle Se unaLiduinavi volle giungere, bifo- gnò , cheli contentale pazientemen- te di gacerc per trent’ otto anni in un povero letticiuolo, difciolta da parafi- ne, dibattuta da convulfioai, divorata da cancrene , tormentata da calcoli , e divenuta una viviffima immagine della morte : Ambulavi t vitti afperas Se vi volle giugnere un Brizio , convenne- gli tollerare pazientemente di eflère

J|ual infame depofto dalla dignità Epi- copale per una falfa calunnia : Atnlu- lavuviai afperas . Se vi volle giugnere una Godoleva , le convenne pur tol- lerare pazientemente di effere corno fchiava ftraziata con modi orribili dal fuo belìiale marito : Ambalavi: vias af- peras . Un Tiburzio per giugnervi fu coftretto a pallir fu’ carboni accelì, un Vincenzo a giacer fu Ialite roventi, un Teodoro a iucchiarc i piombi llillati ; ed un Clemente Ancirano ebbe per ventotto anni a provare ad una per una tutte le più dolorale carnificine di graffi , di uncini , di aculei , di bitu- mi, di fiaccole, di mannaje: Delicati mei ambulaverunt vias afperas . E notate , eh’ elfi non mica fofferirono tutto ciò di fupererogazione , ma d’ obbligo ; che quando avellerò detto a i loro perfecutori; Noi non vogliamo com- perar si caro l’acquifto del Paradifo ; non ricroverebbonfi ora a gioir con gli Angeli , ma a fremere co’ dannati . Pare a voi dunque gran fatto , che il Cielo a voi debba collare qualche leg- giero difcapko di mondana riputazio- ne ? Si crederà , che lafciate di vendi- carvi , non per virtù, ma per viltà d’a- nimo.

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(D i. Tiro. 6, 4. af«

NEL VENERDÌ D nimo , ma per debolezza di forze . Pa- zienza ; fi creda pure . Non merita un bene eterno d’ eflère comprato con qualunque mal temporale ? In patien - da vtjira pojjidebitis anima s veftras Vili. Ma per finirla, rifpondete- mi un poco , voi potete , a quell’ al- tro breve argomento , che qual acu- to Itilo, io vi voglio laiciar nel cuo- re. Voi vi trovate condotti ad un tal cimento , che necelfariamente con- viene una delle due , o che rimettiate voi della voftra riputazione , o che ri- metta Dio della fua. Se voi non vi ven- dicate , i mondani fprezzeran voi ; fe vi vendicate , voi {prezzerete Dio . Qual delle due vipardunque più con- venevole , che ne vada 1’ onor voftro , ovvero che ne vada 1‘ onor divino ? Sì, sì, v’ho intefo: ne vada pure, dite, ne vada l’ onor divino , purché fàlvifi il nollro . Ne vada 1’ onor di- vino ? Avete ragione : non reftami più che dire : ho finito . Povero mio Re- dentore ! Perchè (larvi tanto a fianca- re con quella gente 5 intimando , rac- comandando , pregando , che per a- mor voftro perdonino a’ lor nimici < perchè tanto replicar loro ; Ego autem dico vobis , tgo autem dico vobis ? Aimè finitela con quel voftro Ego dico , ch’io non vorrei ( Icufacemi, fe vi parlo con libertà ; eh’ io non vorrei , che vi fof- fe in eterno ufeito di bocca. Lo dite voi . Ma per quello ? per quello fi ap- proverà? per quello fi adempirà ? per quello faralli ? Lo dite voi . Ma faran forfè per quello placati gli odj? Lo di- te voi . Ma faran forlè però depofte le fpade? Voi lo dite, Signore, lo dite voi. Ma per quello lafceran le genti di cor- rere come prima alle vendette ed all’ onte : al ferro ed al fangue : alle ferite ed alle morti ? Eh vilipefo mio Bene ? Non più queli’fgo di bocca voilra.non più, perchè i voltri Criftiani fanno più

OPO L 1 CENERI. 33

cafo di un tantino di loro riputazione, che d’ ogni voftro o defiderio , o con- figlio , o comandamento . E non v' ac- corgete ? Ecce verbum Domini fadum ejì tis in opprobrium , fe v’ ho da ufar le pa- role di Geremia*, & non fufeipient illud. Lafceran , che reftiare feornato yoì , e non dubiteranno di follevarvifi tutti contra , e di dire, che voi ricercate un' azione , non fidamente dura , e impra- ticabi le , ma difonorata ed infame . E voi , che rifpond crete a i loro argu- menti ? Pretenderete con un folo Ego dico di turar loro la bocca? Fu già que- llo vanto ( io noi niego) di Savj an- tichi . Con un I pfe dixit fi rifpondeva ballantcmente a tutte le oppofizioni motivate contra un Pittagora . Ma voi non liete da tanto . Troppo pretendo- no faper più di punti di onore inoltri Cavalieri che voi . Voi nato in una ftalla, voi allevato in una bottega, voi morto (ve l'ho da dire?) voi morto per amor loro fopra un patibo- lo , come un vituperalo , che volete fapere di punti d’ onore ? Criftiani, mi feoppia il cuore , non fo fe diabomi- nazio ne, o di zelo , polio più fegui- tare . Volete edere ancora voi di co- loro , che confondono Crillo in quella maniera? Volete farlo ancor voi re- ftare sìfchernito, brutto, Ver- gognato , per non perdere un poco dell' onor voftro ? Sol non occidat fuper iracundiam vejiram , torno a dire; Sol non occidat fuper iracundiam vejiram. Deh non lafciate , che lapaflìon vi riduca a folte tenebre . E però mentre voi penferete a operare con la dovuta pru- denza , io ripoferò .

SECONDA PARTE .

IX. f** I fono alcuni , i quali facil- mente diranno , che quella Predica non è fatta per loro, perch’ ef- ft non profeilàno inimicizie . Dicono E il ve-

34 PREDICA TERZA

il vero . Non le profeffìno , perchè le rete ancor di accodarvi in un tale Ri- tengono occulte . Oh quanti fono , i to a i Santilfimi Sacramenti , conte dar - quali covano le inimicizie nel cuore a vi , comunicarvi , quali che date tante guilàdimine, chiude ben sì, ma per- colombe ancora voi fenza fiele; Per chè giuochino a tempo I Afpettano la verità dete colombe dedotte. E però comodità , attendono la congiuntura, ditemi un poco: qualunque deno i fde- nel rello non potete ddarvene : Ira in gni, che avete in petto o grandi, o pic- finu fluiti requieflcit , dille con acutezza coli, o degreti , o patenti , non gli vor- grandilfima l’Eccledafte ' . Voi mirere- rete voi damane egualmente donare a te talora uno di quedi , chiamati dal Crido.che per mezzo mio ve li chieder Mondo davj, ma da Dio dodi , dilli un X. Io già a nome di effo v’ ho ed- politico iniquo ; e lo vedrete didìmu- poda la mia ambadciata : Diligile int- uì così bene ogni antica ingiuria, che micos veflroi . Qual ridpoda dunque vo- giurerete , che in edo l’ ira da morta . lete, ch’io gli riporti Gli ubbidirete? No , che non è morta ; ripoda : requie - Vi umilierete i* Perdonerete r1 Di temi, flit . Stuzzicatela un poco , e vedrete che darete ? Ancor'edtate <* Oh Dio t E tollo, de daprà dvegliard dal donno. Che pure avete dnalmente a Crido qualche fe pure alcuni non cercano altrui gran obbligo . A voi parla , lo chiede a voi: male , è perchè non polTono : nel ri- Dico vobis ; de lo domandali a gente manente non ladciano di bramarglie- draniera, per cui non avelie operato lo . Si nutron di rabbia , d padcono di niente , pur pure . Ma lo domanda a rancore . Quand’ odono dol parlard di voi . A voi , cui ha dato il corpo , Pa- chi gli ha oftèd , d lentono tutto a un nima , le ricchezze, la danità , i figliuo- tratto bollire il dangue. Or pendale li , gli amici , le lettere , le grandezze, voi s' effi vogliono mai parlargli : e quanto di bene voi pollcdete nel non lo vogliono vedere , non lo vo- Mondo . A voi , per cui dalute ha in- gliono udire , gli niegano ogni uffizio gojato tanto d’ affronti j a voi , per cui comune di civiltà : e de pur glie n'uda- ridcatto ha sbordato tanto di lingue . no alcuno , è per affidarlo , che tan- E pur non potrà impetrarlo , nèmen to meglio poi vengano dottomano a da voi ;* Potè un’afflitta Abigaille im- sdogare ogni adio . E quedi dorlè non petrare da un Davide duribondo , che recano tutti a Dio dilgudogravidìmo? in grazia dua fi degnadè di perdonare Oh quanto s’ingannerebbe, chi fi ere- le villanie, che contr’ ogni ragione delle > che a Dio lolo didpiacciono avea ricevute dallo dcodumato Nabale. grandemente certe vendette edecran- Potè dall’ Imperadore Graziano impe- de ; ammazzamenti, adàlfinamenti , al- trare Ambrogio , che perdonali ad un tre limili atrocità . Udite ciò , eh’ egli pubblico dchernitore della perdona Im- difde in Olèa Profeta1: Ad iracundiam me periale . Potè dal Re Childerico impe- provocavit Ephraim in amarititdinibm trarc una Genovefa , che perdonafle a fluii. Avete oflèrvato ? non dice in fu- molti audaci ofièndori della reale Mae- roribus fluii , non dice in flacinoribnt fluii, . E Pelagio Diacono , gittandofi fu no : in amaritudinibui fluii . Condolila- lafoglia del Vaticano a’ piedi di Toti- chè quell’amarezze medefime, che non la, ancorché barbaro , ancorché non fapetc mai finir di deporre interamen- Fedele, potè impetrarne per quel vo- te dall’animo , quelle , quelle dilpiac- lume de’ iagrodanti Evangelj , eh’ avea dono molto a Dio . E poi non teme- in mano , che perdonali pietofamente

la vi-

fi) EccUr. io. (J) or.|». >4.

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NEL VENERDÌ D OPO LE CENERI. ??

la vita a Roma gii fua nimica , ed allor fua ferva . E Crifto non potrà ottenere da voi , che in grazia fua perdoniate a un voftro awerfario , che gli rimettia- te un torto, un affronto , un aggravio, una parolina'' Che vorrefte da Crifto i* Vorrefte, eh' egli vi fi gettaffe fuppli- chevole a’ piedi a chiedervi quefta gra- zia .<* Io fon quali per dire , eh1 egli il farebbe ; perchè le non dubitò di pro- ftrarlì a' piedi di un traditore , qual era Giuda: di lavarglieli , di alenarglie- li , di baciarglieli , non li vergogne- rebbe , cred’ io , di farli vedere ginoc- chioni a’ piè voftri . Ma vi bifogno di tanto per muovervi a compiacerlo f Ah Cavalieri , Cavalieri, io non vor- rei quefta volta farvi arroflire . Nel re- fto io fo di certo , che fe altrettanto folle a voi domandato da quella don- na , che chiamate la voftra Dama , da quella , di cui forfennati idolatrate il volto , indovinate le voglie , ambite la grazia : non vi farefte pregar tanto a concederglielo . E poi vi fate pregar tanto da un Dio per voi crocififfor Oh confulìonel oh vituperio! oh vergogna! E pur v’ è di più . Perchè non folo ave- tea lui di mole' obbligo pel paflàto , ma n’ avete anche non ordinario bifo- gno per lo avvenire . Perocché ditemi: liete forfè voi cosi buoni , che non gli abbiate mai fatto verun oltraggio o con penlieri, o con parole, o con ope- re r E come dunque potrete da lui ipe- rarne mifericordiofo perdono /* Udite lefue protette , ed inorridite ' : Sidi- mijiritis bominibus ficcata eorum , dimittet €r vobij Putir vtfitr cotlejiis ficcati vi - Jìra . Adunque Cete per fede lìcuri, che fc voi perdonerete al voftro nemico , Dio perdonerà pura voi : Si auttm non dina firmi , ntc Patir dimìtttt vobis fic- cata vrjìra Adunque liete lìcuri anco- ra per fede , che Dio non perdonerà a

voi ; fe voi non perdonerete al voftro nemico . Che dite dunque/1 Non vi cu- rate perventura , che Dio delle offefe a lui fatte v' ufi pietà t Amate di perirei1 amate di perdervi/* volete rifolutamen- te dannarvi/» Se quell' è, non accade difputar d’altro. Si fpalanchi la ter- ra , s' apra l' Inferno , e difpcrati lan- ciatevi in quelle fiamme , per ardervi eternamente . Ma fe volete raifcricor- dia da Dio : Qua fronte , qua fronte ( la- feiatemi sfogar con fanto Agoftino) qua fronte indulgentiam feccatorum fuo- rum ante tribunal Chrijii obtinert poterir , qui Deo pracipienti inimici s fuii veniam—> dare non acquiefcit i* Con che ardire pre- fumerete di chiedere a lui pietà con che ficurtà.’* con che faccia/* E pure, oh ftupidità ! Neffuno fuole avere mag- giore la ripugnanza in dare il perdono a gli uomini, che quegli appunto, i quali hanno maggior la necellìtà di chiederlo a Dio . Grancofa! Gli uo- mini fanti , i quali quali non hanno di che domandargli mercè , offeli rin- graziano , maledetti benedicono , ol- traggiati rimunerano , per timore di non edere da Dio trattati con quella feverità , con la quale etti trattarono il loro prò (lìmo . £ noi peccatori in- felici , eh’ ogni momento piomberem- mo giù nell’ Inferno , fe Dio non ci renelle ben forti per i capelli ; noi fcei- lerati , noi facrileghi , noi ribaldi, non vogliamo fcntirci parlar di pace ; non c’ è foddisfazion , che ci appaghi ; non c' è autorità , che ci muova : comandi Dio quanto vuole preghi, minacci: fan- gue, fangue vogliamo) vogliamo mor- te , vogliamo veder finito il nottro av- verfario , o fe non altro gli vogliamo almen fare tutto quel più di male, che noi polliamo: quelle vendette, che non polliamo di lui far con le palle dell’ archibuio , vogliamo farne con le pai- fi a le

(i) Match. 6 14.

36 PREDIO

le dell’urna : quelle che non ne pollia- mo far col pugnale , ne vogliamo far con la penna : quello che non ne pof- lìam far con le percoflè , ne vogliam fare con le parole : all’ ultimo non vo- gliamo più faper niente de’ fatti fuoi , non lo vogliamo vedere , non lo vo- gliamo udire , gli vogliamo per tutto villanamente voltar le fpalle . Ah Cri- ftiani , e faremo dunque si dupidi in materia si rilevante r E’ poflìbile . che per foddisfare a un affetto cosi beflia- le vogliamo mettere a sbaraglio ogni .bene : nimicarci Dio , chiuderci il Pa- radifo , aprirci 1* Inferno r Deh faccia- mo una gencrofa rifoluzione a' piedi del CrocifilTo . A quelli piedi accoda- tevi^ quelli piedi diluvianti di fangue. Che dubitate r1 Si injuriam depofuerìiis pena culti , ultor tft : fi damnum , reftitu- tor tft : fi dolorcm , mediai s eft : fi mortem , rtftifiitator eft. Cosi v’anima Tertul- liano'. Non vi fidate di Dio d Non vi fidate , ch’egli vi polfa rimunerare ab- bondantemente quell’ atto bello di of- fequio , che gli farete r*

XI. , venite, eh’ io voglio quella mattina pigliar la penna , e ge- nufkffo a quelli piedi fantiffimi , la vo- glio intignerò in quelle venerabili pia- ghe , e così fcrivere col fangue d’eflè la formola del perdono . Io, Signore, per ucH’ uffizio, che indegnamente fo- engo fu quello luogo, a nome di que- llo popolo vi dichiaro , come noi dc- ponghiamo a’ voltri lag rati (Ti mi piedi tutte le ingiurie) che abbiamo mai ri- cevute , o che faremo mai per riceve- re . Qui lacrifichiamo i noltri fdegni , qui fcanniamo i coltri odj, per vittime al vollro onore . E benché adii ci cuo- ce privarci di quel diletto , che la ven- detta ci poteva promettere; contutto- ciò perchè voi così comandate , vi ub- bidiremo . Offeriremo la pace , s' ella

|D ScPlt. (i) PtioB. j/.Sf 14, U) Jet. l.i,.

A. TERZA

non ci venga richieda ; s’ella ci venga offerta , faccetteremo . Voi perdona- te a noi con quella pietà , con la qual noi perdoniamo a i nodriodènfori ; e quando i nofìri peccati ci accuferanno al vollro fpaventolilfimo tribunale , voi Gate il defenfor nollro , voi nollro protettore , voi nollro padre . Criltia- ni , c’è veruno, il quale ricufidi fot- toferiverfi i* c’è veruno r Se v’è , fi di- chiari ; ch’allor’io divenuto tutto di fuoco , con quello fangue medefimo fcriverò per lui la fentenza di eterna condannazione . Pera il mifcrabile, pe- ra , chi niega a Crilto una domandasi giuda ; e quello fangue , che lo doveva falvare, quello il condanni . Non_> truovi pietà; non impetri mifericor- dia . Cada egli , prevalgano i tuoi ne- mici ; rimanga vedova la fua Ipola; Ge- no orfani i fuoi figliuoli , e i Tuoi ne- poti vadan tutti raminghi dalle loro terre , fenza trovare tetto , che gli accolga, velie, che gli ricuopra . Si edermini ladra cafa , fi dillìpi ladra roba , fi difperda il fuo nome ' : Et dif~ per tilt de terra memoria ejus , prò eo quod non eft recordatui ficere mifericordiam . Ritorni in mente a Dio la memoria di tutte le fue pallate fcelleratezze . E quando il mifero avanti il tribunale divino comparirà tutto carico di cate- ne per edere giudicato '• Judtcium fine miftricordia fiat illi , qui non fectt mi fieri- cordiam'. Sia giudicato fenza milèricor- dia , chi non fece mifcricordia . Tor- no a ripeterlo . Sia giudicato fenza mi- fericordia , chi non fece mifericordia . Vendetta gridino tutte le creature.» contro di elfo, gridino vendetta gli Angeli, vendetta i Santi , vendetta le Sante , vendetta i demonj , tutti ven- detta * ; Cum judicatur , exeat condanna- titi . Ma tolga Dio dal mezzo nollro perdona fcellerata . Se v’ ha chi vo- glia

(4) rf.io8.j-

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NEL VENERDf DOPO LE CENERI. 37

glia negar a Crifto la grazia , che ci ad- Crocififlb , perdono chiederemo a* ne- dimanda, s’ apparti pure , fi fcofti da mici, perdono a noi, perdono a tue* quello luogo. Noi, che qui riman- ti i peccatori , perdono, ghiamo, tutti umiliatici a’ piedi del

PREDICA Q JT A R T A

MELI.* PRIMA DOMENICA DI Q.U illilMA.

Non in filo p»ne vivit homo , fid in omn't verbo , quod procedi t

de ore Dei .

I. HE ciò , eh’ al corpo è ’1 fuo ci- 1 bo , fia pure all’ anima la paro- la divina , è manifeftiffimo , fe non fi vuole a un San Giovanni Grifoftomo negar fede 1 : JgW corpori efì cibus , hoc anime eft divinorum eìoquiorum dottrina ; CO'Ì dic’egli : Cibus mentis eft firmo Dei, dice un Gregorio : Cibus mentis eft ver- lum Dei , dice un Ambrogio ; e (imi- gliante è il linguaggio comun de’ San- ti . è maraviglia . Quella parola^ mantiene all’ anima il fuo calore vita- le, si che non s’ertingua : quella , efau- fta la nutre : quella , debole la fortifi- ca : quella, macilenta la impingua;anzi quella ha un vantaggio ancor ammira- bile di virtù fopra ogni altro cibo . Perchè ogni altro cibo, perifquifito eh’ egli fia , per falubre , per fullan- ziofo , nulla può ne’ corpi operar , fe quelli non vivono : ma la parola divi- na richiama ancora a vita 1’ anime.) morte . Chi di voi per tanto farà , che fi maravigli, fe odali quella mane affer- mar da Crirto, che: Non in filo pane vivit homo , fid in 0 mni verbo , quod procedit de ore Dei ? Ben può dir egli in fenfo, non folo metafòrico , marcale, che della parola divinali pafee l’uomo , mentre della parola divina fi pafee l’anima, eh’ è la parte più nobile , eh’ abbiaj l’ uomo . Contuttociò . fia detto pur con fua pace. Convicn.che al cibo cor- poreo la divina parola pur troppo ce- da , mentre non è la fame d’elfa ne’ po- poli nè così univerfale, nècoslvee-

(I) Hara. 6* contra Anoia. (a) Tìmoih. 4.4,

MatthxÌ4.

mente . Ma perchè ciò ? Non è forfè ella cibo egualmente buono ? Anzi è migliore, come or’ ora abbiamo det- to . Non è dilicato ? si , dilicatirtìmo : non è dilettevole ? sì, dilettevolilfimo. Che vuol dir dunque , che d’eHà po- chi han fame ? La ragion è , s’ io non_> erro , perchè non può guftar giammai de omni verbo , quod procedit de ore Dei , chi fi vuol primi riempire de omni ver- bo, quod procedit de ore D temoni* . E non vedete quanti fono coloro , che la lor anima giornalmente nutrifeono di ci- bacci , di ragionamenti impuri , di rapprefentazioni impudiche , di lezio- ni impaliate d’ ofeenità, di detrazioni , di fatire , di facezie , di leggerezze ? Qual maraviglia è però , fe abbiano di poi tutto il palato guado a’ cibi più fani ? Non è polfibile , che * a verirate non avertant audì tum , quei che fpef- fo ad fibula s convertttntur . Ma o que- lla , o altra fiali di ciò la ragione , eh’ io non lo fo : certo è, eh’ è cofa da de- plorare a cald’occhj la poca fame , che ne’ Criftiani medefimi è, d’ afcoltare la parola di Crifto . Chi mi darà pertanto quella mattina , eh’ io ciò dimoftri aj pubblica confufione , anzi a fpavento comune , a comune orrore ; mentr’ io non fo , fe porta Dio dare a un popolo fuo nimico maggior fupplizio , che to- gliergli una tal fame ? Andiamo dun- que a parte a parte provando quella deplorabile verità , perchè quantun- que mi giovi aflài di fperare , che tra

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38 PREDICA Q_U A R T A

voi . per favor divino , non manchino fi donava? Non fi farebbe fcandalez- de' famelici, contuttociò perdonatemi, zato più ancora ? più ancor commolfo? s’ io vi fcuopro , che quelli tra voi CriRiani cari , qui la parola di Dio medefimi fono i meno. non fi vendeaverun degli afcoltato-

II. E’ la fame un appetito acutif- ri , fi per nulla . * Gratis Evanatlium lìmo, ilqtiale ha queiio di proprio, Dei evangeli zanni s vobis , io vi pollo dir che rende Panini ale follecito a procac- con San Paolo. Niente avete a fpende- ciarfi il defiderato rifloro ; e così non re , niente avete a contribuire . E voi lafcia pofare i cervi , benché timi- nondimeno negligiti! , e non venito di , ne' loro antri ; i capri , benché giornalmente Solleciti a provvedervi imbelli, nelle lortane; efacheinfì- di documenti opportuni , quali dici* mogli uccellini medefimi abbandonane bo ? Ah , q’iare ? quare ? ancor io vi di- do con gravilfimo rifehio gli amati manderò , qrtare negligiti/ , fe non per- nidi, calino in terra, equi fi efponga- chè voi non dovete veramente aver no per un vii grano di miglio a dar fame ? Jghi no» quartane , quid inpromptu nelle panie di mille cacciatori infi* habenr , dice Santo \goltino 1 , faftidii diofi , che quali taciti ladroncelli gli languore marcefcmt . attendono ad unbofebetto. Che dite III. Io fo. che ottima cofa è lo Rare dunque ? Pare a voi di aver veramente in cala, ma non a ora di Predica: ciò una fame anfiofa della parola divina, dico agli uomini foli, i quali a quel tcra- mentre pur ella è baìlcvole a trar- po ben fo. che ne fono ufeiti con tnol- vi , fe non di rado , de’ voléri tetti , e a ta follecitudine , per ire a' tribunali , condurvi in luogo fplendido , sili- per ire a’ traffichi : dico parimente al- curo , qual è laChiefa, dove nelfiina le donne . Era pur donna la celebre violenza temer potete nel provvedervi Sunamiti , e donna nobile ; e donna di cibo, nefiuna infidia , nelfuno in- ritiratilfima . E pur che le dille il fuo fulto , anzineifundifpendio per mini- diletto Elifeo allorché quelli alcun mo . eh’ egli fia ? Quando il patriarca mefe prima previde quell’afpra fame , Giacobbe , in tempo di fame , udì che che dovea tutta airliggere crudelmen- nell’ Egitto vendevanfi gli alimenti , te la Paleflina? Le dille forfè: Statti qui ancorché a cariflìmo prezzo . fi